DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI SPECIALMENTE INTORNO Al PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI;, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE Piv; SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC EC. EC. COMPILAZIONE DI GAETANO MORONI ROMANO PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ GREGORIO XVI. VOL. V. IN VENEZIA DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCXL. 0^3 7^^ DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA B B, BEN BENEDETTO XI (b), Papa CCII, chiamato prima Nicolò Boc- casini, nacque nel 1240 in Tre- vigi da Boccasio Boccasini, notaro secondo alcuni, o pastore secondo altri, e da una lavandaja. Nella sua prima gioventù, stretto dalla povertà, si recò a Venezia, ove per qualche tempo fu maestro de' figliuoli della nobile famiglia Quirini {V. Fi^nccsco Pipino domenicano suo contempora- neo, presso il Muratori Script. Rer. Ital t. IX, e Gio. Villani t. XIII). In quella città vestì poi l'abito del- l'Ordine domenicano, e dopo aver at- teso agli studii per quattordici anni, fu mandato in qualità di lettore e di predicatore a Bologna ed in altri luoghi. Stette in tal condizione quat- tordici anni, finche nel 1296 fu eletto superiore del suo Ordine. L'anno ap- presso fu da Bonifacio Vili mandato in Francia in qualità di nunzio per es- sere mediatore della pace tra quel regno e l'Inghilterra, e mentre nego- ziavasi unsi grande affare (an. 1298), malgrado lu sua resistenza, fu crea- BEN to Cardinale di s. Sabina, e ne! i3oo vescovo di Ostia e Velletri. Nel i3oi fu spedito nell' Un- gheria col titolo di legato a In- tere per pacificare le guerre civili di quel reame insorte per l'elezione di Carlo, figlio di Carlo Martello. Egli si adoperò con tanta saviezza, che la pace vi fu ristabilita, abolen- dosi altresì molte pratiche supersti- ziose, che colà regnavano. Né minor onore fecero a lui le altre legazioni di cui in Polonia, in Austria, a Ve- nezia, in Danimarca, in Servia ed in altri paesi fu incaricato dal Pontefice Bonifacio Vili, che mal volentieri inducevasi a rimaner privo di tanto consigliere, come gli diceva nel breve con cui gh dava una di tali commis- sioni; breve esistente presso il Rinaldi all'an. 1 3o i , n. 4- Nel condursi in Un- gheria, consacrò in Padova la chie- sa dei domenicani in onore di s. Agostino, e nel suo ritorno, lasciò a Trevigi la somma di 2^000 fiorini per la fabbrica del tempio di s. Ni- colò de' padri predicatori. '^-'^^" \ 4 BEN Morto Bonifacio Vili, dopo i no- ve giorni de'fìinerali, si radunarono, il di 21 ottobre i3o3, i sacri elet- tori in conclave, dove il giorno appres- so, al primo scrutinio e ad unanime voto, sebbene con grande sua ripu- gnanza, Boccasini eletto venne Ponte- fice in età di sessantatre anni. In me- moria di BoniÉicio VIII suo benefat- tore, prese egli il nome di Benedetto; nome avuto da quel Pontefice nel bat- tesimo, e con esso fu coronato so- lennemente ai 27 del detto mese di ottobre dal Cardinale Napoleone Orsini , primo nell' Ordine de' dia- coni. Non avendo in quell'anno pagato il re di Sicilia il consueto tributo di tremila once di argento, il Papa lo dichiarò incorso nella scomunica, ed il regno fu sottoposto all'interdet- to. Ma chiedendone perdono, il Papa lo riconciliò colla Santa Sede, fece aprire le chiese, e fece prolungare il pagamento del censo fino al pri- mo di maggio. Concesse la stessa dilazione al re Carlo di Napoli, e scomunicò solennemente coloro, che non aveano restituito quanto aveano derubato dal tesoro di Bonifacio Vili in Anagni (P^. Bo5ifacioVIII). Nell'an- po seguente, 1 3o4, liberò dalle censu- re, in cui poteva essere incorso, Filip- po il Bello re di Francia, e restituì al suo regno i privilegi, dei quali lo avea privato Bonifacio Vili, adducendo tra le altre ragioni di sì generale perdono, che, dove pecca la molti- tudine, ivi conviene che il rigore s'addolcisca. Scomunicò nondimeno in quell'anno e Sciarra Colonna ed il Nogaret cogli autori della prigio- nia di Bonifacio (f^. Bonifacio Vili), perocché ricusavano di presentarsi al tribunale apostolico. A que' dì s' inasprivano maggior- mente le guerre civili per la To- BEN scana, Romagna e Marca Trivigia- na, riaccese da' guelfi , ghibellini y bianchi, e neri. Il Papa spedi a quei popoli in qualità di legato il Cardi- nale Nicolò da Prato domenicano; ma giunto a Firenze, invano si a- doperò colla sua prudenza a mette- re la pace, per cui gli fu mestieri lasciare l'interdetto a quella città, mentre il Pontefice per vendicare gli oltraggi dal suo legato ricevuti, scomunicò i guelfi ed i neii, e con essi i cittadini di Lucca e di Prato. F. Villani, lib, 8 cap. 69 e 71,6 s. Antonino, par. Ili, tit. 20 cap. 9. All'opposto ebbe Benedetto la con- solazione di ricevere in Perugia gli ambasciatori di Jacopo II re d'Ara- gona, i quali fecero in concistoro il giuramento di fedeltà pei regni di Sardegna e di Corsica, dati in feudo a quel re dalla Santa Sede nel 1297. Lo stesso giuramento ri- cevette dagli ambasciatori di Fede- rico re di Sicilia nel pagare che fe- cero parte del tributo, nel primo di maggio dal Pontefice loro assegna- to, come più sopra si è detto. F. Rinaldi ann. 1864 num. 54- Intanto non perdeva di mira Be- nedetto la zelante amministrazione del suo apostolico ministero. Per to- gliere una controversia eccitata nel- l'accademia di Parigi, dichiarò con una costituzione non essere tenuti a confessarsi nuovamente a' propri parrochi coloro, che fossero stati con- fessati o dai monaci, o da qualsivo- glia altra sorta di religiosi (Extrav. inler cunctas. i. De Privilegiis in- ter comniunes, Rinaldi an. i3o4, num. 21), e fu egli il primo a per- mettere che si celebrasse con so- lenne rito la festa delle stimmate di s. Francesco. V. VSTadingo An- nal Minor, t. VI an. i3o4 § i4 pag. 39. BEN Nel mentre, che tra le cure del suo ministero intendeva fervorosamen- te alla ricuperazione di Terra San- ta ( /^. Bzovio ad an. i3o4 nu- mero I e 2), stando a tavola nel convento de' domenicani di Perugia, un giovanetto, travestito da fantesca delle monache di s. Petronilla, gli presentò certi fichi fiori molto graditi al Pontefice. Avvelenati essi, o dal- l'invidia di alcuni suoi nemici, o dalla malevolenza de' fiorentini, come fu scritto (r. Villani lib. VIII,cap. 80; s. Antonino part. Ili tit. 20 e. 9), tolsero la vita al Pontefice a' 6 lu- glio i3o4, in età di sessantaquattro anni, dopo otto mesi e quindici giorni di Pontificato. Fu sepolto nel conven- to del medesimo Ordine de' domeni- cani in piana terra, come avea egli stes- so determinato; ma poscia, cresciuto il di lui culto, gU fu eretto un ele- vato deposito nella chiesa stessa. Non si seppe ancor decidere se egli fosse o più dotto , o più santo (V. Egidio appresso Vittorelli, nelle addizioni al Ciacconio, t. II p. 3o4). Umile fii certo al sommo, e ne diede prova non mai inducendosi a crear Cardinale Falcone suo nipote, e fin- gendo di non conoscere la propria madre allorché, presentataglisi dinanzi in Perugia in abito sfarzoso, disse ; questa certo non e mia madre, per- clìè essendo ella povera, non sa cosa sia vestir di seta. L'accolse però amo- rosamente allorché ritornò al suo cos- petto moderatamente vestita. Che se i dotti domenicani Echard e Que- tif (tom. I Script. Ord. praedicat. pag. 446 ) stimano favoloso un tal fatto, sostenuto da parecchi cele- bri scrittori, molti altri saggi a- vea dati Benedetto XI di umil- tà fin da quando generale dell' Or- dine domenicano visitava a piedi i conventi, ed accomodavasi di buon BEN 5 grado alle austerità dell' Ordine sles- so. Tuttavolta altre insigni virtù alla sublime umiltà andavano in lui congiunte siffatta mente, che nel 1734 gli meritarono che fosse trat- tata la sua canonizzazione. Nel 1736 poi Clemente XII approvò il cul- to, che avea ab immemorabili , con- cedendo ad un tempo, che la me- moria di lui fosse celebrata coli' uffizio e colla messa dall' Ordine de' pre- dicatori, come anche dal clero di Trevigi e da quello di Penigia. Benedetto XIV, nell' anno i743> l'amphò a tutto il dominio della repubblica di Venezia, e nel mar- tirologio fatto stampare da lui, fu posto il nome di Benedetto XI col titolo di beato a' 7 di luglio, gior- no in cui fu sepolto. Vacò la Chiesa Romana, dopo Be- nedetto XI, dieci mesi, e ventotto giorni, perchè i Cardinali rinchiusi nel conclave di Perugia stavano divisi tra due contrari pareri. BENEDETTO XII (b.). Papa CCV, era figlio di un mulinaro chia- mato Guglielmo, e nipote del Pon- tefice Giovanni XXII per parte del- la madre. Nacque a Saverdun nel territorio di Tolosa, ed ebbe il no- me di Jacopo dal Forno (Four- nier), e poi il cognome Novelli. Ri- cevuto r abito di Cistello nel mo- nistero di Bolbona, diocesi di Mi- repoix, fu insignito della laurea dot- torale in teologia dalla Sorbona di Parigi. Divenne poscia inquisitore della provincia di Tolosa, dove esfir- pò gli errori che la inondavano ; indi nel 1 3 1 1 , fu eletto abbate del monistero di Fontefreddo, ove stet- te sei anni, finché promosso venne a vescovo di Pamiers. Sedette altri- nove anni su quella cattedra vescovi- le, e passato a quella di Mircpoix, vi stette ventidue mesi, venendo final- 6 BEN mente ordinalo prete Cardinale, di s. Prisca da Giovanni XXII nel 1327. Denominavasi il Cardinal Bianco come quegli, che era stato cistcrciense anziché carmelitano, co- me altri a torto hanno sognato. P^. Baluzio in adnot. ad Vitas Papariim Avenionensium^ t. I pag. 796 e 797. Morì Giovanni XXII ai i3 di- cembre 1334, e nel conclave d'Avi- gnone in cui erano raccolti ven- tiquattro Cardinali, sotto la guar- dia del conte Monasi, siniscalco del re Roberto di Napoli, sovrano di Avignone, non che del conte di Noailles, maresciallo della corte ro- mana e governatore della contea venosina, otFerto venne il Papato a Giovanni di Comminges, purché non ristabilisse a Roma la Sede apostolica. Ma abbonendo egli a quell' indegno patto, prima superficialmente nomi- narono, e poscia daddovero con plu- ralità di suffragi elessero il suddetto Cardinal Bianco, stimato fra tutti i Cardinali l'infimo. Ognuno rimase attonito; ma più che altri, egli mede- simo, che diceva : che cosa asfete mai fatto y mieifratelli? Fra tanti soggetti me eleggeste, il più indegno? Non- dimeno assunto il nome di Bene- detto XII, in memoria del patriar- ca Benedetto, del quale per piti an- ni aveva osservata la regola, fu co- ronato nel convento de' domenicani d'Avignone agh 8 gennaio i335, dal Cardinale Orsini primo diacono del sacro Collegio. Subito dopo la sua elezione, di- resse una lettera circolare a tutti i vescovi ed a tutti i principi cri- stiani, tranne a Luigi di Baviera sta- to scomunicato dal suo predecessoi*e, ed a Federico re di Sicilia, ch'era in disgusto colla corte di Avignone. Indi diede Benedetto ai Cardinali BEN centomila fiorini d'oro perché prov- vedessero ai bisogni loro, e cinquan- tamila ne assegnò ancora per ri- parare ai templi ed ai palazzi ro- vinati di Roma. Applicatosi incon- tanente a riformare gli abusi in- trodotti nel clero, ed a riordi- nare i monisteri, si studiò di prov- vedere di buoni pastori le chiese, perocché diceva non voler mai ren- dere splendido il fango. Nel primo concistoro da lui fat- to, a' IO gennaio i335, congedò i vescovi e gli abbati, che aveano ab- bandonate le loro chiese, e sotto pena di scomunica impose ad essi di torna- re solleciti alle chiese ed ai benefizi loro. Riprovato l' uso di Clemen- te V e di Giovanni XXII di dare in commenda i benefizi, li lasciò soltanto ai Cardinali, che li godeva- no ed ai patriarchi titolari dell'O- riente, che non avessero avuta altra risorsa. Soppresse puranco l' abuso delle Espettalivi;, tanto invalso nella Francia, nell'Inghilterra e nella Ger- mania , colle quali attendendo la morte dei possessori, si conferivano i benefizi non ancora vacanti . An- che alcuni abusi introdotti nella can- celleria, specialmente quello della falsificazione delle suppliche per la provvista dei beni, furono da lui tol- ti, volendo che si registrassero tutte colle concessioni accordate, e se ne conservassero gli originali nella can- celleria. Da ciò ebbe origine quello, che tuttavia nella corte romana si chiama Registro delle suppliche. Formava questo Pontefice il di- segno di passaix; in Italia colla corte Pontificia, al qual fine i ix)- mani gU avevano spediti ambascia- tori. Ma i Cardinali, assuefatti al- l'aria di Provenza, ne lo distolse- ro, e per vie meglio stabilire in Avignone la sedia Pontificia, lo mos- BEN sevo a fabbricare nel i336 un pa- lazzo Papale in quella città, ergen- dolo su quello del suo predecessore da lui fatto demolire. Frattanto Al- fonso IV d' Aragona, a mezzo di un procuratore, prestava a Benedetto, come ad ogni Pontefice, il giura- mento di feudatario della Chiesa Romana pel regno di Sardegna e dì Corsica insieme all' usalo tributo di duemila marche d' argento . 11 che pur faceva il re Roberto qual tributario della Chiesa pel reguo di Napoli, col tributo di ottomila once d' oro. Quel Pontefice bra- mando che Lodovico di Baviera ri- tornasse alla ubbidienza della Chiesa,, gl'invio de'nunzi. Tanta fu l'amore- volezza di siflfatte persuasive, che quel principe chiese tosto l'assoluzione. Se non che, a frastornare sì belle disposizioni, sopravvenne la lega dal Bavaro contratta con Odoardo re d' Inghilterra, per cui dovette Be- nedetto rinnovare contro lui le sco- muniche, e riguardarlo siccome usur- patore dell'impero. Similmente fulminava Benedetto, per mezzo del vescovo d' Anagni suo vicario in Roma, alcuni §acri^ leghi, i quali, facendo da interpreti ai pellegrini, che voleansi confessare e non intendevano il confessore, andavano poi propalando i peccati loro, ne ci voleva meno che dona di denaro perchè i pellegrini otte- nessero il silenzio. Ad un tale abu- so provvide di poi la San,ta Sede, ordinando, che dovessero esistere i penitenzieri di diverse lingue e na- zioni. Sancì affermativamente il Ponte^ fice con la bolla 19 febbraio i336 Benedictus Deus (Bull. Boni. tora. I pag. 240 ^^ questione promossa sotto Giovanni XXII, se le anime dei giusti appena sciolte dal corpo. BEN f dove non abbiano che purgare nel purgatorio, volino siìbito alla cele- ste beatitudine. Indi ordinò nell'an- no appresso, i336, che le decime imposte da Papa Giovanni XXII per la crociata allora delusa, e che Alfonso IV re di Portogallo voleva chiamare a se, piuttosto che passas- sero alla Sede Apostolica , venisse- ro non solo ad essa dirette, ma impiegate fossero in soccorso de- gli orientali. L'animo grande di quel Pon- tefice, che a tutti attendeva, e tutti voleva rendere contenti, gli fece pro- curare inoltre, nel i338, d'indurre Carlo re d' Ungheria a non oppri- mere gli ecclesiastici del suo regno, ed approfitto eziandio di un* amba- sceria in quell'anno ricevuta a no- me del Gran Cau de' Tartari, perchè in quegli stati fosse permesso l' uso libero di nostra religione. L' unica sua promozione di cin- que Cai'dinali fu fatta da Benedetto nell'anno i338; e nell' anno se- guente, per lo timore, che nella va- canza dell'impero fosse assalita l* Italia da qualche straniero nemico, co- stituì certi vicari feudatari della Chiesa, che fui'ono Lucchino Viscon- ti e Giovanni suo fratello, arcivesco- vo di Milano, per Milano ed altre città da lora possedute, gli Scalige- ri per Verona e Vicenza , Gugliel- mo Gonzaga per Mantova e Reggio, Alberto Carrara per Padova, ed Opi- zone d'Este per Modena e Ferra- ra ; tutti pevò obbligolli ad un an- nuo censa finché vacasse l' impero. Passò Benedetto l'anno 1 34o nel procurare con grande zelo e fatica la pacificazione prima dei re d' In- ghifterra e di Francia, le cui dis- coi"die tanto nuocevano alla repub- blica cristiana, ind i quella dell' Ita- lia, e combinò una tregua di mol- 8 BEN ti anni tra gli Orsini ed i Colon- nesi. Neir anno appresso non a- vendo in sulle prime raggiunto colla dolcezza di calmare la fermen- tazione di Bologna, rivocò con una bolla tutti i privilegi di quella famo- sa università, sfrattandone persino i professori e gli scolari. Perdendo così quella città la sorgente mag- giore delle sue ricchezze e del suo splendore, promise di pagare l'annuo censo di ottomila fiorini alla Chiesa, né mai più ricevere alcun imperatore senza la permissione della santa Se- de. In seguito a tali promesse. Be- nedetto levò r interdetto e ristabilì r università. Ma dopo sette anni , quattro mesi e sei giorni dalla sua elezione, a'25 di aprile 1 34^, mori nel palazzo da lui fabbricato in Avignone. Era Benedetto XII di statura alta, di viso sanguigno e di Toce sono- ra. Per tutto il tempo del Ponti- ficato fu affatto straniero a' suoi pa- renti, ed era solito dire, che il Som- mo Pontefice, il vero sacerdote se- condo l'ordine di Melchisedech,nondo- vea aver ne padre né genealogia. Quin- di è, che ad ogni proferta fattagli dai cortigiani di promozione di alcun suo parente, rispondeva con Davidde : Si mei nonjuerint dominati , tane imma- culatus ero. Né ci volle meno di tutta l'insistenza del sacro Collegio, perchè facesse vescovo d' Arles il suo nipote Giovanni de Bauzien, negandogli però sempre la porpora. Maritò moderata- mente ad un mercatante di Tolosa l'unica sua nipote; in fine, quantunque ignorasse la politica ed il maneggio delle corti, era ornato di gran sa- pere, di sante intenzioni e di tale integrità di costumi da essere da Dio favorito di diversi miracoli dopo la morte. La Francia e l' Or- dine cistcrciense lo mettono anzi nel novero de' santi loro. Vacò la BEN sede dopo di lui undici giorni. BENEDETTO XIII, PapaCCLV. Primogenito di Ferdinando Orsini X (V. Famiglia Orsini) duca di Gra- vina , e di Giovanna Frangipani , nacque ai i febbraio 1649 in Gra- vina, città del regno di Napoli nella terra di Bari, feudo di sua casa. Ottenuto nel battesimo il nome di Vincenzo Maria, tanta era, fin da fanciullo, la sua inclinazione alla vita religiosa, da fargli rinunziare al fratello Domenico tutti i diritti, che come a primogenito gli appar- tenevano, e da ricusare nobilissimi sponsali, per vestir l'abito di s. Do- menico in Venezia, ove si era re- cato sotto pretesto di viaggiare per r Italia. I suoi parenti ricorsero al- l'autorità del Pontefice Clemente IX, acciocché ne lo distogliesse; ma que- sti, avendo conosciuta la celeste voca- zione del giovanetto, anziché distor- namelo, confermoUo invece nel san- to proposito. Reso pertanto libero nei voti, fece la solenne professione ai i3 febbraio dell'anno 1668, col nome di fra Vincenzo Maria Orsini. Si applicò con tutto il fervore allo stu- dio della sacra Scrittura, dei concilii, degli annali ecclesiastici, e di quelli principalmente del Baronio, che ripassò dal principio al fine per ben ventiquattro volte. Ebbe a soste- nere applaudite conclusioni filoso- fiche e teologiche in Bologna, in Napoli ed in Venezia. Lesse filo- sofìa in Brescia, e mentre ancora studiava, nulla più avendo che ven- titre anni. Clemente X creollo Car- dinale di san Sisto ai 22 febbraio 1672. Tuttavolta fu d'uopo, che dal medesimo Pontefice e dal suo generale Roccaberti venisse astretto ad accettar la porpora da lui già tre volte ricusata. Fu poscia ascritto alle congregazioni del s. Oflicio, dei ÉEN Riti e ad altre , e venne fatto pre- fetto di quella del concilio; carica che rinunziò allorquando da Cle- mente X, nel 1675, nell'età di ven- tisei anni fu promosso all'arcive- scovato di Manfredonia, da lui pre- ferito a quello di Salerno offertogli da Carlo II re di Spagna e di Na- poli, comechè più ricco e di un'a- ria più salubre. In Manfredonia, nel 1677, celebrò il sinodo, che po- scia pubblicò colle stampe; fondò il seminario per ventiquattro alunni, instituì la prebenda teologale e quel- la del penitenziere, oltre una ren- dita perpetua per la manutenzione della metropolitana, piantò uno spe- dale per gì' infermi e pei pellegrini, ed un monte di pietà. Di là fu trasferito da Innocenzo XI , nel 1680, alla diocesi di Cesena; ma per l'aria a lui non confacente, e per altri motivi, dallo stesso Pontefice, nel 1686, fu traslocato all'arcivesco- vato di Benevento, dove assai si a- doperò per la riforma dei costumi e per la discipUna del clero. V. Be- nevento. Fu: in quell'anno, che dalla dio- cesi di Benevento passò a quella di Porto; ma per questo non lasciò Benevento, ne anche quando fu as- sunto al Pontificato, perocché vi po- se al governo in qualità di coadiutore, con futura successione, il Cardinale Coscia, ed a vicario generale mon- signor Coscia vescovo di Targa. Nello stato di Cardinale e di vescovo esattamente osservò l'Orsini la religiosa regola professata ; si astenne dalle carni e dal vino, usò vesti di lana , e nutrì costan- te venerazione pel generale del suo Ordine. Tante e sì rare virtù, e sopra tutto una sì bella umiltà il fecero eleggere Pontefice dopo la morte d' Innocenzo XIII, nel VOL. V. BEN 9 1714- Erano per altro passati più mesi innanzi che fosse fatta l'ele- zione, ed i voti rimanevano dub- biosi tra i Cardinali Piazza, e Goz- zadini; ma finalmente la pluralità dei suffragi si raccolse in Orsini, che tutto un giorno restò renitente nell'accettare la somma dignità, né altri valse a vincere la sua ritrosia che il generale del suo Ordine. In venerazione di Benedetto XI , Pon- tefice di santa vita e dell' Ordine pure dei domenicani, prese il nome di Benedetto XIII, e volle che il maestro delle cerimonie, nell'istro- mento rogato per l'accettazione, in- dicasse espressamente , appartener lui all' Ordine di s. Domenico dei predicatori, dal quale altri due Pon- tefici erano usciti. V. P. Giampaolo Alciati gesuita milanese; la eleclio- ne Benedica XIII, P. O. M. ad dar. s. Dominici Ordinem^oratio etc. Nella sedia gestatoria fu Benedetto trasportato ad un'ora di notte dal conclave alla basilica vaticana , e nel- r entrarvi volle discendere e baciar- ne umilmente la soglia, non ba- dando alle rimostranze dei cerimo- nieri , ai quali rispose ch'egli era in- degno di venir annoverato persino fra gli scopatori di quel tempio. Quindi è che, sebbene fossero soliti i Pon- tefici di sedere nel mezzo all' aliar di s. Pietro, per essere dopo la e- saltazione, adorati , egli cambiando l'uso, si mise dalla parte del van- gelo ( F. Genealogies Historiqucs tom. II, pag. 674). Ricondotto a tre ore di notte nelle camere del Vaticano, adorne colla proprietà con- veniente ad un sovrano , né an- che volle abitarvi per una sola notte; ma non essendo in tempo di farle spogliare di quanto aveaiio di prezioso, vi si adattò, lamentan- dosi per altro la mattina seguente IO BEN di non aver potuto dormire a cagione del caldo (voleva dir della pompa) di quegli arredi. Invano il maggiordomo del palazzo apostolico tentò indurlo ad usare il letto allestitogli, che anzi ado- perar volle quello solo di frate, colle lenzuola di lana e colle coperte gros- solane. Ninno si sarebbe mai persua- so quindi all'entrar nella sua camera di trovarvi un Pontefice. Poche se- die con alcune- immagini di carta, ed un più devoto che ricco croce- fìsso erano le sue mobiglie. Impie- gò i tre giorni, che seguirono la sua elezione, nel ritiro e nell' orazione, senza concedere udienza, ne far dis- posizione di sorta. Avrebbe voluto uscire di palazzo senza guardie in un cocchio a bandinelle tirate per seguire gli impulsi della sqa mode- l-azione; ma aderendo alle istanze dei piti prudenti della corte, fu co- stretto a recarsi nelle spesse sue visite alle chiese, sotto la scorta di poche guardie in compagnia di un cappellano, col quale per istrada di- ceva il rosario. Per formarsi un' idea delle fun» zioni intorno alla sua coronazione, leggasi La relazione di quanto e accaduto nella glonosa esaltazio- ne di Benedetto XIII prìncipe ro- mano deW Ordine dei predicato^ ri 3 con un pieno ragguaglio di ciò che e accaduto dentro e fuori del conclave j, e con V esatta descri- zione del medesimo j ec. Roma per Gaetano Capranica 1724; e quella pubblicata in Roma nella stampe- ria di Pietro Ferri, nel 1724, ad istanza di Gasparo Massimi: La di- stinta ed esattissima relazione del- la cavalcata solenne fatta dal pa- lazzo quirinale alla patriarcale di s. Giovanni Laterano, e di tutte le cerimonie ec. fatte in occasione del possesso preso da Benedetto XIII j BEN e molte altre scritture finalmente sulla elezione di questo Pontefice rammentate dal Cancellieri : Storia de' possessi de Papi pag. SSg seg. e 5ii. Uscì la prima volta Benedetto XIII agli I I giugno per visitare lo spedale di santo Spirito dove amministrò il viatico e l'estrema unzione ad un mo- ribondo. Ai 1 9 dello stesso mese pub- blicò un giubileo universale straor- dinario, per ottenere dalla divina clemenza un felice governo. E quale non dovea esso riuscire mercè una pie- tà così specchiata? L'amministrare i sacramenti, il visitare gli spedali, il servire ed assistere gli ammalati, era- no le sue principali occupazioni di ogni giorno, e pochi erano i dì nei quali non fosse questo Pontefice andato a ve- nerare nella chiesa nuova il suo gran protettore s. Filippo Neri. Doman- dato della benedizione in articuh mortis mentre girava in carrozza per Roma, recavasi tosto a consolare della sua presenza qualunque mori- bondo e qualunque infermo. E pas- sando dalle opere spirituali a quelle del miglior reggimento temporale, do- nò Benedetto venti mila scudi al p. ab- bate di s. Paolo per la ristaurazione di quella basilica, già intrapresa dal suo antecessore, abolì varie gabel- le , creò un promotor generale del fisco per patrocinare le cause cri- minali e le controversie, che per ap- pellazione dalle sentenze de' pre- lati ecclesiastici e regolari si trattano in Roma, e fece altii utili prov- vedimenti. Ma in pari tempo niente negligeva, che riguardasse i vantaggi del cattolico mondo. Quindi un al- tare privilegiato concedeva a tutte le chiese cattedrali con bolla del 7 settembre dell' anno 1724, dichia- rava appartenere il decanato del sacro Collegio al Cardinale vescovo BEN più antico, benché dimorante fuori di Roma, concedeva cento giorni d'in- dulgenza alla recita deìVjdngclus Do- mini ec, con molte allre indulgen- ze. Parimente accordò in quell'an- no ai patriarchi di Costantinopoli, di Alessandria, di Antiochia e di Ge- rusalemme l'uso della mozzetta sulla mantelletta [Constii. Romanus Poti- tifex pagina 359), donde avviene che neir avvento e nella quaresi- ma il loro abito non differisce da quello, che in tali tempi indossano i Cardinali. Se non che, se largo era nei favori, altrettanto fermo di- veniva questo Pontefice per l'osser- vanza delle regole e delle discipline ecclesiastiche. Volle quindi, secondo le prescrizioni del concilio tridenti- no, che nelle domeniche e nelle fe- ste solenni i curati instruissero con piano stile il popolo dopo il van- gelo della messa parrocchiale, ed ag- giunse cento giorni d' indulgenza non meno all' istruttore che agli ascol- tanti. Dotò il seminario di Cesena (Fedi), ed approvò i privilegi con- cessi dai suoi predecessori al colle- gio de' giureconsulti di quella città, ed altri ne aggiunse, comprendendo nelle sue beneficenze anche quell' ac- cademia. Durava tuttavia in Roma la con- troversia se alla camera apostolica , ovvero al duca di Modena appartenes- se il dominio della città e contea di Comacchio nel ducato di Ferrara (V. CoMAccHio). Occupata intanto quel- la città dalle armi imperiali, inva- no l'aveano reclamata Clemente XI ed Innocenzo XIII. Questo secondo poco prima della morte avea dispo- sta la corte di Vienna alla resti- tuzione. Toccò pertanto a Benedetto XIII di con chiudere questa negozia- zione il 25 novembre 1724, accordan- do, in riconoscenza della seguita resti- BEN II tuzione, all'imperatore Carlo VI le decime ecclesiastiche per tutti i do- minii austriaci, e premiando col cap- pello cardinalizio Filippo Luigi de Sinzendorf, figlio del primo mini- stro cesareo, che molto avea contri- buito a tale accomodamento. Giunto l'anno 1724, celebrò il decimosettimo giubileo ordinario dell'Anno santo (V, AivNo SANTO XVII), finalmente con un chirografo dei io gennaio, levò la scomunica da Innocenzo stata fulmi- nata, nel i65o, contro quelli che prendessero tabacco nel coro, nella sacrestia, e nel portico od atrio del- la basilica vaticana. Rinnovò questo Pontefice, ai 22 gennaio 1725, un editto da Ur- bano Vili emanato ai 16 novem- bre 1624? col quale era proibito a tutti i secolari, sotto pena di venti- cinque scudi d'oro, della carcere ed altre multe arbitrarie^ di portar il collare simil"v3 a quello degli ecclesia- stici. Tutta volta molto spiacque tale e- ditto alla plurahtà delle persone per gli abusi già invalsi : onde è che, col cessare di Benedetto XIII, cessò an- che l'osservanza dell'editto medesi- mo. Questo zelo spiegato per le sem- plici instituzioni gli faceva pur met- tere in vigore, col mezzo dei suoi decreti, le leggi emanate dagU an- tecessori suoi circa 1' uso della par- rucca negli ecclesiastici. /^.Parrucche, Premuroso della disciplina eccle- siastica, con bolla 2 maggio, coman- dò ai vescovi, che punissero colle pe- ne dei saci'i canoni ( Const. Apost, Sedisj Bui. Rom. tom. XI par. II p. 400) quei chierici, che godendo be- nefizi non andassero in abito che- ricale, e sotto gravi pene fece rin- novare i bandi già emanati da Inno- cenzo XI, nel i685, e da Innocen^ zo XII nel 1696, contro il giuoco del lotto a tutti gli abitatori di Ro- 12 BEN ma e del suo distretto; ma più e- spresscimente il vietava a tutti gli ecclesiastici; anzi nel 1727, con la bolla Creditce nohis [Bui. Métgn. to- mo X pag. 33o) lo proibì ai se- colari tutti con pena di scomuni- ca , ed agli ecclesiastici con pena di sospensione. Ma tanto rigore ter- minò colla vita di questo Pontefice- Affine di giungere a capo delle tan- te utili riforme, che l'anima sua apo- stolica voleva introdurre nella Chiesa tli Cristo, celebrò Benedetto XIII, nello stesso anno 1725, un concilio pro- vinciale dei vescovi dell'Italia nella basilica lateranense, diretto a rifor- mare appunto la disciplina ecclesia- stica. Fra le altre sue operazioni, dichiarò la bolla Unigenitiis per re- gola di fede, e condannò gli scritti contro di essa pubblicati. Veggansi le notizie pubblicate dal Formaglia- ri in Roma, e la Commentatio de concìlio lateranensi a Benedicto XIII celebrato^ Lipsìae 1728, non- ché la difesa di questo concilio di- retta a fra Vittore da Coccaglio, stampata a Venezia colla data di Ravenna nel 1782. Comandò, ai 9 maggio del detto anno 1725, a tutti i vescovi di pro- muovere la erezione dei seminari (Consl. Credìtae nobis etcBuì. Rom. t. XI par. II p. 409)9 affinchè i chierici avessero l'opportunità di es- sere bene educati ed istruiti nelle cose appartenenti allo stato ecclesia- stico. Per giungere a tale effetto, i vescovi dovevano imporre la tassa del cinque per cento sulla rendi- ta dei regolari, dei capitoli e dei benefizi, unendovi ancora all^uopo i benefìzi semplici. Vietò altresì ai vescovi, sotto pena di sospensio- ne , di servirsi dei ministri e dei maestri dei seminari, fuorché nei Pontificali, e prescrisse agli alunni BEN di applicarsi al canto Gregoriano, al computo ecclesiastico, alla gramma- tica ed al catechismo. Al finire dell'Anno Santo era ve- nuta in Roma la gran duchessa ve- dova di Toscana, Violante di Ba- viera, insieme al sanese cav. di s. Stefano, Bernardino Perfetti celebre poeta. Questi, venendo incoronato in Campidoglio, diede a Roma di vedere una funzione, che dal Pe- trarca in poi non avea più ve- duta. Dispiegò in tale incontro il Pontefice una magnificenza degna di lui e della principessa, che ne era stata la cagione. Né in cosa alcuna poteva questo Pontefice riuscire meno die magni- fico. Solca il senato romano offerire in certi giorni dell'anno a quaran- totto chiese di Roma un calice e diverse torce, spendendo in tutto da circa due mila scudi. Altre chiese supplicarono il S. P. per esser fatte partecipi di tale presente, e se a tutte non lo concedette, per non soprac- caricare la camera apostolica, fece nondimeno aggiungerne altre venti alle prime quarantotto già stabilite (Const. Licei etc. Bui. Rom. t. XII, p. 4^). Cosi alle riforme, agli utili provvedimenti disciplinari accoppia- va i tratti della generosità. Con bolla dei 28 aprile del 172^^ (Const. Romanus Pontifex etc. Bui. Rom. t. XI paj't. II p. 894) dichiarò doversi nell'Italia dare ai parrochi la quarta parte del funerale de' sepolti nelle chiese dei regolari, e con altra bolla Pius etc. del detto mese (Bui. Rom. tom. XI part. II p. 897) pre- scrisse, che tutti quelli, ch'eran^o prov- veduti nell'Italia di benefizi ecclesia- stici non affetti e riservati alla Santa Sede, fossero obbligati a pagare mez- za rata dei frutti per la fabbrica del- le rispettive chiese. BEN Benedetto XIII conservò i diritti alle chiese, e confermò la bolla di Pio IV dei 2 3 maggio, che aveva assog- gettato il vescovato di Gubbio a quel- lo di Urbino (Con5^ Circumspecta etc. (Bui Rom. t. XI partii, p. 417). T^. Gubbio e Urbino. Dichiarò ai 20 di maggio concatte- drale con Osimo la chiesa di Cingoli, accordando al prevosto ed arcidiacono di essa la mozzetta paonazza sopra il rocchetto, e le almuzie ai dieci canonici che la formavano [Const. Romana Ecclesia eie. Bui. Rom. t. XI l p. 26). V. ClXGOLl. Obbligò questo Pontefice gli ab- bati a recarsi dai vescovi, nelle cui diocesi esistevano i loro monisteri, per riceverne la benedizione, locchè da molti veniva trascurato. Ai 9 luglio 1725, dichiarò doversi annovera- re fra le religioni mendicanti 1' Or- dine della mercede della reden- zione degli schiavi ( Constit. JE- termis etc. Bull. Rom. tom. XII pag. 12), ed unì la congregazione napoletana dalla dottrina cristiana a quella di Avignone (Const. Illius etc. Bull. Rom. tom. XII p. 4i )> con che si formò una sola congre- gazione composta da quattro pro- vincie, romana, cioè, avignonese, tolosana e parigina (V. Dottrina Cri- stiana). Confermò e dichiarò ai 18 giugno una bolla di Gregorio XIV circa l'immunità ecclesiastica e i de- linquenti, che di essa non possono fi'uire, estendendola ancora ad altri delitti, e prescrivendo il modo da os- servarsi nella curia ecclesiastica per estrarre gl'inquisiti dai luoghi im- muni ( Const. Cum sicut etc. Bull. Magn. tom. X p. 62 1 ). Usavano i sacerdoti orientali di recarsi a dire messa secondo il loro rito per le chiese di Roma. Il popolo vi acconeva in fòlla spinto BEN i3 da curiosità, e nascevano perciò mol- te iiriverenze ed altri sc^mdali. Per togliere un tale disordine, Benedetto emanò un decreto ai 6 dicembre, col quale stabiliva, non potessero ciò fare senza licenza del Cardinal vicario, ed altre discipline. Vero padre dei suoi sudditi, Bene- detto non ne trascurava i più minati interessi, senza fidarsi alle relazioni dei ministri, che potevano riuscirgli sospette. Al miglior andamento del- l'Annona intendeva particolarmente ed in persona ( V^. Annona) , affin- chè potesse restar assicurato, senza timor di sospette relazioni, della ma- niera, con che veniva trattatto in que- sta parte il suo popolo, pel quale non trascurava egli i mezzi di sollevarlo, e consolarlo. Si portò Benedetto XIII, ai 27 gennaio dell'anno 1726, alla chie- sa dei ss. Giovanni e Paolo, e ri- conosciute le ossa di quei santi mar- tirij le rinchiuse colle sue mani in una cassa di piombo, che porta- ta venne da lui in processione, reg- gendola sugli omeri pel portico ed atrio di quella chiesa , accompa- gnato da molti Cardinali e prelati e da numeroso clero. Concedette quelle ossa ai signori della missio- ne, ai quali le aveva consegnate In- nocenzo XII, acciocché ne fossero ge- losi custodi, e perchè ogni anno cele- brassero la memoria di tale traslazione coU'uffizio doppio. Oggi però la chiesa appartiene ai pp. passionisli (Vedi). Un suo decreto dei i5 feb- braio, vietava a tutti i religiosi pro- fessi di passare ad altra religione regolare, ospitalaria o militare, an- corché in essa fosse in vigore la regolare osservanza , e riserbava al solo Pontefice la facoltà di transi- gere in tale riguardo. Eresse ai 2 di settembre in me- i4 BEN tropoli il vescovato di Lucca ed insignì quei canonici di tutti i pa- ramenti vescovili ed abbazia li, con- fermando i privilegi accordati ad essi dagli altri Pontefici. Molti uomini dotti, sin dal prin- cipio del Pontificato di Clemente XI, si erano uniti in accademia per disputare di teologia, e di storia ecclesiastica con notabile vantaggio di chi v' interveniva. Trovandosi però ai tempi di Benedetto, che al- cuni dei suoi membri non poteva- no continuar nel loro uffizio a ca- gione della povertà^ diede egli ordi- ne ai Cardinali protettori, con bol- la dei 6 maggio, di ascrivervi ven- ti sacerdoti secolari poveri, ai quali fossero dati cinquanta scudi per sei anni dalla camera apostolica, ed u- na promozione poscia alla cura del- le anime ed agli uffizi ecclesiastici nei collegi di Propaganda. Eresse, colla spesa di settantamila scudi, uno spedale riserbato esclusi- vamente agli affetti da lebbra, da tigna e da rogna, ricusati da tutti gli altri spedali per timor del con- tagio. Fece poi passare a vantaggio di quell'instituto molti altri beni, e deputò un Cardinale a protettore di quella pia casa. Offli alla ve- nerazione dei fedeli dieci santi con una sola canonizzazione solenne. So- no essi : I .° s. Turiglio Magro ve- gio, arcivescovo di Lima nel Pe- rù, 2.** s. Giacomo della Marca, re- ligioso de* minori di s. Fmncesco, 3." sant' Agnese di Montepulciano , claustrale dell'Ordine di s. Domeni- co, 4-° s. Francesco Solano de* mi- nori osservanti, 5.° s. Pellegrino La- ziosi de'serviti, 6.° s. Giovanni della Croce, religioso carmehtano, 7." san Luigi Gonzaga della compagnia di Gesù, 8.** san Stanislao Kostka della medesima compagnia, g." s. Mar- BEN gherita da Cortona, io." san Gio- vanni Ncpomuceno. Due altri ei pose alla venerazione stessa colla canonizza- zione equipollente, e sono il Pontefice s. Gregorio VII e s. Venceslao mar- tire. Cinque ne dichiarava beati, cioè Giacinta Marescotti Clarissa, Gio- vanni di Prado, minore osservan- te, Fedele da Sigmaringa, protonota- rio di propaganda e poscia canoniz- zato, Vincenzo de Paoli, fondatore della missione e canonizzato in segui- to da Clemente XII; finalmente Pie- tro Fourrier, riformatore della con- gregazione dei canonici regolari. Con- fermò inoltre il culto immemora- bile di sei fra i sette fondatori dell' Ordine dei servi. Concesse al clero secolare e re- golare di Roma, con decreto della congregazione dei Riti dei 20 marzo 1725, l'uffìzio dei sette dolori di Maria Santissima pel venerdì dopo la domenica di passione, con rito dop- pio maggiore. Era stato questo rito in altre circostanze conceduto a mol- te chiese, ed a molti Ordini regolari di diverse provincie. Un decreto dei 22 agosto 1727 lo estese alla Chiesa universale per lo stesso giorno, ed un altro dei iS gennaio 1729 or- dinò, che se il venerdì fosse impe- dito con uffizio di rito di seconda classe, si trasportasse al sabbato se- guente, benché dovesse occuparsi con quello di altro santo, che non fosse superiore in rito. Clemente XII in seguito lo concesse, con decreto dei 28 agosto 1734, agli stati della casa d' Austria con rito doppio nella domenica tei-za di settembre, ad istanza dell'imperatore Carlo VI. Con decreto dei 7 luglio 1728, comandò Benedetto XIII a tutta la Chiesa, che si celebrasse nel giorno 16 dicembre 1' uffizio e la messa di sant' Eusebio vescovo di BEN Vercelli con rito semidoppio. Este- se, con decreto del primo febbraio 1729, a tutta la Chiesa, l'obbligo che i benedettini aveano di celebra- re ai IO febbraio l'uffizio e la messa di s. Scolastica vergine sorella di san Benedetto; come pure presci'isse al- la Chiesa tutta l'uffizio e la mes- sa di s. Pietro Grisologo ai 4 ^^~ cembre, con rito doppio e colle le- zioni e la orazione, approvate dalla congregazione dei Riti ai 19 agosto 1617, per la chiesa d'Imola, di cui era stato vescovo. Ordinò inoltre, che s'introducesse nelle litanie il nome del patriarca s. Giuseppe, dopo quello di s. Gio- vanni Battista, come era stato insi- nuato dal Lambertini, allora promo- tore della fede. L' imperatoi'e , il granduca di Toscana , 1' elettor pa- latino e quel di Colonia con qua- ranta generali, e procmatori gene- rali interposero le loro preghiere perchè ciò avesse pieno effetto. Uno statuto, fatto nell'elezione di Pio II e d' Innocenzo Vili, assegna- va quattro mila fiorini annui ai Car- dinali non provveduti. Benedetto a- veva ancora intenzione di fare che una tal somma allora corrisponden- te a quattro mila scudi, dovesse calcolarsi di cinque mila trecento in moneta corrente. F. Putto Car- dinalizio. Nondimeno così incessanti cure non facendo mai dimenticare a Be- nedetto l'amministrazione della sua cara chiesa di Benevento, gli ven- ne desiderio di visitarla, sì per consolare colla sua presenza quel po- polo, come per consacrar in per- sona una chiesa dei chierici rego- lari ministii degli infermi colà eretta per suo voto in onore di s. Filip- po Neri. A tal uopo adunque, nel concistoro dei 1 7 marzo, ad imitazio- BEN i5 ne di quanto praticò Clemente Vili allorché si recò a prendere pos- sesso di Ferrara, con breve degli 1 1 del medesimo mese, dichiaiò bensì di voler partire per Beneven- to, ma decretò che la curia roma- na restava in Roma, come se egli non fosse partito, e che nel caso della sua morte^ i Cardinali doves- sero soltanto in Roma eseguire la futura elezione. Furono composte frattanto le differenze, che fin dal 1725 aveano turbata la concordia della Santa Sede col senato di Lucerna. Ave- vano esse avuto origine dall'esilio del parroco Andermart, il quale chiamato non aveva voluto recarsi presso il piccolo consiglio a giusti- ficare la sua condotta, per non incorrere nelle censure, di cui era stato minacciato tanto dal nunzio apostoUco quanto dal suo vescovo. Benedetto s'era doluto del modo di procedere del senato di Lucerna, con un breve del gennaio 1726; a- veva anche incaricati quattro Cardi- nali per l'esame della causa. I lu- cernesi giustificarono la loro con- dotta, comechè confessassero l'errore di aver sostituito di proprio talento un cm-ato in luogo del parroco bandito; e finalmente, interponen- dosi i ministi'i dell' impero e di Francia, la concordia fu ristabìUta. J^. Svizzera. Il libro che trattava del ceremo- niale dei vescovi trovavasi ancora molto scorretto, quantunque Cle- mente Vili ed Innocenzo X ne avessero fatte fare apposite edizioni. Benedetto , che n' era molto infor- mato per la continua pratica di cinquanta anni, dacché esercitava le funzioni di vescovo, procmò che fosse ridotto alla forma degU anti- chi originali, e perfettamente il fece i6 BEN correggere, prescrivendo che di que- sto solo avessero a servirsi i vescovi in avvenire (Const. Licci alias eie. loc. cit. pag. i^i). Nel convento dei minori di Araceli institui la confraternita della congregazione di Maria Vergine, colle indulgenze di cui godeva quella da lui soppressa nella chiesa di s. Lorenzo in Da- maso. Dopo una visita eseguita per suo ordine a tutti gli archivi dei tribunali ed agli uffizi dei curiali e dei notai, emanò ai 28 aprile del 1728, molti altri decreti ridotti a quindici capitoli, per la retta amministra- zione della giustizia e pegli uffiziali della curia romana ( Const. Cum nostrum etc. Bui. Maga, tomo X p. 337). Per servire ai desideri di quegli abitanti eresse al primo di luglio la università di Camerino (BuL Rom. tomo XII p. 234) ^^ unì al loro vescovato quello di Fa- briano , dando a quella terra il titolo di città, e quello di catte- drale alla sua chiesa di s. Venan- zio ( Const. Notorice sunt etc, loc. cit. p. 332 ). Pio VI poi divise Fa- briano da Camerino, unendovi in- vece il vescovato di Matelica da lui stabilito agli 11 luglio 1785. Alessandro VII e Clemente X ave- vano ordinato, che i superiori degli Ordini religiosi non potessero allon- tanar da Roma i loro dipendenti, che fossero consultori della congre- gazione dell' indice , senza esporne primieramente ad essa le ragioni, ed averne ottenuto il consenso. Bene- detto riformò questa le^e con bol- la dei 27 di agosto, e stabili inol- tre, che solo nei conventi degli stu- dii dovesse essere il consultore, il quale non potesse escludersi dal superiore i^è dalla congregazione , aggiungendo l'obbligo di pagare due paoli al giorno pel manteni- BEN mento di lui ed altrettanto pel com- pagno, se lo avesse voluto ( Const, Alias ec. Bull. Rom. tomo XII, pag. 248). Vietò ai 3 di ottobre ai chierici regolari delle scuole pie la predicazione, non lasciando più facoltà in questo riguardo ai su- periori di queir Ordine. Il che e- gli faceva perchè, sciolti dalle cu- re dei pergami, con piii di alacrità si dedicassero alla istruzione, eh* è il loro principale istituto. Clemen- te XII poi ai i4 dicembre 1730 permise ai superiori di poter con- cedere a due dei loro religiosi in ciascuna provincia il ministero della predicazione. Per consacrare Clemente Augu- sto Maria di Baviera, arcivescovo di Colonia, vescovo e principe di Pa- derbona, il quale a malincuore vo- leva andare a Roma, non sapendo con qual ceremoniale sarebbe stato trattato, il Papa recossi a Viterbo ad onta delle dissuasioni dei Cardi- nali, ed ivi esegui la consacrazione. L'elettore fece presentare a Bene- detto sei candelieri d' oro adorni di pietre preziose^ una croce di dia- manti di gran valore, ed una cam- biale di veutiquattromila scudi per le spese del viaggio. I terremoti, le continue piog- gie ed altre incessanti disgrazie in- dussero Benedetto a pubblicare, ai 2 gennaio dell'anno 1728, un giu- bileo di due settimane per tutta la Italia, acciocché le preghiere dei fedeli movessero la divina Provvi- denza a far cessare quei flageUi. Con- cedette quindi a tal uopo cento giorni d' indulgenza a coloro, che salutandosi rispettivamente, dicesse- ro: Sìa lodato Gesù Cristo, e ri- spondessero Amen j e venticinque giorni a chi proferisse i nomi di Gesù e Maria, BEN Clemente XI, colla famosa sua l)olla Unigenitus, avea procurato di estinguere il giansenismo; e Bene- detto XIII, avendo raggiunto tale scopo, si acquistò una ben meritata celebrità. P^. Giansenismo. Dichiarata città la terra di Ron- ciglione, in vista della sua esten- sione e de' suoi pregi, terminò Bene- detto XIV definitivamente alcune contiovcrsie tra il vescovo di Passavia e l'arcivescovo di Salisburgo, con- troversie sorte sotto Innocenzo XII. Dichiarò quindi, con bolla del primo giugno, il vescovo di Passavia esente dalla giurisdizione dell'arcivescovo e gli concedette l'uso del pallio e della croce avanti a se. GÌ' impose però l'obbligo, nella celebrazione de' con- cilii provinciali, d'invitare l'arcive- scovo a presiedervi come metropoli- tano. F, Const. In Arcano Divi- nae etc. loc. cit. p. 281. Si pretendeva ai tempi di Cle- mente XI, che Urbano II aves- se creato Roggi ero e tutti i re di Sicilia legati unti dal Sommo Pontefice, con tutte le facoltà dei legati a Intere, compresa quella di crear vicarii, ossia giudici della mo- narchia, donde aveva avuto origine il privilegio della legazione apostolica del regno di Sicilia, e del tribunale nella medesima monarchia. Dopo maturo esame di erudite persone, venne Clemente a conoscere essere insussistente questo titolo, poiché, smarrito l'originale, altro non appa- riva, che Roggiero e Simone di lui figlio erano stati eletti legati a latere di quel regno, senzachè un tale dirit- to fòsse ereditario. Vedendo inoltre, die quel tribunale si arrogava un potere troppo esteso, disprezzando l'autorità Pontificia, lo abolì del tut- to con più bolle, e Benedetto XIII, fin da quando era Cardinale, nella città BEN 17 di Volturala, in qualità di visitato- re apostolico, lasciò scolpita in mar- mo la 'memoria di tale avvenimen- to. Come divenne Pontefice, con- cesse nondimeno singolari indulti e privilegi a quel magistrato, per ade- rire alle istanze dell' imperatore Carlo VI, al quale rispose con un breve del primo marzo ( Const. Quo- tidianis etc. presso il Pirro Sicil. Sacr. p. 01). Tutto ciò ei faceva per l'amore della pace, alla quale sacrificava molti diritti della Santa Sede, ed i lamenti persino det Car- dinali. Tutta volta non volendo che il diritto concesso degenerasse in a- buso, prescrisse in trentacinque arti- coli la forma di trattare e giudicare le cause ecclesiastiche nel regno di Sicilia, riserbando quelle di maggior importanza al solo giudizio della Sede Apostolica. V. la sua bolla dei 3o agosto 1728, Fìdeli ac pru- denti eie. Boi. Rom. t. XII p. 291. La dieta di Grodno in Polonia aveva stabilite cinque leggi nel 1726, che ledevano la ecclesiastica libertà, ed erano ingiuriose alla nunziatma apostolica allora occupata da mons. Vincenzo Santini. Il Pontefice, ne- mico dei dissidii, molto si racco- mandò sul principio al re ed ai primati di quel regno, acciocché le Invocassero; ma tornarono inutili le sue istanze. Si valse egli dunque del suo potere annullandole intera- mente, e dichiarando incorsi nelle censure tutti quelli, che ne avevano avuto parte. Di ciò tratta la sua bolla dei 25 settembre 1728, In su- premo eie. Bui. Rom. tomo XII pag. 32 3. Ai 7 dicembre 1728, separò Be- nedetto dal governo di Viterbo la terra di Vetralla, e le diede uno speciale governatore. Nello stesso anno diede -fi^e , ai 24 settem- VOL. v. -r8 BEN I)ie , alle controversie insorte sul diritto di^ giudicatura , che do- veva esercitarsi dal tribunale del maggiordomo dei sacri palazzi apo- stolici. V. Maggiordomo. Aveva sempre a cuore questo Pon- tefice la chiesa di Benevento, che voleva ancora visitare, e celebrarvi il terzo concilio diocesano. Tenuto un concistoro pubblico, si pose in viaggio verso quella città ai 28 di marzo. Passato il Garigliano, trovò i messi del viceré di Napoli che lo complimentarono per parte sua, e gli offersero una compagnia di cen- to granatieri, i quali dovessero ser- virlo nel viaggio. RingrazioUi Bene- detto; ma rifiutò un tale onore, giacche viaggiava senza il Ss. Sacra- mento avanti. Appena arrivato ai confini di Benevento, smontò per ba- ciare in ginocchio una gran croce di legno ivi piantata. Il numeroso popolo spettatore di quel religiosis- simo atto, la ridusse in minutissimi pezzi, e se la portò via per divo- zione. Non fu atto di santa pietà, che egli non praticasse durante la sua dimora in quella città . Celebrò €on somma proprietà le funzioni della settimana santa , e nella do- menica in Alhis, ai 24 di aprile, cominciò il concilio provinciale, che fu terminato ai 12 di maggio col- l' intervento dei diciannove vescovi sud'raganei di Benevento. Agli otto dello stesso mese, fece la solenne tiaslazione del corpo di s. Barto- lo m meo apostolo, primo protettore di quella città, dalla chiesa da lui fatta edificare, e che in questa oc- casione aveva consacrata, il qual corpo si conservava prima nell' al- tare del segretario nella metropo- litana. Ai 23 di maggio, partì il Papa da Benevento, e ritornò a Ro- ma. In tutto quel viaggio fu sem- 13EN pre occupato in consacrar vescovi, chiese ed altari. I vescovi furono il principale og- getto delle sue benefiche cure. Tut- ti quelli che si crearono da lui , per lo più venivano dichiarati an- che assistenti al soglio Pontificio. Si accrebbero perciò le spese nel palazzo Pontificio, e per le spor- tule , che loro spettavano di di- ritto, e per la gratuita spedizione dei beneficii ecclesiastici a carico del- la dataria. Era poi concesso loro, come agli altri tutti, di poter sede- re in un banco , quando si pre- sentavano alla sua udienza, a guisa di Cardinali. Volle di più, che nei Pon- tificali solenni fossero i primi dopo i Cardinali all'adorazione del Papa, e gli baciassero il ginocchio invece del piede, dappoiché i Cardinali ba- ciano al Pontefice la mano sotto l'au- rifrigio del manto. Non permise mai ad un sacerdote di parlargli in gi- nocchio; questo rispetto da lui dimo- strato a tal dignità, volle ancora che servir dovesse asrli altri di norma. o Questo Pontefice, che poco spen- deva per suo conto e che tutto im- piegava a vantaggio dei bisogno- si il suo pecuUo privato, avreb- be persino venduti i palazzi, per far elemosina. Recavasi spesso a vi- sitare gì' infermi Cardinali non so- lo , ma anche i poveri , a molti dei quali amministrava la estrema unzione. Continuamente si vedeva esercitare le funzioni di vescovo. Scrive d. Fabio Caracciolo, nell'ope- ra del p. Viva, aver lui, in tutto il tempo che fu vescovo e Pontefi- ce, consacrato 3 80 chiese, i632 al- tari fissi, e 63o portatili. Sappiamo inoltre dal p. Gaetano Maria da Ber- gamo cappuccino, aver questo Pon- tefice predicato pubblicamente quat- tro mila ti'ecento novantadue volte, BEN oltre le pastoi*aU scritte ad istruzio- ne del suo gregge. Si vedeva con frcffucnza nel confessionale, e la fa- miglia del suo palazzo era comuni- cata da lui. Assisteva ai divini uf- fìzi nel coro di s. Pietro, e in quel- lo dei religiosi del suo Ordine, e di molte altre chiese : un piccolo baldacchino soprastava solamente al luogo, che era solito occupare. De- sinava nel convento della Miner- va presso i suoi domenicani , col- la sola distinzione di un posto non occupato a tavola tra lui ed il p. generale, al quale permetteva di baciargli la mano solamente per rinnovare poi verso di lui il mede- simo atto in segno di soggezione. I frati domenicani di Montemario lo a- vevano una vglta all'anno nel loro piccolo convento, dove si recava per potersi dedicar alla penitenza ed ai quasi quotidiani digiuni. Vi si con- duceva ancora diverse volte per set- timana a respirar l' aria libera in quelle ore del dopo pranzo, che gli avanzavano dalle quattro impiegate quotidianamente in orazioni vocali, oltre a quelle che avanti giorno faceva. Nessuno lo avrebbe potuto accu- sare di parzialità pegl' individui del- la sua famiglia. Quantunque amas- se teneramente il duca di Gravina suo nipote, uomo di conosciuta virtù, non lo mise mai a parte del go- verno, ne gli concesse alcun posto nel palazzo Pontifìcio. Il p. Mondil- lo, di lui fratello, prete dell'oratorio di Napoli, ebbe V arcivescovato di Corinto in parlibus (dal quale fu promosso al vescovato di Melfì e Rapolla, e quindi all'arcivescovato di Capua) sulle sole istanze di quelli, che per lui s' interessavano ; ma non mai poterono indurlo a concedergli la porpora. L' unica distinzione, che BEN 19 ottenne il duca da Benedetto fu l'essere ammesso ad assistere al tro- no Pontificio alternativamente col contestabile Colonna. Questi glielo contrastava sin dal tempo di Cle- mente XI, ed in tale occasione ce- de i suoi diritti nelle mani del Pon- tefice. Peccato che questo Papa, nel qua- le la pietà, la bontà, la rettitudine in si alto grado risplendevano, man- casse della sagacità necessaria per po- ter sceghere ministi-i incorrotti ! Mol- ti di queUi che scelto si aveva a Benevento, gente in gran parte di bassa estrazione, attendevano soltanto a soddisfare alla loro insaziabile cu- pidigia, senza curarsi del buon no- me del loro principe. Non era vi mezzo, per quanto ingiusto, ch'e- glino non ponessero in opera a ta- le scopo ; e Benedetto sì per la con- fìdenza, cui aveva loro donata, che per la vecchiezza, non giungeva a mettersi al coperto dalle loro a- stuzie. Innocentissimo di cuore non avrebbe mai creduto possibile da- gli altri cioccliè egli fatto non a- vrebbe. Crescevano perciò sempre più gli aggravii alla Camera apostolica. Ol- tre ai debiti, che fìn dal tempo di Innocenzo XII ascendevano a cin- quanta milioni di scudi, le spese già superavano le rendite annuali. Nes- suno aveva osato parlare in tal pro- posito nel tempo decorso al Pontefice; ma regnando l'umile Benedetto, ebbe- ro coraggio i camerali, nell'aprile del- l'anno 1729, di manifestargli lo sta- to, in cui si trovava la Camera. Ri- traeva essa ogni anno per dogane , appalti , dataria , brevi , cancelleria ed altri redditi, due milioni sette cen- to sedici mila sei cento cinquanta scudi, laddove le spese, computan- do i frutti dei monti, i vacabili, i IO BEN presidii , le galere , le guardie , il mantenimento dei nunzii ecc., so- levano ascendere a due milioni quat- trocento trentanove mila trecento otto scudi. Sì avanzavano dunque ogni anno due cento settansette mila trecento quarantadue scudi. Il Pon- tefice aveva estinto gli spogli delle chiese di Napoli, una gabella sulla carne, ed avea accordato non poche altre esenzioni. Eretto aveva in oltre due monti, ed accresciuto il salario ai prefetti delle congregazioni , ai le- gati apostolici, ai magistrati, ai pre- Iati ed a diverse altre persone ; per le quali cose tutte la Camera veni- va a spendere trecento ottanta due mila seicento ottansei scudi più del solito. Sì aveva cosi un eccesso di cento ventimila scudi di debito. Inr- sistettero i camerali, acciocché si mo- derassero tante spese, insinuarono nello stesso tempo le trufferie di chi si abusava della sua bontà, e gli dissero, che sarebbe stato d' uopo d' imporre nuovi tributi, dalla qual cosa era alie- no il pietoso suo cuore, oppure lasciar tra poco incagUato il pagamento dei frutti pei monti con sommo disono- re della Camera, e con non minore discapito del pubblico commercio. Il Muratori, che racconta questi fatti nei suoi Annah del 1729, non sa quale effetto abbiano prodotto tali schiai'imenti, dal che dee dedursi esse- re ciò forse stato sepolto nell' obblio. Ai 18 febbraio 1780 fu quasi improvvisamente colto Benedetto da un catarro, che gl'impediva il corso della respirazione, e tre giorni dopo, munito del ss. Viatico, compi la sua carriera in età di ottantaun an- no e venti giorni, dopo cinque an- ni, otto mesi e ventitre giorni di Pontificato. Nelle sue esequie il pa- dre Ricchini domenicano, che fu poi maestro del sacro palazzo, gli fece BEN l'elogio funebre. Restò poscia esposto nel Vaticano agli sguardi del popo- lo, clie volle conservati per devozio- ne un anello, ed uno spillone del pallio. Ebbe, come gli altri Pontefici, sepoltura dirimpetto al deposito di Innocenzo Vili, ed ai 22 di febbraio 1738, i domenicani lo trasferirono al convento della Minerva, come era stato da lui ordinato, collocandolo in un deposito di stucco. Travagliò in tanto Carlo Marchioni a costruir- ne, per ordine de' Cardinali da lui creati, uno di marmo, che lo accol- se ai 22 febbraio 1739. La Santa Se- de vacò quattro mesi e ventimi giorni. Fu Benedetto XIII di statura me- diocre con faccia oblunga, larga fron- te, naso curvo, di colore pallido e macilento e di naturale piacevole. Molte grazie si riconobbero otte- nute per intercession sua in vita e dopo morte. Chi ne volesse i par- ticolari legga la sua vita pubblica- ta in Venezia nell'anno 1780 dal ve- neto sacerdote Gio. Battista Pittoni, e quella di monsignor Alessandro Borgia dettata in latino, e fatta di pubblica ragione in Roma coi tipi di Bernabò e Lazzarini, l'anno 1741- Questo Pontefice, che univa la pietà alla scienza, ci lasciò molte opere, fra le quali 1.° Un gran nu- mero di prediche stampate nel 1729 per cura di Giuseppe Maria Ferroni accademico della Crusca in un pic- colo volume a Benevento ed a Firenze. 2,° Un Seprondicon, pub- blicato verso il principio del 1695, e ristampato in Roma nel 1724. Ci dà quello un'esatta raccolta di tutti i concilii di Benevento dal de- cimo all'undecimo secolo in^ poi, con note e dissertazioni. Veggasi il p. Tournon , Hist. des homnies il- lustr. de Vordr. de saint Domini^* tomo IV. i BEN BENEDETTO XI V,PapaCCLVlI. Questo Pontefice chiamavasi al seco- lo Prospero Lambertini, e fu collo- cato dalla Provvidenza sulla sedia di s. Pietro in tempi assai difficili. Nacque egli in Bologna ai 3 1 mai-zo 1675 da Marcello Lambertini, uno dei quaranta senatori di quella cit- tà, e da Lucrezia Bulgarini. Recatosi a Roma nel 1688, rice- vette ivi la educazione nel celebre collegio dementino dai padri soma- schi, né tardò a dar prove del ra- ro suo ingegno, recitando una o- razione cosi eloquente intorno al mistero della santissima Trinità, nel- la cappella Papale , che mosse a meraviglia il Pontefice Innocenzo XII, il quale gli conferì anzi, in prova della molta sua estimazione, tutti i benefizi i semplici allora va- canti nel bolognese, che insieme uni- ti gli davano l'annua rendita di cento scudi (F". Guarnacci, ^/V. Pont. tom. II, in Fit. Bened, XIV). Ter- minati gli studi, usci da quel col- legio, e si dedicò con molto felice successo alla giurisprudenza, per cui Clemente XI, succeduto ad Inno- cenzo XII, lo fece prima avvoca- to concistoriale, ed in seguito pro- motore della fede e prelato dome- stico. Spesse volte ricorreva ai con- sigli di lui quando trattavasi delle più gravi controversie. Rileviamo dalla lettera, colla quale il medesimo Lam- bertini dedicava a quel Pontefice la sua opera De canonizatione Sancto rum, aver da luì ottenuto un canoni- cato in Vaticano colla solita dispensa Pontificia, senza la quale un forestie- re non poteva ottenere un benefizio nella città di Roma, per le proibi- zioni emanate particolarmente dai Pontefici Innocenzo IV , Sisto IV e Leone X. Oltre di che Clemente gli assegnò pure un luogo fra i BEN 21 consultori del santo Uffizio, nonché nelle congregazioni dei Riti, del- le immunità, della residenza dei ve- scovi, e della segnatura di gra- zia, e nominollo da ultimo segre- tario del conciHo. Non veniva con ciò a perdere il menzionato carico di promotor della fede, a disimpe- gnare il quale si distinse coll'opera sua egregia per venti anni, ne quel- lo di avvocato concistoriale, che gli durò per otto anni e che lo fece più volte insignire del rettorato del- la università della Sapienza. Inno- cenzo XIII non ebbe ad ammirar meno dei suoi predecessori le rare doti del Lambertini, che nel 1722 lo destinò canonista della peniten- zieria, e Benedetto XIII lo fece nel 1724 arcivescovo di Teodosia nelle parti degli infedeli , ed ai 9 dicembre 1726, lo creò Cardinale, riserban- dolo in petto fino al di 3o aprile 1728, nel qual giorno lo pubbhcò col titolo presbiterale di s. Croce in Gerusalemme. Dichiaratolo prima vescovo di Ancona nel concisto- ro dei 29 gennaio 1727, egli la- sciò tutti gli altri impieghi, eccet- tuata r avvocatura concistoriale ed il canonicato di s. Pietro, che riten- ne sino alla pubblicazione della di- gnità Cardinalizia. Quindi Clemen- te XII lo promosse nel concistoro dei 3o aprile 1731 all' arcivesco- vato di Bologna , che Benedetto più non ebbe a lasciare se non per la sua elezione a Pontefice . E quanto non è bella la memoria del governo suo pastorale in quella dotta città! Spiegò il vangelo al gregge tanto in città come in tutta la diocesi, che a proprie spese visita- va. Dilatò e rese più decoroso il se- minario accrescendogli le rendite, istruì i parrochi ed i sacerdoti con editti e lettere pastorali rie- 22 BEN che di dottrina e di ecclesiastica erudizione, pastorali che in latino vennero in luce a Roma nel col- legio di Propaganda, ed altrove in italiano; apri oratorii , eresse templi ed introdusse nuovi Ordi- ni regolai-i. Molto generoso si mo- strava coi poveri , ed era inten- to a procurar comodi e vantag- gi ai suoi concittadini. Al modo di quanto avea fatto in Ancona si adoperò acciocché fossero risarcite le strade, e fabbricò un modesto palazzo in una villa degli arcivesco- vi di Bologna, situata in un luogo detto Sasso. Erano passati quasi due lustri dac- ché reggeva la chiesa bolognese, quan- do venne a morte Clemente XII. I sacri elettori, raccoltisi in conclave per eleggergli un successore, dopo varie vicende giunsero al numero di cinquantuno ; e scorsero sei mesi senzaché potessero accordarsi nello stabilire tra loro il più degno del triregno. Molli risguardavano specialmen- te al Cardinal Ottoboni decano del sacro Collegio, comunque avesse buo- na parte degli elettori contraria per essere protettore della corona di Francia. Ma la morte di lui, acca- duta ai 28 febbraio nel conclave mede- simo, troncò ogni discussione in suo riguardo. Giunsero frattanto altri Cardinali dimoranti fuori di Ro- ma, per cui nel mese di maggio il numero loro era asceso a cin- quantacinque, quarantasei dei quali erano italiani . Cenci e Gio. Batti- sta Altieri morirono presi da un accidente nello scrutinio; Lorenzo Altieri morì poco dopo, e Porzia ne usci ammalato, per cui rimasero cin- quantuno gli elettori. I Cardinali di Clemente XII, coi francesi e cogli spagnuoh uniti, aven- BEN do alla testa il Cardinal Corsini, nipote del Papa, sostennero per quaranta giorni il Cardinale Aldovrandi con trentaun voti; quelli di Clemente XI, di Innocenzo XIII, e di Benedetto XI li, diretti dal Cardinale Annibale Albani camerlengo , concorrevano ordina- riamente con vent'otto voti nel Lan- fredini. Il Cardinal Corradini na ebbe spesse volte quindici in suo favore; ma il conclave riflutollo in vista della vecchia sua età di circa ottantadue anni. Tre schedule si pub- bhcarono pure altre volte in favo- re del p. Barberini, ex. generale dei cappuccini e predicatore apo- stolico. Sì facevano frattanto incessanti preghiere nelle chiese di Roma, ac- ciocché sollecita fosse la elezione. Gli stessi Cardinali sentivano la noia di una prigione di sei mesi, resa più incomoda pei caldi della stagione. Fu celebrato perciò un triduo alla Beatissima Vergine Assunta, e nella mattina dei 1 7 agosto fu acclamato il Cardinal Lambertini con tutti i suffragi. Egli era molto lontano dal- l'ambire la dignità, della quale sta- va per essere insignito, ed interro- gato secondo il solito , se accetta- va il Pontificato, rispose: « Lo ac- »» cetto volentieri per tre ragioni; w la prima, per non disprezzare il M vostro benefizio ; la seconda per » non resistere alla volontà mani- w festa di Dio, che conosco tale per >» non aver mai io desiderata tanta fi dignità; e la terza per dar fine « a questi comizii, che credo sieno »» di scandalo a tutto il mondo per » la loro durata >» . Il Caidinal Maiùni, primo diacono, coronoUo solennemente nella basilica vaticana ai 22 dello stesso mese col nome di Benedetto XIV, assunto dal Lamber- tiui in memoria di Benedetto XIU , BEN che decorato 1' aveva della porpora. Il giorno seguente passo il nuo- vo Pontefice a fissar pubblicamente sua dimora nel palazzo di Monte- cavallo. Otto mesi dopo, cioè ai 3o aprile del l'J^i, andò a prender solenne possesso della basilica late- ranense, circondato da ventiquattro nobili paggi, e fu questa la prima volta che dalla loggia della nuova facciata di questa basilica sia stata data dal Pontefice la solenne bene- dizione al popolo, mentre per Io avanti si dava da quella dell'altro portico laterale. Il Cancellieri, nella sua storia dei solenni possessi dei Pontefici (pag. 879 e seg.), descrive minutamente tutto ciò che accadde in questa occasione, e fa ancora il novero delle relazioni allora pub- blicate. Benedetto, vestito di piviale e mitra tenne ai 29 agosto il primo concistoro, ove ringraziò i Cardinali di averlo e- saltato; e da quei primi momenti del suo governo ri splende Itero nella più chiara luce le virtù, che tanto col- l' andar del tempo lo resero distin- to. Affabile e cortese con tutti, si distingueva particolarmente pel dis- interesse e per la liberalità , dalla quale i soli suoi parenti erano es- ckisi. Appena eletto Pontefice, ave- va ordinato a d. Egano Lamberti- ni suo nipote, senatore bolognese, di non venir a Roma quando prima non ve lo chiamasse. Ne altro van- taggio questi ritrasse dalla paren- tela che lo univa al capo della Chie- sa, che il permesso di far istudiare nel collegio dementino il suo pri- mogenito Giovanni. Agli undici novem])re riferì al sacro Collegio la morte dell' im- perator Carlo VI, e pubblicò un giubileo universale per ottenere dal- la divina bontà , col me^zo delle BEN 23 preghiere dei fedeli , un felice go- verno. Li aveva già disposti in Ro- ma colle missioni, ed ai 20 dello stesso mese si fece la solenne pro- cessione da Santa Maria degli An- geli per villa Negroni alla basilica di santa Maria maggiore. E da no- tarsi aver egli aggiunto alle altre opere da praticarsi per conseguirne i vantaggi, la interna persuasione e la esteriore ubbidienza alla bolla Unìgenitus contro i giansenisti. 1^. Const. Laelitiora etc. Bullar. Be- nedict. XIV tom. I pag. i. La instancabile diligenza, colla quale amministrava la Chiesa u- ni versale, non iscemò menomamen- te la sua premm'a nel procui'a- re vantaggi politici al suo sta- to. All'estremo erano ridotte le fi- nanze in causa delle continue spese dei predecessori. Restrinse perciò le spese del palazzo , della tavola , e del trattamento, lasciando nello stes- so tempo alla camera certi diritti, che secondo il costume servire do- vevano alla sua borsa privata. Si videro cosi le cose prender una pie- ga più favorevole, ed in luogo del debito di duecentomila scudi, che la camera doveva fare ogni anno, es- sa invece salì a qualche credito. Die- de regola pure a tale effetto alle sportule da pagarsi alla dataria, ri- formò il soldo degli uffiziali militari, uè rimpiazzò i soldati che venivano a cessare , finche venne diminuito di cinquecento il loro numero. Osserva il Muratori essere stato in quel tem- po lo stipendio delle truppe Ponti- ficie così ricco, che il soldato rice- veva una paga quasi uguale a quel- la degU uffiziali negli eserciti di Francia e di Germania. Il denaro risparmialo col nuovo regolamento del palazzo, volle dovesse destinarsi al soccorso di nobili, ma povere fa- 24 BEN miglie, che in gran numero trova - vansi in Roma. Procurò, sebbene inutilmente, di riformare il gran lus- so della nobiltà romana, esortò i pre- lati della sua corte ad una seria applicazione allo studio, protestando, che ciascuno sarebbe promosso a proporzione del progresso nelle scien- ze e nei buoni costumi. Istituì per- ciò nel mese di dicembre quattro nuove accademie, perchè dessero oc- casione di utili esercizi! ai più. famosi scienziati di quella metropoli. La prìma di quelle accademie avea il titolo di storia romana, ed antichi- tà profana^ la seconda si raccoglie- va nella casa dei pp. dell' oratorio di s. Filippo Neri per trattare di sacra storia e di erudizione eccle- siastica j la terza nel collegio di Propaganda per discutere sui con- cini j la quarta da ultimo, istituita nella casa dei pii operai alla Ma- donna dei Monti , ragionava sulla liturgia (F. Accademie). Diresse una lettera circolare ai vescovi del mondo cattolico esor- tandoli a promuovere con tutte le loro forze la disciplina cristiana ed ecclesiastica tanto nel clero come nel popolo (Const. Ubi primiim etc. Ballar. Benedicti XI V tom. I pag. 4); confermò le pene minacciate dai suoi predecessori ai chierici, che per conto proprio, o per altri eser- citassero la mercatura (Const. A- postolicae servitatis etc. Bullar. Be- ned. XI F tom. XVI pag. 19); concesse ai 23 settembre l'uso del cordone paonazzo sul cappello agli abbreviatori di Parco Maggiore, an- che dopo aver lasciato l'uffizio (F. Ab- breviatori); confermò la bolla di Sisto V, che obbligava tutti i vescovi sotto pena di sospensione a recarsi in Roma ad limina Apostolorum, cioè a vi- sitare i sepolcri dei ss. Pietro e BEN Paolo, ed a dare un esatto raggua- glio intorno allo stato delle loro diocesi. Estese ancora un tale ob- bligo agli abbati, e a quelli tra i prelati che avevano giurisdizione vescovile e territorio separato. Pre- scrisse agi* itahani di rinnovarla ogni tre anni, permettendo, che gli altri la facessero di cinque in cin- que soltanto. Fin dal principio dell'anno 1471 si adoperò Benedetto con tutto il fervore per conciliare le differenze insorte al tempo dei predecessori suoi fra la s. Sede e le corone di Spagna, di Portogallo, di NapoU e di Sardegna. Seppe egli cos\ ben condurre sì difficili negoziazioni, che ben presto si vide ristabilita la buona armonia ; le nunziature si riaprirono sull'antico piede, e la dataria conti- nuò le sue spedizioni. Spedi monsignor Merlini nunzio apostolico a recare alla corte di Torino un breve, con cui la s. Sede costituiva quel so- vrano vicario dei feudi ecclesiastici negli stati di Piemonte e Monfer- rato, come era stato convenuto con Clemente XII, contribuendo però due mille scudi alla camera Pon- tificia, quale testimonio di dipen- denza. Diede infatti quel re solen- ne giuramento nelle mani del nun- zio, ed inviò per la prima volta al Pontefice un calice d'oro, colla pro- messa di rinnovare ogni anno un tale dono in segno di riconoscenza al legittimo signore dei feudi in- dicati. Entrata la famiglia di Lorena nel ducato di Toscana, accampava di- ritti eziandio sui principati di Carpe- gna e di Sca volino nello stato Pon- tificio, che per diritto di eredità per- venivano nel marchese Cavalieri dei conti di Carpegna. Le pratiche intavolate da Benedetto XIV col BEN gran duca di Toscana lo indussero a ritirar le sue truppe dai feudi di Carpegna e Scavolino; ma per com- pensarlo poi delle spese della guerra, e per mostrare la sua gratitudine a quel gran duca, gli diede la facoltà il Pontefice di ritrarre, per una vol- ta soltanto, dal clero di quei paesi ottantamila scudi. Nel 1741 il Cardinale Acquavi va pregò Benedetto XIV, affinchè gli volesse concedere una bolla di unio- ne della sede arcivescovile di Sivi- glia con quella di Toledo, in favo- re dell' infante Luigi , figlio del re cattolico. Ma sembrando al Pon- tefice che questa concessione fosse contraria ai sacri canoni, ne rimise l' esame ad una congregazione di Cardinali da esso a tal fine deputati. Questi decisero, poter egli concedere quanto gli era stato richiesto ; per cui Benedetto accordò all' Acqua vi va r imione supplicata, dichiarando per altro nella bolla, che la collazione dei benefìzii di quei due arcivesco- vati restasse riservata alla dataria apostolica. Commosso il pietoso Benedetto alla miseria del suo popolo, soppres- se sette pesanti tributi sulla seta cruda, sull'olio, sul bestiame e sopra altre derrate. Provvide inoltre alla scarsezza delle rendite della camera a- postolica senza dar peso ai poveri, col decretare l'uso della carta bol- lata già proposto dal suo anteces- sore; uso che poscia abolì in vista degli abusi introdotti, e non vo- lendo che la camera venisse a perdere i sei mila scudi che ne ritraeva, obbHgò ad indennizzarla per tre quinti le comunità dello stato ecclesiastico, e pegli altri due quinti la città di Roma, sopra i luo- ghi di Monti Camerali. Molto si occupò Benedetto nel- BEN 25 l'anno 1741 pel governo spirituale della Chiesa. Concesse ai 9 di gen- naio il diritto di amministà'are la cresima in assenza dei vescovi latini, al guardiano del santo sepolcro, religioso dei minori osservanti; tut- tavolta il sacro crisma doveva esser benedetto da alcuno dei vescovi cat- tolici ( Const. Clini ad infrascri- ptam ctc. Bidlar. Bened. XIV. com. I pag. 28). Dichiarò, che tutti i provvisti avessero l' obbligo d' im- petrare dalla cancelleria le lettere apostoliche , pagando si ad essa che alla dataria, ed alla camera aposto- lica, le tasse e tutti gli altri emo- lumenti, dove superassero il frutto di ventiquattro ducati di camera, altri- menti dovessero i benefizii essere ri- putati vacanti, e venire ad altri con- feriti. V. Const. Ciim sìcut etc. dat. die 7.5 januarìi 1 74i« -^"^' ff^agn. to- mo XVI pag. 169. Con una bolla dei 29 agosto 1741 l'ese inabili tanto i rassegnan- ti quanto i rassegnatali a possedere il benefizio ed a riceverne perciò la pensione ( Const. In sublimi etc. dat. die 29 aug. i74i' Bull, magri. tomo XVI pag. 4^), e tolse alcuni abusi introdotti nella rassegnazione dei benefizii e deludenti le costitu- zioni di s. Pio V, e di Gregorio XIII ( F. Const. Ecclesiastica etc. dat. die i5 iunii 17 ^i' Bull, magri. tomo XVI pag. 33 ; Const. Quan- ta etc. dat. die 1. aprilis i568. Bull. Rom. tomo IX. part. Ili pag. 20. Const. Humano etc. dat. die 5 ianuarii i584. Bull. Rom. t. IV p. IV p. 40- Assoggettò di più alla scomunica e ad altre censure quelli, che vendevano per una somma ciò che ritrar potevano dai benefizii per tutto il resto della vita, dichiarando nulli quei contratti ( Const. Uni- versalis etc. dat. die i5 iunii yj^i^ i6 BEN Bull, magri, tomo XVI pag. 33). Molto si adoperò eziandio accioc- ché fosse osservato il digiuno qua- dragesimale. Ordinava ai vescovi, con una lettera de' 3o maggio, non dover concedere dispensa senza le- gittima causa: procurare che unica fosse la commestione nella giornata senza mescolanza dei cibi permessi coi proibiti ( Const. Non ambig. etc. Ballar. Benedict. XIV. tomo I pag. 48). Con altra lettera poi, ai 22 agosto, dichiarava più positiva- mente quelle discipline (Const. In suprema eie. loc. cit. pag. 63), e più chiaramente ancora le spiegava nella risposta data alle questioni promosse dall'arcivescovo di Valen- za, che ne lo richiedeva (Const. Cognovimus etc. dai. die 12 maii l'j^i. Ballar, maga, tomo XVI pag. 92), ed a quelle avanzate dal- l'arcivescovo di Compostella (Const. Si fraternilas etc. Ballar, maga. tomo I pag. 356.). Approfittando della quiete olFertagli dalla villeggiatu- ra di Castel Gandolfo (Vedi), com- pose una bolla interessantissima in ri- guardo al digiuno quadragesimale, oltre le altre che aveva prima ema- nate, e la indirizzò ai i o giugno 1 745, a tutti i vescovi del mondo cattolico. Dai provvedimenti presi sul di- giuno, passò Benedetto XIV a torre quelli, che si erano introdotti nel tri- bunale della penitenza. Con una bolla dei 17 giugno confermò le pene contro i solleci- tanti nella confessione, imposte da Gregorio XV ai 3o d'agosto 1622, e dalla congregazione del santo uf- fizio agli II febbraio 1661 , non che alla presenza di Alessandro VII ai 20 settembre i665. Condannò con una bolla dei 7 luglio 1745 l'uso di alcuni confes- sari del Portogallo di domandare BEN ai penitenti il nome dei loro com- plici, fulminando poi, ai 2 di giu- gno del 1746, la scomunica riser- vata al Sommo Pontefice a quelli, che in altro senso interpretassero una tale condanna (Const. Uhi plu' rimani Ball. Magn. tomo XVII p. 29). Per isradicare poi del tutto que- sto abuso, obbligò con un'altra bol- la i penitenti a denunziare alla in- quisizione quei sacerdoti, dai quali fossero interrogati sul nome dei com- plici. Maggiori furono le provviden- ze prese da questo Pontefice sul ma- trimonio. Sicome facilmente si sciol- geva in Polonia, colpa delle curie vescovili, così prescrisse a que' vescovi l'osservanza de' sagri canoni, e perchè si era sparsa colà la voce aver egli tolto gli impedimenti canonici nel matrimo- nio, in cui uno o tutti e due i con- traenti professassero apertamente l' e- resia,ne confutò la calunnia. Per impe- dire poi la facile dissoluzione dei ma- trimoni i, dichiarò ai 3 novembre 1741 in qual forma, con qual or- dine e avanti di chi si dovessero trat- tare i giudizi! delle cause matrimo- niali (Const. Dei miseratione ete, loc. cit. tom. XVI pag. 8). Stabib pm-e come dovessero re- golarsi gli ecclesiastici in occasione di un matrimonio fatto senza pub- blicazioni (Const. Dalis vobis, 17 noif. 1741 Ball. niag. tom. XVI p. 53. Ad Apostolicae etc. ^5 feb. 1742, loc. cit. p. 73), come pure in riguardo alla validità dei matrimo- nii tra eretici, o tra un eretico ed una cattolica, e viceversa (Const. Matrimonia etc. 4 ^ov. 1741 loc» cit. pag. 52 : Reddita sunt 1 7 fiept. 1746 loc. cit. tom. XVIII pag. 3 1 3 : Paucis abitine etc. 1 9 mart. 1758: Cam venerabilis, die eodem tom. XIX pag. 27 3i), prescriven- BEN do ancora in quali casi gli ebrei convertiti al cristianesimo potessero ripudiare le donne, die prima ave- vano sposate. Non isfuggi agli sguardi benefici di questo Pontefice la situazione eziandio delle chiese esistenti in mezzo agli infedeli. La prima, che fosse scopo delle sue apostoliche fa- tiche, si fu quella dei maroniti , prescrivendo, che da' maroniti si facesse una chiesa patriarcale, a- Tente otto, anziché sedici vescovi, e condannò la contribuzione, che da- vasi a quel patriarca per la distri- buzione degli olii santi, sostituendo altri mezzi di alimento. V. Maroniti. Assegnò centomila scudi del Pon- tificio erario, per assistere i popoli dello stato d' Urbino, della Marca e del- l' Umbria afflitti dal terremoto. Tol- se alle congregazioni dei vescovi e dei regolari la facoltà di dar licen- za alle monache di uscir dai con- venti sotto pretesto di salute, per r abuso, che se ne faceva in Porto- gallo. V. Const. Culli Sacrarum J^irginum^ i iun. 1741- Bull. Ma- gn. tom. XVI pag. 3o. Una sua bolla dei 3o giugno 1741 fulminava la scomunica a quelli, che facevano celebrar le mes- se lasciate in legato dai testatori in luoghi diversi dalla loro dimora, a cagion di risparmio ( Const. Quan- ta cura, 3o iun. l'j^i, Bull. Mag. pag. 35; Pro eximia etc. loc. cit. pag. 36 ). Prescrisse minutamente in capitoli il cerimoniale di civiltà e di convenienza da usarsi coi su- periori ecclesiastici e cogli eguali. (Const. Quod apostolus etc. data die i5 rnaii 1741- Bull. Magri. tom. XVI pag. 28 ). Raccomandò caldamente, ai i5 di agosto l'/^i, ai vescovi dell'lberuia l' esercizio del- le loro funzioni , e ordinò ai ve- BEN 27 scovi tutti, ed ai rispettivi capitoli, di eleggere quelli, i quali dovevano giudicare le cause ecclesiastiche fuo- ri della curia romana, a comodo dei litiganti , quando non si potessero destinare dei sinodi ( Bull. Maga. tom. XVI pag. 72). Eresse, ai 6 di ottobre i74i> sei cavalieri ecclesia- stici dell'Ordine militare equestre in onore della Immacolata Concezion di Maria, ristabilito in Germania da Carlo Alberto duca di Baviera , poscia imperatore Carlo VII /^. Bull. Benedict. XIV tom. I pag. 78 , nonché Concezione Immacola- ta, Ordine equestre. Beatificò solennemente ai 2 3 di aprile Alessandro Sauli, settimo ge- nerale dei cherici regolari di s. Pao- lo, detti Barnabiti, prima vescovo di Aleria, poi di Pavia ( Const. Beni- gnitateni etc. Bull. Bened. XIV tom. I pag. 46 ) ; stabili poscia ai 24 novembre non doversi celebrare le beatificazioni e le canonizzazioni dei santi, che nella basilica vaticana, se- condo r antico costume ( Const. Ad sepulcra^ic. data die 2 3 nov. 1741 loc. cit. pag. 93), stato interrotto da Benedetto XIII e da Clemente XII; confermò il decreto del suo predecessore, che ordinava si eseguisse- ro in un solo giorno, per evitar la trop- pa spesa, le doppie esequie da farsi ai Cardinali morti in Roma, aggiun- gendo che si dovesse osservare in perpetuo questo rito. V. Bullar, Magn. tom. XVI pag. 36. Confermò dipoi, ai 3 gennaio 1742, le costituzioni degli altri Pon- tefici risguardanti la clausura dei monisteri regolari , propose ai ve- scovi il metodo del Cardinal Bel- larmino per insegnar la dottrina ai fanciulli, e raccomandò loro cal- damente un tale ufUzio {Bull. Magn. tomo XVI pagina no e 1 08 ) . 28 BEN Confermò, ai i5 dello stesso feb- braio, l'abolizione fatta da Innocen- zo XII dei tribunali e giudici pri- vati di Roma e di quelli che po- scia potessero essere stati istituiti. Approvò la elezione di Carlo Al- berto duca di Baviera ed imperator di Germania, col nome di Carlo VII, e gli diresse un breve, nel quale gli manifestava non solamente la sua contentezza per s\ fausto avvenimen- to, ma eziandio le sue speranze, ch'e- gli sarebbe per favorire mai sempre gì' interessi della cattolica religione. Il re di Batgao e quello di Bat- titi, amendue del Tibet, spedirono al Pontefice il p. Vito da Recanati cappuccino, per ottenere da esso una missione di frati di quell' Or- dine. Aderì Benedetto XIV alle pre- ghiere di quei due principi, e racco- mandò ad essi caldamente la pro- tezione della fede cattolica ne* lo- ro stati rispettivi. L* insinuante ma- niem, colla quale li trattò nei suoi br^vi, unita al disinteresse dei cap- puccini, ottenne ad essi dal Tipa, viceré del gran Lama nel tem- porale, la libera predicazion del vangelo in tutto il Tibet F. Ti- bet. Celebrò agli 8 di aprile la so- lenne beatificazione di Camillo de Lcllis, canonizzato poi nel 1746. (Const. In virtutihus etc. Ballar. Btncd. XIV toni. I pag. 146), e diede alla luce ai 28 dello stesso mese la bolla, colla quale Urbano VIII canonizzò, nel 1625, s. Elisa- betta regina di Portogallo (loc. cit. p. 148). Confermò ancora, ai 18 giu- gno 1742, il decreto della congre- gazione dei riti, che concedeva il culto immemorabile, equivalente al- ia beatificazione non solenne, alla b. Giovanna di Valois ( (^onsL Ex- poni etc. loc. cit. jwg. 1 36). Ai 6 di BEN marzo approvò le virtù in grado eroico del venerabile Michele de Sanctis, religioso de' trinitarii scalzi della redenzione degU schiavi; e final- mente, ai 23 aprile del detto anno 1 742, dichiarò constare il martirio del venerabile Ignazio de Azevedo con altri trentanove suoi compagni gesui- ti mandati dal generale s. Francesco Borgia a predi-care la fede nel Brasile, i quali martirizzati furono nel 1570 dai calvinisti. Per togliere le controversie fra i vescovi ed i parrochi latini coi gre- ci e gli albanesi di rito greco, di- moranti nelle loro diocesi, confermò a questi ultimi tutti i privilegi con- cessi dagli antecessori loro, e fece un compendio distinto di tutto ciò, che doveano credere e praticare, e quan- to era lecito osservare ed ammet- tere. V. Greci, Albania e Cina. Benedetto dettò leggi utili alla morale del suo stato Pontificio. Bandi gli spettacoli immodesti, che si facevano da giovani nudi nei di festivi in diverse parti della campagna di Roma ( Const. Ni- hil profecto Bull. Bened. XIV to- mo I pag. 206) e con un motu- proprio diede leggi per la stipulazio- ne degli appalti sui beni della ca- mera apostolica. Volle si riunissero in un sol cor- po tutti i monaci basiliani di rito ruteno, assicurando con una lettera i loro vescovi per nulla essei-si di- minuita con tale atto la loro auto-r rità. Proibì ai monaci, cui soglionsi dare in Polonia le cattedrali e le archimandrie, di aggiungere il quar- to voto, di non brogliare alle digni- tà, stabilendo inoltre il grado di au- torità del metropolitano e del proto- archimandiita sui monaci di que- st'Ordine. F. Basiliani Ruteni, e Ar- cui man dhita. BEN Aggiunse nuovi decreti a quelli di s. Pio V e di Clemente XI di- retti ai vescovi, acciocché ne seguis- sero i dettati per la collazione dei benefìzii, principalmente di quelli ai quali è unita la cura d'anime ( Con- st. Apostolatus 19 aug. iSS'/. Bull. Rom. tom. IV part. II pag. 89 1 ). Dimostrò di poi in una sua bolla non aver obbligo i sacerdoti di amministrare la comunione nella messa privata, ed esortò nello stes- so tempo i vescovi a persuadere il popolo sovra tale argomento, che pur die' luogo a molte controversie per tutta r Italia. Dopo siffatte istru- zioni si fece a determinare, nel concistoro dei 26 novembre, do- versi tenere ogni anno agli 8 di- cembre cappella Papale nella basili- lica di s. Maria maggiore per la festa della Concezione della Beatis- sima Vergine ( V. Cappelle Ponti- ficie). Finalmente ai 18 dicembre manifestò non potessero dispensarsi dai voti semplici gli appartenenti alla congregazione della missione, se non dal Pontefice, o dal loro superior generale, e ciò allora soltanto quan- do la abbandonavano. Siccome soggetto di continue con- troversie era la chiesa della santa casa di Loreto, così a rimuove- re quelle controversie ordinò Be- nedetto, che si l'accogliessero tut- te le risoluzioni emanate dalla congregazione de' Cardinali, e che ri- dotte in compendio , e disposte per ordine alfabetico , fossero da- te in luce, dovendosi ricorrere al- l' autorità di esse determinazioni , all'insorgere di ogni ulteriore que- stione. Decise inoltre, che all'emer- gere di nuovi casi si avesse ricorso alla decisione della detta congregazione (Const. Humilitatis nostrce etc. i3 ianuar, 1743. Ballar, magn. t. XVI, BEN 29 p. 129). Stabih, ai 14 di febbraio, che in avvenire ogni Cardinale, al momento della sua promozione, do- vesse depositare, tempo un mese, cento sessantadue ducati d' oro pei maestri delle cerimonie partecipanti, e sessantuno pei non partecipanti; ed aggiunse, ai 1 5 dello stesso mese, l'arcivescovato d'Amasia in partibus neli'Anatoha al vescovato di Pavia, ordinando, che quel prelato dovesse intitolarsi vescovo di Pavia ed arci- vescovo di Amasia, ricevendo gli onoii a quest'ultima dignità spet- tanti. Ma di poi , il Pontefice Pio VII, colla bolla Paternae charitatis stiidium, nel 18 19, divise il titolo arcivescovile d'Amasia dalla chiesa di Pavia. Dopo maturo esame, fatto da una congregazione di uomini dotti, sta- bilì per legge perpetua doversi an- che i rei non confessi, ma convinti con indizii della maggior evidenza, pimire della pena ordinaria. Avvisò i vescovi spettare a loro soltanto il diritto di ordinare le preci pubbli- che; se la podestà secolare ne li pregherà, lo facciano; se lo farà senza domandar permesso, si oppon- gano, approfittando delle facoltà con- cesse dalla Chiesa per agire in caso di lesistenza. Ordinò si celebrasse la festa degli Apostoli s. Pietro e s. Paolo per otto dì, specificando giorno per giorno tutto ciò, che a loro onore praticare dovevasi (Bull. Benedici. XI F tomo I, pag. 270. Bull. magn. tomo XVI pag. 157). F. Cappelle Prelatizie. La camera apostolica, particolar- mente nel secolo XV, aveva con- tratto grandi debiti per sovvenire ai bisogni della cristianità. Soltanto dall'anno i534 al i655 aveva som- ministrato alla Francia, alla Polo- nia, alla Germania, e ad altri 3o BEN priìicipi cattolici, nove milioni e mezzo di scudi, pel frutto dei quali era obbligata a pagarne quattrocen- tomila all'anno. Non potendo sot- tostar essa ad un così grave peso, avevano i Pontefici costretto gli Ordini monastici e i canonici regolari dell'Italia, con grave lor danno, a supplirvi. Vi provvide Benedetto permettendo ai raonisteri di pagare il capitale, liberandosi così dai frutti ascendenti a ottantaquattro mila cen- to e settanta scudi annui. In segno di riconoscenza per tale concessione, risolvettero gli Ordini monastici di eternar la memoria di Benedetto XIV, e la congregazion cassinense gli fece erigere a Monte Cassino una statua di marmo , collocata nell' a- trio fra quelle degli altri Pontefici benemeriti dell' Ordine. Non perdette nemmeno Benedetto di vista la Camera, alla quale diede facoltà di poter venire all'estrazione degli uffizi vacabili posseduti dagli esteri, cioè da quelli che non fos- sero domiciliati in Roma, o al ser- vizio della Santa Sede. Le continue calamità, che da molti anni affliggevano lo stato ecclesiastico, aveano quasi esausto l'erario Pontifi- cio. Fu costretto perciò Benedetto ad aggravare i possidenti della città ed agro romano d'una imposizione, per una volta tanto sui redditi dei terreni e delle case. Nell'atto che decorava i canonici della cattedrale di Padova della cappa magna, e del rocchetto nel- r inverno, e di cotta sopra il roc- chetto nella state ( V. Padova ) prendea utili provvedimenti intorno le chiese situate nelle parti degli infedeli. Tolse alcuni abusi intro- dotti in Albania; prescrisse gì' in- terrogatori i da farsi ai vescovi del- l'Albania, della Macedonia, della BEN Servia, della Bulgaria, della Persia e dell'Armenia; proibì severamente d' imporre nomi maomettani ai bambini nati in grembo alla nostra Chiesa, e suggerì all' arcivescovo (U Antibari il modo di contenersi in riguardo ai beni ecclesiastici rite- nuti dagli infedeli, o dai cristiani, affinchè fosse evitata la persecuzione dei turchi, o l'apostasia dei fedeli. (Const. Urbeni Antibarum, 9 mari. l'j^i. Bull, magn. tomo XVIII, pag. 266. Cufìi Eticyclicasy 1 mari, 1754, loc. cit. tomo XIX, p. idi). Si trattava in quel tempo fra Maria Teresa d'Austria regina d'Un- gheria, e l'elettore di Baviera di secolarizzare alcuni vescovati di Germania, o levar dai piìi ricchi parte delle loro rendite. Ciò molto dispiaceva a Benedetto, memore già della soppressione delle due metro- poli di Magdeburgo e di Brema ,> e delle secolarizzazioni di altri ve- scovati e badie accadute nella pace di W^estfalia, con grave detrimento del culto divino e della ecclesiastica giurisdizione. Scrisse perciò ai principi cattolici della Germania acciocché non permettessero cotanto danno, ed ai ve- scovi perchè vi si opponessero con tutte le forze loro. Nella Germania, ricca più che mediocre rendita con- venivasi ai vescovi per resistere agli eretici, e per mantenere quelli che si convertivano; quindi falsa era la massima di dover secolarizzai'e i loro vescovati. Mentre tali cose si agitavano ester- namente, nuovi regolamenti dava in quell'anno 1 744 ^ t^^^ti i tribunali del suo stato. Segnò distintamente la fa- coltà ed i doveri del Cardinal peniten- ziere, e quelli degli uffiziali della pe- nitenzieria, prescrivendone il numero ed il metodo di eleggerh {V. Bui. magli, tom. XVI, pag. 260 , 281 , BEN Bull. Benedici. XIV, t. I, p. 3 19, 33o), con varie altre discipline atti- nenti a quel tribunale; dichiarò nul- la giovare alla diminuzione della pena la pronta confessione di quei finti sacerdoti, che avessero celebra- ta la messa od amministrata la pe- nitenza, e pi'escrisse di rilasciarli al braccio secolare per essere conde- gnamente condannati {V. Bui. magri. tom. XIX, pag. 28, 286 e 196, Bull. Rom. tom. IV, part. Ili, pag. 28, tom. V, part. II, pag. 200, tom. VI, part. I pag. 3), ammise i regolari agli effetti stessi della bol- la d'Innocenzo XII, di dover essere approvati cioè dall'Ordinario, dove da alcun penitente venissero eletti a confessori ( Const. Apostolica etc. Bullar. Bened. XIV, tom. I, p. 358); volle che tutti i pastori delle ani- me, i parrochi, i vicarii, gli econo- mi anche regolari, benché privi di slabili proventi per mantenersi, ap- plicassero in tutte le domeniche e feste dell'anno la messa parrocchiale pel popolo loro affidato, o la con- ventuale nelle cattedrali e collegiate pei benefattori delle chiese rispetti- ve. V. Bullar. Bened. XIV, tomo I, pag. 336. Permise al nunzio, ed all'arcive- scovo di Torino di esaminare i di- ritti dei benefizii semplici per con- vertirli in commende delle religioni militari di s. Lazzaro e di s. Mau- rizio , locchè da Gregorio XIII e da Pio IV era stato concesso. Il re di Sardegna, affine di dimostrargli la sua gratitudine, insigni della croce de' ss. Maurizio e Lazzaro d. Gio- vanni Lambertini pronipote del Pon- tefice con una commenda in Civita- vecchia, e creoUo gran croce dello stesso Ordine e perpetuo gran priore di esso in Roma collo stipendio di due mila scudi annui ( V. Bidlar. BEN 3i magn. tom. XVI p. 218). Proibì Benedetto ogni sorta di lavoro ser- vile nelle feste comprese nel tenipo, in cui si faceva la ricchissima fiera di Sinigaglia, e per compenso la pro- rogò di cinque giorni. Un suo breve tratta dettaghatamente in proposito di tutte le fiere dello stato eccle- siastico V. Bidl. magn. tom. XVI, p. 220 e 332. Confermando con una bolla i di- ritti ed i privilegii degli avvocati concistoriali, diede nella stessa una distinta idea dei loro uffizi. V. Bull. Benedici. XIV, 5 nov. ly^S tom. I pag. 38. L'esercito napoletano e spagnuolo, nel 1 742, si era avanzato verso Bo- logna a fissarvi i quartieri d' inver- no. Vane tornarono le rimostranze di questo Pontefice per impedire un passaggio di tanti eserciti per lo stato ecclesiastico; ma dovette accordarlo se volle mettem al co- perto da mali maggiori, ed accor- dandolo non potè impedirne la per- manenza anche troppo lunga. Ac- cresciuto per tal motivo a dismisura il prezzo delle derrate, minacciato lo stato Pontificio dal contagio che da Messina era passato nelle due Calabrie, nell'anno 1 744 finalmente i dominii Pontificii divennero il tea- tro della guerra. Allora anche gli austriaci inondarono quel suolo, ed il sangue scorse per quelle pacifi- che campagne. Erano passati tre mesi dacché le armate belligeranti stavano accampate nelle vicinanze di Veli etri senza uno scontro de- cisivo, quando il principe di Lobe- witz, comandante degli austriaci, le- vò il campo, ed avanzossi verso Ro- ma presso al ponte Molle. I napo- letani lo inseguirono in modo, che il Tevere solo serviva di divisione ai due eserciti. Il re di Napoli de- 32 BEN sideroso di baciare il piede al capo della Chiesa, convenne di entrarvi ai 3 di novembre. Le salve del- l'artiglieria di Castel s. Angelo die- dero avviso ai nemici del suo in- gresso. Dmò per un'ora l'abbocca- mento dei due sovrani nel giardino di Montecavalloj dopo il quale si recò il re a venerai^e i , sepolcri dei ss. Apostoli, ed a riconoscere tut- to ciò , che di più prezioso ofire il Vaticano. Ivi il Pontefice gh a- veva fatto apparecchiare un pran- zo sontuoso e ricchi donativi. Tras- feritosi di poi a pernottare nel deli- zioso palazzo di villa Patrizi a por- ta Pia, tornò la mattina seguente al suo campo. V. Castruccio Bo- namici, De rebus ad Velilras gestis anno i 744* Consacrò Benedetto XìV la cap- pella di san Giovanni Batista , ric- ca di preziosi marmi , che Gio- vanni V re di Portogallo avea fat- to fabbricare in Roma colla spesa di cinquecento mila scudi per collocarla nella chiesa di s. Rocco dei gesuiti in Lisbona. Dopo sì laboriosa fun- zione volle anche celebrarvi la mes- sa bassa, il che fu tanto gradito a quel monarca, che gli mandò in dono duecento mila scudi. Benedetto poi ne decorò l'altare col titolo di Pon- tifìcio. Agli 8 di maggio ly^^ si diede a visitare le chiese di Ro- ma, cominciando dalla lateranense. Insegnò ivi la dottrina cristiana ai fanciulli di quella parrocchia, ed e- stese molti decreti pel buon servi- zio della basilica. Ad istanza di Fi- lippo V, liberò gli abitanti dei re- gni di Castiglia, di Lione, e delle Indie spagnuole, dall' obbligo di a- stencrsi dalle carni nel sabbato, che non fosse di quaresima o di digiuno comandato, ed escluse i Cardinali, coslao temente assenti da Roma, dal BEN partecipare delle distribuzioni chiama- te del rotolo, quantunque vi ai trovas- sero al momento in cui si ficovaito. Una certa monaca, detta Crescen- za, era morta in odore di santità a Cauffbira in Isvevia, e sotto al suo nome si erano sparse per la Ger- mania alcune immagini dello Spirito Santo, in forma di giovane avve- nente. Appena Benedetto venne a conoscer tali cose, ordinò al vescovo di Augusta di aprirne il processo, e gli propose le cautele da usarsi in tali circostanze vietando nello stesso tempo di permettere si dipingesse lo Spirito Santo sotto forme uma- ne, e togliendo provvidamente altre somiglianti superstizioni. A tutto invigilava questo zielantis- Simo Pontefice, a tutto rispondeva con una instancabilità, che se non fosse attestata da tanti documenti, diverrebbe incredibile. Il Cardinale Portocarrero domandava, se potesse, come professo nell'Ordine di Malta, portar la croce ettagona di tela bian- ca suir abito Cardinalizio. Osservò Benedetto, che i monaci ed i frati professi, promossi al vescovato, devo- no portar l'abito della loro religione; che il vescovo di Malta, per lo piti cavaliere, porta la croce dell'Or- dine sulla mozzetta , che il Car- dinale d'Albusson, gran maestro di Malta, usava pure insignirsene, come si scorgeva da un suo ritratto; final- mente, che una medaglia del Cardinal di Lerdala lo rappresentava colla cro- ce bianca sulla mozzetta; in base di queste e di altre ragioni stabi Pi, che i Cardinali professi e di qualun- que milizia potessero portare la cro- ce suindicata, che è l'abito della lo- ro religione. Esortò dipoi i vescovi a dimostrare ai popoli quanto sia grave il peccato di usura, reprimen- do prima i discorsi di quelli, che BEN Io spacciavano come indiiTerenle, ed indi stal)iIendo non si potessero au- mentare i frutti dei censi più del quattro per cento (Bull, niagn. t. XVI p. 328 ep. 3i). Finalmente, con una sua bolla in nove articoli, dimostrò potere i vescovi visitare le chiese parrocchiali rette dai regolari quan- do non vi risiede il generale del- l' Ordine ( l^. sess. del concil. Trid. i5j cap. XI, de regala. Boll. magn. tom. XVI, pag. 591). Ai 4 gennaio prescrisse l'ordine ed il numero de- finito delle famiglie nobili di Roma, e prefìsse il metodo da tenersi nel- lo ascriverne di nuove, tra le quali essere doveano tutte quelle dei ro- mani Pontefici [Bidl. Benedici. XIV ^ tom. I, pag. 596). Approvò ai i5 d'aprile 1' Ordine degli scalzi della congregazione della santissima Croce e della passione di Gesù Cristo, isti- tuito dal padre Paolo dalla Croce e detto perciò Passionisti ( Vedi V articolo rispettivo ). Il di 29 giugno 1746, dedicato alla memoria dei santi apostoli Pie- tro e Paolo, canonizzò s. Fedele da Sigmaringa, s. Camillo de Lellis, s. Pietro Regalato , s. Giuseppe da Leonessa, s. Cateiina Ricci, stenden- done egli medesimo gli atti (V. Ada canonizationis quinque sanctonim ctc. , adjectis etiani pluribus aeneis tahidis y sive Supplementum secun- dum ad opus de canonizatione san- ctorum, Venetiis 1768); atti ch'e- rano già inseriti nel tomo V del- l'opera De canonizatione sanctorum, Roma 1747} terza ediz. fatta dal gesuita portoghese Azevedo. , Celebrò poi il Papa la beatificazione solenne in diversi tempi di Girolamo Miani, di Giuseppe Calasanzio , di Giovanna Francesca Fremiot de Chantal , e di Giuseppe da Copertino. Confer- mò finalmente il culto immemorabile VOL. V. BEN 33 di Colela Boilet, di Stefana de Quin- zanis, di Alvaro de Cordova, di Pietro Gonzales Teimo, di Giovan- na di Valois, di Girio dei conti Lunelli di Linguadoca, di France- sco Patmi, del Cardinal Nicolò Al- bergati, di Pacifico da Ceredamo , di Ladislao di Gieluiom , di Mar- colino, di Enrico da Bolzano, di Angelo da Clavasio, di Gabrielo Fer- retti, di Giovanni Liccio, di Giovan- na detta volgarmente Vanna, di O- dorico Mattiussi, di Ugo degli Atti, e di Serafica Sforza, approvando il semplice culto di Benedetto da Fla- dello, ed il culto antico di s. Ma- rone abbate. Il vescovo di Brixen ed altri, do- po aver ottenuta da Benedetto la fa- coltà di poter dire 1' uffizio e cele- brare la messa del b. Andrea della Terra Brissense , ucciso dai giudei in odio alla fede quando non ave- va ancora compiti li'e anni di età, ne domandarono la canonizzazione. Colse egli questa occasione per di- mostrare con un breve eruditissimo, dei 2 3 maggio i755, non essere conveniente di cononizzare i bambini; primo per la novità ; secondo per non avvilire questo rito colla trop- pa frequenza; terzo perchè i fedeli niun esempio di virtù possono trar- re da quella cosi tenera età. Vol- le perciò dovesse il promotor della fede risponder in simile maniera ogni volta che in tale argomento venisse richiesto. Per maggiormente allettare i ve- scovi alla residenza nella diocesi con- cesse loro, quando vi si trovassero, l'alternativa delle elezioni ai bene- fizii vacanti nei mesi in cui la col- lazione spettava alla Santa Sede. Tuttavolta limitava tale costume a tutto il suo Pontificato. Urbano Vili aveva istituita la congregazione della 3 34 BEN residenza affinchè decidesse sulle con- troversie nate in proposito ; ma que- sta venne a poco a poco a mancare. Benedetto la rinnovò con una co- stituzione dei 3 settembre e nuove norme stabilì opportunissime. Man- dò nel mese di agosto 174^ le ià- scie benedette al neonato arciduca Giuseppe primogenito di Francesco I, eletto in quell'anno imperator di Germania in Francfort; fascie che presentate vennero da mons. Ser- belloni, alloi^a nunzio alla corte di Vienna. Leonardo Chizzola , arcidiacono della cattedrale di Brescia, già a- vanzato in età, recossi a Bologna e vi vesti l'abito dei gesuiti, senza prima averne data parte al Cardi- nal Quirini suo vescovo. Restò que- sti molto dispiacente, perchè con ciò la sua chiesa perdeva il più bell'or- namento , ed i poveri rimanevano privi di un grande benefattore. Pressò egli dunque colle più calde istanze il Pontefice, acciocché impe- disse colla sua autorità a qualun- que cherico di passare agli Ordi- ni jegolari senza aver consultato il suo Ordinario. Gli rispose Benedet- to, come s. Gregorio Magno avea det- to a Desiderio vescovo di Vienna in Francia, quando Pancrazio diacono avea abbandonato 1' Ordine monasti- co : « accendetelo colle pastorali esor- tazioni acciocché non si raflieddi il fer- vore del suo desiderio ". Con siffat- te ragioni significò a quel Cardinale essere inutile un'apposita Pontifi- zia costituzione, essendo assai raro il caso che un arcidiacono voglia spogliarsi dell' uffizio di cui gode , per sottomettersi alla regola mo- nastica. A togliere gli abusi intorno al battesimo degli ebrei, stabili con altra costituzione: i." senza il con- BEN senso dei genitori non essersi mai ricevuto dalla Chiesa l'uso di bat- tezzarli; 2." darsi la sola eccezione, nel caso in cui fossero in pericolo di vita, ed abbandonati dai loro parenti; 3." essere tuttavia vali- do anche il battesimo dato nei casi , in cui non è lecito il conferirlo; 4.° in quest'ultimo caso non do- versi restituire i figli ai genitori ebrei, ma allevarH presso i cristiani nella fede cattoHca; 5.° per prova finalmente del loro battesimo ba- stare il testimonio di un solo. Trat- tò poi del battesimo degli adulti e molto si diffuse in diverse quistioni sull'argomento [Ballar. Benedici. XI F, tomo li, pag. 186). Volle che le parrocchie, separate dalle badie dai cui dipendono, fossero sog- gette alla giurisdizione del vescovo della loro diocesi, eccettuato sempre il territorio proprio, che circonda la badia , e stabih alcuni compensi da somministrarsi agli abbati per l'utile perduto. Per riconoscere il Pontefice se erano state eseguite le beneficenze ordinate da lui a favore del porto di Civitavecchia, risolvette di recarvisi con nobile accompa- gnamento. Molto si distinse per la sua pietà nei sette giorni in cui vi si trattenne. Servì a tavola tutti i malati dello spedale dei Fate bene fratelli, come pure quelli che appar- tenevano all'altro dei forzati, rega- landoli letto per letto di confetture squisite e di uno scudo. Rimase sod- disfatto per ciò che concerneva alla esecuzione de'suoi ordini, cioè per la franchigia posta in vigore in quel porto, per la erezione di una nuova fontana e per la piazza resa più ampia allo scarico delle merci ec. Tre lapidi furono destinate a ren- der perpetua la memoria di tali be- nefìzii. BExN Molto insisteva presso il Ponte- fice il re di Sardegna, acciocché insignisse del titolo di vescovo in partibus il Cardinal Vittorio Ama- dei delle Lanze, suo elemosiniere maggiore, ossia cappellano maggiore nella regia corte di Torino. Conside- rò Benedetto i .** che quegli il quale ■viene decorato della porpora, re- sta sciolto dalla chiesa sua sposa, dove air opposto, eletto vescovo do- po il Cardinalato , rimane sposo alla chiesa cui deve dirigere ; 2.° che una volta altri Cardinali non erano vescovi fuori dei sei suburbi- cari , sembrando allora non poter convenire col Cardinalato la dignità episcopale, ciocche si è introdotto col tempo. Chi volesse però veder discusso con profonda erudizione quest' ultimo punto, legga il suo breve diretto all' Amadei , Cum a nohis etc. dai. die 4 ^"g"* I747- Bull. magn. tomo XVII pag. 172. Benedetto ai 4 settembre approvò le virtìi in grado eroico del ven. p. Pie- tro Clave della compagnia di Gesù, e beatificò solennemente ai 29 set- tembre Girolamo Miani , fondatore dell'Ordine dei somaschi. Ad istan- za dell' imperatore Massimiliano , il Pontefice Alessandro VI avea dichia- rato non essere esente dalla giuris- dizione del vescovo di Spira il capi- tolo secolare subentrato nel moni- stero benedettino di Odonheim, av- vegnaché quel capitolo, col doman- dare al vescovo la licenza di trasla- zione , avea da se stesso riconosciuta la sua soggezione, onde, essendo insor- ta nuova lite, Benedetto vi provvide acconciamente. In quel tempo di- resse Benedetto efficace allocuzione al sacro Collegio affinchè fossero soc- corsi i cattolici dimoranti in Berli- no per la costruzione di una cliiesa, avvalorando l'esortazione col suo e- BEN 3*) sempio, malgrado le angustie in cui si trovava il Pontificio erario. Bejolò ancora con ottime leggi i tribunali criminali. Stabilì il nu- mero dei giudici, dei luogotenenti al tribunale del governatore , ne prescrisse i giudici , gli stipendi , i fiscah, i notai ec. f^. Ballar, magn. tom. XVII, pag. 2i5, loc. citato; tom. XVIII, pag. 4o, 48, e 178. Sul principio del 1748 si adoperò con ogni cura a sradicai^e molti abusi introdotti nel tempo di carnovale, di- rigendo a questo fine una lettera cir- colare a tutti i vescovi dello stato ec- clesiastico. Vietava in essa di prolun- garne l'ultimo giorno oltre la mez- za notte, e 1' uso delle maschere nei venerdì e nei giorni festivi. Alla pravità degli im moderati baccanali opponeva gli esercizii di pietà,, mas- simamente nei tridui col Santissimo esposto, concedendo indulgenza ple- naria a quelli che vi concorressero. F. Ballar. Benedicti XIV, tomo IL pag. 375. Erano troppo ristretti i dominii di Giovanni V re di Portogallo, perchè ad essi soltanto limitare si dovesse- ro le sue provvide cure onde pro- muovere il cattolico culto. Ordinò quindi al commendator Sampayo, suo ministro in Roma, di farvi stam- par nobilmente il messale romano, e nello stesso tempo ancora, di con- certo col Pontefice, il martirologio ridotto in volgare. Non poteva a- prirsi più bel campo alla vasta erudizione di Benedetto. Si de- dicò egli all' uopo col più felice successo, pubblicandolo coi tipi del Vaticano, inserendovi un breve di- retto a quel monarca, nel quale dot- tamente si diffijnde ad indicare i motivi, che lo indussero a correg- gere ed accrescere la nuova edizio- ne {Ball, Benedici. XIV, tomo II 36 BEN pag. 43 !•)• Elesse a comultoie nel- la congregazione dei riti il p. Aze- vedo, gesuita peritissimo in liturgia, quantunque un altro ve ne fosse nella congregazione di quella reli- gione, e stabili, che morti ambedue, vi si avesse a sostituire perpetua- mente un gesuita. Volle con ciò dare una prova della sua stima verso quella utile compagnia. V. Bull, magn. tomo XVII pag. 227. Confermò i privilegi dell'Ordine militare di s. Stefano nella Tosca- na, del quale Francesco I impera- tore era stato fatto gran maestro, concedendo a quei cavalieri il di- ritto di presentarsi al Pontefice col- la spada al fianco. Eresse una cat- tedra di matematica, ed una di chimica nella università della Sa- pienza di Roma , assegnando due- cento scudi annui per ciaschedu- no ai due professori. La sua costi- tuzione Postulatum etc. [Bull, ma- gri, tomo XVII. pag. 214), data ai 16 settembre 174^5 prescriveva il metodo da seguirsi nell'esame del- l'opera Mistica ciudad de Dios, scritta dalla venerabile Maria di Gesù, superiora nel convento delle monache osservanti d' Agreda nella diocesi di Tarragona, condannala dalla Sorbona nel 1697» e da alcu- ni difesa. Sotto il Pontificato di Urbano Vili tanto erano cresciute in nume- ro le feste di precetto, che i giorni rimanenti non bastavano ai poveri per provvedere mediante il lavo- ro alla propria sussistenza. Una bol- la adunque di quel Pontefice, dei 1 3 settembre 1642, ne circoscrisse di molto il numero, ne lasciò a ciascun regno, provincia, città, o castello che la festa di precetto d'uno solo dei santi protettori. Clemente XI vi ag- giunse in seguilo quella della Con- BEN cezione di Maria Santissima, ma le feste, che ancor rimanevano non po- che brighe dar dovevano a Bene- i^etto XIV. Diede in luce perciò una dissertazione, nella quale avvi- sava al modo con cui molte feste po- tevano sopprimersi, poiché diceva egli oltre al danno, che ne veniva a risen- tire la classe delle persone poco agia- te, era anche diminuita colla fre- quenza la premura dei fedeli per la loro esatta osservanza [De ca- noniz. ss. lib. IV part. II cap. XVI). Non volendo nullostante de- cidere la cosa da se solo, l'umile Pontefice la sottomise alla conside- razione di quaranta uomini dotti, i quali colla pluralità dei suffragi con- fermarono ciocche era stato da lui proposto. Secondo il consiglio di diciotto fra loro accordò l'indulto ai vescovi di poter permettere il lavoro in alcuni dì festivi nelle loro diocesi, non dispensando però dal- l'obbligo di assistere alla messa. In- sorse intanto una seria questione fra il Muratori, sotto il fiuto no- me di Lamindo Pritanio j ed il Cardinal Quirini circa la maggior diminuzione delle feste. Benedet- to fu sollecito a troncarla fulmi- nando per lo avvenire la scomuni- ca a chi pubblicasse una qualche scrittura, fosse favorevole, o no in tale proposito. Aderì poscia il Pontefice alle sup- pliche di Carlo Emmanuele re di Sardegna, arricchendo del privilegio di città la terra di Pinerolo in Pie- monte, ed erigendola in vescovato suffraganeo all'arcivescovo di To- rino. Benedetto decorò Giovanni V di Portogallo del titolo di Fedelissimo y che dovette essere ereditario nella sua famiglia. Gliene spedì il breve senza prima averlo avvertito e senza I BEN aspettare il suo consentimento, poi- ché temeva di ritrovare anche in qqesto sovrano il particolare disin- teresse, che suggerì al suo prede- cessore Sebastiano la bella risposta con cui rifiutò il medesimo onore esibitogli da s. Pio V : Di nulla più gloriarsi che di essere riconosciuto dalle sue azioni figlio ubbidientissi- mo del romano Pontefice. Non cre- dendo bastevole Benedetto questa dimostrazione della stima del re Giovanni^ e in cui egli teneva i me- riti distinti degli antecessori suoi verso la Santa Sede, gli indirizzò ancora la nuova edizione del suo martirologio romano ch'egli con in- credibile fatica e pompa di sacra erudizione poco dopo diede alla luce. Nel concistoro secreto dei 3 di marzo 1749» tenne ai Cardinali una eloquente allocuzione, animandoli ad adoperarsi, acciocché il culto reli- gioso fosse prestato col maggior pos- sibile decoro. Ne si limitò il suo ze- lo a parole, ma più efficacemente ebbe ad eccitameli coli' esempio. Non contento dei ventimille scudi da lui somministrati nel 174^ al capitolo della basilica liberiana, ne rifece il portico, del quale si recò con pubblico apparato a gettare la prima pietra. Vi eresse la facciata adorna di statue, e vi stabili una vasta loggia, da cui il Papa dare do- veva al popolo la benedizion solenne nella festa dell'Assunzione della bea- tissima Vergine. Sorsero dalle fon- damenta per sua opera gli edifizii attigui, e quelli che di già esiste- vano, furono a più bella forma ri- dotti. Rinnovò pure la parte inte- riore dello stesso tempio che maesto- samente pur venne da lui decorato. L' altare Pontificio fu nondimeno scopo principale delle sue cure. Era BEN 37 stato esso eretto da Pasquale I, e ri- staurato da Clemente III, venne al- la fine abbellito e consacrato per la terza volta da lui ai 3o settembre 1750. Perchè poi si potesse sup- plire alla spesa della sua conserva- zione, lo airicch'i della pensione an- nuale di cinquecento scudi sulla chiesa della santa casa in Loreto, che avea ricchissime rendite. Fe- ce rinfrescare i mosaici e le pitture della basilica di s. Paolo, colle qua- li continuò la serie cronologica dei sommi Pontefici, scopertasi nel dicem- bre 174B, e la completò fino al suo tempo. Fece munire di sei cerchi di ferro la cupola famosa del Vati- cano che minacciava rovina, seguen- do il consiglio del mai'chese Giovan- ni Poleni, professore presso la uni- versità di Padova ( V. Basilica Va- TicAjfA), il quale ricevette in com- penso mille scudi, una tabacchiei-a d'oro, alcune preziose corone, ed una pensione di centocinquanta scudi annui sul vescovato di Padova a vantaggio di un suo figlio sacerdo- te. Riimì, ed eresse nel muro ester- no della cappella di s. Lorenzo, il celebre Triclinio Leoniano, facendo- vi rimettere la iscrizione dettata da Anastasio bibliotecario, e quella del Cardinal Barberini, insieme ad un'al- tra fatta scolpire dal medesimo, quando fu eletto Pontefice. La chie- sa di s. Croce in Gerusalemme ri- pete da lui la facciata, la volta, gli stucchi d' oro e gli altrì ornamenti che la rendono così maestosa al pre- sente, e la unì all' altra di s. Giovan- ni Laterano con una vaga strada fiancheggiata d' alberi variamente disposti. (V. la Storia della chiesa di s. Croce in Gerusalemme del Cardinal Besozzi. Roma 1 750 ). Aggiunse una corsia allo spedale di s. Spuito presso al quale fabbricò 38 BEN un ampio cimitero. Fece collocare nella piazza di Monte Ci torio il maestoso piedistallo, sul quale vole- va innalzare la colonna di Antoni- no Pio: piedistallo che poscia dal Pontefice Pio VI fu trasferito al museo insignito del suo nome, e che dal regnante Pontefice fu collocato nel giardino Vaticano, detto della Pigna. Fece levare dal Campo Mar- zo r Obelisco del Sole, non poco danneggiato dalle ingiurie del tem- po. Riedificò la cappella maggiore della chiesa di s. Apollinai-e, non risparmiando spesa perchè vaga- mente riescisse adornata. Fece sorgere di nuovo dalle fonda- menta la chiesa dei ss. Pietro e Marcellino, una volta suo titolo Car- dinalizio, come pure la cappella mag- giore della chiesa dei ss. Silvestro e Martino ai Monti. Aggiunse la cupola alla chiesa di s. Maria di Loreto, e ne ampliò il portico, compì la maestosa facciata della fontana Trevi, e ristorò finalmente il tem- pio della Rotonda. I pirati barbareschi cominciarono intanto a molestare le spiaggie dello stato Pontifìcio. Benedetto non mancò di farne rimostranze all' imperato- re, il quale, conchiuso colle poten- ze africane un trattato di pace, re- cato avea pregiudizio al commer- cio ed alla sicurezza dei suoi sud- diti. Tah giuste doglianze però non furono prese in considerazione co- me meritavano , e tutte le potenze italiane furono obbligate a man- dar in corso dei navigli armati per pioteggere il loro commercio. Un corpo di duecento napoletani, con sommo stupore di tutti, cinse frattanto la città di Benevento con blocco per avef nelle mani trentasei diserto- ri colà rifuggiate Non mancarono disgustosi contrasti fra le due cor- BEN ti affine di sostenere i propri di- ritti, ed un'aperta scissura sarebbe avvenuta, se il marchese Rocca, mi- nistro della Santa Sede presso il re delle due Sicilie, non avesse acco- modata ogni cosa. Molto si distinse per la sua pietà questo Pontefice nell'anno santo 1750. Non avendo alcun rispetto alla età, della quale era aggravato, compì le prescritte trenta visite alle quattro basiliche, esercitandosi in molti atti di cristiane virtù. Soven- te recavasi ad un palazzo in Borr go fatto aprire da lui ai vescovi, prelati, sacerdoti e chierici pellegri- ni, a favore dei quali prodigava le opere più distinte di ospitalità. Pure non mancarono motivi di amarez- za a Benedetto, in mezzo alla conso? lazione che provava pel numeroso concorso di forastieri venuti a Roma a fruire delle indulgenze di quell' anno. La diocesi di Aquileia mancava di un capo spirituale , giacché da molto tempo non era hbero al par triarca l'esercizio delle sue funzio- ni. Il Papa, costretto a provveder- vi per non mancare ai doveri del suo ministero, deputò Carlo canoni- co di Basilea per vicario apostolico. Tanto dispiacque una tale determi- nazione alla repubblica di Venezia, che ritirò pubblicamente da Roma il suo ambasciatore ai 19 luglio. Questa fu una delle sue amarezze. Due birri entrarono due giorni do- po in una bottega di piazza Navo- na, vicina allo spedale di s. Giaco- mo degli Spagnuoli, per farvi qual- che spesa. Due famigliari di quell' istituto pretendendo fossero viola- ti i loro diritti , li assalirono e disarmatone uno, lo rincliiusero in una cantina dello spedale. Se ne of- fese gravemente l' ispettore delle carceri, ed accompagnato da gran BEN numero di birri si recò a libcrar- iielo colla forza. Divulgossi tosto per Roma, che il Cardinal Portocarrero, ministro del re di Spagna, si sareb- be ritirato dalla corte Pontificia, co- mechè la giurisdizione di questi luo- ghi non appartenesse a lui, ma ben- sì agli amministratori delle chiese e della casa di s. Giacomo. Spedirono questi due deputati a Madrid, accioc- ché direttamente esponessero a quel sovrano i motivi delle loro querele, e ne lo avvertissero nello stesso tem- po aver Benedetto ordinato al go- vernatore di Roma di lasciar libe- ro passaggio innanzi ai detti stabi- limenti a qualunque birro armato, per dimostrarsi assoluto padrone delle strade di sua capitale. Rispose il re cattolico sul fine di agosto, ri- mettendo l'affare al ministro, al qua- le in seguito appartener dovrebbe la giurisdizione sulla chiesa e sullo spedale, di concerto cogli ammini- stratori in tutto ciò che nascer po- tesse di simile al fatto trascorso. La differenza in tale maniera fu accomo- data . Non così facile a com porsi fu un'altra controversia nata sul fine di luglio. 11 re cattolico si era mol- to impegnato a stabilire nella sua capitale, indipendentemente affatto da Roma, tribunali e giudici su- premi per la decisione delle cause ecclesiastiche, nonché ad avere l'as- soluta disposizione di tutti i vescovi e benefizii vacanti, e la permissione ad ogni vescovo spagnuolo di dis- pensare nei matrimonii in terzo e quarto grado senza l'obbligo di ricor- rere al nunzio Pontificio, come fino allora si praticava. Monsignor Figuei- roa, nuovo uditor di Rota spagnuo- lo^ fa di ciò incaricato presso la santa Sede. Commosso Benedetto, affinchè fossero conclusi questi affari, maa- BEN 39 dò istruzioni al nunzio di Spagna, ed * csortollo a far vivissime rappresen- tanze presso la corte di Madrid , e perchè si procurasse l'appoggio del clero più ragguardevole di quel- la nazione. La cosa fu definita nel 1753. Insorsero non per tanto difficoltà intorno alla nomina ai benefizii resi- denziaU e semplici in Ispagna, ec- cettuato il regno di Granata e l'In- die, pretendendone quei sovrani la nomina in virtù del padronato uni- versale in qualunque tempo e nei casi pure di riserva. Dopo varii con- trasti si venne alla fine a questo temperamento: riserbarsi il Pontefice alla sua libera collazione, e dei suoi successori, cinquantadue benefizii per poter con essi premiare gli ecclesia- stici spagnuoli distinti per costu- mi , per letteratura , e pev servi- gi prestati alla Santa Sede, f^edi Spagna. Il Cardinal Protocarrero ebbe commissione nel lySo dalla sua cor- te di ottenere dal Pontefice l'accet- tazione della rinunzia del Cardinal Infante d. Luigi, non meno alla por- pora che alle mitre di Toledo e di ^ Siviglia. Si voleva che fosse ciò maneggiato in modo , da lasciare un conveniente assegnamento ai due arcivescovi da eleggersi in suo luo- go, restando a titolo di pensione o di commenda, i centocinquanta- mila scudi residui da quella pingue i-endita; ma tali maneggi non eb- bero effetto che nel 1754. Il re di Sardegna pure si rivolse alla Santa Sede con urgentissime istanze acciocché fosse contemplato nella vicina promozione di Cardinali, con cui decorar si voleva V anno santo, monsignor Meri ini, nunzio pres- so la sua corte. Benedetto, per ischi- vare ogni impegno, non la pubblicò 4o BEN uè in quella occasione ne alla ric- correnza del giorno anniversario del- la sua esaltazione al trono come prima aveva stabilito ; perocché ben conosceva che le mire del Piemonte tendevano a formai* un comodo pa- trimonio al duca di Savoia suo fi- glio, mercè le rendite delle più ric- che badie di quel regno. Non man- cò ancora la Germania ad aggiun- ger occasione di amarezza a questo egregio Pontefice. Gli venne fatto conoscere invitarsi dall'elettore di Magonza i negozianti di professione protestante a fermar la loro dimora nella sua capitale, promettendo loro, non solo i privilegi e le esenzioni di cui godono i naturali del paese; ma ancora T esercizio di culto più esteso di quello che negli altri luo- ghi avessero goduto in forza del trattato di Vestfalia. Non indugiò Benedetto a scriver a queir elettore, perchè con una formale dichiarazione dileguasse del tutto ogni sospetto in- torno alla sua pietà. Vi aderì vo- lentieri il Magontino e nella sua risposta dimostrò quanto falsa e ca- lunniosa sia stata quella risoluzione a lui attribuita. Era insorta oltre a ciò una dif- ferenza, fra i conti della casa di Hoenloe perchè uno di loro, il qua- le era cattolico, aveva sospesi i mi- nistri luterani dall'esercizio delle loro incombenze. Benedetto, dopo averlo comunicato al concistoro con una allocuzione, alla quale diede princi- pio col testo : Fox in Rama audi- ta estj ploratus et ululatus ec, spe- di intorno a ciò un breve all' im- peratore. Gli raccomandava, colle pjù efficaci espressioni, di mantenere con particolare fermezza i diritti della cat- tolica religione, imperciocché a lui solo spettava il dar giudizio intorno alla condotta dei principi protestan- CEN ti. Ciocché poi riuscì di maggior dolore alla chiesa universale si fu la persecuzione sofferta dai cristiani nella Cina, per parte di quell'impe- ratore. Perdutosi da lui in un pun- to la consorte ed un figlio, era stato colpito da un accesso di pazzia, la quale indubitatamente avrebbe sfo- gata sopra i suoi ministri, se essi, per istornare dal loro capo il ful- mine, non avessero accusati i catto- lici d'intelligenze nocive agli inte- ressi di lui, e di trame contro la sua vita. Discese perciò alla barbara determinazione di far decapitare il vecchio vescovo di Moncastro, il qua- le da trenta anni governava quelle missioni, e squartare quattro dome- nicani con due gesuiti, rinnovando i più rigorosi editti dei suoi prede- cessori contro i cristiani. I missio- nari poi dimoranti in Pekino do- vettero la loro vita alle calde istanze di alcuni gesuiti bene accetti al mo- narca, i quali non erano stati attac- cati dalle calunnie per la defe- renza da lui usata verso di essi, in vista dell' utile che ne ricavava colle cognizioni di astronomia, di architettura e nell'arte delle forti- ficazioni. A tutto ciò si uiiì la frenesia in cui cadde monsignor Dumenil lore- nese vescovo di Volterra in Tosca- na. Egli aveva sostenuto risentite contese col ministro della reggenza di Firenze quando nel i74<^ passò a Roma per ricevere la consaci^azio- ne. 11 Pontefice, persuaso della eru- dizione profonda di quel prelato, cre- dette doverlo dispensare dall' esame, cui subir dovevano tutti i vescovi d'Italia, secondo il costume intro- dotto da Clemente Vili. Presenta- tosi a Benedetto fu eccitato fami- gliarmente da lui a scrivere una lettera al ministro, il quale preten- BEN deva d' altronde una soddisfazione. Mostrò difficoltà il Dumenil a con- discendere a quest* atto di urbanità, il quale avrebbe ristabilita la con- cordia. 11 Papa non credette allora dover più insistere. Un altro gior- no, trovandosi insieme il Papa, disse a Dumenil con piglio amichevole : /^o- glio monsignore che scriviate questa lettera ufficiosa. Ed io non voglio, rispose con fermezza il vescovo. Vi sono ancora monsignore , riprese il Pontefice adirato per la sua au- dacia, delle carceri pei vescovi. Se io avessi conosciuto il vostro umore non mi sarei dimostrato in riguar- do vostro così benevolo^ ne vi avrei consacrato. — In qualunque caso mi appellerò al concilio generale, re- plicò il prelato. Si accese in volto Benedetto per la petulanza di costui: ma reprimendo tostamente la sua alterazione, con animo pacato lo li- cenziò. Ritornò fra poco in Toscana il Dumenil, dove fu arrestato per or- dine del Papa. Dopo scorsi sette mesi di prigionia nelle carceri di Firenze fu consegnato al Lucatelli governatore di Acquapendente e condotto dai coi'azzieri in castel s. Angelo. Non tanto la mancanza di rispetto verso la sua persona, quan- to il desiderio di evitar degli im- pegni colla reggenza di Firenze, in- dussero Benedetto a siffatta misu- ra di rigore. E nel mentre che sta- va in prigione, gli fece eziandio significale dover rinunziar al ve- scovado, se riacquistar voleva la sua libertà. Ma non valsero in- sinuazioni, non minacele perchè vi si decidesse, che anzi tutto pene- trato dalla sua inevitabil rovina, co- minciò ad alterarglisi in modo la fantasia, che in sul giunger della state fu giudicato frenclio). Si ci"tì- BEN 4i dette ciò da principio essei'e fin- zione ; ma nell'aprirsi le porte del- la prigione l'esperienza fece co- noscere doversi ripetere realmen- te da fisica indisposizione quelle aberrazioni , per cui al fine di ot- tobre fu trasportato alla Lungara. Non si risparmiarono ivi cure a suo riguardo; fu trattenuto in un luogo separato dagli altri pazzi, e servito da due persone, ed assistito dal Pon- tefice, il quale mise in opera ogni mezzo fygrchè ricuperare potesse la salute della mente. Non la riebbe mai più. Fu ricondotto a castel s. Angelo dove gli si permise il pas- saggio pei prati della fortezza, e vi rimase fino all'anno 1784 in cui compi la sua carriera mortale. In mezzo a tante dispiacenze la Provvidenza volle coronare i desi- derii di Benedetto colla pace gene- mie fra le potenze cattoliche. Non solo il flagello della guerra cessò dal devastare le provincie, ma se ne dileguò perfino il timore; mer- cè la diligenza dei sovrani nel con- validare la pace d'Aquisgrana, qua- si entrassero tutti nelle sollecitudi- ni del Pontefice che pacifico bra- mava tutto l'anno santo lySo, ac- ciocché potessero liberamente i pel- legrini condursi a Roma. In quell'anno emanò Benedetto alcune rischiarazioni sulla immunità ecclesiastica dichiarando che un reo di delitto eccettuato, cioè omicidio proditorio, meditato e volontario nella rissa, debba essere estratto dal luogo immune e consegnato all'autori- tà secolare, e poter essere di là estratti anche gli eretici fuggiti dalle carceri dell' inquisizione. Terminato 1' anno santOjContinuò nel seguente lySi a dimostrare Benedetto la sua vigilan- za nell'apostolico ministero. Inviò la rosa benedetta a Bologna sua 4-2 BEN patria, e tliocle mano a fulminare là setta de' Liberi Muratori. Prima dell'anno ly/f.^ dava mol- to a dire di sé per l'Europa quel- la setta. In questo anno fu però essa estin>ta in Vienna d' Austria dal- la regina d'CJnglieria. Ma siccome alcuni di essi andavano spargendo non aver alcun effetto le censure fulminate dalla Chiesa contro di loro, perchè non era stata confermata la bolla di Clemente XII da Benedetto: egli credette necessario di promul- gare una nuova costituzione diret- ta ad estirpare così abbominevo- li errori. Rimaneva con essa con- fermata quella del suo predecessore, e nuovamente condannati venivano sei capi della setta medesima ed invocato eia contro di loro il braccio dei principi e delle repubbliche seco- lari (Const. Proi'idas eie. dat. die 1 8 maìi 1 75 1 Bui. Bened. XIFt. Ili, pag. 373). V. Liberi Muratori. Frattanto alcune controversie ac- caddero in Polonia sugli oratori! privati. Benedetto si studiò di se- darle concedendo poter accordarsi ai vescovi la licenza di erigerne, ad onta della proibizione del Tridenti- no e di Paolo V (Const. Magno ciim animi ec. 1 j'im. i'j5i. Bull, mag. T. XXIII p. 2i5). Non do- vevano perciò eglino ricorrere che al Pontefice, il quale soltanto ne aveva l'esclusivo diritto. Lodò in un'altra costituzione la religione dei Polacchi, esortando nello stesso tem- po quei prelati a rinnovare le leg- gi nazionah contro gli ebrei, i quali se n'erano a poco a poco sottratti, facendo uso altresì di servi cristiani e prevalendosi di usure e d' altri abusi. ( Const. A quo eie. 1 4 j'un, 17.51 loc. cit. p. 222). Estinse onninamente, per le con- troversie insorte, il patriarcato di BEiN Aqnileia ed in suo luogo eresse due arcivescovati, uno nella città di Go- rizia l'altro in Udine. ÌT. Aquileja. La città di Lubiaco da cui di- pendevano diciassette teiTe era sog- getta tanto nello spirituale che nel temporale agli abbati commendata- rii del monastero di s. Scolastica dei Benedettini. Parte degli abitanti ed i pastori, irritati perchè aveano perduto in Rota una lite contro que' monaci intorno ai pascoli, che in certa montagna crede van comuni, assalirono armati la badia. L'abbate ed i monaci furono costretti a sal- varsi fuggendo dalla finestra, ed un birro fu ucciso , mentre gli altri ven- nero fugati. Sì sparse bentosto dintorno la fama di tale avvenimento, ed il Pontefiee informato spedì sul luo- go un commissario ed una compa- gnia di soldati per punire gli auto- ri del tumulto. Ben presto le cose tornarono al primiero stato, il po- polo por tossi a Roma a deporre le armi ed a sottomettersi alla cle- menza del Papa. Dieci dei capi car- cerati ebbero l'esilio perpetuo ed undici , già fuggiti , furono con- dannati alla morte come contuma- ci. Morto quell'abbate privò Be- nedetto il nuovo eletto della giu- risdizion temporale lasciandogliene gli emolumenti. In questa maniera seppe far valere la sua autorità col- la forza quando n'ebbe d'uopo, e seppe cedere, senza comprometterla, alla volontà dei suoi sudditi. Contemporaneamente confermò i privilegi, con una bolla 12 mai-zo, dell'ordine di Malta; con altra dei 27 confermò quelli della basilica va- ticana; e con vari decreti ed indulti provvide al comodo ed all' accresci- sci mento della congregazione seco- lare de' pii operai. BEN Giovanni V ottenuto aveva con gi-ave stento nel lySi che i nunzi apostolici, residenti nella sua corte, fossero decorati della porpora prima di aver compiuta la loro destina- zione. Mosso dall'esempio il re di Sardegna voleva partecipare di que- sto privilegio. Ne fece perciò l'istan- za alla Santa Sede intavolando un trattato acciocché si contemplasse nella prima promozione dei nunzi nions. Merlini. Le altre corti regie, avutone sentore, pretendevano di es- sere trattate come Torino , che al- trimenti si sarebbero opposte con tutto il vigore, e quattro anzi pro- testarono concordemente . Benedet- to era troppo prudente per dis- gustare quelle corone; ma non vo- leva d' altronde mancare al suo impegno col re Sardo, Gli propose pei 'ciò di elesfijer prima dei Cardi- nali pel solo merito personale e di annoverarvi ancora mons. Merlini , per venire poscia alla promozione dei nunzi delle quattro corti privi- legiate di Vienna, Parigi, Madrid, e Portogallo. Discese volentieri a questo temperamento il re di Sar- degna; ma le altre corti non furo- no di egual sentimento. Il conte Accombaroni, intimo se- cretario del re polacco elettore di Sassonia, ne scrisse in contrario al Cardinal Albani protettore di quella corona, e il duca di Ceresano in modo più energico al Cardinal Valenti segretario di stato. Nuovi avvenimenti frattanto servivano a rendere vieppiù spinoso questo ne- goziato. Instava il Cardinal Valenti , mollo possente sull'animo di Bene- detto, acciocché monsignor Stoppa- ni fosse decorato della porpora. Vi ripugnava egli in vista, che da una potenza si desiderava che fosse escluso, poiché nella dieta di Francfort ave- BEN 43 va, in qualità di nunzio a|K>stolico, promosso il dii-itto della casa di Baviera a danno di Francesco I granduca di Toscana. Pensando d'al- tra parte non permettere la dignità della Santa Sede, che le corti stra- niere cominciassero ad escludere al- cuno dal collegio cardinalizio, tanto più che lo Stoppani non aveva agito di proprio capriccio, ma in rela- zione agli ordini ricevuti, lo elesse quindi ai 26 novembre lySS eoa altri quindici , escluso il Merlini. Il re di Sardegna fece tosto chiu- dere la nunziatura , e monsignor Merlini, per ordine della s. Sede, ri- patriò a Forlì. Tutta volta il conte di Pi vera, ministro del re, continua- va a dimorare in Roma, il che fa- ceva sperare un accomodamento, avvalorandosi tale induzione per la protesta data del Pontefice di non creare, né pubblicamente, né in pet- to i due Cardinali rimanenti a com- pletare il numero stabilito, se pri- ma le circostanze dei tempi non lo permettessero. Il fatto sta che non v' ebbe più alcun nunzio presso la corte di Torino, e lo stesso mon- signor Merlini non ottenne il cap- pello se non nel 1759, da Clemente XIII, in vista della presidenza d'Ur- bino che allora sosteneva. I marinai di un legno genovese, il quale trovavasi nel porto di Ci- vitavecchia, attaccarono rissa con al- cune tartane di Gaeta. Il popolo par- teggiava pei primi e triste conse- guenze ne sarebbero provenute, se il governatore non avesse spediti sollecitamente i soldati del presidio a sedare il tumulto. La zuffa con- tinuò nullaostante accanita e v'eb- bero morti e feriti d'ambe le par- ti. I Napoletani finalmente, coglien- do un momento favorevole seppero così ben dirigere le loio artiglierie 44 BEN da mandar a picco la nave degli avversarii, e, levata l'ancora, cer- carono di provvedere alla loro sal- vezza prendendo il largo; ma una burrasca, che non osarono affron- tare, li obbligò a ricoverarsi in por- to. Vi rimasero alcuni giorni rimet- tendosi poscia in viaggio, senzachè ne fossero impediti dalle autorità di quel luogo. Appena si venne a conoscere un tale avvenimento in Roma, il Cardinal Valenti, segreta- rio di stato, convocò cinque uffizia- li militari, e monsignor Finocchiet- ti, governatore di Civitavecchia, fu obbligato a portarsi in Roma col conte Loderini governatore dell'ar- mi, acciocché giustificasse un tale procedere. Non mancò frattanto la repubbli- ca di Genova di lagnarsi colla cor- te di Roma, e fu ripreso il prelato perchè non avea fatti arrestare quei legni almeno quando ritornarono. Per far vedere poi che il governo non partecipava alla negligenza del suo ministro gli ordinò fosse levato il timone a qualunque bastimento napoletano approdasse in quel por- to. Il luogotenente, che suppliva in- teri nalmente ai due governatori as- senti, fedele agli ordini ricevuti ne fece arrestar tre, e la corte di Na- poli assicurandosi in sulle prime dei padroni delle tartane apri subito il processo dell'accaduto. Quando poi fu fatta consapevole della determi- nazione del governo Pontifìcio, fece esercitare la rappresaglia su tutti i legni Papali che in buon numero trovavansi nei suoi porti, e doman- dò soddisfazione di quanto si era commesso a danno del suo com- mercio. Passò r aliare in trattato e fu disciollo amichevolmente con una semplice dichiarazione delle tie cor- ti interessate. Mousiguor Finocdiiet- BEN ti tornò al suo govenio di Civita- vecchia. Non erano terminate le con- troversie nell'anno lySS colla cor- te di Napoli, che una più delicata ne insorse in causa della pensione di seimila scudi sull'arcivescovato di Marcreale vacante in Sicilia accor- data dalla Santa Sede a favore del terzogenito di quel re. Consideran- do la corte di Roma che questa ricca metropolitana, la quale dava di rendita sessantamila scudi, ei^a d'altronde aggravata di molte pen- sioni. Benedetto colla bolla non faceva consistere la detta pensione che in- fra tertium y cioè nella terza parte della rendita arcivescovile, di cui è abilitato a disporre il re delle due Sicilie in vigore di un antico in- dulto. Il re di Napoli invece pre- tendeva la pensione ultra tertium, come promessa dal Papa. Rimise perciò la bolla alla dataria, minac- ciando una rottura col governo Pon- tifìcio se non fosse stata corretta la espressione. Il duca di Ceresano suo ministro in Roma, non potendo ot- tenere r intento , si recò a Castel Gandolfo presso Benedetto presen- tandogli un memoriale spedito da Napoli. Rispose Benedetto non aver avuto mai intenzione di far tale con- cessione colla sua bolla; ma che nondimeno non sarebbe ora lonta- no dall' aderire alle brame del re ; purché questi in altro memoriale la richiedesse senza accampare la pro- messa fatta. Piacque al napoletano il temperamento, e cosi fu compo- sta una differenza, che sarebbe di- venuta assai pericolosa, se il Ponte- fice non avesse mai sempre accop- piato alla costanza sua nel sostene- re i diritti della Chiesa, una pruden- te economia nell'uso della sua au- torità. Né si creda che il re di Napoli BEN avrebbe altrimenti rimesso pacifica- mente la cosa. Nel tempo stesso, che duravano le controversie, ordinato aveva al contestabile Colonna di sos- pendere la consegna del tributo da offrirsi, secondo l'uso, nella vigilia di s. Pietro, ed i preparativi che si solevano fare, per trattenere la po- polazione in quella circostanza con fuochi artifiziali. Il pubblico, igno- randone la causa, si appose prima fosse un effetto delle contrarietà in- sorte per la promozione dei Cardi- nah, e l'ascrisse in seguito alla con- troversia fra quella corte ed i ca- valieri di Malta, nella quale il go- verno Pontificio aveva parte indi- rettamente. L'isola di Malta era stata dona- ta dall' impera tor Carlo V, ai 24 marzo i53o, nella sua qualità di re di Napoli, ai cavalieri Gerosolimita- ni, dal momento in cui da Soli- mano, imperatore dei turchi, cac- ciati furono dall'isola di Rodi, e co- stretti a vagare qua e là senza sta- bile dimora. Nel concedere loro quel- r isola dichiarò ancora dover eglino possederla come feudo dipendente dal re delle due Sicilie, ed aver l'ob- bligo di contribuire l'annuo censo di un bicone nel dì d'ogni santi in segno di soggezione. Il vescovato di Malta rimaneva però di padro- nato regio; cosicché vacando quel- la mitra, il gran-maestro avrebbe proposto al re tre soggetti idonei af- finchè scegliesse quello, che credesse più opportuno. Accadde che in qua- lità di sutfraganeo di Palermo, or- dinasse al vescovo di Siracusa di recarsi nell'isola a farne la visita pastorale. Ma giunto il visitatore a vista del porto, fu obbligato a re- trocedere, poiché il popolo lo aspet- tava pronto ad opporsi. Il gran maestro partecipò questa cosa al BEN 45 Sommo Pontefice ed alle potenze colle quali aveva carteggio, mandan- do nello stesso tempo a Napoli il Bah Duegos per sostenere le sue ra- gioni, poiché se la corte delle due Sicilie vantava 1' antico diritto , egli aveva a suo vantaggio 1* uso costan- te di circa cent' anni, il quale crede- va bastante ad abrogarlo. Il Pontefice assoggettò la diffe- renza ad un congresso di Cardinali e di altri prelati, e ne scrisse po- scia al re di Napoli procurando persuaderlo dolcemente di desistere dall'impegno assuntosi. Non vi si arrese quel monarca; fece anzi av- visare i maltesi esser egli detcrmi- nato a sequestrare tutte le rendite che i cavalieri possedevano nei suoi stati, se insistevano a ricusare il vi- sitatore. Il gran-maestro non si sgomentò punto; rispose anzi voler seguire il suo esempio sulle rendite di cui godono altrove i commenda- tori napoletani, e richiamò da Na- poli l'inviato. I fatti seguirono pron- tamente dall' una e dall' altra parte alle minacce. Né di ciò contento il gran-maestro supplicò la corte di Portogallo, della quale era nato sud- dito, e quelle di Vienna, di Parigi e di Madrid, affinché impegnassero il re di Napoli a voler menar buo- ne le ragioni sulle quali il vescovo di Malta appoggiava la sua indi- pendenza dal metropolitano di Pa- lermo. Il Pontefice, che bramava veder composte le cose, offri la sua mcftìazione, la quale fu accettata, ed il tutto si rimise alla sua im- parzialità e saggezza. Fu conchiuso finalmente dover Benedetto, nella sua qualità di Pontefice, pregare il re affinchè per gentilezza lasciasse il tutto nello stato primitivo, ed in ri- guardo alla visita pastorale, fosse ri- stabilita l'antica costumanza, e tolto il 46 BEN sequestro alle commende. Terminata quindi ai 27 dicembre 1 754 ogni que- stione, passò Benedetto a dar nel nuo- vo anno 1755 altri regolamenti, e con essi nuovi saggi della somma sua siipienza. Gregorio XIII fondato ave- va nella città di Wilna un collegio pei giovani ruteni e moscoviti : ma verso il 1754, se si eccettuino quat- tro monaci basiliani di rito ruteno, tutti gli altri erano giovani di lati- no rito senzachè vi fosse un mosco- vita. Ciò forse dipendeva dall'esse- re minacciata la pena di morte a quelli tra loro che abbracciassero la cattolica religione. Vi provvide Be- nedetto ordinando che i ruteni di cinquantasette luoghi da lui deter- minali sostituir dovessero i mosco- viti, giacche per le molte loro par- rocchie è maggiore il bisogno di un seminario. V. Basiliani monaci. Molti autori accattolici si lamen- tavano della facilità, con cui veniva- no proscritti i loro libri dalle con- gregazioni del santo uffizio e del- l' indice. Per togliere motivi alle lo- ro querele e per sostenere nel suo pieno vigore la dignità delle l'oma- ne proibizioni, diede Benedetto con una sapientissima costituzione le norme da seguirsi nell' esame del- le opere particolarmente degli au- tori accattolici (Const. Sollicita etc. die 9 ini. 1753. Bull. Magri, to- mo XlXpag. 59). Contribuì mol- to a quella bolla co' suoi consigli il dottissimo Cardinal Quirini prefetto della congregazione delfindice,. che anzi insti tui del proprio un fon- do in denaro, il cui frutto dovesse servire a tal uopo. Cirillo, patriarca Greco-melchlta, non si sa se per ignoranza o per mala fede, squarciate aveva le ima- gini di s. Marone abbate impresse io Roma, giustificando la sua deter- BEN mi nazione col dire , non doversi essd annoverare fra i santi, come quello chef era nato e morto eretico. Egli però lo confondeva con un altro Marone, vis- suto nel 602, laddove il santo fiorì nel 395. Il s. Padre ne lo riprese, co- mela sua audacia meritava, col mez- zo di un breve. Aggiunse Benedetto due prelati assessori fra i Ponenti di consulta per giudicare le cause criminali, pre- scrivendo un metodo certo con cui dovevano esser trattate; stabilì la giurisdizione del Buongoverno eretta da Clemente VIII, e ne prescrisse il metodo nei negozi giudiciali ed economici (Const. Ad coercenda etc. Bui. Beiicdìct. XTV tomo II pag. I ^^^ Const. Gravissimam etc. Bull, magn. tomo XIX pag. 73). Nel 1 7 44 erano insorte alcune diffe- renze fra il gran duca Francesco, po- scia imperatore, e la S. Sede per le brighe nate a motivo della inquisi- zion di Firenze. Aveva quel tribu- nale proceduto con troppo rigore contro certo abbate libertino; ma la reggenza di Toscana stimava ch'es- so avesse abusato dei suoi diritti. Se ne lagnò in conseguenza colla s. Sede, intimando nello stesso tempo al- l'inquisitore non dover egli pel* l'avve- nire far certe carcerazioni ne pro- cessi. Stamparonsi frattanto in quel- la città alcuni opuscoli, nei quali e- rano esposte delle libere proposizio- ni, senza curaisi della approvazione dei supei^iori ecclesiastici. Se ne la- gnò alla sua volta la corte di Ro- ma colla reggenza, e non vedendo- ne profìtto, fece dichiarare proibiti tutti i libri, che pubblicati e da pul>- blicarsi nella Toscana, non avessero ottenuta la debita approvazione dei necessari revisori. NuUostante da ambe le parti si pensò ad uu accomodamento, BEN che in primo luogo fu tratta- to in Roma dall'agente del gran duca e dell' imperatore , ma per la troppa energia da lui dimo- ^rata gli fu sostituito monsignor Migazzi. Insignito questi in seguito della mitra arcivescovile di Malines, affidò l'affare al conte di s. Odili, che lo definì nel 1754. Superato aveva egli la difficoltà principale di ristabilire in Toscana, con alcune modificazioni, il tribunale del santo uiìizio, nell'atto che veniva rimessa la nunziatura Pontificia. Dispiaceva mol- to ai fiorentini l'editto succitato del- l'inquisizione romana, ed il ministro s. Odili richiese per preliminare del concordato, che dovesse ritrat- tarsi . JVè ciò era così agevole da ottenersi, poiché senza esem- pio e di grave danno per lo av- venire: ma il prudente Pontefice, risoluto di compiacere l'imperato- re, trovò un opportuno temperamen- to per farlo senza discapito della s. Sede. Nel mese di giugno seguen- te, di buon mattino, fu letto un bi- glietto del Cardinal Valenti segre- tario di stato in forma di bando, che annullava l'editto alla presenza di due famigliali del conte s. Odili, i quali servir dovevano da testimo- nii; e per pochissimo tempo fu affisso nei luoghi soliti, ed in tal guisa fu- rono ricomposte le cose. Si restitui- va r inquisizione in Toscana all' uso di Venezia, sotto la presidenza del nunzio e dell'arcivescovo, e presenti tre senatori secolari, i quali non a- vevano però voce nelle risoluzioni. Monsignor Antonio Biglia, deputato e nunzio apostolico, vi giunse ai 5 di settembre, ricevuto cogli onori con- "venienti al suo carattere. Suo primo pensiero fu di ristabilire il nuovo tribunale misto d' inquisizione, co- munque gi-an fatto non durasse in BEN 47 Toscana. Leopoldo I, succeduto all'i ra- perà tor Francesco in quel governo, an- dando di concerto coH'imperator Giu- seppe II nelle riforme ecclesiastiche, lo soppresse intieramente in Firenze, Pisa e Siena. Giovanni Martino de Prades, sa- cerdote di Montauban, sostenendo l'atto previo al dottorato nella Sor- bona, prese a difendere cento pro- posizioni, nelle quali abbracciavasi un completo sistema di materiali- smo. Le corte lo esiliò a Garpen- trasso, il parlamento ordinò fosse bruciata la sua opera per mano del manigoldo ed egli fu carcerato, e la Sorbona finalmente lo cacciò dal sua corpo. Rifugiatosi in Prussia otten- ne un canonicato vacante nella Sle- sia; ma non ne poteva conseguire il possesso senza l' approvazione del Pontefice, il quale d'altronde con- dannato aveva, nel 1752, le sue con- clusioni. Si rivolse il Prades a Ro^ ma, e Benedetto con quella dolcezza che gli era ingenita, vi aderì col patto che oltre un'apologia pubbli- cata intorno al buon senso in cui potevano essere le proposizioni in- terpretate , facesse solenne abiura di tuttociò che potesse essere sog- getto ad imputazione. Assoggettos* si a tutto docilmente, ed il Papa, non solo gli concesse l'approvazio- ne richiesta, ma fece in modo che la Sorbona lo ricevesse di nuovo nel suo grembo. Ridusse Benedetto frattanto a termine 1' Eucologio, specie di ri- tuale, o pontificale, in cui si con- tengono le preci ecclesiastiche e le benedizioni della chiesa greca ; ri- tuale che non potè esser compito avanti di lui, ad onta delle fatiche di ottantadue congressi. Egregia- mente corretto, coli' aiuto di quello già pubblicato dal domenicano Goar 48 BEN e di molti altri mss., venne alla luce coi tipi di Propaganda fide (Const. Enc. quo etc. Bull. magn. tomo XIX pag. 192). Un suo editto del primo settem- bre, era diretto ad estirpare i mal- viventi, che infestavano lo stato Pontificio, ed i rei di omicidi in diversi luoghi e di altri gravi delitti. Al primo lor comparire dovevansi suo- nar le campane; gli uffiziali erano obbligati di adunar quante mili- zie più potessero, perseguitarli ed anco ucciderli impunemente dove a- vessei'o resistito. Dichiarò, che a quelli, i quali fossero definiti pubblici refrattarii alla bolla Unìgenitus di Clemente XI, fosse negata la comunione per viatico, come pure a quanti, avanti di rice- verla, persistessero temerariamente nella disubbidienza. Benedetto era di tratto in tratto assalito dalla podagra. Questa l'ave- va ridotto a si mal partito, che i prigioni si erano trasportati a Castel s. Angelo verso il mese di novem- bre, come praticare sempre solevasi alla morte di un Papa. Di fatto, sul principio del ly^S, gli incomodi, assalendolo più gravemente, gli mo- stravano vicino il fine della sua mortale carriera. Nel mese di feb- braio però ebbe qualche tregua, che gli permise di applicarsi a disimpegnare i doveri del suo mi- nistero. Accordò al re fedelissimo Giuseppe I, per quìndici anni la terza parte delle rendite di tutte le chiese collegiate, capitoli ecc. che si trovavano in Lisbona, accioc- ché riparasse ai danni del formida- bile terremoto del 1755. Per aderir pure alle istanze di quella corte, destinò il Cardinal Saldanha a visi- tare ed a riformare i gesuiti del Por- togallo, accusati tanto nella dottrina BEN che nei costumi. Ma in questo mezzo mori egli il giorno 3 mag- gio nella età di ottantatre an- ni, un mese, tre giomi, dopo di- ciassette anni otto mesi, e sedici giorni di governo. Monsignor Tom- maso Antonio Gualdi, suo segretario per le lettere latine, ne fece l' elogio funebre, ed un umile sepolcro, po- sto sopra la porta dov'è il vestiario dei musici, ricettò le sue spoglie mortali. Lo studio della politica, unito a quello delle lettere, resero insigne il Pontificato di Benedetto XIV. Quel- la costante affabilità, indizio d'una anima grande, la candidezza dei costumi, segno indubitato delia giu- stizia delle azioni, risplendevano in questo Pontefice nella lor piena lu- ce. Le più difficili controversie non intorbidarono giammai la sua men- te a segno da fargli perdere anche per pochi istanti l'abituale dolcezza, sia che insegnasse, sia che coman- dasse o che riprendesse. Chi è che non abbia udito a far menzione dei piacevoli sali di cui condiva il do- mestico suo conversare? La storia è fedel testimonio delle indefesse sue cure nel governo della Santa Sede e della Chiesa, le opere sue letterarie vivono ad istruzione dei posteri, e ben danno a compren- dere quanto il suo ingegno si esten- desse. Del suo amore poi alle belle arti ed alle scienze ci dtinno prove evidenti le ottime istituzioni che abbiamo esposte, mentre le fabbri- che numerose, a lui sopravissute, parlano eloquentemente ai romani intorno a tali sue benemerenze. Non v' ha scrittore di que'dì, che non abbia avuta occasione di tratte- nersi con lui, e che non sia stato pene- trato dai suoi meriti. Gli stessi prote- stanti non cessavano dall' encomiarlo BEN ed il signor Walpol, figlio del pri- mo ministro d' Inghilterra, compo- se l'elogio che riportiamo: PROSPERO LAMBERTINI Vescovo di Roma Col nome di Benedetto XIV Quantunque principe assoluto Regnò tanto innocentemente Quantunque un D. Egli ristaurò il lustro della tiara Con quelle arti solamente Colle quali solamente Vottenne Colle sue virtù Amato dai papisti Stimato dai protestanti Un ecclesiastico senza insolenza od interesse Un principe senza favoriti Un Papa senza nepotismo Un autore senza vanità Un uomo Cile ne lo spirito ne il potere mai guastarono Il figlio di un ministro favorito Uomo però che non corteggiò alcun principe Ne venerò alcun ecclesiastico Offre in un protestante paese Questo meritato incenso all'ottimo Dei romani Pontefici. I giorùalisti di Lipsia, d'Olanda, di Vittemberga , di Londra e mille altri protestanti unanime lode gli tributarono annunziando con ripu- tazione le sue opere. Il signor Pitt, parente del ministro d'Inghilterra dello stesso nome, si procurò il suo busto, e vi fece scolpire sul piedi- stallo questa epigrafe : GIOVANNI PITT CHE NON HA MAI DETTO BEXE DI ALCUN PRETE DELLA CHIESA ROMANA HA FATTO INNALZARE QUESTO MONUMENTO AD ONORE DI BENEDETTO XIV SOMMO PONTEFICE. VOL. V. BEN 49 BENEDETTO (s.), pati-iarca dei monaci di Occidente, trasse i natali da onorala famiglia verso l'anno 480, ed ebbe per patria Norcia, città vescovile della provincia di Valeria nell'Umbria. Fin da fanciullo ap- parò i primi elementi delle scien- ze a Roma , dalla quale poscia si partì per attendere nella solitu- dine alla perfezione. Le montagne di Subiaco furono il luogo, ov'ei si condusse, risoluto di voltare le spalle alle vanità del mondo. L'abbate Ro- mano, monaco di quei dintorni, ac- colse di buon grado il santo giova- ne, e dopo averlo ammaestrato nei doveri della vita monastica, lo ve- stì dell'abito religioso, e lo condus- se in una profonda caverna , cui il novello monaco scelse per dimora. Tre anni visse in quel ritiro senza che alcuno ne avesse contezza, tran- ne Romano, il quale gli calava del cibo raccomandato ad una corda. Ma quel Dio, che avea destinato Benedetto ad essere uno de' lumina* ri della sua Chiesa, permise che fos- se scoperto prima da un sacerdote, poscia da alcuni pastori, parecchi dei quali pendevano dalle sue labbra, e si davano all' esercizio delle opere più perfette. La fama del suo no* me ben presto si sparse , e molti intraprendevano lunghi viaggi per ammirare questo servo di Dio, cui poscia seguivano nel distacco dal mondo e nell'amore alle cose cele- sti. In mezzo di quella solitudine non fu esente dagli assalti del ten- tatore sotto visibili fattezze ; ma egli sempre le superava rotolandosi per- sino in un cespuglio di ortiche e di sterpi, ne rialzandosi che a corpo in- sanguinato. Poco dopo i monaci di Vicovaro, luogo posto tra Subiaco e Tivoli, fecero istanze a Benedetto af- finchè accettasse l'incarico di abba- 4 5o BEN te del loro moiiislero; ma riimiltà di lui avea gettate così profonde ra- dici, ch'egli sulle prime volea sot- ti-arre gli omeri da un tanto peso; al quale finalmente si sottomise per non opporsi al volere di Dio. Non passarono però molti anni, che ri- fiutando que' religiosi di sottometter- si alle sue discipline, gli tramarono persino delle insidie, e tentarono di avvelenarlo. Allora Benedetto li ab- bandonò per fare ritorno al suo caro Subiaco. Molti per altro lo se- guirono, e lo scelsero a loro mae- stro nella via della perfezione. Per ciò avvenne^ che aumentando il numero de' suoi discepoli , ebbe il conforto di fabbricare dodici mo- nisteri , ciascuno dei quali con- tava dodici individui ed un supe- riore. Intanto i più ragguardevo- li personaggi partivano dalla loro patria, per visitare un uomo sì santo, ai piedi del quale si prostravano umil- mente. Alcuni tra essi affidavano al- le sue cure la educazione dei loro figli, tra' quali si contano Mauro e Placido . Senoncliè Io spirito del- le tenebre suscitò le più nere ca- lunnie contro il nostro eroe, il qua- le per sottrarsi da chi Io persegui- tava, ritirossi nel monte Cassino. In cima a questo eravi un tempio an- tico ed un bosco consecrato alle bu- giarde divinità del paganesimo. Be- nedetto non istette indifferente a tal vista, e pieno di zelo ne atterrò il tempio, e tolse tutti gli avanzi del- l'idolatria, sulle rovine della quale innalzò un monistero nel 529, av- venimento che forma epoca nei fa- sti della Chiesa. Prestando fede a san Gregorio , Benedetto oltre di reggere il suo monistero, avea il go- verno anche di una comunità di rehgiose poco lungi dal monte Cas- «no in un luogo chiamalo Piuma' BEN vola, o Piornharola, sotto la dire-- zione di sua sorella s. Scolastica (Fedi). La scienza del santo patriarca non versava sugli oggetti profani , ma sibbene sulle cose celesti, mo- tivo per cui il sullodato Gregorio Io chiama scienter nesciens, et sa- pienter indoctus. Non v'ha dubbio, che fosse insignito dell' ordine del diaconato; non fu però sacerdote. La regola, ch'egli scrisse, meritò gli elogi di s. Gregorio, che la preferì alle altre tutte. Fu abbracciata in seguito da tutti i monaci di Occi- dente, come quella, che conduce gH uomini alla perfezione col mezzo specialmente dell'umiltà, dell'ubbi- dienza, della preghiera, del silenzio e della solitudine. Di tutte queste virtù il santo patriarca diede lumi- nosissimi esempli, e Dio degnossi o- norarlo col dono de' miiacoli e del- la profezia. Un segno solo di croce bastava a fugare il demonio, che volea sedurre i suoi religiosi, e le preghiere di lui furono sufficienti a risuscitare un novizzo, che era stato se- polto sotto le rovine di una muraglia. Predisse che verrebbe tempo in cui il suo monistero sarebbe distrutto; locchè si avverò nel 58o per opera dei longobardi ; e scoprì altre cose che sono occulte agli sguardi uma- ni. Prenunzio a Totila, che prende- rebbe Roma, passerebbe il mare e per nove anni terrebbe le redini dell'impero, dopo i quali sarebbe citato al tribunale divino. Sembra, che la morte di s. Benedetto sia ac- caduta poco dopo a quella di san- ta Scolastica sua sorella. Nel sesto giorno, dacché fu colto dalla febbre, volle essere portato in chiesa per venir confortato col pane degli an- geli, e dopo aver dato alcune istru- zioni a' suoi discepoli, morì nel ba- cio del Signore nel giorno 2 1 mar- BEN 7.0 dell'anno 543_, come opina la maggior parte degli scrittori. Vedi Benedettini e Benedettine. BENEDETTO d'ANiANE(s), tras- .se i natali alla metà del secolo ot- tavo da ima illustre famiglia dei conti di Maguelone , e riconosce per patria la Linguadoca. Allorché per- venne ad una età capace di soste- ner qualche carica, il padre lo man- dò alla corte, ove fu eletto coppiere del re Pipino, e poscia di Carioma- gno. Questi due re ammirando le virtù, ond'era fornito il giovane Be- nedetto, lo colmarono di onori e di ricchezze : ma egli illuminato dalla grazia, non vi attaccò il suo affetto, e per ben tre anni condusse una vita mortificata e penitente in mez- zo ai tumulti della corte. Ma quel Dio, che lo avea destinato ad im- piegar l'opera sua in altri esercizii , servissi di un accidente per indurlo a distaccarsi del tutto dal mondo. Avvenne un giorno che suo fratello cadde nel Ticino presso Pavia, e già era per affogarsi ; quando Be- nedetto, niente curando la propria vita, si adoperò per sottrarlo dall'im- minente pericolo. Questa cosa ebbe tanta forza sull' animo di lui, che non dubitò un istante di rinunzia- re al secolo. Recossi pertanto nella Linguadoca, e quivi ricorse ad un insigne e pio religioso per manife- stargli la sua intenzione, e richie- derlo de* suoi consigli. Il santo uo- mo riconobbe, che Dio avea preve- nuto colla sua grazia i disegni di quel giovane, e gli aggiunse corag- gio, affinchè desse mano all'opera. Per la qual cosa Benedetto partissi di ca- sa , e finse di recarsi ad Aix-la-Cha- pelle, ove si trovava la corte. Ma giun- to nell'abbazia di s. Sigone , entrò in quel convento, e vestì l'abito mo- nacale nel 774. Persuaso, che il do- BEN 5i vere di un religioso è quello di at- tendere a tutt'uomo all'acquisto del- le virtù per giugnere alla perfezio- ne, si diede con molto impegno ai digiuni, alle veglie, alla preghiera, alle mortificazioni, e si propose di seguire l' umiltà ad imitazione del suo divino esemplare. Per accertar- si dell'amore, ch'egU avea alla mor- tificazione, basti accennare, che al- l'osservanza della regola prescritta da s. Benedetto, aggiungeva le au- sterità, che s. Pacomio e s. Basilio ingiugnevano ai loro discepoli. Sos- tenne con molta prudenza e vigir- lanza la carica di celleraio, e mor- to r abbate , venne eletto a succe- dergli. Ma egli, ben prevedendo quan- ti scogli avrebbe dovuto incontrare, abbandonò il monistero, e recossi nella Linguadoca. Quivi innalzò un piccolo romitaggio presso ad una cappella di s. Saturnino, sul margi- ne del ruscello Aniane, ed in que- sto ritiro visse alcuni anni in una estrema povertà, dandosi alla pre- ghiera ed agli esercizii della più ri- gida mortificazione. Il suo più fer- vido desiderio era quello di cono- scere la volontà di Dio, per poter- la praticare. IVIolti personaggi distin- ti per la loro pietà a lui ricorre- vano, ed egli costrusse un monistero per secondare il santo loro deside- rio di darsi alla pratica dell' evan- gelica perfezione. In seguito crescen- do il numero de' suoi discepoli, in- nalzò un altro monistero non mol- to lontano dal primo, comprò delle possessioni, edificò un gran chiostro, costrusse un bellissimo tempio, e in poco tempo vide il numero de* suoi seguaci aumentato fino a trecento. Ma non solamente i conventi di Aniane erano beneficati dallo zelo e dalla carità di Benedetto: la sua sorveglianza si estendeva eziandio 5o. BEN sui monisteri della Provenza , della Lingtiadoca e della Guascogna , i quali tutti riconoscevano in lui un padre amoroso ed un saggio mae- stro. Lo zelo, da cui si sentiva ac- ceso, affinchè il sacro deposito del- la fede rimanesse inviolabile, lo ec- citò a scrivere quattro trattati in difesa della cattolica dottrina; e lo fece assistere al sinodo di Urgel nel 799, ove si condannò l'eresia di Fe- lice di Urgel. La stima, che si era procacciata colle sue virtù, induce- va i più saggi personaggi a valersi de' suoi consigli, e lo stesso Luigi il Buono gli assoggettò tutti i mo- nisteri del regno , affinchè provve- desse alla regolarità dei medesimi. Corrispose egli all' aspettazione del- l'imperatore, il quale bramando di averlo a sé vicino , gli diede l'ab- bazia di Marmunster in Alsazia; ed in seguito a questo stesso fine fece innalzare il monistero d'Inde, lontano due leghe soltanto dalla residenza imperiale. Molto egli si adoperò in un'assemblea di abbati tenuta nel- rSiy ad Aix-la-Chapelle, per la ri- forma della monastica disciplina ; nonché in un concilio celebrato nel- la sua stessa città, ove si fecero dei regolamenti intorno ai canonici ed ai monaci. Inoltre fece alcuni statu- ti , i quali furono aggiunti alla re- gola di s. Benedetto. Dopo essersi occupato in tante opere insigni. Be- nedetto cadde infermo, ed in questo stato passò gli ultimi anni di sua vita. Mori finalmente nel monistero d'In- de li II febbraio dell'Ha i, e fu seppellito nel medesimo. La sua fe- sta si celebra ad Aniane nel giorno della morte di lui, ma nella mag- gior parte de' martirologi se ne fa la memoria nel giorno appresso . BEjNEDETTO (s.), protettore di Avignone, fiori nel secolo XII. Fino BEN dai più teneri anni mostrò egli una pietà tanto singolare, che chiun- que trattava con esso lui ne resta- va maravigliato. Ei custodiva le greg- gi di sua madre, e conduceva una vita semplice e virtuosa. Essendo stato più volte testimonio oculare del pericolo, che incontravano i po- veri nel passaggio del Rodano ad Avignone, col permesso di quel ve- scovo intraprese la costruzione di un ponte sopra quel fiume. Dopo aver condotto quasi a termine cote- sta impresa, il santo morì nell'an- no 1 1 84, e fu sepolto sul ponte medesimo, il quale dopo quattro anni fu terminato. Tanti furono i miracoli, che Dio operò per testifi- care la santità del suo servo, che i cittadini di Avignone eressero sul ponte una cappella, ove riposò per quasi cinque secoli il corpo di Be- nedetto. Nel 1669 fu levato da quel luogo perchè una gran parte del ponte era caduta, e fu ritrovato in- corrotto. Finalmente nel 1674 l'ar- civescovo di Avignone lo trasportò solennemente nella chi*^sa dei cele- stini. BENEDETTO Biscop (s.), tras- se i natali verso l' anno 629 in quella parte dell' Inghilterra, che ap- pellasi Northumberland. Discendente com' era di nobile casato , ottenne ben presto il grado di officiale dal re Oswy, che poscia lo decorò di onori e ricchezze. JMa Benedetto, persua- so essere vanità ed afflizione di spi- rito tutte le umane grandezze, pre- se la nobile risoluzione di abban- donare il mondo, e di ritirai*si in un convento, per attendere con maggiore impegno alla propria san- tificazione. Pertanto egli vesfi 1' abi- to religioso nel monistero di Lerin, ove diede le più luminose prove di evangelica perfezione nel corso dei BEN due anni, che vi si trattenne. Po- scia fu mandato in Inghilterra dal Sommo Pontefice Vitaliano , dove ottenne il governo del monistero dei ss. Pietro e Paolo, poco distan- te dalla città di Cantorbery. Ma non andò guari di tempo, che Be- nedetto rinunziò alla s>ia dignità in favore di s. Adriano. In seguito fon- dò il monistero di Weremouth , e quello di Jarow, dei quali egli stes- so tenne il governo, avendo per al- tro eletto un abbate particolare ad ambedue gì' istituti , affinchè sorve- gliasse all'osservanza della discipli- na. Per ben cinque volte recossi a Roma, ed intraprese questi viaggi col santissimo fine d' istruirsi sulle discipline della Chiesa, e sulle di- verse costituzioni monastiche. Quin- di al suo ritorno in patria, ei tut- to si adoprava per ornare di qua- dri le chiese, e stabili le cerimonie auguste, cui avea veduto praticarsi in Roma. Introdusse eziandio il canto gre- goriano, e tutto ciò, che potea in- fluire a rendere più perfetto il cul- to esteriore. Finalmente, oppresso dalle fatiche , e dalle malattie , che lo travagliarono negli ultimi tre an- ni, si avvide di essere prossimo al termine di sua vita. Egli domandò di essere confortato col pane dei forti, e dopo aver fatte ai suoi fra- telli le pili calde raccomandazioni, affinchè procurassero di osservare con fedeltà le i^egole del loro isti- tuto, mori della morte del giusto nel giorno 12 gennaio del 690; giorno in cui se ne celebi-a la me- moria dalla Chiesa. BENEDETTO di s. Filadelfio (s.), nacque nel villaggio di s. Fila- dellìo soggetto alla diocesi di Mes- sina, nel i526. GH si die il so- prannome di Moro, perchè avea la BEN 53 pelle nerissima, e perchè i suoi ge- nitori erano mori. Questi erano schiavi, ma seguaci della croce, cui portavano con rassegnazione seguen- do l'esempio del loro divin Mae- stro. Le virtù, ond' erano a gran dovizia forniti , meritarono ad es- si la benevolenza del padrone, il quale concesse la libertà al loro fi- glio Benedetto. Questi venne edu- cato con molta cura nelle cristiane discipline, nelle quali tanto avanza- va, che da ognuno si potea scorge- re a qual grado eminente di santi- tà ei fosse per arrivare. L'amore, che avea al ritiro, ai digiuni, ai ci- licii , era tale da indurre alla me - raviglia chiunque n' era testimonio. Grande poi era il fervore con cui si accostava alla mensa degli angeli, la divozione che nutriva vei'so !Ma- ria, la carità, che lo eccitava a dis- tribuire ai poverelli quanto pos- sedeva. Ma quel Dio, che agli umi- li soltanto è largo dei suoi favori , inspirò Benedetto a ritirarsi dal mondo, e ad abbracciare un Ordi- ne di solitarii di recente fondato in quei dintorni col consenso del Som- mo Pontefice. Quivi ei visse fino all'età di quaranta anni, dopo i quali passò a Palermo nel conven- to dei francescani osservanti, perchè il suo antico istituto era stato sop- presso da Pio IV. In questo si se- gnalò sopra tutti per le sue esimie virtù, e per la pratica della più au- stera penitenza. Ogni anno osserva- va sette quaresime , e sempre si asteneva dalla carne, prendea bre- ve sonno sul terreno , e facea uso delle vesti più grossolane. Iddio lo rimunerò ben presto per tante vir- tù, col dono della più alta contem- plazione , e col farlo tenere in tan- ta stima da quei religiosi, che lo elessero a loro superiore, quantun- 54 BEN que fosse laico. Dopo avere disim- pegnato con molta prudenza il suo ufiizio , ei fu colto da forte malat- tia, e domandò i conforti della re- ligione. Allorché ricevette la ss. Eu- caristia, uno splendore celeste gì' ir- radiò il volto, ed un soave odo- re riempi la stanza in cui si tro- vava. Dopo il suo felice transito Benedetto fu glorificato da Dio con molti miracoli , dei quali ne avea operato anche in vita. Per la qual cosa Benedetto XIV lo beatificò nel 1743, e Pio VII lo canonizzò nel giorno 24 maggio dell' anno 1807. BENEDETTO (s.), soHtario in Italia, fioriva nel secolo VI. Di lui fa menzione il gran Pontefice san Gregorio ne' suoi dialoghi. Egli ri- ferisce pertanto, essergli stato nar- rato, come un giovane per nome Benedetto menava santamente la vita in una solitudine a poche mi- glia da Roma ; e come Dio ne ab- bia manifestata la santità con due miracoli. Cercato a morte dai goti, ei ne fu sottratto prodigiosamente al furore, ed il fuoco appiccato al suo monistero, non gli produsse al- cun nocumento. Poscia gettato in un forno bene acceso per opera de- gli stessi barbari, ne usci incolume, senza che neppure le sue vesti ne restassero danneggiate. Quantunque si sappia per certo, che questo so- litario era contemporaneo al patriar- ca de' benedettini , tuttavolta man- cano argomenti per crederlo suo discepolo, o monaco di Montecassi- no. Quindi apparisce, che senza al- cun fondamento si pone nel calen- dario de' benedettini, come un san- to del loro Ordine. La sua morte si assegna ai 3 1 marzo ; ma il mar- tirologio romano, ed altri ne fanno menzione ai 23 dello stesso mese. BEN BENEDETTO Giuseppe Labrè (ven. ), sorfi la culla nel ij^S ad Amette , parrocchia deli' antica dio- cesi di Boulogne, soggetta al vesco- vo di Arras. Suo padre era agri- coltore e mereiaio, e molto si di- stingueva per le rare virtù , delle quali piantò i semi nel cuore del suo tenero figlio. Questi corrispose alle premure paterne , e seppe ap- profittare del nobile ingegno e del- la felice memoria , onde Iddio lo avea privilegiato. Quantunque gli scorresse fervido il sangue nelle ve- ne, seppe moderarsi per modo, che mostrossi mai sempre docile ai co- mandi de' suoi genitori, e si con- servò amante della pietà e della in- nocenza. Lo studio fu per esso lui un dolce trattenimento fino dai suoi più verdi anni, specialmente qualo- ra trattavasi di cose attinenti alla religione. Fatto grandicello , i suoi genitori pensarono di affidarlo ad un suo zio parroco di Erin, affinchè questi gli desse una cristiana edu- cazione. Il profitto, che questo gio- vanetto trasse dalle lezioni dello zio, era veramente ammirabile, fi- gli s'infervorò nella divozione al- l'augustissimo Sacramento dell'alta- re, al quale accostossi per la prima volta in età di anni dodici : si di- stinse fra tutti i suoi compagni nel- lo studio; e soprattutto si diede con fervore all' esercizio dell' orazio- ne, all'amore del ritiro, ed al di- staccamento dai beni frivoli di que- sta terra. Con tali disposizioni non è maraviglia, se Benedetto giunto appe- na al terzo lustro di età, siasi risolto di ritirarsi alla Trappa. Suo zio non sì oppose a questa vocazione, ma i suoi genitori niente lasciarono in- tentato per distojnelo. Dopo qual- che tempo Benedetto recossi alla casa paterna, e tanto pregò i geni- BEN tori a non porre ostacolo all' esecu- zione de' suoi voti , che questi gli accordarono quanto domandava . Lieto egli per tale concessione non tardò un istante ad intraprendere il suo viaggio. Ma chi potrebbe es- primere il coidoglio, onde fu com- preso, allorché il superiore dell'ab- bazia si protestò di non accettarlo a motivo della sua età ancor trop- po tenera? Egli ritirossi pertanto presso un suo zio materno, vicario di Conteville, e continuò col solito impegno i suoi studii. Ma senten- dosi inclinato alla vita religiosa, en- trò in un cliiostro di certosini, ove poco si tiattenne perchè senti vasi alili tto da pene interne gravissime. Ritornò mesto alla casa dello zio , e stabili di consecrarsi ad una vita rigorosa e penitente. La madre si rattristava nel vedere, che il suo ca- ro figlio facea s\ aspro governo del suo corpo, e giunse puranco a tac- ciarlo d' indiscrezione. Ma il santo giovanetto era d' avviso di far trop- po poco pel suo Signore : quindi tentò di ritornare all' abbazia della Trappa colla speranza di esservi ri- cevuto. Tornato privo di effetto questo disegno, recossi all'abbazia di Sette Fonti : ma la sua salute mal ferma non gli permise di con- tinuare gli esercizii delle pratiche monastiche. Egli però non depose il pensiero di abbracciare qualche altro istituto; ma quel Dio, che dis- pone ogni cosa sapientemente , lo avea destinato ad un altixj genere di vita. Ei si condusse pertanto a Roma, ove si trattenne nove mesi, e poscia parti alla volta di Fabria- no per venerare le reliquie di s. Ro- mualdo, In seguito intraprese lunghi pellegrinaggi, cui faceva per lo più a piedi nudi, con un vestito lacero e senza compagno per non essere BEN 55 distratto. Senza mendicare, vivea (li limosine , non lacca provvigioni per l'indomani, e divideva coi po- veri quanto gli veniva ofterto dalla pietà de' fedeli. Sei anni ei consu- mò in queste opere di penitenza , dopo i quali fece ritorno a Roma, ove passava le intere giornate nelle chiese. Finalmente ebbe ricetto in un ospizio di carità, ove andava a ricoverarsi nella notte, ed ivi ri- mase fino al termine de' suoi gior- ni. Ma per quanto il servo di Dio si studiasse di fuggire le lò- di degli uomini , egli diveniva sempre più l' oggetto del più al- to stupoie. L* orazione era il suo cibo, e non la tralasciava che per occupai^ìi in altre opere di cari- tà , e per concedere alle stanche membra un breve riposo. Ma già era giunto il tempo, in cui Dio vor lea ricompensare una tanta virtù colla gloria celeste. 11 giorno i6 aprile del 1783 fu quello della sua morte, essendo stato colto da malat- tia repentina ed inaspettata in ca" sa di uno, che per carità lo ac- colse. Appena se ne sparse la fa- ma, che si udì echeggiar V aria di queste parole : // santo è morto. Venne sepolto presso l'aitar mag- giore della chiesa della Madonna de' Monti, ed alla sua tomba ben presto concorsero in gian folla gli abitanti di Roma. È fama , che Dio glorificasse il suo servo con varie grazie e miracoli. Un certo Tayer, ministro anglicano, tanto fu colpito da questi, che risolse di ritornare in seno alla Chiesa. Indi- zii cos\ strepitosi di santità , in- dussero a trattare il processo del- la canonizzazione di Benedetto, al quale la congiegazione de' Riti de- cretò il titolo di Venerabile fino dall'anno 1783. Ora poi si esamina S6 BEN il dubbio delle virtù in grado e- roico. BENEDETTO, Cardinale. Bene- detto si annovera tra i Cardinali sottoscritti alla bolla emanata dal concilio romano a favore della chie- sa di Benevento , essendo Pontefice Giovanni XIII del 965. BENEDETTO, Cardinale arci- diacono. Benedetto arcidiacono ere- desi esser quel Benedetto , che, in qualità di archiministro , si trova segnato sotto un privilegio concesso al capitolo di Firenze da Benedet- to IX; e quindi argomentasi, che vivesse circa la metà dell' XI secolo, giacche Benedetto IX fu fatto Papa nel io33. BENEDETTO, Cardinale. Bene- detto di Ponzio ignorasi ove pre- cisamente avesse la culla ; ma si può credere, che fiorisse circa la prima metà del secolo XI. Egli fu poi ve- scovo portuense, e bibliotecario della Chiesa Romana. Estese di proprio pugno , come scrive 1' Ughellio, la bolla di Giovanni XIX del ioo3, in- vece di Pellegrino arcivescovo di Colonia, e bibliotecario della S. B. C. BENEDETTO, Cardinale dia- cono. Benedetto fioriva circa il prin- cipio deirVIII secolo, ed era ascrit- to ai Cardinali diaconi nella regione quarta. Viveva ai tempi del Sommo Pontefice s. Gregorio III, che fu e- levato alla cattedra apostolica l'an- no 781 . BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto fioriva nel secolo IX, ed era insignito della dignità di dia- cono Cardinale. Intervenne al con- cilio, che neir 853 fu celebrato a Roma dal Papa Leone IV. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto intervenne al concilio di Roma, tenuto sotto Giovanni XII , BEN nel 964, in qualità di prete Cardi' naie del titolo di s. Sisto. BENEDETTO, Cardinale dia- cono. Niente altro di lui ci è con- to, tranne che si legge il suo no- me segnato nella bolla, fatta di co- mune diritto, nell'anno 993, riguar- do alla canonizzazione di s. Uldari- co, celebrata da Giovanni XV. BENEDETTO, Cardinale dia- cono. Benedetto vide la luce, secon- do che giova credere, sul principio del secolo XI. Fu tra i porporati, che segnarono del proprio nome il decreto pubblicato da Benedetto IX del io33 nel sinodo di Roma, a favore di Guglielmo abbate di s. Benigno di Fruttuaria. BENEDETTO Oblazionario^ Cai^ dinaie. Benedetto Oblazionario vi- veva nel Pontificato di Benedetto IX, per la qual cosa fiori circa il prin- cipio del secolo XI. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto nacque verso la metà del V secolo, e fu tra i Cardinali, che viveano nel Pontificato di s. Gela- sio I, eletto nel 49^} ^^ ^^'^ insigni- to del titolo presbiterale di s. Caio. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto nato circa il principio del- l'VIII secolo, fu tra quelli, che, nel 761, intervennero al concilio tenuto da s. Paolo I. Era dell'ordine dei preti, ed avea il titolo di s. Mar- cello. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto è ascritto ai preti Cardinali, che furono pi'esenti al sinodo tenuto a Roma da Giovanni Vili, nell'anno 872. Egli era del titolo di s. Bai- bina. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto, che fiori intorno il princi- pio del secolo X, viene annoverato ti'a i primi, che sottoscrissero al decreto iniquamente emanato da BEN Stefano VI, detto VII, contro For- moso Pontefice, già morto nell' 896. BENEDETTO, Cardinale. V. Benedetto V. BENEDETTO, Cardinale Be- nedetto fu uno di quelli che ap- posero la loro sottoscrizione alla bolla dell'antipapa Leone Vili, in- truso nel 963. Era fregiato del ti- tolo presbiterale di s. Maria al Pre- sepio. BENEDETTO , Cardinale. Bene- detto viveva al tempo del Sommo Pontefice Benedetto IX, del io33, ed ebbe il titolo di Equizio, cioè dei ss. Silvestro e Martino ai Monti. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto fiori nel volgere del secolo XI. Fu prete Cardinale del titolo di s. Pudenziana. Di lui ci è noto, che ristaurò, ed abbellì di un vago marmoreo pulpito la chiesa del suo titolo, che minacciava di minare, e ne celebrò poscia la solenne dedi- cazione. Credesi, che dal primo suo titolo passasse a quello di Eudossia, detto di s, Pietro in Vincoli, dacché si trova il suo nome segnalo nelle bolle di Pasquale II e di Calisto. Egli sottoscrisse ancora al sinodo di Guastalla tenuto nel 1106 dal sud- detto Pasquale II. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto fioriva circa il principio del secolo XII. Egli fli onorato della di- gnità Cardinalizia col titolo di san Pietro in Vincoli. L' UgheUio ne assi- cm'a, che intervenne al concilio di La- terano , celebrato da Pasquale II, nel 1 1 1 2, sul fatto delle investi ture, e che segnò del suo nome la bolla di cjuel Pontefice. Fu presente ai comizii tenuti per la elezione di Gelasio ed Onorio II. Quantunque poi non si sia trovato al conclave per r elezione di Calisto II, tenuto nel mouistero di Clugny nelle Gal- BEN 57 He, tuttavia essendo a Roma, vi prestò il suo assenso. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto non ci è noto se non per ciò che fu vescovo di Albano, e che visse ai tempi di Eugenio II , eletto neir824. BENEDETTO, Cardinale. Fu vescovo Lavicano, e sottoscrisse ad un privilegio accordato da Giovan- ni XIX alla patriarcale di Grado; quindi egli viveva al principio del secolo XI. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto fu vescovo di Ostia, e si fa di lui memoria parlando dei Car- dinali, che vissero sotto il Pontifi- cato di Benedetto IX; il perchè si può credere che fiorisse verso la metà del secolo XI. BENEDETTO , Cardinale ve- scovo. Benedetto viveva al principio del secolo X, e fu presente al con- ciliabolo tenuto nel 960 dall' impera- tore Ottone contro il Pontefice Gio- vanni XII. Egli inoltre concorse col vescovo di Ostia Leone, e con Gre- gorio vescovo di Albano, alla con- sacrazione sacrilega di Leone VIU antipapa, il perchè nel concilio ro- mano, che dipoi fu celebrato nel 964, venne sospeso. Nulladimeno si annovera tra i padri del concilio, te- nuto a B.oma da Giovanni XIII, crea- to nel 965 ; dal qual fatto ci sem- bra poter arguire , eh' egU pentito del suo fallo, fosse rimesso alla per- duta dignità. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto, che fu Cardinale creato da Gregorio V e vescovo di Porto, nac- que dopo la metà del secolo X. In- tervenne al concilio romano tenuto dal medesimo Pontefice nel 998 , ove si discusse la famosa causa ma- trimoniale del re Roberto, che avea sposato una sua consanguinea. 58 BEN BENEDETTO , Cardinale. Be- nedetto fu creato prete Cardinale del titolo di s. Susanna da Inno- cenzo III, nella terza promozione fatta a Roma nel dicembre del 1200. Quindi dallo stesso Pontefice, nel 1 2 1 1 , fu eletto vescovo di Porto e legato in Costantinopoli all'impera- tore Baldoino. Nel tempo della sua lunga dimora presso a quell' impe- ratore, il Papa gli scrisse molte let- tere, circa punti gravissimi, profon- dendo a lui elogi assai onorevoli ; dacché lo chiama provido, discreto, erudito ed onesto; e caldamente lo raccomanda all' imperatore ed ai ve- scovi di quel dominio. La sua au- torità fece, che potesse accomodare alcune differenze fra il patriarca di Costantinopoli ed i cherici franchi , a patto però, che di tutte le terre acquistate in oriente colle armi , la chiesa di Costantinopoli avesse la decimaquinta parte. Dopo tre lustri di Cardinalato, nel 1226, terminò in pace i suoi giorni , nel Pontifi- cato di Onorio III. Era tra i Cardi- nali elettori di quel Pontefice, ben- ché prima si veda segnata la sua morte nel Pontificato d' Innocenzo III. La maggior parte degli scrittori tutta volta opinano , che sia morto dopo la elezione di Onorio. BENEDETTO, Cardinale. Bene- detto fu vescovo di Selva-Candida. Era bibliotecario della S. R. C. nel y42 > essendo Pontefice s. Zaccaria: ragione per cui si dice appartenere a questo Papa, di cui segnò anche alcune bolle spedite in Aquino a favore del celebre monistero di Mon- tecassìno. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto apparteneva al Papa Mari- no I, ed era vescovo di Selva-Can- dida, e bibliotecario della chiesa di Roma. L'Assemanni con altri assen- BEN sce, che nell' 884 sottoscrivesse a un privilegio da Marino accordato al celebre monistero di Montecas- sino. BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto nacque sul finire del secolo X, e fu vescovo Cardinale di Selva- Candida, e bibliotecario della S.R.C. Sottoscrisse una bolla, che Benedet- to Vili spedi a favore di Guido abbate di Farfa nel io 12, ed un* altra a favore della chiesa di Ur- gel , se vogliamo credere all' Ughel- Ho. Altri scrittori però negano, che Benedetto abbia segnate queste bolle. BENEDICAMUS DOMINO, Ver- setto. Formula, colla quale si dà termine al divino ufficio, ed alcune volte alla messa, cioè quando non si dice il Gloria in excelsis Deo ( Merati, part. I, tit. XIII, num. 3 ). Questa formula fu sostituita all' Ite missa est (P^edi), nei giorni di di- giuno, giacché in questi per causa dell'ufficiatura di nona, e di vespe- ro, che era susseguente alla messa, non si mandava a casa il popolo. In alcune chiese si usava tale vei'- setto anche alla messa della notte di Natale, dopo la quale non par- tivano gli astanti, giacché doveano assistere alle laudi, che seguivano immediatamente la messa. Il Can- cellieri , nelle sue notizie intorno alla Notte di Natale j Roma 1788 a pag. i5, così si esprime su questo argomento : >» Non si cantava l' Ite missa est 3 perché si doveva restare a cantar le laudi, e poi ad assistere alla seconda messa, come avverte Gio. Belleto: In prima missa Na- talis Domini non debet dici , Ite missa est , ne videatar populus licentiam habere abeundi. Ma in sua vece , come usa vasi ne' giorni di digiuno, in cui dopo la messa si recitava l'ora di nona, e il ve~ BEN spero, si diceva Baitdicamus Domi' no, chiamato Versus eluso r. Si leg- ge auche nel ceremoniale mss. della chiesa di Toul, Du Veri Caerem. Eccl. tomo I, pag. 4 et 5 : In fine Misscs clicitur Benedicarnus Domi- no, quia nonduni conceditur facul- tas exeundi de ecclesia. Sul significato delle parole Bene- dicarnus Domino, il Sarnelli nella lettera ecclesiastica LVIII, tomo VII, fra le altre cose, dice ai nu- meri i4 e i5: che il Benedica- rnus Domino si dice rivolto all'al- tare dal celebrante nelle messe pri- vate, e dal diacono nelle canta- te, quia ibi peculiari modo Domi- nus adest; che l'ile missa est si dice verso il popolo, perchè con quelle pa- role il popolo si licenzia. E questa licenza si dà solennemente ne' di festi- vi, seppure non si deve dimostrare qualche mestizia, come nelle dome- niche di quaresima e somighanti, e ne' giorni feriali, dove i di voti, che intervengono alla messa, devo- no piuttosto trattenersi alle divine lodi, e benedizioni, come dice il Micrologìo al capo quarantasei, ben- ché s. Clemente usi le parole Ile in pace , come Cristo disse dopo la sacra cena: surgite, eamus. Al- l' invito del Benedicamus Domino, si risponde Deo gralias, come an- che all' /tó missa est, perchè, dice san Agostino, nell'epistola XXXIX ad Paulinum : Partecipato tanto sacramento , graliarum actio cun- cta concludit. In quanto poi al dubbio, se dopo le orazioni poste in fine delle litanie, e preci de' sette salmi penitenziaU, debba esservi ap- posto il versetto Benedicamus Do- mino, poiché in molti breviari, e rituali vi apparisce, ed in altri no; Io stesso Sarnelli, nella lettera XVI del tomo III , num. 1 3 , dice , che BEN 59 nei nostri breviari, e rituali non vi è, e che non vi deve essere, perchè quando i salmi penitenziali colle litanie si dicono dopo le laudi, si debbono dire dopo il Benedicamus Domino delle stesse laudi, lasciato et Fidelium Animoe etc, perchè dicendosi in fine delle litanie, serve per ambedue; sicché c^neW exaudiat vi è posto in vece del Benedicamus già detto. V. Gavanto in Rubric, Brev. de psalm. poeniL sect. IX, cap. IV, e r articolo Messa. BENEDICITE. Preghiera, che si recita prima delle refezione per be- nedire il cibo posto sulla mensa, Mensae consacratio. La benedizio- ne della mensa è antichissima, ed appartiene darla alle persone più distinte, ed ai chierici in preferenza de' laici. Nelle comunità religiose, il superiore benedice la tavola, né man- cano concilii, che raccomandano la benedizione della mensa avanti il pasto. Benedicere è quasi lo stesso che santificare, come si legge presso l'apostolo (Tim i. 4)j che i cibi si santificano, cioè si benedicono per verbum et precalionem j imperocché pregando, celebrando il nome di Dio, ed invocandolo, benediciamo, e quasi santifichiamo tutte le cose. Nel sabbato santo, i sacerdoti girano per le case a benedire i cibi, e le ova. Sopi*a r uso di questa benedi- zione veggasi Tobia Kraschi, Com- mentalio de ovibus paschaUbus, Re- gion. 1705. Quando i Pontefici danno qual- che banchetto a' Cardinali in occa- sione di averne consagrato alcuno in vescovo, o per altro motivo, mon- signor caudatario, cappellano segre- to Pontificio , dice la formula della benedizione della mensa. Benedici- te, stando tutti in piedi, a cui ri- spondono i cantori della cappella 6o BEN Papale, ed il Pontefice benedice tan- to la propria tavola, che quella dei Cardinali. Nella mensa, che s'imban- disce nel palazzo apostolico pei pel- legrini la mattina del giovedì santo, il Pontefice, che si reca ad assister- vi, benedice la tavola, dopo l'ora- zione Benedicite^ recitata da un suo cappellano segreto ; e dopo aver somministrato ai commensali, chia- mati apostoli, alcune vivande, li la- scia colla sua benedizione. Vedi il rame di Picard, Cerimonies Reli- gieuses, tomo II. pag. 172, le Pa- pe benit les tables des pelerins , et leurs sert a manger avec les Car- dinauXj et autres Prelats, nonché gli articoli Pranzi ed Agapi. BENEDIZIONE. L'atto del be- nedire è il desiderare felicità a per- sona amata. Cos\ i patriarchi vicini a morte benedicevano i loro fighuo- li. Nel cristianesimo si danno le Be- nedizioni col segno di croce, per ricordare ai fedeli i benefizii deri- vati dalla redenzione del Salvatore. Benedire vuol dire anche pregar bene da Dio alla cosa, che si bene- dice; il qual atto si fa per lo più alzando la mano, e movendola in segno di croce. Si dà anche la Be- nedizione al popolo dai sacerdoti, e superiori ecclesiastici tanto nelle chie- se, quanto nelle strade, come pra- ticano i vescovi, o con un segno di croce fatto colla mano, ovvero con qualche immagine divota , con un reliquiario, o col Ss. Sacramento. Fino dai tempi apostolici, dice Bergier ( giacche non si trova dopo r istituzione della Chiesa un coman- do o prescrizione ne di Pontefici ne di concilii), la Chiesa usò bene- dire la più parte delle cose, di cui si servono i fedeli nei bisogni or- dinarli della vita, per cui si veg- gono ne' più antichi rituali le bene- BEN dizioni proprie per una nuova car- sa, per un nuovo letto, per un nuo- vo naviglio, per le frutta, pel vino, pegli alimenti nuovi d'ogni specie, e ciò fu prescritto per togliere le superstizioni dei gentili, e ricordare ai fedeli, che ogni bene viene da Dio. Il Butler poi, nelle sue feste mobili j asserisce, che solamente mer- cè la Benedizione divina tutte le cose create possono giovarci, e noi pos- siamo tenerci lontani dai mali, che si sforzano sempre di farci gli spi- riti perversi. Che se parliamo del- le cose, le quali s'impiegano all'al- tare pel divino servigio, vedremo costante ed antico il costume della Chiesa di benedir luttociò, che spetta al culto di Dio, gli abiti, gli arredi sacerdotali, e gli edificii per la ce- lebrazione de' sacri misteri ; la qual pratica e' insegna quanto sublime idea dobbiamo concepire delle cose sacre. Benedizione vale anche a dino- tare le preghiere, o cerimonie, col- le quali la Chiesa destina certe per- sone a determinati stati ed impie- ghi, e con cerimonie ne distribuisce gli abiti, e gli altri distintivi. In questo significato la Chiesa l^enedice gli abbati, le abbadesse, le mona- che, i cavalieri, ed a questo si può anche riferire la consacrazione de» re e delle regine. Viene la parola Benedizione adope- rata anche per indicare le funzioni sa- cre, colle quali la Chiesa toglie le cose all'uso profano per impiegarle in usi religiosi, e perciò essa benedice l'ac- qua, il sale, il fuoco, l' olio, le cam- pane, le cappelle, i cimiterii, gU ai-- redi, la biancheria dell' altare, e ge- neralmente tutto ciò, ch'essa adopera per uso sacro. Queste Benedizioni si chiamano anche consacrazioni, on- de si dice essere consacrata una chic- BEN sa, un altare, un calice. Nondimeno la parola consacrazione si usa parti- colarmente per significare un' unzio- ne, quindi dicesi essere benedetto il ciborio, e consacrato il calice, poi- ché per questo si adopera l'unzione. I^p Benedizioni per tutto quello che serve ai bisogni dell'uomo, com- prese le bandiere e le armi, si fan- no con aspersorio di acqua bene- detta , con segni di aoce , e pre- ghiere conformi al soggetto della cerimonia, e ciò praticasi, perchè gli uomini abbiano a servirsene solo per gloria di Dio e loro salvezza. Yi sono alcune Benedizioni per le quali, secondo la disciplina della Chiesa, è necessario il carattere epi- scopale, come sono quelle degli ogli santi, dei calici, delle patene e simili. In altre è stata per sola convenien- za riservata ai vescovi questa facol- tà, poiché possono anche esercitarla i sacerdoti da essi delegati , come la Benedizione delle cappelle, dei ci miteni, delle croci, delle immagini, delle campane, degli stendardi e delle suppellettili sacerdotali. Presso tutte le chiese del mondo sono state sempre in uso le Bene- dizioni, com' é dimostrato dai rituali più antichi greci e latini, e parti- colarmente la Benedizione, che i sa- cerdoti danno al popolo stendendo le mani in forma di croce , e pro- nunciando le parole : Benedicat vos omnipotens Deus etc. Essendo poi a' tempi di s. Pio V, creato nel i566, costume de' sacerdoti di dar nel fine della messa la Benedizione al popolo con tre croci, come oggi fanno i vescovi , il Pontefice levò questo rito, riservandolo soltanto alle messe cantate, nelle quali però fu proibito da Clemente Vili, eletto nell'anno 1592, a' semplici sacer- ,doti. F. Merati, tom. I, pag. 243. BEN 61 Poscia Alessandro VII del i655, concesse agli abbati religiosi la fa- coltà di dare tre Benedizioni nelle messe Pontificali , ma non già in quelle , che non fossero celebrate pontificalmente, come riporta il Lam- bertini nella Notificazione XIV y § 4, n. 19. Il Sarnelli nella sua Lettera XV I^ tomo II, p, 4^ dice, « che il po- >» polo si deve genuflettere, incon- » trando il vescovo, per riceverne *j la Benedizione, e tratta degli ef- » fetti della medesima ". Fra le al- tre cose egli dice, essere comandato dal cerimoniale de' vescovi , lib. l , cap. 2, che il vescovo sibi occurren- tes subditoSj qui geniifletere debent^ signo crucis super illos facto^ be^ nedicat. Per la osservanza di cote- sta pratica il concilio ravennatense, nel 1 3 1 4 5 emanò un apposito de- creto. Poiché , dice sant' Agostino , il vescovo alza quaggiù la mano, fa il segno di croce, e Iddio be- nedice dal cielo. Oltre a ciò la Be- nedizione episcopale è uno de' sa- cramentali della Chiesa, con cui si rimettono i peccati veniali, come ri- levasi dal canone dictum est, e dal- l' angelico san Tommaso , segui- to dalla comune de' dottori. Ed è perciò, che per godere l'effetto di questa Benedizione episcopale, si richiede riverenza in riceverla, e questa é la genuflessione oidinata dalla s. Chiesa. Benedizione in lato senso è quella, come dicemmo, colla quale si con- sacrano i vescovi, e si benedicono gli abbati e le abbadesse. Questa una volta si chiamava anche ordi- nazione, e neirVIlI secolo, il secon- do concilio di Nicea ha permesso agli abbati benedetti di dar la ton- sura, e gli ordini minori ai religiosi. Una tale Benedizione è ben diversa 63 BEN dair ordinazione de' diaconi, de' pre- ti e de' vescovi , singolarmente in due cose : l'ordinazione avviene sul- la domanda della Chiesa, e l'impo- sizione delle mani è accompagnata dall'invocazione dello Spirito santo, laddove la Benedizione degli abbati, e delle abbadesse segue sopra ricer- ca de' monisteri rispettivi, e l'impo- sizione delle mani si fa senza invo- care lo Spirito santo. Quando il romano Pontefice è già vescovo prima della sua elezione, non si consacra di nuovo, ma si prega che Dio, per r intercessione de' santi , a larga copia diffonda le sue Benedi- zioni, e questo atto spesse volte si chiama Benedizione, e consacrazione presso gli antichi scrittori, come di- mostra il Pagi, Brev. in vita Joan. XII, et Urbani IV. La consacra- zione e Benedizione si celebrava in giorno di domenica. Innocenzo V , che prima era vescovo di Ostia, elet- to Papa in Arezzo nel 1276, scri- vendo prima della sua coronazio- ne, sul fine della lettera, diceva: Nec mireminij quod bulla nostra , cioè il sigillo, non exprimens nomen nostrum est appensaprcesentibusj quce ante Benedictionis nostrce solenmia transmittuntur, quia hi, qui fuerunt hactenus in Romana Ecclesia electi Ponti fices _, consuevcrunt in bullan- dis litteris ante suce Benedictionis munus, modum hujusmodi observa- re, dov'egh adopera la parola Be- nedizione e non consacrazione, che altri aveano usato. Da' sacerdoti e leviti del popolo d'Israele, e dai loro riti è derivato il costume nella Chiesa di benedire, ed il primo che l' introducesse nel cristianesimo fu Gesìi Cristo, il qua- le alzate le mani nelle due sue ul- time apparizioni, bened'ì gli apostoli ed in essi tutta la Chiesa, dal qual BEN atto ne derivò per tradizione il rito di benedire colla mano stessa, fa- cendosi il segno della croce sopra le cose da benedirsi. E per rinno- vare tal cerimonia nella Chiesa, l'Amalarico dice, che s'introdusse la Benedizione, la quale al termine della messa si dà al popolo : Hunc mo- rem tenet sacerdos , dice il mede- simo, ut post omnia sacramenta consummata benedicat populo, atque salutetj deinde revertitur ad orien- tenij ut se commendet Domini A- scensionij dicitque diaconus: Ite, missa est. Dal che si raccoglie, che anticamente l'ultima cosa della mes- sa era la Benedizione, che si dava subito dopo la comunione del sa- cerdote, senza 1' evangelo di s. Gio- vanni, ne altro. Davasi con pio co- stume la medesima Benedizione dopo la comunione, acciocché que' fedeli, che non s'erano comunicati, partis- sero dalla chiesa almeno consolati colla Benedizione. Per decreto de' Pontefici s. Leo- ne I , del 44o ? e san Gelasio I , fu proibito a' sacerdoti di dare la Benedizione al popolo, presente il vescovo, onde quando essi celebrano alia loro presenza, con un profondo inchino chieggono la facoltà di po- ter benedire, e chi celebra privata- mente innanzi al Papa, colla genufles- sione la domanda , anzi quando il Pontefice in s. Pietro in Vaticano si trova presente all' ostensione delie reliquie maggiori, i canonici, che dal- la loggia le mostrano , benedicono il popolo soltanto dai due lati estre- mi della loggia , e non in mezzo , come si fa le altre volte , per ris- petto alla suprema dignità del capo della Chiesa. Per la stessa ragione, se il Papa nella notte di Natale in- terviene al mattutino, egli canta l'ul- tima lezione, trattenendosi alquanto BEN i! coro prima di rispondere Amen al Jube Domine benedicere , come egli dice in vece di Domnej per in- dicare che non v' è superiore , che possa dar la benedizione al Papa. Veggasi Card. Caielanus, in Ord. XF p. 234, e Macri in Jube Do- nine. Anticamente, dice il Maire, il sacerdote benediva il popolo, dicen- do: In unitale Sanati Spiritus, be- nedicat vos Pater et Fiiiiis. Davasi pure la Benedizione, anche nelle messe de' morti, con la seguente formula : Deus vita mvoruni _, et resurrectio mortuoruni benedicat vos in scecula sceculorum. V. M. Adol- phemrot de Benedictione speciatim sacerdotali^ eiusque formula^ Tract. TJwolog.j Lipsiae 172 1 pag. i63. Non solamente è pervenuto a noi dalle cerimonie mosaiche l'uso del benedire, ma il modo, ed il rito medesimo, giacché, come dicono Innocenzo III, Rabano e Durando, si faceva l'antica Benedizione alzan- dosi le mani, con voce alta, dal sacerdote , o levita ritto in pie- di, e rivolto al popolo , con la pronunzia della voce misteriosa, che rinchiude il nome della santissi- ma Trinità, ovvero la di lei tripli- cata invocazione, sebbene presso di essi era nascosto il mistero. Usava- no ancora per esprimere questa mi- stica invocazione, dice il Galatino, di stendere la mano, alzando tre sole dita, cioè V indice, il medio e r auricolare , e ristringendo uniti il pollice e l'anulare, come afferma kaynaud, e come vuole il p. Ata- nasio Kircher, formando di tutta la mano tre sole parti, cioè il pol- lice, l'indice unito col medio, e l'anulare con l'auricolare, non per altra ragione certamente, che per l'arcano mistero della Ss. Triade, BEN 63 come dicesi al seguente articolo. Tale appunto e somigliantissima è la Benedizione ecclesiastica usata da' ss. Padri, e primieramente con tre soli diti; e ciò si ricava dalle immagini antiche, che con frequen- za si vedono , massime nelle tribu-^ ne delle basiliche più celebri, e più antiche di Roma, come diffusamente osserva il Baronio, de' santi Pietro, Silvestro I , e Gregorio I, e come ne fa testimonianza la statua di bron- zo di s. Pietro nel Vaticano. Così pure si osserva la figura del Reden- tore, in atto di benedire coi tre diti, indice, medio, e auricolare, in più luoghi di Roma. Gli antichi cristiani, particolarmente gU orien- tali, usarono rappresentare Dio Pa- dre, col dipingere una mano ti-a le nuvole, colle tre prime dita al- zate, e le altre due ripiegate, per- chè come sono tre dita in una ma- no, cosi sono tre persone in una sola Deità. F. il Piazza, nella sua Gè- rarchia Cardinalizia j Dell'origine y mistero j ed uso delle Benedizioni ecclesiastiche. Trattando questo autore della Benedizione diaconale , dice , che fino da Papa Clemente IX, per decreto de' i5 settembre 1668, fu risoluta in favore de' Cardinali dia- coni la questione, se fosse loro le- cito dare solennemente nella propria diaconia la Benedizione , colla con- sueta formula : Sit nonien Domini benedictuniy rivolti al popolo, ezian- dio fuori del santo sacrifizio, nel modo che fanno i vescovi nelle loro cattedrali , e i Cardinali preti nelle rispettive chiese titolari. Il Cardinale Giacovacci, ed il Man- fredi sostengono, che i Cardinali diaconi possono dare la solenne Benedizione nella forma vescovile, benché non sieno sacerdoti, e ciò 64 BEN perchè, dice il Preposito, la facoltà di benedire dipende non dall'or- dine, perchè altrimenti non si po- trebbe concedere dal vescovo ad un inferiore, ma dalla giurisdizione; e quando anche tal facoltà procedesse dall'ordine, dice Graziano, che l'eser- cizio di essa dipende appunto dalla giurisdizione. I Cardinali diaconi ten- gono nei loro titoli o diaconie, il luo- go del Sommo Pontefice, ed esercita- no qualche autorità ordinaria, confe- rendo i benefizi , visitando , decre- tando, e facendo altre funzioni giu- risdizionali, spettanti al mero spiri- tuale, nelle loro diaconie. Però essi non possono solennemente benedire il popolo, come i sacerdoti, alla pre- senza de' vescovi, e solo il possono fare in virtù di facoltà conferita dal Papa, come si concede ai Cardinali legati a Intere. V. Giacomo Bonami- ci, Eulogio diaconale, Q FrancescoGri- sendo. Della Benedizione diaconale. Il Sarnelli, nel tomo V del- le sue Lettere Ecclesiastiche pag. 32 , parlando Della potestà che si dà al lettore di benedire il pane e i frutti nuovij, tratta delle Benedizio- ni costitutive y e invocative j nonché di quelle, che si danno per potestà del- l' ordine , e per potestà di giurisdi- zione; ed al tomo li, p. ^i e 43, parlando della Benedizione del vesco- To, e de' suoi effetti, dice, che il va- lore di essa non dipende dalla san- tità della vita, ma dal carattere. Delle altre Benedizioni, e di quelle proscritte , veggasi Diclich , Dizio- nario sacro liturgico j tomo I pag. 89 e seg. Finalmente, siccome la Benedi- zione col segno della croce, fu pra- ticata dai cristiani fino dai tempi apostolici, ed in ogni loro domesti- ca occorrenza, così parlando di es- sa Tertulliano, la dcsciire come co- BEN sa antichissima, e nata insieme col* la Chiesa : Ad oninem progressum^ ad oninem aditum et exitum , ad vestitum et calceatum, ad lavacra^ ad mensas , ad lumina et cubilia, ad sedi Ha j quacumque nos conver- satio exercet^ fronteni crucis signa- culo terimus. Lo stesso raccoman- da di farsi s. Girolamo, dicendo: ad omneni actum ^ et ad oninem incessuni manus pingat crucem. Questo lodevole costume è stato poi continuato nella Chiesa da' fedeli, e nelle famiglie non solamente reli- giose, ma ancora secolari, benedi- cendo se medesimi in tutte le loro azioni, e le cose che usano quotidiana- mente, ricevendo eziandio le Bene- dizioni de' superiori, quando escono, e ritornano in casa. Il pio costume de' padri di famiglia di benedire i loro figliuoli appena alzati dal letto, prima di uscire di casa, od in occasione di viaggi fu abbracciato dai cattolici, ad esempio degli antichi patriarchi A- bramo, Isacco e Giacobbe, che bene- dissero in un modo particolare i loro figliuoli. La Benedizione si do- manda pure in iscritto dai cattolici al Sommo Pontefice, dai diocesani al vescovo, dagl' inferiori ai superio- ri ecclesiastici, dai figli ai genitori, e da chiunque a' rispettivi confesso- ri, ed alle persone costituite in di- gnità della Chiesa , come ai buoni servi di Dio, i quali in virtìi della Benedizione data nel nome divi- no , operarono i più stupendi mira- coli. BENEDIZIONI del Sommo Pon- tefice, cioè, I Benedizioni comuni^ II solenni., Ili in articulo mortis. I romani Pontefici, imitatori del fondatore della Chiesa, bencdirono costantemente i fedeli dai primi tempi di essa, e la loro Benedizio- ne fu ricercata mai sempre colla BEN maggior venerazione dagli stéssi san- ti più celebri, e dai sovrani più po- tenti, molti de' quali si recarono a iRoraa per visitare la tomba del primo Pontefice s. Pietro e riceve- re dal successore di lui V apostolica Benedizione. Ne mancò Dio di far- ne vedere i prodigiosi effetti, dei quali lungo sarebbe riportare le te- stimonianze. Non si contentarono però i primi Papi di benedire i fe- deli, ma nelle stesse lettere aposto- liche, qual saluto paterno, ed augu- rio di prosperità, adottarono la for- mula, Salutern et Apostolicam Be- nedictionem 3 che si vuole incomin- ciata dal terzo Pontefice s. Cleto , creato nell' anno 80 dell' era cristia- na, secondo Martino Polono nella sua Cronaca^ ciò che anche si leg- ge in altri scrittori. Parlandone Lodovico Giacobbe di s. Carlo ( Biblioth. Pont. lib. I p. 58 ), dice : S. Cletus scripsisse ferlur epistolas, in quibus omnium primus iisus est verbis illis Salu- tern et Apostolicam Benedictionem. Ita ab omnibus auctoribus affirma- tur^ sed non extant, neque in con- ciliis generalibuSj neque in epistolis Ponlificiis hactenus reperire polui. Non lo poteva egli trovare in alcu- na lettera genuina di s. Cleto, poi- ché ne' primi tre secoli non ne esi- stono che una di s. Clemente, e tre di s. Cornelio. Stima però il San- dini ( Vitae Pont, tomo I in vita s. Cleti p. I 3 ), che niun altro Pon- tefice abbia adoperato il saluto Pon- tificio : Salutern et Apostolicam Be- nedictionem ^ prima di Giovanni V eletto nel 685, e di Sergio I crea- to nel 687, i diplomi de' quafi se- gnati con quel saluto , furono regi- strati da Mabillon { De re diplom. lib. V. p. 346, e lib. VI p. 622). Aggiungono però in Papebrochio, VOI. V. BEN «5 ( in Const. Cron. Histor. ad s. Cle- tum num. IV p. 89 ) ed il Garnier { Dissert. ad libr. Diumum Pont. Rom. pag. i52), che prima dei santi Leone IX, eletto nel 1049, ^ almeno di Gregorio VII, eletto nel 1073, que- sta formula non fosse con uso sta- bile e costante da' Papi adoperata, e posta per titolo ai brevi Pontifi- cii: p. e. Gregorius XVI ^ Salu' tem^ et Apostolicam Benedictionem, usandone un'altra per le boUe (Vedi) meno alcune, nelle quah si pone que- sta formula, come alle bolle dirette a particolari persone, dicendosi: Gre- gorius episcopus servus servorum. Dei, dilecto filio N. N. salutern, et Apostolicam Benedictionem. Co- mune pensare è degli scrittori, che questa Pontificia salutazione scancel- li i peccati veniali in quelli , a cui è indirizzata ; anzi dice la Chiosa , in cap. si aliquando de Seni. EX" com. , verb. Salulationis , che diri- gendola il Papa ad uno scomunica- to, colla scienza di essere egli le- gato da tal censma, per questo so- lo saluto rimarrebbe affatto assolu- to, e libero dall' incorsa scomunica. V. Petra, Comment. ad Const. A- post. tom. I p. ^o. Quindi ne vie- ne, che dandosi qualche occasione, in cui abbiano dovuto i Papi scri- vere , o a persone scomunicate , o ad eretici, non hanno usato di que- sto apostoHco saluto. Scrivendo poi a persone, che non abbiano ricevu- to la fede, in luogo di quello, met- tono la formula: Lumen divinae graliae , della qual cosa abbiamo molti esempi ne' brevi di Clemente XI del 1700, diretti a personaggi pagani. Vi sono stati eziandio de' casi , che un principe accattolico, avendo per moglie una cattolica , che iu questa l'eligione facesse educare la m BEN fìgliuolanza , scrivendo al Papa ha domandato ed ottenuto l'apostolica Benedizione per la medesima sua famiglia ; ma agli accattolici, sebbe- ne la domandino, non viene dai Pontefici compartita. Ma il Pontefice Benedetto XIV, nel licenziarsi da lui due personag- gi di culto luterano, li benedisse e gli ammonì , col dire : Figliuo- li, la Benedizione de' vecchi e ac- cetta a tutte le genti: Io vi be- nedico, il Signore v' illumini. Quan- do Pio VII, nel i8o5, trovavasi in Parigi, essendo un giorno innanzi a lui Maron, presidente del concisto- ro de' protestanti, frammischiato coi cattolici , neir atto che il Pontefice licenziandoli avea alzata la destra, per dar loro l' apostolica Benedizio- ne, stava il Maron per ritirarsi, non credendo di poterne legittimamente partecipare. Allora Pio VII richia- mandolo, e dolcemente guardando- lo, gli disse : Se vi ritirate^ signor Maron, dal Pontefice Romano, spe- ro per altro che non ricuserete la Benedizione di un vecchio affettuo- so. La tenerezza di questa espres- sione sorprese e commosse gli astan- ti, che sentirono vieppiù il pregio ,d'una tal Benedizione. Che la sola Pontificia Benedizio- ne valga ad assolvere dalle censure e scomuniche anche maggiori, mol- ti ne sono i casi, e per brevità ne indicheremo soltanto alcuni. Appe- na, nel I 143, fu creato Papa Ce- lestino II , il re di Francia Lo- dovico VII gli spedi ambasciatori supplicandolo della pace , e dell' as- soluzione dalle censure ecclesiasti- che, fulminate dal suo antecessore Innocenzo II, coll'interdetto dell'in- tero reame. Vedendolo Celestino II pentito, seco lui lo riconciliò, e, co- me narra il Conogiafo Maurenea- BEN censcj benignamente si alzò alla pre» senza di molti nobili, e colla mano fece il segno della Benedizione alla volta di Francia, assolvendola in uno al re dalla sentenza dell' interdetto. Correndo l'anno 1272, recandosi Papa Gregorio X in Lione, si trat- tenne in Firenze per riconciliare i ghibellini co' guelfi , ma a cagione della frode, che vi usarono per im- pedirne l'unione, la lasciò coll'in- terdetto. Ritornando poi in Itaha nel 1275, giunse a Firenze ai iB dicembre, e benché egli non vi vo- lesse entrare, per cagione dell'in- terdetto, tuttavia, non permettendo^ gli l'inondazione dell'Arno di pas- sare fuori delle mura, fu costretto ad entrare nella città, che egU, far cendo il segno della Benedizione colla mano, assolveva mentre pas- sava il ponte, la qual cosa era in- separabile dal suo passaggio, ma poi uscito, ne rinnovò l' istesso interdet- to , come abbiamo dallo storico Villani, lib. VII, cap. 5o. Da ulti- mo, essendosi ammalato gravemen- te Giulio II neir agosto i5i3, que- sti chiamò a sé i Cardinah, e ve- dendo Francesco Maria I suo ni- pote duca d' Urbino , pentito delia morte data al Cardinal Alidosio, il quale avea incolpato il duca di aver ceduto Bologna al Benlivoglio, fa- cendo il segno della Benedizione, gli perdonò il delitto commesso , senza richiedere altre formalità di diritto, alle quali non dava luogo la brevità del tempo. Danno i Papi la loro Benedizio- ne, colle prime tre dita della mano destra , cioè pollice, indice e medio, tenendo ripiegati gli altri due, anu- lare, ed auriculare; ed in atto di benedire per lo più sono rappre- sentati ne' monumenti, come poi me- glio si dirà, particolaimentc in quelli BEN che racchiudono le loro ceneri. Com- partono i Pontefici la Benedizione colie tre prime dita alzate, in no- me della Ss. Trinità , a differenza de' vescovi greci , che la danno , unendo l'auriculare col pollice, si per- chè anche cosi si denota la Ss. Tri- nità, come perchè la mano con que- sta positura viene a configurare VAI- pha e r Omega _, principio e fi- ne delle cose, alludendosi alle paro- le dell'Apocalisse: Ego siun Alpha et Omega ^ Prìmus et Novissimus ^ Principiiim et Finis. Che al declinare del secolo IX ab- biasi avuto un preludio delle barbarie, che si commisero nel X, è cosa troppo nota : una fu certamente il dissotter- ramento del cadavere di Papa For- moso , morto a' 4 aprile dell' 896, insigne in dottrina e virtù, eseguito per ordine di Stefano VII, eletto ai 22 maggio, il quale ritenendolo in- truso , spogliatolo degli abiti sacri, gli fece tagliar le tre dita , con cui soleva dar la Benedizione Pontificia; effetto tutto, dice il Baronio a tal anno, d'una violenta tirannia, non già di errore nella fede. Comparte il Pontefice la sua Be- nedizione nel proprio palazzo a chi implora l' udienza , come pure gi- rando per la città, viaggiando, nel- le funzioni sacre, nelle cappelle, e quando in queste viene portato in sedia gestatoria; e chi la riceve si prostra in ginocchio. Opponendo contro il romano Pontefice questo rito Basilio Czar di Moscovia al ge- suita p. Possevino, che Gregorio XIII gli avea mandato per nunzio, questi gli rispose: « Se in certi " giorni particolari il Sommo Pon- » tefice si fa portare in sedia , ciò « non fa egli per fasto , o morbi- « dezza, ma per benedire il popo- » lo adunato in certe feste più so- BEN 6f » lenni, né lo benedice già in suo » nome, ma nel nome della Ss. >» Trinità». Il Papa, quando si re- ca alle cappelle, o a visitare alcuna chiesa, monisteri, o sovrani, in una parola quando incede colia stola, e allor quando va con treno semi- pubblico, si fa precedere dalla cro- ce Pontificia, giacché san Clemen- te I , eletto neir anno 98 , prescris* se che non potesse uscire senza la croce avanti, sebbene il Lenglet cre- de, che quest'uso incominciasse con Adriano II dell' 867; ed è da que- sta croce che il Pontefice invoca la divina Benedizione quando solenne- mente la comparte. Nei viaggi i Som- mi Pontefici si facevano anche pre- cedere dalla Ss. Eucaristia, ed in questo modo nel ']Si , si recò in Francia Stefano III. Oltre a tutti quelli, che si pre- sentano al Sommo Pontefice, do- mandano a questo rispettosamente la Benedizione anche quelli, che gli dirigono lettere, sebbene sieno costi- tuiti in qualunque dignità sovrana, ed ecclesiastica; i principi per se e per le loro famiglie; ed i vescovi anche pel gregge alla lor cura af- fidato. Tanto è interessante ciò, che il dottissimo Garampi, nella sua Illu- strazione d'un antico sigillo della Garfagnana^ dice a p. no e seg. sulla Benedizione delle immagini di Cristo, de' Santi e de' Pontefici in atto di benedire, come della Bene- dizione de' vescovi, che si reputa in- dispensabile di riportarne qui alcuni tratti , a maggior erudizione. Gio- vanni diacono, descrivendo il ritrat- to, che di se stesso fece dipingere s. Gregorio I, Papa del 590, scri- ve, ch'erasi fatto rappresentare in atto di benedire: pianeta erat su- pra dalmalicam castaneaj cvangc- 68 BEN lium in sinistra, modus crucis in dexlcra. Gli antichi cristiani sole- vano rappresentale le immagini di Gesù Cristo e de' santi, per lo più colle mani stese ed elevate, perchè essendo questo un segno di Bene- dizione, doveano i veneratori di ta- li immagini implorarla con di vote preghiere ; e siccome antichissimo era l'uso di chiedere la Benedizione de' sacri pastori, così fu creduto di non poter rappresentare le immagi- ni in atto più conveniente alla loro dignità, quanto in quello di bene- dire. Molte sono le immagini di an- tichi vescovi col vangelo alla sini- sti-a , e colle due o tre dita della destra mano in atto di benedire. In tal forma si vedono altresì quelle de' Sommi Pontefici, nell'antica sta- tua di s. Urbano I, creato \ anno 226, posta nella chiesa di s. Ce- cilia, nel deposito d'Innocenzo li, morto nel 1 143, situato in s. Maria in Transtevere , e nelle pitture di Anastasio IV , fiorito nel 1 153, che già erano nell'oratorio di s. Nicolò del patriarchio lateranense . Non solamente poi così rappresentavansi le immagini de'Papi santi, ma anco quel- le de' viventi e di altri senza culto, come nella figura di Gregorio IV dell' 827, in un codice vaticano, ed in altro di questi si vede quella di Gelasio II del 11 18. Così furono rappresentati anche Bonifacio Vili del 1294, e Benedetto XI l del i334, nonché i Pontefici del XIV e XV secolo nelle loro monete. Questa foggia di Benedizione fu detta, e dicesi tuttora, signare pò- puliim, poiché siccome sotto nome di segno fu inteso anlonomastica- mente quello della croce, come di- ce il Du Gange parlando del signuni, così non si credette di poter in mi- glior forma benedire le cose, e le BEN persone , quanto col formare sopra di esse il salutare segno, il qual ri- to può credersi surrogato al più an- tico della espansione, o imposizione delle mani. Innocenzo III del 1198 disse consignare : Cum super alios sìgnum crucis imprimimus, ipsos a sinistris consignamus in dexteratn, (De Missa hb. II, cap. 45). Urba- no li disse cuni cruce signare j giacché concedendo questo Papa nel 1092 all'abbate del monistero della Cava varii privilegi, gli conferì an- che quello di potere nelle terre del suo monistero ecclesias construcre , cum cruce signare, aliaque Ponlifl- calia, et spiritualia exercere. E O- norio HI, del 12 16, adoperò la fra- se s ignare, et signando benedicere, come leggesi in una sua bolla, con cui confermando agli arcivescovi di Ravenna 1' antica consuetudine in porlanda cruce et tintinnabulo, ag- giunse per ispecial grazia , ut quo- cumque iveritis, excepta urbe, tri- bus milliariis prope , et tribus mil- liariis a loco ubi fuerit Romanus Pontifex, crucem et tintinnabuhini sine conlradictione qualibet, de se- dis apostolicce licentia deferatis , et signare ac signando benedicere, ubi- cumque cum praedictis insignibus fueritis , sine praesumptionis nota possitis, salva moderatione concilii generalis j il che confermò con bol- la dei i4 maggio 1224, Scendo altrettanto l' immediato successore Gregorio IX. Questo costume di benedire, o di segnare il popolo ne' vescovi , e di portare la croce alzata, e bene- dire negli arcivescovi , era già tal- mente stabilito nel 1 3 1 1 , che Cle- mente V nel concilio generale di Vienna volle estenderne la facoltà anche pei luoghi esenti dalla loro giui'isdizione, purché fossero compre- BEN si ne* limiti della medesima , come si rileva dalla sua Extravag. lib. V tit. VIIj de privileg. Quindi nel i3i4 ili ordinato in un concilio provinciale, celebrato in Ravenna, che qualora i vescovi andassero cam- minando per le strade di città o di campagna, si suonassero le campane delie chiese, ita quod populus au- dire possila et exire^ et geniiflecte- re ad Benedictionem suscipiendam. Ed ecco a qual uso da principio ser- vi il tintinnabulo, che insieme colla prelazione della croce per ispecial privilegio ottennero gli arcivescovi di Ravenna, ed altri prelati. Proba- bilmente adoprossi per avvisare il popolo, che passava il prelato in forma pubblica , e colla croce alza- ta, acciò ognuno potesse genuflette- rà alla croce, e chiedere al vescovo la Benedizione. Anche i nostri cleri delle principali basiliche di Roma, quando procedono processionalmen- te, avanti il Padiglione^ o Sinnic- chio j cui succede la croce , fen- no portare un campanello , che va suonando a tocchi , per av- vertire il popolo a far luogo al passo della processione e a venera- re la croce. Se dunque l'uso di segnare il po- polo era sì comune in persona dei vescovi sul principio del secolo XIV, molto più sarà stato proprio de' Ro- mani Pontefici, ad esempio de' qua- li s'introdusse il privilegio della pre- lazione della croce nei metropolita- ni. Negli antichissimi Ordini roma- ni si nota, che quando il Papa reca- vasi alle stazioni , gli accoliti , e i difensori di quella regione , che in quel giorno era destinata al servi- gio del Pontefice, insieme col clero della chiesa, dov'era intimata la sta- zione, lo stavano ad aspettare nel luogo in cui il Papa scendeva, ^t BEN 69 inclinato capite ^ dum veneriti pri- munì acolythi cuni defensoribus ^ de- inde presbiteri cum suis petita Be- nedictione, et accepta, divisis hinc in- de partibuSj prò ut militante praece- dunt Pontìficem usque ad ecclesiam. Nella vita di Gelasio II, eletto nel I 1 1 8, si racconta quanti signori, e baroni andassero a ricevere i suoi ordini, dance fimcto negotio, accepta Benedictione j redirent. Si ha dal placito tenutosi nel Pontificato di Onorio II, nel 1 1 26, dai chierici della fraternità romana, che i ret- tori, dopo di aver pronunziate le loro sentenze, gestae rei ordinem Pa- pae seriatim in cappella narrave- runt, caeterum dominus Papa, au- dita causa , benedicens eisj lauda- vitj et confirmavit. Benedetto, cano- nico di s. Pietro, che scrivea sotto Innocenzo II, il quale successe ad Onorio II, c'insegna, che entrato il Pontefice in s. Maria Maggiore nel giorno di Natale, e giunto in mez- zo al presbiterio, primicerius depo- nit niitrarn de capite suo, et oscu- latur dextram scapulam Pontiflcis^ et Pontifex benedicit eum. Più e- spressa mente poi del costume di be- nedire anche camminando, parlasi nel cerimoniale di Gregorio X, crea- to nel 127 1, notando visi che l'elet- to Pontefice, dopo di aver ricevuto le solite adorazioni in chiesa, ut ve- nit ad ecclesiam, sic redit ad came- ram suam, et signando semper in eundo, et redeundo. Così pure il Cardinale Jacopo Gaetano Stefane- schi notò, che il Papa prima del- l'incoronazione, procedens processio- naliter per ecclesiam continue be- nedicit j e che nelle processioni del- la festa della Purificazione di Ma- ria , e delle palme , tenet faculani accensam vel palmam in marni si- nistra j quia vadens, cum dextera 70 BEN sìgnat. Da tutto ciò, e da quanto si disse di sopra, sembra dimostrato l'uso del segnare, e benedire non solo ne' vescovi, ma anche ne' Som- mi Pontefici , ancorché questi non venissero preceduti dalla croce, men- tre nel girare per la città e ne' viag- gi, nel loro passaggio, suonano sem- pre le campane per avvertirne il popolo a recarsi a prendere l'apo- stolica Benedizione. All'articolo Cap- pelle Papali si vedrà quando in esse il Papa benedice, e le cose che con particolar rito benedice; ed a Fascie, Stocco, Berrettone e Ro- sa d'Oro, si dice delle loro benedi- zioni, e de' donativi di essi a' sovra- ni, ragguardevoli personaggi, e chie- se insigni, nonché della venerazione con cui tengonsi tali cose benedet- te dal Papa. Finalmente per lo più i greci, co- me si disse, benedicevano con alzar l'indice, il medio e il minimo , incur- vando sulla pianta della mano il pol- lice e l'anulare : non è però che non vedansi anche de' monumenti latini in questa forma^ come riporta il Buo- narotti, ne' F^etri cimiteriali a p. 80. Ma l'uso pili comune presso i lati- ni, era di alzare il pollice, l'indi- ce, e il medio, e di piegare l'anu- lare e il minimo; e monsignor Bot- tari, nella Roma sotterranea tomo I p. 240 dice, che anche presso i greci talvolta fu usata la stessa for- ma. Nel detto modo de' latini si veg- gono le immagini de' ss. apostoli nei mentovati vetri, e altre del Salva- tore, e di varii santi ne' sarcofagi e altri monumenti cristiani , presso il medesimo Bottari tomo III, p. 121 , e nei mosaici delle basiliche di Roma, e specialmente in quello fatto da In- nocenzo li in s. Maria in Transte- verc, dove s. Giulio I Papa sta in atto di benedire colle prime tre di- BEN ta alzate. Così sono espressi Bener detto XII nella statua che sta nel- le grotte vaticane, nonché altri an- tichi Pontefici. Non solo i Romani Pontefici so- gliono compartire la loro Benedi- zione alle persone, ma ancora agli oggetti di cristiana pietà, come co- rone , rosarii , croci , crocefissi , sta- tuette , e medaglie , come pure ad immagini sacre. Ribellatisi gli olan- desi alla Chiesa, e al loro legittimo signore Filippo II re di Spagna nel i566, il Pontefice s. Pio V, affine di promovere ne'fiamminghi la santa religione, fu il primo Papa, che in- cominciò a benedire le medaglie, concedendo delle indulgenze a chi seco le portasse, come abbiamo dal- rOldoino, nelle addizioni al Ciac- coniOf tomo III col. 1006 ( F. Co- rone e Medaglie Benedette). Alle dette cose benedette sogliono i Pon- tefici annettere con autorità aposto- hca, ed in virtù della loro Benedi- zione , comuni , e particolari indul- genze, coU'ingiunzione di portare in- dosso i divozionali benedetti ^ e di recitare, od esercitare le opere in- giunte per l'acquisto delle indulgen- Ee, come dichiarasi nel libretto, che si stampa dalla tipografia della Rev. Cam. Ap. sulle Indulgenze^ cJie i Pontefici concedono a^ fedeli, rite- nendo presso di se alcuna delle co- rone, croci, medaglie ec, da loro benedette, adempiendo le rispettive opere pie prescritte ^ e a vantaggio spirituale de^ fedeli. Questo elenco d'indulgenze, per decreto di Clemen- te Vili, emanato a' io giugno 1^97, sì ristampa spesso. Non si concede Benedizione Pontificia con indulgen- za, meno qualche caso particolare, alle immagini di stampa o pittura, né alle croci, crocifìssi, statuette, e ipedaglie di ferro, stagno, piombo, I BEN e di altra materia facile a franger- si, o corisuniarsi. Pio Vili, ed il regnante Ponte- fice Gregorio XVI, seguendo la consuetudine de' loro predecessori , comandarono che nella distribuzio- ne , ed uso delle corone , rosarii , medaglie , crocefissi ec. benedetti dal Papa, si osservi il decreto di Alessandro VII, emanato a' 6 feb- braio iG'Jy, cioè, che le indulgenze annesse alle suddette cose non pas- sino ad altri fuori di quelle persone, alle quali le medesime saranno con- cedute, o alle quali da questi sa- ranno distribuite per la prima vol- ta, e perdendosene una, non se ne possa sostituire un'altra a proprio arbitrio, non ostante qualunque con- cessione , e privilegio in contrario ; così pure, che non possano prestarsi e darsi ad altri precariamente, ad effetto di comunicare le indulgenze, altrimenti perdono le stesse indul- genze; come altresì le suddette co- se, ricevuta che abbiano la Pontifi- cia Benedizione, non possano ven- dersi, a tenore del decreto della sacra congregazione delle indulgen- ze , pubblicato sotto il Pontifica- to d'Innocenzo XIII a' 5 giugno 1721. Inoltre i romani Pontefici, bra- mosi che i fedeli fi'uiscano ovunque dei tesori della Chiesa, sogliono benignamente concedere a' legati a latere, vescovi, ed ecclesiastici sì secolari, che regolari, principalmen- te ai missionarii, la facoltà di com- partire la Benedizione apostolica alle corone, medaglie, crocefissi ec. colle medesime indulgenze da loro concesse; ma questa facoltà è a de- terminato tempo, luogo, e numero delle cose da benedirsi, e si con- cede per breve, per rescritto, come anche vivce vocis oraculo. BEN 71 Benedizioni, che il Papa dà nelle cappelle Pontificie. In tutte le cappelle Papali, che sì celebrano nel palazzo apostolico, inter- venendovi il Sommo Pontefice, nell* entrarvi, preceduto dalla croce Pa- pale, in altri tempi, come diremo all'articolo Cappelle^ e nel ritirarsi dà sempre la Benedizione, che il sacro collegio de' Cardinali , e il ce- lebrante, sia vescovo o Cardinale , ricevono in piedi, senza zucchetto, ossia col capo scoperto. Altrettanto dicasi de' vescovi, de'prelati di fioc- clietti , protonotarii apostolici, ed altri, che stanno nella loro linea. In tutte le cappelle, meno in quelle de' morti, il Papa comparte la so- lenne Benedizione, due volte, quan- do vi è la recita del discorso, cioè dopo di questa , e al fine della messa, ed una soltanto quando il discorso non si pronunzia, come nelle cappelle dell'anniversaria creazione, e coronazione, della purificazione, del- l'annunziata, della domenica delle palme, del sabbato santo, del sabbato in albis, di s. Filippo, della nati- vità, di s. Carlo, dell'immacolata concezione, e ne' Pontificali di Na- tale, per la festa di s. Pietro ec. Quan- do il Pontefice dà la Benedizione, si aprono ambedue le porte della cancellata, che divide la cappella, mentre in tempo di predica sono chiuse, e nel resto della funzione, una sola parte è aperta; ed a chi riceve la Benedizione 'concede tren- ta anni, ed altrettante quarantene d' indulgenza. Ecco come segue la Benedizione. L' oratore, che deve recitare il di- scorso, dopo l'evangeUo si reca al trono Pontificio per essere benedet- to, e domanda colla formula, che si descrive a Cappelle Pontificie {f^e- 72 BEN di ) , r indulgenza da pubblicarsi da lui dopo la recita del discorso in van- taggio di tutti quelli, che sono pre- senti in cappella. Terminato che sia il sermone, il diacono avendo un maestro di cerimonie dalla parte si- nistra, canta a pie' del trono il Confiteor^ intanto che l'ultimo udi- tore di Rota , si reca al cornu evan- gelìi^ a prendere la croce Papale, e con questa recasi all'ultimo gra- dino del soglio, ed in ginocchio la sostiene finche il Pontefice recita le preci, e dà la Benedizione. Quindi l'oratore legge ad alta voce la for- mula, che pure riportasi all' articolo Cappelle, della concessa indulgenza di trenta anni ed altrettante quaran- tene, invitando gli astanti a pregare pel felice stato del Papa e della Chiesa. Allora il Pontefice si alza in piedi , e senza mitra canta la se- guente preghiera, sostenendogli il libro e la candela i patriarchi e gli arcivescovi assistenti al soglio: Pre- cibus et mentis Beatae Marice sem- per Firginis^ Beati Michaelis Ar- changeli, Beati Joannis Baptistce , et Sanctorum Apostolorum Pe- tri, et Pauliy et omnium San- ctorum, miserealur vestri omnipo- tcns Deus^ et dimissis peccatis ve- stris j perducat vos ad vitam ceter- nam. Il coro risponde Amen . Po- scia il Pontefice soggiugne: Indul- gentiamy absolulionem , et remissio- nem omnium peccatorum vestrorum tribuat vobis omnipotens et miseri- cors Dominus , ed il coro replica Amenj dopo di che il Papa dice: Et benedictio Dei omnipotentis ^ Palris, et Fìlii, et Spiritus Sanctij ed i cantori nuovamente ripetono Amen. Mentre il Papa dà la Benedizio- ne, gli viene sostenuto il lembo del maato, o piviale da ambedue le par- BEN ti, dai Cardinali diaconi assistenti, ed inoltre l'estremità di esso dal lato sinistro viene sorretta dal più degno de' protonotari apostolici partecipan- ti, ed anticamente il faceva l'ulti- mo salito poco prima al trono. Su questo dice il Moretti, De Presbyte- rio, pag. 80. « Allorché il Papa in » cappella sedendo, dal soglio, dopo « aver promulgata l'indulgenza, be- *» nedice gli astanti, il protonotario « apostolico alza genuflettendo una >s parte della fimbria del manto Pon- « tificale. Cerimonia è questa non ne- « cessaria, la quale in nessun modo »' può concepirsi, né così religiosa- « mente si conserverebbe, se non *» ne conseguisse, eh' essa é residuo » di una azione anticamente non » inutile, di sollevar la crumena o >y borsa pendente, che sarebbe di « impedimento al Pontefice a sol- *> levare le braccia, e a voltarsi do- M vunque se rimanesse libera. For- y> se quella crumena era sostenuta »» dal balteo, col quale anche at- *» tualmente il Papa si cinge, e « chiamasi succintorio, o cingolo. E in fatti abbiamo dai liturgici, che prima il succintorio serviva per sos- tenere la borsa , o saccone , che il Papa portava per fare l'elemosina. Questa Benedizione ci ricorda l'uso descritto dalle costituzioni a- postoliche , lib. Vili cap. VI e Vili, e da Giovanni Morino, ìib. Vili. cap. XIV, di licenziare dalla chiesa i catecumeni, gli energume- ni e i penitenti, dopo l'evangelio, al fine della messa detta de' cate- cumeni, nello stesso modo, con cui poi davasi l'altra Benedizione al fi- nir della messa de* fedeli. Terminata che sia la messa dal celebrante, e detto dal diacono as- sistente Vite, missa est, o il Benedi' Camus Domino, il Pontefice stando BEN sul trono, senza mitra in capo, sos- tenendogli il lembo del piviale i due Cardinali diaconi, e il protono- tario apostolico, ed avendo innanzi la croce Papale , sostenuta da un uditore di Rota, dà nuovamente la sua Benedizione, dicendo: Sii nonien Domini benedictiim^ a cui rispondono i cantori, ex hoc mine, et usque in scEculum, ed il Papa : Adiutorium nostrum in nomine Domini j ed i cantori: qui fecit coelum et terram j indi continua il Papa, Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, Filius et Spiritus Sanctus j ed i canto- ri, Amen. Quando nelle suindi- cate cappelle non si fa il sermo- ne, il celebrante al fine della mes- sa, dopo la Benedizione data dal Pontefice, legge ad alta voce, in mez- zo all'altare, l'indulgenza concessa agli astanti, di trenta anni e trenta quarantene. Nove sono i primi vesperi ai qua- li il Papa assiste, due pontificali, cioè per Natale, e per s. Pietro, e sette comuni, cioè della Circonci- sione , della Epifania , Ascensione , Pentecoste, della Trinità, del Cor- pus Domini, e di tutti i Santi. Al termine di ognuno, detto dai due so- prani anziani il Benedicamus Domi- no, a cui risponde il coro, e re- catosi r uditore di Rota a pie' del soglio colla croce , il Papa canta r orazione col Dominus vohiscum avanti, e poscia termina con dare la sua triplice Benedizione, colla stessa formula precedente, che usa nel fi- ne delle messe cui assiste in trono; formula, che eziandio dice al ter- mine della messa, cui egli celebra in privato, come fanno pure i ve- scovi. In quanto poi alle Benedizio- ni, che nelle cappelle dà il Papa con apposito rito alle Camicie, Ce- neri, Rosa d'oro. Palme, Agnus BEN 73 Dei, Stocco e Berrettone, non che agli Stendardi, alle Bandiere, Fascie ed altre cose, se ne parla ai rispet- tivi articoli, siccome superiormente si avvertì. Quando poi il Pontefice celebm la messa Pontificale, cioè ordinaria- mente per le feste di Natale, Pasqua, e s. Pietro, e straordinariamente per la solenne sua coronazione, e canonizzazione de' santi , terminata che l'abbia, dall'altare Papale dà al popolo la Benedizione, colla stes- sa formula del Sit nomen Domita etc. ; e benché sul medesimo altare vi sia il crocefisso, l'uditore di Ro- ta parato in tonicella, sostiene la croce Papale innanzi al Papa nel- r atto della Benedizione. In tutti poi i Pontificali, fuorché in quelli della coronazione, e della festa di Pasqua, il Cardinal vescovo assistente pub- blica r indulgenza plenaria concessa per detta Benedizione a tutti gli a- stanti, la quale non pubblica nelle due mentovate solennità, perchè si fa sopra la loggia della basilica, do- po la Benedizione solennissima , che in essa si dà, come diremo. Sicco- me il regnante Pontefice nella ca- nonizzazione celebrata nel iSSg, a consolazione de' fedeli, die' dalla log- gia la solenne Benedizione, cosi il Cardinal assistente dopo la Benedi- zione data all'altare, non pubblicò l'indulgenza. Il Sarnelli nel tomo Vili pag. 12, dice del perchè il vescovo concede quaranta giorni de vera indulgentia, espressione conte- nuta nella formula della pubblica- zione di quella concessa dal Papa. Paride de Grassis ci fa sapere, che in Bologna nel Pontificale fatto nel i5i5 da Leone X alla presenza di Francesco I re di Francia, in fine missce puhlicata est indulgentia ple- naria, primo in latino per Cardi- 74 BEN nalem s. Georgiij secando in bulgari gallico, per Cardinalcin Sanctoriumj iiUinio in italico per Farnesiuni. Dà inoltre il Papa la Pontificia Benedizione dall' altare, senza aver celebrato messa, nella funzione del à possesso in s. Giovanni in Latera- no, sempre colla croce Pontificia innanzi, benché dopo ascende sulla loggia a compartire la solenne. Per- tanto appena il Pontefice ha dis- pensato il presbiterio, sale all'altare Papale, vestito di piviale, e senza mitra, e baciatolo nel mezzo, vi de- pone la solita oblazione, e compar- te la Benedizione, dicendo: Sit no- men Domini benedictum etc._, senza voltarsi, perchè il popolo sta dietro l'altare, nel qual modo il Papa dà sempre la Benedizione dagli altari Pa- pali, siccome isolati, f^. Georg. Henr. Goetegius, Disse rtatio tJieologica de Bcnedictionc Papali, Lubeccae, 1 7 1 5. De more per tres digilos Benedi- cendi ad ss. Trinitatis mysterium significandum _, in tomo 4 Observ. Halens. Benedizioni solenni annuali^ e straordinarie. Le solenni Benedizioni annuali , che con indulgenza plenaria dà il Sommo Pontefice dalle loggie prin- cipali delle basiliche lateranense, va- ticana e hberiana, sono quattro: cioè nel giovedì santo, e nella Pa- squa in s. Pietro , per V Ascensione in s. Giovanni, e per l'Assunta in s. Maria Maggiore. Talvolta è acca- duto, che per assenza, impotenza, od intemperie, quella dell' Ascensio- ne fu data nella Pentecoste . Le straordinarie sono quelle della co- ronazione in s. Pietro , del possesso in s. Giovanni, e nell'anno santo in quelle principali festività, ed in quel- BEN le basiliche, in cui piace al Ponte- fice compartirla , per soddisfare la pia brama de' pellegrini, oltre le con- suete annuali, concedendo in esse a chi la riceve, l'indulgenza del giu- bileo. Cos\ Clemente VII, il quale celebrò l'anno santo i52^, dopo la messa Pontificale in s. Gio. in Lh- terano, nel primo maggio vi pubbli- cò la lega contro il turco, conce- dendo agli astanti la plenaria indul- genza del giubileo , e dando loro la Pa- pale Benedizione, la quale puie, ol- tre l'usato, volle dare dalla loggia del Vaticano , nel d\ festivo de' ss. apostoli Pietro e Paolo. Inoltre abbiamo, che Bonifacio Vili, restauratore, nel i3oo, dell'an- no santo, fece costruire nella basili- ca lateranense un nobilissimo pulpito, con pitture del Giotto, sebbene al- tri dicano del Gimabue , dal quale die' la Benedizione al popolo. jEd Innocenzo X nell'anno santo i65o, dalla loggia del palazzo Quirinale die' la solenne Benedizione , nella festa dell'Epifania, con indulgenza plenaria a chi si trovò presente, nella festa di Pentecoste, ed in quel- la d'Ognissanti, colla medesima in- dulgenza, previa la confessione e comunione. Se il Papa ha celebrato il Pon- tificale, come per Pasqua, per la coronazione ec, egli ascende la sedia gestatoria sotto il baldacchino , coi flabbelli ai lati, preceduto dalla cro- ce Papale, vestito de' paramenti del- la messa compresi i guanti; e col triregno in capo dà la Benedizione dalla loggia vaticana. In questa con piviale e mitra, e sulla sedia gestatoria ei comparte la Benedizione pure nei giovedì santo, dopo la reposizione nel sepolcro, ed in piviale e triregno dalle loggie di s. Giovanni la impartisce per la Ascensione, e dalla liberiana per la BEN Assunta, cioè dopo avere assistito alle cappelle di esse. Recandosi il Papa sulle loggie, è preceduto da tutti quelli, che hanno luogo in cappella. Quelli tra essi che hanno l'uso de'paramenti sacri, con questi si recano sulla loggia , come fanno pel giovedì santo. Pasqua, coronazione, e quando il Papa pon- tifica ; mentre nelle altre Benedizio- ni dell'Ascensione, e dell'Assunta, non li assumono, perchè la prece- dente funzione non li esige. Le log- gie delle basiliche sono parate di damaschi rossi, e baldacchino simi- le, sotto il quale sta il Papa quan- do benedice, e col tendone al di fuori; ed avanti al parapetto han- no una ricca coltre. Giunto che sia il Papa nelle det- te loggie, il primo maestro di ceri- monie fa tacere le bande della trup- pa schierata nella piazza. Il Pontefi- ce sedendo sulla sedia gestatoria, la quale sostenuta da' palafrenieri, per maggior sicurezza, appoggiasi anche sopra basamento, che vuoisi intro- dotto da Pio VII, parato di dama- schi rossi, e cosparso di fiori e ver- zure, come lo è la loggia, cantando legge da un libro sorretto da un patriarca o vescovo assistente al soglio, e tenendo un altro la can- dela accesa, la seguente formula, in qualche parte diversa dalle altre : Sancii apostoli Petrus et Paulus ^ de quorum potestate^ et auctoritate confidimuSj ipsi intercedant prò no- his ad Dominurriy ed i cantori ri- spondono Amen. Indi ripiglia il Pon- tefice: Precibus et merilis h. Marice semper virginis^ beali Michaelis Ar- changelij b. Joannìs Baptistce^ et san- clorum aposlolorum Pctri et Pauli, et omnium sanctorum, misereatur vestri omnipotens Deus, et dimissis omnibus peccatis vestris ., perducat vos Jesus Christus ad vitam ceter- BEN 75 nam, ed i cantori ripetono Amen. Segue il Papa : Jnduigenliam , ab- soludonem omnium peccatorum ve- stroruniy spatium verce etfructuosce popnitenticej cor semper poenilens, et emendationem vitce^ gratiam, et con- solalionem sancii Spiritus, et fina- lem perseverantiam in bonis ope- ribus tribuat vobis omnipotens et misericors DominuSy e nuovamente replicano i cantori Amen. Ed allora, alzandosi il Sommo Pontefice in pie- di , e rivolgendo gli occhi al cielo , allargando ed alzando le mani, per invocar la Benedizione dell'Onnipo- tente, facendo tre segni di croce, la comparte all'immenso popolo, dicendo : Et Benedictio Dei omni- potentis Patris et Filii et Spiri" tus sancii descendat super vos ^ et mancai semper^ a cui il coro ri- pete Amen. Ciò detto, il Papa siede di nuovo, e i due Cardinali diaconi assistenti, l'uno in latino, e r altro in italiano con mitra in capo, se parali, o colla berretta, se colla cappa, leggono la formula dell' in- dulgenza plenaria concessa agli a- stanti, e dopo gettano dalla loggia le due carte nella piazza, che con avidità religiosa sono contrastate dalla moltitudine. In questo tempo si odono replicati segni di giubilo, come il suono delle bande, quello delle cam- pane della basilica, e lo sparo dei cannoni. Prima di ritirarsi, il Papa si alza di nuovo dalla sedia, e com- parte un' altra semplice Benedizione al popolo, e termina la funzione, che riesce sì augusta, imponente^ e ma- gnifica, che la penna non può ab- bastanza descrivere. Anticamente i Cardinali sulla log- gia della Benedizione nel giovedì santo prestavano al Papa 1' ubbidien- za, che perciò non si rendeva in cappella; locchè si praticò fino al 76 BEN 1770, in cui Clemente XTV sospese la pubblicazione della bolla in Coe- na Domini, dopo la quale ed il gettito della torcia accesa dalla log- gia, il Pontefice si recava in questa per la Benedizione. Abbiamo inol- tre, che Innocenzo XIII avendo fatto cantare la messa, nella Pasqua del 1723, nella cappella paolina del Quirinale, senza avervi assisti- to, dopo da quella loggia, riceven- do ivi prima all'ubbidienza i Car- dinali, impartì la solenne Benedi- zione. Talvolta è avvenuto, che per residenza de' Papi al Quirinale, per incomodi di salute, intemperie di sta- gione, ed altre circostanze, dalla log- gia di detto palazzo hanno dato le solenni Benedizioni, come dai se- guenti esempi. Clemente XII, che regnò dal 1780 al 1740, e per otto anni fu quasi cieco , abitò sempre al Quirinale, e dalla loggia di que- sto die' le solenni Benedizioni, com- prese quelle di Pasqua. Nel 1736 poi, essendo terminata la nuova fac- ciata della basìlica Jateranense, nel- la loggia di essa die' la Benedizio- ne per l'Ascensione, mentre fino al- lora i Papi la avevano data dalla loggia, che guarda la guglia. Questa fu la prima Benedizione compaitita dalla nuova loggia, e la seconda fu data da Benedetto XIV nel posses- so a' 3 aprile 1741-. Questo Papa, avendo restaurato il portico della basilica liberiana, stabilì che dalla sua loggia, dopo la cappella dell'As- sunta , si compartisse dal Pontefice la solenne Benedizione, e pel primo egU la die' nel 174^; ma inoltran- dosi coir età, nella Pasqua del 1757, non potè dare la Benedizione, e per l'Ascensione la die' dalla loggia Qui- rinale. Clemente XIII, stante la piog- gia, nel 1 765 die' quella dell'Ascen- sione nella festa di Pentecoste dal BEN Quirinale; e nel medesimo luogo, oltre altri Pontefici, anche il regnan- te la die' nella Pasqua del i83r, dopo aver celebrato il Pontificale nella cappella paolina dello stesso palazzo; e nel 1887 per la gran neve caduta, e cattivo tempo, do- po aver fatto il pontificale nella basilica vaticana, nella gran nava- ta avanti la confessione la die' sul- la sedia gestatoria. All'articolo Ca- stel s. Angelo si dirà della Bene- dizione, che nel palazzo apostolico il Pontefice conferiva una volta l' an- no al presidio . Attualmente in quello del Quirinale, il Papa la dà all'arciconfraternita del ss. Nome di Maria ( Vedi), nell'ottava della fe- sta, nel recarsi che fa essa pro- cessionalmente alla chiesa di s. Ma- ria della Vittoria. Desiderosi sempre i romani Pon- tefici, che le grazie spirituali si ac- quistino dai cristiani di qualunque parte del mondo, benignamente con- cedono ad altri la facoltà di com- partire la Benedizione Papale , col premio della medesima indulgenza plenaria, che sogliono accordare a chi riceve la loro. Così Clemente XI lì, agli II settembre 1761, pub- blicò una bolla, in virtti della qua- le, con autorità apostolica accordò a' patriarchi, primati, arcivescovi, e vescovi la facoltà di dare la Bene- dizione Papale, con indulgenza ple- naria al loro popolo, due volte l'an- no, cioè una per Pasqua, e l'alti-a a loro arbitrio; ed una volta sola la concedè a' prelati inferiori , che hanno l'uso della mitra, e degli a- biti Pontificali, ma stabilì che tutti dovessero prima ottenere dal Papa questa facoltà per breve , che loro sarebbe spedito gratis. Indi con al- tra bolla, Decel Rornanum, presso il Guerra tomo IV, p. i4j a* 3o BEN agosto 1 763, dichiarò Clemente XIII, che la facoltà da lui data ad alcuni abbati miti'ati degli Ordini regolari di dare al popolo la solenne Bene- dizione, non si poteva mettere in opera, senza che lo sapessero i pro- pri vescovi, dai quali doveano otte- nere la permissione in iscritto, alme- no tre giorni prima. Non solo i romani Pontefici dan- no la loro Benedizione alle cose per vantaggio spirituale de' fedeli, ma la com partono anche contio le cose a questi nocive, e troppo lungo sarebbe il riferirne gli effetti. Basterà l'ac- cennare pei primi secoli, che s. Leo- ne IV dell' 84.7, colla sua Benedizio- ne, ottenne che sparisse un mortife- ro serpente, o dragone, col veleno del quale erano perite molte perso- ne in Roma, come abbiamo da Ana- stasio, bibliotecario e da altri; co- me ancora colla Benedizione estinse il furioso incendio di Borgo , reso famigerato nelle camere del palaz- zo Vaticano dal pennello di Raffae- le. In quanto poi a' tempi a noi meno lontani, riporta il Novaes nel- la Vita di Benedetto XIII , che infestando, nel 1725, le campagne di Roma considerabile quantità di grilh, con danno grandissimo del- la raccolta de' grani, e trovando- si il Pontefice nella basilica late- ranense nella domenica della Ss. Trinità, dopo il vespero, si recò col capitolo nella gran loggia di contro all'obelisco, in piviale paonazzo, e mitra di lama d'argento, e fatti i consueti esorcismi , die' la solenne Benedizione contro sì perniciosi ani- mah, funzione che ripetè nel 1726, per l'Ascensione dopo la soHta Be- nedizione propria di tal festività , avendo Dio voluto coronare la fede del suo vicario in terra, col farli trovare estirpati in breve tempo. BEN 77 Dipoi, nel 1729, Benedetto XIII die' dalla loggia Lercari parata di pao- nazzo, in Albano, la Benedizione contro gli animali nocivi, che ro- vinavano quelle campagne. Ciò tut- to venne eziandio pubblicato dai diarii di Roma. III. Benedizioni in arliculo morlis. Il rito della Benedizione del ve- scovo a' moribondi ei-a in uso pri- ma dell'anno 840, scrivendo Anno- nio, lib. V, cap. 1 9, de Gestis Fran- corum^ che Lodovico I imperatore sul punto di morire, chiamò Dio- gene vescovo Metense, e gli doman- dò la Benedizione. Se questa con religiosa avidità fu sempre, dai cri- stiani implorata dalla paterna amo- revolezza de' Pontefici, molto più la desiderarono per 1' estremo passag- gio, che decide dell'eterna salvazio- ne o dannazione, ed è perciò, che i Papi, in virtù della pienezza di lo- ro autorità, e pei meriti di Gesù Cristo, sempre la compartirono, ag- giungendovi poscia l'indulgenza ple- naria a chi ben disposto la riceve- va, e questa si chiama Benedizione in articulo mortis. Ed acciocché possano godere di sì spirituale van- taggio tutti i fedeh, la annettono alle medaglie, ai crocefissi, ed altre cose da essi benedette, come dicesi all'articolo Benedizione. Noi qui ag- giungeremo quanto in proposito di- ce il citato libretto delle indulgen- ze^ che i Pontefici concedono a fé- deli, ritenendo presso di se coro- ne ^ medaglie 3 crocefissi ec. da loro benedetti. » Chiunque neh' articolo >i della morte raccomanderà divo- ra tamente a Dio l'anima sua, e se- « condo r istruzione di Benedetto « XIV espressa nella sua costituzione « de' 5 aprile i747> che comincia 78 BEN » Pia Mater^ sarà ben disposto a *♦ ricevere con animo sereno e rasse- M gnato dalle mani del Signore la » morte, qualora sia veramente pen- « tito, confessato , e comunicato, o >» non potendo, almeno contrito in- " vocherà il ss. nome di Gesù col » cuore, non potendo colla bocca, '> conseguirà indulgenza plenaria. « Ed acciocché più facilmente ovun- que ì fedeli potessero essere conso- lati della Benedizione in arliculo morlis, lo stesso Benedetto XIV col- la citata bolla, che si legge nel suo Bollarlo, tom. II p. 282, concesse a tutti i vescovi della cristianità in perpetuo la facoltà, che prima avea- no solo per tre anni, quando la do- mandavano al Papa, di applicare per se stessi , o per mezzo de' loro de- legati la Betiedizione, con indulgen- za plenaria, a tutti i fedeli in pun- to di morte. L'antica formula prescritta per la Benedizione in articulo mortis agli agonizzanti era concepita come se- gue: Miscreatiir tui etc. Indidgen- tiarrty absoludonem etc. Dominus no- stcr etc. Item auctoritatc SS. D. No- stri Papae N. mihi commissa, con- cedo libi apostolicani Bcnedicdonem, et plenariani ìndulgentiam ^ et re- missionem omnium peccatorum tuo- ìum. In nomine Patris , et Filii et Spiritus Sancii Amen. Ma Bene- detto XIV prescrisse la seguente, che è quella che si usa attualmente : F. Adjutoriwn etc. r. Qiàfecit etc. Antiphona. Ne reminiscaris etc. Ky- rie eleison. Pater noster. Oremus ^ Clementissinie Deus Qic. Confiteor etc. Misereatur etc. Dominus noster Je- sus Christus Filius Dei K'ivi ^ qui beato Petro apostolo suo dedit po- testatem ligaridi, atque solvendi, per suam piissimam misericordiam re- cipiat confessionem tuani, et resli- BEN tuat libi stolam primam y quam in baptismate recepisti j et ego facuU tate mihi ab apostolica sede tribù- ta^ indulgentiam plenariam, et re- missionem omnium peccatorum libi concedo. In nomine Patris etc. Per sacrosancta humanae reparationis mysteria remittat tibi omnipotens Deus omnes praesentis, et fulurae vitae poenasy paradisi portas ape- riatj et ad gaudia sempiterna per- ducat. Amen. Benedicat te omnipo- tens Deus, Pater etc. Amen. Questa stessa Benedizione in ar- ticulo mortis, i Romani Pontefici la ricevono, mentre sono moribondi, ordinariamente dal Cardinale peni- tenziere maggiore. Non solo poi la concedono per mezzo dei sum mento- vati divozionali, che loro benedicono, e per indulto Pontificio per mezzo di altri, ma anche essi medesimi la dan- no, nel visitare gli ospedali, e talvol- ta il piissimo Benedetto XIII, nell'u- scir che faceva per R.oma, domandato della Benedizione in articulo mortis per qualche infermo, smontava dal- la carrozza, vi si recava, e l'assiste- va a morire, o lo consolava colla sua presenza e Benedizione, se non era moribondo. Essendo vicini a morte in Roma un sovrano, un Cardinale, un prin- cipe , il senatore , qualche primario prelato, o distinto personaggio, men- tre sono agonizzanti mandano al pa- lazzo Pontificio una cappa nera, cioè un gentiluomo, o il maestro di ca- mera, per implorare l'apostolica Bene- dizione, che si suole per essi domanda- re al Papa dal maestro di camera, dal cameriere segreto, o dall'aiutante di camera. Se poi i Pontefici si trova- no nei dintorni di Roma, o alla vil- leggiatura di Castel Gandolfo, si suo- le spedire da Roma una cappa ne-* ra, ad intercederla pel moribondo ; BEN ed abbiamo esenipii, che aìcimi Car- dinali , benché fuori di Roma , la mandarono a prendere a Castel Gan- dolfo, come nel 1761 fece Passione), il quale stava all' eremo di Camal- doli sopra Frascati, a Clemente XIII; al qual Pontefice la domandò pure, nel 1763, da Siena il Cardinal Ter- roni. Senza poi tale formalità con- cedono i Papi la Benedizione in ar- ticiilo mortis privatamente a' capi di religione, prelati, ed altre persone, che meritano una particolar distin- zione, e che nel punto estremo deside- rano tal conforto, e grazia spirituale. BENEFICIATO. È quegli, che possiede un benefìcio ecclesiastico con Cina di anime ed anche senza ( V. Beneficio) , con residenza, senza re- sidenza e corale nelle basiliche, cat- tedrali, collegiate, ed ove evvi capi- tolo. I canonici, i beneficiati ed i chierici beneficiati sono tra loro di- stinti con ordine e grado di gerar- chia corale; intervengono all'uffizia- tura del coro; hanno stalli e distin- tivi, come le cappe, le almuzie, le mozzette, le cotte ed altri, secondo le Pontificie concessioni e gli indulti. I di lui doveri si riducono a risie- dere nel luogo del beneficio, laddo- ve richiegga residenza, e disimpe- gname gli uffizii, che vi sono annes- si; recitare le ore canoniche in co- ro, o privatamente, secondo la qua- lità del beneficio ; portare l'abito ecclesiastico e la tonsura patente ; finalmente impiegare i proventi del beneficio nell'onesto mantenimento di se; e quando le rendite soprav- vanzano a' suoi bisogni, deve impie- garle a vantaggio dei poveri, e nel decoro eziandio della chiesa, se vi pre- siede. Quest'ultimo dovere è così stret- to, che laddove il Beneficiato vi man- casse, è obbligato alla restituzione. Il beneficio, dice Bergicr, è un'o- BEN 79 nerosa retribuzione di beni ecclesia- stici per uffici ecclesiastici, ed è di diritto divino, naturale e positivo, come dichiarano le Scritture. Il Mes- sia, parlando del ministero aposto- lico (Matt. e. I o) disse: « l'operaio è degno di sua mercede. « L'apostolo (I ad Cor. e. 9) ci dice: « non abbiamo noi il diritto di ricevere il nostro nudrimento? . . . Chi mai porta le armi a proprie spese? . . . Chi col- tiva la terra, chi batte il grano lo fa per la speranza di raccoglierne il frutto. Se noi abbiamo fra voi se- minati i doni spirituali, è forse una grande ricompensa il riceverne qual- che dono temporale? Quei, che so- no occupati nel luogo santo vivono delle offerte, e quelli che servono all'altare, partecipano del sagrifizio. Così il Signore ha ordinato che i predicatori del vangelo vivano di esso; ma io non ho mai usato di questo diritto ». BENEFICIATURA. Appellazione che si dà a certi beneficii amovi* bili. Questi non possono essere ras- segnati , e si rendono vacanti col- l'assenza. Di tal sorta sono i posti de' vicarii, de' cappellani, de' coristi, de' cantori. Que' beneficiati, che li occupano , possono essere destituiti senza la monizione canonica, laddo- ve , secondo il gius comune , i veri beneficiati non possono essere desti- tuiti, se prima non ricevono i mo- nitorii canonici. BENEFICIO ECCLESIASTICO. È un diritto perpetuo di percepire i frut- ti dei beni ecclesiastici, istituito con autorità ecclesiastica, ed avente an- nesso r obbligo di esercitare un qual- che officio. § I. Orìgine de Beneficii. Il nome Beneficio presso i latini scrittori dinotava una certa poi-zio- 8o 15EN ne di terreno, che si concedeva da- gl' imperatori a que' capitani e sol- dati, che si erano distinti per meri- to, affinchè ne ritraessero il neces- sario alla vita. Per la qual cosa tali soldati chiamavansi beneficiati {benéficiarii)^ ed il terreno accordato beneficio y elargizione ( beneficium ) . Dall'uso militare passato il vocabo- lo nella Chiesa, venne ad indicare que' beni stabili, che si assegnavano e tuttora si assegnano agli ecclesia- stici pel ministero spirituale, aflin- chè abbiano di che vivere. Però tal cosa non ebbe principio che circa il quinto secolo, sendochè ne' pri- mi tempi gli ecclesiastici viveano tut- ti delle offerte, che i fedeli face- vano alla Chiesa ; ad imitazione di Cristo, il quale nel tempo della sua predicazione era soHto, insieme co' suoi, vivere di ciò che gh veni- va somministrato. Che se v' avea qualche fondo immobile, i frutti ve- niano dispensati in comune, posse- dendo i soli vescovi il diritto di am- ministrarli. Ma neppur in quel se- colo troviamo, che sia stata fatta una certa partizione, ovvero costi- tuita ad alcun particolare una certa quota: a tenore delle circostanze si assegnavano beni stabili per quei chierici, che servivano la Chiesa in kioghi lontani, né ciò sempre dura- va in vita, od era cosa di generale diritto; gli assegnamenti erano fatti a discrezione, e solo verso il deci- mo secolo rileviamo, che venissero stabiliti con leggi assolute ed asse- gnati ai singoli individui per modo che il diritto di percepire le rendi- te ecclesiastiche, una volta affisso all'ordinazione per la quale il che- rico veniva ascritto ad una chie- sa da cui era mantenuto, divenis- se unito al medesimo Beneficio. Questo per altro , siccome oggidì, BEN non si dava che agli ecclesiasti- ci benemeriti , ne ei'a ereditario ; ma defunto il beneficiato, ritornava il Beneficio alla chiesa, da cui era stato assegnato. Il Beneficio si di- stingjie dalla Prebenda (Vedi). § li. Divisione de' Benefica. I Beneficii ecclesiastici si divido- no in varie classi, secondo che dif- ferente è lo stato delle persone, al- le quali vengono assegnati, o varie le obbligazioni, che si contraggono nella istituzione, o secondo i diiitti che vanno annessi, le condizioni che si ricercano e le disuguali maniere di provvederli e possederli. E prima si distinguono in regolari e secola- ri. I regolari son quelli, che per di- ritto di fondazione, o per volere dei superiori, o per una consuetudine legittimamente presciitta, si conferi- scono a' soli religiosi regolari , né possono essere ad altri assegnati. Ta- li sarebbero un'abbazia titolare, gli ufficii monastici, che hanno una ren- dita speciale, come il priorato con- ventuale in titolo, le cariche di pro- curatore, elemosiniere, spedaliere, sa- grista, cellerario ed altre. I secolari poi son quelli, che furono istituiti appositamente pegli ecclesiastici se- colari , né si possono assegnare ad alti'i. Sono di questa specie i vesco- vati, le canoniche, le prebende, i priorati curati e sempUci, le vicarie perpetue ec. Son vi poi di que' Be- neficii, che per diritto di fondazione o di costume nel medesimo tempo sono e secolari e regolari; si posso- no quindi ascrivere indilTerente mente alle persone dell'uno e dell'altro stato. Si dividono eziandio, per rappor- to alle obbligazioni che si assumono nel riceverli, in beneficii semplici e BEN residenziali. I primi non hanno al- cun obbligo di residenza, ma la so- la recita dell'officio divino e spes- so ancoiTi la celebrazione, anche per alium, di un determinato numero di messe. I Beneficii residenziali sono tutte le parrocchie , canonicati ec, rhe hanno obbligo di residenza. Que- sti sono incompatibili, cioè, non può ritenersene più di uno dalla stessa persona, mentre i semplici non so- no incompatibili, purché non sieno nella medesima chiesa . In riguar- do a' Beneficii residenziaH, Clemen- te XI rinnovò le provvidenze dei suoi piedecessori, e con editti del Cardinal vicario e del prodatario, nel 170 1, prescrisse, che tutti i cherici, i quali ne possedessero, e si fossero da quelli allontanati, vi ritornassero den- tro un mese, sotto pena di perderli senz' altra sentenza , ed aggiunse di più , a sua maggior sicurezza , che dentro ottanta giorni tutti que' be- neficiati mandassero alla dataria un autentico attestato de* rispettivi ve- scovi, dimostrante com'essi risiedes- sero presso le loro chiese. Ninno poi può avere tre Beneficii semphci senza dispensa del romano Pontefice. La legge della residenza stette in ogni tempo così a cuore della Chie- sa, che ne troviamo sino da' primi secoli importantissime prescrizioni. Ed infatti nel concilio di Calcedonia IV ecumenico, celebrato nel 4^1» can. I o, abbiamo un decreto, che mi- naccia la deposizione a chiunque a- vesse osato contravvenirvi. Che se nel concilio di Efeso, del 43 1 , act. 7, ven- ne approvato, che alcuni vescovi dell'Europa, in forza di un'antica consuetudine, possedessero due o tre vescovati ad un tempo; nulla osta al decreto di Calcedonia, do- vendosi intendere per la pluralità VOI. V. BEN 8i di que* vescovati , non la plm-ahtà delle sedi, ma delle città, che per la loro grandezza potrebbero essere vescovati. La stessa cosa venne de- finita nel concilio III di Aurelia, del 645, can. 1 8 ; similmente in parec- chi sinodi celebrati al tempo di Carlo Magno: anzi abbiamo, circa l'anno 740, che un certo Rainfi*edo arcivescovo del Romese nella Nor- mandia fu spogliato dell'abbazia di Fontanelle, che unitamente al vesco- vato si appropriò, per concessione di Carlo Martello ( Spicileg. t. III). In ogni tempo, e quasi ogni volta che la Chiesa ebbe occasione di con- gregarsi, abbiamo avute nuove de- terminazioni ed assai precise sulla incompatibilità de' Beneficii residen- ziali. Calisto II, del 11 19, scrisse al clero di Parigi, che se un qual- che canonico di quella chiesa fosse eletto a vescovo, non dovesse egli passare alla sede, quando prima non avesse dimesso il Beneficio canoni- cale (Epist. 24 )• Il concilio di La- terano, sotto Alessandro III, nel 1179, ^^^' ^^ ® ''^' decise, che due parrocchie, o canonicati tenere non si potessero da alcuno. Lo stesso fu stabilito dal sinodo di Parigi, nel 12 12; dal lateranese del I2i5; da quello di Vienna in Austria, del 1267; da quello di Colonia, del 1 3 00, in cui fu decretato ancora che nella stessa chiesa nessuno possedesse più di un beneficio. Il Tridentino finalmente pose la corona alle definizioni dei precedenti concilii e statuti, mul- tando con gravissime pene coloro, che cercassero di unire un secondo Beneficio incompatibile al già pos- seduto, oppure non rinunziassero al primo per passare al secondo (Ses. VII, e. 3). Le stesse leggi sono in vigore oggidì. Per ciò, che spetta la maniera di 6 82 BEN provvedere i Benefìcii, si dividono essi in elettivi^ patronali, e collati- vi. I primi son quelli, che si confe- riscono per una elezione fatta legit- timamente a voti, e confermata dal superiore ; i patronati son quelli, che si danno dieti'O la previa presenta- zione àe\ patrono (Fedi), e canonica istituzione del prelato. Gli ultimi poi, che si dicono anche di libera collazione, quelli sono, che vengono conferiti dal supcriore senza la pre- via elezione del capitolo o presenta- zione d'altri soggetti. § III. Erezione de^ Benefìcii. Perchè si possa istituire un Be- neficio, è necessaria l'autorità del vescovo comprovante ; in caso diverso non avrà la qualifica di ecclesiastico Beneficio, ma solo di pio legato o donazione. Deve eziandio erigersi in una chiesa, ad un certo altare, sotto r invocazione di qualche santo, e coir obbligo di qualche spirituale officio. È indispensabile ancora una dote conveniente , per cui è do- vere del vescovo V istituire sopra tal punto un rigoroso esame. Que- sta dote poi, affinchè 1' istitutore possa aver il diritto del patronato, conviene che sia de' fondi di lui , allatto liberi da ogni controversia. L' istitutore potrà apporvi quelle leggi, che meglio gli piacciono, an- corché fossero opposte al gius co- mune , laddove però non sieno tur- pi, irragionevoH , impossibili. Perciò se egli volesse che il Beneficio fosse goduto sempre da un individuo della di lui famiglia , si dovrà osser- vare lo statuto, né potrà essere al- terato dui vescovo, o dal successore del fondatore. F. Trident. Sess. '2 5 de Rcform, BEN § IV. Facanza de^ Benefìci i. I Benefìcii vacano o per morte del Beneficiato, o per rinunzia es- pressa o tacita, o per disposizione di diritto. La vacanza per morte non abbisogna di dilucidazione. La ri- nunzia espressa ha luogo in diversi modi. Se il Beneficiato rinuncia do- po che n'è stato investito, ma pri- ma di prenderne il possesso, si chia- ma cessione : se vi rinunzia dopo il possesso, dicesi dimissione; se final- mente rinunzia a favore di un ter- zo, chiamasi T'assegna. Per rinuncia tacita s' intende il contratto di matrimonio, la profes- sione religiosa, e l'assunzione di un altro Beneficio incompatibile. Per disposizione di diritto vaca un Beneficio, quando il Beneficiato ha commesso un delitto contro il quale, o dalle regole di diritto ca- nonico, o da alcuna costituzione dei Pontefici, è stata comminata la pe- na di privazione del Benefìcio. In generale può dirsi, che tutte le sentenze importanti una pena af- flittiva inducono vacanza dei Bene- fìcii ottenuti dal chierico delin- quente. Pio V ordinò, che vacassero i Benefìcii di coloro, che non portano l'ecclesiastico abito e la tonsura : Sisto V comminò la pena di privazione al chierico, che avesse procurato l' a- borto; Gregorio XIII prescrisse, che restasse vacante un Benefìcio rasse- gnato, se fra venti giorni non fosse stata pubblicata la rassegna. F. Devo^ ti, Institutiones Canonicae. § V. Collazione de^ Benefìcii. In più maniere vengono con- feriti i Benefìcii ecclesiastici, cioè : per via di elezione e conferma del BEN soggetto; per via della presentazio- ne fatta dal patrono, in forza del- la quale il prelato deve istituire il presentato ; finalmente per libera collazione del superiore, che può disporre a suo piacere, senza la pre- sentazione di alcun altro; così pu- re per concorso. Rispetto a questo ultimo è da osservarsi la lettera cir- colare, Reverendissime y di Clemente XI, in data io gennaio 172 1, di- retta a' vescovi d' Italia, in cui pro- pone il Pontefice la maniera, colla quale si debbano esaminare i con- coiTenti. Questa lettera venne con- fermata anche da Benedetto XIV a' i4 dicembre 174^3 colla bolla Cum ///m^j il quale dichiarò eziandio essere in vigore la costituzione Apo- stoluSj che Pio V avea emanata ai 19 agosto 1567. Egualmente in tre maniere conferisce i Beneficii anche il Sommo Pontefice: i.'' Per dirit- to di riserva, della quale parleremo al § YIII. 2."* Per diritto di pre- venzione, iure praeventionis j quan- do conferisce un Beneficio, che non era riservato alla santa Sede, o che poteva essere conferito dal collato- l'e oixlinario. 3.** Per diritto di de- voluzione, iure dcvolutionis y pel qua- le è devoluto al Papa il diritto di conferire un Beneficio , allorché nel tempo stabilito di sei mesi, per sola negligenza, non lo eleggono gli in- feriori collatori. Affinchè poi la collazione del Be- neficio sia valida, è necessario, che venga fatta a tenore de' sacri cano- ni ; quindi gratuitamente, senza re- ciproche promesse, con tutta verità, cioè senza rappresentare ragioni, che non esistono, o tacere quelle che po- trebbero opporsi, senza che v' inter- venga la forza, e dopo che si sieno chiamati tutti quelli, a' quali spetta la collazione. V> Ferraris Bibl. etc. BEN 83 Sul proposito della neccssaiia verità per la valida collazione de' Beneficii, Benedetto XII, vedendo come alle vol- te venia alterata, nel i335, ordinò che si registrassero tutte le suppli- che colle concessioni accordate, e se ne conservassero gli originali nella cancellaria. Ed a riguardo de' Be- neficii dati con simonia, Pio IV, mediante la costituzione Rom. Pon- tificem^ nel 1 564, lese nulla affatto la collazione, ed istituì la professio- ne di fede, che far si deve da cia- scheduno nella investitura. Lo stes- so fece Sisto V, rispetto alla simo- niaca rassegnazione, ed anzi colla co- stituzione Divina Deij del i novem- bre i586, definì, che se tali cau- se fossero portate a' vescovi , e ne- gligentemente le trascurassero, aves- sero luogo in quella giurisdizione i capitoli delle chiese, o i superiori, o i conventi, dov' erano i Beneficii. Aggiunse ancora che i Beneficii fat- ti vacanti per simonia confidenzia- le, si conferissero dagli Ordinarli, o da chi fosse giudice nella causa cori nuova nomina, e che i frutti mal percetti si applicassero a vantaggio della chiesa. § VI. A chi spelli conferire i Beneficii. Il Sommo Pontefice ha la ple- naria potestà di conferire i Benefi- cii ecclesiastici in tutto il mondo; quindi un tempo egli solo li dava. Che se dipoi concesse la facoltà di investire anche agli Ordinarii, nulla perciò vien tolto del di lui supre- mo potere; perciò in qualunque modo, quando sia giusto, egli pro- ceda nella collazione , questa sarà sempre vahda, né potrà essere dero- gata da alcun altro inferiore. In se- condo luogo il legato a latere può conferire i Beneficii , che so- 84 BEN no vacanti nella di lui provincia, quantunque spettino alla presenta- zione di un patrono ecclesiastico; anzi può conferire i Beneficii devo- luti al Papa per la negligenza dei collatori. In terzo luogo il nunzio apo- stolico ; però non per diritto ordina- rio, ma sihbene delegato dal Pon- tefice. Per tal ragione conferir può soltanto que' Beneficii, che non ecce- dono una certa somma stabilita dai canoni. In quarto luogo è colla- tore il vescovo; e sotto tal no- me comprendonsi l'arcivescovo, il primate, il patriarca, e qualunque altro prelato con giurisdizione qua- si vescovile. Finalmente può confe- rire un Benefìcio il vicario genera- le, non per proprio diritto, ma per le facoltà accordategli dal suo ve- scovo. In quanto a' laici , giusta la disposizione di s. Simplicio Papa del 467, essi non possono mai aver di- ritto di confenre un Beneficio , per- chè ciò spetta solo alla ecclesiastica autorità, ma possono eleggere in forza del diritto di patronato. Che se troviamo qualche gran personaggio aver conferito un Beneficio, ciò non accadde per propria facoltà , ma per sola delegazione del Sommo Pon- tefice. Tra gli altri Pontefici, Si- sto IV ed Innocenzo Vili stabili- rono, che i Beneficii ecclesiastici del- la città di Roma non si dovessero conferire se non ai soli romani; e ciò fu anche confermato da Leone X ai 19 marzo i5i3. Quindi è, che nella dataria vi è la legge di non concedere alcuno di questi Beneficii ai forestieri, senza la dispensa Pon- tificia. Ballar. Basii, t. Il p. 27B. § VII. Qualità richieste per possedere i Beneficii. La persona, cui dev* essere confe- rito il Beneficio, « necessario in pii- BEN mo luogo che sia almeno insignita della prima tonsura ; altrimenti non è cherico, quindi assolutamente in- capace di possederlo. In secondo luogo dev'esser nato da legittimi natali : però potrebbe averne in qual- che caso la dispensa. Terao, con- viene che abbia la età requisita dai canoni, e viva nel cehbato. Quar- to, che possegga una scienza alme- no sufficiente per ben conoscere gli impegni, che vanno annessi al Be- neficio, ed eseguirli con tutta esat- tezza. È indispensabile poi assolutamen- te, che il promosso non sia neppur in sospetto di eresia, di scisma o di patrocinare, difendere , albergare gli eretici; 2.° che non sia interdetto, sco- municato colla scomunica maggiore, sospeso , irregolare , infame , men- tecatto, furioso, simoniaco, e final- mente percussore, o figlio o nipote del percussore di un Cardinale di s. Romana Chiesa. § Vili. Riserva ed affezione de' Benefica. Altro non è la riservazione di un Beneficio, che T avocare a se il diritto di promuovere a quello, quan- do è per farsi vacante. Questo di- ritto è proprio del solo romano Pon- tefice, e del suo legato a la te re nella sua provincia. Affezione poi è una tacita riservazione, che fa il Papa sopra di un tal Beneficio, intromet- tendosi nella disposizione del colla- tore, per modo che a questo per quella volta tanto non sia più leci- to il passare alla elezione. Cosicché la riservazione in ciò differisce dalla affezione, che la prima risguarda r atto espresso con parola o in iscrit- to, come sarebbe se decretasse ap- positamente : Reservantus Nobis tale BEN Bcneflciwii j l'altra spelta un fatto leale, per cui il Pontefice fa cono- scere la sua volontà di provvedere per quella volta al tale Beneficio. Si distingue ancora in ciò, che la riserVazione importa la impossibili- tà, che quel dato Beneficio possa essere conferito ad altri, e l' affezio- ne non la porta. I Beneficii si rendono affetti in varie maniere; i." pel mandato del Papa, che obbliga di conferire ad un certo tale il Beneficio; i.° per la rassegnazione fatta in mano del Pontefice; 3/ per un ordine del Papa agli elettori, affinchè non pro- cedano alla elezione; 4° P^i' g^'^- zia preventiva, quando cioè il Papa pel diritto di prevenzione conferisce un Beneficio a qualcheduno, e la collazione non sia valida per un qualche difetto, allora l'Ordinario non potrà intromettersi nella dispo- sizione di quella vacanza ; 5.° per un decreto del Papa di rimettere il Beneficio nelle di lui mani. In altre maniere ancora potrebbero di- venir affetti i Beneficii ; siccome pe- rò non sono le principali, rimettia- mo il lettore al Gonzales ad regni. 8. Caucellariaej Glossa 52, num. i4, e seg. Le riserve apostoliche altre si di- cono clausae in carpare iuris, ed altre extra corpus iuris : le prime sono quelle provenienti da leggi ca- noniche, e specialmente dal cap. i e ^ de praehendis in 6." che ri- guardano i Beneficii vacanti in cu- ria, e i Beneficii vacanti per mor- te dei legati o nunzi i della santa Sede apostolica, non che per morte di coloro, che vengono o partono dalla romana curia, se però muoia- no infra duas dielas, e finalmente dei curiali, che muoiono vicino a Roma, o nel momento che accon^- BEN 85 pagnano la curia Pontificia. Extra corpus iuris sono quelle riserve, che si trovano nelle estravaganti ^ benché oggi queste formino parte del diritto canonico. Fra le altre so- no più celebri 1' estravag. Ex debito, de Elect, Execrahilis, de Prehen.,Ad regìmen de praehendis ^ nelle quali sono riservati i Beneficii vacanti per assunzione di altri Beneficii incom- patibili. Extra corpus iuris sono an- che le riserve provenienti da varie bolle dei romani Pontefici. Alessan- dro VI, con la bolla In eminenti riservò i Beneficii di quelli, che of- fendono i litiganti, i giudici, ed i causidici della corte di Roma. Pao- lo IV, con la bolla Inter caeteras, riservò i Beneficii di coloro, che concorrono per altri con nome simu- lato. Pio V con le bolle Cuni Aposto- latus - Inlollerabilis - Sanctissinius in Christo - In conftrendis^ riservò i Be- neficii vacanti per delitto di eresia ; quelH ricevuti simoniacamente, ossia per confidentianij quelli vacanti se- de episcopali vacante j e le chiese parrocchiali conferite senza concor- so. Gregorio XIII con la bolla IIu- mano riservò i Beneficii , la cui rassegna non fu pubblicata in un determinato spazio di tempo, come ancora riservò quei Beneficii dimes- si in mano del vescovo, se questi fra un mese non li avesse confe- riti. Sisto V con la costituzione Effre- natam riservò i Beneficii di coloro, che procurassero l'aborto. Finalmen- te extra corpus iuris sono le molte riserve contenute nelle regole di can- cellaria. § IX. Regole della Cancellarla sui Beneficii. Le regole della Cancellaria {Ve- di) sono ceite apostoliche costituzio- 86 BEN ni, che i Pontefici nel principio del- la loro assunzione sogliono fare cir- ca le cose spettanti a'Beneficii e cose giudiziali. Che se non trovano opportuno l'introdurvene di nuove, accostumano approvare, ovvero ac- crescere o diminuire quelle de' Pon- tefici precedenti. Il primo Papa, che le abbia scritte, fii Giovanni XXII, del i3i6. Queste poi nel progres- so vennero riformate, in parte can- giate, in parte accresciute. Tali re- gole hanno forza di legge, ed ob- bligano dal momento, che il nuovo Pontefice le abbia riassunte; per- ciocché alla morte di ciascun Papa esse spirano. Il Ferraris nella sua Biblioteca, alla parola Beneficia art. IX, ci riporta le regole fatte dalla felice memoria di Pio VI. Sulle molte riserve, che hanno origine dalle medesime, conviene consultare gli autori canonici, che ne hanno scritto. Le principali sono quelle della regola seconda, in cui sono riservate al Papa tutte le chie- se cattedrah ed i monisteri, che han- no una rendita maggiore di fiorini duecento. La regola quarta riserva tutte le dignità maggiori in catte- drale, e principale in collegiata, ec- cedenti la rendita di fiorini dieci. Le regole quinta, sesta, settima ed ottava riservano i Benefìcii vacanti per morte dei collatori e successo- ri, dei curiali, dei cmsori, cubicu- lari, e familiari del Pontefice, non che i canonicati delle tre patriar- cali chiese di Roma: finalmente la regola nona riserva i Beneficii va- canti in otto mesi dell'anno, cioè in gennaio, febbraio, aprile, maggio, luglio, agosto, ottobre, e novembre: però se il vescovo gode l'alternati- "va, in tal caso i mesi otto si ridu- cono a sei, cominciando da gennaio, eh* è riservato al Papa, e febbraio BEN al vescovo , e così progredendo af- temati vamen te. Conviene osservare, che siccome tali regole cessano di aver vigoi-e con la morte del Pa- pa, quindi in tempo di sede vacan- te può l'ordinario collatore confe- rire i Beneficii riservati alla santa Sede, in forza delle regole di can- cellaria: deve però astenersi dal conferire gli altri, che sono riservati o per disposizioni di diritto canoni- co, o per costituzioni Pontificie. § X. Alternatwa nel nominare ai Beneficii, Essa è un diritto che hanno al^ cuni vescovi di nominare ai Bene- ficii coUativi alternativamente col Papa. In virtù di questa il Ponte- fice conferisce i Beneficii, che si sono resi vacanti in gennaio, ed i vescovi quelli che son rimasti vacanti iu febbraio, e così di seguito. Il diritto dell'alternativa si concede ai soli pa- triarchi , primati , arcivescovi e ve- scovi ; i prelati inferiori ed i capi- toli delle cattedrali ne sono assolu- tamente esclusi. L'alternativa, con- ceduta ad un vescovo che tien re- sidenza, abbraccia non solo i Beneficii esistenti nella sua diocesi ; ma an- cora quelli, che sono fuori, qualora la collazione spetti veramente a lui. Perchè il vescovo possa usare della alternativa, è necessario che risieda nella sua diocesi, altrimenti la per- de; che se poi fosse assente nei casi autorizzati dal gius, allora conser- va il diritto. Per la morte di un vescovo cui era concessa, non passa il privilegio al successore, ma con- vien ch'egli l'ottenga nuovamente dal Papa ; né potrà valei-sene quan- do prima non abbia attestata l'ac- cettazione con un atto pubblico au*» tentico, sottoscritto di propria ma- BEN no, munito del di lui sigillo, e fat- to nella propria diocesi alla presenza di testimonii. Questo atto deve essere steso da un notaio apostolico, e spedito alla dataria del Sommo Pontefice. Dal momento che la dataria riceve l'at- to pubblico e l'iscrive nel libro a ciò destinato, comincia pel vescovo il diritto dell'alternativa. Se alcuno domanda qualche Beneficio vacante nei mesi che spettano al Pontefice, deve esprimere il mese, in cui siasi reso vacante, altrimenti l'impetra- zione è nulla. Cominciò l'alternati- va a' tempi di Nicolò V del i447j nel celebre concordato germanico conchiuso con Federico III, del qual concordato a maggior dilucidazione qui daremo una succinta idea. Gravandosi i principi di Germa- nia per ciò, che soffrivano in riguar- do al conferimento de' Beneficii ec- clesiastici, ricorsero ad Eugenio IV, il quale negli ultimi momenti della sua vita concesse a' tedeschi prov- visoriamente ciò che domandava- no, senza il pregiudizio di quanto in appresso la Santa Sede venisse a stabilire. Nicolò V, che ai 6 mar- zo i447j gli successe, inviò subito in Germania il Cardinal Carvaial colla qualifica di legato , per togliere tutti i punti di dissenzione, partico- larmente sulle distribuzioni de' be- nefizii , nel che i tedeschi si crede- vano lesi. Dopo molte conferenze fra il legato e l' impeiator Federico III, fu finalmente conchiuso quel con- cordato, il quale venne confermato da Nicolò V , con bolla del primo aprile i^^S. In esso non fu leso il diritto al romano Pontefice di nomi- nare a tutti i Benefizii delle prin- cipali chiese, come pure a tutte le dignità , ed a tutti i Beneficii che vacassero in corte di Roma , consi- BEN 87 derabili, o mediocri, semplici od one- rosi, secolari o regolari, elettivi o non elettivi, finalmente a tutti quelli dei Cardinali, ed uffiziaU della corte Pon- tificia , in qualsiasi luogo muoiano quelli che li posseggono. Si determi- nò ancora che le elezioni canoniche si farebbero nelle metropoli, nelle cat- tedrali, e nei monisteri, a condizio- ne che sarebbero confermate dalla Santa Sede, nel termine prescritto dagli antichi decreti. In quanto poi alle altre dignità e Beneficii, a ri- serva delle dignità principaU delle cattedrali e delle collegiate, fu stabili- to che il Papa, e l'Ordinario le confe- rirebbero alternativamente , ognuno durante sei mesi dell'anno, in tal ma- niera però, che se fra tre mesi da contarsi dalla vacanza del Benefìzio lasciata alla nomina del Pontefice non se ne producesse l'atto, il ve- scovo ordinario vi provvederebbe ; e relativamente alle annate , che si pagherebbero quelle delle cattedrali, e delle abbazie di uomini, giusta le bolle apostoliche, fuorché però pei Benefizii, la cui rendita non ecce- desse la somma di ventiquattro fio- rini d'oro, i quali sarebbero confe- riti gratis dalla Santa Sede. Dipoi lo stesso Nicolò V concesse a Federico III l' indulto delle preci primarie [P^edi)^ indulto col quale si accordava agl'imperatori la fa- coltà di poter conferire le dignità ecclesiastiche, vacanti la prima volta dopo la loro elezione, precedendone l'analoga petizione al Papa. F, Pre- ci Primarie. Quindi Paolo II nel 1470 volendo gratificare que' vesco- vi, che personalmente risiedevano nel* le loro diocesi, cominciò ad accorda- re ad essi la grazia dell' alteniati va, qualora la richiedessero. Veggasi il Riganti, Commentariiwi in regala s Cancellarix tomo II, pag. 181. 88 BEN Essendo proprio dei canonisti il trattare minutamente di tutti gli estremi riguardanti l'alternativa, ed esistendovi regole di cancellaria, che la modificano, come anche parziali concordati conchiusi dai Pontefici con varii principi che, secondo la diversità dei luoghi, ne hanno fis- sata la norma; così noi non en- treremo in minute descrizioni sulF argomento, aggiungendo soltanto al- cune provvidenze emanate successi- vamente da'sovrani Pontefici, secon- do le particolari circostanze. Nel i5i5, essendosi abolita la Prammatica Sanzione^ Leone X, e Francesco I re di Francia, stabiliro- no il celebre concordato, per cui le elezioni delle prelature ecclesiasti- che, che per la Prammatica erano libere ai re di Francia, pel concor- dato restarono di nomina regia, ma soggette alla Pontificia approvazio- ne. Quindi Clemente VII, vedendo che il concordato germanico da al- cuni preti tedeschi veniva violato, con bolla del i534j dichiarò nullo quanto contro di esso avrebbero in- tentato; e Gregorio XIII con sua costituzione comandò, che i cqllato- ri ordinarii de' Benefizi, col pretesto della bolla di Nicolò V, non potes- sero conferire i Benefizi ecclesiastici, dopo tre mesi della loro vacanza, se di questi non si fosse nello spa- zio di tal tempo provveduto dalla Santa Sede, secondo l'alternativa. Veggasi Guerra, tomo II, pag. 8r, Epist. Const. Romanor. Pontif. Siccome fra i diversi indulti, che sì accordano ai Cardinali dal Papa, evvi quello di poter conferire i Be- neficii delle loro diocesi vacanti per n^oite, ancorché questo cada nei mesi di diritto apostolico, il Ponte- fice Benedetto XIV per togliere Ter- rore, che vi era in alcuni cherici BEN provvisti in tal maniera da' Cardi- nali loro vescovi, errore per cui cre- devano di non doverne ottener le bolle , colla costituzione : Cum siciU^ data ai 25 gennaio 1741, che leg- gesi nel tomo XVI del Bollario, di- chiarò che tutti questi provvisti avevano l'obbligo d'impetrare le lettere apostoliche della cancellaria. Di più ancora, che dovessero paga- re alla cancellaria le tasse, e gli al- tri emolumenti dovuti, se i Benefi- zi superano il frutto annuo di ven- tiquattro ducati di camera. Che se i suddetti beneficiati non eseguissero un tal ordine, i Beneficii sieno ripu- tati vacanti, e ad altri si confe- riscano. Essendo poi grandemente a cuore di Benedetto XIV la residen- za de' vescovi nelle loro chiese, per maggiormente indurneli, dispose che pei Beneficii vacanti ne'mesi, in cui la collazione spettava alla Santa Sede, fosse conceduta ai vescovi residenti l'alternativa delle elezioni; ma che questa dovesse durare nel tempo soltanto del Pontificato, ristabilendo colla costituzione Ad universa, pres- so il suo Bollario tomo II, la con- gregazione sulla residenza dei vesco- vi , con analoghe leggi e regola- menti. Non essendosi terminata nel con- cordato, stipulato nel 1737, tm Cle- mente XII e Filippo V, la contro- versia del preteso giuspatronato re- gio universale della Spagna, lo stes- so Benedetto XIV, nel 1758, ne con- chiuse un altro col medesimo Fi- lippo V. In questo fu dichiarato che dovesse restare la regia corona in possesso di nominare, nelle vacanze, a' vescovati, monisteri, e Benefizi concistoriali, e riservossi il Papa al- la sua libera collazione, ed a quel- la de'Pontefici successori, cinquanta- duc dignità; in qualunque mese, e BEN modo vacassero , senza 1' imposi- zione di pensione alcuna. Concedè ancora in perpetuo ai re di Spagna il diritto universale di nominare in tutte le chiese della monarchia alle dignità, e Benefizi ecclesiastici, an- che ne' mesi apostolici , ordinando che ne cessasse T alternati va^ si la- sciasse illesa l'autorità episcopale, e che i Beneficiati dovessero ricevere le collazioni canoniche da' rispettivi Or- dinarii. Clemente XIII successore di Be- nedetto, affine di togliere le liti per la collazione de' Benefìcii nel regno di Polonia, stabili colla bolla, Eccle- siastici Ordinisj che si legge presso il Guerra, tomo II, pag. 3 02, ema- nata agli 8 agosto 1763, che in questo diritto si osservasse l'alterna- tiva de' mesi , prescritta dalle due bolle di Leone X, e Clemente VII, ch'egli di nuovo avea confermato. In queste si comanda, che tutti i Beneficii, ed anche le dignità mag- giori vacanti , cadendo ne' mesi di febbraio, aprile, giugno, settembre e novembre, si conferissero dagli Or- dinarii, e cadendo negli altri mesi, dal Sommo Pontefice. Anche Pio VI nel 1791 con- chiuse un concordato con Ferdinan- do IV, re di Napoli, cui concesse la nomina di tutti i vescovati del regno, restando ai Papi pro-tempore la nomina di tutti gU altri Benefi- cii , purché la elezione cadesse nei sudditi nazionali. Ma per le vicende dei tempi, questo concordato si rin- novò dal successore Pio VII, col medesimo re Ferdinando ai 1 6 feb- braio 1 8 1 8 , diviso in trentacinque articoli. Il terzo di questi dice che; » per riguardo all' alternativa le « nomine alle abbazie, ed a'cano- •> nicati di libera collazione, tanto M de' capitoli cattedrali, che delle BEN 89 *" collegiate, conferire si doveano ris- » pettivamente dalla Santa Sede, }) e dai vescovi ; cioè ne' primi sei M mesi dell'anno dalla Santa Sede, » e ne' secondi sei mesi da' vescovi; »» e che la prima dignità esser do- M vea sempre di libera collazione » della Santa Sede ". Presentemente un vescovo, il quale possegga due diocesi unite, deve ac- cettare esplicitamente l'alternativa per amendue le diocesi ; quando pe- rò risiede in una, non può servirsi di tal prìvilegio pei Beneficii va- canti nell'altra. Per le altre conces- sioni sull'alternativa, ne parleremo ai rispettivi articoli degli stati e de'regni. La formola di essa leggesi nel Lo- terio lib. II, De re Beneficiaria, e neir Istitut. a la pratiquc Benefi- ciale ^ p. 164, n. 9. § XI. Rassegna de' Beneficii. La rassegna è una libera e spon- tanea rinunzia, o restituzione del Beneficio fatta col consenso del su- periore. Essa è di due sorta: taci- ta ed espressa. La prima succede per via di fatto, cioè, quando il di- ritto l'ammette come conseguenza di una qualche cosa, p. e. del matri- monio del beneficiato, della professio- ne religiosa ec. La seconda vien pro- nunziata colle parole , ovvero collo scritto, usando la formula per ciò stabilita. La rassegna può esser fatta assolutamente, o anche con qualche condizione j come sarebbe il riser- vare a se, o ad altri un' annua pen- sione del Beneficio istesso. Nulladi- meno queste riserve non si possono verificare senza l' autorità del Som- mo Pontefice. Su tal proposito es- sendo accaduti molti abusi, abbiamo delle Pontificie costituzioni, che me- ritano di esser lette da ognuno. S. 90 BEN Pio V colla Costit. Quanta, Ballar. tom. IV, p. 3, tra gli altri assolu- tamente stabilì quali rassegne si pos- sano soltanto ammettere dagli Ordi- narii_, ed a'medesimi proibì, che con- cedessero ai loro parenti i Benefi- cii rassegnati , non potendo soffrire che il patrimonio di Gesù Cristo fosse dato per eredità in preda al- l'ambizione dei secolari, o ai parenti de' rassegnanti. Parimente è degna di memoria perpetua la costituzio- ne la sublimi di Benedetto XIV, dei 29 agosto 174^» ^^^ ^^"-^ Bull. tom. I, p. 43, la quale fu emanata contro le rassegne, che si fanno con riservata pensione, e con un patto segreto di estinguerla con una cer- ta somma di danaro, da pagarsi al rassegnante. Tali riserve ed estin- zioni di pensioni con quella costitu- zione vengono dichiarate irrite, e nulle. Così ancora lo stesso Ponte- fice, vedendo che tuttavia alcuni trattavano il modo di deludere la costituzione di s. Pio V Quanta del I aprile i568 e f altra di Gre- gorio Xllf, Huntano vìx iudicio de' 5 gennaio i584, con altra costi- tuzione de' i5 giugno 174I3 con- fermò quelle bolle , e ne die' una sì chiara spiegazione, da farne disco- prire ogni più misteriosa frode. Sulle riserve de' Beneficii F~. il Trattato del Cardinale Jacopo Si- monetta, Roma, i588. BENEFRATELLI. Ordine Reli- gioso OspiTALARio. Questi religiosi chiamati di s. Giovanni di Dio, e nella Spagna ^^ift dell' Ospitalità, in Francia della carità , ed in Italia Benefratelb\ furono istituiti da san Giovanni, detto di Dio per le sue rare virtù, nato in Monte Maggio- re nella diocesi di Evora in Porto- gallo. Avendo egli esercitata per al- cuni anni la milizia, nell'udire una BEN predica del p. Giovanni d'Avila, si sentì commuovere, e stimolato a vita migliore. Cominciò pertanto a fare atti pubblici di penitenza, e si tras- ferì alla Madonna miracolosa di Guadalupa, donde tornato, prese a pigione una casa nella città di Gra- nata , in cui collocava i poveri in- fermi, che ivi avea portato sulle spalle, e li sostentava colle limosine raccolte per le pubbliche strade. A- vendo riunito buona somma di de- naro, fabbricò un insigne ospedale, e consumato dalle fatiche, nel cin- quantesimo anno dell'età sua, morì nel 1 55o , dieci anni dopo la fon- dazione del suo primo ospedale in Granata, ove riposa il suo corpo. Urbano Vili colla costituzione in. sede lo beatificò ai 2 1 settembre i63o, ed Alessandro Vili, ai 16 ot- tobre 1690, solennemente lo ascris- se al catalogo de' santi. La sua vita fu scritta in lingua spagnuola da Francesco de Castro, ti^dotta in i- taliano da Gio. Francesco Bondino, e stampata in Roma nel 1587, ed in latino colle note de' Bollandisti . E pure in latino quella , che il p. Gouveau in ispagnuolo avea pubbli- cata in Madrid, nel 1624, e che fu tradotta in italiano da Pandolfo in Napoli, nel i63r,e poi dall'Herre- ra in Roma, nel 1690. Nel i63i la pubblicò in R.oma il Gerardi , e poscia ne furono fatte varie altre e- dizioni. Il nome di Giovanni di Dio fu imposto al santo dal vescovo di Tuy, o, secondo altri, dallo stesso Gesù Cristo, il quale gli apparve in for- ma di fanciullo, mentre Giovanni vicino a Gibilterra stava sotto un albero, e mostrandogli una mela granata aperta, da cui spuntava una croce, gli disse : Giovanni di Dio , Granata sarà la tua croce ; onde BEN la croce, e la mela granata fanno parte dello stemma dell'Ordine. Prese quest'istituto il nome di Bene- fratelli, perchè il fondatore andava per la città con una sporta sulle spalle, e con due pentole sulle braccia, chiedendo per gli ammalati la li- mosina, e gridando ad alta voce : Fate bene , fratelli , per amore di Dio. Dopo la morte di lui alcuni suoi compagni e discepoli , deside- rando di promuovere questa pia opera verso i poveri infermi, sotto la di- X'ezione di fr. Rodrigo Seguenza, ri- conosciuto per superiore da tutti gli spedalieri , col p. Sebastiano Arias , si trasferirono a Roma, ove incon- trarono molte difficoltà nel procura- re limosine a questo effetto. Ma il santo Pontefice Pio V, nel iSji , il di primo gennaio , con la bolla Licei ex debito, confermò V appro- vazione, che dell'istituto appena nato avea fatta Leone X, ed avendo con- cessa ai religiosi la regola di s. Agosti- no, prescrisse anche l'abito di color ne- ro, giacche prima era cinerino, cioè tonaca con pazienza stesa sino alle gi- nocchia, con cintm'a di cuoio ; e inoltre decretò, che potesse raccogliere limo- sine affine di governare i poveri in- fermi. Devono questi religiosi por- tare anche il cappuccio tondo, per decreto emanato nel i588 dalla congregazione sui regolari, e per le pubbliche strade usano cappello ne- ro, e talvolta il mantello, come gli ecclesiastici. Non sono promossi agU ordini sacri, né attendono agli stu- dii, ma contenti della sorte di Mar- ta, servono a Dio nelle persone dei poveri. Essi vengono stimati, e so- no accetti a tutti, ed hanno per protettore il Cardinal vicario prò tempore. Nel Pontificato di Gregorio XIIT, immediato successore di s. Pio V, BEN 91 si die' princìpio dai religiosi alla fab- brica dell'ospedale di Roma, presso la chiesa di s. Giovanni Calibita , ad essi donato dal Papa, nell'isola di s. Bartolomeo, o di Ponte quat- tro capi, poco dopo la raccolta dei mendicanti di s. Sisto ; ma con po- chi letti per la scarsezza delle limo- sine, le quali poi crescendo, si dila- tò l'ospedale ed il contiguo conven- to. Gregorio XIII non solo confer- mò l'Ordine, ma l'arricchì di mol- ti privilegi, e concorse con denaro al- l'erezione di detto ospedale. Abbiamo dal Piazza, nelle Opere Piedi Roma, che allora questi religiosi solevano andare la notte per la città , suo- nando un campanello, e gridando che si facesse orazione, e si pregas- se Dio per le anime del purgatorio, e per tutti gli stati delle persone : il qual costume, ch'era di molta edificazione , oggidì non si pratica. Succeduto nel 1585 a Gregorio XIII , il Pontefice Sisto V , questi nell'anno seguente eresse i Benefra» felli in Ordine religioso ospitalario, avendo permesso ai medesimi di sten- dere le loro costituzioni. Il primo capitolo generale da essi fu tenuto nel convento di s. Giovanni Cali- bita. Affinchè poi i convalescenti, che uscivano dal nuovo ospedale, aves- sero opportuno ricetto, fu donata ai reliffiosi da alcuni benefattori nel 1 584 ^^^ chiesuola, dedicata a santa Maria della Sanità, con orto annes- so, nella via felice presso s. Maria Maggiore. Il luogo fu dall' Ordi- ne ampliato, e poi venduto per cin- quemila cento scudi alla congrega- zione di Propaganda, nel 1697. La chiesa allora assunse il nome di s. Efrem, ed ora chiamasi s. An- tonio, essendo ospizio per le missio- ni di Moldavia de' padii conventua- li. Veggasi Dullariuni Ord. hospit. 93 BEN s. Joannts de Deo , p. 170. Gre- gorio XIV del i5go confermò i privilegi de' Benefratelli , die' ad es- si per protettore il Cardinal Ru- sticucci vicario di Roma , e la co- municazione de' privilegii accordati da Nicolò V all'ospedale di s. Spi- rito in Sassia, come l'esenzione dal- la gim'isdizione de' vescovi. Mentre i religiosi Benefratelli si erano estesi per l'Italia, Germania^ Polonia, e Francia , Clemente Vili nell'anno 1^92, rimise questa re- ligione al sistema prescritto da s. Pio V, assoggettandola a' vescovi; non volle che fosse governata da un mag- giore; proibì loro di prendere gli ordini sacri, e di f^r professione so- lenne; prescrisse che non emettes- sero se non che i voti di povertà, e di ospitalità; per cui mancando quest'Ordine de' tre voti essenziali, die costituiscono un Ordine regola- re, fu riguardato come quasi sop- presso. Il breve fu spedito ^i i3 febbraio, e quantunque accettato nel- l'Italia, non Io fu nella Spagna, do- ve Filippo II non gli die' il regio exequatur. Quindi assunto al Pon- tificato Paolo V , colla costituzione i3i, del primo luglio 1609, per- mise, che in ciascuna casa de' detti fiati di s. Giovanni di Dio, vi po- tesse essere, contro il divieto di Cle- mente Vili, un religioso sacerdote, il quale non potesse però esercitare alcun uffizio dell'Ordine, ed essendo da questo espulso, restasse sospeso dall'esercizio degli ordini sacri. Indi coU'autorità della costituzione Ro- inamis Ponti f ex de' 1 3 febbraio 1 6 1 7, che si legge nel tomo V, parte V del Bollano, e con l'altra de' i5 aprile, Ea, quac, restituì quest'isti- tuto al grado di Ordine religioso, approvandone le costituzioni, e i vo- ti di povertà, castità, ed ubbidien- BEN ?a, coir soggiunta del quarto di ca- lare ne' loro ospedali gli ammalati, il che esercitarono costantemente con esemplarissima diligenza, e perizia. Fu adunque nuovamente stabilito, che ogni c^sa reHgiosa avesse un sacerdote per l'assistenza spirituale di ciascuna, acciocché fosse sempre pronto pegl' infermi. Siccome poi dopo il breve di Cleniente Vili, i religiosi di Spagna rimasero divisi dagli altri , da quel tempo hanno sempre avuti i Benefratelli due ge- nerali, uno per la Spagna e per le Indie occidentali dimorante in Grana- ta, e l'altro per l'Italia, Francia, Ale- magna, e Polonia residente in Romg. In Francia furono introdotti nel 1 60 1 , per opera della regina Maria de Medici, ed hanno quivi un vicario generale, che visita tutti gli ospeda- li del regno. Il loro generale , che prima non poteva essere sacerdote, fin da Benedetto XIV, cominciò ad essere fregiato di questa dignità . Essi governano sei anni, ed i pro- vinciali tre, i quali terminati, si vie- ne all'elezione degU altri, che si fa da' superiori locali, i quaU hanno il titolo di priori. Inoltre Paolo V, nel 16 19, li esentò dalla giurisdizione de' vescovi, ciocché moderò Urbano VIII, nel i638, dichiarando die gU Ordinarii avessero autorità di visita- re gli ospedali , in cui non fosse- ro dodici religiosi, e di esaminarne l'amministrazione co' superiori del- l'Ordine, misura approvata da A- lessandro VII. Per le regole, che osservano questi utilissimi religiosi, veggasi il p. Flaminio Annibaldi da Latera, nel suo Compendio, il qua- le trattando nel suo Catalogo anche di questo istituto, dice, che di esso scrisse Roderico nelle Questioni dei Regolari j il Cappacino nelle note ad Conip. Frat. Min. e Francesco BEN de Castro, nella i^ìta del b. Giovan- ni di Dio. Fi-a questi religiosi sono fioriti, oltre il santo fondatore, molti altri gran servi di Dio. A quest'Ordine appartengono pu- re gli oblati, che chiamano terzia- rii , alcuni de' quali portano la to- naca, il cappuccio, e lo scapolare, ed altri la tonaca e lo scapolare soltanto, ma quest' ultimo, tanto dei primi, che dei secondi è più corto della tonaca. Quegli oblati, che han- no il cappuccio ed emisero la pro- fessione, non possono uscire dall'Or- dine, siccome non lo possono quelli, che non lo hanno, perchè sono pro- fessi , ciò facendo solamente dopo dieci anni di prova. V. il Zano- betti, Memorie sulla Storia del pri- mo secolo de" Servi di Maria , e degli spedalieri di san Giovanni di Dio, Madrid, e Roma 1780. Gli ospedali de'Benefratelli, e par- ticolarmente quello di s. Giovanni di Dio in Roma, sono corredati di convenienti, e complete farmacie, fornite di ogni migliore assortimento di medicinali tanto semplici che composti. Oltre all'uso pei medesi- mi ospedali, queste farmacie hanno il diritto di vendere al pubblico i medicinali, per privilegio conceduto all'Ordine con decreto emanato ai 12 marzo 1722, da una congregazio- ne particolare deputata da Innocen- zo XIII, che nella proibizione agli altri regolari di vendere medicine, eccettuò le spezierie dei Benefratelli. Quindi il Pontefice Benedetto XIV col moto proprio, Essendomi , ema- nato ai i4 novembre 1740? che si legge nel suo Bollario tom. I, p. 8, confermò i decreti de' suoi prede- cessori, ne' quali si proibisce ai re- golari, eccettuati gli ospitalarii di s. Giovanni di Dio, detti Fate Bene- fratelli , l'esercitar l'arte di speziali, BEN 93 meno i bisogni de' proprii religiosi, e vendere, o donare medicamenti ai secolari, eccetto la triaca ed il balsa- mo apopletico. Finalmente il detto privilegio venne confermato nel pon- tificato di Pio VII, con rescritto del Cardinal camerlengo, emesso ai 17 novembre 181 7, e nell' odierno dal- la congregazione speciale di sanità. BENEPLACITO Apostolico. Ap- pellazione che si dà al consenso del Pontefice per l' alienazione de' beni ecclesiastici. L'atto, o breve, che con- tiene questo permesso, chiamasi pu- re con egual nome. Il Beneplacito Apostolico si richiede in primo luo- go per l'alienazione de' beni eccle- siastici incorporati ad una chiesa o ad un luogo pio; 2.*" per ripudiare un legato pio ad una chiesa, moni- stero, o altro luogo di carità: cosi la pensa Tamburini De iure abba- tunij con altri teologi di gran no- me; 3.° per alienare i diritti per- petui di una chiesa ( S. Congreg. in Alban. 21 iunii i6g8 ) ; 4-" per fare la transazione per cui da una chiesa vengano cessi i di- ritti sopra i beni pretensi^ quan- tunque riceva qualche altra cosa in loro luogo (S. Congreg. in Auscid. i4 febr, 1699 ) ; 5." per alie- nare i beni di una chiesa in una altra ( S. Congreg. Conc. Nea- pol. 24 ictn. 1732); 6.** per fa- re ne' beni ecclesia^ici un taglio di piante destinate a dare un riguar- devole ricolto , e laddove il taglio diminuisca notabilmente il prodotto, o rechi un danno considerevole al fondo. Che se non ne derivano tali conseguenze, il diritto non richiede più il Beneplacito Apostolico; 7.* Senza di esso nulle sono ed invali- de le locazioni, o concessioni de'be- ni della chiesa, o del capitolo per lungo tempo fatte, quantunque vein t)4 liEN gano condii use tra i canonici, o be- neficiati della stessa chiesa, non ostan- do la contraria consuetudine, che vien appellata Corruttela ( S. Con- greg. Conc. in Astens. 26 iunii 1 688 ) ; 8.'' Senza di esso alienar non si può il danaro posto a profitto ne' monti di pietà; 9." Non si devono alienare i beni di una chiesa, quantun- que sieno stati lasciati colla condi- zione che ad arbitrio si possano alie- nare : laddove poi sieno lasciati, per- chè colla loro vendita acquistare si possano degli oggetti servienti alla chiesa, allora non fa bisogno l'Apo- stolico Beneplacito. io.° I regolari, dopo il decreto di Urbano Vili emanato dalla sacra congregazione a' 7 settembre 1624, non possono vendere i beni delle loro chiese o monisteri ; cos^i pure trasportare il possesso de' beni immobili di un mo- Bistero ricco in un altro , sebbene sia della medesima provincia o re- ligione Lo stesso dicasi degli efifetti preziosi. Il Beneplacito Apostolico addimandasi eziandio per alienare , ipotecare, cambiare altri oggetti, od in altre forme; cosa che distesa- mente legger si può nella bibhote- ca del Ferraris, alla parola Aliena- tìo, art. 4- Sono degne di speciale considerazione le misure prese, sul proposito dell'alienazione dei beni ecclesiastici, dal Pontefice Leone I eletto nel 44^? da s. Simmaco, nel concilio romano celebrato nell' anno 483, e dal concilio di Lione del 570 sotto Giovanni TU; da s. Gre- gorio Magno lib. I leti. ep. 66, lib. Ili ictt, ep. 16; Wh.ym, letL ep. 53; lib. X lett. ep. 33, e dal concilio di Vienna nell' anno 1 3 1 1 ; non che dalla Clera. i de rebus Eccles. non alien. Dipoi Paolo li, nel 1468, pub- blicò la famigerata EslravagaiUe BEN Anihìtiosae, colla f(uale proibì assolu- tamente r alienazione de' beni eccle- siastici senza il Beneplacito del ro- mano Pontefice, per impedire i dan- ni che si arrecavano alla Chiesa con improvvidi contratti. Col progresso de' tempi i Pontefici, per non esse- re affollati in ogni momento da istanze, rimisero la facoltà di ac- cordare il Beneplacito Apostolico spe- cialmente alla cancelleria apostolica, alla sacra penitenzieria, e talvolta an- che al Cardinal camerlengo, ed ai cherici di camera; ma s. Pio V, nella costituzione 69, Volentes , ri- vocò tali facoltà. Però, stabilite da Sisto V le congregazioni Car- dinalizie, con la costituzione Im- mensaj commise alla sacra congi*e- gazione de' vescovi, assieme colla tu- tela delle giurisdizioni e de' beni ecclesiastici, il potere di concedere il Beneplacito Apostolico, benché alcune volte si accordi ancora dal- la sacra congregazione del concilio. La menzionata congregazione dei vescovi, nell'accordare il Beneplaci- to, si serve alcune volte del sem- plice rescritto, colla clausola consti- lo de evidenti utilitatej ma laddove trattisi di enfiteusi , o di locazioni perpetue, o anche a novantanove anni o alla terza generazione, che ascendono ad alcune determinate somme, ingiunge, secondo la quanti- tà del canone, o la spedizione delle lettere apostoliche sub plumbo, o in forma di breve, usando l'espressio- ne : si sanctissinio Domino placue- rit. Il decreto passa dipoi alla da- teria apostolica o alla segreteria dei brevi per la relativa spedizione. I regolari , in forza del decreto di Urbano Vili, sono esenti dalla spedizione delle lettere apostoliche. Lo stesso privilegio godono i Cardi- nali, in effetto della risoluzione del- BEN la sacra congregazione de' vescovi re- golali, 19 settembre 17 38, appro- vata da Clemente XII. Il regnante Sommo Pontefice Gregorio XVI, col molo proprio i o novembre i834, ordinò che senza il Beneplacito Apostolico emanato dalla congregazione de' vescovi e regolari, procedere non si possa alla riduzione, o al cancellamento delle iscrizioni che conservano le ipoteche, per i crediti delle chiese, dei capitoli, e di altri luoghi pii. Il Beneplacito Apostolico si usa anche nella curia romana per riser- vare alla libera volontà del Papa o della Santa Sede la durata di un officio. A tal fine si adopera la clau- !a ad Beneplacitum nostrum^ la qua- le fa sì, che cessi l'officio o la de- putazione alla morte del Pontefice, cap. si gratiosa de rescript, in 6. Nondimeno si usa più comunemente la formula ad Beneplacitum nostrum et Sanctae Sedis, affinchè la con- cessione talvolta non venga se non per via di formale rivocazione. Ta- li clausole si appongono nella de- putazione degli amministratori, visi- tatori , vicarìi apostolici , e talvolta anche nella destinazione, per breve o decreto de' superiori generali di qualche Ordine religioso. BENEREDO, Cardinale. Bene- redo francese, nacque nelle Gal- lie da famiglia nobilissima, nel se- colo XII. Professò nell'Ordine di s. Benedetto, e fu abbate nel moniste- ro dei ss. Crispino e Crispiniano nel- la diocesi di Soissons. Pietro Cellese, abbate di s. Remigio di Rems , lo inviò in compagnia di Novelone vescovo di Soissons, al concilio di Laterano. Beneredo per le sue ra- re virtù e per la santità della vi- ta, fu poi creato vescovo Cardina- le dì Palestrina da Alessandro III , BEN 95 nella seconda promozione falla a Sens di Francia, nel 1 1 64 , o nel II 65. Egli era umile in maniera, che preferì la Certosa di Monte- di-Dio alle grandezze più cospi- cue della corte di Roma. Aflfer» ma il Cellense, che il Signore si compiacque di operare molti mira- coli ad intercessione di Beneredo, il quale morì , nel 1 1 80 , ovvero nel 1 185, secondo l'Ughellio ed il Sua- resio. Si trova però una bolla di Urbano III, segnata da lui nel 1 185, nel qual caso si dovrebbe ritenere che questo porporato sia stato tras- ferito ad altra chiesa, poiché da due bolle di Alessandro III sappiamo, che nel 1 1 8 1 era vescovo Prenesti- no il Cardinale Paolo Scolari. A dir vero però sembra, che la sottoscri- zione alla bolla di Urbano III sia al- quanto sospetta rappoi'to al Beneredo. BENEVENTO {Beneventan.). Cit- tà con residenza arcivescovile, e du- cato negli stati Pontificii. Questa cit- tà, rinchiusa nella provincia del prin- cipato ulteriore del regno di Napoli, e delegazione apostolica, è situata sul pendio di una collina, al confluente del Calore e del Sabbato, che sca- ricansi nel Volturno. Si vuole che sia stala edificata nell'anno 4? 3 di Roma da Diomede, e che prima si chiamasse Malventi , Mah'cntiim , dall' importuno soffio de' venti. Perchè poi si dice aver lasciati quivi Diomede a monumento i den- ti del cinghiale Calidonio, un tempo ucciso da Meleagro, prese Benevento l'arma del Cinghiale, che tuttavia conserva col motto : Concordes in unum S. P. Q. B., motto aggiunto per la pace conchiusa tra Sisto IV, e il re Ferdinando, siccome si dirà in appresso. Quale città del Sannio si distinse nelle gueiTe contro i romani, e cam- 96 BEN biò il nome in Benevento, cioè da Bono evento y quando i romani la conquistaiono, e vi spedirono una colonia sotto il consolato di Sem- pronio Saffo, e di Appio Claudio, onde i Beneventani furono ascritti alla tribù Stellatina. Pirro vi fu disfatto ne' suoi dintorni da Curio Dentato. L'attaccamento, e la pro- dezza de' Beneventani in favore dei romani si distinse nella guerra con- tro Cartagine. Da Augusto ebbe il titolo di Colonia augusta , dopo che quell'imperatore la restaurò ma- gnificamente. Sotto r impero d' oriente fu pro- vincia greca , e venne invasa nell'an- no 5oo dell' era cristiana da' go- ti, ma ripresa poco dopo da' gre- ci , fu indi nuovamente occupata e distrutta dagli stessi goti capitanati da Totila, finche, caduta l'anno 588, in potere de' longobardi, figurò pri- ma come ducato, poi come princi- pato nella storia dei mezzi tempi, e fini col divenire dominio della Santa Sede. Fu Benevento eretta in ducato da Narsete quando colle truppe greche e le ausiliarie de' longobardi n' ebbe cacciati i goti. Volendo al- lora il capitan romano rimunerare la nazione longobarda, fissò in Be- nevento il quartiere per quelli, che aveano prescelto rimanere al suo servizio, e Zotto, o Zottone, coman- dante di essi, ne fu posto al gover- no per primo duca. Altri dicono però, che gli stessi longobardi eres- sero Benevento, e la sua provincia in ducato, e che Albino loro re nel 570, essendo disceso in Toscana coir aiuto delle armi di Zotto, lo fece in ricompensa duca di Bene- vento, confermandogli i possedimenti con ampliazione di temtorio. Egli resse felicemente i Beneventani fino BEN al 591, in cui il re Agilulfo gli surrogò Arigiso, o Arichi, parente di Gisulfo duca del Friuli , che leisciò di sé ottima fama dopo un regno di mezzo secolo. Da alcune lettere di s. Gj-egorio I si vuole che con molti longobardi avesse abbracciata la fede. Gli successe per un anno suo figlio Aio, o Aione, il quale, essendo morto nel 649 con sospetto di veleno, fu fatto duca Radoaldo, e nel 65 1 Gi'imoaldo, ambedue figliuoli cadetti del duca Gisulfo, i quah per una rivolta si erano rifuggiati nel Friuli presso Ari- giso loro parente. Grimoaldo nel 662 divenne re de' longobardi , ed il suo figlio Ro- mualdo, per avere con intrepidezza difeso Benevento dai greci, meritò di esserne dichiarato duca, e pren- dere in isposa Teodorada. Estese egli la sua dominazione a Taranto, Brindisi ed Otranto. Il vescovo s. Barbato, fatto successore d' Ildebran- do nella sede beneventana l'anno 663, insieme alla pia duchessa con- tribuì a purgare Benevento dall'ere- sia degli ariani e dalle pagane su- perstizioni , che traendo l' origine da' longobardi, grandemente la di- sonoravano. Nel memorando assedio, onde questa città fu stretta dall' im- peratore Costanzo II, era essa ri- dotta ad estrema miseria. Il zelante pastore san Barbato si fece alloi'a promettere, che se avessero prospe- ro successo le armi longobardiche, si sarebbe onninamente schiantato dalle radici un albero sacro, a cui solevano i Beneventani appendere un cuoio, contro il quale si lancia- vano per mezzo a veloci corse eque- stri, innumerevoli dardi all' uso dei Parti. Era tanta la superstizione di quel popolo da conservare come prodigioso ogni dardo, cui qual- che brano di pelle si fosse appesa, ÈEN e da crederlo capace di preservai'C da ogni pericolo. Sciolto 1* assedio, la promessa fu religiosamente man- tenuta, e l'albero venne atterrato. Si rendevano eziandio dai longobardi folli onori ai serpenti , ed alle vi- pere; ma riuscì a s. Barbato di convertire in un vaso per usi ecclesia- stici un rettile d' oro , che dallo stesso duca si teneva riservato, ed un calice fatto con tal prezioso me- tallo, per lungo tempo fu usato nella cattedrale. Parlando il Borgia dell'albero sacro venerato da' Bene- ventani non lungi dalle mura della città in un luogo chiamato voto, perchè ad esso recavansi per scio- gliere i loro votij ecco quanto ag- giunge. " Recise il servo di Dio *> quell'albero, e così fu tolto ogni « attacco per esso ai longobardi , e M quel luogo divenne poi oggetto a di venerazione per un sacro tem- « pio erettovi sotto il titolo di s. » Maria in Foto, perchè ad esso »> recavansi le genti per isciogliere i « voti loro. Di questo tempio si M mostrano anche in oggi le vesti- si gie, e quella contrada del terri- » torio Beneventano per esso è detta >i la Piana della Cappella. Accen- M niamo di passaggio che da que- « st' albero , e dalle superstizioni , »» che vi si commettevano in tempo w de' longobardi, ebbe poi origine *j la baia del Noce Beneventano >» tanto famigerato in Italia presso « il volgo ignaro, che bonariamente " crede esser quivi il maggior con- » corso delle streghe , le quali sopra » un caprone, e con una scopa ac- »> cesa in mano vengano di notte a " celebrarvi i loro congressi. « Gio. Francesco Rota cremonese compose un Poema pastorale sulla Noce di Benevento, che inedito si conserva nell'archivio d'Arcadia, e Pipornus VOL. V. ÈEN 97 de Magistris scrisse De Nuce Be-* neventana Maga, Neap. i634« Grimoaldo li, e Gisulfo I nell'an- no 704, succedettero l'uno appres- so r altro nel regno al loro genitore. Il Pontefice Giovanni VI , mosso dalla sua carità apostolica, riscattò tutti gli schiavi, che Gisulfo avea presi nelle scorrerie sulle terre ro- mane. Nel 707 Romoaldo II suc- cesse a suo padre Gisulfo I, il qua- le nel 729 soffrì molto dalle armi di Luitprando re de' longobardi , e fu obbligato a rilasciargli ostaggi. Il fanciullo Gisulfo II, che, nel 733, venne dopo di lui, fli salvato a stento da una congiura tramata- gli; ma non andò guari, che il tutore Aodela tolse di capo la co- rona ducale al pupillo, e ne cinse la propria fronte. Il re Luitprando disapprovò l'usurpazione, e nel 733 investì del ducato il proprio nipote Giorgio, o Gregorio, che regnò per sette anni fino al 739. Il popolo elesse allora Gondescalco, il quale per sua sventm-a in vece di guada- gnarsi l'animo del re, ed ottenere la conferma, entrò nella rivolta del duca di Spoleto Trasimondo II, pro- vocando la collera di Luitprando; per cuij mentre ne voleva fuggire la vendetta, restò trafitto dagli stes- si Beneventani, che al legittimo Gi- sulfo II ritornarono fedeli nel 742- II duca Luitprando, successore di Gisulfo, seguì la politica degli altii duchi italiani tenendo le parti dei franchi, che con Pipino discendeva- no dalle alpi; ma Desiderio, re lon- gobardo, lo balzò dal trono, resti- tuendovi, nel 762 , Arigiso suo ge- nero, che valorosamente cacciò da Otranto il competitore. Egli restò fedele a' longobardi fino alla distru- zione del loro dominio; e quando, nel 773, Carlo Magno fece prigio- 7 gB BEN nicro Desiderio, Arigiso con solenne pompa convocò i vescovi e i gran- di del suo stato, ed assunti i reali omamenti, si fece, nei 774, consa- crare e coronare piincipc di Bene- vento, e nelle monete fece imprimere la propria eflìgie. Dipoi della zecca, eh' ebbe in Benevento origine dai longobardi , presero diiitto i Papi , ed in segno del loro dominio, per qualche tempo vi coniarono monete. Dopo otto anni dovette Arigiso rendersi vassallo, e tributario di Carlo Magno, nonché dargli due fi- gli in ostaggio, ed il vincitore cam- biò a Benevento il titolo di ducato in quello di principato. In queste epociie abbiamo da Novaes, e da Platina nella V^ita del Pontefice Adrimio I, che Carlo Magno accreb- be i domìnii della Chiesa Romana, colla donazione del territorio di Sa- bina , e de' ducati di Spoleto e di Benevento, della quale pose i' auten- tico monumento suH' altare della confessione di s. Pietro, e si giu- rò mantenitore. Lodovico I // Pio suo figlio vi aggiunse dipoi la Sici- lia. Veggasi le Cointe Annal. Frane, ad an. 787 ; Sigonio, De regno /- talÙB lib. IH ad an. 627, ed il Cenni , nelC Esame del diploma di Lodovico I. E da avvertirsi che il Pontefice Paolo I, nella lettera scrit- ta nel 757 a Pipino re di Fran- cia, die è la 36 del codice carolino, lo prega a costringere il i-e Deside- rio a rendere alla Romana Chiesa lutti I siioi patrimonii, e vi nomina quelli esistenti nel ducato di Bene- vento. Si ha anche dalle epistole di s, GregM'io I, eletto nel 590 , che nella Puglia già la Santa Sede pos- sedeva ricchi patrimonii insieme a quello del Sannio, o de' Sanniti. Ritornando ora alla serie dei du- chi Beneventani, diremo che Ari- BEN giso II morì nel 788 con fama di prode , di magnanimo e di pio ^ costituì in piazza forte marittima Salerno, persuaso che le forze na- vali avrebbero allontanato dall'Italia le invasioni franche. Era attorniato da filosofi, dei quali ne potè contare fino a trentadue nella sua corte, compì in Benevento il celebre moni stero di s. Sofia, fondato da Gisulfo II, e soppresse l'istituto, già approvato dal re Luitpiando, delle Pinzochere, che, assunto il sacro velo, dimora- vano nelle proprie case, senza di- pendenza da alcun Ordine religioso, celando così le occulte dissolutezze. Arigiso le racchiuse ne' chiostri, e severamente vietò che altre abbi'ac- ciassero tal genere di vita. La rico- noscenza de' Beneventani innalzò al defunto principe un sontuoso mau- soleo con epigrafe di Paolo Diacono. Grimoaldo III, non men prode del genitore, e già ostaggio di Carlo Magno, fu investito del principato col suo consenso, previe alcune con- dizioni, fra le quali di dover scol- pire la immagine dell' imperatore nelle monete in segno di vassallag- gio. Malgrado la ristretta estensione de' suoi domimi, seppe da un lato evitar le insidie de' greci, che aspi- ravano alla sua sovranità, e dall'al- tro mantenne co' franchi dignitoso contegno. Alla sua morte gli suc- cesse il tesoriere Grimoaldo IV, il quale perì vittima delle trame di Radelgiso conte di Conza, e di Sico gastaldo di Acerenza, nell'anno 8 1 8. Nel bivio, i popoli accordarono la preferenza a Sico, o Sicone, che appartenendo ad illustre famiglia spoletina, erasi rifuggiato ne' domini! Beneventani. Il suo regno fu fatale a' napoletani , cui fece aspra guerra, esigendo dal duca di NapoH annuo ti'ibuto, e, come si disse di sopra, BEN il venerando corpo di s. Gennaro. AI pari del padre guerriero, ma crudele fu Sciardo, che gli successe neirSSg, i cui disegni su Napoli sarebbonsi adempiuti, senza l'oppo- sizione dell' imperatore Lotario I. Abbandonato ai sospetti, per gelosia decimò la nobiltà Beneventana, e fece n'adere la chioma al proprio fratello, e ad altro parente, che fece racchiuder perpetuamente in un monistero. Ma per le sue crudeltà, e per le brutali sue violenze, non che per l'onta fatta da Adelchisa sua moglie alle dame Beneventane, il popolo corse alla vendetta, gui- dato da Naningone; onde il tiranno fu fatto a pezzi, e la famiglia di- spersa; locchè avvetme nell' 840. Radelgiso, o Adelgiso I, tesoriere di Sicardo, diverso dal conte di Gon- za, fu eletto principe di Benevento; ma molti ne disapprovarono l'esal- tazione. Que'di Salerno e di Amalfi trassero di prigione il monaco Si- conulfo, fratello di Sicone, e lo proclamarono principe. Entrò poi nella lega Landolfo conte di Gapua, co' napoletani, indi il principato di Salerno e la contea di Gapua for- marono da quest'epoca due comu- nità separate, e solo riunite per un tempo nella persona di Siconulfo , il quale forse avrebbe ricuperato tutto il retaggio paterno, se Lodovico li, imperatore e re d' Italia, non si fosse intromesso a mediatore del trattato di separazione. Gosì Radel- giso I potè trasmettere a Radelga- rio suo primogenito, e quindi al figlio minore Adelgiso II il ristretto principato di Benevento, del quale cessò dipoi notevolmente Y impor- tanza. Gaideriso nipote ex filìo di quest'ultimo^ salì al trono coli' as- sassinio dello zio; ma i suoi mede- simi parenti Io posero in ceppi, BEN 99 innalzando invece Adelgiso II. Di- scacciato però poco appresso, fu di- scacciato neir874 anche Alone, o Aio II figliuolo di Radelgario, che al fratello Adelgiso era succeduto. Intanto l' imperatore d' Oriente Leone // Filosofo , volendo ricupe- perare l'Italia meridionale, vi spedì numerose truppe, sotto il comando di Simbaticio protospatario, il quale pose l'assedio a Benevento, mentre Orso, fanciullo di anni sette, ne a- vea la signoria per morte del geni- tore Aio II. A' 18 ottobre deir89r, fu segnata la capitolazione, per cui il principato Beneventano fu posto sotto il dominio greco, e ne venne investito lo stesso Simbaticio. Giulio IV , duca e marchese di Spoleto, neir 894, tolse a' greci Be- nevento, e nell'anno seguente ne di- venne principe assoluto. Se non che, all'imperatrice Ageltrude, sorella di Adelgiso II, riuscì, neir839, di rista- bilire suo fratello nel principato di Benevento. Tuttavolta non si mo- strò migliore di prima, dacché, ce- dendo alle perfide insinuazioni del ministro Virialdo, proscrisse ed esi- liò molti cittadini , che rifugiatisi nella corte di Atenulfo primo conte di Gapua, lo sollecitarono al conquisto di Benevento. Questo fu agevole ad Atenulfo , avvegnaché nel gennaio del 900, di notte tempo, gli furono aperte le porte della città, ed ap- pena fatto giorno, il popolo tornò a depori'e Adelgiso, ed acclamò prin- cipe Atenulfo, per cui i suoi succes- sori, conti di Gapua, proseguirono ad essere eziandio principi di Beneven- to (P^. Gapua). Nel 915 ad Atenulfo successe Landolfo, e poi Atenulfo II. Gontro questo Landolfo, o Pandolfo il Pontefice Giovanni XII prese a suo soldo le truppe spoletine, ed unitele alle proprie, le guidò in persona nel loo BEN CfSj. Ma Pandolfo, sostenutola Gi- SLilfo princij>e di Salerno, non solo resistette all'eseicilo del Papa , ma lo battè, e lo costrinse a litirarsi nei suoi dominii ecclesiastici, ed a pat- teggiare amicizia e la confederazione. Correndo l' anno 965 , Papa Gio- vanni XIII, si rifugiò a Capua pres- so Pandolfo, che lo trattò con som- mo onore, e lo pregò ad erigere in metropoli quella città, locchè in seguito fu accordato dal Papa. Al- tri però asseriscono, e tra questi il Lenglet, che nel 968, quand'era principe di Benevento altro Pandol- fo, il detto Sommo Pontefice, nel concilio, che celebrò in Roma a' 26 di maggio , dichiarò metropoli , e sede arcivescovile la chiesa di Be- nevento, alla quale soggettò i ve- scovi di s. Agata, Avellino^ Quinto- decimo^ Ariano, Ascoli, Bibino ov- vero Bovino, V^ulturaria, Lavino, Tdesia ed Alife, i quali col pro- gresso del tempo si variarono. Veg- gasi Epist. ad archiep. Benev. nel- l' appendice al tomo IX de Concilii. I vescovati poi attualmente suffra- ganei sono : Avellino e Erigenti, A- riano , Ascoli e Cerignola uniti. Bovino, Lucerà, s. Severo, Telefe ed Alife uniti , Bojano , Termoli, Larino , e s. Agata de^ goti unita ad Acerra. Il primo romano Pontefice, che fece arcivescovi nel reame di Napoli fu il detto Giovanni XIII, ad istanza di Ottone II imperatore. Che se nelle porte di bronzo della cattedrale di Benevento si vede scolpito l'arcive- scovo con le casole greche, ed il pallio lungo, sedente col regno in testa, mentre gli altri stanno colle niitre in piedi, ciò proviene dai pal- ili, che per privilegio di Giovanni XI davano, sino dal 934, i patriar- chi di Costantinopoli ad ogni vcsco- BEN vo soggetto alla loro giurisdizione. Ma l'arcivescovo di Benevento di- pendette sempre dalla Santa Se- de, e da essa fu pel primo istituito solennemente, e canonicamente ar- civescovo nel regno di Napoli, co- me si ha dalla bolla Praesentibus no- bis in sancta synodo , del medesi- mo Giovanni XIII, la quale non fu conosciuta dal Baronio, che dà il vanto alla chiesa di Capua di pri- ma chiesa arcivescovile del reame, mentre, in favore della sede Bene- ventana, il Pontefice si esprime Su- bliniioreni inter cceteras ordinare, il che non avrebbe certamente detto, se già avesse eretto in metropoli Capua. Ne si può dire, che la su- blimava tra le sulFraganee, perchè, come metropoli, Benevento era già sublime fra esse, essendo stata fin da' suoi primordii metropoli del San- nio, la cui provincia tanto poi si estese, quanto il principato, siccome è chiaro dai diplomi del Pontefice Aga- pito li, eletto nel 94^, giacche estende- vasi il principato in trentaquattro con- tee, cioè : Acerenza, s. Agata, Alife Albi, Aquino, Bojano, Cajazzo, Cal- vi, Capua, Celano, Chieti, Consa, Carinola, Eondi, I scrina, Larino, Lesina, Marsi, Mignano, Molise, Morone , Penna, P ietr abbondante , Ponte Corvo, Presenzano, Sangro, Sesto, Sora, Telese, Termoli, Tea- no , Trajetto , Valva e Venafro. Oltre a ciò per l'autorità metropo- litana, che avea in molte città del- la Puglia, come Ascoli, Bivitae , Troja, Lucerà, Dragonara, oltre alla chiesa Sipontina delia Puglia Dauiiia, ed alle sue surtragance u- nite fino dal 668 sotto s. Barbato; dipoi Nicolò V in una bolla di unio- ne dell'abbazia di s. Lupo al capi- tolo Beneventano, nel 1 45*3, ne fece l'elogio : Ecclesia Beneventana inter i BExN alias famosa y et solemnìs exìstìt. Quindi è che accurati seri ttori pongo- no la erezione della chiesa Capuana in arcivescovato, non col Baronio al- l' anno 968 , ma bensì nel 970 , sotto il Pontificato di Giovanni XIII _, e vaglia per tutti la te- stimonianza di Michele da Capua nel Santuario di quella chiesa, part. Ili , tit. Pontif. Rom. fol. 382: jux- ta recentioreni chronici cassinensis edilioneni anno nongentesimo se- ptuagesimo Joannes cuni Othone ite- rum Ctipuae manens, ut gratiani principi Capuano referret^ archiepi- scopatura Capuanum instituit. Succeduto al detto Pandolfo il figlio di lui, nominato Landolfo H, i greci, divenuti insolenti, devastaro- no di tratto in tratto i luoghi del- la Puglia, onde il Pontefice Bene- detto Vili, verso il IO 16, dopo aver cacciati i saraceni , contro i greci mandò Rodolfo principe di JVormandia, il quale interamente li sconfisse, obbligandoli a ritirarsi dal- la provincia , in cui tirannicamen- te avevano esercitato del dominio, come riporta Leone Ostiense nella Cronaca Cassinese lib. II. I sovra- ni Pontefici non aveano fino a que- sto secolo esercitato alcun diritto di sovranità temporale nel principato di Benevento, malgrado che incon- trastabili argomenti di diritto non mancassero per riputarlo espressa- mente compreso nella donazione dei Carlovingi ; donazione confermata solennemente dagl'imperatori italia- ni e tedeschi. Assunto al Pontificato, nel 1049, 6. Leone IX, parente dell'imperato- re Enrico III il Nero, o il Moro, nel io5o fulminò la scomunica con- tro i Beneventani, che macchinavano ribellione, confermando quella, che nel 1047 avea scagliata il predeces- BEN Toi sere Clemente II, ad istanza dell'im- peratore, il quale recatosi nella Pu- glia, non vi em slato prima ricevu- to, e male poscia vi venne accol- to. Tutta volta, nel io5r, recandosi s. Leone IX nella Puglia, e visi- tando Benevento, lo assolvette, in un alla provincia, da tutte le cen- sure ecclesiastiche, celebrando pri- ma la festa de' ss. Pietro, e Paolo a Monte Cassino. Conquistata da* normanni la Pu- glia, dopo la morte del loro conte Dragone, successe il fratello di lui Gisolfo, o Rodolfo III. Indi, nel ter- zo viaggio, che nel io52 fece s. Leone IX in Germania, passò in Vormazia ad abboccarsi coli' impe- ratore Enrico III, affine di ricupe- rare i diritti della Chiesa romana, secondo le concessioni degli Ottoni, e di Enrico II sulla chiesa e sulla città di Bamberga, non meno che suir abbazia di Fulda, e su altri pingui benefìcii alemanni . E sicco- me i normanni, stabilendosi nella Puglia ne opprimevano gh abitan- ti, questi ne portarono i loro la- menti a Leone IX, che gli espose all'imperatore. Fu quindi proposto allora dall' imperatore un cambio co' diritti signorih su Benevento, pur- ché il Pontefice liberasse Bamberga dalla soggezione alla santa Sede, e facesse ritorno all' impero. Accettò Leone IX quel cambio, e ritenendo il tributo annuale di cento marche d' argento , ed il cavallo bardato, che gU dava Bamberga, cambiò que- sto feudo nella città e principato di Benevento, da Emico III defi- nitivamente ceduto; giacche, sebbe- ne Leone IX ed i Pontefici suoi predecessori fossero già in possesso del ducato di Benevento, a cui li chiamarono pure i longobardi, che anteriormente i' aveano usurpato , I02 BEX tuttavia gì' imperatori , ed i re d' Italia ancora ne conservavano r alto dominio, di cui V impera- tore Carlo Magno non potè met- tere in possesso la medesima santa Sede, quando ad essa donò quelle terre napolitane, come lungamen- te dimostra il Cardinale Stefano Borgia nella sua Storia del domi- nio temporale della Santa Sede nel- le due Sicilie j pag. 77 e seguenti, stampata in Roma nel 1789. Occupato era allora il Beneven- tano da Gisolfo o Rodolfo III; ma il Papa ritornato a Roma nel io53, marciò direttamente con un eserci- to a Benevento per ricuperarlo alla Chiesa romana; discacciò Gisolfo III insieme a Landolfo III, e creò go- vernatore del paese un altro Rodol- fo col titolo di principe. Per quel motivo accadde la sanguinosa bat- taglia di Civitella contro i norman- ni, che guastarono la Puglia, Cala- bria, ed altre terre della Chiesa. E benché il Papa restasse vinto , e, come alcuni dicono, prigioniere, in venerazione della sua sacra persona, i normanni permisero, eh' egli, sotto parola di onore, ritornasse a Bene- vento, ove si diede ai più esempla- ri esercizii di austera penitenza. Per qual ragione poi venissero nella Pu- glia i normanni, e si unissero ai longobardi per cacciare da quelle teri*e i greci ^ che l'invadevano, veggasi il citato Borgia nella sud- detta Storia pag. 66 e seg., dove dimostra che i popoli del princi- pato di Benevento, dato già da Carlo Magno alla Sede Apostolica, memori degli antichi diritti di questa, usurpati fino a detto tempo dai longobardi, si offerirono, nel i o5o, a s. Leone IX per essere liberati dalle oppressioni, che soffri vano dai norman- ?ii, dagli stessi longobardi chiamati. BEN Leone IX, fino a' i a cnarzo del io54, restò a Benevento, e quivi die' le leggi a* normanni vincitori, i quali da persecutori , diventarono protettori della Chiesa. Per questo gì' investi delle terre, che colà avea- no occupate, e di altre, che avesse- ro potuto conquistare, ed essi in ricambio si dichiararono vassalli della santa Sede. Non andò pero guari, che i principi della dinastia capuana tornarono ad essere stabi- liti in Benevento, finche per la mor- te di Pandolfo IV, nel 1071, e poi di Landolfo IV, ne rimase estinta la razza. Fu quindi allora che il Papa Nicolò II, nel loSg, concesse al normanno Riccardo il principato di Capua, ed a Roberto Guiscardo la Calabria, la Puglia e la Sicilia , eccettuandone Benevento, come af- ferma il Borgia, ricevendo da essi il giuramento di fedeltà, quali feu- datari della Chiesa romana. Ma di- poi, avendo Roberto ricusato il giu- ramento al Pontefice s. Gregorio VII, e posto l'assedio co' suoi noi^ manni a Benevento a cagione della morte di Landolfo VI, ultimo prin- cipe di Benevento e feudatario del- la Chiesa, il Papa nel 1074 e 1075 lo scomunicò (F. La Storia dei du- chi di Benevento, presso il Sigonio, e gli storici di Napoli). Essendosi di poi Roberto riconciliato col Pon- tefice, ed avendo domandato ed ot- tenuto il perdono, non solo Grego- rio VII lo rimise in sua grazia, ma lo investì del ducato di Bene- vento, nel 1080, e nel mese di giugno gli accordò nuova investitu- ra della Puglia, Calabria, e Sicilia in Ceprauo, come attesta il mento- vato Borgia nella sua Storia, alle pagine 117 e i35. Dopo la morte di Landolfo VI, la città di Benevento fu retta e go- BEN vernata dalla Chiesa romana in pie- no dominio, per cura de' suoi mi- nistri col titolo di rettori, che tanto vale, quanto quello di governatori della città, e provincia della Santa Sede, e Stefano Sculdascio; e Da- comario ne fuiono i primi nomina- ti da s. Gregorio YH. In seguito Vittore III, Urbano II, e Pasquale li si recarono per varie vicende a Benevento, e vi ce- lebrarono conciiii, come diremo par- lando di que' Pontefici ; ma succes- so nel 1 1 18 a Pasquale II, nel Pon- tificato Gelasio II, questi per evitare la furia di Enrico V, re de' romani, nella controversia delie investiture, nel marzo del 1118, si recò a Be- nevento, ove ricevette il giuramen- to di fedeltà, e di vassallaggio dal duca Roberto, e da tutti i princi- pi normanni, e vi si ti*attenne sino alla festa de' ss. Pietro e Paolo. Ca- listo II suo successore, nel 1 120, si trasferì a Benevento per animare i normanni ad intrai^rendere l'assè- dio di Sutri, in cui si era ritirato l'antipapa Gregorio Vili. Ricevè al- lora omaggio da Giordano II prin- cipe di Capua e da altri magnati normanni, e giuramento di fedeltà. Vi ritornò poscia nel i laS per trat- tar la causa dell'arcivescovo Bene- ventano RofFredo, che a lui era sta- to accusato di simonia, del qual de- litto questi si giustificò in presen- za del Pontefice. Questo Papa nel concilio generale lateranense, cele- brato nel medesimo anno, fulminò la scomunica contro chiunque ardis- se occupare o ritenere Benevento, dominio che poscia Martino V po- se nella bolla iti Coena Domini, in cui si scomunicano gl'invasori delle tcire della Chiesa. Onorio II, suo successore, nel 1127, scomunicò Ruggero conte di BEN ìo3 Sicilia, perchè nella morte di Gu- glielmo II, duca di Puglia, senza il consenso della Santa Sede, si era messo in possesso di quello stato. Ma piegandosi alle supphche di lui, si recò a Benevento, e ritornato a Roma nel gennaio 1 128, l'assolvette dalla censura, e lo costituì duca di Puglia , premesso il giuramento a lui già dato in Benevento, di es- sere vassallo e feudatario della Chie- sa. Quindi, nel 1 1 29, Onorio II si trasferì nuovamente in Benevento , per alcuni tumulti insorti, che dalla sua prudenza e fortezza furono su- bito repressi ; e poco dopo il suo arrivo in Roma, vi cessò di vivere a' 1 4 febbraio 1 1 3o. Innocenzo II, esule da Roma per Tantipapa Anacleto II, spalleggiato da Ruggero normanno, nel 11 87, passò dalla Francia in Italia con un esercito dell'imperatore Lotario II. Accompagnato poscia da lui, e dai duchi di Baviera e di Sassonia, pro- seguì il viaggio di Benevento, dove a' 3o maggio celebrò con essi la fe- sta di Pentecoste, e trasferitosi in Avellino, creò duca di Puglia Rai- nolfo. Innocenzo II, dopo aver ricevuto il giuramento di fedeltà dai Bene- ventani, si era recato nella città lo- ro, li aveva distinti chiamandoli ^^- telli e signori j nell'atto che dichia- rava rettore dello stato Ottaviano suddiacono. Già nel secolo XI san Brunone, vescovo di Segni, chiamò Benevento città fedele di s. Pietro ^ e nel secolo appresso Falcone ono- rò i suoi Beneventani col nome di fedeli di s. Pietro. Celestino II, che nel 1 143 succes- se ad Innocenzo II, era stato fatto da Innocenzo medesimo governato- re di Benevento, mentre già era in- signito del Cai'dinalato. Da questo io4 BEN punto tra i principali fatti di Be- nevento si narrano le ostilità da Gu- glielmo re di Sicilia commesse nel regno, per cui Adriano IV ebbe a scomunicarlo, ed a dichiarargli la guerra. Però in essa fu il Pontefice da Guglielmo assediato in Beneven- to, ne potè uscire dalla città senza concedergli, nel 1 1 56 , che né i si- ciliani avessero diritto di appellarsi al Papa, ne questi vi potesse man- dar legati, se da lui, o da' suoi suc^ cessori non fossero richiesti, come riporta il Baronio ne' suoi Annali al detto anno. Come tutto ciò era estorto a forza e per timore , ebbe fine pienamente sotto Innocenzo III. Insieme alle dette cessioni avea A* driano IV decorato Guglielmo col titolo di re delle due Sicilie. Di che assai irritandosi l'imperatore Fede-. rÌGoI, diede origine al funesto scisma, durato circa ventun anno, e soste- nuto dagli antipapi Vittore IV, Pa- squale III, Calisto III, e Innocen-' zo III. V. Antipapi XXX, XXXL XXXII. e XXXIII. Eletto a' 7 settembre ri 59 Ales- sandro III in successore ad Adria- no IV, l'imperatore gli oppose l'an- tipapa Vittore IV, e costrinse il le- gittimo Pontefice a lasciar Roma . Tornatovi però nel 1 1 66, nell'agosto dell'anno seguente, per evitar le in- sidie di lui, ne partì in abito di pel- legrino , e solo in Gaeta riprese le insegne Pontificie, e si trasferì in Benevento. In questa città a' 16 marzo 1 1 68 ricevè gli ambasciatori di Manoello, imperatore greco, il quale gli promise la riunione della sua chiesa alla latina, e la liberazio- ne dalle molestie di Federico I, purché gli conferisse l'impero d'Oc- cidente. In Benevento, nello stesso anno 1 168, Alessandro III, ad istan- za di Valdemaro re di Danimarca, BEN canonizzò il padre di lui s. (lanuto re del medesimo reame, martirizza- to nel ii'òi'y nondimeno il Lam- bertini dice essere tale canonizzazio» ne stata fatta nel i 164. Stando in Benevento Alessandro III, nel 1 169, ricevè in feudo della Chiesa Roma- na la città di Alessandria, che i suoi partigiani aveano in onor suo fabbricata, e tolse il pernicioso abu- so, già riprovato da Eugenio III, che infermando gli esteri, i quali di pas- saggio erano in Benevento, non potes- sero uscir di casa, far testamento ed eleggersi la sepoltura. Invano contro quell'abuso erano riusciti i provve- dimenti presi dal concilio provincia- le del 1 1 19^ e dall'arcivescovo Lan- dolfo, alla presenza di Ugone Car- dinale e Pontificio rettore di Bene- vento; ma le misure prese da A- lessandro III ebbero miglior etì'et^ to. Partito quel Pontefice da Bene- vento, nel 1 1 70 , si restituì poi in Roma dove, dopo dieci anni di an- tipapato, Calisto III ungaro, si pre^ sento pentito a lui, che accoltolo con molta carità, lo fece sedere alla sua mensa, e lo dichiarò arcivesco- vo, o certamente rettore di Bene-r vento, ove morì a' 29 agosto 1178. Lo stato di Benevento andò in seguito soggetto a varie vicende , e per più anni fu oggetto di turbo- lenze e d'invasioni, danneggiato spe- cialmente dall'imperatore Federico II, che come figlio di Costanza, su- perstite del sangue normanno, era pure re di Sicilia. Quel principe, nelle dissensioni coi Pontefici Ono- rio III, Gregorio IX, Celestino IV ed Innocenzo IV, sottomise, e qua- si distrusse la città di Benevento , ne spianò le mura, ed i suoi più magnifici edificii, fra quali, dopo Ro-» ma, avea superbi avanzi della sua antichità e potenza, cmde poi Alessan» BEN dro IV, per premiare i Beneventani delle tante vessazioni che soffrirono, loro accordò molti privilegi , e li onorò del titolo di Jìgli spirituali della Cìiiesa Romana. Innocenzo IV pertanto, nel i245>, depose nel concilio di Lione e sco- municò Federico II, privandolo del re- gno di Sicilia e dell' impero. E que- sti nel morire, a'i3 dicembre i25o, ordinò nel testamento a suo figlio Corrado, che restituisse alla Santa Sede, ciò che le avea tolto, per cui Innocenzo IV fece assolvere i Bene- ventani da qualunque censura, che avessero potuto incorrere. Corrado però, a'22 maggio i253, fu avvelenato da Manfredi suo fra- tello naturale ed invasore di Be- nevento, per usurparsi il regno di Napoli. Ma il Pontefice Clemente IV, riserbando per la Chiesa R^oma- na Benevento, nel i265, investi del- le due Sicilie Carlo I d' Angiò fra- tello di s. Lodovico IX re di Francia, col feudo annuale di ottomila oncie d'oro, e di una chinea da pagarsi ogni anno nella vigilia di s. Pietro. Di questa investitura, ed espressa riserva dello stato di Benevento al- la Santa Sede, ne tratta a lungo il Borgia nella Storia del dominio tem- porale della Sede Apostolica nelle Sicilie a p. 167 e seg. e nelle sue Memorie storiche di Benevento , stampate in Roma in tre tomi, nel 1763, dal Salomoni, Nel 1266 si avviò il re Carlo I col suo esercito verso Napoli, e giun- to presso Benevento, in una batta- glia, data nel quartiere di Rosito ai 26 febbraio, disfece ed uccise il suo rivale Manfredi, e poscia, a' 29 ot- tobre fece decapitare Corradi no fi- glio di Corrado, terminando con lui il nobilissimo legnaggio degli svevi. V. Sicilia. BEN io5 Esaltato al Pontificato nel 127 i, dopo lunga sede vacante per morte di Clemente IV, Gregorio X, mentre questi dimorava ad Acri legatodell'e- sercito cristiano, egli nel 1272 pas- sò in Italia, e da Brindisi andò a Benevento, ove si recò pure Carlo I per servire il nuovo Pontefice nel pas- saggio pel suo regno, come scrive r autore della vita di Gregorio Xj tomo III Rerum ital. Nella dimora in Benevento abitò nel sacro palazzo, ossia episcopio. Dipoi il Pontefice Urbano V, nel i368, spedì legato a Napoli alla re- gina Giovanna 1, il Cardinal Gu- glielmo d'Agrifoglio limosino, detto il seniore, per pacificare il principe di Taranto col duca d' Adria, inca- ricandolo eziandio di fissare e sta- bilire i confini e i termini tra il territorio di Benevento, ed il regno di Napoli, che giusta le convenzio- ni stipulate dal sovrano Pontefice Clemente IV col re Carlo I, bisa- volo della regina Giovanna I, do- veva eseguirsi dalla Chiesa romana. Ma di questo argomento, e de' pre- scritti confini, qualificazione e nu- merazione, veggasi il Borgia tomo II p. 107, e seguenti. Ladislao usuipò Benevento, che sua sorella Giovanna li restituì a Martino V. Insorto poscia lo scisma d'Avigno- ne, e seguendo Giovanna I le par- ti dell'antipapa Clemente VII, nel 1378, occupò Benevento, per cui il legittimo Urbano VI, la depose dal regno, e lo diede a Carlo III Du- razzo. Questi fu ingrato col Ponte- fice a segno, che trovandosi in No- cera de' Pagani, lo strinse d'asse- dio nel i385, e solo colle truppe di Balzo Orsini , conte di Nola , ai 7 luglio, potè Urbano VI uscirne. Recatosi a Benevento, abitò nella rocca edificata per la residenza dei io6 BEN Pontindi rettori , e «' imbarcò po- scia })er Genova nelle galere procu- rategli dal Cardinal Fieschi; indi per rimunerare V Orsini, e provve- dere alla sicurezza di Benevento contro le armi del re, gli diede la rettoria con ampia facoltà per tutto il tempo di sua vita. Alfonso V re di Napoli nel i44o occupò Benevento, ma dipoi, per con- cessione di Eugenio lY, ritenne la città in vicariato, secondo gli antichi confini limitati , e che doveano li- mitarsi dal 1443 sino al i/\.5S, in cui terminò di vivere Calisto III, il qt^le ne investi il nipote Pietro, o Lodovico Borgia, col titolo di duca. Nondimeno quest' investitura non ebbe eftètto. Per morte di Alfonso V d'Ara- gona, re di Napoli, nel i458. Papa Calisto III pronunziò esser vacato il regno, non potendo conseguirlo Ferdinando suo figlio illegittimo, secondo i patti stabiliti, onde que- sto principe fra le ostilità mosse al- la Santa Sede, occupò Benevento, e Terracina. Divenuto per altro Pon- tefice nello stesso anno Pio II, sic- come amicissimo di Ferdinando, lo riconobbe per re, con le stesse con- dizioni prescrìtte da Clemente IV a Carlo I, oltre la rìserva di Bene- vento , che insieme a Terracina fu restituito alla Chiesa, mediante i negoziati del nunzio Pontificio For- tiguerra, parente di Pio II. Questo Pontefice vi prepose a rettore Pie- tro Arcangeli; sciolse gli abitanti da qualunque giuramento di fedeltà prestato a qualsiasi re, o signore secolare, e confermati gli antichi privilegi , fece provvidenze per la vetta amministrazione, e per la ri- parazione delle mui'a conquassate dal terremoto. Ciò non pertanto Ferdinando non si mostrò eguale col successore di quel Pontefice Paolo II, per cui questi seriamente minacciò di de- porlo . Di pili , dimentico adatto Ferdinando delle obbligazioni con- tratte colla Sede Apostolica, aiu- tò poscia il duca di Ferrara, suo genero, in guerra co' veneziani, allea- ti di Sisto IV. Di che, dal Papa venendo rimpix)verato , occupò, nel 1482, varie terre della Chiesa, uni- tamente a Benevento e Terracina, e spedì un escici to sino alle porte di Roma. Ma i veneziani con una armata di cento legni, occuparono diverse rocche dell'Abruzzo e del- la Puglia, ed uniti alle milizie pon- tificie, a'2r agosto 14B2, riportaro- no a Velletri una compiuta vitto- ria sui calabresi. Ferdinando, vedendo le sue cose a mal partito, mandò a Sisto IV un ambasciatore con foglio bianco da lui sottoscritto, acciocché in esso scrivesse le condizioni che più gli piacessero d' impoi^li per la concor- dia, rendendogli Benevento e Teri'a- cina. Questo Pontefice, nel 1 475,avea celebrato l' anno santo del giubileo, ma siccome pochi siciliani e napo- letani poterono recarsi in Roma ad acquistarlo, il re Ferdinando otten- ne da Sisto IV la grazia di esten- dere l'indulgenza a' suoi stati. Il Papa adunque destinò la città di Benevento per luogo delle visite, e ciò fece non solo per comodità dei sudditi regii, ma per distinguere la città , e compiacere il suo nipote Cardinal della Rovere, poi Giulio II ch'era commendatario di s. So- fia. Stabili pertanto che chiunque del regno si fosse recato in Be- nevento, pentito e confessalo, dai primi vesperi del giorno in cui si sarebbe* pubblicata la bolla nella cattedrale, fino a' secondi vesperi BEN della ter/a fe3ta di Pentecoste del 1476, visitasse la detta Chiesa, e le altre di s. Sofia, di s. Baitolomeo, dell' Annunziata , e di s. Lorenzo fuori le mura ( oggi Madonna delle Grazie ) adempiendo in ciascuna del- le medesime le opere ingiunte, con- seguisse la medesima indulgenza, che avrebbe acquistata, se durante l' an- no santo si fosse recato in Roma. E siccome entro il tempo prefisso non poterono tutti giungere a Beneven- to per r acquisto dell' indulgenza , Sisto IV, a' 18 maggio 1476, pro- rogò il giubileo a lutto il mese di agosto. De' seguenti giubilei , non si ha memoria di egual grazia; ma che la chiesa Beneventana godesse una simile concessione, per comodo al- meno de' suoi concittadini e dioce- sani, lo attesta Gregorio XIII in un breve de' 20 gennaio 1576, in cui rammenta il singoiar distintivo della Porla SanUij cioè l'uso di aprirla e chiuderla pel giubileo del- la cattedrale, sei mesi dopo l'anno santo celebrato in Roma, colle so- lite cerimonie, e consuetudini, che ebbero effetto nel predetto anno 1576. Procurando Alessandro VI, Bor- gia, d' ingrandire i suoi fìghuoli , come riportano B urea r do e Vol- terrano presso il Rinaldi all' anno 1497, a' 7 giugno di detto anno, in concistoro secreto , fece ducato il principato di Benevento, restituen- dolo al grado antico, e donoUo in un a Terracina, a Giovanni Borgia, duca di Gandia suo tìglio, prestan- dovi il loro consenso tutti i Cardi- nali presenti , fuorché il Cardinal di Siena Piccolomini, che poi gli successe nel seggio Pontifìcio col no- me di Pio III, opponendovisi seb- bene inutilmente, con lelantissimo co- BEN 107 raggio. Tuttavia non potè Giovanni godere a lungo le ricchezze della chie- sa, poiché, a' 27 dello stesso mese, fu di notte ucciso, forse per com- missione di suo fi'atello Cesare Bor- gia, onde si disse che ancora in quel tempo avesse Roma i suoi Romoli. Nel Pontificato di Clemente VII, Carlo V fece occupare Benevento nel i52 7, ma nell'anno seguente lo restituì alla Chiesa , conferman- dogli i privilegi conceduti dai suoi predecessori Alfonso e Ferdinando, e da Carlo Vili re di Francia nel 149^, dopoichè questi nel conqui- stare il regno di Napoli, non solo solennemente promise di mantenere Benevento all'obbedienza della Chie- sa, ma gli confermò tutti i privi- legi, immunità ed esenzioni fatte, e concesse pei Pontefici, imperatori, e re, che aveano posseduto il regno. Di poi sotto Clemente Vili , e- lelto nel 1592, essendo insorte al- cune discordie fi'a i Beneventani, ed i ministri del re di Napoli, il Papa per pacificarli vi spedì il prelato Maffeo Barberini chierico di camera, il quale ebbe per compagno nel viaggio monsignor Ludovisi. Questi, nel 1 62 1 divenne Gregorio XV, ed il Barberini nel 1623 gli successe col nome di Urbano Vili. Il detto Pontefice Clemente Vili investì Fi- lippo III del regno delle due Sici- lie, col permesso di ritenere il du- cato di Milano, eccettuando al so- lito Benevento. Nel Pontificato di Urbano Vili, Giovanni Ossorio bloccò Benevento pel viceré di Na- poli, per impedir l'uscita ad alcuni regnicoli ( napoletani ) in essa rifug- giati. Venne perciò scomunicato dal- la curia ecclesiastica per ordine del Papa , che per altro gli diede l' as- soluzione dopo l'invocato perdono. io8 BEN Dopo la famosa guerra della suc- cessione di Spagna, essendo stato ceduto il reame delle due Sicilie air imperatore Carlo VI , il Ponte- fice Innocenzo XIII gliene diede la solenne investitura a' 9 giugno 1722, colle stesse condizioni, che i suoi predecessori imposero nell' investirne gli altri principi, e principalmente quelle di Gregorio XV, il quale nel 162 1, oltre il ducato di Benevento, che solca riserbarsi all'assoluta so- vranità della Santa Sede, si riser- bò anche Ponte Corvo. V. Ponte Corvo. Morto Innocenzo XIII, gli fu da- to per successore col nome di Be- nedetto XIII il Cardinal Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Bene- vento, chiesa che volle continuare a governare. Quindi nel 1727 gli ven- ne gran desiderio di visitare si per consolare il popolo colla sua presenza, come per consacrare la chiesa de' religiosi ministri degl'in- fermi, eretta da lui per voto, in ono- re di s. Filippo Neri, verso il quale si conosceva tre volte debitore della vita. Ciò avvenne singolarmente nel 1 688, in cui nel violento terremoto, che distrusse Benevento, libero e sano rimase sotto le rovine della sua ca- mera, in tanto che morto restava un suo gentiluomo; disastro che rin- novatosi nel 1703, Clemente XI fra gli altri restauri, avea fatto forti- ficare la cittadella. Benedetto XIII sollecito per la rimanente restau- razione della città, fino dal 12 di- cembre 1725, pubblicò una costi- tuzione, che si legge nel tomo XII, pagina 57 del Bollario , ordinando con essa doversi osservare la Bolla di Gregorio XIII, sulla compera degli edifici, colla differenza, che dove Gregorio XIII stabiliva, che volendo un vicino acquistare la casa BEN dell'altro, pagasse la decima par- te di più del suo valore. Benedetto XIII ne escluse i luoghi pii, i qua- li pagar ne dovevano il solo giusto valore. Recandosi pertanto Benedetto XI U a visitare Benevento fece deporre la SS. Eucaristia, che nel viag- gio lo avea preceduto, nel convento de'PP. Serviti. Quindi smontò alla sua antica cattedrale, ove subito fece un discorso al capitolo, prendendo per tema le parole del vangelo, os^es mece vocem meamaudiiint. In esso rac- comandò l'osservanza del coro, e l'a- dempimento dei doveri ecclesiastici. Duiante la sua dimora in questa città, il Papa si occupò sempre in dare amo- revole udienza a tutti, in consacrar chiese, nell'assistere al coro, nel cele- brare le funzioni della settimana santa, nel predicare insegnando eziandio la dottrina ai ragazzi, amministrando i sacramenti , servendo ogni sera a mensa nell'ospedale, lavando i piedi ai poveri, ed occupandosi in altri esercizi ^ pietà. Compitesi da Benedetto XIII le apostoliche fatiche, dopo qua- ranta giorni di permanenza, a' 13 maggio parti da Benevento, ed ai 29 entrò in Roma con tripudio uni- versale. Non mai però scemando in Bene- detto XIIITamore verso la chiesa Be- neventana, stabili di celebrarvi il ter- zo concilio diocesano. Partito quin- di da Roma, a' 28 marzo 1729, ai 4 aprile giunse a Mattalona nel con- vento de' suoi domenicani, donde il giorno seguente avviossi per Bene- vento, e ne' suoi confini smontò di carrozza per baciare una gran cro- ce di legno, che dai Beneventani fu subito ridotta in minuti pezzi, portati via per divozione. Giunto il Pontefice in Benevento, non vi fu atto di pietà ch'egli non prati" i BEN cas nome prestalo zione e conferma delle antiche >» investiture del regno di JVapo- >» li e di Sicilia. Questa giusta la M forma accordata ai gloriosi suoi *» maggiori , si presentò nel conci- " storo il dì 28 gennaio 1760, ove « prostrato a' piedi di sua santità »» Clemente XIII, senza parlare di « altre condizioni, giurò ancora so- »» pm l'anima del principe Ferdi- »» nando IVj che sua maestà non »» tenterebbe giammai di acquistare « e di appropriarsi alcun diritto » sopra la città di Benevento , e M di Pontecorvo, loro territorii ed » appartenenze. Aggiungasi a que- » sto primo giuramento , anche il « secondo che fu prestato dal re me- M desimo attualmente regnante, il « quale nel ricevere la nuova in- *» vestitura del regno, dichiarò nel- « la riversale inviata a Sua San- « tità il dì 4 settembre ijSojfer- » mo e valido tutto ciò che a no- *» me nostro Jia solennemente ope- »» rato, secondo il costume, il Car- » dinal Domenico Orsini. Preve- « dendo per tanto ec. Protesto ec. o Sollevato alla cattedra di s. Pietro Clemente XIV, 1' infante di Spagna duca di Parma, interpose i suoi uf- .fizii col re di Francia suo avo, col re di Spagna suo zio, e col re di Napoli suo cugino, affinchè la Santa Sede fosse rimessa ne' suoi diritti colla restituzione di Avignone, Be- nevento e Ponte Corvo. Scrivendo poi Clemente XIV al re di Fran- cia, si gravò seriamente seco lui per tali occupazioni, dicendogli fra le altre cose, che essendo semplice e puro amministratore, non già si- gnore de' beni dell'Apostolica Sede, BEN III non poteva vendere ne cedere lo stato di Benevento, e gli altri do- minii , poiché tutto quello che su ciò avrebbe fatto, giustamente sa- rebbe stato rivocato dipoi da Pon- tefici suoi successori, ond' egli non avrebbe ceduto che alla forza. Fi- nalmente dopo quattro anni, tutto fu restituito al Papa, quindi verso la fine del lyyS Clemente XIV rien- trò in possesso di Benevento e Pon- te Corvo, i quali furono consegnati dai ministri napoletani a monsignor Angelo Altieri prefetto di Norcia, che ricevette la città, ed il ducato in nome della Santa Sede. Essendosi nel declinar del secolo XVI li rivoluzionata la Francia con proclamare la repubblica, i suoi e- serciti, invasa l'Italia, occuparono e- ziandio tutto lo stato Pontificio, e detronizzando Pio VI, a 10 febbraio 1798, il condussero prigione in Sie- na. Creata poscia dai francesi la re- pubblica romana, e dichiarandola soggetta alla francese, fecero altret- tanto colla città di Benevento. Ma non per questo cedettero, i Beneven- tani, i quah continuarono anzi a mantenersi fedeli alla Santa Sede, e non altro governo conobbero che quello di monsignor Giuseppe Ste- fano Zampetti, governatore Pontifi- cio. Ferdinando IV re di Napoli, nemico de' francesi, li sostenne, e ai ig aprile mandò loro un battaglio- ne di granatieri; ai 24 maggio egli andò in persona a visitare la città protestando per altro che non in- tendeva usurpare alcun diritto su Benevento, ma solo difenderlo da' ne- mici del legittimo Sovrano Pontefice. Come però i francesi entrarono nel regno di Napoli a' i4 gennaio 1799, pigliarono pur possesso di Beneven- to, e nella notte del giorno 19, spogliarono la tesoreria della catte- 112 T5EN tirale, la pl^ ricca del regno, por- tarono via da settanta cantara di argento tra candelabri e vasellame, e spogliarono anche il monte di pie- tà. Alcuni cittadini vollero nondi- meno inseguire il nemico nel passa- re che faceva a Capua, ma parte di essi venne uccisa, e parie imprigio- nata, e la città per liberarsi dal sac- cheggio, dovette pagare al generale Championet dieci mila ducati, fu co- stretta eziandio ad innalzar l'albero delia libertà a' i3 febbraio. In se- guito il commissario francese Popp vi bandi solennemente la repubbli- ca, commettendosi frattanto l'intero spoglio delle chiese, e la soppressione delle case religiose al modo mede- simo , onde a que' dì fu trattato tutto il resto dell'Italia. Gessata la repubblica nel primo di giugno dello stesso anno, Beneven- to fu il primo a rimettersi alf antico ordine , e rispingere le truppe re- pubbhcane di Napoli. Vinte queste iieir esercito regio capitanato dal Cardinale Ruffo , Benevento venne presidiata da' soldati del re, il qua- le governoUa nell'assenza del Papa ch'era prigione in Francia, però sen- za prenderne possesso , ne in al- tra maniera risgi lardandola se non come un deposito. Cosi stettero le cose fino a' 4 settembre del 1800, in cui ristabilito l'ordine antico, fu Benevento restituita al novello Pon- tefice Pio VII. Altre traversie po- litiche diedero pure altra faccia a Benevento. Nel 1806, Napoleone imperatore de' francesi, fatto pur dominatore dell'Italia, eresse nuovamente que- sto ducato in principato, a favore del suo ministro delle relazioni e- stere, il celebre Talleyrand Perigord, mentre regnava il Pontefice Pio VII; ed ecco come seguì l'usurpa- BEN zione di Benevento, e di Pontecor* vo. Mediante un decreto imperiale furono da Napoleone insieme a Pori* tecorvo Benevento dichiarati feu* di dell' impero francese . Il mes- saggio inviato per tal proposito al senato conservatore di s. Cloud il dì 5 giugno, era concepito ne' se- guenti termini: « Senatori.! I duca- ti di Benevento e di Pontecorvo erano un motivo di eterni litigi tra la corte di Roma, ed il re di NapoH. Noi abbiamo creduto bene di porre un termine a tali dissenzioni , erigendo i suddetti due ducati in feudi immediati dell'impero. Abbiamo scelta una tale occasione per ricompensare i servigi, che ci ha resi il nostro *» gran ciambellano e ministro del- le relazioni estere Talleyrand, ed « il nostro cugino maresciallo del- > l'impero Bernadotte. Non inten- > diamo però con tali disposizioni > di recare alcun pregiudizio ai di- > ritti del re di Napoli e della cor- ' te di Roma, dacché è nostra in- 5 tenzione d'indennizzare l'uno, e > l'altro, ec. » Il Papa di ciò noQ avea ricevuto innanzi neppure il più piccolo sentore, e noi seppe che dal Monitore di Parigi: la sorpresa fu eguale all'indignazione, e la mani- festò il Cardinal segretario Consal- vi, per mezzo d' una nota de' 1 6 giugno al ministro d'Alquier. Per la rinunzia del Cardinal Con- salvi, Pio VII nominò segretario di stato il Cardinal Casoni , la cui pri- ma cura fu di protestare contro l'usurpazione di Benevento e Pon- tecorvo, giacché il Pontefice affine di garantire i diritti della Santa Sede, i più legittimi dopo un pos- sesso di tanti secoli , gli ordinò d* inviare a tal uopo, a nome di Sua Santità, una nota a tutte le corti BEN ili Europa, col mezzo de' suoi niin- zii, colla quale formalità protesta- va contro le misure prese dall'im- peratore de' francesi; facendo cono- scere, clie giammai intendeva di ri- nunziare al dominio ne di Beneven- to, ne di Ponte Corvo, ne di qua- lunque altro dominio della Chiesa Romana. JXel seguente anno effet- tuò Napoleone il piano di far oc- cupare tutto lo stato ecclesiastico , e fece tradurre da Roma Pio VII, a' 6 luglio, in lunga deportazione , per cui sparvero i compensi mil- lantati. Non vuol tuttavia negarsi , che negli otto anni della dominazione di Talleyrand, i Beneventani furono immuni da coscrizioni, da guerre, e da contribuzioni; vi fu stabilito un liceo o università, e l'istruzione scientifica fu di molto vantaggiata. Ritornato Pio VII , a' 24 maggio 18 i4, in Roma, e messo in possesso de' suoi dominii, Talleyrand perdette, nel 181 5, Benevento, per l'articolo io3 del congresso di Vienna che dice : *» Le Marche con Cameiino « e sue dipendenze , il ducato di »» Benevento ed il Principato di » Pontecorvo sono restituiti alla w Santa Sede ". Mentre Benevento godeva nuova- mente della pacifica dominazione Pa- pale, la sua tranquillità fu turbata nel 182 I , partecipando agli avvenimen- ti costituzionah, per la sua posizione in mezzo agli stati napoletani. La bandiera della rivolta vi fu alzata da certo Vialante, che intitola vasi Organizzatore della Carbonerìa, ed il Cardinal arcivescovo Spinucci, che avea rifiutato di cantare il Te Deiim, nella sua cadente età, venne costretto ad abbandonare il gregge. Un egual moto rivoluzionario sottrasse pure Pontecorvo al dominio Pontificio. VOL. V, " BEN ii3 Ma ben presto fu restituito l'or- dine in ambedue i luoghi , quando l'esercito austriaco, vinti i ribelli, ri- mise Benevento e Pontecorvo alla Sede Apostolica, che ora paternamen- te li governa per mezzo d' un pre- lato delegato, dividendosi la dele- gazione Beneventana nelle comuni di Pagnara, Montorsi, Pastene, Perei Ho, coir appodiato Maccoli, s. Angelo a Cupolo cogli appodiati Motta , Pa- nelli, e Sciarri, s. Leucio e Macca- bei, e s. Marco a Monti. Ecco ciò, che succintamente po- tevasi riferire dei civili fatti acca- duti in questo dominio soggetto alla Santa Sede. La sua storia religiosa rimonta ai tempi apostolici, avve- gnaché pretendesi da alcuni , che Benevento ricevesse la fede di Gesù Cristo per opera di s. Potino, in- viatovi in qualità di vescovo dallo stesso principe degli apostoli s. Pie- tro ; che estinta in progresso di tem- po la religione cristiana per opera delle persecuzioni, risorgesse pel mar- tirio del suo vescovo s. Gennaro, e dei suoi compagni , e che vi fosse stabilita, e dilatata, colla pace da Costantino accordata alla Chiesa nel 3 I I. In quanto poi ai distinti privile- gi della chiesa di Benevento, i ca- nonici di quella metropolitana, fra gli altri, usano cappa magna, roc- chetto, e mitra, ed un tempo ebbero il titolo d'abbate, ed anche di Car- dinale. Aggiungiamo col SarnelH, es- sere i privilegi degli arcivescovi quelli accennati daW arcivescovo tigone nel concilio provinciale da lui ce- lebrato nel 1074. " In molte cose >' abbiamo le insegne del romano »> Pontefice, e le osserviamo in mol- >^ te cerimonie, come nella benedi- « zione della messa solenne , nel portare il somiere colle reliquie, o 8 ■^ 9 5^S«frvw^. %)J ii4 BEN « il corpo di Cristo, colla campanella « al collo, e copertura ; nella bolla di w piombo, la quale usiamo; nel ca- » mauro ovvero tiara ec, nel caval- li lo bianco, e in molte altre cose. E M noi per la chiesa maggiore Beneven- »y tana, tra le alti'e chiese metropo- M litane più degna e piti eccellen- » te, usiamo il regno, ovvero la » tiara alla maniera del Sommo w Pontefice, che qui si chiama ca- w mauro ". Tutta volta è da avver- tirsi, che molti di questi privilegi non sono più in uso, ed abbiamo dal JVovaes nella Vita di Paolo II, che neir anno 1 4^6, quel Pontefice represse gli arcivescovi di Benevento, i quali ne' giorni solenni, a somi- glianza de' romani Pontefici, adope- ravano la tiara, ornata di tre coro- ne, e si facevano portar davanti la Ss. Eucaristia. La cattedrale è dedicata all'Assun- zione di Maria Vergine, e chiamavasi altre volte Gerusalemme: il capitolo componevasi di ventisette canonici, compresi l'arcidiacono, l'arciprete, i primicerii maggiore e minore, il te- soriere ed il bibliotecario. Oltre la metropolitana, vi sono collegiate, con- venti e monisteri . Anticamente la diocesi Beneventana comprendeva duecento chiese, fra le quali dodici abbazie, trenta conventi e molti mo- nisteri. La maggior parte de' vescovi di Benevento furono decorati della di- gnità Cardinalizia, ed alcuni vennero assunti al Pontificato, come Paolo III, Farnese, del i534, che ampliò, nel 1542 la città, ed il benemerito Benedetto XIII, Orsini, del 1724. Creato questi Cardinale nel 1672, Innocenzo XI, nel i685, dalla sede di Cesena, lo trasferì all'arcivesco- vato di Benevento, chiesa, che non lasciò, quando prese il vescovato sub- BEN urbicario di Porto, ne quando, ai 29 maggio 1724, fu fatto Papa, conservandone il governo e nomi- nando a suo coadiutore, con futura successione il famoso Cardinale Co- scia, regicolo suo favorito, e per vicario generale il fratello di lui monsignor Coscia, vescovo di Targa. Benedetto XIII, come si disse, in diversi modi seguendo il suo amo- re a questa chiesa, per distinzio- ne donò alla cattedrale la rosa d'oro da se benedetta. Varii concilii furono celebrati in Benevento, ed alcuni dai medesimi Sommi Pontefici. Il primo fu tenuto Tanno io5g, in favore dell'abbazia di s. Vincenzo, concilio che il Len- glet riporta all'anno 1062. Secondo il Borgia, fu presieduto da Nicolò H nella chiesa di s. Pietro presso la città. Il secondo concilio si tenne nel 1061 pei diritti di alcune abbazie. Il terzo nel 1075, in favore dell'abbazia di s. Sofia, come si ha dal citato Len- glet. Il quarto, nel 1087, venne con- vocato da Papa Vittore III, per isco- municare l'antipapa Guiberto, ossia Clemente III, e per tutelare i di- ritti della potestà ecclesiastica degli imperatori germanici. Tante angu- stie vi soffri qLiel Pontefice, che as- salito da infermità mentre celebrava il concilio, si ritirò alla sua antica abbazia di Montecassino, ove morì ai 16 settembre. Il quinto concilio si tenne l'anno 1091, dal Pon- tefice Urbano II, che vi ordinò col capo « Nulliis in Episcopum « che nessuno fosse eletto vescovo senza essere vissuto religiosamente negli ordini sacri , i quali egli dichiarò dover essere il diaconato e presbi- terato, giacche il suddiaconato co- minciò a contarsi solo dopo il se- colo XI. Vi si fecero quattro cano- ni, l'ultimo de'quali prescrive a' fé- :-^L- n ^♦^CCKO BEN deli di ricevere le ceneri sul capo il giorno primo di quaresima. Oltre gli affari della disciplina ecclesiasti- ca, venne nuovamente scomunicato l'antipapa Clemente III. Il sesto conci- lio in Benevento, venne convocato dal Pontefice Pasquale II, il quale presiedendolo in persona, vi con- dannò le investiture dei benefizii, fatte dai laici, per cui ebbe poi a tollerare tante persecuzioni per par- te dell' imperatore Enrico V. Il set- timo, adunato nel in 3, provvide ad alcuni affari della provincia, e della celebre abbazia di Montecassino. Evvi chi riporta, che Pasquale II, nel n 1 4, adunasse in Benevento un al- tro concilio per mantenere nella fe- deltà alla Chiesa i principi norman- ni, mentre prepara vasi Enrico V a discendere in Italia per contrastar- gli la pia donazione, che dell'am- pio suo patrimonio gli avea confer- mata la gran contessa Matilde. Fat- to è, che Pasquale II nel 1 1 1 7, ab- bandonata Roma per timore del- l'imperatore, si trasferì a Bene- vento, ove radunato un concilio, che fu r ottavo tenuto in questa città, scomunicò il Cardinale Bur- dino, poi antipapa Gregorio Vili, per aver coronato in Roma Enrico V, abusandosi del titolo di legato a latere , che avea ricevuto dallo stesso Pasquale II, il quale nell'an- no medesimo da Benevento si tras- ferì ad Anagni. Il nono concilio fu celebrato nell' anno 1 1 1 9, con- tro i ladri. Il decimo nel i33i contro la simonia, come si ha dal Synodicon Beneventanum. L'unde- cimo nel i374, sopra la disciplina. Il duodecimo nel 1470, sui costumi. Prima di quest'epoca, cioè nel i4495 erasi propagata in Benevento , e nei luoghi circonvicini l'eresia detta dei miovi cristiani jcoixiro i quah prov- BEN ii5 vide il Pontefice Nicolò V. Il deci- motei*zo, nel i545, si tenne egual- mente sui costumi, come dice il citato Synodicon. Molti altri concili i si celebrarono in Benevento, e Be- nedetto XIII ne conta fino a ven- tuno nel Synodicon da lui pubbli- cato nel 1693, quando era arcivesco- vo di Benevento, che poi fu ristam- pato in Roma nel 1 724. Egli stesso ne tenne molti, ne' quali pubblicò saggi regolamenti, e fino da Papa co- me di sopra abbiamo veduto, nel 1729. Dichiarate le cose religiose, dire- mo ancora, che Benevento è patria di molti grandi uomini, fra' quali del famigerato grammatico Orbiiio, dei giureconsulti Emilio Paolo Pa- piniano, Rofredo, e Odofredi, e del satirico Franco. Fu eziandio illustre patria di santi e virtuosi Pontefici, come di amplissimi Cardinali. I Pon- tefici sono I. Fehce III, detto IV, della famiglia Fimbri di Beneven- to , figlio di Castorio , fatto Car- dinale da s. Ormisda, creato Pon- tefice a' 24 luglio del 586, il quale risplendette per santa semplicità, u- miltà , e munificenza co' poveri: 2. Vittore III, chiamato prima Desiderio, della famiglia Epifania de' conti di Marsi, figlio del principe di Bene- vento. Egli, dopo che i normanni gli uccisero il padre, contro il volere dei congiunti, si fece monaco, e poscia ele- vato al Cardinalato da s. Leone IX, malgrado la sua ripugnanza, fu eletto Papa a' 24 ài maggio 1 086, e riu- scì illustre per santità di vita , e gloria di miracoH: 3. Gregorio Vili, prima, Alberto di Mora, o del Mor- ra , da altri detto Spinacelo, figlio di Sartorio , famiglia originaria di Benevento, e patrizia di Napoli, Cardinale di Adriano IV, fu in- nalzato al Pontificato a' 20 otto- m6 ben bre 1187. Era celebre per lelte- ralura, per esemplarità di costu- mi, e per zelo ardente sulla ricupe- ra de' luoghi santi di Palestina. I Cardinali Beneventani sono : Bernardo, contato fra quelli di IVicolò II del 1059; Berardo, o Bernardo esaltato da Urbano II del 1088, illustre in religione; Pietro di Mora, o Morra, della nobile fa- miglia di Gregorio Vili, che tuttora fiorisce in Benevento , creato nel i2o5 da Innocenzo IH, autore di im dizionario per predicare; Pietro Collevacino, fatto Cardinale da In- nocenzo HI nella stessa promozione del concittadino, glorioso per aver ridotto al seno della chiesa Raimon- do, conte di Tolosa, fautore degli albigesi; Giovanni da Gastroceli, nato di nobile prosapia in Beneven- to, secondo Ciacconio, mentre il Gat- tula vuole, che fosse della diocesi d' Aquino , fatto arcivescovo di Be- nevento nel 1282, e creato Cardi- nale da s. Celestino V in Teano, nel- l'ottobre del 1294; Dionisio Laure- rio, o Lorerio, dei religiosi serviti, pro- mosso nel 1 539 da Paolo III, ritenen- do l'arcipretura di Benevento, enco- miato per dottrina, e prudenza ; Ni- colo Goscia, nato in Pietra di Fusi, diocesi di Benevento, ed ascritto alla cittadinanza, elevato alla porpora nel 1725 da Benedetto XIII, e suo coadiutore nell'arcivescovato di Be- nevento, famoso pel favore illimitato, che godè presso quel Papa, non che per le sue traversie, Gennaro An- tonio de Simone nobile Beneventa- no, promosso da Papa Clemente XIV, nel 1 7 7 3 ; Gamillo de^Simoni, elevato a tal dignità da Pio VII nel 1 8 1 6; Do- menico de Simone j creato Cardinale da Pio VIII nel i83o. Sono poi viventi, ed onorano grandemente la patria, 1. Bartolomeo Pacca, decano e BEN principale ornamento del sacro Col- legio, creato da Pio VII nel i8or, e suo pro-segrctano di stato e com- pagno di sventura, in tempo del- la occupazione militare, già camer- lengo di s. Romana Chiesa, ed ora pro-datario, vescovo d'Ostia e Velie- tri, di cui è legato apostolico, ed arci- prete lateranense; venerando Porpo- rato, che per le sue virtù ed ope- re letterarie sarà celebre per sem- pre ne' fasti della Chiesa. 2." Gar- lo Maria Pedicini, fatto Cardinale dal predetto Pio VII, nel 1823, e già segretario de' memoriali di Pio Vili , dal regnante Pontefice fatto prima prefetto di Propaganda, e poi vicecanceliere di santa Romana Chie- sa, ora zelante vescovo Prenestino, diocesi governala altre volte da al- cuni porporati Beneventani. Benevento è guarnita di mura , costrutte per la maggior parte con frammenti di antichi altari, sepolcri, colonne ec, e difesa da un castello. La sua popolazione fu diminuita dai ter- remoti, e dalla peste dell'anno i656, sotto il Pontificato di Ales- sandro VII. Sono considerevoli nella città, il palazzo pubblico, quello del- l'arcivescovo, la cattedrale^ belfedi- fizio di architettura mista dei tem- pi di mezzo, le cui cinque navate sono sostenute da quattro ordini di colonne di marmo. La porta di bronzo di essa rappresenta in ri- lievo diversi fatti dell' antico e nuovo testamento. Il seminario è fornito di una biblioteca assai ricca di opere legali ed ecclesiastiche, fon- data dal benemerito arcivescovo mon- signor Francesco Pacca, ed accresciuta in seguito dai suoi successori. Il suo seminario è uno dei primi slati a- perti dopo il concilio di Trento. Il col- legio dei pp. gesuiti è solidissimo edifi- zio. V'era anche l'università, ma ora BEN non esiste. Vi suno in oltre in Bene- vento le così dette scuole crisliane, non che una scuola pubblica delle monache orsoline per le fanciulle. Esi- stono altresì molti luoghi pii, conventi, monisteri, ospedali, ec. Veggonsi an- cora gli antichi avanzi delle grandezze Beneventane, come l'arco di Traiano, elevato in suo onore per la via, die fece prolungare da Benevento fino a Brindisi a proprie spese, e forma ora una delle porte della città col nome di Aurea : finalmente sono tuttora in piedi gli avanzi delie sue terme, del teatro, e di altri pubblici sontuosi edificii romani. Oltre i citati autori, che tratta- rono di Benevento, sono a veder- si : Georgii Dominici , De origine metropolita/ice ecclesìce Beneveìita- nae^ dissertatio epistolaris ad Jo- sephum Renatum S. R. E. Card. Romae 1725 ; Nicastro Joannes , De Beneventana PìnacotJieca in tves libros digesta , quaruni pri- miis Benedenti iniagineni funda- tione , antiquitate , pietate , nobili- tate, rebusque preclare gestis orna- tam innuit , secundus divos , Pon- tifices, purpuratos ac antistites of- fert j terlius tandem viros toga j sagoque illastres indigitat, Beneven- li ex Archiep. typ. 1720; Pompeo Sarnelli, Memorie cronologiche de vescovi ed arcivescovi della s. chie- sa Beneventana, colla serie de^ du- chi e principi longobardi della stes- sa città, Napoli 1692; Maria Vi- pera, De Chronologia episcop. et archiep. Ecclesìce Beneventanae, etc. Neapoli i636; Francesco Trosa, Ef- femeride della solenne funzione del' la benedizione e prima imposizione della mitra, fatta ai i\ dicembre 1701, al capitolo metropolitano di Benevento^ per concessione di Cle» mente XI ^ ivi nella stamperia arciv. BEN 117 BENEZUELA o CARACCAS ( De Benecuela, sive s. Jacobi). Cit- tà con residenza di un arcivescovo nell'Indie occidentali. Benezuela, o f^enezuela, denominano gli spagnuo- li questa città, stante la somiglian- za , che trovarono fra la situa- zione di parecchie città indiane al lago di Maraciìibo, e quella di Venezia. Dicesi ancora Caracca y o Caraccas, Leon di Baracca , o Santiago di Leon di Baracca, ed è la capitale della provincia del suo nome nell' America meridionale. Co- lombo scuoprì questa parte delle co- ste di Caracca nel i49^- I missio- narii speditivi dal governo spagnuo- lo non ottennero allora l' intento. Carlo V vendette la colonia ai Wel- sers, mercatanti alemanni, che, per le loro vessazioni, nel i65o, decad- dero dal possesso, per cui la Spa- gna stabilendovi un capitano gene- rale , ne fu sovrana sino al 1 806. Nel 181 r, essendosi dichiarata ìndi- pendente, forma ora parte della re- pubblica dj Columbia. Benezuela , o Caraccas giace in una valle formata da lunga catena di montagne. Nel i5Qj, fu fondata da Diego Lesada , con regolari edi- ficii. Dessa è sede arcivescovile, ed avea anticamente ottomila pezze di mensa , essendo tassata dalla santa Sede di trentatre fiorini e mezzo. Questa metropolitana ha due vesco- vi sutfi'aganei, cioè Merida, e Gua- jana , con la cattedrale dedicata a sant' Anna . 11 capitolo si com- pone di cinque dignità , con de- cano, quattro canonici, ed altri be- neficiati. Questa città ha pure il seminario, ed inoltre cinque chie- se parrocchiali riccamente ornate, tra le quali disti nguesi quella d'Al- ta Gracia , costrutta dalla gente di colore, che riesce superiore alla cut- ii8 BEN tedrale, pesante nella architettura per la stessa dovizia degli ornati. Sì contano pure conventi, moniste- ri , ospedali , collegi ed università. Caraccas, nel 1812, soggiacque ad un terremoto, che la distrusse in gran parte. Durante la guerra dell' indi- pendenza, fu teatro di molti avve- nimenti. Gli spagnuoli se ne impa- dronirono di nuovo, finché, ai 26 agosto 1 8 1 3, Bolivar vi rientrò trion- fante alla testa degl'indipendenti. BENI DI CHIESA. Sotto il nome di Beni di Chiesa non solo s'inten- dono i fondi che ad essa apparten- gono, l'incremento dei quali, come dice Fleury, provenne sovente dai vescovi, che li amministrarono; ma altresì i benefìzii, le oblazioni ^ le ■primizie, le decime, non che la formazione stessa delle chiese, e tutto il temporale ad esse annesso. Dell'origine dei Beni ecclesiastici si parla all'articolo Benefizio ecclesia- stico. Ivi si dice, come i chierici si sostenessero prima colle limosine e colle altre oftèrte dei fedeli ; come alle offerte fossero aggiunte le de- cime; e come in fine pervenissero nella Chiesa stabili possedimenti. Per le rendite delle decime e degli al- tri patrimonii ecclesiastici, pur ivi si disse, essere anticamente stata fatta una quadrupla divisione dai vesco- vi ; cioè, una parte per la loro sus- sistenza, una pel clero, una perla fabbrica delle chiese, e la quarta pei poveri e pei pellegrini. P^. Mama- chi Degli acquisti delle mani morie, tomo I p. 248. Tale quadrupla divisione durò piti, o meno secondo i luoghi. Car- lo Magno e Lodovico Pio, nei loro capitolari , lib. VII , pag. 290, ne parlano come di cosa ancora praticata, ed anzi la prescrivono. Se ne trovano puranco esempii nei se- BEN coli X ed XI, e persino nel XII secolo, come può scorgersi dal con- cilio Aquense della provincia di Nar- bona del 1 1 1 2 , can. I, riportato dal Cabassuzio, Not.ecclsaec.XII. Sul- r incominciamento e specie dei Be- ni ecclesiastici, veggasi Tornassi ni: F'etus et nova Ecclesiae disciplina circa Beneficia et Beneficiarios, Lug- duni 1706; le istituzioni del citato Fleury e l'Acosta nel suo trattato: Origine e progressi delle entrate ecclesiastiche. È da vedersi eziandio l'erudita dissertazione del p. Dande, Hist. tom. II, part. II, p. 607: Qui- bus ex fontibus originent habeani Bona Ecclesiastica, quis ea adnii- nìstraverit, et quando divisio bonO' rum eorumdem prima insti tuta sit ? La quadrupla divisione facevasi dapprima dai diaconi, fino dal pri- mo concilio celebrato da s. Pietro in Gerusalemme, essendosi eletti in es- so sette diaconi, perchè aiutassero gli apostoh nella distribuzione delle limosine ai fedeh. Divenuti alteri i diaconi per siffatta amministrazione, trattavano con disprezzo i preti. Laonde il Pontefice s. Anastasio I vi provvide, siccome attesta il Ba- ronio, air anno 4^2, e ne fece pas- sare l'amministrazione ai vescovi. g. I Sullo scialacquamento dei Beni. Il Sommo Pontefice s. Pio I, del- l'anno i58, vietò che le possessioni, o beni, dati per l'uso divino, servis- sero ad altri usi; s. Simplicio del 467 ne proibì l'amministrazione a quel vescovo, che ne dissipasse le rendite, e diede norme opportu- ne per la regolazione loro. All'an- no 1075, il citato Baronio rac- conta il castigo di Enrico, vescovo di Spira, per lo scialacquamento dei Beni della sua chiesa; e nel 11 84, BEN dice Ruggeri, a' i6 febbraio, che Riccardo, arcivescoTo cantuariense, fu punito con immatura morte, per aver dissipati i Beni della propria chiesa. Al confronto di questi scia- lacquatori converrebbe mettere lo zelo di quei pii, che per difesa dei Beni ecclesiastici sostennero il mar- tirio. Tali sono p. e. s. Tommaso cantuariense , chiamato il protomar- tire dell immunità ecclesiastica, for- se per lo maggior coraggio, con che la sostenne, mercecchè prima di lui furono martiri per questo motivo Teo- doro vescovo leodiense, nel 658 e Proiretto vescovo arverense del 670. V. Sarnelli tomo III, p. 44 ^^^^^ *"^ lettere ecclesiastiche. §. II Sui fitti e sulle alienazioni. Bonifacio IX, nel i4o3, proibì, che i Beni delle chiese, conventi ed ospe- dali si potessero affittare, o dare in enfiteusi per più di tre anni, e che le loro rendite si potessero ricevere prima del tempo annuale, come ri- portano Sandini e Novaes nella vita di quel Pontefice. Lo stesso proibì di poi Paolo II ; onde per tali ca- noni fii stabilito, che le locazioni per parecchi anni sieno vietate agli ec- clesiastici, se non osservano quanto i canoni prescrivono per l'alienazio- ne; che sia vietato di far fitti con anticipazioni , meno quelle di sei mesi per le case, e di un anno e mezzo, od al più due, sui fondi. So- no nulli quindi i fitti, che non si facciano secondo la disciplina della Chiesa, avvertendo che il successore al benefizio deve rispettare il con- tratto dell'antecessore. Circa l'alienazione dei Beni del- la Chiesa, dice Fleury, non aver la Chiesa, come i privati, ne libertà di acqiiistare beni immobili, né libertà BEN 119 di venderli, essendo essi consacrati a Dio , ne alcuno potendo averne pro- prietà inviduale ; cosicché senza un sacrilegio non se ne può disporre in maniera diversa dalla prescritta dai canoni, e da que' casi, che i ca- nonisti determinano col beneplacito apostolico [Vedi). Degna di memoria è in proposito la lettera del Papa s. Agapito a s. Cesario, vescovo di Arles nel 563, poiché chiedendogli questi licenza di poter vendere qual- che parte di Beni ecclesiastici, pel sostentamento dei poveri, gli rispose : che per quanto era in sé sarebbe stato disposto a fare il suo piacere ; ma o- starvi i canoni. Per lo che gì' inviò un decreto del terzo concilio romano, celebrato dal Pontefice Simmaco nel 5o2, col quale si vietava, con mi- naccia di scomunica ed altre pene, l'alienare, per qualunque cagione^ alcun podere, per piccolo che fosse. Donde si scorge, riflette il Baronio, quanto dispiacesse giustamente ai Sommi Pontefici l'alienazione delle cose ecclesiastiche, perciocché quegli che prega è santo, e quelli per cui prega sono i poveri, sotto la cura certamente del romano Pontefice, padre dei poveri. A tali massime faceva eco s. Agapito. Vittore II celebrò, l'anno io55, un concilio in Firenze, alla presenza delF imperatore Enrico III // Nero, nel quale proibì, sotto pena di sco- munica, l'alienazione dei Beni della Chiesa, come abbiamo da s. Pier Damiani, lib. IV ep. 12, t. I p. 60. E il mentovato Paolo II, nel 1468, vietò con una costituzione, Bull. Rom. t. I,p. 400 cap. Ambitiosae interextr. com., che i beni ecclesiastici sì po- tessero alienare, o dare in affitto per più di tre anni, raccomandando ad un tempo l'indennità dei luoghi pii. Soltanto i fondi, che non eccedono 1 I20 BEN il valore di venticinque ducati d'oro, in forza del notissimo capitolo Ter- rulas, possono dai beneficiati essere alienati col beneplacito del proprio vescovo, y. Chiesa e Bolla de a^ lienandis. Finalmente il Pontefice Benedetto XIV colla costituzione Universalis Ecclesicej de' 29 agosto ij^i, proi- bì agii ecclesiastici, benché rivestiti di qualsivoglia dignità, di vendere i frutti ed i proventi ad vitain, ov- vero anche a lungo tempo, riceven- done anticipatamente, in una o più volte, la corrispondenza ai frutti, che dal beneficiato probabilmente si sa- rebbero conseguiti nel suindicato tempo. Di più annulla tali contratti ed assoggetta i contravventori a va- lie pene. Le altre notizie e prov- vedimenti suir alienazione dei Beni ecclesiastici , si trattano al citato articolo Beneplacito Apostolico. § III. SuW usurpazione de Beni ecclesiastici. Il vescovo, come si disse, è l'am- ministratore de' Beni della sua chie- sa. Avvenne in molti luoghi, che do- po la morte di un vescovo ne fos- se raccomandata la conservazione al metropolitano, o vescovo vicinio- re, giacche talvolta i chierici iuva- deano quei Beni nella vacanza di una sede. Dai chierici passò 1* u- sanza ai laici , e sebbene Leone I, del 44o ) ^* ponesse riparo , pur tuttavia fu d'uopo che Urbano li nel concilio diCiermont, del 109^, Can. de laicis q. 2 caus. 12, Cali- sto II in quello di Tolosa del 1 1 1 9, can. 4) ed Innocenzo II nel conci- lio generale lateranense, can. IL- lud q. 2. caus. 12, del 1189, tor- nassero a farne gravissimo lamento. Vuoisi ami che Papa Giovanni 111 BEN del 56o ordinasse, che gli usurpa- tori de' Beni ecclesiastici fossero te- nuti a restituirli in ragione qua- drupla, e s. Gregorio I, del 590, come abbiamo dal Baronio , dice, passare in eresia 1' ostinata occupa- zione de' Beni della Chiesa romana, e doversi dire eretico, e come tale condannarsi chi vive in tale ei'- rore, e chi ammonito non vuole emendarsi. Nel secolo X, alla ben nota sua barbarie, aggiungevasi ad ogni passo la usurpazione de' Beni eccle- siastici, possedendoli spesse volte i laici e gli ammogliati, come espri- niesi il Baronio all'anno 900. Nel 1187 in Verona si lamentò Urbano III colf imperatore Federi- co I, perchè riteneva i dominii delia contessa Melilde, di ragione delia santa Sede, ed applicava al pubbli- co i beni de' vescovi defunti, usur- pando eziandio le rendite di alcu- ni monisteri. Gregorio X fulmi- nò l'interdetto al regno di Porto- gallo, per le oppressioni fatte da Alfonso III agh ecclesiastici ed alle chiese, e per la usurpazione, che ne faceva dei Beni. E solo sedici anni dopo. Papa Nicolò IV gli tolse le censure, come si ha dal Rinaldi al- l'anno 1289, senza dire di altri simili esémpi. Pure non si debbe pas- sar sotto silenzio la usurpazione fatta da Pietro IV, re di Aragona, delle rendite Pontificie, che si raccoglievano dagli esattori della santa Sede, e quelle de' Cardinali, prelati e benefi- ziati, che risiedevano fuori delle loro chiese ; ed è perciò che Urbano V, nel i363, lo esortò paternamente a restituire le rendite ecclesiastiche ingiustamente usurpate, ed a ritiat- tare l'editto sulla subasta de' Beni degli ecclesiastici assenti; ma rispon- deva il re, tutto aver fatto col consiglio di uomini savi. Nondimo- BEN no t|iiel Pontelice ci tulio a presen- tarsi alla Santa Sede, dove entro due mesi non avesse restituiti i 13eni usurpati , ed aggiunse la pe- na di scomunica,, in cui egli ed i suoi consiglieri sarebbero incorsi, se non si correggessero. V. Inter- detti. § IV. Eretici ^ che comhalterono il possedimento de' Beni ecclesia- stici. Molti eretici insorsero contro il possedimento dei Beni della Chie- sa. Nel secolo XII fu celebre Ar- naldo da Brescia , sostenitore de- gli errori de' petrobrusiani, il quale co' suoi seguaci pretendeva, che al Pontefice ed a' vescovi bastassero le decime e le oblazioni. Indi insor- sero i valdesi, e i wiclefìti, i quali dissero, non aver i ministri del van- gelo diritto alcuno al possedere. Fu- rono essi condannati nei concilii ge- nerali di Laterano e di Costanza, siccome quello di Vienna avea con- dannati i fraticelli, i quali, tra gli altri errori, sostenevano che le chie- se e gli ecclesiastici non potevano acquistare, ne possedere beni terre- ni. Alla quale falsa dottrina prin- cipalmente si opposero Al vano Pe- lagio, De pianeta Ecclesìce lib. 7 cap. i^^j Guglielmo da Cremona, Ub. Reprobai, erroris Marsilii de Padua; Agostino d' Ancona, de potestate Pa- pce; il Cardinal Turrecremata^ lib. 2 summ. de Eccles; Almaino, Traci, de supr. potest. Eccles. e finalmen- te il celebre P. Mamachi sovra ci- tato, per la rinnovazione degli er- rori medesimi avvenuta a' giorni no- stri. F. pure Bergier: Beni dei Re- golari, dove ne fa ampia difesa, ed il suo articolo de Mendicanti. BEN 121 Il Sarnelli, tomo X pag. 184, ri- porta il memoriale dato ad Enrico Vili dagli eretici, colla risposta di Tommaso Moro; ma il re, già per- vertito, non solo vi diede orecchio, ma diroccò diecimila chiese nel- l'Inghilterra, cacciò i monaci dai chiostri , e ne distrusse i mo- nisteri , applicando al regio fisco tutte le rendite loro; rendite, che nel primo anno, ascesero a cento- ventimila scudi d'oro, oltre alle sa- cre suppellettili, che dichiarò devo- lute alla regia camera^ e che impor- tavano il valore di quarantamila scudi d'oro. Ma non perciò arric- chì egli, come osserva Sandero, de Schisniate Anglicano j anzi dopo otto mesi fu costretto ad imporre nuovi dazi, e gli avvenimenti, che suc- cessero nella sua corte e nella fa- miglia sua, sono troppo noti per non dover deplorarli. BENIAMINO (s.), diacono sos- tenne il martirio nell' anno 4*^4 > epoca in cui infieriva nella Persia una crudele persecuzione contro la Chiesa, la quale durò per ben sei lustri. Questa fu prima suscitata dal re Isdegerdo, e proseguita con mag- gior crudeltà da Vararano suo figlio e successore. Teodoreto, che viveva a que' tempi, e dimorava in quei din- torni, ne descrive con accuratezza i varii supplizii , ai quali erano con- dannati i seguaci della croce. Ad alcuni si scorticavano le mani ed il dorso, ad altri veniva strappata con ■violenza la pelle ; altri erano battu- ti crudelmente con verghe, e tor- mentati con lamine roventi; in una parola que' barbari carnefici di quei crudeli imperatori andavano a gara per immaginare nuove maniere di af- fliggere i cristiani, che voleano restare fermi ne' loro santi divisamenti. Fra questi invitti eroi del vangelo si anno^ 112 BEN vera il santo diacono Beniamino. Questi, dopo essere stato crudelmen- te battuto, venne rinchiuso in una orrida prigione , dalla quale fu poscia liberato col patto , che non più si facesse a predicare il van- gelo. Beniamino fremè di santo sdegno ad una tale proposta, e si protestò che non avrebbe mai desi- stito dall' esercizio del suo ministe- ro, poiché la parola di Dio non è legata. Una tale costanza gli pro- cacciò la palma del martirio; im- perocché sdegnato il re lo condan- nò ai più crudeli tormenti, che lo privarono di vita. BENIGNO (s.),. arcivescovo di Armagh era discendente da una delle principali famiglie dell' Irlan- da. Mercè le istruzioni di san Pa- trizio, egli ed i suoi genitori co- nobbero il vero Dio, e rigettaro- no il culto de' falsi numi. Benigno tanto mostrossi riconoscente a que- sto favore , che pregò il suo mae- stro a volerlo seco in qualunque regione ei fosse per recarsi. Con- discese il venerabile apostolo d' Ir- landa a questa inchiesta , e lo eb- be a compagno in tutte le sue apo- stoliche fatiche. Benigno molto si di- stinse per la sua santità e pei miracoli, e dopo la morte di s. Patrizio, fu eletto arcivescovo di Armagh, e ne sostenne la dignità per dieci anni. Morì nel secolo V, lasciando delle sue eroiche virtìl fama immortale. BENIGNO (s.). Quasi tutti i martirologi ne fanno fede, che Be- nigno fosse discepolo di s. Policar- po, e che siasi recato nelle Gallie in compagnia di s. Andochio e s. Tirso, per disseminarvi le verità della fede. Questi tre apostoli, per quanto si crede, predicarono il van- gelo prima in Autun, ove battezza- rono la famiglia di Fausto. Poscia BEN Benigno passò a Langres, da dove si condusse a Bigione, ed in questa città ottenne la palma del martirio nell'anno 179, dopo aver sostenuti i più fieri supplizii. Fu sepolto pres- so al luogo de' tormenti. S. Grego- rio, vescovo di Langres, fece fabbri- care una chiesa sopra la sua tom- ba. Nei martirologi si fa menzione di questo santo apostolo nel giorno primo di novembre. BENIGNO , ab. di Fontenelle. V. s. Vajvdregesilo. BENILD A ( s. ), martire con san Anastasio monaco e prete spagnuo- lo, che mori decapitato per opera dei saraceni il dì i4 giugno 853. Essa incoraggita per la costanza di questo eroe , sostenne con invitta fermezza i suoi tormenti nel giorno appresso , ed attaccata ad un palo, morì consunta dal fuoco. Le sue preziose ceneri furono gettate in un fiume. BENNEFA, oBENNEFEUSE. Cit- tà episcopale della provincia Bisacena nell'Africa occidentale, il cui vescovo Emiliano fu alia conferenza di Cartagi- ne, e Gontasio, altro suo vescovo, sottoscrisse al concilio di Cabarsus- sa, celebrato l'anno SgS. Vuoisi, che il monistero, ove si ritirò san Fulgenzio, fosse prossimo, o unito a Bennefa, sulla spiaggia del mare. BENNINGDON,oBENNINGTON. Città d' Inghilterra nell' antica pro- vincia di Mercia, presso Hertford. Era questa una volta città da mer- cato, ed i re di Mercia vi aveano un palazzo. Si vede ancora, presso la chiesa, un castello in cui cele- brossi, nell'anno 85o, un concilio, mentre regnava Bernulfo, contro i danesi invasori. BENNONE (s.), o Benedetto, vescovo di Meissen o Misna in Sas- sonia, sortì la culla presso Goslar BEN nel IO IO. I suoi genitori erano di nobile schiatta , e quindi si adope- rarono, affinchè il giovane lor figlio venisse educato nella pietà e nelle scienze. Lo affidarono pertanto a Bernward, vescovo di Hildesheira, al quale erano congiunti per vinco- lo di parentela. Questi gli diede a maestro un certo Wiger, priore del monistero di s. Michele, uomo ce- lebre per dottrina profonda, non meno che per la pratica delle cri- stiane virtù. Il giovane alunno cor- rispose pienamente alle premure del suo institutore, e, giunto all' età di diciotto anni, determinossi a vestire Tabito religioso. I digiuni, le veglie, la preghiera e la pratica della re- golare disciplina formavano la sua più cara occupazione. Lo studio del- la sacra Scrittura e de' padri non era giammai negletto da esso lui, e tanto ne trasse profitto, che fu de- corato del titolo di dottore. Tutti i suoi confida telli ne ammiravano la santità, e la divozione, per cui nel- r offiire r incruento sacrificio egli spargeva copiose lagrime. Quindi, es- sendo morto il loro abbate, la mag- gior parte di essi voleano innalzare a quella dignità il virtuoso Benno- ne , il quale per ben tre mesi si adoperò, affinchè si desse la prefe- renza a Sigeberto suo competitore. Se non che Dio lo avea destinato ad occupare un altro seggio , e a spargere in altri luoghi i suoi lu- minosi esempi. Egli dovette pertan- to abbandonare il monistero, per co- mando del Sommo Pontefice Leone IX, e dell'imperatore Enrico IH, da cui fu fatto cappellano, colla digni- tà di canonico della cappella impe- riale. Né andò guari , che venne eletto teologo, o maestro di quel ca- pitolo , alla cui riordinazione s' im- pegnò con tutto il calore. Poscia BEN 123 fu scelto ad occupare la sede vesco- vile di Meissen , resa vacante nei 1066. Bennone sottomise le spalle ad un peso si formidabile, per non opporsi al superno volere , e non appena n'ebbe ricevuta la conse- crazione, diede mano all'opera. E- gli qual amoroso pastore nutriva il suo gregge col pane della divina pa- rola , ed ogni anno si recava alla visita della sua diocesi. Né conten- to di vegliare al bene delle proprie pecorelle, impiegò eziandio l'arden- te suo zelo per la conversione ■. de- gl' infedeli, di cui ne guadagnò un gran numero. Ma un altro campo si era aperto alla costanza di Ben- none nella infelice occasione , in cui le guerre di Enrico IV turba- rono la pace tra la Chiesa e T im- pero. Il santo vescovo non potè evitare lo sdegno dell'imperatore, e si vide costretto a languire in una carcere ed a soffiire varii altri di- sastri. Poco dopo, essendo insorto uno scisma per le gare fra l' impe- ratore ed il Pontefice Gregorio VII, Bennone si mantenne fedele al ca- po della Chiesa. Per la qual cosa ricusò di recarsi all'assemblea ge- nerale dell'impero, convocata dal- l'imperatore a Worms, a fine di farvi deporre il legittimo Pontefice da' vescovi del suo partito, e da al- cuni CardinaU scismatici. Recossi in vece a Roma, ove assistette ad un concilio, pel quale vennero giudi- cati i simoniaci, e lo stesso im- peratore. Dopo aver dimostrato il suo attaccamento alla Santa Sede, ritornò alla propria chiesa, cui resse con paterna premura fino alla morte, che seguì il 16 luglio del 1106. È fama, che questo insigne prelato sia stato favorito col dono delle profe- zie, e che Dio ne abbia onorato la tomba con miracoli. 124 ^^^ BENTIVENGHI Bentivenga , Cardinale. Bentiveiiglii Bentivenga nacque in Acquasparfa nella dio- cesi di Todi, sul principio del se- colo decimoterzo. Dato il suo nome air Ordine dei minori , tanto ap- prezzò le lezioni dell' Angelico, da farne le sue pììi care delizie. Gio- vanni XXI, mosso dalla santità della vita di lui , e dalla sua perizia nelle lettere e nelle scienze, per cui si stimava uno dei più accreditati teo- logi dei suoi tempi, nel 1276, gli conferì il vescovato di Todi. Par- lava di frequente al suo popolo, come ne fanno fede i suoi sermoni, renduti di pubblico diritto. In appresso Nicolò III lo elesse a proprio cappel- lano e confessore; quindi lo creò Tescovo Cardinale d'Albano, nella prima promozione fatta a Roma li 12 marzo del 1278, e poscia de- corollo della carica di penitenziere maggiore. Questo Porporato, dopo essersi reso celebre per varie lega- zioni, nel 1289, con fama gran- de di santità, compì la mortale carriera. Alcuni dicono, meno pro- babilmente, che sia morto nel 1290, e l'abbate Ring, appoggiato al testa- mento da lui fatto nel 1286, lo vuole morto iu quell'anno stesso. Ebbe la tomba nella chiesa di s. Fortuna- to dei francescani , a cui lasciò , ol- tre la sua suppellettile d'argento, ima scelta biblioteca , come scri- ve il padre Giannantonio da Sala- manca, nella Biblioleca universale francescana, stampata in Madrid nel 1780, tomo I, pag. 204. BENTl VOGLIO Cornelio, Car- dinale. Cornelio Bentivoglio sortii pro- genie assai nobile ed antica di Ferra- ra. Nacque nel 1 ^Qj, e maturo di elà^ passò a Roma. Aspirava da gran tempo all' uditorato di rota , che doveasi conferire ad uno di Ferrara; BEN ma non l'ottenne. Se non che Cle- mente XI lo compensò, eleggen- dolo cherico di camera, colla presi- denza delle armi. Dopo che con somma integntà e valore erasi eser- citato nel carico commessogli dal medesimo Pontefice, nel 17 12, fu spedito nunzio alla corte di Parigi, quando bollivano le controversie famose in Francia, suscitate dal li- bro di Quesnello, condannato dal medesimo Papa colla bolla Unige- nilus Dei filiiis. Sostenne con grave foi'za in queir incontro le decisioni apostoliche; ma nelle sue prove si poteva desiderare maggior modera- zione. Nulladimeno riuscì grato a Luigi XIV; pure, morto il re, dive- nuto egli sospetto al duca di Or- leans, che reggeva il regno, fu ri- chiamato dalla nunziatura, con or- dine di restare a Ferrara, ove si trattenne fino a che fu creato Car- dinale prete del titolo di s. Girolamo degli Schiavoni, nella decima quarta promozione fatta a Roma dallo stes- so Papa, li 19 novembre del 1719. Poscia fu ascritto alle congregazioni della consulta, di propaganda ed altre, colla legazione di Ravenna, cui tenne per ben sei anni. Nel 1726, essendo Pontefice Benedetto XIII, venne dichiarato ministro ple- nipotenziario del re cattolico in Roma. Dopoché fu ai conclavi d'In- nocenzo e Benedetto XIII e di Cle- mente XII, nel 1732, di sessanta- cinque anni, mori a Roma, e fu riposto nella sua chiesa titolare di santa Cecilia, a cui era stato tras- ferito. Sotto il nome di Selvag- gio Porpora, il Bentivoglio si di- stinse nella celebre tiaduzione, cui fece in italiano della Tebaide di Stazio. BENTIVOGLIO Guido, Cardi- naie. Bentivoglio Guido venne alla liEN luce in Ferrara, nel i^^yy, da fami- glia generosa ed antica, e fino dai primi suoi anni, diede segni non equivoci di maschia virtù. Scrive l'Eritreo nella sua Pinacoteca, che faTiciullo, non amava i divertimenti propri di fjuella età, ma più pre- sto la conversazione di uomini dab- bene e letterati. Fece con ottimo successo il corso degli studi prima a Ferrara e poi nella università di Padova, ove si recò, secondo il Priorato, nel i594. Morto Alfonso II, duca di Este, il Bentivogiio fe- ce assai, per condurre a trattati di pace il duca Cesare, che pretende- va succedere ad Alfonso, duca di quel- la città, nel dominio di Ferra- ra. Clemente Vili, andato in quel- la occasione a Ferrara, diede al Bentivogiio chiari segni della sti- ma, che nutriva per lui, e lo fece suo cameriere secreto, permettendo- gli però la continuazione de' suoi studi, terminati i quali Guido passò a Pioma, e si acquistò tale concetto, che Paolo V lo spedì alla nunzia- tura delle Fiandre. Reso ivi caro ai cattolici non meno che agli ere- tici, passò a Parigi , dove assai fu amato . In quel tempo fu crea- to prete Cardinale del titolo di s. Giovanni a Porta Latina, nella decima promozione, fatta a Roma li 1 1 gennaio del 1621, dal mede- simo Paolo V. Luigi XIII lo elesse protettore della Francia presso la s. Se- de, la qual carica il Bentivogiio depo- se nel i645', quando passò al vesco- vato di Palestrina, non di Terra- cina, come per isbaglio scrive il Ti- raboschi. Vogliono i Sammartani, che sotto Gregorio XV, nel 1622, il nostro Porporato avesse il gover- no della chiesa di Riense, che poi rinunziò nel 1626; ma di questa circostanza non parlano coloro, che BEi\ it^ hanno scritto di Ini. Era tenuto in gran conto da Urbano Vili, che con lui conferiva sugli altari più rile- vanti del suo Pontificato. Potevasi pei'tanto appellare il Ben- tivogiio per ogni ragione l^ ornamento ed il decoro del sacro Collegio, poi- ché quando parlava in concistoro, ciascuno com'estatico pendeva dal suo labbro. Era poi provveduto sì poco di fortune, che per vivere e soddisfare ai suoi creditori, dovette vendere un magnifico palazzo, che teneva nel Quirinale, con alcuni giardini adiacenti, e ritirarsi ad abitare una casa ordinaria_, per diminuire la cor- te e ristringere le sue spese. Questo male derivò parte dalla sua eccessiva liberahtà, e parte dalla morte del Pontefice, che avvenne poco dopo la sua promozione alla porpora. Nel conclave tenuto dopo la morte di Ur- bano Vili, egli, per sentimento u- nanime, ebbei voti pel sommo Pon- tificato, ma Iddio dispose altrimen- ti ; poiché a motivo degli ecces- sivi calori estivi, non potendo ripo- sare per undici notti continue, fu preso da febbre tanto forte, che nelle stanze contigue allo stesso con- clave, in età di sessantasette anni e venti tre di Cardinalato, nel i644> morì, dolendosi di questo solo, che da lui povero, niente poteva sperare la sua famiglia. L'Oldoino vuole che sia mancato questo Cardinale di sessantaquattro anni, il Libanori di sessantacinque ed il Baldassari di sessantatre, ma prese- ro abbaglio. Ebbe sepoltura nella diie- sa di s. Silvestro nel Quirinale, senza memoria alcuna, senonchè nel 1774 Matilde Bentivogiio, moglie al cavalier Erizzo, ambasciatore del veneto Se- nato presso la s. Sede, fece porre nella chiesa anzidetta, una lapida adorna di bella iscrizione. 11 Prio- 126 BEN rato Io dice uomo di sublimi pen- sieri, di portamento nobilissimo, di cuore generoso, di tratto signorile ed affabile, in ogni azione magnanimo, in ogni divisamente prudente, nei maneggi giudizioso, e valoroso nel trattare importanti affari. Cardinale di somma integrità, d'incomparabi- le sapere, di alto intendimento. L'Eritreo, nella sua Pinacoteca, non dubita asserire, che maggior lustro ottenne la porpora da lui, di quello che ne ricevesse egli dalla porpora stessa. La migliore delle sue opere è la Storia delle guerre di Fiandra, che quantunque non sia senza di- fetti, è molto meno immune da critica. Abbiamo in oltre la Storia della sua nunziatura nelle Fian- dre, alcune lettere, ed il diario, o memorie di sua vita, impresso in Amsterdam nel 1 648 , che sono mo- numenti non tanto del suo sapere, quanto della prudenza e dell'avve- dimento di lui. BENUFORT Errico, Cardina- le. Errico Benufort nacque a Nor- thampton sul fine del secolo de- cimoquarto, e veniva altrimenti det- to Chicheley, dei duchi di Licestre, zio di Errico V, re d'Inghilterra. Nella università di Oxford applicos- si felicemente agli studii, e pei suoi talenti distinti, ottenne nel collegio di Vidi la laurea di dottore, ed il cancellierato nella chiesa di Saris- bury. Servì egli al proprio sovrano in vari impieghi ed ambascerie, nel- le quaU avea dato saggi della più consumata prudenza e fedeltà: il perchè Errico IV lo nominò, circa il i4o4j al vescovato di s. David. Poscia, nel 1407, venne trasferito a quello di Vincestre , e sotto Gio- vanni XXIII, nel i4i4, all'arcive- scovato di Cantorbery. Quindi, nella quarta promozione, fatta da Marti- BEN no V a Roma h 24 maggio, o li 2 3 giugno del 14^6, fu creato pre- te Cardinale del titolo di s. Euse- bio, e legato a latere di una cro- ciata contro gU ussiti, non nella In- ghilterra soltanto, ma anche in Ger- mania, in Ungheria ed in Boemia. Impedito dagli eretici, che riempivano di stragi la Boemia, dall'andare a Ro- ma a prendersi il cappello Cardina- lizio, ne fu dispensato dal Pontefi- ce che glielo trasmise, per mezzo del Salviati di Genazzano, gentiluomo Pontificio. Riuscì molto infelicemen- te questa legazione, senza colpa pe- rò del Cardinale, poiché nella bat- taglia contro gli ussiti perirono die- cimila crocesegnati. Durante quella commissione, ebbe il Benufort non lie- vi controversie con Hunfrido, duca di Glocester, reggente il regno pel re fanciullo. Costui pretendeva, che sen- za il regio assenso non si potessero mandar legati in Inghilterra, secon- do i privilegi della corona. Il nostro Porporato celebrò parecchi sinodi, dei quali scrisse gli atti. Compose inoltre la pace fra Carlo VII, re di Francia, Errico IV, re d'Inghilterra, e Filippo, duca di Borgogna. Le ricchezze sue, e quelle acquistate in appresso, vol- le che, morto lui, fossero distri- buite alle chiese cattedraU, ai mo- nisteri d' Inghilterra, non avendo lasciato d' impiegarne gran parte , anche vivente, a sollievo dei poveri, degU schiavi, e dei carcerati. In Ox- ford fondò due collegi, ed a Vinton uno spedale. Ristaurò ed accrebbe la biblioteca cantuariense. Da ultimo, dopo essere intervenuto al concla- ve di Eugenio IV, pieno di meriti, finì di vivere nel i447> dopo 11 anni di Cardinalato, ed ebbe sepol- tura nella cattedrale di Vinton, do- ve alla sua memoria si vede eretta un magnifico monumento. BEN BENVENUTI Gio. Antonio, Car- dinale. Giovanni Antonio Benvenu- ti nacque in Belvedere, diocesi di Sinigaglia, a* 1 7 maggio 1 765, e do- po una onorevole carriera prelatizia, essendosi distinto nella delegazione apostolica di Prosinone, fu da Leo- ne XII creato Cardinale, nel conci- storo segreto de' 2 ottobre 1826, e poscia venne pubblicato in quello dei i5 dicembre 1828, col titolo presbiterale de* ss. Quirico e Giudit- ta, conferendogli quel Papa a un tempo il vescovato di Osimo e Cin- goli. Nel i83i, a cagione del cre- dito che godeva, il regnante Pontefi- ce Io nominò legato a latore per le Marche. Mori in Osimo a'i4 no- vembre i838, e fu esposto e sepol- to in quella illustre cattedrale. BENVENUTO ( b. ), nacque in Ancona, e si consacrò al servizio di Dio nel convento dei francescani. Le eminenti virtù, di cui diede pro- ve luminosissime nel tempo della sua vita monastica, indussero Urba- no IV ad eleggerlo vescovo di Osi- mo. Egli, adorando le vie ammira- bili della Provvidenza, sottopose gli omeri ad un tanto peso, tutto fi- dando in quel Dio, che si serve dei mezzi più deboli, per mandare ad effetto i suoi alti disegni. Benvenu- to conservò mai sempre l'abito del suo istituto, e dopo aver gover- nata la diocesi con rara prudenza, morì nel bacio del Signore a' 22 marzo 1276, nel qual giorno quelli del suo Ordine ne celebrano la festa. BENVENUTO (b.), rinunziò a tutte le comodità della famiglia, ed all'onore di cavaliere, per conse- crarsi al servigio di Dio. A questo fine entrò nell'Ordine di s. France- sco, in qualità di laico, e diede lu- minosi esempii della più profonda umiltà, della più pronta obbedienza BER 127 e fervida carità verso Dio ed il pros- simo. Nel 1282 terminò la sua car- riera mortale. Il giorno vigesimo settimo di giugno è consecrato a celebrarne la festa. BEO ANO (s.), figlio di Bengi, ni- potè del principe della terra di Po- wis, venne informato alla pietà ed alla dottrina in un monistero situa- to nel paese di Arvon. Siccome poi i monaci di quel convento furono trucidati dagli anglo-sassoni del Nor- thumberland, il re di North- Wales ne vendicò la morte, riportando so- pra i sacrileghi uccisori una com- piuta vittoria. Beo ano in quella cir- costanza presentò uno scettro d'oro a quel re, il quale gli fece dono di un pezzo di terra , ove egli edificò il monistero di Agunog-Fawr, verso l'anno 617. Quivi il santo istituto- re condusse una vita veramente re- ligiosa, e Dio lo illustrò eziandio con qualche miracolo. Intorno al- l'anno della sua morte, nulla havvi di certo. Il monistero di lui prese il nome di Clynnog, soltanto allor- ché passò in potere dei religiosi di Cluny, imperocché prima portava il nome del suo fondatore. BERARDI (b.) Berardo, CardU naie. Berardo Berardi nacque nel 1080, e traeva origine dai conti dei Marsi in Colle, castello nel paese dei Marsi. Pandolfo suo vescovo, scorgen- dolo adorno di ogni virtù, lo associò agli accoliti della sua chiesa. 11 Be- rardi si rese celebre per ogni ma- niera di virtù : sorgeva il primo ai mattutini notturni, serbava esatto silenzio allorché si dovea tacere, non usciva mai dalla canonica, quando noi permettesse il superiore; non fissava mai lo sguardo in volto di donna, né con essa parlava, se non presenti testimoni oculati . Per le quali cose fu mandato al celebre »28 BER monistero di Montecassino, ove pas- sò sei anni nello studio delle lette- re. Giunta al Pontefice la fama di sue virtù, lo ordinò suddiacono a- postolico, e destinollo al governo della provincia di Campagna. Nel quale officio egli impiegò tutto sé stesso a frenare gli audaci assassini e malviventi, a toglier di mezzo gli scandali , i furti , le rapine , gli o- micidi, mostrando molta fermez- za contro i piccoli tiranni, che allo- ra regnavano. Il perchè ebbe a sof- ferire assai, specialmente da Pietro Colonna, il quale dopo averlo fatto condurre a Palestrina e caricare di percosse, lo calò in una cisterna, dalla quale fu estratto da un suo parente, detto Giovanni della Ce- trella. Passato dappoi a Roma , il Sommo Pontefice Pasquale II, a premio delle sue virtìi , fregiol- lo della porpora Cardinalizia, col- la diaconia di sant' Angelo, dal- la quale in appresso passò nell'ordi- ne dei Cardinali preti col titolo di s. Grisogono, e, nel 1 1 1 o, dal me- desimo Pasquale II, fu eletto vescovo della sua patria. Pervenuto alla sua chiesa, si diede, da forte e zelante, ad estirpare segnatamente il vizio della simonia, l'abbominevole incon- tinenza del clero, ed a voler a tut- t'uomo la riforma della diocesi. Nutriva egli la più tenera com- passione verso i poveri, specialmen- te vergognosi, ai quali era prodigo di beneficenze, ricovrandoli nella pro- pria casa e servendo a loro colle proprie mani. Vide la consacrazione solenne della chiesa di s. Agapito di Palestrina, fatta dal sullodato Pon- tefice, nell'anno decimoquarto del suo Pontificato. Da ultimo dopo di es- sere stato per ben otto volte cac- ciato dalla propria chiesa, di aver solTerlo assai per la giustizia e per BER la l'eligione, di essere stato a rischiò di perder più volte la vita , mori della morte preziosa dei giusti li 3 novembre del ii3o, in età di cin- quanta anni, nel giorno, che aveva preveduto per lume superno. Gran- de era il concetto, che avcasi di sua santità, poiché spirava dal sepol- cro di lui soavissimo odore, e a sua intercessione si compiacque Iddio o- perare parecchi miracoli. Dalla chie- sa di s. Savina, in cui riposava, fu trasferito in Piscina in un tempio a lui dedicato. BERARDO di Carbio (s.), mar- tire del secolo XIII, trasse i natali a Carbio, o Corba nell' Umbria. S. Francesco d' Assisi, ammirando le virtù di lui, spedillo insieme ad al- tri cinque religiosi nella Spagna, a spargere la luce del vangelo ai mo- ri, seguaci di Maometto. Il capo di questa missione era un certo Vita- le; ma siccome questi non potè prò seguire il viaggio per infermità, gli fu sostituito Berardo, che recossi in Siviglia co' suoi quattro compagni. Questi zelanti missionarii entrarono tosto in una moschea, e vi predi- carono Gesù Cristo; né contenti di ciò, s' incamminarono alla reggia, e presentatisi al re, studiaronsi di con- vincerlo de' suoi errori, affinché ab- bracciasse il cristianesimo. Costui, montato sulle furie, comandò che fossero rinchiusi in tetra prigione, ed allora soltanto li rimise in liber- tà, quand' ebbe inteso, ch'essi bra- mavano di far vela per 1' Africa. Ar- rivati a Marocco, predicarono Gesù Cristo alla presenza del re, e di nume- roso popolo raccolto nella pubblica piazza, e perciò vennero chiusi in oscura carceie per ordine dello stes- so re Moramamolino, che volea la- sciarli perire di fame e di miseria. Se non che, avendo egli inteso che BER dopo tre settimane di digiuno an- cora viveano, li consegnò ai cristia- ni , concedendo ad essi di farli ri- toinare in Ispagna. Lo zelo per al- tro di questi missionarii non tardò a manifestarsi nuovamente, imperoc- ché, nulla curando i più atroci tor- menti e la morte, continuarono a pre- dicare il vangelo. Il re fortemente sde- gnato, mise in opra ogni maniera di promesse e di minaccie per distorli dal loro santo proposito; ma non ve- nendogli fatto di conseguire quanto bramava, egli stesso troncò la testa a sì invitti eroi della fede, e, ridotti a brani i loro cadaveri, li fece get- tar nelle cloache, affinchè divenissero pasto degli uccelli e de'cani. 11 prin- cipe però di Portogallo, d. Fedro, figlio del re Sancio I, fece raccogliere que' pezzi di cadaveri, e ripostili in casse di argento, li portò seco in Ispagna, e li depose a Coimbra, nella chiesa dei canonici regolari di s. Cro- ce. Dio illustrò coi miracoli queste sante reliquie, e da es.se s. Antonio di Padova fu preso dal più vivo deside- rio d' incontrare il martirio. Final- mente il Sommo Pontefice Sisto IV, nel i/\.Si ai 7 di agosto, innalzò air onore degli altari s. Berardo , in uno agli altri suoi compagni, in- trepidi difensori della fede, BERA.RDO Diacono Cardinale. Berardo nacque nel termine del se- colo undecimo. Fu creato diacono Cardinale della S. R. C. da Lucio li, nella seconda promozione, fatta a Roma nelle tempora dell'Avven- to del II 44- ^i ^"i sappiamo sol- tanto, che sottoscrisse alle bolle di Lucio li e di Eugenio III. BERARDO Berardo, Cardinale. Berardo Berardo nacque nel prin- cipio del secolo undecimo , e fu decorato della dignità Cardinalizia , colla diaconia di s. JNicolò in Car- VOL. V. BER 129 cere, nella quinta promozione fatta da Alessandro HI nel dicembre del 1178. Qua.si niente sappiamo di lui, salvo che sottoscrisse parec- chie bolle di Alessandro III, e chei mori nel principio del Pontificato di Lucio 111, ai comizii del quale intervenne. BERAULT Bercastel Antonio Enrico, nacque nell' incominciare del secolo XVIII, nel paese di Messin. Fu prima gesuita, poscia curato di Omeville, nella diocesi di Rouen, fi- nalmente canonico di Noyon, e mo- rì durante la rivoluzione francese. Fattosi conoscere per alcuni poemet- ti , e per un poema intitolato : la Terra promessa^ che male fu ac- colto, per la bizzarra mescolanza del profano col sacro, e che ben pre- sto cadde nell'obblio, trovò inve- ce più nobile campo nella compo- sizione di una Storia ecclesiasiicaj che condusse sino a' suoi giorni , della quale si fecero più edizioni in Francia ed in Italia. Non ha es- sa la gravità di quella di Fleury, ne ha la spiegazione dei fatti, e gli istruttivi ristretti, che diedero sì gran fama all'opera del suo predecessore, comunque macchiata di avanzate opinioni. Tuttavolta il rapido stile di Bercastel, e la vivacità delle sue descrizioni insieme ad una rettitudine di principii, resero la sua storia più comune, e più Ietta di quella di Fleury medesimo. BERCARIO ( s. ) , primo ab^ bate di Hautvilliers nella Sciam- pagna^ trasse i natali da una delle più antiche e nobili famiglie del- l'Aquitania, verso l'anno 636. San Nivardo, vescovo di Reims, si prese cura dell' educazione di questo gio-* vane, e lo affidò a s. Nemacle, il quale informollo alla pietà ed alle scienze. Conosciuta la vanità del 9 j3o ber mondo, Bercario si determinò di rinunziarvi , per ritirarsi nel moni- stero di Luxeuil nella Borgogna. Il superiore di quella comunità era s. Valberto, il quale restò sorpreso dalla più alta meraviglia nell' osser- vare i progressi, che il novello reli- gioso facea nell'evangelica perfezio- ne. Dopo qualche anno, Bercario ritornò a Reims, ed indusse il ve- scovo s. Nivardo a fondare il moni- stero di Hautvilliers, del quale po- scia fu fatto superiore. In seguito innalzò dalle fondamenta due altri monisteri nella foresta di Der, nella diocesi di Chàlons sulla Marna, l'uno dei quali era pegli uomini, l'altro per le donne. Poco dopo intraprese un pellegrinaggio a Ro- ma ed a Gerusalemme, ritornato dal quale, arricchì di reliquie i due conventi da lui fondati . A quel- lo destinato pei religiosi, ove fermò la sua residenza _, fece dono di molte terre, ereditate da' suoi parenti ; e con molta saggezza e sollecitudine ne tenne il governo per più di venti anni. Ma lo zelo, onde avvampava per la salute delle anime, lo rese vittima dell* altrui malvagità. Un certo monaco, chiamato Daguino, indispettito contro di lui per essere stato corretto di una mancanza, gli entrò di notte tempo in camera, e Io ferì con un coltello. Fu addo- mandato Bercario qual gastigo si dovesse dare al colpevole; ed egli rispose, che sarebbe morto contento, se il reo avesse espiato la sua colpa eolia penitenza, e con un divoto pelle- gi'inaggio a Roma. Dopo due giorni di patimenti, il santo morì ai 27 o 28 marzo dell'anno 696. I mar- tirologi però ne fanno menzione nel giorno 16 ottobre. BERCORIO Pietro, scrittore del secolo XIV, trasse i natali a s. Pie- BER tro di Camino. Cres,ciuto cogli anni, abbracciò la regola di s. Benedetto, e per le sue rare virtù, si rese degno di ve- nir eletto priore del monistero di s. Eloi in Parigi , ove poscia si sta- bilirono i barnabiti. È autore di un dizionario morale di tutta la Bibbia, scritto in latino, e del Reduttorio morale della stessa Bibbia, in cui riferisce tutte le storie della santa Scrittura secondo il senso morale. Terminò il Bercorio di vivere nel i362. Le opere di lui furono più volte stampate in tre volumi in foglio. BEREA,oBERIA. Città vescovile nella diocesi di Caldea, diversa da Berrheaj Berrhoca^ o Berrea di Siria, o di Aleppo. È forse il castello di questo nome presso Marda in Me- sopotamia, ove eravi un monistero di giacobiti. Un vescovo di questa diocesi intervenne all'elezione e pro- mozione di Elia I , il Callo li co, come riporta la Biblioteca orientale t. II, pag. 221. BERENGARTANI. Eretici, seguaci di Berengario, arcidiacono di Arles, e maestro di scuola in Tours. Verso il 1047, costui spacciò dottrine er- ronee , e negò la presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia. Condan- nato pertanto dal Sommo Ponte- fice, ritrattò i suoi errori; ma di nuovo vi ricadde, e narrasi anzi che tre volte facesse la professione di fede, e tre volte mancasse alle promesse. Egli esaltava Giovanni Scoto Erigena, che si crede essere sta- to il primo a negare la presenza reale di Cristo nel sacramento del- l'Eucaristia. Tanta poi fu la perfi- dia di Berengario nel propagare questa eresia , che volgarmente si stima averla egli inventata. Gran rumore eccitò tale dottiìna ; fu por- tata a Roma una delle lettere da BER Ini scritte a Lanfranco, nella quale difendeva la sua opinione, e letta nel concilio adunato da Leone IX, nel io5o, fu Berengario scomuni- cato, e condannata la sua eresia. Berengario di ciò informato, si ri- tirò nella badia di Preaux, e pro- curò di trarre al proprio partito Guglielmo duca di Normandia; ma quel principe adunò i vescovi della provincia, e Berengario fu da es- si condannato. Ne diversamente il trattarono tutti i concilii, ai quali fu denunziato, cioè di Vercelli, di Tours e di Parigi. A Tours recossi egli medesimo, ed abiurò il suo er- rore, ma bentosto ebbe la disgra- zia di ricadérvi. Nicolò II adunò un concilio, in cui Berengario difese le sue opinio- ni; ma convinto da Abbone e da Lanfranco, abiurò di nuovo il suo errore, er' abbruciò i suoi sciitti. Pareva .lora sincera la ritrattazio- ne ; n.- V non appena tornava in Francia, che protestò contro la fatta ritrattazione, la dichiarò forzata e quindi continuò ad insegnare il suo errore. Finalmente Gregorio "VII tenne un altro concilio a Roma nel 1079, ^^^ quale Berengario confessò e condannò ancora la propria dottri- na. Il Papa lo trattò con amorevolez- za , e scrisse in favore di lui all'arci- vescovo di Angers. Dopo quel conci- lio Berengario si ritirò nell' isola di s. Cosmo presso la città di Tours, ed ivi morì nel principio dell' anno 1088. F. Fabricio in Bibliolh. Grae- ca voi. XL p. 58 1, e Mabillon, Observationes de multiplici Beren- garii damnati one, Jidei professione, et relapsUj deque ej'iis poeni lentia, in Analeclis p. 5i3. Non mancano scrittori , i quali parlino delia con- versione di Berengaiio, e narrino aver lui lasciata fama di santità nel mo- BER i3i rire. Nondimeno né quella conversio- ne, né le sue solenni ritrattazioni im- pedirono a molti de' suoi seguaci di perseverare negli errori del loro maestro, e di divenire i precursori dei luterani e dei calvinisti nelle proprie opinioni intorno l' Eucari- stia. Costoro assai fecero conto della costanza di tale opinione dal IX secolo sino a quello della riforma, quasi in essa ci fosse la perpetuità richiesta dalla dottrina della vera Chiesa. Ma i protestanti doveano scorgere, che gU errori di alcuni settarii oscuri, i quali perpetuano gli errori in odio a tutti i fedeli, senza aver chiesa, ministero e giurisdi- zione, non sono dottrine perpetue come dottrina cattolica. Oltre di che, la varietà delle opinioni tenute dai Berengariani anche nello stesso errore del loro maestro, mosti^a qvianto falso era il principio sul quale stavano appoggiati. Gli errori di questi eretici furono in seguito a- dottati da Pietro di Brus, da Enrico di Tolosa, da Arnaldo di Brescia, dagli Albigesi, da Almanco di Chartres, e molto tempo dopo da Wiclefo, dai Lollardi, dai Taborini; finalmente da Carlostadio, da Zuinglio, da Calvino e Lutero, che seguitò l'errore di Be- rengario, e che sostenne l'impana- zione. BERENGOSO o BEREGOSIO, abbate di s. Massimino les-Trevés, nel secolo XV , compose tre libri delle lodi e delV invenzione della s. Croce, uno del mistero del legno in cui fn sospeso il Redentore, e della lu- ce visibile ed invisibile, di cui me- ritarono essere illuminali gli anti- chi padri, cinque sermoni sui mar- tiri, sui confessori, sulla dedicazio' ne delle chiese e sul rispetto dovu^ to alle reliquie. Tutte queste opere sono stampate a Colonia, e si trova- i32 BER tìo nella Biblioteca dei padri t. XII, p. 349. ^. Bellarm. De script, eccles. Posse vi no in ^pp., Cave Le Min; in Auct. etc. BERENICE o Barnica. Città ve- scovile, sino dal IV secolo, della Li- bia Pentapoli , nel patriarcato di Alessandria, nell'Africa, che secondo Tolomeo, portava il nome Esperi- di, Ilespcridcs. Ora non è piti che un villaggio del regno di Tunisi , chiamato Barnecn^ Bernichy o Be- ric. Narra Procopio, che l'imperato- re Giustiniano nel VI secolo riedi- ficò Berenice dalle fondamenta. BERGAMO (Bergomen.). Città con residenza vescovile nel regno Lombardo Veneto. Essa è edificata a guisa d'anfiteatro su piccole col- line, alle cui falde si trovano vasti sfobborghi, con cui più volte fu am- pliata, ed è isolata da' fiumi Serio e Brembo , che le scorrono ai lati. Bergamo è una delle tre celebri an- tichissime città degli orobii ^ de' qua- li spensero ogni memoria i galli ce- nomani, che discacciandoli, ampliaro- no Bergamo verso l'anno 170 di Ro- ma, e la resero inespugnabile. Espulsi poi anche i cenomani dai consoli romani Cornelio e Fulvio, divenne splendido municipio romano, indi cadde sotto il dominio di Attila, de- gli eruli, e degli ostrogoti, come il resto d'Italia. Ricuperata da Giusti- niano, nel VI secolo, fu invasa e posseduta da* longol>ardi col titolo di ducato; ma si goveraò quasi sem- pre colle proprie leggi, da Teodori- co sino a Carlo Magno, nel qual tempo trovasi un duca di Bergamo col nome di Lupo. I francesi vi posero de' conti, ma successi nel- l'impero dell'Italia i nazionali, Ar- nolfo, che divenne impei-atore nel- V 838, dopo la morte di Ambrogio conte di Bergamo, sottopose alla BER signoria del proprio vescovo la cit- tà ed il territorio ; locchè venne confermato da vai'ii imperatori, per cui i vescovi di Bergamo ritennero in appresso il titolo di conti, quan- tunque spogliati d'ogni secolare giu- risdizione. Al tempo di Ottone I // Grande, del 936, il quale, contento del solo giuramento di fedeltà e di un tributo, lasciò quasi libere tutte le città di Lombardia , in Berga- mo s'introdussero i consigli, le leg- gi, ed i magistrati nazionali , comin- ciando ad avere aspetto di repubblica nella fine del X secolo. Dovette rice- vere in seguito vicarii, pretori, ed altri ufficiali imperiali, per sottrai- si dal dispotismo de' quali fu Ber- gamo una delle prime ad organiz- zare la lega lombarda . Esaltato Rodolfo d'Absburg all'impero, nel- l'anno 1286, mediante un tributo, venne di nuovo liberata la città, che tornò a governarsi con forme de- mocratiche, ma sempre in preda al- le fazioni de' guelfi e ghibellini ; onde stanca da tante agitazioni, nel i33o, si die' spontaneamente a Gio- vanni conte di Luxemburgo re di Boemia e Polonia, che in persona ne prese possesso, e vi stabili alcu- ne leggi. Partito egli appena, i Vi- sconti , e i Turriani a vicenda oc- cuparono la città, ma prevalendo i primi, e poi i Suardi, uno di que- sti la vendette a Pandolfo Mala te- sta, il quale la governò con mode- razione e dolcezza, finche i Viscon- ti la riconquistarono . Accesasi la guerra fra loro ed i veneziani, ri- solvettero gli abitanti di Bergamo con volontaria dedizione di sotto- mettersi ai secondi, consegnando le chiavi della città) nel giorno 16 maggio 1428, a Nicolò Contarini speditovi dalla repubblica veneta col titolo di provveditore. BER Nella famosa lega di Cambray, la città di Bergamo apri le porte al- l'esercito di Lodovico XII re di Fran- cia, dopo la battaglia di Agnadel combattuta a' i4 maggio iSop; ma dipoi, nel i5i6j ritornò sotto il do- minio veneto, a cui rimase sempre fedele, finche, nel 1796, se ne im- padronirono i francesi repubblicani. Allontanati essi però, nel 1799, da- gli austriaci , tornò in potere dei francesi, e nell'organizzazione del re- gno italico, divenne il capo-luogo del dipartimento del Serio, finche, nel i8i4j passò sotto la dominazio- ne austriaca , e divenne una delle nove città regie provinciali del re- gno lombardo veneto, e capo luogo della provincia del suo nome. Vuoisi che Bergamo sia stata con- vertita al cristianesimo dall'apostolo s. Barnaba, il quale predicandovi il vangelo con Agatone e Cajo suoi discepoli, ordinò jVarno, uno degli abitanti della convertita città. Anti- camente Bergamo avea due chiese cattedrali. La prima era dedicata al protettore s. Alessandro, tribuno del- la legione tebana e martire, arric- chita di privilegi da Grimoaldo (che ascese il trono de' longobardi nel 722, da Carlo Magno, e da' suoi successori. L'altra era posta in mez- zo alla città, ed altre volte fu de- dicata a s. Agnese vergine e mar- tire, poi a s. Vincenzo martire. Era essa stata fornita da Adelberto d'un capitolo e di canonici. Queste due cattedrali sussistettero fino al i56i, in cui i veneziani distrussero la pri- ma, perchè impediva la continua- zione delle fortificazioni, e riuniro- no i canonici di essa al capitolo delia cattedrale di s. Vincenzo, che allora assunse il nome della demo- lita cblesa di s. Alessandro , peroc- ché il coi-po di quel santo vi fu BER i33 trasferito. Maestoso è questo tem- pio architettato da Carlo Fonta- na, con bella cupola e pitture. Il capitolo si componeva di tre digni- tarii, cioè l'arcidiacono , il preposto e l'arciprete, con molti canonici pri- vilegiati della cappa violacea, del pri- micerio , eletto dal capitolo; ed un canonico era prefetto del coro. Le altre dignità di teologo, penitenzie- re, cantore e tesoriere, sceglievansi dal corpo de' canonici , oltre i quali vi erano pure due coristi, undici cap- pellani, e diversi altri beneficiati. La basilica di s. Maria Maggiore ridon- da di aurei ornati, di bassi rilievi , e di pregevoli dipinti, ammirando- visi il classico monumento, che rac- chiude le ceneri di Bartolomeo Col- leoni, generale veneto del secolo XV, che fu il primo a far uso di can- noni di campagna. Oltre il pubbli- co liceo e l'ecclesiastico seminario, ha Bergamo vm scientifico ateneo , un'accademia di belle arti fondata da Giacomo Carrara , un copioso museo ed una scelta biblioteca. La diocesi di Bergamo è ora suffraga- nea a quella di Milano. Fra gì' istituti di beneficenza , si noverano il vasto spedale, il mon- te di pietà, l'orfanotrofio, e più ca- se di ricovero. In Roma i Bergama- schi hanno la chiesa e l'ospedale dei ss. Bartolomeo ed Alessandro, in piaz- za Colonna, governata dall'arcicon- fraternita di tal denominazione. Pri- ma portava il titolo de' ss. Vincenzo ed Alessandro; ma dopo il i56o cangiarono s. Vincenzo con s. Bar- tolomeo, apostolo della nazione. E- ressero quella confraternita col conti- guo ospedale per gl'infermi nazionali, che volessero profittarne, ed hanno un Cardinale per protettore. Fu ge- neroso benefattore di questo pio hio- go, Flaminio Cerasoli bergamasco, 434 ^ER canonico della basilica liberiana, sti- mato da diversi Pontefici, per le sue segnalate virtù. V. Piazza Opere Pie di Roma p. 129. Bergamo con ragione si vanta di essere la patria di molti uomini grandi ed insigni in virtù, lettere, scienze ed armi , e di aver dato al sacro collegio Cardinalizio i seguen- ti soggetti : Guglielmo de Longhi ^ famoso giureconsulto, creato Cardi- nale, nel 1294, da s. Celestino V; Giangirolamo Albani, celebre giu- reconsulto , innalzato a tal dignità da s. Pio V nel 1570 {V. Albani famiglia); Giuseppe Alessandro Fu- rietlij scrittore erudito, ed esimio legale, promosso, nel 1759, da Cle- mente XIII. Questo Pontefice, nel 1 763, elevò eziandio alla porpora An- drea Negronì, oriondo bergamasco, che, nel 1775, dalla Francia, e dalla Spagna fu desiderato Papa. Fran- cesco Carrara fu creato, nel 1786, da Pio VI, ed Angelo Mai, celebre per alcune opere, dal regnante Pon- tefice fu riservato in petto nel con- cistoro de' 19 maggio 1837, e pub- blicato in quello de' 12 febbraio i838, col titolo presbiterale di s. A- nastasia. BERGANTINI Giovanni Pietro, scrittore del secolo XVIII, nacque a Venezia nel i685. Recatosi a Bolo- gna, si applicò con molto impegno allo studio sotto la direzione de'ge- suiti; poscia fece ritorno in patria ove apprese il diritto canonico e civile, e ne ottenne la laurea, nel- r anno 1706. Si diede allora a fre- quentare il foro, ma sentendosi chia- mato da Dio alla vita religiosa, ab- bracciò r istituto de' teatini , presso i quali fece professione nel 1 7 1 1 . Quindi dedicossi alla predicazione, e dopo qualche anno si recò a Roma per comando del generale del suo BER Ordine , che lo fece segretario. Nel 1726 fece ritorno in Venezia, ove si diede allo studio degli antichi scrittori, e dei moderni, e tiadus- se in versi itaUani alcune opere la- tine. Le opere del Bergantini sono le seguenti : i ''. // Falconiere di Ja- copo Augusto Tuano ec. coli' uccel- latura a vischio di Pietro Anglio Bargeo, due poemi tradotti; 2''. Del- la possessione di campagna del p. Jacopo Vaniero, traduzione dal la- tino. 3.° Altri poemi tradotti, e fra gli altri Tanti -Lucrezio del Cardinal di Polignac. 4*° Diverse opere sul- la lingua toscana , fra le quali un Dizionario^ nel quale aggiungeva ai termini ed alle allocuzioni contenu- te in quello della Crusca, gran nu- mero di altre voci, convalidate daK l'autorità de'più celebri scrittori. Di quest' opera si pubblicò soltanto un volume. Quest' autore compose altri scritti, i quali non videro mai la pubblica luce. BERGHEMSTAT o BARTAM- STED. Luogo in Inghilterra, in cui, nell'anno 696 o 698 , si cele- brò un concilio sulla disciplina ec- clesiastica. BERI. Città vescovile della dio* cesi dell'Armenia maggiore, sogget- ta alla sede cattolica di Sis. BERILLO. Eretico. Era egh ve- scovo di Bostres nell' Arabia ; ma dopo aver governata la sua chiesa con molta riputazione, circa il prin- cipio del III secolo, cadde nell'er- rore d' insegnare che Gesù Cristo non aveva esistito prima dell'incar- nazione, né aveva cominciato ad es- ser Dio, se non nel seno della Ver- gine. Di più diceva, che Gesù Cri- sto non era stato Dio, se non per- chè il Padre stanziava in lui come nei profeti. A dissuaderlo da unsi tale eresia^ che rinnovava quella (fi BER Aitemone, fu impegnato Origene. Egli si recò a Bostes, e compreso- ne 1' errore, glielo confutò con quel- la dolcezza che vince , per cui Be- rillo convinto, abbandonò sul fatto r error suo. Quel che abbiamo di Berillo può leggersi in Niceforo lib. XV cap. 2 2, in s. Girolamo Catal. degli Scrittori Eccles. BERINOPOLI o VERINOPOLI. Città vescovile della provincia di Licaonia, nella diocesi d' Asia, sotto la metropoli d' Iconio. Comman- ville la chiama anche Santa Cro- ce, la dice fondata nel VI secolo, ed asserisce ch'è sottoposta ad An- cira. BERISSA o VERISSA. Città ve- scovile della prima Armenia, nella diocesi di Ponto. BERISSO. Città vescovile della prima Armenia, sotto la metropoli di Sebaste, chiamata anche Ceris- so, o Merisso, Vuoisi fondata nel quinto secolo. BERITO (Beriten.), Berytus , Bi-yrouth, o Barato. Città arcive- scovile in partibiis, senza suffraga- ne, nella prima Fenicia marittima, diocesi d'Antiochia, sotto la metro- poli di Tiro, provincia di Siria, sulla costa del Mediterraneo, fra Tripoli e Sidone, di cui in origine fu colonia. Essa è la scala della par- te centrale della Siria, ed il punto pel quale principalmente la città di Damasco, deposito del commercio fra r Kuropa e V Asia, fa le sue spedizioni, e riceve le merci; ed ivi vuoisi che si facesse l'invenzione del vetro. Berito, che pure si cliiama Be- ryle, Bairuth, Beritlie, a Beroe, dal- la parola fenicia Ber (pozzi), a ciigione dell'abbondanza delle sue acque, e, secondo altri, da Beruti, che significa fòrza, aveva un buon BER i35 porto, ed era situata in terreno de- lizioso. I re di Egitto furono pa- droni di questa città, che passò poi sotto il dominio de' re di Siria per la conquista fatta di questa pro- vincia da Antioco il Grande. Restò soggetta a' suoi successori sino a Diodoto detto Trifone // Tiranno, che interamente la distrusse, i4o anni avanti l'era cristiana. I roma- ni, dopo la conquista della Siria, la riedificarono nelle vicinanze, e vi spedirono due legioni a presidio, condotte da Agrippa, che sontuosa- mente l'adornò. Alle epoche romar ne il suo nome era Felix Julia, e divenuta colonia romana al tem- po di Augusto godette eziandio del- l'itahco diritto, e fu una delle tre città, ove pubblicamente, come Ro- ma e Costantinopoh, s'insegnava la giurisprudenza. Andò soggetta ad incendii, inondazioni e terremoti. Rovinata Berito, nel 566, da uu terremoto, fu riedificata nell' impe- ro di Giustiniano I, e non molto dopo, ad onta che sostenesse lun- go assedio, cadde in potere de' Sara- ceni.Quindi fu ripresa da Baldovino I, re di Gerusalemme, mediante l' aiu- to di navi genovesi, nell'aprile del Ilio, ovvero a' 27 aprile 1 1 1 1, ed ivi si stabilirono allora signori parti- colari, secondo che riferisce 1' Oriens Christ. Qualche tempo dopo Gau- tier cambiò questa città col re di Gerusalemme per la Blanchegarde, e Baldovino III vi terminò i suoi giorni nel 1 162. Essa era allora molto importante; ma ripresa dagli infedeli, dopo la distruzione del re- gno di Gerusalemme operata nel 1187 da Saladino re di Soria, in- teramente decadde, né piò, come al- tre volte, la frequentarono i navi- ganti europei. Berito ebbe poscia nuovi padro- i36 BER ni, e divenne finalmente sede dell' Emir Fakr-Eddyn, principe dei Diasi j che vi perì avanti la metà del secolo XVII difendendo i suoi stati contro il formidabile Amm'at- te IV. Da quell'epoca in poi, Beri- to fece sempre parte dell' impero ottomano. A' giorni nostri il viceré d'Egitto Mehemet-Ari s' impadronì della Siria. Ma dichiaratagli la guer- ra dal regnante imperatore ottomano Abdul-Megid il suo esercito in unione a quello delle potenze alleate, non ha guari bombardò e prese la cit- thj la quale ritornò al dominio del suo signore. Impossessatosene però di nuovo Soliman pascià pel viceré , le valorose truppe degli alleati la ricuperarono ancora al sultano ot- tomano. Nel IV secolo divenne Berito sede vescovile, ed in seguito Teodosio // Giovane, fiorito nel 4oB, eresse il suo vescovato in metropoli , sen- za giurisdizione, giacche dipendeva dal patriarcato Antiocheno, e dalla metropoli di Tiro. Tuttavolta il ve- scovo a cui Teodosio donò Berito, con pregiudizio di Tiro pretese esserne il metropolitano, e nel 44^ ^^ si tenne un concilio. Eustazio, vescovo di Berito^ riprovando le ordinazioni, che Fozio metropolita di Tiro avea in alcune delle sei città eseguite, ottenne da un concilio, convocato appositamen- te in Costantinopoli, che Fozio ver- rebbe scomunicato, e che sarebbo- no ritornati al semplice grado di preti i vescovi da lui ordinati. Però il concilio di Calcedonia non volle spingere le cose tant' oltre, ed il ve- scovo di Berito non ebbe più che il titolo di metropolitano ono- rario. Gli ultimi suoi arcivescovi in partibus di Berito sono: il Caidinal Fabrizio Sceberas-Testaferrala, odier- BER no vescovo di Sinigaglia, a cui venne da Pio VII traslato a' 6 aprile 1818, il Cardinal Luigi Lambruschini at- tuale segretario di Stato già tras- latato dall' arcivescovato di Geno- va da Pio Vili a 5 luglio i83o e rimasto arcivescovo di Berito sino a'3o settembre i83i, in cui il re- gnante Pontefice innalzollo alla por- pora; il Cardinale Gabriele della Gen ga S ermattei, ni pò te di Leone XI 1 , che fatto arcivescovo di Berito dal medesimo Gregorio XVI, a' 29 luglio 1833, cessò di esserlo quando ai 23 giugno venne promosso alla chie- sa di Ferrara, che ora regge; e finalmente il presente nunzio di Napoli monsignor Camillo di Pieti'O l'omauo, preconizzato nel concistoro degU 8 luglio 1839. In Berito vi ha un convento con piccola chiesa, e fuori della città ve- desi una grotta venerata anche dai turchi, perchè si ha dalla tradizione, che san Giorgio vi uccidesse un drago. Quanto alla missione di Berito unita provvisoriamente ad Aleppo, nel i83o, fu essa data ai padri cap- puccini sotto un medesimo pre- fetto , con residenza di questo in Berito, nel convento degli stes- si cappuccini , ove vi è annessa una chiesa. In Diarbekir esiste un ospizio proprio della missione di A- leppo, e negli altri ospizii dipen- denti da questa missione, vi sono pure i detti religiosi; ma i minori osservanti di Terra Santa esercitano i diritti parrocchiali. Appartengono alla detta missione, gli ospizii di Damasco , di Sima , di Monte Li- bano, ed in Gazar evvi una chie- sa e convento, i religiosi del qua- le vengono considerati come par- rocchie degli europei . Una vol- ta la missione di Aleppo aveva o- BER spizii anche in Cairo, in Ispahan, in Tauris, nella Persia, in Lamica, in Nicosia e in Cipro. Allorché i mis- sionarii erano cappuccini francesi, la missione avea procuratori in Parigi, in Costantinopoli e in Roma. Alla prefettura di Berito, secondo l'ordi- ne de' consoli europei, i bastimenti che vi approdano, debbono lasciar un sussidio a vantaggio della mis- sione. Finalmente, in Berito, i gre- ci , i sirii e i maroniti ebbero tal- volta i loro vescovi. BERITO, Berytus, Berytis. Cit- tà vescovile dell'Asia minore nel- la Fenicia, ovvero nella Troade, se- condo Stefano di Bisanzio, diocesi de' maroniti, e porto di mare. Stra- bone vuole, che Trifone la distrug- gesse, e che i romani la rifabbri- cassero, ponendovi due legioni. Pli- nio la chiama Colonia, ed avvi una medaglia in cui si legge Col. Jul. Aug. fel. Ber, per cui non sarebbe difiicile che questa fosse la Berito, che prese il nome di Felix Julia, piuttostochè la precedente. Essa è di diritto italico egualmente che Troade e Durazzo, ed ebbe scuola rinomata tanto per le arti che per le scienze. È ancora popolatissima. I cattolici vi hanno un vescovo ma- ronita , e gli scismatici un vescovo greco ; e sebbene non se ne cono- sca veruno degli antichi , pure il dotto maronita Assemanni ricorda certo Gioacchino arcivescovo di Be- rito, sull'autorità d'un mss. ch'e- gli opina essere del 1610 (/^, Ma- roniti). L'arcivescovo ha la sua sede nel monistero di san Giovanni de Chut^le , nella provincia di Maten. BERLINO (Berolinum) . Capi- tale della Prussia. Queste città resi- denza del monarca, capo luogo del- la provincia di BrandemburgO , è BER iSy posta in deliziosa situazione in riva al- lo Spree, che congiunto all'Havel, get- tasi nell'Elba, e comunica coU'Odér. Dividesi in cinque distretti, che no- mansi : Berlino propriamente detto, Colonia sullo Spree , Friederichswer- der, Neustadt , e Friederichstadt, e tutte portano il nome di città a te* nore de' privilegi del re Federico Guglielmo del 171 4, nella qual'epo- ca esse furono anche riunite. Viene inoltre ampliata Berlino da quattro vasti sobborghi chiamati Roenig , Spandaver , Stralever , e Luisien Vorstadt. Il nome di Berlino deriva dall'argine costruito sul fiume Spree, il quale anticamente si chiamò dai tedeschi Bar, o Berlin. I suoi fon- datori furono altresì quelli di Co- lonia, e fu edificata, nel ii63, dai coloni tedeschi , venuti dai Paesi Bassi e dal Reno, all'invito del margravio Alberto, detto VOrso. Di- venuta poco dopo la residenza dei margravi, ed arricchita di privilegii, per essersi ribellata, le fu tolta la sua costituzione primitiva quasi re- pubbUcana, dall' elettore Federico \. Se si eccettui la occupazione di Ber- lino, fatta dagli austriaci e dai russi nel 1760, e quella avvenuta per opera dei francesi, il giorno i5 ot>- tobre 1806, in conseguenza della battaglia di l&sa ( dai quali però fu presto rilasciata in forza del trattato di Tilsit), Berlino ne' suoi fasti non offre alcun grande avvenir- mento, meritando appena di essere ricordata la sorpresa fatta, nel 17^7, da un corpo volante austriaco, che entrò momentaneamente nel sob- borgo di Koepnick, dal quale ritras- se una contribuzione. Gli edifizii in generale, che de- corano Berlino, pongono questa cit- tà nel numero delle più belle d'Eu- ropa. Sono degni di particolare con- i38 BER siderazione il palazzo reale , il tea- tro, la cattedrale, la chiesa par- rocchiale principale , e quelle della guarnigione, di s. Nicola di s. Hedwig, come diremo, fabbricata con ispecial permissione, nel 1746, pei cattolici, sul modello di s. Maria della Ro- tonda di Roma. Berlino ha tutto- ciò, che può rendere sontuosa ed illustre una capitale di possente mo- narchia , famoso n' è l' arsenale , ed anzi uno de' piti belli del mondo. La rehgione dominante in Berli- no è la luterana, ma tutte le altre vi sono permesse: sonovi undici chie- se luterane,, sei riformate tedesche, quattro riformate francesi, una cat- tolica, ed una sinagoga. Nella stra- da Spandau evvi la bella chiesa del- la guarnigione consacrata nel 1722, ornata di ritratti di celebri generali, fra' quali de' marescialli Schewerin , Reilh e Winterfel . La principal chiesa luterana magnifica, ma senza proporzionata altezza, che fu dedicata nel 1750, contiene nel sotterraneo i sepolcri di molti individui della famiglia reale. Nel 1 66 r , Berlino avea circa set- tantamila abitanti, i quali nel i8o3 giunsero a più di centomila. Attual- mente ha raddoppiata la popolazione. Nel 18 18 vi si contavano settemila case, circa cento settantacinque mila protestanti, e più di quattromila cat- tolici, con tre mille sei cento novanta ebrei. Aveano i cattolici in Berlino una piccola cappella, ove solevano radu- narsi. L' angustia dell' edifizio però non permetteva, che le funzioni ec- clesiastiche fossero celebrate col decoro corrispondente alla santità de' nostri misteri . Nel regno di Federico II il Grande^, ricorsero a lui, percliè fosse loro permesso di costruire una decente cliiesa, ed il BER re non solo permise loro di fabbii^ carsi un magnifico tempio, ma anco di raccogliere a tal elVetto elemosi- ne in tutti i suoi stati , conferendo la sopraintendenza di ogni cosa ad un religioso carmelitano della congrega- zione di Mantova. Dal conte di Ha- te, tenente generale e gran caccia- tore, fu con molta solennità fatta la funzione di porre a nome di sua maestà prussiana la prima pietra di questa chiesa, la quale ricoperta da una lastra di rame, avea questa iscrizione: Super hanc petram cBdi- ficaho ecclesiam menni: sedente Bc' nedicto XIV Ponti fice opt. rnax.y regnante Friderico II Borussoruni regey ciijus concessione cedificandi templi romano-catholici Sanctce Hed- wigi principi dicati lapis angularis positus esty anno ij^jy die i3 nien- sis Junii. 11 marchese Belloni, agen- te in Roma del clero cattolico de- gli stati del re di Prussia, pubblicò a stampa, e distribuì al sacro Col- legio una lettera sottoscritta da sei primarii canonici, con cui supplicò il Papa a permettere in Roma , e nello stato ecclesiastico una colletta per la fabbrica di detta chiesa. Be- nedetto XIV, animato dal suo zelo pei vantaggi della religione cattoli- ca, nel medesimo anno, nel conci- storo de' 20 novembre, con un'ele- gante ed efficace allocuzione, esortò il sacro Collegio a sovvenire questi cattolici per la fabbrica della loro chiesa, ad esempio della primitiva Chiesa, nonché dei principi prussia- ni, i quali sempre aveano beneficati i missionari di Propaganda e i cat^ tolici, quantunque separati dalla loro comunione. Il medesimo Pontefice mandò let- tere circolari ai vescovi, e fece vìve raccomandazioni ai protettori degli Ordini regolari, eccitando tutti a BER concorrere con larghe elemosine ad un' opera tanto pia, e per attestato dello stesso re di Prussia, anche ne- cessaria. Questi inoltre vi avea con- tribuito per la spesa, avea assistito alla funzione della prima pietra git- tata ne' fondamenti, e data la real promessa, che non mai si sarebbe convertita in altro uso. Il Papa mal- grado le angustie del Pontificio era- rio, non piccola somma di danaro avea già mandato, per maggiormente eccitare i Cardinali col suo esempio ad opera così utile e gloriosa, ed infatti fecero rilevanti offerte i Car- dinali, distinguendosi fra essi Sin- zendorf e Quirini. Altrettanto pur fecero diversi vescovi, ed Ordini re- golari; né contento Benedetto XIV di que' primi sussidii pecuaiarii, altri ne aggiunse ulteriormente della sua borsa privata. Questo tratto di bene- ficenza, e di ecclesiastica carità, dice il Berr^stel t. XXXI, p. 208, non solo contribuì ad accelerare in Berlino Ta- vanzamento della fabbrica, ma più di tutto diede impulso a distruggere in un paese protestante l' ingiusto rim- provero, e l'invecchiato pregiudizio d* interesse , ed avarizia nei ministri , e ne' prelati della Chiesa Cattolica Romana. V. Prussia REorro. BERNARDI Arivaldo, Cardina- le^ nacque nel principio del secolo XIV in Montemaggiore nelle Gallie. Allorquando amministrava la chiesa di Monta uban nella Guienna, ed era patriarca titolare di Alessandria, fu creato Cardinale e camerlengo della S. R. C, da Urbano V, nel i368. Nell'anno appresso sottoscrìsse con altri Cardinali alla professione di fede emessa a Roma dall'imperatore Giovanni Paleologo, e poco dopo morì a Viterbo nel 1 369 . Quivi fu il Bernardi sepolto nella chiesa dei fiancescani. BER 189 BERNARDINI. Religiosi fondati da s. Roberto abbate benedettino di Molesme, nel 1098, e poi di Ci- tcaux, per cui i monaci furono chia- mati di Citeaux o Cistello. Profes- sano la regola di s. Benedetto colle consuetudini di Citeaux, e sono de- nominati Bernardini per esservisi aggregato s. Bernardo con tre fra- telli, il quale ampliò ed illustrò l'Or- dine, col fondare il secondo moni- stero di Chiaravalle. Usano veste bianca, collo scapolare nero, e fuori del chiostro portano una veste nera, ma in coro ne usano una bianca detta cocolla. In Francia si contavano cin- que abbazie di Bernardini. Vi sono pure le monache Bernardine, che professano la regola di s. Benedetto, e vestono a guisa de' Bernardini. V, ClSTERClENSI. BERNARDINO da Siena (s.), or- namento della francescana famiglia, trasse i natali a Massa verso la fine del secolo XIV, e chiamasi da Sie- na , perchè suo padre discendeva dalla famiglia Albizeschi, una del- le piti ragguardevoli della repub- blica di Siena. Non avea ancor toc- cato i sette anni, che la morte lo privò de'suoi genitori, dei quali sos- tenne le veci una sua zia, donna fornita di ogni sorta di virtù. II santo giovanetto corrispose assai be- ne alle premure di questa, e la con- solò colla sua modestia, colla umil- tà, colla dolcezza e colla pietà, di cui dava mai sempre le prove più. luminose. Nutriva ima tenera divo- zione verso la Vergine , ad onore della quale digiunava ognisabbato; e facendo sue le necessità de' pove- ri, non gli reggeva il cuore di li- cenziarli senza prestare ad essi un qualche soccoi'so. Dopo quattro an- ni, i suoi zii paterni lo chiamarono a Siena, e s'incaricarono di iài-lo i4o BER istituire nelle lettere amene e nelle scienze dai piii celebri professori di quella città. Le teologiche discipline furono quelle, che più piacevano a Bernardino, il quale soprattutto sen- tiasi portato allo studio della sacra Scrittura. Era appena giunto alla età di diciassette anni , quando « aggregò alla confraternita dei disci- plinati della Vergine, ed entrò nel- lo spedale della Scala aiSine di pre- stare agli ammalati ogni maniera di caritatevoli soccorsi. Non contento di condurre una vita tutta impie- gata nelle opere di carità, aspirava con molto ardore alla perfezione, e quindi riduceva in ischiavitù il suo corpo coi digiuni più rigorosi, col- le veglie , coir uso de' cilicii e di ogni sorta di austerità, nonché col- la continua mortificazione del pro- prio volere. Ma quanto fosse gran- de l'ardore della sua carità, allora si conobbe , quando la peste infierì nella città di Siena. Bernardino scel- se dodici persone, le quali concor- ressero con lui a prestare il loro servigio agi' infermi, e per ben quat- tro mesi si adoperò in si pietoso uffizio. Questa contagione non lo attaccò, ma tanto trovossi inde- bolito dalle fatiche, che fu obbli- gato a letto per quattro mesi, af- flitto da febbre. Riavutosi da tale malattia, s'impiegò a prestare aiuto ad una sua zia divenuta cieca , e dopo la morte di essa rilirossi in una casa di Siena , ove menava vita ritirata, e dedita alle pra- tiche di penitenza. Il primo tra i suoi desiderii era quello di cono- scere la volontà di Dio circa la scelta dello stato, ed a questo fine porgeva al dator d'ogni lume le più fervide preci. Il Signore gì' ispirò di abbracciare l' Ordine di s, France- sco, e Bernardino lieto ne implorò BER r abito dal superiore del convento della Colombiera , situato qualche miglio distante da Siena. In questo santo ritiro egli cresceva di giorno in giorno nella virtù, e tanto ama- va r umiltà , che andava contento qualora era villaneggiato e messo in canzone. Lo zelo per la salute delle anime lo divorava per modo, che era istancabile nella predicazio- ne della divina pargola, la quale produceva i più salutari eflfetti nel cuore de' suoi uditori. Chiunque pendeva dal suo labbro senti vasi cangiato da quel di prima; e l'a- more che dianzi riponeva nelle crea- ture, tutto lo dedicava a quel Gè* 8Ù, di cui Bernardino non pronun- ziava giammai il nome adorabile, senza sentirsi santamente commosso. Se non che ne' suoi nemici destossi ben presto lo spirito d' invidia, e lo accusarono colle più nere calunnie presso il Sommo Pontefice Marti- no V. Questi lo chiamò a sé, e gli proibì di spargere la divina parola. Ubbidì Bernardino al comando, e confidando, che il Signore sarebbe per manifestare la sua innocenza , non aperse bocca per giustificarsi. Né andò guari di tempo, che il Papa si avvide di essere stato in- gannato , e quindi non solo rivocò il comando fattogli di osservare per sempre il silenzio, ma eccitoUo ezian- dio ad accettare il vescovato di Sie- na. Il santo adoperossi , affinchè il Sommo Pontefice ne lo dispensasse; locchè fece anche iu appresso, quan- do Eugenio IV lo volea indurre ad occupare la sede vescovile di Fer- rara e di Urbino. I più distinti pei> sonaggi di quel tempo lo tenevano in grande estimazione, e l'impera- tore Sigismondo lo volle seco a Ro^ ma nella circostanza della sua inco- ronazione. L' umiltà però di Bernar- BER dino era tale, da indurre anche i più perfetti a farne le meraviglie. Nell'anno i438, fu eletto vicario generale del suo Ordine, e si stu- diò con tutto l'impegno ad intro- durre una riforma rigorosa nei fran- cescani della stretta osservanza in Italia. Finalmente mori in Aquila, città di Abruzzo, nel i4445 ^ dopo sei anni fu canonizzato da Nico- lò V. Opere di s. Bernardino da Siena. 1 . Quaresimale della religione cri- stiana. 2. Un altro quaresimale, intito- lato il vangelo eterno. 3. Due avventi, uno sulla beati- tudine, l'altro sulle ispirazioni. 4. Due quaresimali, il primo dei quali è intitolato: del combattimen- to spintuale, e l'altro Sera/ino^ con altri sermoni. 5. Un trattato sulla confessione. 6. Lo specchio de' peccatoli. 7. Un trattato sui precetti della regola dei frati minori. 8. Una lettera alle monache del suo Ordine in Italia. 9. Aspirazioni a Dio per tutti i giorni della settimana. 10. Un dialogo in prosa tra il mondo e la religione dinanzi al Pon- tefice. 1 1 . Un trattato in forma di dia- logo suir obbedienza. 12. Sermoni per alcune domeni- che dell'anno, per varie solennità di N. S. e dei santi. i3. Un commento sull'Apocalisse. Intorno ai due quaresimali, che por- tano il nome di Combattimento spi- rituale e Serafino, alcuni opinano che non sieno opera di san Ber- nardino. BER i4i BERNARDINO da Feltbe (b.), nacque a Feltre dall'illustre Simiglia de'Tomitani nell'anno i438. La feli- cità del suo ingegno ed il profìtto cui trasse dagli studii, erano tali, che i suoi genitori nutrivano la dolce speranza di vederlo ben presto occupare qual- che posto distinto. Ma un discorso udito in Padova, ove si era reca- to a compiere gli studii, gli fece prendere la nobile risoluzione di abbracciare la regola di s. France- sco. Un suo fratello ne seguì l'esem- pio, e tre sorelle determinarono di consecrarsi al servigio di Dio in uà chiostro. Bernardino avea molta at- titudine alla predicazione; ma la profonda sua umiltà non gli per- metteva, che si esercitasse in questo ministero. Cesse per altro al coman- do del suo confessore, e pieno di santo zelo, predicò le verità del vangelo con tanta energia, che pa- recchi abbandonarono la strada del- la perdizione, ed intrapresero un nuovo tenore di vita. Predicò alla presenza del Sommo Pontefice In- nocenzo YIII, e dei Cardinali, e le primarie città d'Italia si ascrivevano a vanto di ascoltarlo. L'ardore del- la sua caiità risplendette in varie circostanze, in cui si adoperò per liberare dalle oppressioni degli usu- rai intere famiglie. La sua prudenza e discrezione rifulsero negli anni specialmente^, in cui ottenne la cari- ca di guardiano e provinciale. Le altre virtù brillarono nelle varie circostanze di sua vita, che tutta impiegò nel procurare la gloria di Dio e la salute delle anime. Final- mente, nel giorno 28 settembre del i494j» compì la sua gloriosa carrie- ra, e la Santa Sede permise, che quelli del suo Ordine consecrassero questo giorno ad onorarne la me- moria. i42 BER BERNARDO (s.), primo abbate eli Tiron, fondatore di una nuova congregazione di benedettini, nacque verso il 1046 nel territorio di Ab- beville , soggetto alla provincia di Ponthieii. Giunto all' età di venti anni, egli rinunziò ai beni fugaci del mondo, per consecrarsi a Dio nel monistero di s. Cipriano o Ci- vrano, poco lungi da Poitiers. Quivi ei si distinse nella pratica di tutte le virtù, delle quali essendo per- venuta la fama nell'abbazia di s. Savino, que' religiosi lo elessero a loro superiore, quantunque non con- tasse che trenta anni. Nel iioo intervenne Bernardo ad un concilio celebrato in Poitiers, ove diede a conoscere la sua costanza col con- dannare lo scandalo cagionato dal re Filippo, rispetto a Bertrada, e le violenze del conte di Poitou. Poscia recossi a far le missioni nella Normandia, nelle quali ebbe a com- pagno il b. Roberto d' Arbriselles. Senonchè avendo il Sommo Ponte- fice Pasquale li emanata una bol- la, con cui dichiarava il monistero di s. Civrano soggetto a quello di Cluny, Bernardo si condusse a Ro- ma per ben due volte, affine di ottenere la rivocazione del Pontifìcio decreto. Sulle prime egli fu accolto dal Papa con rigore, ma poscia conosciuta la eminenza di sue vir- tù, non solamente prestò orecchio alle sue ragioni, ma voleva eziandio decorarlo della dignità Cardinalizia. Bernardo rinunziò a questo onore , e fece ritorno a Poitiers, da dove recossi prima a Chaussey, poscia a Sevigny, e da ultimo a Tiron. Qui- vi, nel 1109, eresse un monistero sopra un terreno, ricevuto in dono da Rotrou, conte del Percese e di Mortagne. Così ebbe origine una nuova congregazione di benedettini BER ch'ebbe il nome di Tiron, e che si diffuse miral)ilmente. Decorato del dono de'miracoU e delle profe^ zie, Bernardo fu chiamato a coglie- re la corona de' suoi meriti nel gior- no i4 aprile del ri 16. Quantun- que non sia stato canonizzato, il martirologio dei benedettini e quel- lo di Francia ne fanno onorevole menzione nel dì i4 aprile. BERNARDO (s.) illustrò la Chie^ sa nel secolo XI. Il castello di Fon- taines, poco distante da Digione, si vanta di avergli dato i natali nel- l'anno 1090, o nel seguente. I suoi genitori traevano origine da famiglie cospicue, e si segnalavano per la loro edificante condotta. Bernardo fino dai primi anni era talmente amante della virtù, e del raccogli- mento, che tutti ne faceano le più alte maraviglie, e lo riguardavano come un santo. I suoi progressi nel- lo studio erano pure superiori alla sua età, e chi lo ammaestrava ben si avvedeva, che un giorno avrebbe riportato la palma sopra i suoi coe- tanei. Giunto appena all'anno deci- mottavo, ebbe a piangere la perdita della sua tenera e virtuosa genitri- ce, ed a vedersi padrone di se stes- so. Le belle prerogative sì naturali che intellettuali, ond' era fregiato, gli procacciavano l'amore di tutti quel- li, che trattavano con esso lui, ma lo esponevano ancora a gravi peri- coli. Il saggio Bernardo se ne avvi- de, e decise di allontanarsi per sem- pre dal mondo. Egli voleva ritirarsi a Citeaux, ma trovandosi ancora perplesso, recossi a visitare i suoi fratelli, ch'erano col duca di Bor- gogna all' assedio del castello di Grnnsai. Non andò per altro guari di tempo, che Dio fece conoscere la sua volontà a questo umile ser- \'D, il quale dopo aver superato BER r opposizione, che sulle pnme gli fa^ cea la famiglia, stahiH di entrare nel convento di Citenux. I fratelli di lui, ed alcuni amici ne imitaro- no r esempio, posponendo la gloria mondana a quella di seguire la u- miltà della croce. Bernardo ed i suoi compagni, ch'erano in numero di trenta, non si recarono al luogo del loro ritiro che dopo sei mesi, imperocché tanti ne dovettero im- piegare a dar sesto ai loro affali. Nell'anno iii3, si presentarono al- l'abbate Stefano, il quale li accol- se con amorevolezza, e fu lieto di vedere tanti incliti personaggi, che ardevano del solo desiderio della propria santificazione. Bernardo spe- rava di morire interamente alla me- moria degli uomini, e si curava sol- tanto delle cose celesti. Finito l'anno di noviziato, fece la solenne profes- sione insieme coi compagni. Chiun- que fissava lo sguardo in lui , si avvedeva ben presto quanto fosse u- mile, e penitente. La povertà gli era cara oltie ogni credere, ma non avveniva giammai, che la con- fondesse col difetto contrario alla politezza. Le sue azioni erano una scuola continua di virtù, a chi ne era testimonio, e le parole, che gli uscivano di bocca, erano tanti dar- di, che infiammavano all'amore di Dio chiunque lo ascoltava. Intanto crescendo il numero dei religiosi, s. àStefano fondò alcuni monisteri, e conoscendo il merito singolare di Bernardo, gli diede incombenza di edificarne uno nelle terre, di cui Ugo conte di Troyes gli avea fatto dono. Quantunque il nostro santo Sì credesse inetto a tanta opera, ob- bedì al comando del suo superiore, e con dodici monaci prese la via di Chiaravalle. Quivi egli innalzò un convento, che in breve divenne BER 143 assai celebre pel numero de' religio- si, che ascendevano a cento e tren- ta. Ma le austerità di Beraardo, le quali non conoscevano limiti, lo fe- cero cadere in grave malattia. Il vescovo di Scialon, desiderando che questo illustre personaggio pensasse a governare la sua salute, recossi a Chiaravalle, e gli comandò di ob- bedire alle prescrizioni del medico, omettendo di osservare una regola, che per allora al suo stato non si addiceva. Dopo un anno di cura, si vide perfettamente guanto, e fu lieto di poter cominciare di nuovo le sue austerità. Quantunque però fosse severo con sé stesso, trattava con molta dolcezza i suoi religiosi, essendosi avveduto, che per lo in- nanzi avea usato con essi troppo rigore. Per la qual cosa ebbe il con- forto di essere spettatore delle più eroiche virtù esercitate nella sua ca- sa. Altri conventi furono stabiliti in quel tempo, i quaU seguivano le regole stabilite da Bernardo, che ne avea generale ispezione . La fama della sua santità si spargeva intanto per ogni dove, e molti celebri personaggi, dato un addio alle vanità del mondo, abbracciava- no la vita religiosa. Niente diremo dello zelo , onde avvampava per la salute delle anime , e predicava le celesti verità, né dell' umiltà che lo fece ricusare i vescovati di Langres e di Scialon , come anche gli arci- vescovati di Genova, Milano e Reims. Così pure passeremo sotto silenzio la piemura, che si diede pei poveri nel tempo, in cui infieriva una cru- dele carestia, nonché lo spirito di timore e di compunzione, che lo teneva mai sempre umile anche in mezzo agli applausi universali. La sua scienza unita alla pietà gli avea- no meritato la stima di parecchi i44 i^ER principi e vescovi, e degli stessi Som- mi Pontefici, che si valevano de' con- sigli di lui negli aCàri di maggior importanza. Tra questi il Papa Eu- genio III, che fu già precettore di lui, lo avea per suo intimo consi- gliere. Ma in nessun'altra occasione mag- giormente rifulse il merito di Ber- nardo, quanto nell'anno i i3o. Dopo la mqrte di Onorio II, gli fu eletto a successore Innocenzo li, dal mag- gior numero de' Cardinali. Cionon- ostante formossi una fazione con- traria, che diede il primato della chiesa a Pietro di Leone, col no- me di Anacleto IT . I vescovi di Francia ragunatisi ad Etampes, in- vitarono a quel concilio Bernardo, il quale tanto si adoperò, affmchè fosse riconosciuto per vero Pontefice Inno- cenzo, che questi in seguito recossi a B.oma col suffragio di tutti. Passato qualche tempo, l'abbate di Chiara- valle passò in Alemagna, a riconci- liare 1' imperatore Lotario coi due nipoti di Enrico V suo predecesso- re. Poscia assistette al concilio di Pisa per ordine del Papa, indi si recò a Milano, affino di riconciliare questa città colla Santa Sede. Fece poi ritorno nella sua cara solitu- dine, cui dovette abbandonare ben presto, per andare nella Brettagna, e nella Guienna, ove provvide al bene della Chiesa. Sembrava allora, che lo scisma fosse tolto interamen- te, ma Ruggiero re di Siciha lo manteneva coli' accordare la sua protezione agli scismatici seguaci dell'antipapa Anacleto II. Il sommo Pontefice affidò a Bernardo l' inca- rico di convincere del loro errore i traviati, parecchi dei quali ritor- narono nel grembo della Chiesa; Ruggiero per altro era ostinatissi- mo, perchè volea conservare il pos- BER sesso del ducato di Benevento, cui avea usurpato. Intanto Bernardo, dopoché ebbe trionfato degli scisma- tici , si oppose con molto valore agli eretici. Fra questi si annovera il fami- gerato Abelardo, il quale fu combat- tuto nel concilio di Sens, nell'anno I i4o, ed in seguito ritrattò isuoi er- rori con edificante sommessione. Noa così fece Arnaldo da Brescia suo di- scepolo, il quale morì ostinato nelle sue eresie. Anche contro Gilberto, vescovo di Poitiers, impugnò la penna il dotto Bernardo , che poi vide quel prelato docile alla verità, insegnata in un concilio tenuto a Reims. Tutti questi, ed altri memo- randi avvenimenti, procacciavano al- l'abbate di Chiaravalle la stima di tutti. Il suo monistero divenne così celebre, che contava fino a set- tecento monaci, ed un numero as- sai considerevole ne aveano gli altri da lui fondati. Di questi se ne an- noverano moltissimi , e dopo la sua morte ascendevano ad ottocento le abbazie dipendenti da Chiaravalle. Gli uomini più ragguardevoli per pietà e dottrina erano lieti qua- lora poteano distaccarsi dal mon- do, e ritirarsi in quei santi luoghi. Ma lo stato infelice dei cristiani, i quali aveano la loro dimora in Pa- lestina, intenerì il cuore dell' invitto Bernardo, il quale predicò la a'o- ciata. Sostenne le parti di Corrado duca di Franconia, che fu eletto re di Germania nel i 1 38. Questi gi'ato alle beneficenze ottenute dal santo abbate, lo accompagnò in pa- recchie città di Alemagna, ove la fama di lui si divulgò pei molti miracoli operati. Ritornato da co- testi viaggi, continuò a lavorare nel- la vigna del Signore, e trasse dalle sue fatiche abbondevole frutto. Ma intanto la sua salute andava di gior- BER no in giorno mancando , ed egli es- sendosene avveduto, aspettava ansio- samente il felice istante di essere sciolto dai lacci del corpo, per vo- lare in seno al suo Dio. Essendosi alquanto mitigata la forza della ma- lattia , predisse a* suoi religiosi , che ancora sei mesi gli restavano di vita. Anche in questo frattempo esercitò la sua carità. Gli abitanti di Metz, avendo dovuto soffrire varii insulti da alcuni principi vicini, ne aveano giurato vendetta. Come il santo ven- ne di ciò informato dal vescovo di quella città, senza punto riguardare alle indisposizioni del suo fisico, cor- se ov'era maggiore il pericolo, e calmò gli animi agitati. Ritornato in Chiaravalle, la sua malattia creb- be per modo, che non rimaneva più luogo a speranza di guarigione. Dopo essersi apparecchiato al gran passaggio co' sentimenti proprii di un santo, spirò l'anima benedetta a' 20 agosto del 11 53. Fu sepolto nel monistero di Chiaravalle , ove era stato abbate per trentotto anni, e dal Sommo Pontefice Alessandro III fu dichiarato santo, nell'anno 1 165. S. Bernardo è l'ultimo dei padri che illustrarono la Chiesa co' loro scritti. Molti uomini insigni ne fe- cero i più magnifici elogi, e tra gli altri Sisto da Siena ne dice, che questo santo era cristianamente dot- to j santamente eloquente , e pia- mente piacevole. Anche i protestan- ti innalzarono a cielo le opere di lui , che gli stessi Lutero , Bucero , Encolampadio e Calvino non pote- rono non ammirare. Elenco delle opere di s. Bernardo. I. Un Trattato dei dodici gradi di umiltà. VOL. V. BER 145 2. Le Omelie sull'evangelio Mis- S14S est. 3. Un'apologia, con cui giustifica i suoi monaci contro le dicerie di alcuni membri della congregazione di Cluni. 4. Il libro della conversione dei cherici. 5. L'esortazione ai cavalieri del Tempio. 6. Il trattato dell'amor di Dio. 7. Il libro dei comandamenti e delle dispense. 8. Un libro della grazia e del libero arbitrio. 9. Un trattato ad Ugo di s. Vit- tore, ove spiega alcune difficoltà in- torno all'Incarnazione, e ad altri punti teologici. 10. Un trattato sopra le opere di Abelardo. 1 1 . Cinque libri della considera- zione al Papa Eugenio IIL 12. Un hbro dei doveri dei vescovi. i3. I sermoni sopra il salmo Qui habitat j quelli sul Cantico dei Cantici, e quelli per tutto l'anno. i4- Quattrocento e quaranta let- tere indirizzate quasi tutte a Papi, a re, a vescovi ed abbati. Convien osservare però, che vi sono alcune opere falsamente attri- buite a s. Bernardo, fra le quali si annoverano le seguenti : 1. La Scala del chiostro. 2. Le Meditazioni. 3. Il trattato della edificazione della casa interiore, e quello delle virtù. 4- Il libro ai frati del Monte- Dio, e quello della Contemplazione di Dio. BERNARDO o BERNWARDO ( s. ), trasse i natali da una nobile famiglia di Alemagna, nel secolo X. Osdago vescovo di Hildesheim ara- mirando le belle prerogative di lui, 10 i46 BER Io affidò al bibliotecario della san- ta Chiesa affinchè lo istruisse nella pietà e nello studio. Bernardo ne trasse tanto profitto, che venne pro- mosso al sacerdozio, ed in seguito fu scelto da Ottone li a precettore di un suo figlio. Dopo essersi se- gnalato nella corte imperiale, fu eletto a vescovo di Hildesheim nel 993. Insignito di questa dignità , tutto si adoperava per procurare il bene spirituale de' suoi diocesani. Egli, dopo essersi occupato durante il giorno nelle funzioni del ministe- ro, passava gran parte della notte neir orazione e nella lettura. Pieno dello spirito del Signore, non altix) bramava che la sua gloria, quindi si adoperò affinchè fosse ristabilita r ecclesiastica disciplina , e fossero osservate le leggi. Le scienze e le arti riconobbero in lui un valido protettore, ed i poveri lo risguar- davano come padre amoroso. Era anche principe temporale, e provve- deva con molta sollecitudine al be- ne de' suoi sudditi. Ma mentre era occupato nel fabbricare o rislaura- re monisteri, fu colto da una ma- lattia , che per cinque anni lo tra- vagliò. Prima della sua morte, fece dono de' suoi beni al monistero di s. Michele, ch'egli avea fondato, del qual Ordine prese l'abito nel- r ultimo anno di sua vita. Morì nel giorno 20 novembre del 1021, e fu sepolto nella chiesa del detto monistero. Fu canonizzato da Ce- lestino III nel I 194. BERNARDO Tolomei (b.). Eb- be a patria la città di Siena, in cui nacque il giorno decimo di maggio 1272 da Mino Tolomei e da Fulvia Tancredi. Non appena ei fu capace di apprendere un qualche insegnamento, che i di lui pietosi genitori pensarono affidarlo alla cu- BER ra del p. Cristoforo Tolomei, dome- nicano, loro parente. Tanto profittò appresso questo in santità e negli stu- dii, da riuscirne modello agli altri suoi pari. Poiché pareva inclinasse a ren- dersi domenicano, il padre di lui, a toglierlo da tal pensiero, lo ri- chiamò in sua casa, e in quel- la attese agli studii di matema- tica e di diritto civile e canonico, nonché agli esercizii di pietà per tal modo, che ei'a venuto in alta estimazione di santità appresso i suoi concittadini , e precipuamente appresso i confratelli di s. Ansano, tra' quali volle essere ascritto. Ma siccome avviene spesse volte, che gli onori mutino negli uomini il costume, cosi dichiarato egli dal- l' imperatore Ridolfo, ad istanza del padre, cavaliere del romano impe- ro , ponendo soverchio amore alle armi ed agli esercizii cavallereschi, infastidì tra breve degli studii e del- le pratiche di pietà. Non andò mol- to tempo però, che avvedutosi dei suoi errori, volle farne aspra peni- tenza , ascrivendosi tra' confratelli dello spedale, detto della Scala, per sovvenire, con non lieve sua fatica, a quei poveri carcerati ed infermi. A questo suo caritatevole uffi- cio, unì quello d'insegnare in pa- tria pubblicamente filosofia e giu- risprudenza, ma mentre ei credeva esser utile agli altri,, recò non lieve danno a sé stesso, perché venuto in fama di altissimo filosofo e lettera- to, accorrendo a lui da ogni parte persone per consultarlo e fregiato di sempre nuove onorificenze, insu- perbì a tale, che non altro più de- siderava, se non che gli si offerisse occasione di far bella mostra di sé e del suo sapere. Intimò a tal uo- po una pubblica dispula, ma Iddio non consentiva a'suoi voti. Infermò BER infatti negli occhi, e privo della vi- sta dovette astenersi dal divisato suo aringo. Colpito da tanta scia- gura, ebbe tostamente ricorso alla beatissima Vergine, che avea ama- to e amò sempre dappoi con amo- re di figlio, promettendole che, se avesse ricuperato la luce degli oc- chi, si sarebbe tutto consecrato al divino servizio. Fu esaudito nell'u- mile sua preghiera, e venuto al luo- go della disputa, parlò in quella vece del niun conto, in cui aver si debbono gli onori del mondo, e par- lò con tanta eloquenza , da commo- Terne tutti gli astanti non solo, ma da persuadere Ambrogio Piccolomi- ni e Patrizio Patrizi i a passare con lui in un deserto il rimanente del- la vita, nella penitenza e nel divino servizio. Come ebbe venduto ogni suo pos- sedimento, e distribuitone il prezzo ai poveri, si ritirò coi compagni, l'an- no 1 3 1 3, in Accona, luogo distante quindici miglia da Siena , e vuoisi che allora mutasse il suo nome di Giovanni in Bernardo, ad onore del santo abbate di Chiaravalle. Vesti un ruvido cilicio, cinto alle reni con fune nodosa: non cibava che ra- dici d' erbe o legumi senza condi- mento, non beveva che l'acqua rac- colta dalle piogge, la sua abitazione era una grotta , il suo letto una stuoia, il suo guanciale una pietra. Passava il giorno nel lavoro delle mani , e nella lettura della Bibbia e de' santi padri, e la notte nella orazione, e nella contemplazione del- le cose celesti, unitamente ai com- pagni. Tanta luce di virtù non ri- mase lungamente nascosta, che ad- dusse anzi molti a quella grotta, per ammirare da vicino la santità di quell'uomo di Dio , e ascoltarne salutevoli ammonizioni; ma perchè BER i47 la eminente bontà è segno all' invi- dia de* malvagi, non mancò chi lo accusasse al Pontefice Giovanni XXII, residente in Avignone, d'eresia e mal costume. Egli dovette perciò pre- sentarsi a Giovanni, con Ambrogio Piccolomini, affine di purgam da cos'i nera calunnia, e persuaso il Som- mo Pastore della di lui innocenza, lo rimandò all'eremo di Accona, com* mettendo a Guido PietramaJa, ve- scovo di Arezzo, di prescrivere una re- gola, che si dovesse osservare e da Bernardo e da' suoi compagni. Il vescovo diede loro quella di s. Be- nedetto, coir abito di colore bianco, e cosi ebbe principio la congre- gazione di s. Maria di Montoliveto, neir anno 1 3 1 9 , la quale fu poi confermata, nel i324, da Giovanni XXII, e da Clemente VI nel i344. Eretta questa nuova congregazio- ne, dovea tosto pensarsi a provve- derla di un abbate, e gli occhi di tutti erano rivolti nella persona del nostro Bernardo, ma egli se ne scusò per tre volte, e furono tre gli abbati prima di lui, ai quali obbediva som- messamente. L'anno poi i322 si sottomise al carico di governare il monistero , non volendo però mai ascendere al sacerdozio , giudican- dosene indegno. Dopo ventisei anni da che sapientemente governava i suoi monaci, il beato Bernardo ve- nuto a Siena, per curare gli appe- stati, cadde offeso di pestilenza, e pie- no di meriti, morì ai 20 agosto del- l'anno 1 348. Innocenzo X, nel 1 645, ne approvò il culto immemorabile. BERNARDO (b.), discendeva dai margravii di Baden verso la me- tà del secolo XV. Il padre di lui era uno dei più celebri personaggi di quel secolo, e si adoprò affinchè Bernardo avesse una educazione con- forme al suo nobile lignaggio. L'amo- i48 BER re, di' ci nutriva pel ritiro e per la castità, lo indusse a cedere a suo fratello la parte del margraviato, che a lui spettava, ed a rinunziare alla mano di Maddalena figlia di Carlo VII, re di Francia. Dopo que- ste due rinunzie, egli recossi nelle corti dei re di Europa, per eccitar- li ad intraprendere una nuova cro- ciata contro i turchi, i quali erano divenuti padroni dell'impero di O- riente. Nell'anno i45>8 avea divisa- to di recarsi a Roma, per trattare alcuni affari col Sommo Pontefice Calisto III; ma essendo colto da gra- ve malattia a Moncalieri, fu tras- portato nel convento dei francesca- ni, ove morì nel giorno i5 luglio, dopo aver dato le prove più lumi- nose d'insigne santità. I molti mi- racoli operati ad intercessione di Bernardo , indussero il Papa Sisto IV a dichiararlo beato nell'anno 1481. Clemente XIV poi lo di- chiarò patrono del margraviato di Baden. BERNARDO m Mentone (b), trasse i natali da una delle prima- rie famiglie di Savoia. Dopoché eb- be percorsi gli studii, conservando la bella stola della innocenza, suo padre gli propose un partito di noz- ze assai onorevole : ma egli vi ri- nimziò, bramando di consecrare la sua vita al servigio degli altari. Per- tanto mentre si faceano gli appa- recchi per le nozze , ei fuggì dalla casa paterna, e presentatosi all'arci- diacono di Aosta, pregollo a diri- gerlo, per poter venire a capo dei suoi desideri! . Quel buon sacerdote di buon grado ne assunse l' incari- co , ed ebbe il conforto di vedere fia poco Bernardo divenuto provet- to nella pietà , e peritissimo delle scienze sacre. Neil' anno 966, il ve- scovo di Aosta lo elesse arcidiaco- BER no, ed egli ne adempì i doveri con molta saggezza e prudenza. La pre- ghiera, il digiuno, la meditazione delle cose celesti erano il pascolo quotidiano di Bernardo; ai quali esercizii aggiungeva la predicazione e lo zelo d'introdurre la riforma nelle diocesi di Aosta , di Sion , di Ginevra, di Tarantasia, di Milano, e di Novara. Ridusse in polve un ido- lo di Giove, discoprì la perfidia dei sacerdoti di quel nume bugiardo, ed in quelle vicinanze costrusse un monistero ed uno spedale. L'uma- nità è a lui debitrice di due spe- dali , r uno dei quali chiamasi il grande^ e l'altro il piccolo s. Ber- nardo, i quali servono di ricovero ai viaggiatori, che senza questo soc- corso dovrebbero incontrare ogni sorta di disagio e persino la mor- te. Nel giorno 28 maggio dell'an- no 1008, questo incHto sacerdote terminò la sua vita a Novara, e fu sepolto li 1 5 giugno, nel qual gior- no se ne celebra la festa in molte chiese del Piemonte. BERNARDO m Corleone (b.). Nella città di Gorleone, posta nella Sicilia, ebbe i natali questo santo uomo. La sua giovinezza ne offre un miscuglio di> azioni virtuose e corrotte. L' orgoglio, la vendetta, la dissolutezza erano le passioni, dalle quali "si lasciava trasportare misera- mente. Accadde un giorno, che aven- do ferito un ministro della giusti- zia, fu condannato a languire in una carcere. Questo fu il mezzo di cui servissi la Provvidenza , per iscuo- terlo dal profondo letargo in cui era sepolto. I sentimenti di quella pietà , che i suoi genitori si erano studiati d' instillargli, fin dalle fa- scie, ben presto si risvegliarono, e Bernardo, riconoscendo la gravezza dei suoi falli, ne sparse amare la- BER gli me di penitenza, e stabilì di vo- lerli espiare nella ritiratezza di un chiostro, ove lo chiamava il Signo- re colle sue interne inspirazioni. Entrò pertanto in un convento di cappuccini a Caltanisetta città di Si- cilia, e fece i voti come frate lai- co. Quivi ei si diede a praticare le più eminenti virtù. La obbedienza, lo zelo, r umiltà , V amore alla po- vertà , ai digiuni più rigorosi , alla orazione ed a tutte le opere di pe- nitenza, lo rendevano oggetto della comune ammirazione. Dio gli co- municò in larga copia le sue gra- zie, lo favorì del dono della con- templazione, e della profezia, per cui conosceva spesse fiate i più secreti pensieri e prevedeva le cose future. I suoi confratelli lo aveano in con- cetto di santo, e ragguardevoli per- sonaggi a lui ricorrevano per con- sigli e conforti. Egli per alti'o si ri- putava come l'ultimo di tutti, e solo amava di essere impiegato nel- le opere più vili. Finalmente giun- se il termine di sua vita , ed egli, dopo essere stato confortato coi sa- cramenti della Chiesa , lieto aspet- tava il felice istante di vedersi sciol- to dai legami del corpo per volare in seno al suo Diletto. Mori nel 1667, e dopo un secolo il Sommo Pontefice Clemente XIII emanò il decreto di sua beatificazione. BERNARDO di Offida (b.), nac- que in Italia, non lungi dal luogo di cui porta il nome, nel giorno 7 novembre del 1604. Figlio com'e- ra di contadini, fu destinato a guar- dare una greggia fino dall'età di otto anni. L' educazione veramente cristiana che i suoi genitori si sfor- zarono di dargli, avea così inna- morato della pietà il tenero cuo- re di questo fanciullo, che si dava con molto fervore ali' orazione . e BER 149 serviva di esempio agli altri pasto- ri. Egli afiìdò la direzione di sua coscienza ad un saggio e prudente sacerdote, e seppe così bene vince- re le proprie passioni, che si meri- tava r ammirazione di tutti. Prìnci- palmente gli stava a cuore di ese- guire la volontà del Signore, e quin- di spesse volte lo pregava a volergli mostrare la via, per cui dovea cam- minare. Egli si sentiva chiamato ad abbracciare i' istituto dei cappuccini ; temeva per altro che i suoi geni- tori se gli opponessero. Ma poco durò questa incertezza. Suo padre, il quale lo amava teneramente, conob- be che il Signore lo volea religioso, e consigliollo ad abbracciar questo stato. Bernardo allegro volò al con- vento dei cappuccini di Coiinaldo, i quali lo accolsero volentieri; e dopo aver pronunziato i voti a Ca- merino, recossi in Fermo per co- mando de' suoi superiori. Quivi egli si diede con tutto l' ardore all' ac- quisto della evangelica perfezione, nella quale tanto avanzò, da desta- re meraviglia in tutti. La sua ca- rità verso gì' infermi risplendette in modo particolare, imperocché ne la lunghezza delle malattie, ne V impa- zienza di quelli che n'erano affetti, ne le dure fatiche cui dovea incon- trare, poterono punto rallentarlo nelf esercizio di questa bella virtù. Passò poscia in altri monisteri del suo Ordine, e finalmente fu man- dato ad Offida coli' ufficio di cerca- tore. In seguito recossi ad Ascoli, ma ad istanza de' suoi concittadini, i superiori lo rimandarono in pa- tria. In questa ei si prestava per giovare non solo chi avea d'uopo di temporale soccorso, ma quelli eziandio, che abbisognavano di aiu- ti spirituah. Quindi mercè di lui- cessavano le discordie, si calmavano i5o BER le agitate coscienze, e sul buon sen- tiero si rimettevano i traviati, e chiunque si trovava afflitto, da lui ri- ceveva consolazione. Ma Bernardo non potea più a lungo sostenere l'incarico di cercatore, perchè le sue infermità ognora più andavano crescendo. Perciò fu fatto portinaio, ed anche in questo incontro conti- nuò a pi'aticare la sua tenera ed ingegnosa carità. Dopo qualche tem- po fu assalito da fiera malattia nel 1 694. Suo primo pensiero fu quel- lo di ben disporsi alla morte, e con molta divozione ricevette i conforti che la Chiesa somministra nelle ore estreme. Finalmente nella mattina del 22 agosto spirò l'anima bene- detta. Divulgata questa notizia, tan- to fu il concorso del popolo, il qua- le accorreva alla sua cella, che lo si dovette lasciare esposto per tre giorni. Fino d' allora furono opera- ti molti miracoli per intercessione di lui, e perciò Pio VI ne decretò la beatificazione nel giorno 19 mag- gio del 1795. BERNARDO da Benevento, Car- dinaie. Bernardo da Benevento fio- riva nel secolo IX a Benevento, sua patria, e nel 1059, da Nicolo II fo creato vescovo Cardinale Prene- stino. Egli andò a Gerusalemme, e morì in dicembre, ma non si sa di quel anno. Dicesi che abbia sottoscrit- to ad una bolla di Urbano II, ma di ciò puossi dubitare, dacché, se- condo i computi più esatti dell' av- vocato Petrini nella sua nuova Storia di PalesLrina^ è molto pro- babile, che morisse nel io65. BERNARDO da Cagli, Cardi- nale. Bernardo o Berardo da Cagli, nacque nel principio del secolo XIII. Era canonico a Cagli , quando da quel capitolo fu eletto vescovo. Se non che per la discordia (ìegli elet- BER tori, essendo andato a lungo l'affare, il Papa non gli accordò le bolle, ed in quella vece, nel 1286, lo pro- mosse al vescovato di Osimo. Ber- nardo abbelb la sua cattedrale, e fabbricò tre palazzi a comodo dei vescovi, due in città ed uno nella villa di Monforte. Finalmente fu a'eato Cardinale da Nicolò IV, nel primo concistoro tenuto a Roma nella vigilia di Pentecoste del 1288. Fu insignito inoltre del vescovato di Palestrina, e della legazione di Sicilia , ritornando dalla quale morì a Ponte vico di Spoleto, dopo quat- tro anni di Cardinalato. Fece dono alla chiesa di Anagni della suppel- lettile sacra, che spettava alla sua cappella domestica. BERNARDO da Pavia, Cardia naie. Bernardo da Pavia, nacque nel principio del secolo XI, e da Nicolò II, nel 1059, fu creato Car- dinale diacono della S. R. C. Come legato della Santa Sede intervenne coU'abbate di Marsiglia, Cardinale del medesimo nome, al congresso dei principi tenuto a Torcheim nel 1076, sotto il Pontificato di s. Gre- gorio VII, nel quale fu deposto En- rico IV, cui venne surrogato Rodol- fo duca di Svevia. Lo stesso Pon- tefice onorò Bernardo di una lette- ra, esortandolo ad interporsi con tutto l'impegno presso Enrico e Ro- dolio, cui appellava re, al fine, che aprissero una strada sicura per passa- re in Germania. S'ignora il tempo ed il luogo della morte di questo Por- porato. BERNARDO o Beroardo, Cardi- nale. Bernardo o Beroardo da Bene- vento, fioriva nel secolo XI. Egli fu creato vescovo Cardinale Prene- stino , probabilmente da Alessan- dro II, tra il 1061, ed il io65. Fu chiaro per fòcna, ed illustre per BER singolare e costante pietà. Ebbe la legazione d' Oriente, per allontanare dalla sede di Gerusalemme il pa- triarca Ebremaro, e terminò la sua carriera nel 1107 i^el monistero di Montecassino j ove fu sepolto. Al- fonso arcivescovo di Salerno pose alla tomba di lui un poetico elogio, dal quale risulta, che Bernardo non poteva appartenere ai Cardinali di Urbano lì, che fu eletto nel 1088, poiché l'arcivescovo mori nel 1086. BERNARDO, Cardinale. Bernardo viveva nel secolo XII, e fu insignito della porpora, nel secondo concistoro tenuto da Lucio II a Roma nelle tem- pora dell'avvento del 1 144- Sotto- scrisse alle bolle di Lucio II, e di Eugenio III, e col suo voto contri- bui all'esaltazione di lui al Sommo Pontificato. BERNARDO, diacono Cardinale. Bernardo è annoverato fra i Cardi- nali eletti da Urbano II , per cui sembra di poter ripetere la sua na- scita circa il termine del secolo XI. Fu diacono Cardinale della S. R. C, e viene ricordato da una bolla, spe- dita da Pasquale II a favore del monistero di s. Benedetto a Man- tova. BERNARDO, prete Cardinale. Bernardo è annoverato dal solo Pan- vinio tra i Cardinali di Urbano II col titolo di s. Grisogono . Visse nel secolo XI, e fu da alcuni cre- duto, non a torto, lo stesso con s. Bernardo degli Uberti. Si vuole, che egli abbia segnato del suo nome parecchie bolle d' Innocenzo II, nel 1137. BERNARDO, Cardinale. Bernar- do viveva nel secolo XII. Fu canonico regolare della congregazione di s. Fre- diano di Lucca, e priore del monistero lateranese, fornito di singolare reli- gione, integrità e prudenza. Nella BER i5i prima promozione, fatta da Euge- nio III a Viterbo, nel ii4^, fu creato prete Cardinale del titolo di s. Clemente ed arciprete della ba- silica vaticana. Poscia, con Grego- rio diacono Cardinale novello, fu incaricato della legazione di Germa- nia air imperatore Federico, ove in un' assemblea, tenuta nella festa di Pentecoste del 1 153, nella città di Vormazia, fu deposto, come inutile, Errico arcivescovo di Magonza. Nel ii58, Adriano IV lo spedì di nuovo a Cesare col Cardinale Rolando cancelliere della S. R. C, ove furono malamente trattati, per alcune parole contenute nella lettera del Papa male intesa, e peggio in- terpretata, perlochè non senza gra- ve pericolo della vita, se ne torna- rono a Roma. V. Annali d'Italia tomo VI, p. II, pag. 370 dell'edi- zione di Roma. Adriano IV, nel principio del 1 158, lo prepose inoltre alla diocesi di Porto. Bernardo scrisse a Cesare in favore di Alessandro III, che segui nelle Gallie , e con altri cinque Cardinali fu presente al con- gresso di Digion, ove il detto Pon- tefice Alessandro III potè trattare la sua causa contro l' imperatore e l'antipapa. Indi fu obbligato ad in- traprendere un nuovo viaggio per Pavia , coi Cardinali Ubaldo vescovo d'Ostia, e Guglielmo prete del ti- tolo di s. Pier a'Vincoli, o di Eu- dossia, per comporre la pace tra l'impero e la Chiesa, ma inutilmen- te. Dal sullodato Pontefice otten- ne, che la quarta parte delle ele- mosine, offerte dai fedeli alla con- fessione di s. Pietro, venisse dis- tribuita ai canonici di quella basili- ca. Intervenne alla elezione di Ana- stasio ed Adriano IV, e a quella di Alessandro III, dei quali segnò anche le bolle, come parecchie ne i52 BE1\ segnò di Eugenio III. Mori a Ro- ma nel 1176, dopo un Cardinalato di trentaun'anni, e fu sepolto nella basilica lateranese, ove una lapide di marmo ne conserva ai posteri la memoria. BERNARDO, Cardinale. Bernar- do fioriva nel secolo XII. Fu mo- naco cassinense, e da Eugenio III venne promosso, nel 1 1 46, al Car- dinalato , come apparisce da una cronaca antichissima di Montecas- sino. BERNARDO, Cardinale. Bernardo viveva nel secolo XII ^ e da A- driano IV fu creato, nel 1 1 59, pre- te Cardinale del titolo di s. Ste- fano nel Montecelio . Sottoscrisse ad una bolla di Adriano IV, a fa- vore del capitolo di Ferrara, col no- me di Gherardo. Anzi avvisa pru- dentemente il Ciacconio, che Ber- nardo sia lo stesso, che il Cardinale Gherardo promosso da Eugenio HI. V. Gherardo. BERNARDO, Cardinale. Bernar- do fioriva nel secolo XII . Era canonico regolare della congregazio- ne di s. Frediano di Lucca, e da Clemente III, a'21 marzo 11 88, fu creato diacono Cardinale di s. Ma- ria Nuova. In seguito da Celestino III, fu posto neir ordine dei preti col titolo di s. Pier a' Vincoli. Quin- di con Pandolfo, prete Cardinale del titolo dei ss. Apostoli, nel primo anno del Pontificato di Innocenzo III, fu spedito a legato Pontificio nella Toscana, per dichiarar nulli i patti contratti tra alcune città di quella provincia, senza l'assenso del- la s. Sede, e per istrignere lega colle medesime contro ai nemici del- la Chiesa romana. Segnò molte bol- le di Clemente, Celestino, ed Inno- cenzo III, l'ultima delle quali fu spedita nel 1 202 , a favore della BER cliiesa di s. Stefano di Verona; do- po il quale anno, contando proba- bilmente il decimoquarto, o decimo- quinto del suo Caidinalato, morì. BERNARDO, Cardinale. È lo stesso Cardinale Bernardo da Be- nevento, vescovo Prenestino, che A- lessandro II, tra il 1061 ed il io65, creò Cardinale. BERNARDO (di) Rennes, Cardi- nale. Bernardo di Rennes nacque a Pisa nel secolo XII. Entrato nel monistero di Chiaravalle, ebbe a precettore s. Bernardo, il quale poi lo eccitò ad accettare la dignità di diacono Cardinale dei santi Cosimo e Damiano, offertagh da Eugenio III nel ii5o. Giovanni di Sorisbe- ry nel menologio benedettino loda moltissimo questo porporato per la purezza dei costumi, per la sincera umiltà del cuore, pel disinteresse e per la magnanima non curanza, che tenevalo lontano da qualunque dignità; il perchè veniva stimato uno dei primi soggetti, che, per la santità della vita, illustrassero quel secolo. Il martirologio gallicano por- ta il nome di lui segnato nel pri- mo giorno di maggio , nel quale morì a Roma nel 1 154- Era inter- venuto al conclave di Anastasio IV, nel quarto anno del suo Cardina- lato. BERNARDO da Turiivgia. Ereti- co. Era costui un eremita, il quale verso la metà del secolo X, fondato sul passo dell'Apocalisse che dice, M che dopo mille anni e più, l'antico w serpente sarà disciolto, e le anime « de' giusti entreranno nella vita e w regneranno con G. C, " sosteneva essere vicino il serpente, ossia 1' Anti- cristo, e quindi la fine del mondo. Avvalorava tale predizione col dire, che dove cadesse il dì dell' Annun- ziazione nel venerdì santo, fosse un BER sicuro indizio del prossimo fine del mondo. Finalmente attestava aver- gli Dio rivelata questa certa fine del mondo. Tali circostanze, pro- mulgate col massimo ardire in tem- pi d' ignoranza, eccitavano un uni- vei*sale spavento, reso più vivo per un ecclissi a que' giorni accaduta. Ognuno fuggiva e procurava na- scondei-si negli antri e nelle caverne. Ma appena cominciò il secolo XI, l'errore dell'eremita fu dissipato. Tut- tavolta non può negarsi, che quell' er- rore indusse nei popoli la pietà e la divozione; la fede fu più propagata; s'istituirono le confraternite, le pe- regrinazioni, il culto dei santi, e quello spirito di riforma, che mille vantaggi apportò al cristianesimo. BERNERIO Girolamo, Cardina- le. Girolamo Bernerio nacque in Correggio, del dominio modenese, nel i54o da genitori di nobile lignag- gio. Entrato nell'Ordine dei predica- tori, tanto progredì nelle scienze, che pervenne a coprire la carica di lettore teologo nel suo convento di Cremona, quando il Cardinale Sfon- drati, vescovo di quella città che poi fu Papa col nome di Gregorio XIV, lo elesse a suo teologo, e divenu- to ancora suo mecenate, gli ottenne il carico d'inquisitore in Genova, e di priore in parecchi conventi. Chiamato a Roma, fu priore del convento di s. Sabina, poi nel 1 586, venne da Sisto V promosso al ve- scovato di Ascoli, e quattro mesi do- po creato prete Cardinale del ti- tolo di san Tommaso in Pai'ione. Fu ascritto a molte congregazioni, ed ebbe la protettola dell'Ordine dei serviti. Quando il suo semina- rio minacciava di minare, ne fece costruire uno molto più ampio e ma- gnifico, e vi chiamò uomini dottis- simi e di ottimi costumi, al fine di BER 1^3 informare la gioventù nella pietà e nelle scienze. Con questo mezzo po- tè ottenere l' intera riforma della diocesi a maniera, che sembravano rifiorire i primi tempi della Chiesa. Amava tutti, sovveniva ai miserabi- li, ai carcerati, alle case religiose, ne dimenticava l'istruzione a' rozzi. Donò la sua chiesa, oltre che delle migliori suppellettili in oro ed ar- gento, anche di cinquecento scudi, per accrescere le distribuzioni del coro. Eresse una cappella a s. Gia- cinto, ascritto a' santi di fresco da Clemente Vili, nella chiesa di s. Do- menico, alla quale assegnò una dote sufficiente. A comodo dei vescovi, fece nel suo vescovato una magnifica cap- pella, e ridusse all'ultima perfezione, la cupola della chiesa di san Pietro martire, abbelPi in Roma di belle pitture la chiesa di s. Nicolò de' Prefetti in Campo Marzo ufficia- ta dai domenicani; tenne due si- nodi il primo dei quali nel 1 59 r , e l'altro nel 1596; visitò più vol- te la sua diocesi e la governò giu- sta le norme dell' ultimo concilio generale. La sua patria non ebbe l'ultimo luogo, poiché vi fondò ai cappuccini un convento quasi dalle fondamenta. Dopo il primo titolo, da Paolo V ebbe il vescovato di Porto nel 1607, poiché^ nel i6o5, aveva rinunziato a quello di Ascoli. Era carissimo a Clemente Vili, che di lui usava in affari di gran rilie- vo, dacché lo stimava molto per la integrezza dei costumi e per la li- bertà con cui esponeva il proprio sentimento. Intervenne ai comizii di Urbano VII, Clemente Vili, Leo- ne XI, e Paolo V, e mori a Roma nel 161 1, dopo venticinque anni di Cardinalato. Fu sepolto nella cap- pella da lui eretta a s. Giacinto nel- la chiesa di s. Sabina. i54 BER BERNIS Francesco (de), Cardina- le. Francesco Gioacchino de Bernis, dei baroni di Castelnuovo, e di Presailles, signori e marchesi de Bernis, e di s. Marcello, nacque a san Marcello dell' Ardeche nell'anno 1 7 1 5. Dap- prima appartenne ai canonici del capitolo di Brioude nell' Alvernia , quindi a quelli di Lione; in seguito ebbe a sostenere un'ambasciata a Venezia, quindi fu straordinario ambasciatore in Ispagna pel trattato di Versailles colla corte di Vienna ; da ultimo , dopo essere stato consigliere ecclesiastico di stato, e ambasciatore a Vienna, ministro, e segretario di stato degli affari esteri, e commen- datore di s. Spirito, Clemente XIII 10 ascrisse al sacro Collegio in qua- lità di Cardinal diacono, e ministro di Francia presso la Santa Sede, ai 2 ottobre lySS. Finalmente lodato per le sue virtù, e grande ingegno, cessò di vivere a Roma, amministra- tore della chiesa di Alby, e vescovo di Albano, ai 2 novembre 1794» con fama di sommamente generoso, e splendido mecenate delle arti e del- le lettere , e pieno di attaccamento alla Santa Sède. BERNONE, detto anche Bernar- do e Quod vult Deus y fu pri- ma monaco di Fleury - sur - Loire , e deputato, nel 999, al concilio di Orleans. Da Fleury recossi all'abba- zia di Prum, e divenne abbate di quella di Richenow, nel 1008. Nel- l'anno ioi3 accompagnò il santo re Enrico a Roma, ed assistette alla cerimonia della sua incoronazione, se- guita il 22 febbraio dell'anno seguente. 11 Papa Giovanni XIX detto XX, che conobbe Bemone, gli consentì il privilegio degli ornamenti pontili' cali , primo esempio di tal gra- zia. Warmano, vescovo di Costanza, riguardando ciò come un* usurpazio- BER ne ai diiitti della sua dignità , ne mosse lamento all' imperatore ; e sif- fattamente fu dall' uno e dall' altro stimolato, che Ber none dovette ri- nunziare al proprio privilegio. Mori egU ai 7 giugno 1048, dopo aver go- vernato con edificazione il suo mo- nistero pel corso di quarant'anni. La- sciò le seguenti opere i.° un trat- tato sulV ufficio della messa, diviso in sette capitoli, e stampato a Parigi nel i5i8 in 4** da Enrico Stefano, in Venezia nel 1572, ed ezian- dio nelle biblioteche dei padri. 2." XJn trattato sul digiuno delle quat- tro tempora, che trovasi nel quarto volume degli aneddoti di don Ber- nardo Pez, p. II, pag. 59. Esso non è altro che il settimo capitolo del trattato precedente suU' uffizio della messa. 3.° Un trattato sull'avvento^ dedicato all' ai'civescovo di Magon- za. 4'** Molte lettere ed alquanti sermoni. E come che tutte queste opere gran fatto non godano di ri- putazione, pure sono utili per la no- tizia della discipUna di que' tempi. BEROE. Città episcopale della provincia e diocesi di Tracia, sot- toposta alla metropoli di Filippopoli. Le cronache ecclesiastiche pongono in Beroe un arcivescovato, ed alcu- ni la vogliono situata fra NicopoH, e Filippopoli, istituito nel IX se- colo. Narra Cedreno, che questa città prese il nome d'Irenopoli, in memoria dell' imperatrice Irene, che la fece riedificare. BEROE, Berliee, Bertoca, o Bo^ roca. Città arcivescovile della Siria, sotto il patriarcato d'Antiochia. Essa fu ristabilita da Seleuco Nicànore per la sua importanza. BERRAZIO o BERNIZIO. Città vescovile dell' isola di Lesbo , sotto- posta a Miti lene. Wadingo, ne'suoi Annali f pretende, che a questa sede BER fosse innalzato da Calisto III un minore francescano, suo confratello, cioè Giovanni di Faveone, il giorno 9 luglio i456. BERREA o Aleppo (Aleppin.). Arcivesco"vato iti partibus senza suf- fraganei, nella provìncia di Siria, diocesi d'Antiochia. Commanviile la chiama Berrae o Alep , e la dice eretta in vescovato nel V secolo, ed in arcivescovato nel XII. Questa città fu fabbricata da Seleuco Nicànore, tra Antiochia e Jerapoli, e chiamavasi anticamente Calibonaj ma gli arabi la denominano Chalyba, o Haleb. L'odierna Aleppo distinta pel com- mercio, e celebre pei numerosi suoi abitanti, è capitale del pascialato di tal nome nella Turchia asiatica, e si riguarda ornai come la quinta città dell' impéro Ottomano, Costrui- ta nel luogo dell' antica Berrea , da alcuni chiamata Berve, fu quasi tutta rovesciata dal terremoto nel 1822, e da un altro posteriore. Soggiace di frequente al così detto Male di Aleppo , ed alle pestilenze. Gì' imperatori di Costantinopoli, ed i re persiani si disputarono il dominio di cotesta città. Nel 636 fu tolta ad Eraclio dagli Arati, e nel 1260, provò tutti gli orrori della barbarie de' tartari. Saccheg- giata da Tamerlano, in seguito, nel i4o2, cadde in potere de' Mamaluc- chi, finche, nel i5i7, Selimo I la sottomise al suo impero. In Aleppo vi sono circa ottanta mila cattolici , e vi ha giurisdizione il patriarca armeno di Cilici^. Evvi anche im vescovo armeno di Alep- po, che ad onta delle avanie dei connazionali eretici, potè fissarvi ul- timamente la residenza. L* oratorio di Helarviè vuoisi fondato da s. Elena imperatrice. Del vicariato apostolico di Alep- BER i55 pò, e delle missioni di Propaganda si fa parola agli articoli Monte Li- BAiro, e Berito. BERREA, detta ora Beria, o Veria. Città vescovile dell' Illiria orientale, nella provincia di Mace- donia sotto la metropoli di Tessalo- nica, che da molti si vuole fabbri- cata da Perone, ed abitata dai creuidi. Giorgio Coden pretende, che sia stata sottratta alla giurisdizione di Tessalonica, ed eretta in metro- poli. Certo è, che Berrea fu dichia- i-ata sede vescovile nel primo se- colo, e dipoi divenne arcivescovile nel sesto. Bisogna però distinguerla da Berrea di Tracia. L'apostolo delle genti s. Paolo vi propagò la reli- gione di Gesù Cristo, come è ri* portato dagh Atti Apostolici. BERRETTA. Vestimento, che serve a coprire il capo . La sua forma è varia secondo le costuman- ze delle nazioni, ovvero i personag- gi che la portano; cosi pure non è sempre eguale la sua qualità. Essa viene usata comunemente per como- dità delle persone, ma ne'soggetti gra- duati è un segnale di dignità. Non è troppo chiaro in qual tempo s' inco- minciasse ad adoperar la Berretta. Nel secolo X troviamo memoria, che usa- ta fosse da' vescovi, poiché Giovan- ni XII, del 956, degradando un vescovo di Cahors, gli fece toglie- re, oltre gli altri paramenti, la Ber- retta. Nel secolo XI si fa menzione di quel nome per indicare una co- perta del capo propria de' Sommi Pontefici. Ju Francia però sembra, che siasi introdotta soltanto nel se- colo XIV, sotto il regno di Carlo V, sostituendola al cappuccio che si lasciava cader sulle spalle. Se que- sta era di velluto, appellavasi nior- tiar j se di lana, chiamavasi sempli- come attestano il Pagi nella vita di questo Ponte- fice, e Poh doro Virgilio, de rerum inventoribuSj hb. IV, e. g. Dice il Novaes, che quest' uso fu introdotto da Paolo II per distinguere i Car- dinaU dai prelati in que' luoghi, nei quali i Cardinali non possono far uso de' cappelli rossi , ma non com- prendendovi i regolari, questi rima- sero come prima. Sulla Berretta rossa pubblicò un volume il dot- tor Antonio Scappo, e dice il Bo- nanni, capo CVl, Della Berretta Cardinalizia j che la sua forma è come tutte le altre usate dal clero romano; ma perché é di colore ros- so purpureo, come il cappello rosso concesso nel 1246 a' Cardinali da Innocenzo IV, tiene un pregio su- periore a qualunque altra. Ricorda questo colore al Cardinale non me- no la sua dignità, che il martirio, al quale dev' esser pronto per difende- re la fede cattolica, motivo per cui il Cardinale san Carlo Borromeo, sempre era solito portarla, anche nelle malattie, e persino nella ulti- ma sua agonia. 11 Cardinal Enrico BER di Portogallo, intimo amico di detto santo, adorno di tante virtù, il qua- le per poco non divenne successore di Paolo III, per morte del re Seba- stiano suo nipote, a' 28 agosto 1578, gli successe sul trono. Tutta volta ricusò di cingere la corona, e se- guitando a vestire da Cardinale, col- la Berretta rossa in testa e lo scet- tro in mano soltanto vi s' assise . Veggasi Francesco Novelli, Opuscu- lum novellimi de Pileo Cardiiwo ^ et amplissiinis Cardinalibus , ad Pauliim IH Rom. Pont. Max. ^ Romae apud Ant. Bladum i536; ed il Garampi, Sigillo della Gar- fagnana^ Roma ly^g. La eccettuazione, fatta da Paolo II a' Cardinali religiosi di portare la Berretta rossa, avvenne per avven- tura, come nota lo Scarpi nella I risposta al n. i, perchè pareva non convenire il rosso della porpora al- la povertà religiosa, e perchè sicco- me assunto il Cardinale dallo stato religioso, riteneva l'abito povero di lana e presso a poco dello stesso colore , COSI era cosa conveniente , che del medesimo colore fosse pur- anco la Berretta. Racconta Girolamo Catena, nel suo Discorso a p. 3r, che il Car- dinal d' Araceli, frate osservante di s. Francesco, amando di portare l'a- bito Cardinalizio rosso , tanto più avrebbe desiderata la Berretta di simile colore , anzi, essendogli essa stata data nera da Paolo IV del i555, la portò un anno, e poi la cambiò di propria autorità in colo- re tra il berrettino e paonazzo, non potendosi mai persuadere di non dover portarla rossa al paro degli altri. Quindi è, che per ischerzo ripe- teva frequentemente evitare la Ber- retta rossa tutti i sinistri incontri, l'oppressioue nelle calche del po- BER i57 polo, e la confidenza della bassa plebe. Assunto al Pontificato Sisto V de' minori conventuali , nel 1 586, fissò il numero del sacro Collegio a settanta Cardinali, e provvidamente stabilì, che almeno quattro di es- si si eleggessero dagli Ordini dei regolari e de' mendicanti. Quindi scorsi pochi anni, e 127 dacché Paolo II avea accordata a' Cardinali secolari la Berretta rossa, stimò Papa Gregorio XIV, Sfondrati, essere cosa conveniente, che, siccome i Cardinali rehgiosi usavano il cappello rosso nel- le pubbliche cavalcate, così nelle al- tre funzioni potessero portare la Berretta di egual colore quasi uno de' particolari distintivi delia digni- tà Cardinalizia. A questa risoluzio- ne principalmente lo mosse il Car- dinal Fr. Michele Bonelli , detto l' Alessandrino, domenicano , nipo- te di s. Pio V. Imperocché vo- lendo il Pontefice dargli la Berret- ta rossa, per essere suo congiunto, e legato apostolico a tre re, pieno di meriti verso la Santa Sede, e- gli nel ricusarla, supplicò Gregorio XIV a darla ancora a tutti i Car- dinali religiosi, incominciando dagli altri tre suoi contemporanei , di- cendo che siccome per questo segno e distintivo i Cardinali religiosi schi- verebbero per l'avvenire la calca del popolo, così essi ancora avreb- bero avuto una memoria di più, per rammentarsi l'obbligo di spàr- gere il sangue per la libertà eccle- siastica. Determinatosi pertanto Gregorio XIV di concedere la Berretta ros- sa ai Cardinali religiosi viventi e futuri, diede ad esaminare la cosa alla congregazione de' Riti, ove in- tervennero cinque Caidinali, e i tre più vecchi, cioè Paleolto, Verona e i58 BER Mondovi che approvarono il divisa- mente, sul quale pure convennero tre delle quattro parti del sacro Colle- gio. Per la qual cosa Gregorio XIV fece chiamare nelle camere del suo palazzo al Quirinale, i Car- dinali religiosi , vale a dire Bonelli domenicano, Bernieri dello stesso Ordine , di Sarnano conventuale , e Petrocchini agostiniano, e fallosi porlare quattro Berrette rosse in un bacile d'argento, gliele impose sul capo, senz' altra cerimonia; on- de i Cardinali, bacialo il piede, e il ginocchio al Pontefice, furono da lui ammessi ad osculum pacis , il che fu a' 1^9 giugno iSgi, la mat- tina della festa della Ss. Trinità. Così comparvero i Cardinali religio- si nella cappella , che si celebrò ai ss. Apostoli, colle Berrette rosse in testa con applauso di tutta la cor- te, non altrimenti che fosse succe- duta una nuova promozione Cardi- nalizia. V. Girolamo Catena, Di- scorso della Berretta rossa da dar- si ai Cardinali religiosi ^ dedica- to al Cardinale Sfondrati, nipote di Gregorio XIV ^ Roma 1592 pel Ferrari, a cui va unita una lettera del p. Tommaso Graziani all'il- lustrissimo Cardinal Alessandrino , sullo stesso argomento. Fu {X)i pidi- Jjlicato il libro , De Bircio ru- bro^ dando S. R. E. Cardinalibus regidaribus _, responsa prudentum divini, ìiumanique iuris , ab Anto- nio Scappo I. C. Bononiensi j in. rom. curia advocato collecta, uno etiam addito ejus responso, Romae apud Ferrarium 1592 et ib. 1606, ed il seguente: Responsum divini, humaniffue iuris consultoruni de Bireto coccineo Illustriss. S. R. E. Card, rcgularihus a Ponti/ice con- ferendo, Romae \6o6; Da Gregorio XIV in poi, i Car- BER dinali di qualunque Ordine religidr so, anche mendicante, ritenendo il colore della loro religione nell'abito, meno i chieiici regolari, che l' u- sano rosso, e di forma simile a quello degli altri Cardinali , oltre il cappello, ed il berrettino, usarono costantemente la Berretta rossa. È però da notarsi, che se i Cardinali religiosi sono spediti per legati a latere , usano in tal tempo 1' abito rosso come gli altri, e ciò si riferi- sce dal Manfredi al capo V, de Cardinal. Al quale proposito dice il Bonanui , nella sua Gerarchia ec- clesiastica, essersi introdotto e sta- bilito il colore rosso nelle vesti, ed altri indumenti Cardinalizii, dopo la concessione del cappello rosso , co- me lo riferì il Tolosano, citato dal Coellio e dal Ciacconio nella vita di Bonifacio Vili del 1294, colle seguenti parole : Cardinalatus di- gnitateni adnioduni auxit , quibus et purpurei coloris vestimenta de- dit etc. ; della qual porpora, parlan- do Francesco Petrarca, morto nel 1374, in una lettera al vescovo di Sabina, hb. i5 ep. 4? significò al- cuni Cardinali di quel tempo , con dire ; qui exiguo rubenti panno mor- talitatis oblivione capiuntur , non mortales tantummodo illi quidem , sed quodammodo moribundi , non soluni hoc panniculo non superbi j sed nec qualibet purpura, aut co- rona etc. ( V. Porpora Cardinali- zia ). Finalmente in quanto alla ma- teria, le Berrette Cardinalizie sono di seta o di cammellotto nella state, e di panno nell' inverno: quelle pe- rò de' Cardinali religiosi, si forma- no di saia o merinos per la stagio- ne estiva, e di lana, o panno per la invernale. La Berretta Cardinalizia , come qui appresso diremo, vien posta dal BER Papa in testa a' novelli Cardinali, nel giorno stesso della loro creazio- ne; tuttavia abbiamo un ritardo no- tabile nel seguente esempio. Paolo V, esaltato al triregno a' i6 mag- gio i6o5, nel primo di giugno rin- graziò in concistoro il sacro Collegio della sua elezione, e nel giorno se- guente diede la Berretta rossa ai Cardinali Ginnasi, Marzati, Madruc- ci, e Doria, giù creati da Clemente Vili fino dai 17 settembre i6o3, pei'occliè non l'avevano ancora ri- cevuta, forse per la loro assenza, ne da quel Pontefice, ne da Leone XI, vissuto soltanto ventisei gionii dopo la sua elezione. Cerimonie, che si praticano nel gior- no del concistoro , in cui sono creati^ o pubblicati i Cardinali novelli 3 per andare nel dopo pranzo al palazzo apostolico^, a ricevere dalle mani del Papa la Berretta Cardinalizia. Mezz' ora prima della stabilita . una carrozza detta frullone^ appar- tenente al nuovo Cardinale, va al pa- lazzo Pontifìcio, con due cappellani, e due camerieri, in abito di città. Uno de' camerieri porta dentro un velo di seta paonazza, guarnito con merletto d'oro, il rocchetto, la fa- scia, e la mezzetta violacea, la pri- ma co' fiocchi d'oro, insieme col cap- pello rosso usuale, ornato egualmen- te co' fiocchi d'oro ; e se il nuovo Cardinale è religioso, cioè monaco, o dei mendicanti, la fascia è del co- lore dell'abito, coi fiocchi di seta, siccome di ugual color è la mez- zetta, ma senza il rocchetto , e un cappello rosso usuale con fiocco d'o- ro. Tutte queste cose vengono con- segnate nel palazzo Pontificio ai maestri di cerimonie, i quali le dis- BER 1% pongono ordinatamente in una ca- mera dell'appartamento del Cardi- nal nipote, o, in sua mancanza, del Cardinal segretario di stato. I detti famigliari del nuovo Cardinale si trattengono frattanto nella prima anticamera , per aspettare 1' arrivo del loro padrone, il che fa pure il decano, che in abito di città, è vi- cino alle scale per essere pronto ad aprire lo sportello della carrozza. Merita osservazione la promozione del Cardinale Consalvi prosegreta- rio di stato, fatta da Pio VII nel 1800, poiché il Cardinal Braschi, segretario de' brevi, come palatino, o come nipote del defunto Papa Pio VI, fu destinato dal Pontefice a far le veci del Cardinal nipote, o di Cardinal segretario di stato. Onde egli introdusse il promosso Consalvi , e Caracciolo a prendere da Pio VII la Berretta Cardinali- zia, e supplì alle altre cerimonie di ricevimento, e della chierica, che di- cesi solita farsi dal cameriere del Cardinal segretario di stato a' nuo- vi Porporati. Air ora destinata il Cardinale no- vello, vestito di sottana, fascia pre- latizia, e mantelletta paonazza, con berrettino. Berretta, e cappello usua- le nero, senza rocchetto, parte dal proprio palazzo in una carrozza nobile chiamata berlina, avendo seco il maestro di camera, ed il coppiere, o sia gentiluomo. Precede questa carrozza, che va a bandinelle chiu- se, un solo domestico in livrea di mezza gala , senza ombrellino , e tutti gli altri suoi compagni vanno appresso, tranne il sotto decano, che va sempre presso lo sportello de- stro della stessa berlina . Giunti al palazzo Pontificio , scende il Cardinale dalla berlina, e ricevu- to da un ceremoniere, e dal foriere i6o BER maggiore, sale airappaiiamento an- zidetto, ed il Cardinale segretario di stato l'incontra alla porta della sala, per introdurlo nelle sue stanze, dove il ceremoniere gli leva la fascia prela- tizia, e gli cinge quella co' flocchi d'oro. Indi, se non è monaco, o re- ligioso mendicante, vestito di rocchet- to e di mantelletta, dal medesimo Cardinal segretario di stato, in man- canza del nipote, viene presentato al Pontefice, che in abito di rocchetto e mozzetta lo riceve sedente in tro- no, e circondato dal maggiordomo, dal maestro di camera, e dalla sua nobile corte. Premesse tre genuflessioni, viene il novello Cardinale condotto al so- glio da due maestri di cerimonie , dove si pone genuflesso , baciando i piedi del Pontéfice. Allora il Pa- pa ricevuta la mozzetta dal primo ceremoniere, gliela mette colle sue mani , ponendogli di poi la Berretta CardinaUzia in capo, che gli è pre- sentata da monsignor guardaro- ba, o dal sotto guardaroba . Il Cardinale bacia il piede, e il gi- nocchio del Pontefice, che lo am- mette al duplice amplesso. Quindi lo stesso Papa pronunzia un elogio del Cardinale, co' motivi, che l' in- dussero a promoverlo, e ricorda a lui gh obblighi della nuova digni- tà. Il Cardinale risponde adequata- mente colla promessa di corrispon- dere a' propri doveri, e col ringra- ziamento per l'onore ricevuto, con- chiudendo essere stata sola la cle- menza, che il fece esaltare a tanta al- tezza di grado. E se ivi fossero piiiCar- dinah, il più anziano di promozione fa la risposta a nome di tutti, nel qual caso l'elogio del Pontefice è co- mune ai medesimi, meno qualche singoiar particolarità individuale. Il Parisi nel tomo II delle sue Istni- BER zioni, a p. i4i e 142, riporta al- cune formole dei ringraziamenti, clie i Cardinali fanno al Papa nel ricevere la Berretta. Indi il primo ceremoniere detto V Extra omnes^ e la corte Pon- tificia si ritirano, rimanendo col Pa- pa il solo Cardinale, o Porporati no- veUi, col Cardinale segretario di sta- to, finché pur essi vengono dal Pon- tefice licenziati. Uscito il Cardinale dalla stanza, ove ha ricevuto la Berretta, in quel- la appresso gli è dal sotto guar- daroba, in un bacile d'argento, pre- sentato il berrettino rosso, che il Porporato si pone in capo, sotto la Berretta, da se medesimo. Indi, ac- compagnato dal Cardinale segretario di stato, ritorna nelle di lui came- re, dalle quali, dopo breve conversa- zione, si parte, dando al coppiere o gentiluomo la Berretta rossa, e cuo- prendosi il capo col cappello rosso usuale. Giunto alla propria abitazione, depone il nuovo Cardinale la man- telletta ed il rocchetto, ed in sottana e mozzetta Cardinalizia, colla Ber- retta rossa in mano, prosiegue a ricevere le visite di congratulazione. Dopo che il Cardinale ha ricevuta la Berretta rossa dal Papa, nell'antica- mera nobile, o in quella del tiono del proprio appartamento, si deve sem- pre tenere su d'un tavolino una Berretta rossa. Questa i Cardinali u- sano in capo tutte le volte, che ve- stono l'abito Cardinalizio, e quando non la tengono in capo, è data in con- segna al gentiluomo, ed in sua man- canza, al maestro di camera. Nelle cappelle Pontificie e Cardinalizie però, prima di entrare nel pres- biterio di esse, il gentiluomo dà la Berretta al caudatario, il quale non si diparte dal Cardinale, e gliela por- ge ogni volta, che se ne voglia cuo- BER prii*e, e quando riceve l'incensazio- ne. Dove i Cardinali usino la mi- tra , il gentiluomo porterà sempre la Berretta, come una delle insegne del Cardinalato, e nelle processioni Ja terrà in mano , andando a fian- co del Cardinale padrone. Quando i Pontefici innalzano al Cardinalato i loro nipoti, o fi-atelli, subito sparano le artiglierie di Ca- stel s. Angelo, il che pure si prati- ca nella creazione de' Cardinali di stirpe sovrana. Nello stesso concisto- ro, in cui siffatti Cardinali sono no- minati, si alza il Cardinal decano, e supplica il Papa, in nome del sa- cro Collegio, a dar subito loro la Berretta rossa, come si è osservato nel secolo decorso da Innocenzo XIII, che creò all'improvviso, nel 1721, il suo fi-atello vescovo cassinese, cui pose immediatamente la mozzetta e la Berretta ; da Clemente XII, nel 1730, da Clemente XIII, nel ij5S, quando fecero Calcinale il proprio nipote; da Pio VI, come creò Car- dinale lo zio assente, e, nel 1786, quando elevò alla porpora suo ni- pote Romualdo Braschi , e in fine da Benedetto XIV, quando nel 1747 annoverò al sacro Collegio il duca di Yorck, figlio di Giacomo III. Spedizione della Berretta rossa ad un Cardinal forestiere ^ ovvero die nella sua creazione ritro- vasi fuori di Roma, come sono i nunzii, od altri prelati incaricati di una speciale commissione del- la Santa Sede , e notizie sugU allegati apostolici. Se il Cardinale pubblicato dal Papa in concistoro, è uno de' nun- zii apostolici, od è promosso ad istan- za di alcuno dei sovrani , che ne godono la prerogativa, ovvero sia VOL. v. BER 161 qualche vescovo non chiamalo in Roma, o che non vi si possa reca- re, o finalmente sia altro personag- gio, che creato Cardinale per moto proprio del Pontefice, dimori fiiori di Roma, gli è rimessa per l' able- gato la Berretta, come fece Benedet- to XIV, nel 1753, quando elevò alla porpora monsignor Stoppani presidente d' Urbino , allora posto Cardinalizio , per mezzo di mon- signor Veterani cameriere segi'e- to, come aveano fatto i suoi prede- cessori, e come fecero i successoi'i, finché Urbino ebbe quella presiden- za. JVel secolo passato tre nunzii di Parigi, invece di riceverla in quella città, l'ebbero in Viterbo, cioè Gual- tieri, nel 1759, al quale fu reca- ta dal cameriere segreto, e segreta- rio d'ambasciata Contessini; Giraud, nel 1773, che l'ebbe dal proprio fratello; e Doria, nel 1785, che la ricevette da monsignor Dandini. Nel- lo stato fu pure spedita la Berretta a diversi, cioè, nel 1766, a Fermo all'arcivescovo Paracciani, e l' able- gato fu il di lui fratello ; nel 1773 ad xA equa viva a Pesaro; nel 1775 ad Imola al vescovo Bandi, e nel 1804 all'attuai arcivescovo di Bologna Cardinal Oppizzoni, in detta città. Adunque nello stesso giorno del concistoro, il Cardinal nipote, o il Cardinal segretario di stato tras- mette al nuovo Cardinale con un biglietto l'avviso della sua esaltazio- ne al Cardinalato, insieme al berret- tino rosso, pei* mezzo d'una guardia nobile, come si dirà megho all'ar- ticolo Berrettino rosso, o Cardi- nalizio. Poscia il Papa nomina uno, che deve portargli la Berretta rossa, in qualità di ablegato apostolico, in- carico dato sempre ad un came- riere segreto, o di onore, in abito 1 1 i62 BER paonazzo. Che se il prescelto non abbia tale qualifica, lo dichiara tale, 'mentre, come si dice all' articolo Ablegati Apostolici, talvolta alcuni esercitarono tale uffizio senza quel carattere, come monsignor de Pre- tis, cappellano segreto, che, nel 1720, da Clemente XI fu mandato in Ispa- gna, e come altri esempii aljbiamo di religiosi di ciò incaricati. Ne dee passarsi sotto silenzio, che diversi Papi spedirono colla Berretta i fi- gli de' principi romani , e gli stessi propri! nipoti. Uno degh esempii più. antichi è di Paolo III, allorquando nel iSSg, dichiarò ablegato a por- tarla in Iscozia al Cardinal Lorerio, il nipote Pier Luigi Farnese, duca di Parma e Piacenza; mentre da ultimo Pio VI diede egual incarico al nipote Romualdo, poi Cardinale. In alcune circostanze fiirono dichiarati ablegati persone residenti nel luogo stesso, ove trovavasi il novello Cardi- nale, come sono gli uditori delle nun- ziature. Il che si fece, nel 1 792, da Pio VI nel creare Cardinale il nun- zio di Vienna , Caprara , e dal re- gnante Pontefice Gregorio XVI coi nunzii Spinola, nel 1882, ed Ostini, nel i836. Pel primo fu dichiarato ablegato monsignor Lucciardi, e pel secondo monsignor Bruschi , ambe- due dichiarati camerieri d'onore. Quando poi il medesimo Pontefice, a' 29 lugho 1833, fregiò della por- pora il Cardinale Monico^ patriarca di Venezia, nominò suo ablegato apostolico monsignor Antonio Tra- versi, ora patriarca di Costantinopoli, allora residente in Venezia. In que- sti casi, la guardia nobile, che porta l'avviso della promozione ed il ber- rettino rosso, porta pme all' ablega- to col dispaccio la Berretta Cardi- nalizia. In alcune circostanze, o per lon- BER tananza, o per altre ragioni, non si nominò l' ablegato apostolico, ri- mettendosi la Berretta rossa al nun- zio per la guardia nobile , affinchè il nunzio la presentasse ^1 sovrano, il quale in nome del Papa ne fa- cesse l'imposizione, come praticossi nel Pontificato di Leone XII. Crea- to da lui, a' 27 settembre 1824, l'odierao patriarca di Lisbona Car- dinal de Silva, il cav. Alvarez, guar- dia nobile da lui spedito per la no- tizia e col berrettino rosso , fu in- caricato di consegnare la Berretta al nunzio di Lisbona, monsignor Fran- soni ora Cardinale, e d. Miguel I, re del Portogallo, fece la cerimonia del- l' imposizione. Non mancano esempii, che un ab- legato avesse l'incombenza, per la lon- tananza de' luoghi, di recare la Ber- retta Cardinalizia a due, ed anche tre e quattro novelli Porporati, co- me dispose Benedetto XIV, nel 1756, che mandò monsignor della Puebla, colle Berrette pei Cardinali Frautsohonn, e de Rodt in Geinia- nia, e monsignor Burini ai Cardi- nali di Sauls-de-Tavannes, de Luy- nes, e Potier-de-Gesurcs in Francia. Clemente XIII, nel 1761, inviò iir Germania monsignor Mantica, ca- meriere secreto e segretario d'am- basciata, colie Berrette pei Cardi- nali de Hutten e Migazzi, e mon- signor Laute a Parigi, colle Berret- te pei Cardinali de-Rohan e Choi- seul. Pio VI, nel 1778, spedi in Germania monsignor Ruspoli colle Berrette pei Cardinali Frankenbeig, e Battyan, ed il suo nipote d. Ro- mualdo Braschi in Francia , colie Berrette pei Cardinali Rochefoucault, e de-Rohan; e nel 1789, monsignor Santacroce in Isjxigna, che fu ac- compagnato dal principe padre, col- le Berrette ^x:i Cardinali Sentnia- BER nat e Loreozaria. Pio VII, nel 1801, inviò a Vienna monsignor Velluti Ghilini, colle Berrette pei Cardinali RiilFo, nunzio presso l'imperatore, e Albani uditore della camera, e, nel i8o3, monsignor Doria in Francia, con quattro Berrette pei Cardinali Belloy, Fesch, Cambacerès e Bois- gelin. Inolti'e vi sono esempii, che un individuo fu ablegato piìi volte, giac- ché Clemente XI mandò, nel 171 2, il suo coppiere Bartolomeo Massei, a recare la Berretta Cardinalizia a Cusani vescovo di Pavia; nel 17 15 a portarla in Francia al Cardinal Bissy, e, nel 17 19, al Cardinal Ben- tivoglio in Parigi, ove poi lo nominò nunzio nel 1 7 "^ i , dopo di che Cle- mente XII lo creò Cardinale, nel 1 7 3o. Di questi casi è l' ultimo esempio monsignor Altieri, attuai nunzio di Vienna, che da Leone XII, nel 1826, fu spedito in Francia colla Berretta pel Cardinale de Latil , e trovando- si a Napoli, nel i834, fu dal regnan- te Gregorio XVI dichiarato nuova- mente ablegato apostolico, per con- segnare la Berretta al Cardinale del Giudice ; Berretta che gli fu rimes- sa a mezzo del marchese Costa guardia nobile. Finalmente sono degni di special menzione i due seguenti casi. Nella promozione Cardinalizia fatta da Pio VII, nel 1816, agli 8 marzo, tro- vavasi infermo in Roma lo spagnuo- lo Guardoqui. Il Papa, dopo aver imposta la Berretta rossa agli altri Cardinali, ne consegnò una a mon- signor Pentini , presentemente chie- rico di camera, aflinchè come dele- gato apostolico la portasse in frul- lone palatino, co' Pontificii palafre- nieri, e colle torcie, al palazzo di detto Porporato, e gliela imponesse in qualità di delegato; locchè egli BER i63 esegui la sera colle consuete forma- lità, previo un breve analogo com- plimento, recandosi poscia a dar rag- guaglio nella stessa sera dell'esegui- ta commissione, al prefato Pontefice. E quando Leone XII creò Cardi- nale Bemetti, dichiarò ablegato per la consegna della Berretta in Parigi (dopo che fosse tornalo dall' amba- sciata di Pietroburgo ) , monsignor Bardella, pro-vicario generale di Fer- mo ; ma per alcune circostanze il Porporato ricevette invece la Ber- retta in Roma dallo stesso Pontefi- ce, nel 1827. Dichiaratosi adunque dal Pontefice l'ablegato apostolico incaricato di por- tare la Berietta rossa al novello Car- dinale assente da Roma, il medesi- mo, dopo aver fatti i convenienti preparativi, e ricevute le opportune istruzioni dal prefetto delle cerimo- nie Pontificie, e dalla segreteria di stato , accompagnato da un eccle- siastico, si mette in viaggio verso quella città, in cui risiede il nuovo Porporato. Questi, come sappia es- sere a poche miglia distante, man- da incontro all' ablegato uno, o due de' suoi gentiluomini con muta a sei. L'ablegato viene condotto nel pa- lazzo del nuovo Cardinale, ove pren- de alloggio per tutto il tempo della sua permanenza , e poi da lui vie- ne nobilmente regalato, mentre le spese del suo viaggio sono a carico della reverenda camera. La consegna però della Berretta Cardinalizia suol farsi dal delegato Pontificio, poiché r ablegato porta bensì la Berretta , ma deve consegnarla a quel dele- gato, che in nome del Papa for- malmente dee imporla. Tale funzio- ne si fa nella chiesa principale della città, dove risiede l'eletto , dopo la lettura dell'apostolico breve, e dopo i giuramenti emessi innanzi all'able- ir>4 BER BER gato. Dove lo slesso sovrano debba occasione^ che da sua ma(\ttà Fcr- impone, nel nome del Sommo Pou- dinando II, re delle due Sicilie, si tefice, sul capo del novello Cardi- darà, per delegazione di Sua San- nale la Renetta rossa, si fa la fun- lità , la Berretta Cardinalizia a zione nella cappella reale. Ivi, rice- .^«^ eminenza il Cardinal Giudice ■viltà da quel Cardinale la Berretta Caracciolo, arcii'escovo di Napoli in ginocchio, dal sovrano medesimo nel dì i/\. agosto i833, Napoli nella riceve l'amplesso, come nota mon- Stamperia reale, i833. signor Caraffa, nella sua opera De Da questo cerimoniale, che in po- cappella regis utriusque Siciliae. co diversifica da quello degli altri Avendo poi il Pontefice Pio VI, nel sovrani, allorquando, come delegati 1789, dichiarato legato apostolico a Pontificii, impongono la berretta porre la Berretta al Cardinale Avers- rossa al nuovo Cardinale, riporte- perg, r imperatore Giuseppe II, que- remo le cose più essenziali, per sti per impotenza ne die' la commis- dare una più chiara notizia sul sione al Cardinal Migazzi, che fece delegato, sull' ablegato , e sulla im- la funzione colle consuete cerimonie posizione della berretta Cardinalizia, in Vienna, essendo stato l' ablegato Dopo che il regnante Pontefice Gre- monsignor Sbarra. Se poi il Cardi- gorio XVI, nel concistoro de' 29 luglio naie novello sia il vescovo di una 1 833, creò Cardinale Giudice Carac- città, ove non v'abbia o nunzio, o ciolo, rimettendogli l'avviso, e lo zuc- sovrano, il Cardinale riceve la Ber- chetto, come dicemmo, per mezzo del retta, che gli presenta l'ablegato, e marchese Costa sua guardia nobile, se la pone sul capo colle proprie e dopo aver dichiarato ablegato mani, come, nel i833, fece a Vene- apostolico monsignor Lodovico Ai- zia il Cardinal Monico. tieri , suo coppiere e cameriere Avverte il Sestini, nel suo 3Iae- segreto, e delegato Pontificio il re- stro di Camera stampato nel 1 634, gnante sovrano delle due Sicilie , che i Cardinali creati , assenti da questi stabilì il suindicato gior- Roma, dopo il ricevimento dell' av- no ad eseguire tale incarico. Per- tìso, e del berrettino rosso, sogho- tanto alle ore dieci antimeridia- no farsi la chierica Cardinahzia, e ne, il Cardinale, come pure l'able- sottoscriversi Cardinale, ma non gato vestito di mantellone paonaz- possono usare l'abito rosso, e la zo, e la guardia nobile col mag- Berretta simile, finche questa non giore uniforme e co' rispettivi sc- oloro portata dall'ablegato. Incarica guiti , serviti di carrozze di corte, poi il Papa ad imporre solenne- si recarono al real palazzo , ove mente la Berretta, o il proprio nun- colle solite etichette ed onorificenze zio, o il vescovo del luogo, come furono introdotti nella stanza del fece, nel 1604, il vescovo di Ferra- trono. Ivi, dopoché il Cardinale e ra col Cardinale Spinelli, per volere l'ablegato, nell'entrare in anticamera, di Clemente VIII; o il sovrano di ebbero consegnato i loro cappelli, e detto luogo. Tale cerimonia suole presero le berrette nere, fu intro- praticarsi, dopo ascoltata la messa dotto il Cardinale nella galleria di cantata , o bassa dal novello Cardi- etichetta, in cui, oltre il corpo di- rale, dal delegato, e dall' ablegato. plomatico, eravi gran parte della /^. Cerimoniale da ossen'arsì in primaria corte reale, ed il ministe- BER ro. Di là, passando il Cardinale nella seconda galleria, vi trovò il re, il quale, dopo breve trattenimen- to, fece pure enliaie l'ablegato e la guardia, accompagnati dal ceri- moniere funzionante di corte. Avan- zatosi l'ablegato verso il re, e fatti i tre soliti inchini, pronunziò un di- scorso latino analogo alla sua mis- sione, in cui dichiarò quanto gli riusciva giocondo , ed onorevole l'incarico del Sommo Pontefice, nel presentare a sua maestà la Ber- retta, che, come delegato Pontifìcio, dovea imporre sulla testa del Car- dinale, cui encomiò con opportuni elogi, terminando col raccomandarsi alla regia protezione. Il re in italiano ringraziò Sua Santità della promozio- ne d'un personaggio tanto a sé accetto, e compiacendosi di aver ricevuta una prova s\ manifesta dell' affetto del santo Padre, lo assicurava, che i po- poli delle due Sicilie ne darebbono un'altra nella loro religione e nella loro costante divozione alla Santa Se- de. Ed invitando r ablegato a rife- rire tali suoi sentimenti al Papa, es- pose la compiacenza, che provava in vedere destinata a s\ onorifica missione la di lui persona. Indi l'ab- legato presentò al re il breve Pontifì- cio delegatizio, che fu dal sovrano pas- sato al ministro secretario di stato pegli affari esteri. L' ablegato , inchinato il re , si ritirò nella galleria, ove unitosi col Cardinale e colla guardia, si recò nell'appartamento della regina, che ricevuti gl'inchini dell' ablegato, e i complimenti del Cardinale, prese il breve Pontifìcio, che l'ablegato le recava , e lo passava nelle mani dell'anzidetto secretario di stato, il che pure si praticò colla regina madre, nel rispettivo appartamento. Poscia furono condotti nella sacrestia BER i65 della real cappella Palatina, il Cardi- nale, la guardia e l'ablegato, il ([uale assunse la ciippa rossa col cappuc- cio, abito proprio de' cubiculari i , e dei camerieri Pontifìcii. Intanto av- visato il re delle eseguite presenta- zioni alle due regine, preceduto dalla real corte, e dal ministero, si recò nella detta chiesa Palatina, e presa dal cappellano maggiore l'acqua benedetta, ascese il trono eretto nel presbiterio dell'altare dal lato dell' evangelio. Da una parte della cappella prese luogo il corpo diplomatico, e la guardia nobile del Papa, e dall'altro la real corte, ed il ministero, mentre nelle tribu- ne superiori stavano le due regine, ed i reali principi e principesse, ed in altre tribune le dame. Fattasi l'adorazione, il cerimoniere funzio- nante invitò il Cardinale e l'able- gato a recarsi nella cappella , ed essi, fatta la genuflessione all'altare, ed un inchino al re, presero posto di- rimpetto al trono. Il Cardinale avea un taburetto con cuscino di velluto cremisi per inginocchiarsi, ed una sedia, e l'ablegato era situato un poco più indietro. Facevano ad ambedue corona , come in sacrestia, i regii cappellani vestili di cappe di seta bianca , foderate di rosso. Fu allora che si die' principio alla messa da un cappellano di ca- mera, ch'ei-a il correttore dell'ospe- dale degl' invalidi, dignità amplissi- ma, cui i Papi concesseix) giurisdi- zione simile air episcopale , e V uso de'pontifìcali. La messa fu alla spa- gnuola con decorosa assistenza , e musica istromentale, ma non si die- de a baciar il vangelo, e la pace al re, per non compromettere la dignità di questo, e del Cardinale, cui egualmente spettava tale distin' zione. Termiuata la messa, il re e i66 BER il Cardinale si alzarono, e monsi- gnor ablegato, accostatosi al trono, con altra breve allocuzione , disse, che ben volentieri adempiva l'inca- rico commessogli dal santo Padre, rallegrandosi sommamente, che per mezzo di sua maestà venisse data al Cardinal Giudice il contrassegno dell' amplissima, e grande dignità, siccome uomo adorno delle più bel- le virtù, pronto alla difesa del po- polo cristiano, e costante e fedele al suo re, e quindi rimise nelle mani di questo il Pontificio breve, rispondendo il medesimo re con parole di grata riconoscenza ver- so Sua Santità, per l'onore com- partito, aggiungendo voti all' Al- tissimo per la prosperità della Chie- sa, e dell'attuale suo degno capo, e dicendo che confidava nella coo- perazione del novello Porporato, in tutto ciò che pel meglio fosse sì del- la Chiesa, che dello stato, con altre espressioni proprie del suo animo religioso. Dopo di che sua maestà die' a leggere il breve al mentovato ministro segretario di stato. Compiutasi tal lettura, il Cardi- nale si avvicinò al trono, mentre il ceremoniere della real cappella te- neva in un bacile d' argento la Berretta rossa Cardinalizia, che fu dallo stesso ablegato presentata al re, perchè la ponesse sulla testa del Cardinale. Di fatti egli ascese gli scalini del trono per riceverla, ed appena ricevutala, se la tolse dirigendo a sua maestà un discorso col linguaggio d'un principe della Chiesa, a un principe temporale, che tradotto dal latino riporteremo. « La tua presenza, o re, e quella >» de' magnati e nobili personaggi , >» finalmente questa augusta, ed in- »> solita cerimonia molte cose m'in- « geriscono nel mio animo, che non BER « valgo ad esprimere. Una sola ne " dirò: la benignità, con cui Grego- »# rio XVI ti riguarda, esalta non M poco la tua pietà, e molto ci dà M a sperare per la religione. Com- » batti adunque, o figlio di piissi- »» mi re, emulatore di Ferdinando >i III, combatti per la giustizia, per « la Chiesa , e sii lo scudo della » casa di Dio. Io pastore di questa » gregge, pregherò il Signore che " accresca sopra di te le sue bene- " dizioni , e fra il sacerdozio e >i r impero conservi la concordia , e « vi stabilisca un'eterna pace. Que- » sti sono a te i miei voti, come » i ringraziamenti, ec. » A tale discorso rispose il re, lodando i meriti del Cardinale, ed esprimendo la fiducia che in esso poneva, affine di conservare la felice pacifica unione tra il sacer- dozio, e l'impero, ec, e terminato il discorso, il re abbracciò il Car- dinale. Si cantò poscia il Te Deiintj du- rante il quale il Cardinale prese in sagrestia l'abito rosso, ed accompa- gnato dall'ablegato, ritornò al suo posto. Recitate poi le orazioni di ringraziamento, il Cardinal arcive- scovo asceso all'altare, colla Berret- ta rossa in capo, compartì la tripli- ce benedizione^ nonostante gli este- si privilegi , che in quella cappella abbia il cappellano maggiore, ed il re a quell' atto piegò le ginocchia. Dopo ciò il re col suo corteggio si ritirò ne' reali appartamenti, ed in pari tempo il Cardinale, l'ablcgalo, e la guardia col seguito si resti- tuirono all'episcopio. In questa funzione il real corteg- gio vestì l'uniforme di piccola tenu- ta con sotto abito e calzatura bian- ca. Si avverte che tutte le distin- zioni usate alla guardia nobile fu- rono di condiscendenza, giacche non BER ha parte alla funzione, contandosi terminata la sua missione dopo d'a- ver consegnato il dispaccio, che con- teneva l'avviso della seguita promo- zione, e la consegna del zucchetto, o berrettino rosso. Indi monsignor ablegato, oltre il consueto donativo del Cardinale , ricevette un biglietto del principe di Cassaro ministro degli affari esteri, coti ima scatola d'oro fregiata del ritratto del re, ed ornata di venti- quattro grossi brillanti. Sempre gli ablegati apostolici del- le Berrette Cardinalizie ricevono dal sovrano, che fa la funzione di lega- to apostolico e le veci del Papa, e dal novello Cardinale, un propomo- nato e ricco donativo, e prima i ri- spettivi sovrani solevano gratificarli ancora con pensioni, beneficii, od ab- bazie. I Promani Pontefici sogliono promuovere l'ablegato, o a camerie- re segreto, o a canonico di una basilica, o con altri provvedimenti ecclesiastici, ed infine col metterlo in carriera prelatizia, per cui molti divennero nunzii presso le corti, ove aveaho eseguita V ablegazione, ed altri giunsero alla dignità del Car- dinalato, come si potrà vedere nelle biografie de' Cardinali. L'eminenti virtù di molti promossi al Cardinalato, fecero però rifiutare le berrette, loro inviate da' Pontefici. Paolo IH, nel i538, creò Cardinale il Bembo, già famoso segretario di Leo- ne X, il quale resistette talmente ad accettare la porpora , che Carlo Gualteruzzi, il quale gli avea por- tata la Berretta rossa a Venezia, se ne ritornò a Roma colla stessa Berretta, per non averla egli accettata ; la quale poi dovette ricevere per le forti ri- mostranze del doge e del senato veneto. Gregorio XIII , nei 1578, creò Cardinale, per le istanze del re BER 167 Filippo II , Ferdinando di Toledo spagnuolo, insigne per santità di vi- ta e per dottrina, dignità, ch'egli per umiltà ricusò, rimandando al Papa la Berretta rossa, che con un breve apostolico gli era stata spedi- ta per im cameriere segreto, da lui ricolmato di preziosi doni. p^. Por- pora RlNUNZlATA. Sebbene i Cardinali debbano pren- der dalle mani del Papa il cappello Cardinalizio, e gli assenti sieno per- ciò obbligati a recarsi in Roma, pure i Pontefici, a cagione di distinzione, specialmente con persone di sangue regio, lo mandarono a qualche Car- dinale, come si può vedere ai ri- spettivi articoli , ed alcuna volta fu loro spedito pegli stessi ablegati, che portavano la Berretta. E per non dire di altri, ciò praticò Gregorio Xllf, nel r577, quando creò Cardi- nale Alberto d'Austria, figlio di Mas- similiano II, re de' romani, rimetten- dogli in Ispagna la Berretta ed il cappello. Cardinalizio per mezzo di Annibale Pepoli bolognese^ suo ca- meriere. Lo stesso Gregorio XIII, nel 1578, annoverò al collegio de'Car- drhali Carlo di Lorena , cognato di Enrico II re di Francia, al quale, come si ha dal Novaes tomo Vili, mandò, colla Berretta solita a spe- dirsi a' novelli Cardinali assenti , anche il cappello, che si deve pren- dere dalle mani del Papa in Roma. A' nostri giorni , il Pontefice Pio VII, creando Cardinale, nel 18 19, il fratello dell'imperatore Francesco Ij Ridolfo d'Austria, gli rimise la Ber- retta ed il cappello rosso, per mezzo (li monsignor Odescalchi, venendogli imposta la Berretta in Vienna dal nunzio apostolico Leardi, quale de- legato Pontificio. BERRETTA Cleiucale. È quella che portano gli ecclesiastici sul ca- i68 BER pò, tanto nell'ufllziatura del coro, che nella processione. La sua forma at- tuale è quadrata, il colore nero, la qualità lana , o seta. L'etimologia di questa paiola, giusta il Du Gan- ge, deriva dal latino hi rum j nome, che davasi alla mozzetta , la quale cuopriva il capo, le spalle e le braccia , e facendosi il diminutivo biretum^ s'intese quella, che serve a cuoprire solamente il capo. Co- mechè stimasse Polidoro Virgilio (lib. Ili, cap. ult.), ch'essa fosse in- ventata verso il i449> il Sarnelli, nelle sue lettere ecclesiastiche, pag. 202, ne fa l'uso piti antico, dedu- cendolo dal decreto di Stefano I Pa- pa , il quale governando la Chiesa nel 257, ovò^mh, ut sacerdotes et dia- coni numauani sacris vestibus nisi in ecclesia uterentur^ poiché usava- si in que' di dai sacerdoti di porta- re le sacre vesti anche fuori di chie- .sa. Ma e per questo vorrà nelle ve- sti comprendersi la Berretta? Pare, che sino al IX secolo, in Roma, e nella maggior parte delle chiese non vi fosse quest'uso, e che in vece del- la Berretta l'ami tto si stendesse so- pra la testa , come oggidì presso i regolari degli Ordini mendicanti . Tuttavolta la pii^i antica menzio- ne di essa trovasi nella vita del santo prete Ivone , avvocato de' po- veri, il quale mori a' 19 maggio i3o3. Di questo santo, scrivono il Surio, il Ribadiniera ed altri, che una volta andando per viaggio, gli fu domandata da un povero la li- mosina, e che, non avendo egli al- tro da dargli, gli diede la propria Berretta clericale. Tra i greci la I5er- retta Q.h\2tm^\^'À camelaucium, o ca- mauro^ dalle pelli di cammello, colle quali veniva tessuta. L'antica forma della Berretta del clero latino era di quattro pezzi e- BER guali, nella sommità dei quali si es- primeva la croce, e prolungavasi nei lati in modo da coprire le tempia, come si^ vedeva ne' monaci greci , e presso alc^mi benedettini ; essi a- veano però più piccola dei greci sit- fatta laterale prolungazione. Il Ma- cri, parlando del canielaucium , di- chiara , che tal copertura del capo in progresso di tempo divenne piìi alta, ne fu sì pieghevole come pri- ma, perchè cominciossi a foderare di tela più grossa e soda, onde gli angoli di essa comparivano a modo di croce. Tale usanza si propagò nella Spagna e nella Francia , re- stando l'uso della forma antica pres- so alcune religioni. Furono aggiun- te poscia alla Berretta tre promi- nenze sostenute da pezzi di cartone, le quali presero finalmente la for- ma di quelle delle odierne Berret- te , e che diconsi le corna della Berretta. Tali corna erano dappri- ma tre sole, ed anche ai tempi no- stri i gesuiti , i barnabiti ed altri religiosi, qualificati perciò col titolo di Berrctlantij non che tutti gl'ita- liani seguono lo stesso costume. In progresso fu aggiunto un quarto corno in Francia per dar forma più regolare alla Berretta. Presentemen- te si usa in quel regno la Berretta clericale fatta a cono con un fioc- co di lana sulla sommità . Il cle- ro del Brasile poi, e del Portogallo la porta rotonda, ed assai più alta della nostra. La cagione, per cui si è for- mata di forma quadra la Berretta clericale si fu, secondo l'opinione di alcuni , per esprimere la croce del Salvatore, acciocché portata in capo nwnquam excidal Cliristi Doniina- tus in quaLuor orbis plagis per cruccia comparatufi. Tanto diceva s. Prospero nell'opera de Promis BER par. II cap. X. L' Uomobono, nella par. I tratt. Ili, stimò uguagliarsi ai quattro legni, coi quali Fu com- posta la croce del Redentore, onde il Caraccioli esorta a baciar la Berret- ta, iiì venerazione della s. Croce, si la mattina come la sera, quando si prende, o quando si depone. Il Raynaud opinò invece, che tale for- ma della clericale Berretta significhi r eccellenza delle persone , che la portano, per cui viene assegnata agli ecclesiastici a dichiarare la lo- ro dignità in quel modo, che so- pra il capo del principe si porta la ombrella. Passando però sotto silenzio le altre opinioni sul significato della Berretta clericale, diremo, che il con- cilio di Aix ne comandò ai chierici l'uso con queste parole : Pileis utan- tur simplicibus , non serìcis, neque turhinalis j Bìretum auleni seniper gerani in modani crucis consuUim^ ut ecclesiasticos homines decet. Lo stesso aveva comandato, nel i584, il concilio di Bourges in Francia, dicendo nel can. i. : Pileuni qua- draUun seu hiretuni^ seniper gerant in ecclesia et extra ecclesiani, ni- si quoties codi iniuria urgebit. Nel sinodo di Brescia del iS'j^, si co- manda j che i chierici non sine tala- ri veste clericalique hireto per ur- heni incedant. Nel concilio naziona- le Medili ni ense nella Gallia, nell'an- no 1607, si dice: ideoque tunicas exteriores manicatas et clericale hiretwn , quod est ecclesiasticorwn ìioniinuni propriuni, ad crucis for- mani confectwn, seniper gerant. Deriva da questi decreti l' osser- vazione, che fu prescritto 1^ uso del- la Berretta agli ecclesiastici sì den- tro che fuori della chiesa , affinchè dessero saggio del grado loro. Si sa poi, che fu osservata tal legge BER 169 di portar la Berretta eziandio nelle pubbliche strade sino al sea^lo pas- sato, anche da qualche regolare. Ma nel i6o3, per sentimento della con- gregazione dei vescovi e regolari, i vescovi non vi obbligarono più i preti lasciando correre l'uso, dove fosse praticato, di portare il cap- pello ecclesiastico. Vedi. V'hanno alcuni luoghi, ove né anche in chiesa si porta la Berretta al modo de' tempi antichi , per cui veggiamo che, nel i243, i canonici della cattedrale di Cantorbery doman- darono ad Innocenzo IV il privile- gio, di poter tenere il capo coperto durante l'ufficio divino per le frequenti malattie, che dallo scoprimento incon- travano; ed il benig-no Pontefice rescrisse loro, come si legge presso il Rinaldi a detto anno num. 4^ • Vestris supplicationibus inclinati _, vobis utendi pileis vestro ordini congruentibus ciini divinis intcrfaeri- tis offlciis, concedimus liberane facul- tateni. In alcune chiese di Alema- gna , dice il Bonanni , usasi tuttavia di coprir il capo dai soli canonici e dalle prime dignità, restando sco- perti gli altri inferiori del clero. Che se non è più prescritto l'uso della clericale Berretta fuori della chiesa, ora però hanno dovere di tenerla generalmente gli ecclesiastici quando sono parati per la messa, neir avviarsi all'altare e nel retro- cedere, neir uffiziatura corale, nelle processioni , nel predicare ec. Che se sarà esposto il Ss. Sacramento, alla presenza di lui, la Berretta deve deporsi, non cosi però, se il sacerdote parato per la messa, esca dalla sacrestia. Allora continuerà egli ad essere coperto, e dove passi dinanzi all'altare, su cui sta esposta la Ss. Eucaristia, inginocchiandosi, se la leverà, inchinando pure il capo, e I70 BER poscia la riporrà, tenendola flncìièsia giunto all'altare destinato pel divin sacrifizio. Così fu definito dalla sa- cra congregazione dei Riti. E da os- servarsi eziandio, che se il clero assiste al sacrifizio celebrato solen- nemente, od ai vesperi, non può tenere la Berretta quando gli è d'uopo stare alzato in piedi, op- ptu-c quando riceve la incensazione. La Berretta deve altresì essere dal sacerdote imposta, o levata colle proprie sue mani, non ])otendo ciò lare vcrun altro; ma solo o presen- tarla, o riceverla dal sacerdote o prelato. Non deesi mai posare la Berretta sul calice apparato, cioè sulla borsa, e nemmeno sull'altare, o sul messale. La Berretta clericale dev' essere di color nero; ma il Sarnelli ripor- ta che i canonici d'Anversa la usa- vano di color paonazzo, non per segno di prerogativa, ma per antica costumanza de' loro maggiori. Circa poi al modo di portare la Berretta, il concilio Astense, celebrato nel i588, dichiara, che: Biretiun Jiigri sit colorisj illudque non fron- ti, vel alteri temporum descendent incluiatumque y sed capili ceqiialiter imposi tiini ferant. Tale modo di usarla fu pure confermato dal sino- do Hieracense, nel i5q3, colle se- guenti parole : Bircia defirant non fronti vel temporibus inclinata, sed capiti (cqualiter imposila. I religiosi mendicanti non porta- no la Berretta clericale; nullaostante '} padri maestri degli Ordini de'pre- dicatori, de'ininori conventuali, ago- stiniani, ec. in alcune circostanze usajio una Berretta quadra, che di- venne piuttosto insegna del grado dottorale. Così pure nelle loro ese- quie vien posto sul cappuccio dell' a- bito. La clericale Berretta si porla BER dai minori conventuali penitenzieri della basilica vaticana, quando, ve- stiti degli abiti sacerdotali, interven- gono ai Pontificali, e ad alcune altre funzioni celebrate dal Papa; dentro di questa Berretta ricevono anche gli A^nus Dei benedetti, allorché il Pontefice li distribuisce nel sabbato in Àlbis. In simil guisa la portano i penitenzieri de'domenicani, dove il Papa funzioni nella basilica liberia- na; ma i penitenzieri della basilica laterancnse, come minori osservanti, non r assumono mai. Nelle cappelle Papali, i Cardinali si coprono colla Berretta; ma non così quelli, che assistono al trono Pontificio. I vescovi poi, gli abbati mitrati, i prelati, gli avvocati con- cistoriali, i procuratori di collegio, ed altri la tengono soltanto in ma- no e piegata. Ma que' sacerdoti , chierici regolari ed alunni de' collegi, che ne hanno l'uso, si coprono il capo intanto che in cappella reci- tano il discorso, o nella recita delle orazioni funebri ^ al modo de'prelati. Non è lecito a chi si reca all'u- dienza del Papa il tenerla in mano; bensì i Cardinali la portano seco loro. Non sarà del tutto inutile chiu- dere questo articolo col far men- zione della Berretta clericale usata dalla superiora del monistero delie Teatine di NapoU, eretto daUa vene- rabile serva di Dio Orsola Benin- casa. La pia institutrice, essendosi recata in Roma nel 1^76, per co- mando di Gregorio XIII, che vo- leva sperimentare il di lei spirito, corrispose così all' aspettazione , che specialmente s. Filippo Neri volle onorarla, dandole i più distinti se- gni di omaggio. Prima ch'ella ritor- nasse in Napoli, il santo le pose in testa la propria Berretta, e la vene- BER rabile Orsola volle con tutta rive- renza ritenerla presso di se e por- tarla al suo monistero, dove tuttora si vede. In memoria di questo fatto, per ispecial privilegio, la superiom di quel luogo nel coro e ne' capi- toli usa anche oggi la Berretta presbiteriale. BERRETTINO del Sommo Pon- tefice. È quello, che ricopre il capo del Papa. 11 suo colore è bianco; la qualità è di seta , oppure di panno. Laddove occorra eh' egli lo levi , come sarebbe nella visita delle chie- se, o allorché in esse ascolta la santa messa, il prelato maestro di camera lo toglie dal capo di lui, e poscia glielo rimette; ma nelle Cap- pelle Papali ( Vedi ) , e nelle funzio- ni sacre esercita quest' officio soltan- to il primo maestro di cerimonie. Ol- tre il menzionato Berrettino , il Pon- tefice ne porta un altro in certe circostanze, ch'è di forma più gran- de, di velluto, o di panno, di co- lor rosso e bianco, secondo i tem- pi , con ornamento di ermellino neir inverno , e di seta nella state , il quale si appella Camauro {Vedi). BERRETTINO o zucchetto Car- dinalizio. E quella piccola Berretta rotonda, generalmente più piccola del Berrettino clericale, di color por- pora, combaciante col capo, ed usa- la da' Cardinali qual distintivo del- la loro dignità : si chiama pure zucchetto, o zucchetta, diminutivo di zucca^ che è quella parte del capo, che cuopre e difende il cervello , e talora anche si prende per tutto il capo . La sua qualità può variare a seconda della stagione. Per l' e- state quella dei Cardinali non regolari è comunemente di seta , sebbene usar la possano di cam- mellotto ; nell'inverno da taluni è u- sata di panno. I regolari poi, co- BER 171 me monaci e mendicanti, la portano nella state di merinos, e nel vernò di panno. Questo venne accordato so- lamente da Paolo II, nel i464> »P* finche i principi di santa Chiesa ve- nissero distinti dagli altri prelati eziandio in que' luoghi, ove non po- teano avere il cappello rosso, o la Berretta quadra similmente rossa. Però dal privilegio di portare lo zucchetto vennero esclusi i Cardinali regolari, che non l' ottennero se non nel 1^91, da Gregorio XIV, il qua- le di propria mano lo impose sul capo ai Cardinali Bonelli e Berne- rio , domenicani , Bocca foco e Sar- nano conventuali, e Pelrocchini, ro- mitano di s. Agostino. Infatti, non avendo i Cardinali monaci e men- dicanti alcun distintivo nel colore del vestito dagli altri religiosi, con- veniasi bene, ch'essi ancora fossero di quello forniti. V. Nicolò de Angelis : Rcsponsum de Bircio rn^ òro dando S. R. E. Cardinalihus regularibus. Già Sisto V, colla costituzione Poslquam de' 3 dicembre i585, con cui prescrisse il tenore di vivere dei Cardinah, dispose che i novelli Car- dinali, prima di ricevere il Berretti- no rosso, giurassero di osservarla, sot- to pena di essere privati della di- gnità. Tal giuramento però si fa presentemente nella mattina del con- cistoro pubblico avanti di ricevere il cappello rosso. I Cardinali non possono usare del Berrettino se prima non abbia- no ricevuta la Berretta Cardinalizia dalle mani del Pontefice ( V. Ber- retta Cardinalizia). Laddove sia eseguita questa cerimonia , sorliti che- sieno dalla camera del trono , e vestiti della mozzetta Cardinalizia, arrivati nella prima anticamera, da se stessi lo pigliano da mi bacile lya BER di argento, presentato dal bussolan- te sottoguardaroba Pontificio , e se lo pongono sul capo. Che se il nuovo Cardinale creato, o pubblica- to in concistoro, non è presente in Roma, allora il Cardinal segretario di stato, o il Cardinal nipote, se vi è, glielo spedisce nello stesso giorno al luogo della dimora, in uno al- l' avviso della di lui promozione. Fi- no al 1 80 1 , s'inviavano a tale ogget- to i corrieri Pontificii, che venivano poi regalati dal Cardinale o dal principe, presso il quale risiedeva il porporato. Per qualche tempo si ac- costumò eziandio di spedire in tal incontro anche un altro corriere alla famiglia del candidato , per dare il lieto annunzio del di lui esaltamento. Tal cerimonia fu pra- ticata anche, nel 1785, alloi'chè Pio VI creò i Cardinali Colonna, de Gregorio , Spinelli , Chiaramonti , e Livizzani , onde i corrieri andarono a Napoli, Messina, Modena, Cesena ed altri luoghi. Che se il Cardinale fosse stato presente in Roma, il cor- riere venia egualmente spedito alla di lui famiglia. Ma dopo il 1801, venendo sur- rogata all' antica compagnia de' ca- valleggieri l'attuale Guardia nobile Pontificia (f^edi)j così chiamata per- chè composta di tutti nobili , Pio VII, che la istituì, dispose che da allora in poi una delle guardie di quel corpo sarebbe sempre stata prescelta per Tofficio di recare la no- tizia della creazione, e il Berrettino ad ogni Cardinale novello dimoran- te fuori di Roma. La prima perso- na della guardia nobile , eh' ebbe siffatto onore, fu il marchese Co- staguti, spedito da Pio VII all'ar- civescovo di Siena, Zondadari, crea- to Cardinale nel settembre dello stesso anno 1801. BER La missione della guardia nobile per l indicato oggetto viene eseguita col seguente ceremoniale. Appena dal Papa si stabilisce la promozio- ne del nuovo Cardinale assente da Roma, colle consuete forme, vien de- legata la guardia nobile, che col mezzo delle poste rapidamente va al luogo, ove risiede il promos- so. Ivi giunto , si reca alla di lui presenza , gli consegna il biglietto del Cardinal segretario di stato, che gli partecipa la promozione al Car- dinalato seguita in concistoro; indi gli presenta il Berrettino rosso, ed il Car- dinale senz' altro se lo pone sul capo. Eseguita la commissione , la guar- dia ne dà ragguaglio al Cardinal segretario di stato, ed al comandan- te del di lui corpo. Ciò fatto , la guardia non ha più verun officio; che se accompagna l' ablegato apo- stolico nella cerimonia di consegnare al Cardinale la Berretta Cardinali- zia, succede solo per condiscenden- za, ma non per diritto. Talvolta una stessa guardia nobile venne in- caricata a portare la notizia della esaltazione e il Berrettino rosso a due Cardinali assenti da R.oma , e talora anche la Berretta Cardinali- zia all' ablegato, che deve farne la tradizione, cioè quando destinasi dd Papa per ablegato uno, che risiede nel medesimo luogo della dimora del nuovo Porporato. Se le guardie nobili eseguiscono il prefato ofìticio presso le corti di Francia, Napoli , Madrid , Lisbona , il rispettivo sovrano suol dec-orarle col titolo e croce di cavaliere d' ini Ordine equestre del regno. La ca- mera apostolica supplisce sempre al- le spese del viaggio, e il Cardinale, che riceve la notizia e il Berretti- no, fa un nobile regalo. 1 Cardiucili deggiouo sempre ave- BER re sul capo il Berrettino, ne Io le- vano che dinanzi il Sommo Ponte- fice, ovvero all'inchinare i Joro col- Jeghi riuniti in collegio o in con- gregazione. Rispetto poi al Santissi- mo Sacramento ed all'altare, de- vono osservai-e le regole annunzia- te all'articolo Berrettijto Clericale (Fedi): Però fuori delle dette cir- costanze debbono portarlo sempre. I\Ia il Cardinale d' Archien, creato da Innocenzo XII, come quello, che per l'inolti-ata età, per capriccio, vo- leva sempre vestir di rosso. Io fece cucire sulla propria perncca , onde il Valena riporta di lui il seguente grazioso fatto. Nel lyoS, mercoledì i6 maggio, si tenne cappella Pon- tifìcia pei primi vesperi dell'Ascen- sione, e e' intervenne anco il Cardi- nal d'Archien, padre della regina di Polonia, che nonagenario volendosi recare a parlare a Clemente XI , dell'ascendere il soglio, si avvide il maestro di cerimonie, che avea il Berrettino, onde stese la mano per levarglielo più volte, e indarno, per- chè ei-a all'antica, attaccato alla pe- rucca , il che destò il riso a molti. F. Cappelle Pontificie. Non è a tacersi un altro aned- doto, che onora T umiltà di Giam- pietro Caraffa. Questi, avendo rinun- ziato l'arcivescovato di Chicli , per fondale con s. Gaetano l'Ordine dei teatini , mentre vivea co' suoi reli- giosi, fu chiamato a Roma da Pao- lo III, che per la terza volta gli offrì il Cardinalato, cui sempre avea ricusato, ma il Pontefice lo costrin- se ad ubbidire, e a* 22 dicembre i536, benché malato gravemente, lo pubblicò Cardinale di s. Chiesa, e per mezzo d' un suo cameriere gli mandò a casa il Berrettino rosso. Giampietro trovavasi a letto, e disse brevemente, che ringraziava SuaSan- BKR 173 tìtà dell'alto onore compartitogli ; e rivoltosi a' suoi, accennando un chio- do fisso al muro, impose ad essi di attaccarvi il Berrettino rosso: ciò che dimostra quanto fosse alieno dall'ambirne la dignità, e quanto la sua casa fosse poco accomodata in riceverlo; e ad un palafreniere, che domandava, secondo il costume, la mancia, ei diede dodici baiocchi. Tan- ta virtù fu poi premiata col Pon- tificato a' 23 maggio 1 555, prenden- do il nome di Paolo IV in memoria del suo benefattore. F. Novaes t. VII, p. 106, 107, Cardella t. IV, p. 166. Finalmente se Alessandro II con- cesse all'arcivescovo di Lucca nelle solenni funzioni l'uso del Berrettino rosso. Pio VI nel l' accordare all'ar- civescovo di Mochilow nella Russia le vesti Cardinalizie, nel breve di concessione espressamente gli vietò di usare il Berrettino rosso. BERRETTINO clericale. È quel- la piccola berretta di panno, di saia o di seta ed anche di pelle, che si adatta al capo degli ecclesiastici. Essa è chiamala con nostro vocabolo eziandio calota^ come anche ciicufa, pileolus, siibhireta, ed è rotonda e di color nero. Da principio era assai più grande di quello che al presente : aveva due piccole bande alle tempie, che discendevano e ricoprivano le orecchie, da cui presero il nome di orecchie. A questo proposito non sarà in- utile osservare, iche gli ebrei anda- rono col capo scoperto, eccettuato il tempo di lutto, o di pioggia, in cui lo cuoprivano col lembo del pallio da essi usato, e lo stesso costume seguirono i romani, i quali solo nei viaggi cuoprivansi il capo col petaso ch'era un cappello di que' tempi. Essi permettevano i berrettini, pi- leoli, ricordati da Seneca e da O- 174 BER vidio , soltanto agi' infermi e cagio- nevoli, nonché agli altri, nelle strava- ganze delle stagioni, nel caldo ecces- sivo, nel freddo ec. Di ciò tratta dif- fusamente il p. Sopranis, de iresti- busfudaeorwìiy nella disputa I, ove riporta parecchi eserapii de' gentili di sagrifìcare col capo coperto , come fa pure il Ferrari, Je re vesliaria. Quintiliano poi fa menzione di cer- ta sorte di Berrettini , da cui pen- devano due ali per cuoprire le o- recchie , adottati dai romani egual- mente per riguardi di salute e per lusso, ed anche da coloro, che reci- tavano ne' teatri , per non udire i clamori e lo strepito degU spettato- ri. In appresso furono introdotte cer- te (liscie, colle quali i romani si circon- davano il capo, specialmente quelli, che incominciarono a nutrire i capelli. Del Berrettino degli ecclesiastici la prima memoria si trova nel se- colo quarto presso s. Girolamo nel- l'epistola i53, nella quale ringrazia Paolino, che gliene avea mandato uno, dicendogli : Pileolum textura hrevem^ charUate lalùsviium^ senili capili confovendiy libciiter accepi^ et munere 3 et muneris auctore laeta- tus. Tutta volta il Thiers, nella Sto- ria delle parrucche, stima che il Berrettino dagli ecclesiastici non sia- si portato in chiesa, e ne' divini uf- flzii prima del i 243 ; giacche avan- ti tal'epoca si concedeva soltanto ai convalescenti, e a quelli di debole salute, perchè nelle lunghe ufficia- ture dovendo stare colla testa sco- perta , non ne risentissero notabile pregiudizio. Sembra adunque, che jl Berretti- no più comunemente dagli c*cclesia- stici abbia cominciato ad usarsi nel secolo XIII, ma però da quegli ecclesiastici soltanto , che stando scoperti , sofferivano molto nella BER salute, giacche non fa parte degli indumenti sacri. Invero san Car- lo Borromeo, nel primo concilio di Milano, celebrato l'anno i565, proi- bì il Berrettino a quelli, che non avrebbero molto patito; Relicu- lunij aiU suhbiretuni, ut vocant, ne ferantj nisi valetudinis causa et sine redimiculis. 11 Sarnelli, biasimando- ne l'uso durante la celebrazione della messa, riferisce il canone 1 3 del concilio romano tenuto da s. Zac- caria Pontefice del "j^i, e riportato da Graziano nel capo I : Nullus epi- scopusj die' egli, preshyler aut dia- conus ad solernnia missarum cele' branda prossumat velato capite al- tari Dei assistere. Ma in appresso tutti gli cedesti astici lo assunsero, e la sacra congregazione de' Riti non ebbe a pensare che a moderar- ne l'uso. Quindi decretò, a' 5 no- vembre i6oi , che non si portasse da verun sacerdote, mentre celebra la messa, ne mentre amministra il sacramento dell'Eucaristia, ed a' i4 gennaio i6o3, stabilì che solamente si accorderebbe per un particolare biso- gno, ma però fuori del canone, né ciò mai in riguardo alla dignità del- la persona. Quindi anche i vescovi possono tenerlo in capo nella cele- brazione della messa, escluso il ca- none, se non ne abbiano ottenuta licenza dalla suprema autorità del Pontefice, che solo può dispensare nell'argomento. S. C. Rituuni i^ a- prilis 1626, et alibi. In generale l'uso del Berrettino è vietato agU eccle- siastici quando compariscono vestiti de' sacri paramenti, anche della sem- plice cotta, non per tale vestito, ma pel ministero, che devono adempiere in quelle circostanze, nel quale mi- nistero il Berrettino dev' esser leva- to. Perciò nelle processioni, nel coro, neir amministrazione de' sagrameu- BER ti ecc. è proibito il portarlo. In egiial modo quando si porta, o si accompagna il ss. viatico agli infermi. Sebbene il colore ordinario del Ber- rettinOjO calota, è nero, tuttavia per un privilegio della Sede Apostolica molti prelati lo hanno di diverso colore. Gli eminentissimi Cardinali lo han- no di porpora, i vescovi francesi e fiamminghi, nonché molti arcivesco- vi lo hanno del colore paonazzo; parimenti i canonici di Anversa, non già quale prerogativa , ma per un uso aulico. 11 patriarca di Venezia lo 250ita di colore chermisino; lar- civescovo di Lucca, del color rosso, privilegio accordato da Alessandro li, del 1061, ma soltanto ne' Pon- tificali. Rosso egualmente lo porta l'yrcivescovo elettore di Colonia. Fi- nalmente, per non dire di altri, il priore di s. Giovanni di Malta lo Usa, secondo il colore de' [paramenti, rosso, verde, bianco. 11 Berrettino si porla da' missio- nari della Cina anche nella celebra- zione de' sacri misteri , pel costume di qiie' popoli, che hanno per gran- de irriverenza lo stare a capo sco- perto. Paolo V, nel i6i5, ne ap- provò r usanza, oidinando per altro che fosse un Berrettino distinto e piìi solenne dell' usuale. In egual modo e per la stessa ragione , lo portano anche i vescovi sirii, i quali lo usano, secondo la sua antica for- ma, cioè cogli orecchi. BERRETTONE Benedetto. Chia- masi Berrettone, ed anche Pileo, una berretta gi'ande, la quale insie- me allo stocco, o spada, suol essere benedetta in tutti gli anni dal Sommo Pontefice, prima di cominciare gli ufficii, o la messa della notte di Natale, nella camera de' paramenti. Vuoisi, che il primo ad introdurne l'uso fosse Papa Urbano VI, il quale,trovandosi in BER 170 Lucca nella notte di Natale del i3o6, benedl Io stocco, e Berrettone, per regalarli a Fortigueira Fortiguerri, generale di quella repubblica. Ad esempio di lui, lutti i successori ne continuarono la cerimonia, invian- do entrambi in donativo a qualche imperatore, principe, o gian ciipita- no, che debba combattere, od abbia riportato vittoria sugl'infedeli, o sui nemici del cattolicismo. 11 Beirelto- ne è foderato di velluto di color cremisi , ornato di ermellini e di pelle, cinto d'un cordone, e guer- uito di ricami d'oro. Fra que' rica- mi è nel mezzo una colomba, sim-r bolo dello Spirito santo. La spada, o stocco , è egualmente ricca con pomo d' oro sulf elsa. Sulla punta di essa si pone il Berrettone, ed in- sieme uniti si espongono a eornu epistola^ suir altare della cappella Pontificia, nella detta notte di Na- tale, ed in quello della basilica va- ticana nel dì della solennità, men- tre dal Papa si celebra la messa pon- tificale. Forse che l'uso di benedire e donare la Berretta e lo stocco sa- ia stato dai Pontefici adottato nel se- colo XIV5 ad imitazione di quanto è riferito nel secondo libro àit Mac- cabei cap. XV, dove si legge, clie Giuda Maccabeo, essendo pronto a battersi con Nicànore, generale di Antioco re di Siria, vide in visione il sommo sacerdote Onia già morto, che stava pregando il Signore pel suo popolo ebreo ; come pure il profe- ta Geremia, che presentava a Giuda una spada dorata, dicendogli queste parole: Ricevi questa santa spada, che Dio ti manda, colla quale di- struggerai i nemici del mio popolo d^ Israele. Certo è, che il Pontefice Sisto IV chiama il donativo dello stocco e Berrettone, approvata con- 176 BER siintndine de* santi padri, come av- visa il lib. sac. ccerern. sess. VII, cnp, 7, presso il Rayiiaud, De Gla- dio et Pileo a Pont, initiatis eto. sect. I, § 3 , oper. i i o , p. 534- Cri- stoforo Marcello , presso il detto Rayiiaud , tratta di questa ceri- monia diffusamente , e spiega il mistico significato di tale spada e Berrettone, aggiungendovi la formu- la usata dal Pontefice, nel consegnare sì onorate insegne. V. Giuseppe An- drea Zaiuschi : Analecla liistori- ca de sacra in die Natalis Domi- ni a Romauis Ponlificibus usita- ta ccerimonia , ensem , et pìleum bcnedicendiy eaque munere principi- bus christianis mitlendi^ Varsaviae 1726. V. Stocco benedetto. BERRUYER Giuseppe Isacco, nac- que a Rouen da una nobile fami- glia nel 168 1, ed entrato nella com- pagnia di Gesù, acquistò grande ce- lebrità colla prima parte della sua opera intitolata : Hisioire de peu- plc de Dieii ec, pubblicata a Pa- rigi nel 1728. L'ordine e la conca- tenazione dei fatti, la vivacità dei concetti, l'eleganza e la novità dello stile posero questo libro in molta voga ; ma non si stette guari a sco- prire in esso gran numero di cose meritevoli di censura. Il dotto pa- dre Tournemine gesuita insorse con- tro quel sacro romanzo, che nel 1731, venne condannato da Col- bert vescovo di Monpellieri, ed in Roma nel 17^7, mentre nel 1756 soppresso venne per sentenza del parlamento. La seconda parte di quest'opera, che uscì alla luce nel 1753 col titolo di Hisioire da peu- pie de Dieu 3 depnis la naissancè du Messie ec. , non ebbe miglior esito della prima. Censurata dal pro- vinciale de' gesuiti e dai superiori delle case gesuitiche di Parigi, è poi BER priva di quella grazia e di quel caldo siile che ammira vasi nella pri- ma. Papa Benedetto XIV condan- nolla con un breve de' 17 febbraio 1753, come contenente proposizio- ni rispettivamente false, temerarie, scandalose, favorevoli all' eresia se a quella non si accostavano, e nel 1 769, venne data alle fiamme per un or- dine del palpamento. Comparve non- dimeno la terza parte di questa sto- ria col titolo : Suite de V Plistoire du peuple de Dieu, ou paraphrase litlérale des épitres des apótres , e Clemente XIII, confermando il giu- dizio pronunziato da' suoi anteces- sori sulle altre due parti, condan- nò anche questa, a cui si aggiun- se la proscrizione del vescovo di Soissons con lettera ed istruzione pi- storale, e le censure della Sorbona, che pubblicò anche un estratto di molte false proposizioni. Questo ce- lebre gesuita, discepolo troppo ze- lante degli errori del p. Arduino, cadde nella maggior parte di essi, e talvolta superò il proprio maestro. Morì in Parigi nella casa professa dei gesuiti ai 18 febbraio 1758, neir età di settantasette anni, dopo aver sottomesso le sue opinioni al giudizio dei vescovi. Fu pubblicato contro di lui gi'an numero di con- futazioni, alcune delle quali risen- tivano per vero dire lo spirito di partito. BERTA (s.), fioriva nel secolo settimo, ed era figlia del conte Ri- goberto e di Ursana , parente di un re di Kent in Inghilterra. Giunta all'età di venti anni, fu unita in matrimonio a Sigefredo, da cui el)- be cinque figlie, fra le quali s. Ger- trude e s. Deotilla. Dopo la morte di suo manto, ritirossi nel moni- stero di Blangy, ch'era stato fabbri- cato per opera sua, e le due figlie BER Gertrude e Deotilla ne seguirono l'esempio. Ma l'astio del conte Rug- gero, detto anche Urotgaro, si sfogò contro s. Berta. Non avendo costui potuto ottenere la mano di Ger- trude, pensò di farne vendetta, e quindi ne accusò la madre presso il re Tierry III, come rea d'infedeltà veiso lo stato. Senonchè quel Dio, che protegge gì' innocenti , fece co- noscere la falsità dell'accusa a quel re, che assunse la difesa della santa badessa, e trattoUa con tutta cortesia. Ritornata al suo monistero, si ado- però a compierne la fabbrica, e ad innalzare tre chiese. Dopo aver go- vernato con molla prudenza la sua comunità, ne fece badessa sua figlia Deotilla verso l'anno 696, ed ella si rinchiuse in una celletta per at- tendere all'orazione, la qual maniera di vita condusse fin verso l'anno 7 2 3, che fu l'ultimo della sua mor- tale carriera. 11 monistero di Blangy fu poscia distrutto dai normanni nei secolo nono, ma essendo stato ri- messo in piedi nel secolo undecimo, vi fluono portate le reliquie di santa Berta. BERTANO o BERTRAND Pietro, Cardinale. Pietro Bertano sortì i nata- li nel loor, da chiarissima famiglia di Modena, nel territorio di Nonantola. Era fornito di un ingegno così pron- to, che i suoi maestri ne facevano le più alte meraviglie. Professò nel- l'Ordine dei predicatori, e divenne ben presto modello di tutte le vir- tù. In un capitolo generale, celebrato in Bologna, si distinse sopra gU al- tri, che vi disputarono, e si meritò di essere stimato pel migliore e più valoroso di tutti. San Tommaso e s. Agostino erano i padri, che avea continuamente fra le mani, e se ne valeva con molto profitto de' suoi uditori. Tanti meriti indussero il VOI. V. BER 177 Sommo Pontefice Paolo III , nel 1537, a promuoverlo al vescovato di Fano, ed a spedirlo a Guidobaldo duca di Urbino, perchè fosse resti- tuito il ducato di Camerino, locchè gli fu latto di conseguire senza con- trasto. In appresso dal suddetto Pontefice fu inviato nunzio straor- dinario a Carlo V, per nmuovere ogni controversia circa la elezione della città , ove si dovea tenere il concilio. In questo egli fu tra i pre- lati, che destarono grande meravi- glia neir esporre il proprio parere. Com' era in estimazione presso i vescovi , lo fu ben presto anche presso i legati apostolici , che si valevano di lui per conseguire quan- to bramavano dai padri, come av- venne, allorché per certa convenien- za facea d' uopo il consenso del Cardinale Madrucci per trasferire il conci Ho da Trento a Bologna. Giu- lio III lo spedì a Vienna alla corte di Cesare, per la restituzione di Piacenza , ed a comporre i tram- busti, che vigevano per la morte violenta di Pier Luigi Farnese, pri- mo duca di Parma. Un'altra volta era stato spedito a Vienna, ma il suo viaggio non ebbe effetto, poiché fu sorpreso tla una gi'a vissi ma ma- lattia . L' opera di lui fu assai utile al Pontefice per comporre affari mol- to interessanti tra il menzionato Carlo V e il duca di Sassonia, e vi riuscì as- sai onorevolmente. Alla fine questi meriti tanto distinti vennero coro- nati da Giulio III, che lo innalzò alla sacra porpora , col titolo dei santi Pietro e Marcellino, nella terza promozione, cui fece a Roma li 20 dicembre del i55i. Intervenne il Bértano ai conclavi di Marcello II, e Paolo IV, ove per poco non fu eletto al Sommo Pontificato; ma nel colmo de' suoi onori, mori a 12 ryS BER Roma nel 1 558, in età di cinquan- tasctte anni, dopo sette di Cardi- nalato. Ottenne sepoltura a santa Sa- bina presso la cappella del Crocefis- so, dove gli si eresse a memoria un semplice e disadorno monumen- to, fregiato però di magnifico e- logio. BERTAZZOLI Francesco, Car- dinaie. Francesco Bertazzoli nacque in Lugo, diocesi d'Imola, da no- bile famiglia, il dì primo maggio 1754- Divenuto canonico dell'insi- gne collegiata della sua patria, per le sue "virtìi e per le cognizioni teo- logiche , divenne caro al vescovo Cardinal Chiaramonti. Innalzato questi, nel 1800, alla veneranda cattedra di s, Pietro, col nome di Pio VII, non istette guari a chia- mare a Roma il Bertazzoli, per di- chiararlo suo elemosiniere segreto, ed arcivescovo di Edessa in parLihas, provvedendolo del canonicato di s. Maria Maggiore. Nella gloriosa de- portazione di quel Pontefice , egli fu il compagno, e il degno confi- dente di lui; perlochè, a premiarne la pietà , ed i meriti distinti , nel concistoro de' io marzo 182.3, lo creò Cardinale, assegnandogli il ti- tolo presbiterale di s. Maiìa sopra Minerva. Leone XII, a' 1 5 dicembre 1828, lo preconizzò vescovo subur- bicario di Palestrina, avendogli già conferita la prefettura della congre- gazione Cardinalizia degli studii. Fu protettore dell'Ordine carmelitano, del collegio irlandese, dell' arcicon- fraternita di s. Maria della Neve, e del capitolo di Lugo, che in sin- goiar modo beneficò, ed appartenne alle più rispettabili congregazioni. 11 suo attaccamento alla Santa Sede, il candore de' suoi costumi, la sua prudenza, e le sue cognizioni gli meritarono la stima, e la benevo- BER lenza de' Pontefici Pio VII, Leone XII, e Pio Vili, che lo consulta- rono ne'pih gravi affari. Il regnante Gregorio XVI, come abbate camal- dolese, e come Cardinale fu stretto al Bertazzoli co' vincoli della piti te- nera amicizia , a segno, che non lasciava scorrere un giorno, senza trattenersi con esso lui . Questo Porporato mori in Roma a' 7 a- prile i83o, e lasciò il regnante Pon- tefice esecutore della sua ultima volontà, colla qualifica di erede fi- duciario. Per la testamentaria sua disposizione, venne esposto, e se- polto nel suo antico titolo di santa Maria sopra Minerva , ove il rico- noscente nipote Pietro gli ha eretto, coU'opera dell'egregio scultore Rinal- di , un marmoreo monumento. BERTILLA. (s.), fioriva nel se- colo settimo, e traeva i natali da una rinomata famiglia dei conti di Soissons. Quantunque giovanetta , essa non sentiva gusto che per le cose del cielo, e quindi rigettava tutti quei sollazzi, di cui tanto sono avidi i fanciulli. Ne andò guari di tempo, che stabilì di consecrarsi interamente al servigio del suo Si- gnore, dopo di averne conosciuta la volontà. I suoi genitori non le fecero ostacolo, anzi la condussero essi medesimi al monistero di Jo- uarre nella Bria, il quale era stato eretto da pochi anni dal b. Adone. Lieta Bertilla di essersi sottratta dai pericoli del secolo, si studiò di conseguire la perfezione evangelica, di cui le era modello e maestra la badessa Telchilde. La sua umiltà risplendeva sopra le altre virtìi , che ben presto indussero la superiora ad affidarle 1' incarico di accogliere i forestieri , di consecrarsi al servigio delle inferme, e di vegliare sopra le fanciulle , che concorrevano al BER mohistero per essere educate. Dis- impegnati con molta prudenza que- sti uffizi i , fu eletta priora. In se- guito, essendo stata rifabbricata da s. Batilde. moglie di Clodoveo II, la badia di Chelles, Bertilla vi fu mandata con altre religiose, in qua- lità di badessa, affinchè vi stabilisse una regola. Quel nuovo monistero si rese in breve assai celebre, e molte principesse ne prendevano il velo. Tutte le religiose andavano a gara di praticare ogni maniera di virtù, e soprattutto 1' umiltà, la mansuetudine, la carità e le mor- tificazioni. Ma la santa badessa era giunta ormai ad un'età avanzata, e le sue infermità faceano conoscere esser vicino l' istante della sua mor- te. Questa avvenne nell'anno 702 ai 5 novembre, nel qual giorno se ne celebra la festa. BERTINO (s.), trasse i natali nel territorio di Gostanza nella Sviz- zera, sul cominciare del secolo VII. Fino da' primi suoi anni si persua- se , che r unica nostra gloria deve riporsi nella croce, e quindi, niente curando i comodi e gli onori, che gli si offi'ivano come discendente da nobile schiatta, determinossi di pro- fessare la regola di s. Colombano a Luxeul. Due tiVsuoi amici ne seguirono 1' esempio , e furono con lui insigniti del carattere sacerdota- le. Nell'anno 63g, Berlino fu man- dato in compagnia de' suoi due com- pagni ad assistere s. Audomaro (che altri chiamano Saint-Omer) già fat- to vescovo di Terovana , fino dal 637. La contrada dei morini, ove la fede era quasi estinta, fu illumi- nata da questi santi personaggi, che ebbero il conforto di vedere coro- nate le loro fatiche con ottimo suc- cesso. Nell'esercizio del loro mini- stero dovettero per altro sostenere BER 179 non poche contrarietà, polche ebl)e- ro a lottare contro molti abusi in- veterati. Ma di tutto trionfarono , aiutati dalla grazia divina, cui sep- pero meritarsi co' digiuni , colle ve- glie, colle orazioni e colle altre pratiche religiose, che esercitavano nel monistero di Sithiu da essi fondato, il quale poscia ebbe il no- me di s. Bertino. Ciò avvenne per- chè questo santo fu il secondo ab- bate di quella comunità, cui go- vernò con molta prudenza. In se- guito avendo un ricco signore, chia- mato Eremaro, fatto dono al santo della terra di Wormhoult posta nella Fiandra ^ egli vi fece fabbri- care un monistero nel 695. La ba- dia di s. Bertino divenne sempre più ricca per le donazioni fatte ad essa dal conte Walberto, signore di Arques. Molti ragguardevoli perso- naggi, convertiti dal paganesimo, ri- nunziavano al mondo per conse- crarsi a Dio sotto la direzione di s. Bertino il quale sentendosi op- presso dal peso degli anni, nel 700, rinunziò la propria dignità a favo- re di un suo discepolo, chiamato Rigoberto. Dopo quest' epoca si ri- tirò in un piccolo romitaggio dedi- cato alla Vergine, ove conduceva i suoi giorni nella contemplazione del- le cose celesti, e nella pratica delle religiose mortificazioni. Questa ma- niera di vita egli tenne fino all'an- ; no 709, in cui pieno di meriti vo- lò a conseguirne il premio. Fu se- polto nella chiesa di s. Martino , e Dio mostrò la santità del suo ser- vo con molti prodigii. Se ne cele- bra la festa nel giorno 5 settem- bre , in cui si ricorda il suo felice transito. BERTINORO e SARSINA ( Bri- clinorìen. et Sarsìnafen. ). Vescova- ti uniti nello stato Pontifìcio. La i8o BER città di Bertinoro, situata sopra una vaga collina a manca della via Emi- lia presso Forlimpopoli nella Roma- gna , è. denominata da Procopio Pietra^ o rupe d' Onorio, e da Plinio // mercato de' Truentini o Triven- tini ( Forum Truentinorum ) _, don- de probabilmente le venne il nome di Bertinoro. Nei tempi di mezzo era chiamata castello di Sussubio, ed era soggetta a Forlimpopoli, co- me riporta il Borgia, Storia di Be- neK'ento. Donata venne da Pipino re di Francia alla Santa Sede nel Pontificalo di Stefano III, creato nel 752. Dice il Platina, che do- po la pace conchiusa fra Papa A.- lessandro Jll, e l'imperatore Fe- derico I, in Venezia, nel 1177, es- sendosi r imperatore recato a Ra- venna , e poi a Bertinoro , gli piac- que talmente questa terra, per la comodità, e per T amena sua situa- zione, che deliberava di ritenersela; ma per le preghiere del Pontefice la restituì alla Chiesa Romana. Dopo la decadenza e l'incendio di Forlimpopoli, verso il i370, Bertinoro cominciò a godere i pri- vi legii di città, e per opera del ce- lebre Cardinal Albornoz, legato di tutto lo stato ecclesiastico, il Papa Urbano V, residente in Avignone, accordò il trasferimento in essa del vescovato di Forlimpopoli, al quale si um in progresso di tempo quel- lo di Sarsina. Da quell'epoca in poi fu essa sottoposta al dominio di Forlì, finche Nicolò V, nel i449} la diede in vicaria a Roberto Ma- latesta, figlio di Sigismondo, il qua- le gli rimise l'arretrato tributo do- vuto dal padre , che l' avea signo- reggiata. Però, nel 14^9, sotto il Pontefice Paolo II, Bertinoro ritor- nò spontaneamente alla Chiesa, on- de Alessandro VI, iSorgt'tìfj del 1492, BER la concesse al suo figlio Cesare, duca Valentino, famoso per le sue avven- ture. Nondimeno Giulio II la ricupe- rò da lui, nel l'JoS, finche se ne impadronirono successivamente i Sas- sei, i Zatoli, e i Za m peschi. Ma do- po essere stata in preda ad inter- ne discordie, Clemente VII, del i523, ne investì Leonello Pio dei conti di Carpi, ed estinta la linea di quel principe in Alberto Pio, sotto Gre- gorio XIII, nel 1578, ritornò sta- bilmente al dominio Pontifìcio. D'al- lora in poi Bertinoro si distinse per costante fedeltà alla Sede Apo- stolica. La sua sede fu illustrata da ri- spettabili vescovi, e data venne, nel i5o5, da Giulio II, in commenda al Cardinal Alessandro Farnese, che nel i534 divenne Sommo Pontefi- ce col nome di Paolo HI. Il vesco- vo è suffraganeo di Ravenna ; la cattedrale è sufficientemente abbelli- ta, e dedicata a s. Caterina vergi- ne e martire ; il capitolo ha tre dignità, compreso il preposito, che n' è anzi la prima , con dieci cano- nici, fra' quali evvi il teologo e il penitenziere. Vi sono inoltre man- sionari! e chierici pel divino servi- zio. La mensa è tassata di 4^i 2/3 fiorini di camera. V'hanno in Bertinoro un seminario, un conservatorio di zitelle, confra- ternite, monte di pietà, ed altri luo- ghi pii. Si osservano ancora gU avanzi d'un antico castello, fabbri- cato a' tempi di Federico II; e fra i suoi appodiati meritano menzione Polenta, celebre per l' origine , che vi ebbero i polenta ni , i quali do- minarono Ravenna , dopo la cessa- zione degli esarchi ; e 31 e Idola, si- gnoreggiata in avanti dai Malate- sta e da' veneti. Tornata poi alla Chiesa, Leone X, creato nel i5i3, BER ne iufeudò Alberto Pio dei conti di Carpi, fratello di Leonello signo- re di Bertinoro, e soffrì molto Mel- dola dall' esercito del contestabile di Borbone, nel 1527. V, Forlim- POPOLi e Sarsijta. BERTRANDI Giovanni, Cardi- nale, Giovanni Bertrandi visse nel secolo XVI. Quanto spregevole al- l' aspetto, altrettanto eccellente per eminenza di virtù, fu venerabile pel sapere, e per l' illibatezza dei costu- mi. Ebbe i natali a Tolosa nella Francia dai signori Villemele; e nel i536, fu presidente in patria, con tale riputazione, che da Fran- cesco I fu chiamato a Parigi, nel i55o, ed eletto primo presidente al parlamento. Sotto Enrico II coprì la carica di guardasigilli , e quella di vicecancelliere, e rimasto vedovo, diede il suo nome al chericato . Nel i555, il Sommo Pontefice Pao- lo IV nominoUo al vescovato di Cominges , e dopo due anni , lo trasferì alla metropolitana di Sens, vedovata per la morte del Cardi- nale Lodovico di Borbone. Quindi, nello stesso anno, fu spedito amba- sciatore neir Alemagna, poi fu elet- to a viceré di Savoia , ad istanza del duca di Guisa, che per coman- do di Enrico II, re di Francia, era andato in Italia per soccorrere con diecimila fanti e due mila cavalli il Pontefice^ contro il re cattolico : da ultimo, nella terza promozione fatta li i5 mai'zo del i557, lo stes- so Pontefice lo creò prete Cardina- le assente del titolo di s. Prisca. Intervenne questo porporato all' as- semblea di Parigi, tenuta da Enrico II, nel i558, per opporsi ai nemici; e poscia al conclave di Pio IV, da cui fu deputato per uno dei giudi- ci nella causa gravissima del Car- dinale Caratlà. Spedito straordiua- BER 181 rio oratore del suo re alla repub- blica veneta , stava per passare in Francia, quando fu colto dalla mor- te a Venezia, nel i56o, tre anni dopo che vestiva la sacra porpora. BERTRANDI Pietro iuniore, Car- dìnale. Pietro Bertrandi fioriva nel secolo XIV, e sortì i natali dai si- gnori di Colombario , nella diocesi di Vienna nel Delfinato. Fu nipo- te al Cardinale del medesimo no- me , lesse il diritto nell' universi- tà di Avignone, di Montpellier, di Orleans e di Parigi, fu cancelliere della regina Giovanna, canonico del- le chiese di Laon, di Puy e di Au- tun, e decano di s. Quintino. Nel i333, ebbe la diocesi di Nivers, e, nel 1339, quella di Arras. In se- guito, ad istanza della regina Gio- vanna, nel secondo concistoro, te- nuto da Clemente VI in Villa- nuova, nel 29 maggio del i343, fu promosso alla porpora come prete Cardinale assente del titolo di s. Susanna , e da Innocenzo VI, nel 1 353, fu fatto vescovo di Ostia. Si rese illustre per molte legazioni, specialmente per quella all'impera- tor Carlo IV, al quale, nel i355, impose la corona imperiale, unita- mente ad Anna sua moglie, nella basilica vaticana. Fu spedito inoltre in qualità di legato dai re di Fran- cia ed Inghilterra, tra' fondò in quella città uno spedale, la cui prefettura colle sue rendite fu assegnata, nel Il 68, da Guglielmo IV al vesco- vo di Betlemme nella Palestina perchè trovasse in Francia un asi- lo nel caso che gì' infedeli lo aves- sero cacciato dalla sua residenza, co- me di fatti seguì a' 19 ottobre del I 1 88 secondo alcuni, e, secondo al- tri nel 121 I. V. Lettre de m.r Lebeuf iGuchant V Evéché titulai- re de Bethleem , dans le Mer- cure de France _, Janvier p. i o i ; Series ^ et historia episcoporum Bethlehemitanorum, nella Gallia Cri- stiana tom. XII, e Guido Coquilla- co, in Historia nivernensi. Dopo varie controversie insorte suir ospedale, parecchi arbitri depu- tati da' vescovi d' Auxerre e d' Au- tun hanno deciso, che quello spe- dale ossia cappella appartenga alla diocesi d' Auxerre. Abbiamo dal Novaes, tomo I pa- gina 35 , che il sesto romano Pon- tefice , fu sant' Evaristo nato in Betlemme di Palestina , da Giu- da, e che eletto ai 27 luglio del- l' anno 1 1 2 patì il martirio il dì 26 ottobre del 1 2 1 , e fu sepolto in Vaticano. BETLEMME. Ordine equestre DI s. Maria. Maometto II, dopo aver preso Costantinopoli, nel i453, proseguendo le sue conquiste, asse- diò e s' impadronì dell' isola di Le- mnos nel mare Egeo. Papa Calisto III a tal nuova, mandò Luigi Sca- rampo. Cardinale patriarca d' Aquileia, con quindici galere , il quale riprese Ti ET 19J l'isola ai turchi. Ma appena assunto ul Pontificato Pio II, Piccoloniini^ suc- cessore di Calisto, egli per reprime- re la formidabile, e crescente poten- za dell' impero Ottomano, non solo convocò un pubblico congresso a Mantova, ma provvide a' mezzi op- portuni per la guerra. Intanto ai 18 gennaio i43'9, eresse un nuovo Ordine cavalleresco col titolo di s. Maria di Betlemme^ del quale fos- se cura il difendere l'isola di Le- mnos, colle altre del mare Egeou ed alla maniei*a dei cavalieri gero- solimitani fare delle scorrerie con- tro i turchi. V. Stefano Borgia, nella prefazione di Pio II, De bel- lo turcis inferendo j Romae 1774 p. 18; Novaes tomo V p. 198. Ma i turchi, avendo ripigliata l' isola di Lemnos, fu quest' Ordine abolito, ed i suoi beni passarono all' Ordine gerosolimitano nel Pontificato d'In- nocenzo Vili del 14^4) essendo sta- ti soppressi i canonici regolari del s. Sepolcro , forse fondati da s. Gia- como vescovo di Gerusalemme , e ripristinati dal re Goffredo di Bu- glione. Il Papa aveva conceduti i loro beni all' Ordine equestre di s. Maria di Betlemme, e quando que- sto si estinse , furono ceduti all' Or- dine gerosoHmitano. La principale residenza del mili- tar Ordine di s. Maria di Betlem- me essere doveva in Lemnos. Do- veva avere un gran maestro eletti- vo, e poteva avere de' frati cavalieri, e de' preti a somiglianza dell' Ordi- ne gerosolimitano di Rodi. L'abi- to suo era bianco con una croce rossa. Nella sua instituzione Pio II gli concesse per lo mantenimento, i beni di alcuni Ordini ospitalarii da lui soppressi , cioè di quelli di s. Maria de' crociferi, di s. Maria del castello de'bretoni, di Bologna , del 196 BET s. Sepolcro, di s. Giacomo dell' Al- topascio, ed altri. BETLEMMITI. Sorta di monaci, chiamati anco Porla Stelle, che sta- bilirono la loi'o residenza in Cam- bridge, città d'Inghilterra, nell'anno 1257. Vestivano come i religiosi domenicani , e portavano sul petto una stella di colore rosso, in me- moria di quella, che apparve a' re magi neir Oriente , all' epoca della nascila di Gesù Cristo, e che servi ad essi di guida sino a Betlemme , ove adorarono il nato Salvatore. Il Fontana, nel tomo III p. 879, Sto- ria degli Ordini religiosi e milita- r/, opina che fossero di due specie, monaci , e cavalieri , con differente vestito: Equiles stellati , et Fratres Stelliferorurn. BETLEM MITICI. Ordine reli- gioso. Nel Messico evvi un Ordine religioso, dice il Bonanni nel cata- logo degli Ordini religiosi^ di laici chiamati Betlemmitici , perchè nella parte destra del loro mantello pen- de uno scudetto, in cui è espresso il presepio del nostro S. G. C, con esso bambino, la b. Vergine, e s. Giuseppe. Fondello il pio Pietro di Betencourt, nativo delle isole Canarie, nella cit- tà di Guatimala, l'anno i653, insie- me ad una compagnia di uomini , che attendessero negli ospedali al* la cura de' convalescenti, procuran- do che dopo le malattie sofferte, ri- cuperassero le perdute forze. In bre- ve tempo questi religiosi laici si moltiplicarono, e furono per loro cura eretti ospedali in Messico, in Angelopoli, ed in Guaxaca^ onde il Pontefice Innocenzo XI ne appro- vò le costituzioni, a* 26 marzo 1687, colla regola di s. Agostino, ed i tre consueti voti religiosi. A fine poi di meglio eccitarli al costante eser- cizio delle loro pie operazioni, fu BET largo ad essi di molti privilegii. Han- no l'abito simile nella forma a quel- lo de' cappuccini , ma in luogo di fune usano cintura di cuoio come gU agostiniani. Di cuoio portano anche i sandali : l'abito è di lana nera naturale, del qual colore è il cappello. Aggiunge il p. Giuseppe Francesco Fontana, Storia degli Or- di ni monastici y religiosijhucca. 1738, al tomo III, p. 38 1 e seguenti, che in origine fu congi'egazione secolare del terz'Ordine di s. Francesco, che oltre i suddetti ospedali, ne fonda- rono altri nel Perù, e che anche Cle- mente XI, nel 1707, ne confermò la congregazione con bolla de' 27 lu- glio, concedendo loro i medesimi privilegii goduti dagli Ordini mendi- canti, e dalie congregazioni de' chie- rici regolari e ministri degl' infermi, e degli spedalieri della carità di s. Ippolito neir Indie. BETON Michele , Cardinale. Beton Michele visse nel secolo XIV, fu normanno di nazione, canonico a Parigi , e decano di s. Quintino. Clemente V, nella terza promozio- ne, fatta in Avignone U 22, ossia li 24 dicembre del i3i2, lo elesse Cardinale col titolo di s. Stefano in Montecelio. Egli fondò una cappella sotto l'invocazione di s. Michele, al manco lato del coro in chiesa di nostra Donna a Parigi, dove si ve- de ancora una statua, che lo rap- presenta con una breve iscrizione. Nel i3i6, terminò la sua vita dopo quattro anni di Cardinalato , nella sede vacante, di Clemente V, al quale fii eletto per successore in A- vignone Giovanni XXII. BETONIO Davide, Cardinale. Be- tonio Davide, «cozzese dei baroni di Balforuo , congiunto di sangue coi re di Scozia, visse nel secolo XVI. Amato venne universalmente per le BET sue prerogative di animo, non meno che di corpo, le quali a maraviglia lo distinguevano. Aveva sedici anni, quando fu mandato alla università della Sorbona, famosa allora in Pa- rigi, ove andò così bene innanzi ne- gli studii, che ritornato alla patria, III caro al duca di Albania. Ap- pena il re Giacomo lo vide, fu per lui preso da si grande affetto e sti- ma, che lo volle a parte de' suoi interessi. Lo zio di lui , Giacomo Betonio, arcivescovo di Glascow, ne ebbe tale piacere, che, consentendo- vi il sovrano, gli rinunziò una pin- gue abbazia. Le rendite di questa impiegava il nuovo abbate a sovve- nire i bisognosi, ed all' utile dell'ab- bazia stessa , cui accrebbe di son- tuosi edifìcii. Il re Giacomo usò di lui anche negl* interessi pubblici : il perchè, nel i534, inviollo ambascia- toi^e al re di Francia. Il Betonio seppe così bene disimpegnare que- sto incaiico, che guadagnossi il cuo- re di entrambi i sovrani , il primo dei quali nominollo all'arcivescovato di santo Andrea , colla primazia di tutta la Scozia ; 1' altro, sotto Paolo HI, nel i537, al vescovato di Mi- repoix. Ma in quest' ultima città eb- be egli, nel 1 545», una forte contesa eon Filippo de Levis , perchè gli avea usurpata la signoria di Maze- rette , che apparteneva alla mensa episcopale. Instando però il vescovo, per decreto del maggior consiglio, fu tenuto l'usurpatore alla restitu- zione. Di poi, ad istanza del re Gia- como, Paolo III lo promosse alla sacra porpora , col titolo di s. Ste- fano di Montecelio, nella quinta pro- mozione, che fece a Roma li 20 di- cembre del i538. Per ordine di En- rico YIII, il quale aspirava a do- minare la Scozia, venne arrestato al- l'impensata nella propria casa, e fu BET 197 chiuso prima nel castello Dalketo, quindi tradotto alla rocca di santo Andrea, dalla quale fu liberato per opera di Mario Marini, patriarca di Aquileia, mediante una tregua di dodici anni tra i reggenti della Sco- zia ed Enrico. In seguito il Betonio si oppose con forza al guasto orri- bile, che vi menavano l'eresie, e nel 1 543 , essendo legato a latcre in quel regno, radunò in un concilio nazionale tutti i prelati per provve- dere alla purità del cattolico dogma; condannò alle fiamme un certo Vu- schetto, ministro protestante, convin- to ed ostinato nell'eresia. Perciò avvenne, che alcuni eretici, temendo il medesimo castigo, congiurarono con- tro il Betonio, che da quattro sicarii fu crudelmente trucidato a' 29 maggio del i547, o, secondo altri, del i546, otto anni dacché indossava la por- pora. Tutti gli scrittori lodano que- sto Porporato, dicendolo vindice del- la cattolica religione, padre e di- fensor della patria, intrepido cu- stode della ortodossa fede, chiaris- simo per santità e dottrina, e final- mente martire della cattolica fede. BETSAIDA o BETH- SAIDA ( Belhsaiden. ) . Città vescovile in partibus , sufFraganea della metro- poli di Petra . Vuoisi che sia la Giuliade , così chiamata , perchè ingrandita dal tetrarca Filippo , in onore di Giulia sorella di Cesare. Essa è situata oltre il Giordano , nella media tribù di Manasse, sulla riva orientale del mare di Galilea presso il lago di Tiberiade, settanta- cinque miglia distante da Gerusalem- me. Fu patria degli apostoli Pietro, Andrea e Filippo, ed ottenne molta ce- lebrità pei predigli operativi da Gesù Cristo. Il regnante Pontefice, a' i4 agosto i838, dichiarò vescovo di Bet- saida Giuseppe Antonio Borghi dei 198 BEY minori cappuccini, coadiutore del vi- cario apostolico del Thibet. BETTOx^^A, o BITTONA. Resi- denza vescovile, la cui sede fu isti- tuita nel quinto secolo, soggetta im- mediatamente alla Santa Sede. An- ticamente si chiamava Vettona, ed era situata sul fiume Tupino. È delegazio- ne di Perugia nello stato Pontifìcio. BEVAGNA {Befania), Mevania. Città vescovile, fino dal secolo VI, nel- lo stato Pontificio, delegazione di Spo- leto, posta al confluente del Clituuno, e del Tupino, che nei primordii del VII secolo fu unita alla sede di Spoleto dal Pontefice s. Gregorio I. ludi ven- ne ristabilita, finche nel IX secolo fu per sempre unita a Spoleto. La sede di Bevagna, secondo l'Ughelli, che ne fa più antica l'erezione, nel t. X. p. iSy àQÌV Italia sacra, ebbe per primo vescovo s. Vincenzo, che fu il primo martire nell'impero di Diocle- ziano, sotto il quale versò il sangue per la fede anche Galerio. Da quell' e- poca incominciò la serie de' vescovi, che continuò sino al secolo IX, l'ultimo de' quali fu Fabio dell' illustre fa- miglia Savelli, nell'84i. La vecchia cattedrale, che ora ha il titolo di collegiata, dedicata a s. Michele, con numeroso capitolo com- posto di sedici canonici, compreso il priore , ed il prevosto , oltre sei prebendati, decorati di cappa ma- gna, venera per protettore s. Vin- cenzo. La chiesa de' predicatori, x)ve riposa il corpo del b. Giacomo di Bevagna, è molto graziosa; e gh agostiniani vi hanno un grandioso convento, con corrispondente chiesa. Vi sono inoltre un ospedale , un monte di pietà, ed altri pii luoghi. Le barbariche devastazioni, e le tremende fazioni de' guelfi e ghibelli- ni, precipitarono l'infelice paese in un cumulo di mali, onde diroccate BEV le sue mura, incendiate le abitazio» ni, la dispersa popolazione, appena ad un terzo si ridusse da quella ch'era stata. Ritornata, nel XV se- colo, al dominio de* Papi, cominciò a riaversi , sino ai memorabili ter- remoti del i83i , e i832, in cui molto soffrì. Il JacobilU, nella iftor/rt dell' Umbria j fra gli uomini illustri, che fiorirono in bevagna, fa men- zione di Angelo Cini, che per l'in- signe perizia canonica, pietà e pru- denza, fu elevato -alla dignità epi- scopale da Urbano V, e, dopo quat- tro lustri, alla Cardinalizia, da Gre- gorio XII, nel i4o8. I singolari pre- gi dell'antica Mevania sono troppo noti per qui ripeterli, facendone ono- rata menzione i classici autori, e te- nendo il posto fra i popoli umbri, nell'anno 445 di Roma. Gl'impe- ratori Caligola, Vitellio, ed Onorio la onorarono di loro presenza. Da ul- timo Leone XII restituì agli abi- tanti i diritti di cittadinanza. V, Fabio Alberti , Notizie anticJie e moderne risguardanti Bevagna cit- tà dell' Umbria _, raccolte in com- pendio j Lodovico Jacobilli, Vita delb, Giacomo da Bevagna, Fuligno 1 644? e Battista Piergi, Vita del b. Giaco- mo Bianconi da Bevagna^^omsi ^ 7 29^ BEVERLAC, oBEVERAY (Bever- lacum). Città d' Inghilteri'a posta nella contea di Yorck. In essa fu ce- lebrato un concilio nel 1261 , per riparare alle scorrerie de' tartari. BEVILACQUA Bonifacio, Car- dinale. Bonifacio Bevilacqua nacque nel iSyo da patrizia famiglia ferra- rese, e dopo aver ottenuto la lau- rea nella università di Padova, eb- be l'arcidiaconato nella cattedrale del- la sua patria, quindi passato a Roma, fu nominato suo cameiiere secreto da Gregorio XIII, e governatore della provincia del patrimonio; dappoi da BEZ Clemente Vili fu fatto governatore a Camerino, ove si condusse a modo da meritarsi dai camerinesi un mo- numento, eretto a memoria del go- verno di lui. Lo stesso Clemente Vili, che di fresco avea restituito Ferrara al pieno dominio della Santa Sede, per far cosa grata a quel popolo, a' 3 marzo 1 599, decorò della sa- cra porpora il Bevilacqua, già patriar- ca di Costantinopoli, dandogli il tito- lo presbiterale di s. Anastasia. Poscia, nel 1601, il Bevilacqua fu vescovo di Cervia, legato dell' Umbria e Pe- rugia. Quindi fu prefetto della con- sulta, e dell'indice, elettovi dallo stesso Pontefice, che amavalo a tal segno, da ascriverlo alla sua famigha Aldobran- dini, tenendolo in luogo di figlio. Da Urbano Vili, nel 1626, lasciato il primo titolo, ebbe il vescovato tusculano. Era questo Porporato di costumi integerrimi, di un naturale allegro, gioviale, ameno, amante dei divertimenti e dei letterati. Trovossi alla esaltazione di Paolo V, e di Gre- gorio XV, e si era adoperato moltis- simo sì per questa, come per quella di Urbano Vili, quando alcuni me- si prima avendo perduta la vista , morì a Pioma nel 1627, di cinquan- tasette anni, e ventotto di Cardina- lato. La sua spoglia mortale riposa nella chiesa di s. Andrea della Val- le, nella cappella di s. Sebastiano, senza memoria alcuna. BEZABDES. Città vescovile della Mesopotamia, nella diocesi d'An- tiochia, sottoposta alla metropoli di Amide. Sapore, re della Persia, l'assediò, e se ne impadronì nell'XI anno dell'impero di Costanzo II, co- me si ha dalla cronaca di s. Girolamo. Pretende invece Teofane, che ciò av- venisse nell'anno vigesimoquarto del- l' impero di quell' augusto. Questa città aveva i suoi vescovi prima che BEZ 199 cadesse sotto il dominio di Sapore, ed i nestoriani l' aveano convertita in loro metropoh. Dopo quell'avve- nimento la metropoli de' nestoriani fu traslocata in un' isola, che sorge in mezzo al fiume Tigri, chiamata da'sirii Gozarta, o Gezira. Oriens Christ. tomo II, pag. ioo3. BEZENE. Sede vescovile della provincia di Tessaglia, nella diocesi dell' Illiria orientale, sottoposta alla metropoli di Larissa. BEZIERS. Città vescovile in Fran- cia, già sufFraganea di Narbona, e viscontea. È situata sopra una col- lina assai deliziosa presso 1' Orb, nella bassa Linguadoca, e si chia- ma anche Bezieres , Biterrae , Be- derensis civilas. Divenne colonia ro- mana sotto Giulio Cesare, ed au- mentandosi progressivamente, crebbe in floridezza nel IV secolo. Nel se- colo appresso i goti la presero, e, secondo il barbaro loro costume , distrussero i suoi più begli edifizii. Tuttavia la città ben presto fu rista- bilita, e stette tranquilla sino all' ot* tavo secolo, in cui molto ebbe a sofìrire per le scorrerie de' saraceni , i quali la presero nel 786. Cacciati però da Carlo Martello, questi te- mendo, che la potessero riprendere, la distrusse interamente. Poco dipoi gli abitanti la rialzarono dalle ro- vine, onde tornò al suo splendore sotto Pipino e Carlo Magno. In seguito ebbe de' signori particolari col titolo di visconti, i quali nella decadenza della seconda stille fran- cese, profittando delle agitazioni dello stato, si resero sovrani dei loro governi. Neil' epoca delle cro- ciate contro gli albigesi , il condot- tiero Simone di Monfort la p*ese d'assalto nel 1209, e fece passare a fil di spada più di diecimila dei suoi abitanti. Riunita quindi da s. 200 BEZ Luigi IX, nel i247> alla corona di Francia, molto soffrì anche durante le guerre di religione degli ugo- notti , per cui perdette il suo splen- dore, venendole, nel 1 633, demoliti i baluardi e la cittadella. Non si conosce precisamente l'e- poca in cui Beziers abbia abbrac- ciata la fede cattolica. Una divulga- ta antica tradizione narra, che s. Paolo andò a Beziers nel suo viag- gio da Roma alle Gallie, e che avendo quivi convertiti e battezzati molti infedeli, vi fabbricò una chiesa, dove continuò le sue predicazioni. Chiamato a Narbona da quel po- polo, accorso ad udirlo, lasciò in Beziers Afrodisio, da lui ordinato vescovo. Certo è, che la sede vesco- vile vi fu stabilita avanti l'anno 35o. L'antica cattedrale di que- sta città, dedicata a s. Nazario, è bella e conosciuta per la sua am- piezza, e pel modo singolare, con cui ne fu fabbricato Y organo . Il suo celebre capitolo componevasi di dodici canonici e sei dignitarii, d'un grande arcidiacono, d'un primo canto- re, d'un arcidiacono di Caprais, d'un sagrestano, d'un cameriere, e d'un sotto cantore, oltre molti preben- dati e beneficiati. Cinque erano le parrocchie, con diversi monisteri d'ambo ì sessi, e confraternite. Il collegio comunale fu fondato nel 1599 ti^gli abitanti; ma la diocesi, che conteneva centosei parrocchie, fu soppressa pel concordato del 1801. La rendita del vescovo era di trenta mila lire con duemila ottocento fio- rini di tassa alla dataria apostolica. Molti concilii si radunarono in Beziers. Il primo fu tenuto l'anno 356 dagli ariani contro s. Ilario, che erasi fatto accusatore de' capi dell' arianismo, per cui Costanzo lo condannò al bando. Gli atti di que- BEZ sto conciliabolo andarono perduti, e niente altro si conosce da quello in fuori che narra il medesimo s. Ila- rio, de Sytiod. ad Constant, lib. I e III, Reg. tom. IH, Labbé tomo II, Ard. tomo I. Il secondo fu celebrato 1* anno 1090, sopra i beni della Chiesa. Martene, Thesaur. tomo IV. Il terzo, l'anno 12 25. Gallia Christiana, tom. VI, pag. /\.o'j. Il quarto, nel i2 34 a' 2 aprile, presieduto dal legato di Gregorio IX, Giovanni di Burnin, arcivescovo di Vienna. Vi furono approvati ventisei canoni disciplinari. Il i . ordina la sco- munica da pubblicarsi tutte le dome- niche contro gli eretici, e i loro fau- tori; il 2. dichiara, che ognuno può arrestare un eretico per presentarlo al vescovo; il 4- che gli eretici con- vertiti, i quali non vorranno portare la croce, saranno considerati come eretici, e come tali soggetti alla confisca dei beni ; 1' 8. proibisce ai vescovi di esigere giuramenti dai loro ordinati, per timore, che non li facciano sospetti di simonia ; il 1 3. proibisce a' chierici di portare le armi; il i4. vieta a' monaci di possedere individualmente, e dichia- ra non avervi luogo a dispensa, perchè questa legge è legata essen- zialmente all'Ordine monastico. Tut- ti gli altri canoni presci'ivono rego- lamenti pe' canonici regolari , e pei monaci. Il quinto concilio si tenne l'anno 1243. Gali. Christ. t. VI, p. 234. Il sesto, l'anno 1246, fu presie- duto dall' arcivescovo di JVarbona, Guglielmo de la Broue, e vi si san- zionarono quarantasei statuti. Il 2. ordina la scomunica a coloro, che soffrono gli eretici nelle loro terre; il 6. proibisce d' insultare gli eretici convertiti , a' quali davasi a portare BEZ la croce sugli abiti; il 20. vieta ai sacerdoti, ed a* monaci di farsi av- vocati ne' tribunali secolari; il 21. ordina la residenza, ed il sacerdozio ai benefiziati in cura di anime; il 33 e 34. versano circa gli usurai, gì' incestuosi, i concubinarii, i simo- niaci ec; il 40' proibisce agli ebrei di lavorare pubblicamente ne' giorni festivi e domenicali, e il ^i. impo- ne loro di non mostrarsi in pubblico dal giovedì santo fino al giorno di pasqua , per non esporsi agi' insul- ti de' cristiani ; il 43- proibisce ai cristiani di servirsi degli ebrei nel- le loro malattie; il 4^' priva del- la comunione de' fedeli, e della se- poltura coloro, che non si con- fessano almeno una volta l' anno. Labbé tomo XI. Il settimo concilio fu convocato Tanno i255, per l'estirpazione del- l' eresia degli albigesi , e per la ri- forma de' costumi. Reg. XXVII, Lab- bé, tomo XI, ec. L' ottavo concilio fu celebrato nel 12 56. Gallia Christ. tomo VI, pag. 888. Il nono, l'anno 1271. Ivi, p. 338. U decimo, nel 1274. Ivi, p. 80. L' undecimo, nel 1277, o 1279, per la tenuta d'un parlamento. Ivi pag. 447, Labbé XI, Ard. VII, Baluzio, Coneil. Gali. Narb. Il duodecimo, l'anno 1280, o 1281. Gallia Christiana, tomo VI, pag. 148. Il decimoterzo, nel 1294. Ivi, pa- gina 83. Ildecinioquarto,neli295. Ivi,p.83. Il decimoquinto, nel 1 299, fu cele- brato dall' arcivescovo di Narbona co' suoi suflfraganei , sopra la disci- plina, e sopra la differenza di detto prelato col visconte della città. Ba- luzio, in Condì. Gali, Narb. , e Marlene, CollecUo tomo VII. BEZ 201 Il decimosesto, l'aimo 1 3o4, Gal- lia Christ. tom. VI, pag. 343. Il decimosettimo, nel i3i5. Ivi, pag. 347. 11 decimottavo, nel i3i7. Ivi, pa- gina 149. Il decimonono, nel i32o. Ivi, p. 747- Il vigesimo, nel i326. Ivi, p. 604. Il vigesimoprimo, nel 1327. Ivi, pag. 173. Il vigesimosecondo, nel 1342. Ivi, pag. 382. 11 vigesimoterzo, l'anno i35i, sotto Pietro de la Juge, o della Jugie, arcivescovo di Narbona. In esso si stabilirono dodici regolamen- ti , dei quali i primi tre concedono varie indulgenze; il 4- ordina, che si tengano chiusi con chiave i fonti battesimah; il 6. proibisce a'parro- chi di permettere a' loro parroc- chiani la comunione nella quindici- na pasquale fuori della loro parroc- chia ; il 7. esorta i chierici benefi- ciati, e quelli che sono negH ordini sacri, ad astenersi dalla carne ne' gior- ni di sabbato ; e gU ultimi quattro proibiscono qualunque atto violento contro i portatori delle lettere, od altri atti della giurisdizione ecclesia- stica. Labbé, tomo II. Il vigesimoquarto concilio fu ccn- yocato, nel 1369. Gallia Christiana, tomo VI, pag. 35o. 11 vigesimoquinto, nel 1370, Ivi pag. 35o. 11 vigesimosesto, nel i375. Ivi, pag. 352. Il vigesimosettimo, nel i4o9- Ivi, pag. 355. Il vigesimottavo, nel 14^6. Ivi, pag. 357. Il vigesimonono, nel 1^1. Ivi, pag. 359. Siccome poi, nel 1 3 1 o, ne fu ce- lebrato un altro sopra la disciplina, aoa BIA ripoiiato dal Lenglet, gli atti del quale sono presso il Marlene, TIìc- saur. tomo IV, cosi i conci li i di Beziers sono trenta. BIAGIO (s.). Di lui poche noti- zie ne offre la storia. Quello che sappiamo di certo si è , che fu ve- scovo di Sebaste, e che sostenne il martirio verso l'anno 3i6, nel qual tempo infieriva la persecuzione di Licinio. I greci nel giorno 1 1 feb- braio ne celebrano la festa, che per essi è di precetto. Nel tempo delle crociate le sue reliquie vennero trasportate in occidente, ove gli si prestò culto solenne, il quale andò di giorno in giorno crescendo pei molti miracoli opei'ati ad interces- sione di lui. BIAGIO (di s.) Ordine equestre. Nella Palestina fu già un Ordine militare, chiamato di s. Biagio , e di s. Maria , il quale professava la regola di s. Basilio, ovvero di s. A- gostino, secondo il Mennenio. Que- sti cavalieri aveano per istituto di procurare l'estirpazione delie eresie, e difendere contro di esse la catto- lica religione. Però s' ignora il tem- po della loix) istituzione, come non se ne conosce il fondatore. Girolamo Romano afferma di aver veduta l'insegna di questi cavalieri, consi- stente in una croce piana, rossa, sopra cui era attaccata una meda- glia coir immagine di s. Biagio ve- scovo , col pastorale. BIANCHETTI Lorenzo, Cardi- naie. Lorenzo Bianchetti nacque a Bologna da famiglia molto qualifi- cata, nel 13^^. Per le sue rare vir- iti , godette del favore di Gregorio XIII, che aveva a maestro di ca- mera Lodovico fratello di lui ; fu ascritto ai ponenti di consulta, e circa il 1572, fu uditore di Rota, nel quale impiego stette per venti- BIA quattro anni; quindi da Sisto V fu assegnato compagno ai due Car- dinali Gaetani ed Aldobrandini, il primo legato a latere in Francia, il secondo in Polonia. Finalmente, nella seconda promozione latta a Ro- ma li 5 giugno del iSgG, il Som- mo Pontefice Clemente Vili lo de- corò dell' onor della porpora in qualità di prete Cardinale del tito- lo di s. Lorenzo in Paneperna, e 10 ascrisse alle congregazioni del s. offizio, del concilio, della segnatura, della consulta ed altre, colla pio- tettoria dell' Ordine di s. Basilio. Quando si trattava la elezione del Pontefice, e fu innalzato alla catte- dra di s. Pietro Paolo V, il Bian- chetti fu poco lungi dall' essere pro- mosso alla suprema dignità . Al- la fine , sedici anni dacché ve- stiva la sacra porpora, mori nel 16 12, compianto da tutti, e spe- cialmente dai poveri, che in lui ri- conoscevano un padre amoroso. Eb- be la tomba nella chiesa del Gesù innanzi all'altare di s. Ignazio. BIANCHETTI Sigizzo, Cardina- le. Sigizzo Bianchetti, bolognese, vis- se nel secolo XII. A riguardo dei meriti di lui, uniti a quelli del pa- dre, valoroso capitano, Onorio II lo creò prete Cardinale del titolo dei ss. Pietro e Marcellino, nel secondo concistoro, tenuto nelle quattro tem- pora di dicembre del 1 1 26. Intre- pidezza e costanza, eguale a quella del padre, egli mostrò per qualche tempo in difesa della Chiesa agita- ta dagli scismatici ; senonchè, se- dotto da' piavi esempli, fu così de- bole da passare al partito dell' an- tipapa Anacleto. Sottoscrisse il Bian- chetti la bolla, spedita da Onorio 11 in Laterano, ai 25 luglio del II 26, in favore dell' arcivescovo di Pisa. BIA BIANCHI GiiERAUDo, Cardinale. Gherardo Bianchi nacque nel secolo XIII (la povero contadino di Gainaco, villa di Parma. Fin dai primi anni inchnando allo studio, applicossi in Parma alle belle lettere, e si diede al servizio di un cittadino. Frequen- tava le scuole co' figliuoli di lui : onde crescendogli più sempre l'a- more alle utili discipline, fatti pro- gressi in ambe le leggi , conseguì un benefizio in quella cattedrale. Andò poscia a Roma per difender la causa di un amico, e vi riuscì a mai'aviglia, acquistandosi nella curia riputazione di legale dottissi- mo. In seguito fu protonotario aposto- lico, e venne provveduto di un canoni- cato in Parma, e finalmente JNicolò IH, nella prima promozione fatta a Roma li 12 marzo del 1278, lo innalzò al Cardinalato, col titolo dei ss. Apostoli. Martino IV poi lo fece vescovo di Sabina ; e Boni- facio Vili lo decorò dell' arcipre- tura della basilica lateranese. Nel- le varie legazioni, cui sostenne in Napoh, Spagna, Aragona, e Sicilia, a nome di varii Pontefici, ebbe cam- po a dimostrare i suoi rari talenti. Compose a tranquillità gli animi dis- cordi dei re di Francia e d' Inghil- terra , che stavano per intimarsi aperta guerra. Stabilì a Parma il monistero e la chiesa di s. Marti- no, arricchì di buone campane quel- la cattedrale, e beneficò generosa- mente altre chiese di quella città. Finalmente, dopo essere intervenuto a cinque conclavi, quasi cinque lu- stri dacché vestiva la porpora, nel i3o2, morì a Roma, e fu sepolto nella basilica lateranese. BIANCHI Arcangelo, Cardina- le. Arcangelo Bianchi nacque nel i5ii in Gambaloide, villa di Vi- gevano nella Liguria. Altri lo vo- BIA 2o3 gliono pavese, ed altri di Bologna. Professò fino dalla età più ver- de ia religione dei predicatori, ove progrediva negli studii, e si distin- gueva per insigne pietà, e pel can- dore di un incontaminato costume. Dappoiché esercitava parecchie cari- che, i superiori lo assegnarono a compagno al padre Michele Ghis- lieri, del quale udiva le confessioni, e delle cui fatiche e pericoli fu par- tecipe. Divenuto il p. Ghislieri Car- dinale prefetto della santa inquisizio- ne, il Pontefice Pio IV lo elesse a commissario del medesimo sauto offizio, nel i564. H Ghislieri, esalta- to al trono Pontificio col nome di Pio V, nel i566 conferì a lui il vescovato di Teano, quindi lo creò prete Cardinale di s. Cesareo, nella terza promozione fatta in Roma li 17 maggio del 1570. Quel Ponte- fice poi gli conferì l'abbazia di s. Abbondio di Cremona, poiché aveva soppresso 1' Ordine degli umiliali ; e il Poi-porato dopo che la riformò, nel 1577, la cedette ai cherici re- golari teatini. Appena seppe la ma- lattia del s. Pontefice, andò a Ro- ma, e udì l'ultima confessione di lui. Per comando di Gregorio XIII, si occupava dell'indice dei hbri proibiti, quando morì a Roma di febbre violenta, nel i58o, dopo sessantanove anni di vita. Comedispo- neva nel suo testamento, fu posto nella tomba dei religiosi in chie- sa a santa Sabina, da lui arricchita di legati considerabili. I suoi nipoti gli eressero nella detta chiesa un sem- plice, ma elegante avello, ove in marmo fu rappresentato il bu- sto del Cardinale assai al vivo, or- nato di magnifica e nobile iscri- zione. BIANCHI Giovanni Antonio. Re- ligioso dell' Ordine de' minon esser- 2o4 BIA vanti, nacxjue in Lucca ai i otto- bre i686. Dopo avere professata per parecchi anni la filosofia e la teolo- gia, fu provinciale del suo Ordine nella provincia romana, visitatore di quella di Bologna, uno de' consiglie- ri dell' inquisizione di Roma, ed esa- minatore del clero romano. Mori ai i8 gennaio lySS. La gravità del suo stato e de' Suoi studi non gli impedì di coltivare le belle lettere, e principalmente la poesia dramma- tica. Compose varie tragedie in ver- si ed in prosa, ed alla critica fatta- gli a quella dì Davìdde perseguita- to da Salde ^ rispose con ragiona- menti sui vizii e sui difetti del mo- derno teatro 3 e sul modo di emen- darli ^ Roma 1753, in 4-" ^^ essi difende l'opinione del Maffei con- tro quella del p. Concina , che at- taccato avea il teatro come contra- rio alla religione ed ai costumi. Una voluminosa opera stampò finalmen- te il p. Bianchi per ordine di Cle- mente XII, intitolata: Della podestà e polizia della Chiesa, trattati due contro le nuove opinioni di Pietro Giannone^ Roma, 5 voi. in 4° ^^l 174^ al 1751. In essa procm-ò di confutare le opinioni contrarie al potere temporale della corte di Ro- ma , espresse dal celebre Giannone nella sua Storia civile del regno di Napoli. BIANCHI e NERI. Fazione d'Ita- lia. Anche il bianco diventò nome di parte, ed in Giovanni Villani, ac- cennandosi la divisione tra il popo- lo e i grandi , si fa menzione pure di quella avvenuta tra i Bianchi e i Neri. Altri ragionarono della par- te Bianca e Ghibellina, e altri del- le disavventure, che ebbero i Bian- chi e i Ghibellini ; giacché i Guelfi Demìci acerrimi de' Ghibellini, era- no uniti ai Neri, colla qual parte BIA pare che avessero comune lo spiri- to, cioè di sostenere il Papa , men- tre gli avversari! seguivano il parti- to imperiale. Ma per prendere le cose dall' origine loro , è a sapersi quanto segue. Dopo che, nel 1 1 1 3, Firenze pu- gnò contro l'esercito di Enrico V, nemico del Papa , per la vertenza delle investiture ecclesiastiche, la cit- tà venne annoverata tra quelle a- derenti al Pontefice, ed avversa al- l'imperatore. Nel secolo seguente pre- sero il nome di parte guelfa i sos- tenitori del primo , e ghibellina quelli del secondo. Nel 1 177, le pri- marie dissensioni di Firenze ebbe- ro origine dagli Uberti , ma nel 12 i5 la città si divise in due parti per la morte di Buondelmonte, che avendo promesso di sposare un Ami- dei , parente degli Uberti , invece si era congiunto con una Donati. Tutti seguirono una delle tre fa- miglie , e perchè gli Uberti , ucci^ sori di Buondelmonte, aderivano al- l'imperatore Federico II, prese il no- me di Ghibellina la sua parte , e di Guelfa l'altra, onde le inimicizie private si collegarono in tal modo colla terribile contesa, che a quel tempo divideva tutta l'Italia. Quindi volendo Federico II ac- crescere le sue forze contro il Pa- pa, le repubbliche italiane si diede- ro a favorire gli Uberti e loro se- guaci, donde nacque che i Buondel- monti, co' loro amici, fuin^no espul- si dalla città, per cui una parte si confermò nel seguire il Papa, 1' al- tra quella dell'imperatore; il che produsse tumulti^ esilii, sanguinosi fatti, cambiamenti di leggi, secondo la parte preponderante. INIorto Fe- derico II, e successo ne' suoi domi- mi Manfredi suo figlio naturale , i fìoreutiai siccome amanti della li- BIA berta, scossero il giogo straniero, cliia" marono i Guelfi, e questi formarono leggi per abbattere i grandi, col- mati in avanti di favore dall' im- peratore, e cagionando nuove discor- die, ne fu conseguenza l'esilio dei Ghibellini , delle guerre sanesi, della rotta d'Arbia, ed alla fine del ri- torno degli esuli. Dopo la morte di Manfredi rin- novaronsi i tumulti, e si cacciarono quelli, che la vittoria d'Arbia avea ricondotti a Firenze. Quindi richia- mati i Guelfi, ed eletto un gonfa- loniere di giustizia contro la poten- za de' gi-andi, la città si lusingò di goder pace, quando Giano della Bel- la deliberò, che le famiglie, le quali a- vessero avuto cavalieri, fossero esclu- se dalle magistrature supreme; loc- chè fomentò negli animi l'odio, e preparò la divisione de' Cerchi e dei Donati. Indi, nel 1294, una congiu- ra delle principali famiglie cacciò da Firenze Giacomo della Bella, per cui la città cadde in preda al ca- priccio delle fazioni. Le possenti fa- miglie de' Donati e de' Cerchi so- vrastavano ad esse, e frequenti era- no le zuffe con ispargimento di san- gue cittadino. Capo de' primi era Corso Donati, Vieri de' Cerchi lo era dei secondi. Questi, invitato a Roma dal Pontefice Bonifacio Vili, non vol- le pacificarsi con Corso, il quale ven- ne considerato il tipo degli ambi- ziosi patrizii d'una repubblica italia- na del medio evo. In origine entrambi le famiglie erano guelfe, ma i Cerchi propen- dendo pei ghibellini , erano favoriti da' partigiani di Giano ingiustamen- te esiliato, e Bonifacio VIII si mo- strò inclinato pei Donati quali ar- denti guelfi. Verso quel tempo era la città di Pistoia lacerata dalle fa- zioni chiamate de' Bianchi e de* Ne- BIA 2o5 ri, i quali ripetevano l'origine da due rami della famiglia Cancellieri, che nel dividersi aveano preso que'nomi. Invitati i fiorentini a decidere le contese, i più esaltati vennero cac- ciali da Pistoia , riparandosi a Fi- renze, ove i Bianchi si unirono ai Cerchi, e i Neri ai Donati, e da que- ste alleanze le due fazioni fiorentine presero i nomi rispettivamente di parte Bianca, e parte Nera. Ma po- scia essendo stati rimasti i Bianchi, si unirono ai ghibellini, onde fecero pubbliche le private loro discordie. Per meglio intendere l'origine dei Bianchi e Neri, non sarà discaro l'ag- giungere, che i discendenti di certo Cancellieri notaio di Pistoia, che si sposò con due mogli, ebbero più di cento uomini d'arme, siccome ric- chi di facoltà e potenti. Quelli nati da Bianca denominaronsi Cancellieri Bianchi , mentre i nati dall' altra donna, per distinguersi si dissero Cancellieri Neri. Indi avvenne, che un figlio di messer Guglielmo Can- cellieri Neri, che avea nome Lorè, nel giuoco feri Petieri figliuolo di messer Bertacca Cancellieri Bianchi. Guglielmo appena udito il fatto, in- viò Lorè a chieder perdono a Ber- tacca; ma questi inumanamente fat- tagli tagliar la mano, gli disse : por- tala a tuo padre j die qui ti ha man- dato, e digli che le ferite col ferro , non colle parole si medicano. Irri- tato Gughelmo per tanto affronto, diede co' suoi di piglio alle armi, e molte ed accanite zuffe ne seguiro- no d'ambe le parti, con uccisioni; onde la città di Pistoia si divise, se- guendo una delle due, ciocché ac- cadde verso il 1286. Siccome Fi- renze, capo de' guelfi, esercitava dell'autorità nelle città toscane di sua parte, temendo, che da tan- ti dissidii ne avvenisse peggior ma- 2o6 BIA le, obbligò i principali de' Cancel- lieri Biancbi e Neri a trasferirsi in Firenze. I Neri andarono ad abita- re nel quartiere di Frescobaldi , ed i Bianchi in quello de' Cerchi. Non andò guari, che per parentele ed amicizie, tutta la città fu divisa ne- gli odii de' Cancellieri, perchè i Cer- chi, come si disse, si collegarono ai Bianchi, e i Donati ai Neri ; con que- sto, però che ai Cerchi unironsi pure i più potenti ghibellini. Mentre le due parli stavano perplesse, la mo- glie di Filippo de' Bianchi, e quella di Bernardo Donati, si recarono ai 23 aprile i3oo, in casa di Vieri, e nell'atto che stavano per assidersi a tavola, Vieri disse a sua moglie, che dividesse quelle donne, non es- sendo d' un medesimo pensare. Fu questo il segnale della rottura ; poi- ché risentendosene la moglie di Ber- nardo, se ne andò via, e tutto rac- contò al marito; ciò che produsse una dichiai'azione di guerra da am- be le parti ; e come la morte di Buondelmonte era stata l' origine della parte Guelfa e Ghibellina in Firenze, così quest'avvenimento ed altri successivi produssero la rovina tic' guelfi e della città, come rac- conta Macchia velli, nel tomo II del- le Storie fiorenti ne. Corso Donali come capo di sua casa, e della parte Nera, recossi a Roma dal suddetto Bonifacio Vili, e col Car- dinal Matteo d'Acquasparta, che man- dato a Firenze nello stesso anno 1 3oo col carattere di legato a In- tere, a pacificare le discordie, per la sua propensione a' Neri, non gli era riuscito di sopirle , persuaselo ad umiliare i Bianchi, divenuti for- midabili, coir unione de' ghibeUini , giacche potevano occupar tutta la Toscana , e soccorrere i Colonncsi implacabili nemici del Papa. Non BIA passò molto tempo, che i Bianchi rientrarono in Firenze, e i Neri an- darono espulsi, per aver domandato al Papa un principe di sangue reale, affinchè si recasse a riformare lo stato: deliberazione, che fu presa come una congiura contro il vivere libero. Tut- tavia riuscì a' Neri di persuadere Bonifacio Vili, che nel i3oi inviò a Firenze Carlo di Valois, fratello di Filippo IV, iì Bello, re di Fran- cia, col titolo di Paciero della To- scana. Però essendosi impadronito della città , e conducendosi impru- dentemente, col mostrarsi avido di trar denari da tutti, offese i guelfi, e abbassò i Bianchi, facendoli stermi- nare dai Neri. A questi pertaiìto die' il governo, per cui ritornarono Corso Donati, e gli altri Neri esuli, che in appresso posero a soqquadro Firenze. La casa di Dante Alighieri eh' era Guelfa Bianca fu una delle saccheggiate, mentre egli, come que- gli che avea fatto esiliare Corso, sta- va perorando in B.oma da Bonifa- cio Vili pei Bianchi, che a lui lo avea no mandato per opporsi alle ulteriori trame de' Neri presso il Papa. Saputo l'accaduto, Dante abban- donò Roma, e raggiunse i suoi ami- ci ad Arezzo, intanto che due sen- tenze, emanate a Firenze ne' pri- mordii del i3o2, il condannavano al bando, e ad essere biTiciato vivo. Fu allora ch'egli prese ad agitare r Italia, ritirandosi da' guelfi , anzi promovendo colla sua eloquenza e col suo credito, tutti i ghibellini contro i guelfi Neri. Quindi, nel novembre i3o2, Bonifacio Vili rimandò in Firenze il Cardinal legato Acqua- sparta, per pacificare i cittadini : ma i Neri baldanzosi pel potere, e per la protezione di Carlo di Valois, non vollero secondarlo, ond'cgli pai- BIA ti ."sdegnato, fulminando nuova mcn- le r interdetto alla città, come avea fatto r altra volta, poiché invece di sottoscrivere le savie sue disposizio- ni, aveano attentato alla di Ini vita. Per altro non a ndò guaii che pure Carlo se ne partì all'aprire dello stesso anno, ma esecrato per la sua con- dotta, e per l'accrescimento delle civili discordie, che laceravano padre e figlio, amici e congiunti. jVel Pontificato di Benedetto XI, creato Tanno 1 3o3, essendosi mag- giormente inasprite le guerre civili per la Toscana, Romagna, e provin- cia Trevigiana , riaccese da' guelfi , ghibellini , Bianchi e Neri , il Papa siccome bramoso di restituire loro la pace, senza prender le parti di alcuno, spedì, nel i3o4, a que' po- poli in qualità di legato, il sagacis- simo e celebre Cardinal Nicolò Al- bertini di Prato, il quale recatosi in Toscana, e ridotte le cose a buon termine, fece richiamare dal bando i Bianchi. Ma scoppiata quivi una sollevazione contro di lui promossa dai potenti Guazzalotti, fulminò le censure contro i ribelli, ritirandosi a Firenze: indi promulgò una crocia- ta per reprimere que' faziosi, ed ac- correndo in folla le popolazioni cii^ costanti per militare colla croce, i capi della fazione Guelfa e Nera concepirono sinistro sospetto del Car- dinal legato, e presero le armi. Giac- ché Corso Donati capo di tal parte, che facevasi chiamar barone , non potendo soffrire il ritorno de' Bian- chi, con falsa lettera fece invitare i bolognesi a nome del legato, a ve- nir colle loro forze in Firenze; ed in fatti i bolognesi uniti agli esuli, e ad alcuni di Pistoia, entrati per le mura nella città, arrivarono sino alla piazza di s. Giovanni ; onde il popolo prima sommesso al Cardi- BIA 207 naie, si riljcllò a lui, che inutilmen- te protestò la propria innocenza. Sbigottito il Cardinale da que- st'altra rivoluzione , scomunicata la città a' 4 g'"g"o i3o4, se ne fuggì in Perugia, ove dimorava il Ponte- fice. La sua partenza fu funesta a Firenze, e racconta Leonardo Are- tino, nella storia di quella città, che si destò in essa un incendio così terribile, che poco mancò a restar tutta consumata dalle fiamme , ol- tre la strage grande, che vi accadde. E incomprensibile il dolore, che ne concepì Benedetto XI: ed affin- chè le ingiurie fatte al suo legato non andassero impunite, con editto pubblicato a' 2 1 giugno, fece citare al Pontificio tribunale i capi, e gli autori della ribellione, scomunican- do i guelfi e i Neri •, e con essi i cittadini di Lucca e di Prato; ma ì principali di essi andarono a Pe- rugia, procurando con valide pro- tezioni, e forti impegni, di scusare il loro attentato. In tale occasione i fautori della fazione Bianca e Ghi- bellina, raccolte tumultuariamente alcune truppe, tentarono di occu- pare, e sorprendere Firenze, locchè udito dai guelfi e nerì, che si tro- vavano in Perugia, se ne andarono in Firenze, dove, anziché calmarsi, si accrebbero i tumulti , le sedizio- ni e gli omicidii; Intanto Benedet- to Xr, dimorando in Perugia , mangiò certi fichi fiori , che avve- lenati, o dall'invidia di alcuni, o dalla malevolenza de' fiorentini, co- me scrissero Villani, e s. Antonino, ne morì a' 6 luglio del t3o4- Divenuta Pistoja il nido de' Bian- chi o Ghibellini di Toscana, e se- guendo le sue parti Bologna, Pisa, ed Arezzo, nel i3o5 risolvettero i Lucchesi , e i Fiorentini Guelfi e Neri di assediarla, mediante i soc- ao8 BIA corsi de' Guelfi ai*agonesi , e cala- bresi, comandati dal duca Roberto poi re di Napoli; ma temendo il Cardinal Napoleone Orsini, che Pa- pa Clemente V da Avignone avea spedilo legato in Italia, potesse fa- vorire i Bianchi ghibellini pistojesi, nel i3o6 presero la città a tradi- mento a' I o aprile, ne furono diroc- cate le mura, e il contado fu diviso tra Lucca e Firenze; indi la città ven- ne governata da un podestà, e da un capitano mandato da loro; i rifug- giti vennero dispersi, ed il nome di Bianchi ivi nato, fu poco meno che spento, per la qual cosa i supersti- ti si confusero co' Ghibellini. Bologna cacciò i Bianchi e Ghibellini dichiaran- 9 dosi apertamente Guelfa Nera ; ed i fiorentini provocando i bolognesi a ri- bellarsi, questi costrinsero il Cardi- nale, che dimorava in Bologna, a ritirarsi in Arezzo , per cui egli scomunicò gli uni, e gli altri. Anzi pieno di risentimento si rivolse a formare un esercito di Bianchi e GhibeUini contro Firenze, città che in avanti era stata come una rocca pe' Guelfi. Quindi nel i3o8 gU sles- si fiorentini si rivoltarono contro Corso Donati, capo della parte Ne- ra, o Guelfa, perchè voleva di trop- po sopraffare i nobili, e raggiunto nella di lui fuga, venne ucciso, per lo che tornò la quiete a Firenze; ma essendo il popolo quasi tutto di Neri o Guelfi , questi continuarono a dominarla. Nel i3io, venne in Italia l'im- peratore Enrico VII di Luxembur- go, il quale mentre prima non vo- leva udire j)arie Guelfa^ e parte Ghibellina, in seguito si dichiarò pegli ultimi, come suoi amici fedeli, e si propose di tener a bada i Guel- fi, e Neri, e poi perseguitarli. I fio- rentini pertanto, lungi dal ricono- BIA scerlo per signore, si prepararono alla guerra, e ne' bandi, che pubbli- cavano, dicevano: A onore di santa Chiesa, e a morte del re d' Alema- nna. Inutilmente l'imperatore pose l'assedio a Firenze, che difesa valo- rosamente da' Guelfi e Neri , si vi- de poi liberata da sì potente nemi- co, quando a' 2 agosto 1 3 1 3, Enri- co VII morì a Buonconvento , da un'ostia avvelenata, secondo alcuni, con gran dolore e costernazione dei Ghibellini Bianchi , denominazione che insieme ai Neri, si era oramai, come dicemmo, trasfusa in Guelfi e Ghibellini. Poscia Uguccione della Faggiuo- la, capo de' GhibelHni, signore di Pi- sa e di Lucca , vinse contro i fio- rentini la memoranda battaglia di Monte Catini, combattuta da' Guel- fi nella valle di Nievole nell'agosto 1 3 1 5. Castruccio Castracane suc- cesse ad Uguccione, é nel i325 an- cor egli riportò presso Alto-Pascio una segnalata vittoria. Finalmente narrasi , che Giovanni XXII d' ac- cordo con Roberto re di Napoli, si propose di annullare la fazione Ghi- bellina, e far trionfar la Guelfa; e dopo quest' epoca, non si fa più dalla storia menzione de' Bianchi e dei Neri, fazione, che, come si vide, nel declinar del secolo XIII, e ne' pri- mordii del XIV, lacerò gran parte d'Italia, e principalmente la Tosca- na ; ma solo di Guelfi , e di Ghi- bellini si continuò a parlare dipoi. V. Guelfi e Ghibellini. BIANCHINI (b.) Giovanni di Do- menici, Cardinale. V. Domenici Gio- VANNL BIANCHINI Francesco, nacque a Verona, nel giorno i3 dicembre 1662 da una famiglia nobile ed antica. Fu discepolo del celebre Mon- tarani, il quale lo ammaestrò nella BIA matemàtica e nella fisica. Tanto pio- fitto trasse il Bianchini da questi studii, che il suo precettore ne fa- cea le meraviglie, e morendo gli la- sciò in testamento tutti gli strumen- ti scientifici , che in gran numero possedeva. Francesco abbracciò po- scia lo stato ecclesiastico , e sen- ea trascurare il suo impegno per •le filosofiche discipHne, diedesi al- l' acquisto delle cognizioni teolo- ■giche e letterarie. Sì recò a Roma nell* anno 1 684 ? ^ ^^^ Cardinale Ottoboni, che ne conobbe il merito, fi.1 scelto a bibliotecario della sua ricca e numerosa libreria. In quel tesoi'O si arricchì di quanto l'antichità sacra e profana poteva somministrar- gli ; ma non per questo abbandonò i suoi lavori sulla fìsica sperimen- tale, sulle matematiche e sull'astro- nomia. Fu amico dei letterati di Roma , e aggiunse alle altre sue co- gnizioni quella delle hngue greca , ebraica e francese nonché dell'anti- quaria. Pei molti suoi meriti, venne ammesso alle accademie più distinte, nelle quali lesse dottissimi ragionamen- ti, che si trovano nel giornale di Lipsia ed altrove. Divenute le antichità una delle più intense sue occupazioni, il Cardinale Ottoboni assunto al Pontificato col nome di Alessandro Vili, gli lasciò tuttavia T impiego di bibliotecario, e lo ebbe mai sempre in grande estimazione. E più avreb- be ottenuto da quel Pontefice ^ se non si fosse il Bianchini fermato al diaconato, non volendo mai es- sere ordinato sacerdote. Morto Ales- sandro Vili, il Cardinale Pietro Ottoboni, nipote di lui , continuò al Bianchini la sua protezione, gli fece avere quanto spetta alla materia del- le sante congregazioni , ed albergol- lo con ogni dimostrazione di affetto nel proprio palazzo. Clemente XI, \0L. V. BIA 209 succeduto ad Alessandro Vili, nel 1700, gli conferì il titolo di canàe' rierc secreto, e poscia lo ascrisse alla nobiltà romana, insieme a tutta la sua fìimiglia. Scelto fii dal Papa per segretario della commissione stabilita per la riforma del calendario , della qua- le era presidente il Cardinal Noris. Ma affine di regolare con precisione il corso dell' anno , era mestieri di fissare esattamente i punti equino- ziali. Bianchini fu quindi incaricato di segnare una linea meridiana, e di tirare un gnomone nella chiesa di s. Maria degli Angeli. Coli' aiuto di Filippo Meraldi terminò felicemente SI ardua operazione, per la quale sì procacciò tanto merito quanto il gran Cassini nel fare il gnomone in s. Pe- tronio di Bologna. Nel 1703, Bianchiili fu eletto pre- sidente delle antichità , ed avea of- ferto un progetto, che fu accettato dal Pontefice, per formaie un museo ecclesiastico, destinato a laccogliere i materiali di una storia ecclesiastica, cui attese dappoi. Clemente XI die- de al Bianchini un canonicato di s. Maria Maggiore, e lo incaricò di portare a Paiigi il cappello Cardinali- zìi o ad Armando di Rouen Soubise. Fu accolto onorevolmente in quella città, come anche in Inghilterra, do- ve pria di tornare a Roma , si era recato per diporto. Dicesi, che l' uni- versità di Oxford , durante il sog- giorno di Bianchini in quella città gli pagasse le spese dell' alloggio. In- nocenzo XIII , succeduto a Clemen- te XI^ lo fece referendario dell'una e dell'altra segnatura e prelato do- mestico, e nel concilio tenuto a Roma nel 1 725, ebbe l'ufficio di primo sto- riografo. L'anno dopo nell' esamina- re un sotterraneo edifizio, gli si spro- fondò sotto una volta, e quella ca- >4 210 BIA duta gli lasciò una contrazione di muscoli e di nervi, che lo rese zop- po per tutto il resto della vita. Non- dimeno non cessò mai dai suoi la- vori ; fece osservazioni sulle macchie del pianeta Venere, e lavorò nella sua storia universale provata coi mo- numenti, che rimase però imper- fetta, e che non comprende se non trentadue secoli. Lq figure nella pn- ma edizione furono incise da Bianchi- ni medesimo sui suoi disegni. Una simile opera avea progettato per la storia ecclesiastica ; ma la sua mor- te, accaduta ai i marzo 1729 rese frustranee V espettazioni dei dotti in quel proposito. Meritano pure di es- sere ricordate fra le altre sue opere: I ." Una edizione delle vile de' Som- mi Ponleficiy scritte da Anastasio bi- bliotecario, che il Bianchini arricchì di note, dissertazioni, prefazioni, pro- legomeni, e varianti, Roma 1 7 1 8 , tre volumi in foglio; 2.° Vn^ Dis- sertazione sul calendario e sul ci- clo di Giulio Cesare, ed un'altra sul canone pasquale di s. Ippolito martire^ 3.° Una sposizione di falli in favore della chiesa dì s. Loren- zo in Damaso, intorno ai fonti bat- tesimali. Da ultimo a lode di questo celebre scrittore ricorderemo, eh' egli istituì nella sua patria l' accademia degli Aletofìli, ossia amici della verità. BIANCHINI Giuseppe, nipote al precedente, e prete dell* oratorio, fu altresì antiquario ed illustre lettera- to. Nacque in Verona nel 1704, fu canonico di quella cattedrale; ma, rinunziato al benefizio, passò a Ro- ma nella congregazione dell'oratorio, ove si divise tra i lavon letterari i e gli esercizi! di pietà. Terminò col quarto volume la grande edizione del bibliotecario Anastasio , lasciata imperfetta dal suo zio, e pubblicò l'opera postuma di lui, intitolata: BIA Del palazzo de' Cesari. Altre sue opere sono : Vindiciae canonicaruni Scripturarum vulgatae latinae editio- nis^ etc. Romae 1740 in fol. Questo volume doveva essere susseguito da altri sei, e comprendere la erudizio- ne più estesa sulf antico e sul nuo- vo testamento. Parte di quest' opera può considerarsi anche il suo Evan- ge la riunì quadruplex latinae versio- nis antiquae etc. , Romae 1 749 in fol. , e la Demonstralio historiae ec- clesiasticae quadripartitae monu- mentis ad fidem temporum et gesto- rum ^ Romae 1752 in fol. È una raccolta di cose di sacra antichità, d' iscrizioni, di lampade, di medaglie, ec. eh' esistevano nelle chiese, ne'ci- miterii e ne' musei di Roma, con op- portune spiegazioni. E 1' opera , che avea incominciata Francesco Bian- chini, della quale non pubblicò che il primo volume. Giuseppe Bianchini peraltro non diede alla lu- ce che il secondo , ed entrambi uni li non oltrepassano i due primi secoli del cristianesimo. Altra opera di Giu- seppe è quella intitolata ; Delle porle e mura di Roma con illustrazioni^ Roma 1747 ili 4-° BIANCO Ugo, Cardinale. Ugo Bianco, secondo il Ciacconio el'Eggs, nacque nel ioo5, e chiamavasi al- trimenti Candido Bianco, ossia Le Blanc. Fu francese, o, come altri vogliono, di Trento. Era giurecon- sulto di gran grido, oratore eccel- lente, filosofo insigne, ma incostan- te assai, e presso alcuni di sospetta fede. Da Leone IX, del 1 049, fu crea- to prete Cardinale di s. Clemente, e poscia fu eletto arciprete della S. R. C., da Urbano II, che lo mandò, in qualità di legato apostolico, nell' A- lemagna. Tutta volta abbiamo ch'e- gli si ribellò ad Alessandro II, le- gittimo Papa, il quale, nel 1068, lo BIA avea spedito legato nella Spagna essendosi posto alla testa degli scis- matici, che elessero ad antipapa Gui- berto da Correggio, col nome di Clemente III. Ugo si trasse ad- dosso molte sciagure, ed a col- mo di esse, fu scomunicato prima da Nicolò II, poi da Alessandro II, nel 1 064 ; da ultimo da s. Gregorio VII, in un sinodo tenuto a Roma nel 1 080. Privato della porpora, mori nel 1 088, in età di ottantacinque anni. Alcuni però più verosimilmente scri- vono , che Ugo non solo si penti dell'errore commesso, nel seguire lo scisma di Cadaloo , ma meritò che s- Gregorio VII, fin dai prim ordii del suo Pontificato, gli affidasse la legazione della Spagna, ove appe- na giunse, tenne un sinodo in Bar- cellona . A questo intervennero i vescovi e gli abbati della contea barcellonese, ed in esso si pubblicò un decreto solenne, che aboliva il rito gotico, o mozzarabico nella ce- lebrazione dei divini offizii di quelle chiese, e dichiarava doversi accetta- re il rito romano. Il medesimo Ugo tenne un altro sinodo assai più ce- lebre a Girona, al quale si recaro- no i vescovi, gli abbati, e i grandi di tutta la Catalogna. In questo si confermò la tregua, detta di Dio, furo- no pubblicati quattordici canoni, che condannavano la simonia , le nozze incestuose, la incontinenza degli ec- clesiastici, l'usura, la caccia, il giuo- co , l'uso delle armi , e l' alienazio- ne dei fondi, e dei beni delle chie- se. Passato dalla Spagna in Aquila- nia, in Auch della Guascogna tenne un altro sinodo, come fece anche a Tolosa. Aggiugne poi il Suaresio, che Ugo segui di nuovo lo scisma, e andato in Vormazia, nel 1076, vi radunò un conciliabolo ; motivo per cui per la terza volta da s. Grego- BIB 211 rio VII fu degradato della dignità Cardinalizia, e fulminato deirana te- ma, nel quale ebbe la sventurata sorte di morire, nel 1098. BIBBIA. Vocabolo di greca ori- gine, che significa libro, carta. Noi diamo la denominazione di Bibbia, ossia libro per eccellenza, alla raccolta della Sacra Scrittura, che gli ebrei appellano Mikra , ossia lettura , o scrittura. Ed appunto con tal no- me si appella questa raccolta, per denotare il libro più importante di tutti gli altri, contenendo esso cose e dottrine senza errore , ed infalli- bilmente vere , perchè scritte per divina ispirazione. Gli ebrei non rì- conoscono canonici che ventidue li- bri della Bibbia, e la Chiesa ne am- mette come tali quarantacinque del- l'antico testamento, e ventisette del nuovo. A tutti è noto, che le sacre Scrit- ture dividonsi nel testamento vec- chio , e nuovo , de' quali il primo contiene i libri scritti avanti la ve- nuta di Cristo, i libri di Mosè, e le sue leggi, la storia della creazio- ne del mondo, de' patriarchi, e dei giudei, le profezie ec. ; il secondo comprende i libri scritti dopo la venuta di Gesù Cristo, cioè i quat- tro evangelii, gli atti degli apostoli, le epistole di diversi apostoli sopra materie dommatiche e morali , e r apocahsse. Dichiarò. Papa s. Ge- lasio romano, in un concilio di set- tanta vescovi celebrato in Roma , nell'anno 494? qnali erano i libri sacri della Bibbia, ed appresso il Labbé se ne legge il decreto. Con- cila tomo IV col. 1260. V. Zacca- ria, Della proibizione da' libri. Tutti questi libri furono scritti dagli autori nelle proprie loro lin- gue, e nello stile, che allora comu- nemente si adoperava, la cui chia^ 212 BIB rezza non ha tolte alcune miste- riose oscurità, che i teologi riguar- dano come ima disposizione specia- le della divina Provvidenza. Il vec- chio testamento fu scritto in ebrai- co, e soltanto una piccola parte di esso fu scritta in caldaico, ed il li- bro della Sapienza in greco. I libri poi del nuovo testamento furono scritti in greco, tranne il vangelo di s. Matteo. Invano studiaronsi alcuni di pro- vare che Cristo, e gli apostoli par- lassero la lingua greca. Giamber- nardo de Rossi, nel suo libro Del- la lingua propria di Cristo, Parma 1772, mostrò ad evidenza, che la lingua degli ebrei nazionali della Palestina, e quindi di Cristo, e de- gli apostoli, sino da' tempi de' Mac- cabei, era l' assiro-caldea. Ma è sta- to provato dal cav. Drach nella sua Dissertazione sopra V iscrizione ebrai- ca del titolo della Santa Croce, Roma i83i, che la vera lingua di nostro Signore fu l' usata a quel- r epoca dal popolo ebreo, eh' era un siriaco corrotto, eh' egli chiama si- ro-gerosolimitano : e questa opinio- ne è slata adottata dal gesuita p. Perrone, nella sua opera intitolata : Praelectiones Theologìcae. Molti scrissero della bellezza, e dell' energia dello stile ebraico del- la Bibbia, e singolarmente si è esal- tato lo stile dei salmi, dei cantici, dei profeti ec. fino a collocarlo al di sopra del pindarico. Si è pure scritto lungamente sullo stile del nuovo testamento , che alcuni rife- riscono all' infima grecità , mentre altri mostrarono trovarvi si le frasi più colte de' classici scrittori greci. Si moltiplicarono quindi oltremodo gli esemplari della Bibbia in varie lingue ; all' infinito moltiplicaronsi le «dizioni dei testi originali , e non BIB meno numerose furono le versioni nella maggior parte delle lingue vi- ve e morte ; quindi le Bibbie el)rai- che, le greche, le latine, le caldai- che ec, delle quali importante rie- sce al teologo la notizia, perchè il confronto loro può giovare alla di- fesa de' dogmi della Chiesa catto- lica, impugnati sovente dagli ereti- ci, non già coli' autorità della vul- gata , ma bensì dei testi ebraico , caldaico, e greco, e di alcune cele- bri versioni orientali. Assai copiose sono le Bibbie e- braiche manoscritte e stampate^ ed alcune di queste, forse le più anti- che, sono state pubblicate dagli e- brei in Italia. Fino dal principio del secolo XV si era intrapresa l'e- dizione di qualche Bibbia poliglot- ta. Celebre è pure l'edizione roma- na del i5g8 , detta comunemente la Sistina. Già prima di Sisto V , il Sommo Pontefice Gregorio XIII avea deputato una congregazione di uomini profondamente dotti, affinchè riducessero la Bibbia greca alia ve- ra lezione dei settanta interpreti, la qual cosa , per decreto del concilia di Trento, aveano intrapreso prima di lui anche i Pontefici Pio IV, e Pio V. Il vanto però di terminare sii gloriosa impresa fu da Dio riser- bato a Sisto V, ed a Clemente VIII, oltre quanto vi operò Gregorio XIV, per mezzo dell'Alano, del Bellarmi- no, e di altri teologi, presieduti dal Cardinal Marcantonio Colonna. La suddetta edizione di Sisto V porta- va il titolo: Biblia sacra vulgatae editionis Sixti V Pont. Max. jiis- su recogniia, et edita, et tinbiis to- mis distincta, Romae ex typ. apo- stolica vaticana j opera Aldi Ma- nutiij Aldi abnepotis, iSgo. Ma sop- pressa questa edizione da Gregorio XIV, Clemenlc Vili la pubblicò BIB meglio coiretla, nel iSc)2. V. Hi- stoire de la Bilie de Siste V, avec des remarques poiir connailre la veritable édition de 1 590^ par Pro- sper Marchard. Assai grande è il numero delle Bib- bie latine. Queste però possono ridur- si a tre classi, cioè alla vulgata anti- ca, detta da alcuni versione italica, perchè in Italia fu tradotta dal greco dei settanta ; alla vulgata moderna per la maggior parte tradotta dal- l'ebraico ; ed alle nviove versioni la- tine fatte per la maggior parte sul testo ebraico nel secolo XVI. Della vulgata antica , della quale si fece uso in Occidente fino dai tempi di s. Gregorio I, del 590, non rimango- no libri interi, se non che i Salmi, il libro della Sapienza, l' Ecclesia- ste, e varii frammenti sparsi nelle opere de' ss. Padri , da' quali tenta- rono raccogliere la Scrittura intera il Nobilio, ed il Sabathier. La mo- derna vulgata è la traduzione fatta dall'ebraico de' libri scritturali per opera di s. Giiolamo. Di questa comparvero diverse edizioni; ma do- po Clemente Vili niuno più osò far veruna mutazione, giacche le corre- zioni ordinate da quel Pontefice di vasta mente, furono adottate da tutta la Chiesa cattolica. Oltre le versioni samaritane, cal- daiche, siriache, maronite, numero- sissime sono quelle arabe, alcune fatte ad uso degli ebrei. Le Bibbie copte sono quelle de' cristiani di E- gitto. Anche i cristiani di Etio- pia , denominati abissini , tradus- sero molte parti della Bibbia. An- tichissima è la versione di tutta la Bibbia in armeno; avvi un pen- tateuco in persiano, ed alcune ver- sioni gotiche. Esiste pure in Hngua slava, turca, giorgiana, conosciuta da pochi. Delle versioni in francese BIB 2i3 della Bibbia , assai copiose ed im- portanti ne sono slate eseguite an- che dai protestanti. In idioma ita- liano non ne mancano, e gli ebrei d' Italia composero un dizionario ebraico italiano dell'intera Bibbia. Ve ne sono in ispagnuolo, in tede- sco, in fiammingo, in danese, in i- svezzese, in lingua anglo-sassone, ed inglese moderno, in boemo, in po- lacco, ed in russo e mosco vito. Gli abitanti dell' Islanda , d' Irlanda , di Ungheria, di Lituania, ed anche i lapponi , gli americani , e molti al- tri popoli hanno versioni della Bib- bia nel loro idioma. Ad onore del sacro Collegio ag- giungeremo, che Stefano Langdion, inglese, insigne professore di teolo- gia neir università di Parigi, da In- nocenzo III, nel 1 2 1 3, creato Cardi- nale, per le opere da lui composte, meritò il glorioso titolo di principe de' filosofi del suo tempo, principal- mente per essere stato il primo a distinguere la Bibbia in capitoh , benché da altri si attribuisca al Car- dinal Ugo di s. Caro. La lettura della Bibbia riuscì a ta- luni cosi interessante, dilettevole, e preziosa, che la impararono tutta a memoria. Fra questi si contano pure sei illustri donne , cioè Isotta No- garola dama veronese, Cecilia di Morillas dama spagnuola, Serafina Contarini monaca veneziana, Luigia Aubery marchesa di Chambret, Ma- ria Porzia Vignoli domenicana, ed Ester Lisabetta di Waldirch. Gli uomini poi sono : il Pontefice Paolo IV, qui s. Biblia ad verbiim edi- dicerat j Pietro Pontano il cieco , professore dell' università di Parigi ; Michele Langlois, professore dell'u- na e r altra legge, e poeta latino ; Martino Guichard; Augusto Varenio di Lunebourg, il quale sapeva a 2i4 BIB mente tutto il testo ebiaico della Bibbia. Cristoforo Euiico Heine- chen di Lubecca, che visse quattro anni, e circa cinque mesi, per lo straordinario suo ingegno, di un an- no sapeva i principali avvenimenti del pentateuco ; di tredici mesi la storia del vecchio testamento , e di quattordici anche quella del nuovo, come riportano le Effemeridi lelt. di Roma, 1 78 1 , p. 55, e il Giornale leu. del p. Contini^ Venezia, 1780, pag. 175. V. Cancellieri j Dissertazio- ne intorno agli uomini dotati di gran memoria, Roma i8i5. Biblico si disse di qualunque cosa appartenente alla Bibbia, e quindi il Salvini parlò delle armi da resi- stere agli eretici, e ai novatori, che colle loro bibliche traduzioni preso aveano a guerreggiare. Fu dato egual nome anche a quel metodo, o stile conforme a quello della Bibbia ; nel secolo XII a que' dottori che prova- re volevano i dogmi della fede col- la sola Scrittura, e tradizione; e persino si dissero Biblici alcuni ere- tici, che non vogliono far uso della sacra Scrittura, se non priva di qualunque interpretazione, e che ri- cusano la tradizione , e l' autorità della Chiesa, per definire le questio- ni teologiche. Anche alcuni prote- stanti, che dissentivano da quella opinione, si mossero a censurarli, e li appellarono Bibliomanisti , per- chè in qualche modo si mostrava- no fanatici per la sola sacra Scrit- tura. Questo nome di Bibliomanisti potrebbe piuttosto con migliore av- viso applicarsi alle società bibliche, stabilite principalmente in Inghilter- ra , le quali profondono tesori per làr tradurre e stampare in vari idio- mi la sacra Scrittura, e ne diffon- dono, e propagano eziandio gratuita- mente numerosissimi esemplari in BIB tutte le regioni, anche nuovamente scoperte, e poco conosciute. Gelosi i romani Pontefici, che la santa Bibbia non fosse alterala nelle sue versioni , mai sempi'e v' invigi- larono con zelo apostolico : ed è perciò che il Pontefice Clemente XI, nel 1709, ordinò all'inquisitoi-e di Spagna, ed al Cardinal Porto- carrero , ministro di quella corte ^ mediante un suo breve, che procu- rassero colla maggior sollecitudine j^ che non fosse introdotta da' prote- stanti nell'America la sacra Bibbia , la quale da essi tradotta nell' idioma americano , era stata stampata in Londra, in mille modi viziata, per corrompere con questa frode nella mente de' fedeli la vera dottrina di Gesti Ciisto. Dipoi, nell' anno i8o5, si formò in Londra una so- cietà biblica appunto per propagar- ne la versione secondo la propria interpretazione e senso , diffonden- dola rapidamente nella Prussia, nel- la Russia, in Danimarca, in tutte le parti della Germania, nella Sviz- zera, in America, ed altrove. Le società Bibliche in Inghilterra si au- mentarono progressivamente a tanta numero, che, nel 1825, vi erano centotrenta società succursali, le quali aveano fatto stampare cinquer centomila Bibbie, in cinquanta di- verse hngue, e distribuire in tutte le parti del mondo. La società Bi* blica nella monarchia Prussiana, fon- data nell'agosto i8i4j era formata di una società madre di quarantotto succursali , le quali, nell'anno 1 8 1 9, si crede avessero distribuito quattro- cento cinquantamila esemplari della sacra Scrittura gratuitamente, ov- vero a prezzo tenuissimo. Pio VII accorse a rimediarvi , e scrivendo un breve all'arcivescovo di Gnesna primate della Polonia, chiamò le BIB società Bibliche vaferrimum inven- timi , pestem quoad fieri potest delendain. Ma elevato al Pontificato Leone XII , con 1' enciclica de' 3 maggio 1824, Ut primuni ad Sum- nii Pontjficatus y diretta a tutti i vescovi dell' orbe cattolico , invitò questi ad invigilare contro due per- niciose insidie, che vengono tese per distruggere la fede ne' cattolici ; la prima dell'indifferentismo, l'altra delie Società Bibliche, le quali sotto l'apparenza di diffondere la intelli- genza della sacra Scrittura, ne per- vertono il senso, Quanto a buon di- ritto insistesse tal zelante Pontefice sopra il danno, che recano le società Bibliche , e di qual' indole fossei'O le versioni, basta leggere il giudizio del celebre orientalista De Sacy, Journ. des Sav. 1824? e di un au- tore vivente, il quale dice: in qui- bus versionibus vix dici poteste quot monstra, quot portenta in luceni eduntur, e conchiude coli' assei'ire, che per questa sorte di versioni obstruitur vis evangelicce prcedica- tionis. Fino dal 18 io, incominciarono per la prima volta a comparire i missionarii biblici in Levante. Que- sti si limitarono a distribuir gratis in tutte le principali città una quan- tità enorme di esemplari della sacra Bibbia col solo testo, e questo non esatto, e mancante di varii libri, inculcandone a tutti premurosamente la lettura. In seguito comparirono al- tri siffatti missionarii meglio corredati, ed equipaggiati de' px'imi, essendo non solo forniti d' una quantità di cas- soni di sacre Bibbie stampate in tutte le lingue, ma di una quanti- tà, e varietà di piccoU opuscoli, trattanti però di cadaun giorno del mese , di catechismo , d' istruzioni spirituali pe' contadini , marinai ed BIB 2i5 altri , e del frutto che si ricava dalla lettura della sacra Bibbia, per indurli a studiarla, e quindi raggiun- gere il loro scopo. BIBIANA (s.), vergine e marti- re, trasse i natali a Roma nel se- colo IV. I suoi genitori erano illu- stri non solo per la nobiltà del lignaggio , ma eziandio per lo zelo onde ardevano a favore della reli- gione cristiana, cui sostennero col sacrifizio della propria vita. Bibiana dopo la morte di quelli, che le aveano dato l'esistenza, si vide pri- va di ogni soccorso, e costretta a lottare colla più squallida miseria. Aproniano, governatore di Roma, il quale sperava di corrompere la san- ta, la fece condurre alla sua pre- senza, e la consegnò ad una donna malvagia chiamata Rufina , affinchè la seducesse. Ma nulla valse a ri- muovere la giovinetta da' suoi santi proponimenti. Il perchè, montato sulle furie il governatore, condan- nolla alla morte. Lieta Bibiana di sacrificare la vita a difesa della vera fede, sostenne con invitto co- raggio il martirio , legata ad una colonna e battuta con fruste ar- mate di piombo. Jl suo corpo fu lasciato esposto perchè divenisse pa- scolo alle fiere, ma un santo prete lo seppellì di notte presso al palazzo di Licinio. Tostochè fu conceduto ai cristiani il libero esercizio della loro fede , essi innalzarono una cappella sulla tomba di s. Bibiana. BIB I ANO o VIVIANO (s.). Fino da' primi anni rinunziò alle vanità del secolo per ritirarsi in un moni- stero. Diede il nome ad una reli- giosa famiglia nella contea di Fife, ove tanto si distinse nell' adempi- mento de' suoi doveri, che ben pi'e- sto ne fu eletto abbate. Vedendosi Bibiano insignito di questa dignità, Ili) BIB raddoppiò i suoi sforzi, per giovare a'proprii subalterni colla dottrina e coli' esempio. Dopo qualche anno, venne innalzato all' onore della mir tra in una città della Scozia. Ma quanto più egli si vedea privilegiato da Dio e dagli uomini, tanto piti temeva, che lo spirito dell' orgoglio lo facesse - prevaricare. Per la qual cosa ritirossi in un ermo luogo, ove fondò la badia di Holyvood. Circa l'anno della sua morte, n'è incerta la notizia; alcuni però sono di aVr. viso, che fosse avvenuta nel 6 1 5. La 3cozia nutriva un tempo molta di- vozione verso s. Bibiano , e gli an^ ticlix documenti j che tuttora esisto^ no, ne fanno fede non dubbia. BIBLIOTECA. ( Bibliotheoa ) . E propriamente quella nella qua-» le si conservano i libri. Consideran-^ do il solo edifìzio, chiamasi con que- sto nome il luogo destinato a cu" stodire i libri medesimi, come pure le scansie, e gli armadii , che servono a tal uso. Biblioteca è anche il tito^ lo, che si dà ad alcune raccolte, o compilazioni di opere , che trattano d'una medesima materia. Sì chiama poi bibliotecario quegli, che soprain^ tende, ed ha il governo della librcr ria, Bibliothecae praefectus. L'origine delle librerie rimonta a' primi tem- pi della storia, e tanto sono antiche quanto lo sono la coltura delle scien- ze, e delle arti. Gli ebrei conserva^ vano nel tempio la raccolta de' lo^ ro libri sacri. Fra i cananei sappia^ mo , esservi stata una città det- ta Cariath-Sephev y e di Neemia si ha, nel libro II de' Maccabei cap. 2 , vers. 1 3 : conslruens Biblio- thecam congregavit de regionibus libi OS. I caldei , gli egizii, i feni- gìì fecero essi pure numerose e diligenti collezioni di libri; e la più licca, e forse più numerosa, che BIB abbia esistito « quella, che i Tolo- mei formarono in Alessandria. Inco- minciata da Tolomeo Sotero , con- tava quattrocento mila volumi, al- lorché le si appiccò il fuoco a' tempi di Giulio Cesare ; tuttavia ancora esisteva, quando, l'anno 64*1 di Cri- sto, i saraceni conquistarono l'Egit- to; ma il fiero CalitFo Omar ordi- nò, che fosse abbruciata pel moti- vo che se conteneva le stesse cose dell'Alcorano, diveniva superflua, e se ne conteneva di contrarie, era suo dovere il distruggerla. Sono a vedersi Gioacchino Gio. Madero, e Giovanni Andrea Schmidio, ne' trat- tati de Bibliothecis deperdids ^ et igne consuinplis. Pisistrato fu il primo de* greci, che cominciasse la Biblioteca degli ate- niesi, divenuta poi preda de' persia- ni. I romani, signori della più gran parte del mondo conosciuto^ raccol- sero i libri di tutte le nazioni, e ne formarono parecchie Biblioteche. V, Biblioteche di Roma. I cristiani de' primi secoli ebbero anch'essi Biblioteche, talvolta assai copiose presso le chiese, nelle quali conservavano i codici della Bibbia, varii libri attribuiti agli apostoli, od a' discepoli di Gesù Cristo, i com-» mentarii, le omelie, ed altri scritti de' padri più antichi. Quindi de- rivò l'uso che tutti i monisteri for- maronsi Biblioteche, talvolta nume- rosissime, e in questo sol modo fu- rono a noi conservate le opere pre-» ziose di molti classici greci, e latini. Eusebio dice, che ciasclma chiesa aveva la sua Biblioteca; ma Dio- cleziano, fiorito nel 284, le abbru- ciò tutte, come poi, nell'ottavo se- colo, fece in Costantinopoli Leone Isaurico, di quella fondata da Costan- tino, l'anno 336. S. Ilario, creato Pontefice nel 461» BIB pos« due Biblioteche nella basilica Jateranese. La Biblioteca Pontifìcia si ritiene cominciata da s. Pietro stesso (/^. Biblioteca Vaticana). Dalle due Biblioteche del battistero latera- nese di s. Ilario, Gregorio III del 78 r, ne eresse un'altra nel palazzo, o patri- archio contiguo , poi riunite , di cui era stato bibliotecario Grego- rio Il Papa. Nel i3i5, passò dal la- terano ad Avignone presso i Pon- telìci, donde fu riportata in Roma, ed unita alla Biblioteca Vaticana, che è la Biblioteca delia Santa Sede. Allorché i barbari inondarono l'Europa, qualche scritto appena potè sfuggire al loro furore, e solo ne' chiostri de' monaci furono sal- vati que' libri degli antichi , che giunsero sino a noi. V. Lomyer, Trattato delle Biblioteche; Labbé, Catalogo de^ nomi di coloro, che scrissero delle Biblioteche. Per quanto l'Europa fosse op- pressa dalle barbarie del medio evo, e ne' secoli in cui tutte le discipline eraro trascurate, le Biblioteche dei monijsteri , e delle chiese, ed anche alcune Biblioteche pubbliche si con- servarouv"). Parecchi principi, special- mente italiani, sembrarono preludere al rinascimento delle lettere, e con preziose raccolte di codici, offrirono materiali per estendere le cognizio- ni umane, e migliorare gli studii , neir epoca avventurosa del risorgi- mento de' lumi. A questo contri- buirono ancora le copiose Biblio- teche de' codici , che al decadimen- to del greco impero, nel XV seco- lo, furono portati da Costantinopoli da parecchi personaggi, i quali fu- rono amorevolmente accolti da Pa- pa Nicolò V, da Cosimo de Me- dici, e da altri principi europei. L'invenzione della stampa, nel de- clinar del mentovato secolo, molti- BIB 217 plico oltre modo il numero delie Biblioteche presso le moderne na- zioni.' Le Biblioteche, quanto alla for- ma materiale de' loro edifizii, esigo- no uno stile grave e severo , senza escludere però la ricchezza, e la magnificenza, che l' arte può svilup- pare, massime negli ornamenti. Le Biblioteche sono anco chiamate stu- dii pubblici, avvegnaché a benefì- zio di tutti sono accessibili. Di que- ste Giusto Lipsio ha scritto copio- samente Sintagma de Bibliothecis. BIBLIOTECA Vaticana, chia- mata anche Biblioteca apostolica , ed Archivio della Santa Sede. Sino dai tempi di s. Antero, eletto Pon- tefice l'anno 2 35, era vi una libre- ria nel palazzo lateranese, la quale dicevasi Biblioteca ed archivio 3 come si ha da Gaetano Marini. È senti- mento di monsignor Rocca, Biblioth, apost. Vaticana^ con cui convengo- no ancora i dotti Assemanni, Caia- log. Bibliothecar.^ tomo I, codic. mss. Biblioth. Vatic. in Propfat. , che la Biblioteca Pontifìcia abbia avuto il suo principio dal principe degli a- postoli, e primo Pontefice s. Pietro, e che sia cresciuta a poco a poco co' codici biblici, principalmente co- gli evangeli, colle epistole di s. Pie- tro, di s. Paolo , di s. Giacomo, di s. Giovanni, e di s. Giuda, cogli atti apostolici , coir apocalisse , e poscia colle decretali, costituzioni sinodiche e simili decreti de' Papi. Egli ap- poggia la sua opinione sul testimo- nio di s. Girolamo, il quale afferma, che da tutte le parti del mondo cristiano, solevasi ricorrere all' ai'chi- vio romano, in cui si custodivano i concilii generali per lo scioghmen- to delle controversie, e per la sicu- rezza nel dubbio, che qualche ca- none fosse corrotto, od alterato. Ta- 3i8 BIB le testimonianza non solo è irrefra- gabile, ma sicura eziandio, poiché s. Girolamo fu il segretario di san Damaso I, Papa del 66'/ , ed inca- ricato da lui per le risposte alle lettere, che il Pontefice riceveva dai conci li i e dalle chiese. Lo stesso si conferma anche da s. Gregorio I Magno, del Sgo, il quale, per certa controversia nata nel concilio efesino, rispose coir epistola XIV libro del V: Romani codices inulto veriores sunt quani grcecì. Essendovi pertanto nel- la Chiesa Romana questi codici, in un luosfo si doveano conservare, che biblioteca si chiama. Nel concilio romano , celebrato da s. Gelasio 1 del 494^ frequente menzione si fa dell'archivio, e scrigno romano, dei bibliotecarii , degli scribi, de' notari, e degli scrinarii, per lo che si deve argomentare, che già nel fine del V secolo la Chiesa Romana abbon- dasse di gran copia di libri, in una Biblioteca certamente conservati. Il Panvinio poi, che sulla Biblio- teca Vaticana fece un' erudita disser- tazione , dal Rasponi inserita nella sua opera, De Basilic. lateranea. lib. Ili, capo XV, attribuisce l' isti- tu'^ione di questa Biblioteca a san Clemente I, creato Papa l'anno gS. S. Giulio I, Pontefice del 336, ol- tre aver ordinato che tutte le cose, le quali appartenessero a conservare fB propagare la fede, si raccogliesse- ro da' notari della Santa Romana Chiesa, e dal primicerio de' notari approvato si riponessero nella Chie- sa, istituì allora, che negli scrigni del- la medesiii^a, o voglia dirsi Biblio- teca, fossero riposte, e con diligenza conservate le cauzioni, gì' istromenti, le donazioni, tradizioni, testimonian- ze, allegazioni , e manumissioni dei pliierici. Da questo argomenta il dot- to Cenni, Dissertazioni ecclesiasti- BIB che, tomo I, dissert I, pag. 76, il princìpio formale della Biblioteca del- la Santa Sede. Qualunque però sia il preciso principio di questa Biblioteca, intor- no al quale non si accordano gli autori, che ne hanno trattato, certo è per altro, eh' essa ha la sua istitu- zione antichissima. Dal libro Ponti- ficale, attribuito ad Anastasio Biblio- tecario, abbiamo che s. Ilario creato Pontefice l' anno 46 1 , formò due Biblioteche nel battistero lateranese, ed un'altra Gregorio III, eletto l'an- no 731, ne istituì nel palazzo di laterano. Queste convien credere, che poi fossero unite col nome di Biblioteca ed archivio. Anteriormen- te s. Gregorio I, nel libro VII, capo 29, avea fatto menzione della Biblio- teca romana, di cui da s. Sergio I era stato eletto bibliotecario Grego- rio, diacono Cardinale, poi Pontefice col nome di Gregorio li. Senza far però veruna distinzione, piuttosto si dovrà dire , che la Bi- blioteca della Santa Sede stette al Laterano, finche i Papi vi abitaro- no, e che poscia fu trasportata, per comodità de' Pontefici, al Vaticano, ove dicesi fosse ristorata da s. Zac- caria, fiorito nel j^'2., e di mano iu mano aumentata da' suoi successori. Evvi nondimeno chi sostiene, che anche presso la basilica vaticana vi fu una Biblioteca; ma quella della Santa Sede stette sempre nel patriar- chio lateranese , residenza de' Pon- tefici. Se non che avendo, nel i3o5, stabilito Clemente V la sua dimo- ra in Avignone, la fece colà tras- portare, ed ivi rimase finché, ter- minato nel concilio di Costanza il grande scisma della Chiesa, ed elet- to, nel 1417? Martino V, questi fece trasfeuire la Biblioteca in Roma al palazzo vaticano. Tuttavia ne rimase BIB parte in Avignone, una porzione della quale fu ricuperata da s. Pio V, nel 1 566j e compiutamente da Pio VI, nel 1784» che raccolse il rima- nente de' registri de' Pontefici avi- gnonesi, e delle memorie e carte spettanti ad essi. Allora tutto fu trasportato provvidamente al Vati- cano, e perciò questa Biblioteca di- venne sempre più celebre. Rammentando soltanto i Pontefici benemeriti di questa Biblioteca, dopo la restituzione dei libri da Avignone a Roma, è da annoverarsi per primo Nicolò V, amante delle lettere e dei letterati. Nella caduta dell'impero greco, e nella presa di Costantino- poli effettuata da Maometto II, ai 29 maggio 1453 , accolse egli i molti profughi eruditi, e lette- rati greci , i quaU seco portavano da queir infelice città gran copia di codici de' santi padri. Il zelan- te Pontefice li fece tradurre in la- tino, e ne formò una libreria di cinquemila volumi , oltre i codici antichi, ed i moderni, ricuperati con gran somma di denaro dalle mani de' rapitori della Biblioteca imperia- le di Costantinopoli, ed oltre quelli procurati con molto dispendio nella Grecia, Germania, Italia e altrove. A quel fine aveva anzi spediti di- versi letterati, i quali gli offersero il modo di poter accrescere di nuo- vi libri la già copiosa Biblioteca, per uso e comodo de' prelati della Chie- sa Romana, e per ornamento sin- golare del Pontificio palazzo. Per tali maniere questo Pontefice fece sì, che nel suo tempo risorgessero le lettere greche e latine, le quali da foi'se seicento anni erano neglette. F* Enea Silvio, De statu Europee sub Frìderico IJI , e. 54, inter script, rer. Germanie.', Freher, to- mo II, p. i56, 157. BIB 219 Nicolò V dava così alla BibHote- ca Vaticana forma di maggior ma- gnificenza. Essa venne dipoi aumen- tata, colla spesa di quarantamila scu- di, da Calisto III, che nel i455 gii successe. Inoltre da Sisto IV, nel 1471, fu grandemente accresciuta non meno di libri e di codici, che di rendite pel mantenimento dei ministri, da lui stabihti. Ne imi- tarono r esempio i Pontefici Leone X del i5i3. Paolo IV del i555, Pio IV del 1559, Pio V del i566 e Gregorio XIII del 1572, accrescen- do di molto il numero de' libri, e dei codici d'inestimabil valore. In tal modo venne supplito al danno, che questa Biblioteca avea sofferto nel tremendo sacco di Roma seguito, nel i5i'j, sotto Clemente VII. Asceso alla cattedra apostolica il magnanimo Sisto V, nel i585, e trovando la Biblioteca Vaticana cosi arricchita, con nuova maestosa fabbri- ca la collocò nel sito, ove si ammi- ra, aumentandola altresì di libri e di rendite. Vedendo però Sisto V, non essere proporzionato il locale, ove stava, alla dignità di quella Bi- blioteca, deliberò di trasferirla in quella parte del Vaticano, che chia- masi Belvedere j e dentro un anno eresse tale edifizio, di cui, al dire di Angelo Rocca, altri appena avreb- be concepita l' idea. Ed è perciò, che con disegno del cavalier Domenico Fontana, cento muratori divisero con nuova fàbbrica il gran cortile di Bramante fatto sotto Giulio II, e cento egregi pittori ne decorarono le volte e le pareti. Ai pittori so- praintendeva Cesare Nebia da Or- vieto, che prima delineava il mo- dello di quelle cose, che altri do- veano dipingere, mentre Giovanni Guerreo da Modena, nella stessa maniera disegnava gli emblemi e Ilo BIB gli ornamenti , che altri pittori poi colorivano. Per dare le idee delle cose da essere colia pittura rappre- sentate, cioè delle opere eseguile da Sisto V nel suo glorioso Pontificato, del- le storie de'principali concilii, di quel- le delle più fomose Biblioteche, si ser- vi il Papa di Federico Rainaldo, cu- stode della medesima, di Angelo Rocca, sagrista Pontificio, e di Sil- vio Antoniano, segretario del sacro Collegio, divenuto poi Cardinale; e diede incombenza a Pietro Galesini, protonotario apostolico, affinchè fa- cesse belle ed eleganti iscrizioni, a spiegazione di tutte le pitture. Tali pitture sono a puntino descritte dal p. Tempesti nella Vita di Sisto V ^ tomo II, libro IH, da Angelo Róc- ca, nella sua Biblioteca Vaticana^ dal continuatore di Platina, nella Vita di Sisto V, a pag. 620 e se- guenti, e da altri. A si maestosa Biblioteca, per la custodia della quale, come si disse, assegnò Sisto V un numero di mini- stri, scrittori, ed altri operai, mante- nuti con larghi sti pendii, Paolo V dappoi congiunse l' archivio Pontifi- cio, nel quale in ampie stanze si con- servano con gelosia, da due prelati archivisti, le scritture, i diplomi, i registri de' Papi , e quelli della ca- mera apostolica. E per maggior or- namento di tale libreria, quel Pon- tefice collocò nel medesimo palazzo vaticano una nobile stamperia, già ivi istituita da Pio IV, sotto la di- rezione di Paolo Manuzio, colla qua- le terminò di pubblicare le opere di s. Ambrogio, e comandò che da essa uscissero al pubblico le opere di s. Gregorio I Magno, di s. Bona- ventura, e di altri ss. Padri, ad una col gran Bollano romano di Laer- zio Cherubini, le due sacre Scrit- ture, la versione de' Settanta e la BIB Vulgata. V. Agostino Taia, Descri- zione del palazzo apostolico vati- cano y Roma lySo, Della Biblioteca Pontificia, pag. ^ii, e seguenti. Sollevato al trono Pontificio, nel 160 5, il suddetto Paolo V, anche la Biblioteca Vaticana sperimentò gli effetti della grandezza del suo animo, giacche non solo l'arricchì di molti volui ma la dilatò con aggiuiv gervi le sontuose stanze del braccio destro , ove , oltre le sue geste e quelle di Nicolò V, di Sisto IV e Pio V, si trovano dipinte le immagini d' uomini illustri, e i diversi fonda- tori delle Biblioteche. Nel 1622, la Hbreria fu notabil- mente accresciuta da Gregorio XV, colla famosa Biblioteca palatina di Eidelberga , tolta al ribelle conte palatino del Reno, quando fu presa quella città dal conte di Tilly, e donata alla Santa Sede in trofeo di guerra da Massimihano duca di Ba- viera. In quella Biblioteca si trovano rarissimi volumi raccolti da tutti i monisteri distrutti dai luterani nella Germania. Affine di raccoglierla fu spedito il dottissimo Leone Allacci, che in tre gran tomi avea già com- pilato r indice de' codici greci, e che fu poi custode della stessa Bibliote- ca Vaticana, sotto il Pontificato di Urbano VIII, in cui la portò anche in Roma. Questo Pontefice fu liberale ugualmente colla Biblioteca, aven- dola, nel 1624, arricchita con pre- ziosi manoscritti greci. Alessandro VII, del i655, le aggiunse la hbre- ria de' manoscritti de' duchi di Ur- bino, ottenuta col compenso di die- cimila scudi dalla comunità di quel- la città , a cui l'ultimo duca Fran- cesco Maria II 1* avea lasciata per uso del pubblico. Collocolla quel Pontefice separatamente nella Vati- cana, con analoga iscrizione, perchè BIB sì scrinasse vira ed onorata memoria dell'erudito duca, che lavea rac- colta. Alessandro Vili, fiorito nel 1689, siccome generoso promotore delle scienze, ingrandì diverse librerie, particolarmente la Vaticana, in cui depositò gran copia di manoscritti, i quali erano stati della Pallade di Svezia, la regina Cristina Alessandra, € da lui vennero acquistati, assegnan- do per essi un sito particolare, chia- mato la camera Alessandrina. V. il Bonanni, Numìsmnta Ponlìficumj tomo II, p. 804. Clemente XI arricchì con muni- ficenza questa libreria di tutto ciò, che le lingue esotiche, ed orientali pos- sono fornire di più raro e di piti incognito, in preziosi codici acqui- stati dagli eredi del maronita Echel- lense, da quelli del romano Pietro della Valle, non che da molti altri, senza riguardo a spesa. L'accrebbe eziandio della Biblioteca privata, che il dottissimo Pio II avea formata • per suo uso^, e di quella, che la casa . Piccolomini avea donato a' pp. tea- tini. Avendo poi saputo come nel- r Egitto, e nella Siria vi era copio- sa quantità di manoscritti, spedì tre celebri letterati, Abramo Massard, Andrea Scandar, ed il famoso Elia Giuseppe Simone Assemann, zio del Massard, per acquistarli a qualun- que prezzo. Questi grandi uomini, essendo tornati in Roma, il primo nel 1708, il secondo nel 17 18, ed il terzo nel 1721, ne portarono seco moltissimi , che dal Papa si fece- ro collocare nella libreria coli' iscri- zione : Biblioteca orientale Clemen- tina Vaticana. Per cura dell' Asse- mann se ne fé' il catalogo con tanta erudizione, e con sì bel metodo, che questo lavoro passa oggi per un ca- po d'opera in tal genere. Oltie a BIB 111 ciò Clemente XI stabi Fi per legge perpetua, che, di tutti i libri stam- pati in Roma, una copia sempre se ne mandi a questa Biblioteca. Divenuto, nel 1 7 3o, Pontefice Cle- mente XII, aggiunse un nuovo edi- fizio alla Biblioteca Vaticana, eri- gendovi il braccio destro a conser- vazione dei codici orientali da lui acquistati, e dei libri alla medesima donati dal Cardinal Quirini, quan- do, in luogo del Cardinal Pam fili, divenne Bibliotecario di Santa Chie- sa. Vi fece inoltre nobili armadii, e comode scansie , e vi aggiunse vasi etruschi dipinti, con ti'ecentovento- to medaglie de' re greci ed egizi i , e de' romani imperatori , le quali cose egli comperò a caro prezzo dal Cardinal Alessandro Albani, e fece spiegare con dotte illustrazioni dal Venuti. Confermò finalmente, nell'a- gosto 1739, le leggi, che per la Bi- blioteca avea stabilito il fondatore Sisto V, ed altre ne aggiunse assai opportune. Il Pontefice Benedetto XIV, del 1 740, particolarmente fu benemerito della Biblioteca, riunendovi la Otto- boniana, formando il museo cristia- no; ed alla collezione delle meda- glie de' Sommi Pontefici , illustrate dallo Scilla, unì la serie Carpegnana degl'imperatori. Morendo poi nel suo Pontificato, nel 1746, il mar- chese Alessandro Capponi, questi la- sciò alla Biblioteca la sua scelta li- breria. Per la suddetta Biblioteca , veggansi le Memorie storiche di Co- stantino Ruggieri. Clemente XIII, del 1758, Cle- mente XIV, del 1769, e Pio VI meritano ancora particolare memoria per l'accrescimento de'libri, dei co- dici, degli ornati, e di preziosi donati- vi fatti a questa Biblioteca. Pio VI specialmente fu generosissimo, poi- rhi'i BIB che, dopo avere aperta la corannica- zione fra la Biblioteca ed il museo, adornò di ricche decorazioni le due magnifiche tavole di granito orien- tale di sorprendente grandezza, sos- tenute da atlanti di bronzo getta- to; e riunì in armadii nella nobile stanza contigua de' papiri ( princi- piata da Clemente XIV, dipinta da Mengs, e terminata sotto di lui), la preziosa raccolta delle medaglie, dei cammei, delle corniole, e di altre rare pietre. Ma quando i repubblicani francesi occuparono lo stato ecclesiastico, Pio VI fu costretto cedere al loro diret- torio molti oggetti d' un pregio ine- stimabile, fra' quali cento manoscrit- ti della Biblioteca Vaticana, a scelta de' commissarii francesi, secondo il trattato di Bologna , e la pace di Tolentino, conchiusa a' 2 3 febbraio 1797. Accaduta poscia, nel 1809, la nuova invasione di Roma, e del- lo stato Pontificio , Napoleone fece trasportare a Parigi gli archivii ro- mani, la collezione delle medaglie, ed oltre a quattrocento codici della Biblioteca Vaticana, cose tutte, che quasi interamente furono poscia ri- cuperate, nel 18 15, dall'accorgimen- to, dall'attività e dalla diligenza di monsignor Marino Marini, spedito da Pio VII nella capitale della Fran- cia colla qualifica di commissario straordinario. Le stanze del braccio della galle- ria destra sono ornate con pitture rappresentanti i principali fatti dei memorandi Pontificati di Pio VI e Pio VII , così benemeriti puranco alla Biblioteca. Varie colonne for- mano la divisione di questi fatti, e le due ultime di porfido hanno roz- zamente scolpite nella sommità le figure di due imperatori, che si ab- bracciano in atto di concordia, loc- BIB che vuol rappresentare la pacifTcazió* ne de' due imperii, orientale ed oc- cidentale. Pio VII non solo accrebbe la Bi- blioteca dalla parte dell'apparta- mento Borgia, e le fece varii orna- menti, ma l'arricchì con una nuova serie di medaglie, con due candela- bri di Sevres regalatigli da Napo- leone, e collo scrigno avuto dall'im- peratore Francesco I , che contiene le impronte in zolfo , o pasta, di tutte le gemme dell' imperiale mu- seo di Vienna. E siccome, a cagione delle vicende de' tempi, la Bibliote- ca avea perduto le sue rendite per la conservazione ed aumento di essa, cosi Pio VII le stabili una nuova annua rendita, ed accrebbe la colle- zione de' vasi etruschi. Aumentata la Biblioteca da Pio VII anche colla hbreria , acquistata dall' eredità del Cardinal Zelada bibliotecario, Leone XII pure con- corse al suo lustro ed incremento, coir acquisto de' libri d'antichità ed arte del conte Cicognara, e col do- no d'un grandioso e magnifico vaso dì Sevres , insieme ad altri due di minor forma, e ad un orologio, che avea ricevuto da Carlo X re di Francia. Ma specialmente rimar- rà qui viva la memoria di quel Pontefice per la tipografia con tutto l'occorrente ristabilita accanto alla Biblioteca; tipografia, che Sisto V vi avea trasferita, dappoiché Pio IV l'avea fondata nel medesimo palazzo Vaticano. Finalmente il regnante Sommo Pontefice Gregorio XVI, a nessuno de' suoi predecessori inferiore nella protezione prestata alle scienze, ed alle arti, in particolar maniera ado- pera di continuo la sua munificenza al vantaggio, e ingrandimento della Biblioteca Vaticana. Egli ha aggiun- BIB to ad essa l'intero appartamento di Alessandro VI, consistente in dieci grandi sale. Formata ivi una nuova biblioteca dei libri stampati, che prima mancavano, ha altresì con- tinuato il museo cristiano di Bene- detto XIV, con aggiungervi una sorprendente collezione di pitture greche in tavola, e de' primordii della pittura italiana sacra , riponendo da un lato, nella stanza delta del Sansone^ le limose nozze aldobran- dine, ed altre pitture profane a fresco, ed antichi mosaici. Per le quali cose questo stabilimento van- ta ne' moltissimi codici una se- rie ricchissima d'ogni maniera di miniature, divenuta quasi una scuola di tutta l'antica pittura. Oltre a ciò il medesimo regnante Pontefice ha arricchito la Biblioteca con diversi oggetti di sua proprietà, cioè di ra- rissimi codici orientali, e di non pochi gi'eci e latini ; ha aggiunto al sopraddetto museo di Benedetto XIV un numero grande di oggetti sacri, assai pregevoli per valore, e per ar- te , pure a lui appartenenti ; ed ai due musei, numismatico e profano, ha unite due insigni raccolte di meda- glie e di gemme. BIBLIOTECARIO di santa chie- sa. Bibliotecario è quegli, che so- prain tende, ed ha il governo della libreria, Biblìothecae Praefectiis. Per la Biblioteca Pontificia della Santa Sede, esistente nel palazzo aposto- lico vaticano, è fregiato di questa carica un Cardinale , che chiamasi il Bibliotecario di santa Chiesa. Essendo incerto , se Osimandro presso gli egizii fosse il primo a rac- cogliere in questo paese una libreria, come vuole Diodoro Siculo, è però si- curo ed incontrastabile, che il re To- lomeo Filadelfo fu l'autore della riu- nione di una copiosissima Biblioteca in BIB 223 Alessandria, e che ne dietle la cura e custodia a Demetrio Falereo , co- me attesta Seneca, De tranquìllitate capo IX. In Roma , che ne' primi secoli attese alle armi , assai tardi furono introdotte le librerie, ed uno de' primi a farlo fu Paolo Emilio, ovvero Lucullo, encomiato perciò da Plutarco. Pollione , nell' impem di Ottaviano Augusto, non solo for- mò per uso pubblico una gi*ande raccolta di libri, ma ancom ornò la libreria colle immagini di famosi scrittori, e vi pose due custodi, uno pei hbri latini, l'altro pei greci. Inol- tre si rileva da Strabone, che pel ser- vizio della Biblioteca Alessandrina in progresso fu aggiunto un collegio di uomini letterati, mantenuti dal pub- blico, acciocché coll'aiuto di tanti li- bri ne compilassero degli altri. Incominciò la Biblioteca di s. Chiesa ai tempi apostolici, e nel concilio ro- mano celebralo da s. Gelasio I, nel 494? si dichiarò quali erano i li- bri dell'uno, e dell'altro testamen- to, quali i libri de' ss. Padri rice- vuti dalla Chiesa, e quali gli apo- crifi. Il Labbé ( Condì, tom. IV col. 1260) fii menzione dell'archi- vio romano, e de' Bibliotecarii della Sede Apostolica, mentre già sul de- clinar del quinto secolo essa ab- bondava di gran copia di Hbri . Di- venne gelosissimo, e di tale importan- za l'uffizio di chi ei'a destinato a con- servarli, che fu conferito a' piò dotti, e benemeriti Cardinali di Santa Chiesa. Bibliotecarii furono spesso chiamati i cancellieri della Chiesa Romana, come quelli, che ne ave- vano in cuiTi i libri . Quindi è_^ che la bolla di canonizzazione di s. Uldarico, vescovo d'Augusta, ema- nala da Giovanni XVI, l'anno 993, nel concilio lateranensc, è data per tiianuni Joannis episcopi s. Ne- 2^4 BIB ì)e ninne ecrle.siae^ et Bihiiotliecarii Sanctae Sedis Apostolicae, come si legge nel tomo I del Bollano ro- mano p. 288. Il Lunadoro poi, parlando del Cardinal Bibliotecario di s. Chiesa , dice , che questo po- sto talvolta antica mente era proprio del camerlengo di s. Chiesa. Vedi. Primo Bibliotecario, menzionato nelle vite de' Pontefici, è s. Grego- rio II romano Pontefice, creato l'an- no 71 5, che, da monaco benedetti- no fu creato diacono Cardinale, da Papa 8. Sergio I del 687. Comun- <|ue alcuni dicano essersi ciò fatto dal Pontefice Costantino, certo è , che Gregorio educato da Sergio I nel patriarchio lateranese , venne promosso al suddiaconato , ed ebbe la cuia degli oratorii, delle cappel- le Pontificie, e della Biblioteca del- la Chiesa Romana. Il Cenni, nella sua Dissertazione II j del primice- rio, e secondocerio de' notari, è di sentimento, che, innanzi all' institu- zione di apposito Bibliotecario, pre- siedesse alla Biblioteca ed all'archi- vio il primicerio de' notari, aiutato dagli scrinarii e cartularii. Le bolle però si sottoscrivevano contempora- neamente, sì dai primicerii de' no- tari, che dai Bibliotecari!, il che fa dedurre aver avuto la Biblioteca una dipendenza anche da essi. Lo stesso dicasi dell' archivio, di cui cer- tamente non è a dubitare, che po- scia furono prefetti questi secondi, i quali, per testimonianza d'Anasta- sio Bibliotecario, erano nella chiesa latina, quello che nella costantino- politana i Carlqfilaci, di cui si è trattato all'articolo Archivisti. L' altro Bibliotecario assunto al Pontificato fu Gerardo Cacciane- mici dell' Orso , nobile famiglia di Bologna, della congregazione dei canonici regolari di s. Maria del BIB Reno. Per la «uà umiltà, dottrina e virtìi , fu creato prete Cardina- le da Calisto II, o da Onorio li, come vuole il Sigonio, de Regno /- taliae lib. II ad annuni i 1 44? P* 4^2. Innocenzo II lo promosse alla carica di cancelliere, e Bibliotecario di S. Romana Chiesa , dalla quale, a' 12 marzo 11 44? ^^ sublimato al trono Pontificio col nome di Lucio II. Da lui in poi, per lo spazio di quasi due secoU , non trovasi più menzione di alcun Bibliotecario del- la Chiesa Romana, forse, come os- serva il Tiraboschi, Storia della Let- teraria Italiana, tomo III p. 228, perchè essendo infelice lo stato di questa Biblioteca, non si credesse ne utile, né necessario l' affidarne l'am- ministrazione , e il governo ad al- cun Cardinale, o ad altro riguarde- vole prelato. Per altro è da avver- tiisi, che il Ciampini, ne' suoi vice- cancellieri di S. Chiesa, dice , che il Cardinal Giovanni Gaetani , ele- vato alla porpora da Cibano li del 1088, fu fatto pure Bibliotecario, carica, che esercitò anche sotto Vit- tore III, e Pasquale li, cui succes- se nel Pontificato, l'anno 11 18, col nome di Gelasio II. Il Panvinio fa succedere agli antichi Bibliotecarii, i cancellieri (Vedi) e vice-cancellieri mentovati, e con questi prosegue felicemente la loro serie sino alla traslazione della S. Sede in Avi- gnone. Trasferita adunque, nel i3o5, da , Clemente V la residenza Pontificia in Avignone, fu ivi portata anclie la Biblioteca, ma il custode di essa non fu più il vice-cancelliere, dicen- doci r Assemanni , che ne fu data la custodia a Francesco Tolomeo da Lucca domenicano , il quale la tenne fino al i3i8, sotto Giovanni BIB Allora questo Pontefice, pel gran- de amore, che portava all' Ordine eremitano di s. Agostino, a cui era stato ascritto, assegnò in perpetuo ad esso per l'avvenire, i tre uffizii della corte romana, di sagrista, cioè, di Bibliotecario, e di confessore dei Papa. Mantennero sì cospicui impie- ghi gli agostiniani fino al Pontefice Sisto IV, il quale, avendo fabbrica- to 1' insigne Biblioteca Vaticana ( Fedi), nel i472, divise questi uf- fizii, ed avendoli tolti agli agostinia- ni, dopo che sette di essi gli avea- no successivamente esercitati, nomi- nò per Bibliotecario Giannantonio di Bussis, vescovo d'Aleria, come di- ce il Novaes, tomo IV p. 91. Però sotto Alessandro VI, tornarono gli agostiniani al possesso dell' uffizio di sagrista, rimanendo i due altri im- pieghi suddetti ad arbitrio de' Pon- tefici. Lo stesso Novaes poi, nella vita di Sisto IV, tomo VI, p. 5r, nel parlare dell'accrescimento della Biblioteca Vaticana da lui fatto, co- me delle rendite stabilite pel man- tenimento de' ministri, aggiunge, che vi pose per Bibliotecario il celebre Bartolomeo Platina, il che afferma- no Angelo Rocca, de Bibliotheca Vaticana, ed il Panvinio, nella vita dello stesso Pontefice a p. 472, di- cendo, che Sisto IV eresse la Biblio- teca Vaticana, che vi fu fatto il Platina soprastante , costituendovi congrua rendita pel mantenimento de' ministri, e precipuamente per r acquisto de' libri. Dopo la morte di Zenobio Ac- ciaiuoh fiorentino , dell' Ordine dei predicatori , uomo insigne per pro- fonda scienza , Bibliotecario Vatica- no, ossia del palazzo apostolico, il Sommo Pontefice Leone X, per da- re un posto onorevole a Girolamo Aieandro de' conti di Motta, già ret- voL. n. BIB 2?.5 tore della università di Parigi, e famigliare del Cardinal Giulio cu- gino del Papa, gli conferì l'onore- vole prefettura della Biblioteca Va- ticana, come scrive il Rocca citalo, nella Serie de" Bibliotecarii aposto- lici, e ciò nel i5ig, e non nel i538, come scrive il Ciampini, nel Cata- logo de' Bihliotecarii di S. Romana Chiesa . In questa Biblioteca, per comando del Papa, egU collocò al- cune cose, che avea tradotte dal greco , e particolarmente le lettere, che i patriarchi, e vescovi orientali scrivevano al romano Pontefice. Da Paolo III, nel i536, fu creato Car- dinale, e cessò di vivere, nel \5^i, colla fama di profonda cognizione nelle lingue, nelle scienze ecclesiasti- che, e di esperienza nel trattare gli affari. Tutti gli autori considerano r Aieandro come il primo de' Car- dinali Bibliotecarii Vaticani , locchè per altro non è vero, mentre sol- tanto dopo di lui ne incomincia la serie, come puossi rilevare nella pri- ma stanza della Biblioteca Vaticana, considerando la collezione de' ritrat- ti dipinti di tutti i Cardinali Bi- bliotecarii, il cui catalogo siamo qui per riportare. Marcello Cervini di Montepul- ciano, nato in Montefano , in pre- mio delle sue singolari virtù e del profondo sapere, fu da Paolo III, nel 1539, decorato della porpora Cardinalizia. Essendo poi, fino dal 1 538, stato eletto Bibliotecario della Vaticana , Agostino Steuco vescovo chisamense, in luogo dell' Aieandro, nel tempo in cui egli per cagione di salute andò a Gubbio sua patria, il Papa destinò il Cervini a fame le veci. Morto però lo Steuco, il Papa nominò a voce Bibliotecario il Cervini, ed evvi chi assicura , col nome di protettore. Indi, nel i55o, i5 226 BIB non appena fu eletto Pontefice Giu- lio JII, fu con suo diploma confer- mato in quel posto, e da lui pro- priamente comincia la serie dei Bi- bliotecarii di S. Chiesa. Così deb- bonsi conciliare Angelo Rocca, de Bibliotheca Vaticana j e Giovanni Ciampini, nel catalogo de Bibliothe- cariìs S. R. E. Questo Cardinale accrebbe la Biblioteca di rarissimi codici, e fu sollecito in acquistar li- J^ri di tutte le lingue. Tante belle qualità, dopo la morte di Giulio III, gli meritai'ono il Pontificato, a cui fu innalzato a' io aprile i555, col nome di Marcello li. Roberto de Nobili di Montepul- ciano, creato d' anni tredici Cardi- nale, nel i553, da Giulio III suo zio, fii da Marcello II promosso a Bibliotecario di S. Romana Chiesa, ma prevenuto il Papa dalla morte nel primo maggio i555, non gli potè essere spedito il corrispondente breve, che poi ottenne da Paolo IV, eletto Pontefice a' 2 3 maggio dello stesso anno . Questi in pubblico concistoro chiamò il Nobili, Angelo del Signore, nome, che dato pur gli veniva da' colleghi, pel candore dei suoi costumi, e per la consumata san- tità congiunta ad istraordinaria scienza. Antonio Caraffa, napoletano, de- corato della porpora nel iSSy, in età d'anni diciotto, dallo zio Paolo IV. Questi per morte del Cardia nal Nobili, nel iSSg, lo dichiarò Bibliotecario, e ripose in lui V inte- ra confidenza , e meritamente, per- chè, essendo morto in Napoli nel i565, ^. Pio V quivi gli eresse un magnifico avello con iscrizione da lui composta. Marc' Antonio Amulio, veneziano, fatto, nel i56o. Cardinale da Pio IV, e per le egregie sue doti, e rarq BIB cognizioni nominato, agli i i settem** bre del i565, Bibliotecario di San- ta Chiesa, col titolo di Bibliotheca- rius, seu protector bibliothecae va- ticanae. Morendo egli, nel 1570, lasciò la sua scelta libreria, prege- vole per iscritti italiani, greci e la- tini, a Luigi Maripieri. Qui giova osservare, che nelle sottoscrizioni ori- ginali, i Bibliotecarii non si diedero altro titolo in tutto il secolo XVI, e molti anche nel secolo XVII, che di Bibliotecarii apostolici, e Biblio- tecarii della Sede Apostolica. Guglielmo Sirleto di Stilo nella Ca- labria, i^er la sua rara letteratura, ad istanza di s. Carlo Borromeo, fu da Pio IV, nel i565, annoverato al sacro Collegio. Indi, a' 18 marzo iSyo, dal Pontefice s. Pio V fu promos- so air onore di Bibliotecario , nel qual tempo questo Poi'porato ariic- chi la Bibhoteca di preziosi codici e volumi , da lui con singolai' dili- genza ricercati per ogni parte. Fu tale, che s. Carlo gloriavasi, come si narra, imitari facta Sirleti, ewn- cjue loco magistri habere. Non fu eletto Papa perchè troppo immerso negU studii. Antonio Caraffa, napoletano, pa- rente di Paolo IV, che lo aveva de- stinato alla porpora, conferitagli poi da s. Pio V, nel 1 568. In appresso da Gregorio XIII, nel i585, gli fli af- fidata l'importante carica di Biblio- tecario di S. Chiesa. Egli pure au- mentò la Biblioteca Vaticana di scel- ti codici , ed assai fu encomiato per la eminente dottrina, e per la insi- gne perizia nelle lingue greca e la- tina , non che per le virtù , e pey le egregie opere date in luce. Marc Antonio Colonna, ronfiano, lodato per iscienza e virtìi, fu da Pio IV, nel i565, ascritto al colle- gio Cardinalizio, e da Clemente BIB Vili, nel 1592, dopo la morte del Cardinal CarafTa, venne innalzato al- la carica di Bibliotecario di S. Chie- sii. Poco mancò, che pe'suoi meriti non fosse elevato alla cattedra di s. Pietro. Cesare Baronìo di Sora , della congregazione di s. Filippo Neri ( per comando del quale scrisse l'im- mortale opera degli Annali ecclesia- sficij che gh meritò il titolo di pa- dre della storia ecclesiastica), ad onta della sua modesta ripugnanza, nel 1596, fu creato Cardinale da Clemente Vili, ed essendo passato a miglior vita il Colonna nell'anno seguente, fu deputato a Biblioteca- rio , e sopra tutte le congrega- zioni di Roma. Nel conclave di Leone XI, pose in opera tutta la sua eloquenza, a dissuadere trenta- tre Cardinali, che lo volevano Pa- pa. Morì santamente nel 1607. Luigi de Torres, romano, autore di diverse opere, da arcivescovo di Monreale, al cui seminario donò la propria Biblioteca, fu da Paolo V, nel 1606, sollevato alla dignità Car- dinaUzia, e, nel 1607, ebbe la cari- ca di Bibliotecario, terminando i suoi giorni colmo di meriti, nel 1609. Scipione Borghese- Coffa relli, ro- mano , degno nipote di Paolo V, che, nel 1606, lo innalzò al Cardi- nalato, acciocché lo assistesse nel governo del Pontificato, nel 1609,0!- tie le altre principali cariche, fu fat- to Bibliotecario ; e qual protettore de' letterati, de' poveri, e delle chie- se , fu cognominato la delizia di Roma 3 a cui lo rapì la morte nel 1629. Scipione Cohelluzzi di Viterbo, per la sua dottrina, e per la stu- penda eloquenza, col favore del Car- dinal Arrigoni, da Paolo V, nel 161 5, lù fitto Cardinale, e, nel 16 19, fu BIB 227 nominato Bibliotecario di S.' Chiesa in luogo dei nipote : onori, che il Cobelluzzi ben meritò per l' integri- tà della vita, e per l'amore alle scienze. La sua casa era una vera ac- cademia, ed era memoranda la muni- ficenza da lui usata coi letterati, fi- no al termine della vita , che av- venne nel 1626. Francesco Barberini, fiorentino, il primo dei settantaquattro Cardi- nali creati da Urbano Vili, zio di lui. Quel Pontefice lo decorò della porpora, nel 1623, accordandogli somma autorità nel suo Pontificato, e poscia lo nominò Bibliotecario do- po la morte di Cobelluzzi. Molto fu lodato per dottrina ed ingegno, e si mostrò mecenate de' letterati, non- ché caritatevole co' luoghi pii. Antonio Barberini, fiorentino, del- l' Ordine de' cappuccini, era fratello di Urbano Vili. Malgrado la sua virtuosa resistenza, nel 1624, fu da quel Pontefice fatto Cardinale, indi nel i636, per rinunzia del Cardinal nipote, fu dichiarato Bibliotecario di S. Chiesa. Conservò egli nella di- gnità le virtù di religioso, e com- pianto da' poveri, morì, nel 1 648, con fama d'integrità, prudenza e giustizia. Orazio Giustiniani^ genovese, pre- te dell' oratorio, fu fatto da Urbano Vili, nel i632, custode della Biblio- teca Vaticana. Quivi ebbe egli tut- to l'agio di raccogliere gli atti, e descrivere la storia del concilio fio- rentino. Innocenzo X, nel i645, l'in- nalzò alla sacra porpora, e nell'an- no seguente lo nominò Bibliotecario di S. Chiesa. Per le sue cure la Biblioteca Vaticana fu ridotta in ottimo stato, distribuiti furono i li- bri, e i codici in classi distinte, fe- ce formare parecchi indici, e molto si affaticò per abbellirla, ed ornar- 2*2 8 BIB la. Ad una vita santa corrispose una pia morte, che incontrò in Ro- ma nel 1649. Luigi Capponi, fiorentino, d'indo- le ingenua, di gran letteratura, e di eccellente ingegno, fu assai giovane dichiarato tesoriere da Leone XI, e, nel 1608, da Paolo V creato Car- dinale, indi da Innocenzo X, nel 1649, ovvero nel i65o, gli fu con- ferita la cospicua carica di Bibliote- cario di s. Chiesa , e caro somma- mente a' principi, visse cinquantun an- no decorato della porpora. Flavio Cliigi^ sanese, nipote di Alessandro YU, fu da qvtel Ponte- fice, nel 1 657, pel primo creato Car- dinale. Egli era mecenate delle let- tere, e studi ossi in ogni guisa di promuovere l'avanzamento di esse. Fatto dallo zio Bibliotecario, nel 1659, vi rinmiziò nel i68r , e morto nel 1698, per le sue emi- nenti virtù, compianto venne sin- ceramente da tutta B-oma. Lorenzo B rancati ^ o Brancaccio detto Lauria, dal luogo ove nacque nella provincia della Basilicata nel regno di Napoli. Era de' minori con- ventuali, e resosi celebre co' suoi ta- lenti, ed opere, a segno che Alessan- dro VII il chiamava Sedis Apostolica Brachiwn, fu da Clemente X di- chiarato primo custode della Vati- cana, finché da Innocenzo XI, in ricompensa de' suoi meriti, nel 1681, venne fatto Cardinale, e, stante la mentovata rinunzia del Cardinal Chigi, fu nominato Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Nella morte di detto Pontefice sarebbe stato su- blimato al triregno, se la Spagna non gli avesse data l'esclusiva. In- signe teologo, umile, e caritatevole, morì nel 1693. 11 Comando a pag. 74 f'' il catalogo delle sue opere. Girolamo Casanala, spagnuolo, BIB che nel 1670, fu da Chmente X annoverato al sacro Collegio, e da Innocenzo XII, nel 1^9'», fregiato della carica di Bibliotecario, morì nel 1700, ammiralo per zelo, e rara letteiatuia, colla gloria di aver fon- data colla sua libreria la celebre Biblioteca Casanatense, che dotò largamente pel mantenimento dei ministri, a comodo, e • beneficio del pubblico. P^. Biblioteche di Roma. Enrico Noris di Verona, profes- sore agostiniano di teologia, scienza da lui insegnata con riputazione in diverse cattedre. Questo personaggio, che per ingegno e per profonda erudi- zione, non ebbe pari in Italia a' suoi tempi, ebbe da Innocenzo XII l'of- ferta dell' uffizio di sagrista , mai a- vendolo ricusato, quel Pontefice no- minoUo, nel 1692, primo custode della Biblioteca Vaticana, e poi, nel 1695, lo creò Cardinale, finche nel 1700, il fece Bibliotecario di s. Chie- sa, colla pensione di annui scudi 5585. Mori nel 1704, ricolmo di elogi de' principali dotti, per le ope- re che compose, le (juali dai Balle- rini furono stampate a Verona nel 17 02. Benedetto Vanifili, romano, proni- pote d' Innocenzo X, nel j 68 1 , fu elevato alla porpora da Innocenzo XT, e dichiarato Bibliotecario da Clemente XI, nel 1704. Morì nel 1780, arciprete lateranese, lascian- do copiose ricchezze alla sua fami- gHa. Angelo Maria Quirini, veneziano, abbate benedettino cassinese, fu crea- to Cardinale, nel 1726, da Benedet- to XIII, e da Clemente XII merita- mente venne promosso, nel i73o, al posto di Bibliotecario. Egli fece do- no alla Biblioteca Vaticana di mol- ti e scelti libri, ma li ricuperò po- scia pel prezzo di mille scudi, afiìne BIB di arricchire la biblioteca da lui fon- dala nel suo episcopio di Brescia. 11 Novaes, nella vita di Clemente XII, tomo XIII, p. i8o, là menzione del donativo fatto alla Vaticana, ma non parla del ri tuo di esso. Ma Ja veri- tà si è, che il Cardinal Quiriti riti- rò il dono , in compenso del quale diede i mille scudi, come abbiam detto, e nella Biblioteca Vaticana vi rimase l'iscrizione, che tuttora sussi- ste. Egli terminò la sua carriera nel 1755, con fama di rara dottrina, la quale si ravvisa dalle sue opere, tra le quali evvi la vita di lui. Domenico Passìonei di Fossom- brone, nel lySS, fu ornato colla dignità Cardinalizia da Clemente XII, e nel lySS, Benedetto XIV lo distinse col nominarlo Bibliote- cario di s. Chiesa. Fu di esimia ed universale erudizione, ed aveva una libreria , che per la rarità de' libri , e per la facilità di goderne l'uso, si poteva chiamare il supplemento di tutte le librerie. Questi soccorsi, dice il signor le Beau, lo aveano reso l'arbitro di tutta la letteratura di Europa. Mori nel 1761 nell'ere- mo di Frascati, ove si era eretto un luogo ameno, e ricco di oggetti archeologici. Alessandro Albani di Urbino , nipote di Clemente IX, nel 1721, venne aggregato al collegio Cardi- nalizio da Innocenzo XIII, e nel 1761, fu surrogato al Passi onci nella carica di Bibliotecario di s. Chiesa. Fu di profondo ingegno, zelante promotore delle scienze e delle ar- ti, e benché divenuto cieco, col solo latto conosceva il merito delle cose. Generoso mecenate de' letterati, lasciò di vivere nel 1779, avendo arricchita la Biblioteca Vaticana di alcuni scelti volumi. Francesco Saverio di Zelada, BIB 229 spagnuolo, ma nato in Roma, fu creato Cardinale da Clemente XIV, nel 1773. Pio VI lo fece Bibliote- cario di s. Chiesa, nel 1780, e poi secretarlo di stato. Era possessore di una copiosa, e ben scelta Biblioteca, d'un museo di antichità, d'una se- rie preziosa di monete e di meda- glie, e di una raccolta di macchine di fisica, la più bella e perfetta, che fino allora si fosse veduta in Italia. Il suo palazzo fu sempre frequentato da' dotti. Creato che fu Biblioteca- rio, passò ad abitare l'appartamento de' Bibliotecarii, situato nel nicchione di Belvedere, termine dell'antico cortile di questo nome, e fabbri- cato da Pio IV, dove fece costruire, per consiglio del p. Jacquier, una specola da lui pure fornita de' mi- gliori strumenti astronomici. Morì a' 29 dicembre i8or, compianto come il vero protettore dei letterati. Luigi Valenti Gonzaga di Man- tova, nel 1776, fu da Pio VI creato Cardinale, e da Pio VII, nel 1802, fatto Bibliotecario di santa Chiesa, carica, che esercitò fino a' 27 dicem- bre 1808, epoca della sua morte. Encomiato pel suo amore alle scien- ze ed alle arti, fece ristaurare in Ravenna il monumento di Dante, ed arricchì la Biblioteca Vaticana di alquanti manoscritti preziosi. Per la seguita deportazione di Pio VII, avvenuta nel luglio 1809, e per le seguenti vicende, il cospicuo uffi- zio di Bibliotecario di santa Romana Chiesa non fu piìi ad alcuno con- ferito fino al 1826, facendone sol- tanto le veci il Cardinal Ercole Consalvi , nome corrispondente al più luminoso elogio , come secreta- rlo di stato. Giulio Maria della Somnglia , piacentino, creato, nel 1795, ultuno Cardinale di Pio VI, divenuto de- 23o BIB cano del sacro Collegio, ed ai 39 settembre 1823, secretarlo di stato di Leone XII, questi, nel 1826, lo decorò della carica di Bibliotecario, incominciando da lui la interrotta serie de' Cardinali Bibliotecarii dopo la lacuna anzidetta. Fu benemerito della Biblioteca, a cui fece dono d'un prezioso papiro greco rinvenuto in Egitto, e di varii codici antichi. Ammirato per virtù, e protettore delle lettere, e dei letterati, cessò di vivere a* a aprile del i83o. Giuseppe Albani, romano, fatto Cardinale da Pio VII, nel 1801, siccome di vasta mente, felice inge- gno, ed energia, fu da Pio Vili, appena eletto Papa , a' 3 1 marzo 1829, dichiarato secretano di stato, e poscia pei* morte del Cardinal Somaglia, fu promosso, nel i83o, a BibUotecario di s. Chiesa, uffizio che esercitò sino alla morte, avvenuta in Pesaro a' 3 dicembre 1834. Luigi Lambruschini della congre- gazione de' chierici regolari di san Paolo, detti barnabici (F^edi) pel primo fu dal regnante Gregorio XVI fatto Cardinale, nella sua pri- ma promozione de' 3o settembre i83i, e siccome personaggio di grandi talenti, e di somma espe- rienza negli affari, nel i833, fu fatto prima Bibliotecario, e nel 1834, secretarlo di stato, cariche, che ora esercita zelantemente. Primo atto di così insigne personaggio nel prendere il possesso della carica di Bibliotecario, fu l'arricchire la Bi- blioteca Vaticana della grand' opera della descrizione dell'Egitto, consi- stente in ventitre volumi , nove di testo, e quattordici di stampe. Oltre il Cardinal Bibliotecario di s. Chiesa, la Biblioteca Vaticana, per la diligente custodia, conservazione ed accicscimento, ha un prelato prc- BIB fetto, o primo custode, che vi abi- ta da presso, e che suol essere uno de' pili dotti della corte Pontifìcia, come lo furono l'Olstenio, l'Allacci, lo Schelestrate ed altri. Ora lo è monsignor Gabriele Laureani, roma- no. Cinque di essi furono esaltali al Cardinalato, cioè Giustiniani, Bratt- eati, e Noris summentovati, ed An- gelo Mai, e Giuseppe Mezzofanti, vi- venti furono degnamente promossi alla porpora dal Pontefice regnan- te, anzi, come di sopra si disse, i tre primi furono eziandio bibliotecarii di s. Chiesa, ed il Brancati o Lau- ria, il Noris, ed il Mezzofanti, ven- nero creati Cardinali, mentre eser- citavano l'onorevole ufficio di primo custode della Biblioteca Vaticana. Oltre il Cardinal bibliotecario, in servigio della biblioteca, vi sono al- tri ministri dotti, e versati nelle lingue, cioè il secondo custode, e i cosi detti scrittori, e gl'interpreti, in numero di sette, per le lingue ebrai- ca, araba, greca, e latina, non che altri inservienti alla custodia, e net- tezza della medesima. Tutti gli ad- detti alla Biblioteca Vaticana sono considerati famigliari del Pontefice, e prima godevano la cosi detta par^ te di palazzo, cioè pane, vino, ec. Si sa, che quest'incombenza di Bibliotecario era altresì ne' moni- steri un ufficio claustrale, e colui, che n'era insignito, considera vasi co- me amministratore di una parte delle faccende temporali del moni- stero, come rileva il Tominasini. Fi- nalmente il nome di Bibliotecario si die' pure agli scrittori, che pub- blicarono cataloghi di libri , come quelli, che si trovano indicati nel libro dal gesuita Labbé, Catalogo di quelli, che scrissero sulle Biblioteche. BIBLIOTECHE di Roma. In Ro- ma, dove ne' primi secoli non si «at- BIB tese che alla guerra, poco coltivan- dosi le lettere , assai tardi s' intro- dussero le pubbliche Biblioteche, e quando fu presa Cartagine, il senato romano donò a Regolo i preziosi manoscritti di lei. Il primo, che abbia portato in Roma copiosa quantità di libri, fu Paolo Emilio, che raccolti li avea nella Macedo- nia, e nella Grecia da lui soggio- gate, formandone una Biblioteca privata. Siila impadronitosi di quella d'Atene, a Roma la fece trasporta- re, e Lucullo fece altrettanto con quella celebratissima di Pergamo, come attesta Plutarco. Per conte- nerla, fece costruire in un tempio sul monte Aventino, un vasto edi- fizio ornato di portici , e di grandi sale, e questa fu in Roma la pri- ma Biblioteca pubblica, nella quale si radunavano i dotti, a trattare ar- gomenti di scienza, e letteratura. Ben presto si sparse fra' privati il gusto de' libri, e il costume di aver Biblioteche, dopo che i romani ebbero comune commercio co' greci. Diven- nero quindi famigerate le Biblioteche di Crasso, di Cicerone, e di Asinio Pollioue al tempo di Ottaviano Au- gusto , il quale non solo fece nu- merosa raccolta di libri a comodo pubblico , ma ornò l'edifizio, che li conteneva, colle immagini di famo- si scrittori. Ovidio, al libro III delle Elegie, fa onorata menzione della libreria palatina. Questa era nel tempio di Apolline, o nelle stanae , o portici vicini , e n' era alHdata la cura ad un custode, secon- do il citato Ovidio. Altronde si ricava, che questi erano due, uno pei libri latini, e l'altro pei greci, onde si legge in un antico marmo: Antio- clnis Tiberii Claudii Ccesaris a Bi- hliotheca latina Jpollinìsj ed in un altro: Julius Falyx a Dibliotlieca BIB 23i graeca palai. Dicesi inoltre, che Tirannione, il quale Lucullo avea fatto prigioniero nella guerra contro IMitridate, fu fatto direttore della sua Biblioteca, e divenne in tal guisa il primo Bibliotecario romano. Oltre di queste Librerie di Ro- ma, altre ve n'ebbero progressiva- mente, come quelle di Traiano, e di Vespasiano, del Campidoglio, ecc. fino al numero di ventinove, come scrisse Publio Vittore: Bihliothecce publicce undetriginla, ex iis praeci- puce duce, Palatina , et IJlpia. La Ulpia era appunto quella di Traia- no. Anche i privati cittadini si for- marono per proprio uso copiosissi- me, e doviziose Librerie, come fece Sammonico Sereno, che, secondo il Capitolino, conteneva da sessanta- duemila libri ; ma ciò si vuole piìi per ornamento del palazzo, che per proprio studio. Le Romane Biblio- teche si componevano di armadii chiamati putei, ne' quali si colloca- vano i volumi, e i rotoli con nu- mero distinto. Plinio // Gioi'ane nella sua casa di Laurento, avea formato nella sala di forma circo- lare fatta a volta, la sua Biblioteca, che riceveva la luce dalle finestre costruite a mezzogiorno, affinchè sempre vi entrasse il sole, e gli ar- madii contenenti i libri, erano dis- posti nella spessezza del muro. Le grandi Biblioteche romane, ed anche molte private, erano ab- bellite con magnificenza e lusso. Fra gli ornamenti, servivano di decora- zione le statue, e i busti de' più famigerati scultori, e quando si mancava di veri ritratti^ suppUvasi secondo la tradizione. Anche le da- me romane tenevano nelle loro stanne i Hbri greci, e latini, la let- tura de' quali molto le dilettava. I cristiani dei primi secoli ebbero 232 BIB BIB anch'essi Biblioteche, come si dice a be molti dispersi. Tuttavia si man- BiBLioTECA Vaticana. Anche ciascuna tiene in ottimo stato, ed è custodita- chiesa e ciascun. monistero (F. Bi- da un Bibliotecario. Veggasi Dioni-* blioteca) ebbe la propria libreria, sio Strocchi, nel suo Commentario e quegli, al quale ne veniva affidata del Cardinal Alessandro Albani, la cura, si chiamava Bibliotecario. Roma 1790. Del palazzo Albani, e Avvenuta l'invenzione della stam- de' suoi pregi, non che de' diversi pa, anche in Roma si accrebbe il proprietarii, cui appartenne avanti numero delle Biblioteche sì pubbli- che l'acquistassero gli Albani, dei che, che private. Lungo sarebbe il quali si parla a Clemente XI, trat- parlare di tutte quelle di sommo tano le Guide di Roma, e partico- pregio di varii Ordini religiosi, pii larmente il Vasi nel suo Itinerario istituti, e case magnatizie. Perciò è tomo I, pag. 181. mestieri limitarci alle seguenti dieci, Biblioteca Alessandrina dell'Uni- che oltre la celeberrima Vaticana, versità Romana. È situata nell'edi- sono concesse, per disposizione dei fizio della Sapienza, o Archiginnasio- fondatori, e benignità de' proprie- Romano, nella piazza di s. Eusta- tarii, ad uso pubblico in giorni chio, edilìzio, che, formato prima da determinati. Eugenio IV, poi migliorato da Leone Biblioteca Albani. Nel pjdazzo X, continuato da Sisto V, aumentato de' principi Albani, al quadrivio! delle da Urbano Vili, e compiuto da A- quattro fontane (palazzo edificato lessandro VII con disegno del Boro- con disegno del cav. Fontana, e, co- mini , riconosce quest' ultimo per suo me narra l' Amidenio, da Muzio Mat- fondatore, per cui ne porta il nome, tei, per compiacere Sisto V, il quale a- Questo Pontefice pertanto istituì la prì la strada, che conduce alla basili- Biblioteca , a decoro dell' univer- ca hberiana), vi è la rinomata Bi- sita, per uso de' suoi professori, e blioteca Albani. Il Cardinal Ales- studenti. Fu composta con copiosa Sandro Albani, nipote di Clemente quantità di libri, di cui le fu gene- XI, esaltato alla porppra da Inno- roso il medesimo Pontefice, col do- cenzo, XIII, nel 1 721, siccome prò- no della libreria del p. abbate Co- motore delle belle arti, e delle scien- stantino Gaetani ascendente a più ze, non solo edificò fuori di porta di seimila volumi, e finalmente nel Salerà la Villa Albani, ove riunì 1666, coli' altro dono di una parte molti oggetti preziosi per la mate- di quella di Francesco Maria II ria, e per l'antichità, ma rivolte della Rovere, ultimo duca d' Urbi- le sue cure alla Biblioteca domestica, no, composta di quattordicimila vo-> ricca di codici e di libri, tanto dello lumi. Acconsentirono a quest'ultimo zio Pontefice, che del Cardinal An- dono i chierici regolari minori, ai- nibale suo fratello, l'aumentò di quaU il duca l'avea lasciata, di che rai-i codici manoscritti sì greci, che quasi in ricambio Alessandro VII latini ed italiani, e l' accrebbe di assegnò ad un individuo dell'Ordine ; tremila, e più volumi. Questa Bi- loro una cattedra perpetua nell'uni- blioteca, copiosa di codici e di libri versità, ed un posto di consultore- stampati, che ascendevano a circa nella congregazione dell'indice, sta- quarantamila, o, secondo altri, a bilendo inoltre, per la conservazio- trenla, per le vicende de' tempi n'eb- ne ed aumento della Biblioteca,- BIB alcune rendite, che sono ammini- strate dall' avvocato concistoriale bi- bliotecario. Havvi inoltre un custo- de in di lei servigio. Leone XII fu benemerito oltremodo della Bi- blioteca medesima, colla raccolta di libri d'arte, che ivi pose. K. Università' Romana. Biblioteca Angelica. Presso la magnifica chiesa di s. Agostino, edi- ficata coir annesso convento nel XV secolo dal Cardinal d' Estouteville , è situata la Biblioteca Angelica, nel luogo però rifabbiicato egregiamente dal Vanvitelli nel declinar del se- colo XVII, sotto il generalato del p. Valvasori. Fondatore di essa è il celebre monsignor Angelo P».occa, da cui la Biblioteca prese il nome, di Camerino ovvero Arcevia. Reli- gioso agostiniano, vescovo di Taga- ste, e sagrista Pontificio dei Ponte- fici Clemente Vili, Leone XI, e Paolo V, famigerato per la sua profonda erudizione, come rilevasi dalle molte sue opere, un catalogo delle quali riporta il Novaes nel tomo II, pag. 69 delle sue Disser- tazioni, ei lasciò morendo, nel 1620, la vasta sua libreria al convento di s. Agostino , affinchè si riunisse alla privata de' religiosi, a beneficio pub- blico. Nello stesso secolo fu aumen- tata con una parte della Biblioteca del famoso letterato Luca Olstenio, canonico di s. Pietro, e primo cu- stode della Biblioteca Vaticana, di- poi con quella del Cardinal Enrico Noris agostiniano, celeberrimo per le sue opere, morto nel 1704, e quindi per la compera della sceltis- sima libreria del rinomato Cardinal Passionei di Fossombrone , collo sborso di trentamila scudi, dopo la sua morte, avvenuta nel 1761. Per cosiffatti aumenti riesce questa Bi- blioteca una delle migliori di Roma BIB 233 per ricchezza di manoscritti , ed edizioni del secolo XV, facendosi ascendere a circa centocinquantamila i volumi. Ha rendite separate, ed è presieduta da due religiosi, colle qualifiche di prefetto, e di teologo. Biblioteca Aracelitana. Questa Biblioteca, custodita da un religioso bibliotecario, sta nel convento dei minori osservanti sul Campidoglio, presso la chiesa di s. Maria d'Ara- celi, ch'ebbe origine nell'anno i i3o, convento, che fu già palazzo Pon- tificio. Il Pontefice Clemente XII, nell'anno 1732, colla spesa di otto- mila scudi, fabbricò questa comoda Biblioteca, già copiosa di parecchie migliaia di volumi, e libri rarissi- mi , perduti in parte nelle ultime disastrose vicende. In questa Biblio- teca il Cardinal Passeri, titolare del- la contigua chiesa, nel Pontificato di Benedetto XIV, insieme coi Car- dinali Corsini e Gentili, conchiuse il concordato tra la Santa Sede , e Giovanni V re di Portogallo, sul- le provviste de' vescovati del regno, il cui plenipotenziario, p. Giusep- pe Maria da Evora, ordinò un qua- dro, che collocato nella stessa li- breria perpetuasse la memoria del fatto. J^. Chiesa di s. Maria d'Ara- celi; ed il p. Casimiro da Roma , nelle sue Memorie isloriche della chiesa e convento di s. Maria in Araceli^ Roma 1736, ove a p. 449 riporta gli autori, che encomiarono i pregi di questa Biblioteca, e de- scrive i libri donati all'antico con- vento da Nicolò III, Papa del 1277. Biblioteca Barberini. Questa Bi- blioteca, situata nell'alto del palazzo Barberini, edificato sotto Urbano VIII, Barberini, elevato alla catte- dra apostolica nel 1623, presso le quattro fontane con disegno di Ma- deruo, di Borromini , e di Bernini 234 ^^^ con sontuosa magnificenza, per dis- posizione dell' illustre istitutore, è talvolta aperta a comodo del pub- blico, ed è custodita da un biblio- tecario. Vanta a suo fondatore il Cardinal Francesco Barberini fioren- tino, nipote di Urbano Vili, perso- naggio di grande autorità nel Pon- tificato dello zio, da cui venne, nel 1623, decorato dèlia sacra pórpora, che godè per clnquantasei anni. Di- venne subito famosa, secondo la de- scrizione del conte Girolamo Tezio, riportata da' continuatori del Ciac- conio, nella J^ita di sì degno Car- dinale, per essere piena di rari ma- noscritti, ricca di originali di rino- mati autori , doviziosa di rari ed antichi codici, anche miniati, e di diverse lingue; e tanto fu il suo amore per le lettere, che perito nel- le lingue greca, e latina, tradusse da quella in questa dodici libri di Marco Aurelio, e rese la Biblioteca pili rispettabile, colla raccolta di og- getti di belle arti, e di numismati- ca, formandone un dovizioso museo. Questo, e la Biblioteca furono in seguito grandemente aumentati dai Cardinali e principi di sua famiglia, particolarmente con parte della U- breria Strozzi, onde i suoi volumi ascesero a quasi centomila, oltre die- cimila manoscritti. Ma anche que- sta Biblioteca sperimentò le disgra- zie, che afflissero Roma nel termine del secolo passato, e nel principio del corrente. J^. Index Bihliothe- €ce, qua Franciscus Barherinus S. R. E. Card, vice cancellariiis ma- gniflcentissinias suiefamilice ad Qui- rinaleni cedes magni ficendores rcd- didit , Romae i68i. V. Barberini Famiglia. Biblioteca Gas ANATENSE. Nel lySo il senato romano die' la chiesa di s. Maria sopra Minerva all'Ordine BIB de* predicatori, i quali la rifabbrica- rono insieme al contiguo convento. Fu appunto in questo che il dotto Cardinal Girolamo Casanata napoli- tano, oriondo spagnuolo, Biblioteca- rio della Vaticana , morendo nel 1700, ebbe la gloria di fondare la Biblioteca, che dal suo nome chia- masi Casanatense^ e che divenne la più copiosa in Roma dopo la vati- cana. Imperocché, avendo disposto prima, che la sua libreria composta di ventitremila volumi, fosse traspor- tata nel convento predetto, le lasciò di poi per dote un fondo di ottan- ta mila scudi d' oro non solo pel suo incremento e conservazione, ma per lo mantenimento eziandio di sei teologi domenicani in servizio della Santa Sede, i quali, secondo la pre- scrizione, dovrebbero essere delle na- zioni tedesca, spagnuola , francese, inglese, fiamminga, e italiana, di due professori, che in una scuola conti- gua chiarissero il testo di s. Tom- maso d' Aquino, di due bibliotecarii, e tre conversi dello stesso Ordine , per servizio della medesima Biblio- teca pubblica. Tutto ciò egli fece ad esempio della Biblioteca Alessandri- na in Egitto, la quale aveva un col- legio d'uomini letterati in suo servi- gio, e ad esempio di quanto praticò il Cardinale Federico Borromeo nel- la copiosissima Biblioteca ambrosia- na, eretta in Milano, con destinarvi un collegio di persone dotte, ed ana- loghi regolamenti e discipline. Quin- di con disegno del celebre Carlo Fontana, architetto e scrittore, che morì nel 1714? ^^ costruito per con- tenerla un sontuoso salone a volta, oltre altri ambienti, ove disposti so- no gli armadii pe* libri. 1 ricono- scenti religiosi eressero una statua al generoso Cardinal fondatore, opera egregia dello scultore francese le BIB Gros, che il rappresentò nelle sue lonne, e vesti Gìrdinalizie con mol- ta naturalezza. Questa Biblioteca pe'suoi scelti vo- lumi in ogni genere di arti, di scien- ze, di erudizione , e di preziosi co- dici, non che per una superba colle- zione di stampe, compresa quella della calcografia Pontifìcia , viene meritamente considerata una delle più celebri , compite , ed insigni di Italia, facendosi ascendere a più di centoventimila i suoi volumi , non compresi gli opuscoli riuniti nelle miscellanee. Molti sono gli autori, che parlano de' pregi di questa Bi- blioteca, ed il Piazza ne fa degna menzione nel suo Eusievologio ro- mano j al capo XIX delle librerie, e nella Gerarchia Cardinalizia ^ a p. 6i6, ove riporta la testamenta- ria disposizione del Cardinal Casa- nata relativa alla Biblioteca. Biblioteca Chigiana. A piazza Co- lonna nel magnifico palazzo del prin- cipe Chigi, incominciato con disegno di Giacomo della Porta, proseguito da Carlo Maderno, e compiuto dal Della Greca, acquistato dagli Aldo- brandini per quarantamila scudi, di- latato ed ingrandito con somma vi- stosa, evvi la preziosa Biblioteca Chigiana, istituita dal dottissimo Som- mo Pontefice Alessandro VII, Chi- giy sancse, gran mecenate, e culto- re delle lettere, che asceso al trono Pontificio nel i655, vi sedette de- gnamente sino al 1667, stabilendo, che dovesse essei*e accessibile al pub- blico, ciò che ora si fa soltanto col permesso del principe proprietario, e del bibliotecario custode di essa. Il Cardinal Flavio Chigi seniore , ni- pote del Papa, promotore delle scien- ze e delle arti , e gli altri perso- naggi distinti di questa famiglia l'ac- crebl3ero, ma soprattutto ne fu l^e- BIB *35 nemerito il Cardinal Flavio Chigi iuniore, porporato di Benedetto XIV del 1753, poicliè oltre l'essere stato fautore de' lettemti, ed aver colti- vate le scienze, l'arriccili con quat- tromila scelti volumi, per cui di- venne una delle più pregevoli di Roma. Essa è doviziosa di libri a stampa, di manoscritti greci, e la- tini di grande interesse, molti dei quali sono decorali di stupende mi- niature. Veggasi il celebre Stefano Evodio Assemanni, Catalogo della Biblioteca Chigiana ^ giusta i co- gnomi degli autori y e i titoli degli azionimi j con ordine alfabetico dis^i posto j Roma 1764. Biblioteca Corsini. Nella via del-r la Lungara evvi il palazzo già dei Riari, ora Corsini, perchè, nel 1737, acquistato dal Cardinal Neri Cor- sini Maria, nipote di Clemente XII, ingrandito, e decoi-ato magnificanien-r te con disegno del rinomato cava- lier Fuga ; palazzo illustre, perchè abitato dalla regina di Svezia Cri- stina Alessandra, e già sede delle accademie di Arcadia, degl' Infecon- di, e de'Quirini. In questo, il men- tovato Cardinal Neri Corsini destinò il primo piano per la Biblioteca, per cui è riconosciuto fondatore, sebbene il primario merito si debba al Pontefice suo zio. In fatti Cle- mente XII, mentre era prelato col nome di Lorenzo Corsini , volse la ricca sua entrata di annui scudi ot- tomila, alla formazione di questa li- breria, cominciata già dallo zio Car- dinal Neri, porporato di Alessandro VII, legato di Ferrara, morto nel 1678. Divenuto poi Lorenzo Car- dinale, nel 1 706, per volere di Cle- mente XI, fece I5ibliotecario della libreria il p. Pieri , generale dei serviti, ch'era allora suo teologo, e che poscia fu promosso al Cardina- 236 BIB Iato. Tn seguito l'accreljbe singolar- mente per la compera che fece, col- lo sborso di undicimila scudi, di quella del Cardinal Filippo Antonio Gualtieri, morto nel 1728, al qua- le in gran parte era stata donata dal re Luigi XIV, mentre fu nun- zio di Francia. Divenuto Papa, nel 1780, il Cardinal Lorenzo col nome di Clemente XII, poco dopo a' i4 agosto innalzò alla porpora il pre- detto nipote Neri Maria , colla so- praintendenza generale del governo ecclesiastico. Fu allora, che questo Cardinale <^i gran mente, prosegui ad acquistar libri rari per la Bi- blioteca dello zio, collocandola nel- r anzidetto luogo del braccio destro, ov' è distribuita in sette grandi stan- ze, quattro delle quali formano il corpo principale di essa^ e dispose fino dal primo maggio 1754} che per quattro ore continue in cadaun giorno, specialmente in quelli nei quali sono chiuse le altre pubbliche Biblioteche di Roma, dovesse resta- re aperta ad utile del pubblico. Lo stesso Benedetto XIV si recò due volte ad onorarla di sua presen- za. /-^. la Descrizione dell' insigne Libreria Corsini, 0 sia Lettera dei 5 febbraio 1^55 al dottor Giovan- ni Laniy su questa Biblioteca, scrit- ta dall'abbate Giuseppe Querci fio- rentino. Bibliotecario della medesi- ma, che trovasi stampata nelle No- velle Fiorentine Co\. 145 167 179, e nel tomo XIV della Storia Let- teraria del Zaccaria, hb. I cap. Ili p. 49 e seg. Altri acquisti andò la Biblioteca facendo successivamente, e tra questi si annovera quello fatto dal principe Bartolomeo Corsini, viceré di Napoli, con dodicimila cinquecento scudi, della, copiosissima libreria dell'ab- bate ìNicolò de Rossi fiorentino, se- BIB grclario della stessa casa Corsini, che con molta cura aveva forma- ta la collezione pili numerosa, che si conosca degli autori quattrocen- tisti. A ciò aggiungendosi altri ac- quisti fatti dopo , divenne tale rac- colta uno splendido ornamento di Roma. Ha pure varii manoscritti di lingue differenti, ma in partico- lare è resa famosa dalla collezione delle più squisite stampe incise, col- lezióne che può gareggiare colle pri- marie d' Europa. 11 Bibliotecario non ammette nel gabinetto ove si conservano, se non chi sia munito, di un permesso del vivente principe d. Tommaso, già senatore di Ro- ma, e benemerito per l' incremento della Biblioteca medesima. F. Cor- sini Famiglia. Biblioteca Lancisi ana. Questa è situata nell'antico, e celebratissimo ospedale di s. Spirito in Sassia, già scuola dei sassoni orientali, fonda- ta dal re Ina nel 7 1 7, poi ospedale nel 1 198, per disposizione d'Innocen- zo III, accresciuto e restaurato da molti Pontefici. Gregorio XIII, con disegno di Ottaviano Mascheri ni, vi fece costruire l'annesso palazzo. L'il- lustre monsignor Giovanni Maria Lancisi romano , cameriere segreto ed archiatro del Pontefice Clemente XI, già medico ordinario di detto spedale, cui conservò sempre amore- vole attaccamento, al termine della sua vita, nel 1720, lasciò un nome glorioso, e molte opere alla poste- rità. Egli si era formata una Bi- blioteca di libri di fìsica, matema- tica, botanica, anatomia, ed altri ri- guardanti le scienze mediche, e na- turali, ascendenti a ventimila volu- mi circa. Questa Biblioteca egli do- nò allo stesso spedale per uso pub- blico, e principalmente pe' giovani medici e chirurghi, incaricati di cu- BTB rare gì' infermi in detto pio luogo. L'apertura della Biblioteca volle che si facesse nel 17 16, con molta p(ìmpa, ed alla presenza dello stes- so Clemente XI, della cui conserva- zione il Lancisi fu zelantissimo, insie- me alla maggior parte del sacro Colle- gio. A ricordare un dono così im- portante, Cristoforo Carsughi stampò: Bìblìotheca Lancisiana, Romae 1 7 1 8, con un discorso de recto usu Bìhlìo- lliccae. V. Jo. Oliva , De morie Jo. M. Lancisi hre\'is dissertatio j e Francesco Cancellieri, che nel suo Tarantismo a p. 117, e seguenti, molto parla del dottissimo medico Lancisi. Dipoi la Biblioteca Lancisiana , per la munificenza del re di Fran- cia Luigi XV di molto si accreb- be, coi libri rarissimi, dei quali le fece dono; ed i vigilanti ed in- telligenti commendatori dell' ospeda- le, concorsero al suo ulteriore incre- mento. JN'è Bibliotecario uno dei canonici. ì^. Ospedale di s. Spirito IN Sassia. Biblioteca Vallicelliana. La chie- sa, dedicata a ^. Maria dal Pontefice s. Gregorio I, fu denominata in Vallicella, dalla piccola valle su cui fu edificata, ed essendo poscia rifab- bricata da s. Filippo Neri, istituto- re della congregazione dell' oratorio, dopo il 1^75, prese anche il nome di Chiesa Nuova. Nell'annessa casa di detta congregazione, vi è la in- signe Biblioteca Vallicelliana, di cui un sacerdote filippino è il Biblio- tecario. Essa viene encomiata pei manoscritti d'un pregio distinto, non- ché pe' libri stampati e pei codici greci, latini ed italiani, oltre a mol- ti autografi del Cardinal Cesare Ba- ronio, della stessa congregazione, ed annalista ecclesiastico a tutti noto per fama. Questa Biblioteca sta pre- BIC 237 cisamente sopi-a l'oratorio, la cui volta piana fu meravigliosamente eseguita dal Borromini, ed è la più antica di tutte, meno la Vaticana, giacche l' Angelica fu donata dal Rocca nel 167. i, la Barberina in- cominciò dopo il 1623, e l'Alessan- drina e Chigiana più tardi. Essa poi è stata noverata fra le pubbliche Biblio- teche sì per la sua celebrità, che per la cortesia de' pp. Filippini , i quali ne sono proprietarii , e ne lasciano r accesso a' dotti e studiosi. BIBLISTI. Questo nome fu usa- to tanto per dinotare quegli eretici, che non ricevono per regola di fede la Bibbia, quanto quelli, che vogliono far uso della Bibbia senza alcu- na interpretazione, e ricusano la tradizione e V autorità della Chiesa per definire le quistioni teologiche. P^. Bibbia. BIBLO {Byhlien.). Città vesco- vile in partibus , suffiaganea della metropolitana di Tiro. Essa è lo stesso che Byblos ( Vedi ), la cui diocesi dipende dal patriarca de' ma- roniti, mentre il vescovo di rito la- tino, è soggetto alla giurisdizione dell'arcivescovato di Tiro in par- tibus. BICCHIERI Gitala Jacopo, Car- dinale. Guala Jacopo Bicchieri, pre- te secolare, perito nell'uno e l'al- tro diritto, fu creato diacono Car- dinale di S. Maria in Portico nella quarta promozione fatta da Innocenzo III, nel marzo del i2o5, secondo il Panvinio , ovvero nel dicembre del medesimo anno, dal qual titolo poi passò al presbiterale di s. Martino. Quindi per la sua prudenza, dottrina ,e zelo per la cattolica fede, fu spedito legato apostolico in Francia, ove pub- blicò alcune costituzioni per la ri- forma del clero. Rivolse dappoi le sue cure agli albigesi, che aveano 7.38 BIG empiamente fatto morire Pietro mo- naco cistcrciense, abbate di Monte- freddo, spedito dal Papa alla loro conversione. Se non che vedendo il Cardinale di operare inutilmente, non ostante l'aiuto di sette abba- ti e cinque monaci cistcrciensi, uo- mini tutti celebri per santil^i e dot- trina , i quali usavano delle più soavi maniere per guadagnar gli animi di quegli eretici, raccolse un esercito di crocesignati condotti dal valoroso conte Simone di Mon- fbrt , che marciò contro di essi , e lì sconfisse. Dopo la morte d' Inno- cenzo III, il Bicchieri fu legato in Inghilterra. Onorio III lo avea in tanta estimazione, che lo onorò di parecchie lettere, nelle quah gli or- dinava di obbligare il re Giovanni a prendere le armi in favore di Terra Santa. Morto il re, egli fre- giò del diadema reale il di lui fi- glio Errico di anni dieci, del qua- le ancora, per avviso del Papa , fu tutore. Baccolto un sinodo, fece decreti utilissimi alla riforma del clero; quindi fu legato in Alema- gna con Pelagio Dalvani vescovo Cardinale albanese, a fine d'impe- gnare Federico Cesare a porgere soccorsi per la guerra sacra , e ri- muoverlo dal vizio di simonia. Am- maestrato il Pontefice da felice espe- rienza, e conoscendo i meriti del Bic- chieri, lo destinò a riformare il clero di Vercelli. Finalmente, essen- do arciprete della S. R. C, pieno di meriti e di gloria, che si era ac- quistata principalmente per la dife- sa della ecclesiastica immunità, mo- rì nell'anno 12*27, vigesimo secon- do del suo Cardinalato. Ebbe tom- ba nel monistero di s. Andrea di Vercelli, da lui fondato nel 1 2 19, che concesse poi ai canonici regolari. Quel monistero fu da lui arricchito BIG di molti beni , di una biblioteca pregevolissima , e di preziose reli- quie, tra le quali v' è la spada, con cui si diede morte al santo arcive- scovo e martire Tommaso da Can- torbery. BICHI Alessandro, Cardinale. Alessandro Bichi, nipote del Cardinal Metello del medesimo nome, nacque nel 1596 a Siena da cospicua fa- miglia. Recatosi a Roma, il Ponte- fice di allora Urbano Vili lo fece vice-uditore della camera, e, nel 1628, gli conferì la mitra dell'Isola in Ca- labria nel regno di Napoli, colla nun- ziatura in quel regno stesso. Nel i63ò, passato alla chiesa di Carpen- trasso, e spedito nunzio al re cri- stianissimo, Luigi XIII, ebbe pingui abbazie, e, ad istanza dello stesso mo- narca, il suddetto Pontefice lo creò prete Cardinale assente di s. Sabina, e comprotettore delle Gallie presso la S. Sede , nella settima promozione fatta a Roma li 28 novembre del i633. Quindi il re Luigi* lo stabilì paciere tra alcuni principi d' Italia, che uniti contro il Pontefice, aveano prese le armi contro di lui. Essendo il Bichi riuscito felicemente in questa impresa, si cattivò non solo l'ani- mo del re di Francia, ma di tutti gli altri principi, che lo chiamavano ad una voce Padre della pace. In mezzo a tante e sì gravose cure non dimenticava mai il governo della sua chiesa, specialmente l'in- segnamento della cristiana dottrina. Fu alla elezione d'Innocenzo X, ed a quella di Alessandro VII, e, nel 1657, morì di anni sessantuno e venti- quattro di Cardinalato. Ebbe riposo nella chiesa del suo titolo, ove a memo- ria di lui fu eretto un magnifico avello , ornato di elegante iscrizione. BICHI Antonio, Cardinale. An- tonio Bichi nacque nel i6i4 da un BIG patrizio sanese. Contava cinque lu- stri quando leggeva pubblicamente le leggi nell'università della patria. Il Chigi, allora prelato, poi Ponte- fice, col nome di Alessandro VII , lo elesse a suo uditore, allorché in qualità di nunzio straordinario andava a Colonia. Egli potè al- lora conoscere le prerogative del Bi- chi, per cui gli ottenne da Urbano Vili la carica d' internunzio nelle Fiandre e nella Borgogna. Quivi si adoperò a tutto uomo per togliere di mezzo gli errori di Giansenio , non meno che per ridurre Carlo duca di Lorena alla devozione del Romano Pontefice. Compiva egre- giamente alle parti di fedele mini- stro della S. Sede, quando Innocen- zo X, nel i652, lo promosse al ve- scovato di Mon laici no. Nel i656, passò il Bichi alla chiesa di Osimo, ove per comando del Pontefice esa- minò diligentemente la vita ed i co- stumi di fra Giuseppe da Coperti- no, minor conventuale , che viveva nel convento di Osimo per infor- marne, morto lui, la sede apostoli- ca. Da ultimo lo stesso Alessandro VII, nella seconda promozione fatta a Roma h 9 aprile del iGSy, lo as- sociò al sacro Collegio, come prete Cardinale di s. Agostino, poi Io fe- ce legato di Urbino e protettore dei certosini, ed inoltre lo ascrisse alle prime congregazioni di Roma. Egli meritossi il titolo di ottimo padre pel suo disinteresse, per cui sol- levava i popoli bisognosi , mante- neva la pace e l'abbondanza, e pur- gava il porto di Pesaro, divenuto affatto impraticabile. Un lustro do- po, ritornato alla sua diocesi, la visitò, e vi celebrò tre sinodi, nei quali stabilì santissime leggi per la riforma del cle- ro. Era attivo nel suo governo, assi- duo alle funzioni saci-e, e promovca BIG 239 gli studi. Dovette fare assai per pre- servare il suo gregge dalla eresia novella dei quietisti, e da altri pravi dogmi, che spargeva un prete forestie-. ro, e che, nel 1675, furono solen- nemente condannali a Roma dal tribunale della inquisizione. Lasciato il primo titolo , Innocenzo XI, nel 1687, gli conferì il vescovato Pre- nestino, ritenuta la chiesa di Osimo a titolo di amministrazione ; e do- po che fu ai conclavi dei due Cle- menti IX e X, d' Innocenzo XI e di Alessandro Vili, finì di vivere in Osimo, nel 1691, di setlantaset- te anni, dopo trentadue di Cardi- nalato , e fu sepolto in quella cat- tedrale con elogio magnifico. BICHI Carlo, Cardinale. Carlo Bichi nacque da un patrizio sanese nel 1537. Era nipote al Cardinale Alessandro di questo nome, che A- lessandro VII, suo concittadino, as- sociò ai prelati. Come vicelegato in Bologna, resse quella città , l^enché giovane di anni , con piudenza as- sennala, durante anche l'interregno Pontificio. Fu poscia inquisitore di Malta , ed in seguito deputato al governo della Romagna come vice- legato. Clemente IX lo ascrisse ai cherici di camera, ed Innocenzo XI air uditorato della camera stessa, of- fizio, cui esercitò con molta diligen- za. Quando reggeva la Chiesa il sui- lodato Pontefice, perdette la pingue abbazia di Montemaggiore, che pos- sedeva in Provenza, perchè non vol- le alzare lo stemma di quella coro- na alle porte del proprio palazzo, come inlimava a lui il conte di La- vardino, pubblicamente scomunica- to dallo stesso Pontefice, e così pro- teslavasi ubbidiente figlio alla Chie- sa. Dappoi, nella seconda promozio- ne fatta a Roma li 1 3 febbraio del 1690, da Alessandi'p VIU fu ascritta ?.4o BIC al sacro Collegio, come diacono Car- dinale di S. Maria in Cosmedin, e gli vennero conferite le congrega- zioni della consultaj del buongover- no, dell' immunità ed altre. Dopo essere intervenuto a contribuire col suo voto alla esaltazione dei due Pontefici Innocenzo XII e Clemen- te XI, fini pacificamente i suoi gior- ni a Roma, nel 1 7 1 8, d' anni ot- tant'uno non compiti e ventolto di Cardinalato. Fu riposto il di lui ca- davere nella sua diaconia di s. Aga- ta, a cui era passato. BICHI Metello, Cardinale. Metel- lo Bichi nacque nel i54i da nobile famiglia sanese. Studiò di maniera la giurisprudenza, che, divenuto in essa profondo, la insegnò pubblica- mente. Andato a Roma, quivi Orazio Borghese, uditore della camera, lo ac- colse cortesemente; morto poi Ora- zio, ad istanza di Camillo Borghese, che nella sua nimziatura di Spagna gli appoggiò la direzione di sua ca- sa, sul principio del iSgG, ebbe da Clemente VIII il vescovato di Sao- na,cui per due lustri resse col massi- mo impegno. Eletto a Pontefice il pre- lodato Borghese, col nome di Paolo V, chiamò il Bichi a Roma, che rinunziò alla sua chiesa per assistere personal- mente al Pontefice. A questo per le sue gentili maniere divenne si caro, che ebbe T onore di venire da lui consultato in vari importan- tissimi affari. Fu canonico nella ba- silica vaticana ; poi venne ascritto ai ponenti di consulta, quindi, dopo es- sere stato viceprotettore dell'Ordine dei predicatori , fu innalzato alla di- gnità Cardinalizia, nella quinta pro- mozione, che fece in Roma Paolo V, li 1 7 agosto del 1 6 1 1 . Nell'anno appres- so fu promosso all'arcivescovato di Sie- na, che arricchì di un seminario, per- chè più cherici potessero progredire BIC negli studi. Dotato eh' ebbe questo di alcune rendite della mensa arci- vescovile, e di altri luoghi pii, libera- mente rinunziò la sua chiesa nelle mani del Pontefice. Quando per la sua santità, dottrina, e soavissime ma- niere si era guadagnati gli animi del sacro Collegio e dei principi a modo, che tutti lo riguardavano suc- cessore al Pontefice, morì a Roma nel 16 19, dopo 78 anni di vita, ed otto di Cardinalato. La morte di lui fu pianta dai romani e la sua veneranda spoglia fu riposta nella chiesa del suo titolo. BICHI Vincenzo, Cardinale. Vin- cenzo Bichi nacque, nel 1668, da patrizio sanese dei marchesi di Roc- calbenga. Giunto a Roma di nove anni , fu per cura del Cardina- le Carlo Bichi suo zio , posto fra i convittori del seminario roma- no , quindi fra quelli del collegio dementino, ove sortì a precettore nella facoltà teologica, Lorenzo Coz- za, minore osservante, poi Cardinale. NuUadimeno non dimenticò la scien- za legale di cui conseguì la laurea nell'archiginnasio romano. Quando era Pontefice Alessandro Vili, nel febbraio del 1695, fu ascritto ai cherici di camera; quindi da Cle- mente XI, nel 1703, come arcive- scovo laodiceno, fu spedito nunzio agli svizzeri, e, nel 1709, alla corte di Portogallo, dove fino da princi- pio, non solamente fu accolto a mal- incuore, ma di pili, ad istanza del re, fu richiamato a Roma. Poscia la cosa cambiò di aspetto ; poiché gua- dagnati dal Bichi, per via di maneggi, coloro, che godevano del favore so- vrano, fecero sì, ch'egli sostenendo di essere stato male informato del nunzio dai malevoli di lui, deponesse non solo il mal animo contro di lui concepito, ma di più pregasse i som- BID mi Pontefici Innocenzo e Benedetto XIII, che lo creassero Cardinale, e lo lasciassero a Lisbona nell* esercizio del suo ministero. Fortemente irrita- to quel principe della ripulsa, e so- prattutto di Benedetto, richiamò da Roma il suo ambasciatore ed i sud- diti portoghesi, e cacciato il nuovo nunzio Firrao dai confini del regno, restò in quella corte il Bichi privato del suo carattere. Da ultimo Cle- mente XII, al fine di togliere ogni dissapore tra la Santa Sede e la corte di Portogallo , lo creò Cardi- nal prete di s. Pietro in Montorio, nella terza promozione , che tenne a Roma li 24 settembre del 1731,6 Io associò alle congregazioni del con- cilio, di propaganda, della consulta, dei vescovi e regolari, e ad altre. Dimesso il primo titolo, nell'aprile del 1 74? » passò il Bichi al vesco- vato tuscolano, quando era Ponte- fice Benedetto XIV. Dopo che col suo voto contribuì alla elezione del lodato Benedetto, un colpo di apo- plessia lo condusse al sepolcro, nel- i'anno i75o, di ottantadue anni, e diciannove dacché formava parte del sacro Collegio. Ebbe sepoltura nella chiesa di s. Venanzio dei came- rinesi , nella tomba de' suoi mag- giori. BIDA, o BIDUA. Sede vescovile della Mauritiana Cesarea in Afi'ica, suffraganea di Giulia Cesarea; vesco- vato in partìbus, di cui fa menzio- ne Tolomeo. Il regnante Pontefice, a' 9 settembre i83i^ nominò vesco- vo di Bidua in partibus, Gio. Pao- lo Courvezy, alunno del seminario delle missioni straniere di Parigi , vicario apostolico di Siam. BIDELLO. Antichissima è in Ita- lia questa voce applicata a colui , che serve alle università, alle acca- demie, a congregazioni , o ad altre voi. v. BID 241 simili corporazioni. Nel Malmantile si veggono invitati alcuni accade- mici dai soliti Bidelli , e in altro antico scritto trovasi, che i Bidelli permettevano di rispondere. L' eti- mologia per altro di questo voca- bolo è cos\ variata ed incerta, co- me il significato, e gli attributi del medesimo. Lo Spelmann, nel suo Dizionario archeologico, il Vossio, ed il Sommer vogliono espressamen- te r etimologia di Bidello dall' in- glese Beadkj alquanto corrotta dal sassone Bidel, che significa pubblico gridatore. Anzi il senso di gridato- re si vede confuso in alcuni anti- chi manoscritti sassoni col significa- to di banditore della parola di Dio, per cui i vescovi furono chiamati nel medio evo Bealles of God , cioè Bidelli di Dio , come riferisce Efraimo Chambers, nel suo Dizio- nario sotto la parola Beadle. Altri poi trassero l' etimologia da ^e^o, o baculoy cioè bastone, o verga, donde derivarono pedelli , da cui Bidelli. Molti vollero trarre il vocabolo dal- l' ebraico bedal , cioè ordinare _, schierare, disporre. Egli è certo, che fu posta in mano dei Bidelli, come loro distintivo, la verga, o il basto- ne, quindi da essi sembrano origi- nati gli Uscieri della verga nera, e le mazze [Vedi), di cui usano i Bidelli a' giorni nostri. Qualunque sia per altro 1' etimo- logia, i Bidelli si veggono nominati dopo Carlo Magno come cursori minori, e uomini addetti alla giu- stizia dei tribunali , e il Du Cange, nel suo Glossario, riporta un edit- to di s. Luigi IX, re di Francia, che salì al trono nel 1226, in questi termini : Li nostri Siniscalchi, e balli di seconda classe avvertano di non autorizzare un gran numero di Bi- delli, e si contentino di averne di 16 costoro meno che sia possìbile , e per quanto sono neccssarii ad ese- guire i mandati de' tribunali. E ciò si vede originalo dall'abuso, che questi minislri facevano del loro u/fizio, di modo che se ne querela r antichità ; e Guglielmo Britone , citato dal Du Gange, sotto la parola Angundsy descrive i Bidelli de' suoi tempi quali ingiusti soverchiatori, che commettevano ogni sorta di in- giurie. A' tempi nostri gli uscieri, e i cursori sembrano succeduti ai Bidelli giudiziarii, ma in altri modi adempiono ai loro doveri, ed ese- guiscono le loro incombenze. Altra classe di Bidelli si conosce- va nel medio evo, ed erano gli Esat- torìy e Cassieri delle rendite Pon- tificie, e si crede anche de' tributi, e del denaro di s. Pietro ^ poiché si legge nell' amialista Matteo Paris, sotto l'anno 1237, ^^^ Pontificato di Gregorio IX, che li frati mino- ri, e i predicatori furono fatti cas- sieri, e Bidelli del Papa, cioè te- lonarios, et Bidellos. Questi Bidelli per altro ti'aevano etimologia dalla voce sassone Bydele, che vuol dire esattore, come si conosce dalla tra- duzione in quella lingua del nuovo testamento. Da queste origini pertanto si vuo- le, che fosse onore l'essere Bidello di università, poiché nei tempi pas- sali con questo nome intendevasi un banchiere^ e provveditore della medesima. Quindi riferisce il pre- detto Du Gange, che, sino dal i35o, vi erano i Bidelli generali, i Bidelli delle università, ed i Bidelli colle- giali. V erano eziandio i BideUi di ciascun dottore, e tutti questi si chiamavano comunemente banchie- ri. Una legge di Alfonso IX, re di Castiglia , part. II, tit 3i, leg. 12, prescrive: La università degli sco- BID lari deve avere il suo cassiere^ o banchiere , che in latino si chia- ma Bidellus. Quindi X uffizio deno- minavasi il Bidellalo , come riferi- sce il Gomez, nella vita del Cardi- nal Ximenes, p. i 148. Per lo che si nominavano ancora i sotto-Bi- delli, come si trova scritto nel con- cilio lamberense dell'anno 1261. Giova poi osservare, che i Bidelli del- le università sono ancora in conside- razione, e il Bidello dell'università romana, con abito proprio, scorta, e precede i professori colla mazza d'argento in diverse circostanze. Vi è finalmente una terza classe di Bidelli, cioè i Bidelli delle chiese, i quali da un antico concilio di Si- viglia, presso il medesimo Du Gan- ge, sappiamo, che venivano dopo il sagrestano, ed erano i primi a pre- cedere ed aprire la processione del servizio divino. Si vede bene , che ad esempio de' Bidelli di giustizia, i quali assistevano la curia cum ba- calo, ossia col bastone, si adottarono anche nelle chiese i Bidelli pel buon ordine, con apposite vesti , e come conduttori del clero, e difensori del servizio divino, ad impedire tutto ciò, che potesse sturbarlo. Da que- sti sono originati i Bidelli delle con- fi'aternite , chiamati volgarmente Mandatarii , che assistono le me- desime, e precedono vestiti colle di- vise de' rispettivi sodalizii, tenendo nella destra un bastone coli' insegna, ed effigie del patrono dell' arcicon- fraternita, tanto nelle processioni, che quando i confrati si recano ad associare cadaveri. In Roma alcune congregazioni hanno il Bidel- lo, e fra le Cardinalizie, rammente- remo quelle della Sacra Inquisizio- ne, e di Propaganda, perchè le al- tre, facendosi nel palazzo apostolico, ove sta il Papa , i Bidelli di esse BID cliiamansi custodi delle congrega- zioni. BIEDA. Antica città vescovile di Tuscia , nel vicariato romano sul fiume Biecla, chiamata anche Bleda, Blera , e Blerae. Era soggetta a Vetralla, delegazione di Viterbo, nello stato Pontificio. Se ne fece la erezione nel Pontificato di san Gregorio I. del- l'anno 590. Fiorì in questa città Sabiniano diacono Cardinale, che, neir anno 6o4, divenne Papa, seb- bene alcuni lo dicano di Volter- ra. In quello poi di san Gregorio VII, fiori il Cardinal Raniero di Bieda nella contea galliata nella To- scana Pontificia, come afferma il Papebrochio, in Propileo, pag. 2.02, n. I, il quale per le sue esimie vir- tù e dottrina, malgrado la sua ripu- gnanza, nel 1099, fu creato Sommo Pontefice col nome di Pasquale II, e ricco di meriti, non che di tribo- lazioni, mori nel iii8. Nell'anno ySo, Papa s. Gregorio II, avendo assoluta l' Italia dal giu- ramento, per la persecuzione delle sacre immagini, fatta da Leone l'Isau- rico , il ducato romano spontanea- mente si sottopose al dominio dei Papi, e fra le sedici città in esso contenute vi era anche Bieda. In- dispettito di ciò Leone, indusse Luit- prando, re de'longobardi, ad occu- pare lo stato della Chiesa , ma es- sendo ricorso s. Gregorio lì alle ar- mi di Carlo IVIartello , fu subito evacuato il dominio verso \ anno 788, ritenendo però il principe lon- gobardo le città di Orte, Amelia, Bomarzo, e Bieda. Passati quattro anni, il Pontefice s. Zaccaria, siccome intrepido e co- raggioso, si recò a Terni a trovare il re Luitprando, e non tornò a Roma prima di essere stato rimesso in possesso di Bieda, e delle altre EIE 243 città, come attesta Anastasio, nella Vita di s. Zaccaria. Celestino III, l'anno 1 192, dichia* rò Vitei bo città , 1' eresse in sede vescovile , e l' uni a quella di To- scanella. Pietro Corretino, nella se- rie de* Vescovi viterbesi , pag. 1 1 5, dice, che il Cardinal Giovanni , di nazione lombardo, nel 1 193, da Pa- pa Celestino III fu fatto vescovo di Viterbo, e che a questo nuovo vesco- vato, oltre la cattedrale vescovile di Toscanella, uni quelle di Bieda, e di Civitavecchia, ch'erano unite. Bieda adunque cessò di essere sede vescovile, ed allorquando Leone XII, nel 1826, separò Civitavecchia dal vescovato di Viterbo, gli lasciò uni- ta Bieda. BIEL Gabriele, teologo tedesco nato a Spira, predicava con riputa- zione a Magonza, quando dal duca Eberardo di Wittemberg fu chia- mato ad essere professore di teolo- gia neir università di Tubinga da lui fondata. Vei^o la fine de' suoi giorni, si ritirò in una casa di ca- nonici regolari, detta della vita cor mime, dove santamente mori in avanzata età, nel i49^- EgU era uno de' migliori scolastici del secolo XV, e si rese distinto per semplici- tà e chiarezza. Esistono di lui: i. Collectoriuni super lib. sentent. G. OcATzmi, Tubingae i5oi;2. Leclura super canoneni Missae. 3. Sacri canonis Missae literaUs et mystica expositio, Tubingae i499j con al- tre opere poco importanti. BIELLA ( BugeWm., Bugella , Gamuellus, Launielluni ). Città con residenza di un vescovo nel Piemonte, E capo luogo del Biellese [Bugel- lensis prcefectura), e un tempo era capitale di delta provincia, ch'era incorporata alla signoria di Vercel- li. Divenne dominio della real casa ^44 ^lE di Savoia, nel 1379, sotto il conte Amadeo VI, e fu poi seggio vesco- vile , suffraganeo dell' arcivescovo di Vercelli , allorché Pio" VII ne ripristinò il vescovato, nel 18 18, ad istanza del re Vittorio Emma- nuele. La città è edificata in forma di anfiteatro sul declivio d' un monte sulla riva destra del fiume Cervo , e presso il torrente Aurena. La sua cattedrale, di antica struttura, è de- dicata a s. Maria Maggiore, ed a s. Stefano protomartire; il suo ca- pitolo, oltre il prevosto, si compo- ne di quattordici canonici , con tre dignità, e altri prebendati sacerdoti e chierici. Ha pure un seminario , due ospedali, il monte di pietà, la congregazione dell' oratorio , con al- tre quattro chiese. Il santuario della beata Vergine di Oropa, dal mon- te di questo nome, è celebre per i devoti pellegrinaggi. La mensa è tas- sata di centosettantacinque fiorini di camera. Nel i658 mori in Biella Francesco II, duca di Modena , nei militari fasti d' Italia giustamente commendato. BIELOGOROD, o BIELGOROD. Città vescovile della diocesi di Mo- scovia, sulle sponde del piccolo Ta- nai. Questo vescovato è l'undecimo de' metropolitani moscoviti, per cui anzi divenne un arcivescovato, al quale era unita la chiesa di Obo- ìanska, posta fra Poltova, e Rrasno- poli, che oggi è distrutta. La città fu fabbricata , nel 900, dallo czar Wladimir, e chiamossi prima Sarkel, che, al pari della voce Bielgorod, significa ciuà bianca . V. Novo* GOROD. BIELOZEROVIA. Sede arcive- scovile della diocesi di Moscovia, unita a quella di Vologod, la qua- le fu istituita nel secolo XIV. BIG BIGAMIA. È il prendere o con- temporaneamente, o successivamente due mogU . Si distingue dalla po- ligamia in quanto che questa è il tenere più mogli contemporanea- mente. La Bigamia dai teologi è di- visa in tre sorta , cioè vera^ inter- pretatwa^ e sìmìlitudinaria. La pri- ma succede nel prendere due mo- gli successivamente , la seconda , sebbene realmente non sia Biga- mia , tuttavia si considera come tale per una certa interpretazione, come sarebbe il prendere una moglie ve- dova di un altro marito ec; la si- mili tudinaria poi accade quando uno si è stretto con voto di castità, e poi prende moglie ed ha figUuoli. Per la Bigamia, di qualunque sorta essa sia , si cade nella irregolari- tà, cosicché il Bigamo non potrà essere ordinato, oppur avere il li- bero esercizio degli ordini ricevu- ti, senza la dispensa apostolica. V. Bigamo. BIGAMO. È cos\ appellato colui , che prende due mogli o simultanea- mente, ovvero successivamente V. Bi- gamia. Il Papa s. Innocenzo I dichiarò Bigamo anche colui, che presa mo- glie prima del battesimo, ne pren- desse un' altra dopo battezzato , co - me rilevasi nelf epist. 1^ ad cpi- scopos synodi lolosance , cap. 6, appresso Labbé , e Constant, p. 771. Diversamente però aveva sentito e scritto s. Girolamo, epist. 69 al. i83 ad Oceamun § 1. V. Bene- detto XIV, in epist. proemissa mar- tyrolog. roni. § 70 e 71, e Constant. pag. 75i. Sant'Ilario, vescovo di Arles; de- pose dalla sede di Besansone il ve- scovo Cahdonio stato accusato di avere sposata una vedova prima che fosse promosso alla sede ve- BIG scovile. Ma Calidonio, appellandosi al Sommo Pontefice s. Leone I, del 440} mostiò la sua innocenza, e potè così essere restituito alla pro- pria sede. V, il p. Sangallo, Gesta de' Pontefici, tomo IV, pag. lyi. Il Bigamo incorre subito la irrego- larità, se ancor laico , ed incorre nella privazione d' ogni ecclesiastico ministero, se cherico. La irregolarità sembra, che sia stata inflitta dall'A- postolo stesso dove , parlando dei vescovi e de' diaconi , soggi ugne : unius iixoris wrzmi ( i . Timotli. e. 3). Certo è, che la legge canonica è as- sai antica , e ne troviamo memoria sino da' tempi di s. Siricio, del 385, e d' Innocenzo I menzionato , del 4o2. Però questa legge va soggetta a dispensa; ed il Sommo Pontefice, quando lo crede opportuno, può egU solo accordarla. Infatti abbiamo dalla storia, che Lucio Papa dispensò dalla irregolarità di Bigamia Nicolò Tedeschi, arcidiacono di Palermo, il quale dipoi ne divenne arcivesco- vo. V. Ferraris, Bibliotlieca etc. Rigorose anticamente erano le pene canoniche e civili contro i Bi- gamij giacche nei primi secoli cristiani derivavano in gran parte dagli ebrei e dai gentili, presso i quah, sebbene in diversa maniera, era in uso il ripudio della moglie, e la facoltà di prenderne un'altra. Ma senza il ripudio il diritto romano equiparò la Bigamia ad uno stupro gravissi- mo, e, secondo l'asserzione di Teo- filo , i colpevoli erano puniti di morte. Tale pena era pure inflitta in Germania sotto Carlo V, nella Sassonia, n eli' Olanda, ed anche in Francia. In seguito tali rigori furono temperati , sostituendo visi punizioni più miti. BIGLIETTO. È una lettera breve usata tra' non lontani. Il contenuto BIL ^45 di esso generalmente è un ordine, una promessa, un invito, un an- nunzio, ec; quindi prende una di- versa appellazione, secondo che va concepito. Il Bembo, il Tasso e qualche altro autore, seguendo i to- scani, si servirono della voce polizza per indicare siffatta maniera di scri- vere. Nella corte Pontifìcia co' Biglietti scritti in nome di Sua Santità dai Cardinali, prelati ed altri ministri, si emanano ordini, si partecipano le rispettive promozioni a gradi, dignità , impieghi , beneflcii , grazie ecc., per alcune delle quali occorre poi la spedizione delle bolle, o de' bre- vi. Ai Cardinali spedisce i Biglietti di promozione ad alcuna carica, il Cardinale segretario di stato, il qua- le cos\ pratica eziandio coi novelli Cardinali, mandando ad essi un Bi- glietto, con cui partecipa la loro pub- blicazione, o creazione alla dignità Cardinalizia. BILBEIS o BELBEIS. Sede ve- scovile del XVI secolo, copta, e gia- cobitica unita a Mansoura, e a Da- raiata, sottoposta al patriarcato di Alessandria. BILLI Jacopo, nacque a Guisa in Piccardia, dove suo padre era go- vernatore sotto Francesco I. Fatti gli studii prima a Parigi, indi in Avignone, si diede quivi allo studio del greco e dell'ebraico. Suo fi-atello Giovanni, deliberando di farsi certo- sino , gli cedette le due badie di s. Michele nell' Herme, e di N. D. di ChateUiers; ma Jacopo esitava in sulle prime a riceverle , avendone pure altre due, quella di Ferriè- res nell' Angiò , ed il priorato di Taussigny in Turrena. Cagione di molti travagli gli fu quel nuovo acquisto durante le guerre civili. La badia di s. Michele fu intera- 645 BIL mente rovinata, ed egli pure espo- sto alla furia de' soldati , dovette uscire dalla città, e dopo aver lun- gamente errato di terra in terra, fermò stanza in Parigi, dove mori nel i58r, nella casa di Genebrardo, suo intimo amico. Egli, oltre di aver pubblicata una edizione di s. Gre- gorio Nazianzeno , ne tradusse tutte le operef, e quella sua versione è tenuta a modello delle traduzioni perfette. Tradusse anche le lettere di s. Isidoro Pelusiota , e varie opere di s. Giangrisostomo, dis. Basi- lio, e s. Giovanni Damasceno. Fece ancora molte egregie annotazioni ai padri greci, e tradusse dallo spa- gnuolo e dal latino alcuni libri di morale. Giovanni, fratello di Jacopo, che si fece certosino, diede pure alla luce molte traduzioni di opere spi- rituali latine e greche. BILLOMO Ugo, Cardinale. Ugo Billomo, o, come leggono i Sara- martani Ayscelini, nacque a Billon, diocesi di Clermont, e visse nel secolo XIII. Era ancor giovane quando si a- scrisse all' Ordine dei predicatori , e tanto rapidamente progredì negli stu- di, eh' ebbe la mitra della chiesa di Lione: quindi fu creato Cardinale da Nicolò IV, nella prima promozio- ne fatta a Boma nella vigilia di Pen- tecoste del 1288, col titolo di s. Sabina, che poi nel Pontificato di s. Celestino V, nel 1294, cambiò col vescovato di Ostia. Il p. Michele Pio, nella Storia degli uomini illu- stri deW Ordine di s. Domenico^ e con lui i Sammartani, nella Gallia cristiana 3 ed altri scrittori asseri- scono, che Billomo, prima di vestire la sacra porpora, fosse maestro del sacro palazzo, non già arcivescovo. Fu as^ai dotto , e mecenate dei let- terati, nonché difensore della dot- trina di s. Tommaso. Pubblicò al- feTO cune opere teologiche , e sopra ìa divina Scrittura , e dopo essere in- tervenuto ai conclavi di Celestino V, e Bonifacio VIII, morì a Boma sul termine del 1297. I padri Quietif ed Echard dicono, che fu poitato a Clermont, nella chiesa dei predica- tori ; ma parte della sua salma ri- posa nella chiesa di s. Sabina, un tempo suo titolo , innanzi all' aliar maggiore. BINDE A.. Città vescovile, sino dal VI secolo , nella provincia di Pisidia, nella diocesi di Asia, sot- toposta alla metropoU di Antio- chia. BIONDO Flavio. Incerti sono i biografi quale di questi due sia il nome della sua famiglia. Tuttavolta pare, che Flavio fosse il nome, e Biondo il casato. Era egli un dot- to del secolo XV, nato a Forlì, nel i388. Trovato per lui l'unico ma- noscritto di Cicerone, De claris ora- toribus, lo trascrisse, e lo diffuse per tutta r Italia. Becatosi a Boma sotto il Pontificato di Eugenio IV, fu fatto segretario di quel Pontefice, che inviollo a Firenze ed a Vene- zia, a chiedere soccorso. Conservò Biondo r impiego di segretario an- che sotto Nicolò V , Calisto III e Pio II. Cadde per una calunnia nel- la disgrazia del primo dei tre Pon- tefici , per cui assentossi da Boma , e soggiornò alcun poco a Ferrara. Tornato a Boma, fu da Nicolò V accolto ancora benignamente, e re- stituito al suo carico di segretario. Sarebbe asceso a migliori fortune, se non fosse stato ammogliato. Mo- rì a Boma, nel i463, in età di yS anni. Pubblicò la prima descrizione dell' antica Boma , ed aveva data mano ad un' opera storica col tito- lo : Historiarwn ah inclinatione ro- mani iniperii ad annuni i44^} ^<^" BIR cndes III ^ libri XXXI , Vene ti Is i483; lavoro, il quale così piacque al Papa Pio II, già Enea Silvio, che volle farne un compendio, il quale uscì pure alia luce in Venezia, nel i4^4- Tuttavia Biondo, quando mo- rì, non aveva scritto di quella storia che tre sole decadi ; ed il compendio di Pio II non ariiva, che alla de- cade seconda. Fece pur Biondo una storia della repubblica di Venezia, De origine ac gestis venetoruni _, Veronae, 1 48 r . BIRA^GO Renato, Cardinale. Re- nato Birago nacque da illustre fa- miglia milanese , nell' anno i5o5. Passò in Francia per sottrarsi al furore di Lodovico Sforza , duca di Milano, ed anche perchè la sua casa fu sempre devota a quella cor- te , nelle guerre d' Italia. Dottore in legge, venne incaricato d'importanti aliali nei regni di Francesco I, En- rico II, Carlo IX ed Enrico III; quindi fu consigliere del parlamento di Parigi, maestro delle suppliche, presidente del parlamento di Tori- no, quando la Francia possedeva il Piemonte ; da ultimo cancelliere e viceré, sotto Carlo IX, nella pro- vincia di Lione. Dice il Theveto, che in guerra facea il Birago pro- dezze di valore fino all' estrema vec- chiaia. Condotta a moglie Valenti- na Balbiana , dama di specchiata nobiltà , riportò da lei numerosa prole. Vedovato in seguito, si fece ecclesiastico, poi Carlo IX lo spedi ambasciatore, nel i563, al concilio di Trento, ed all' imperator Ferdi- nando, e a Massimiliano re dei roma- ni. Fu nominato poscia alla chiesa di Lodeve, la quale ottenne da Gre- gorio XIII, nel 1573. Enrico IH, per premiarne i meriti , lo sgravò di una tassa di tremila lire annue imposte , colla Pontificia autorità , BIR 247 a quella mensa, in favore del regio erario. Quindi il Birago fu eletto a custode, o guardasigilli, invece di Gio. di Morvillieres, vescovo di Or- leans, e con quella carica ebbe an- die il gran cancellierato del regno. In appresso poi, esonerato dal carico di guardasigilli per la sua età avan- zata, fu dichiarato commendatore del regio Ordine dello Spirito San- to. Questo prelato confutava i pro- testanti in modo, che fu detto mar- tello degli eretici. Poscia, per le' istanze di Enrico III, fu creato Car- dinal prete della S. R. C. nella quinta promozione fatta a Roma li 2 i feb- braio del 1578, da Gregorio XIII, che gli accordò anche la celebre abbazia di Flavigny. Finalmente, nel i583, morì a Parigi , contando set- tantotto anni. Riposa nella chiesa di s. Caterina di Val degli Scolari, ch'egli avea fatto fabbricare. BIRINO ( s. ), era sacerdote ro- mano, e fioriva nella prima metà del secolo VII. Ardendo di zelo per la salute delle anime, presentossi al Sommo Pontefice Onorio , affinchè gli permettesse di poter predicare il vangelo a que' popoli della Gran- Bretagna, i quali erano avvolti nel- le tenebre dell' idolatria. Il Papa lodò le sante disposizioni di Birino, e lo fece consecrar vescovo. Questo zelante prelato intraprese tosto il lungo e faticoso viaggio, ed arriva- to nel regno di Westsex, acquistò alla croce molti seguaci, fra i quali il re Cynegils. In seguito pervenne aDorchester nella contea di Oxford, e vi annunziò Gesti Cristo con mol- to frutto. Fece innalzare dalle fon- damenta molte chiese, ed in questa città piantò la sua sede, cui tenne fino all'anno 65o, nel quale fu col- to dalla morte. Le sue reliquie fu- ìX>no in seguito titisportate nella 248 BIR chiesa de' santi apostoli Pietro e Paolo in Winchester. BIROSABON. Città vescovile, erct- la nel IX secolo, delia teiza Pale- stina, nella diocesi di Gerusalem- me, suflfraganea di Petra. BIRRO, o SBIRRO, Berroviere, Sgherro ( lictor, satelles ). Sergente della corte, ministro di giustizia, che fa prigioni, ad istanza di essa, gli uo- mini. Col vocabolo di Berroviere in Italia furono anticamente indicati non solamente i sicarii, malandrini, ed altri scellerati di simil fatta, ma anche i messi dei giudici, e i mi- nistri subalterni della giustizia, e quindi i birri. Ciò viene affermato dalle cronache di Padova del Ro- landino, e dal suo continuatore, al- l'anno i325, dacché in esse tro- vansi spesso le voci berroerii ^ her- roariij e herruarii, i quali nel so- lo codice estense vengono chiamati harderiiy e berverii presso Pietro delle Vigne . Il Du Cange noìi ha dubitato di affermare, che i berro- vieri j o birro Vieri erano una volta coloro , che ora si chiamano birri o sbirri. I zaffi erano presso i ve- neziani , e in altri paesi dell' Italia, una specie di birrij il capo dei qua- li , cioè il Barigello , chiamavasi Scribo. Fino al Pontificalo di Pio VII, i Birri erano quelli, che in Roma, e nello stato ecclesiastico eseguiva- no gli ordini della giustizia, ed ogni tribunale principale ne avea di par- ticolari. Guardiola era chiamata la loro residenza, o caserma, ed il lo- ro capitano denominavasi Bargello^ e volgarmente Bar ricello, da Bari- gello. Ma il detto Pontefice Pio VII, nel i8i4, abolì i Birri, e il loro capitano, nonché la Birraglia, o Sbirraglia di campagna col suo Bargello j il quale con essa perlu- BIR strava i luoghi suburbani , per te- nerli liberi da' malfattori. 11 concla- ve celebrandosi prima nel palazzo Vaticano , questo in sede vacante veniva da diverse guardie sorveglia- to ; e dalla parte inferiore del- la piazza Vaticana, sul principio del Borgo Nuovo, aveva il suo posto la guardia del Bargello di Roma, il quale vi assisteva in abito di città, colla collana, e col medaglione d'o- ro al collo, come riporta il Novaes parlando del Conclave , nel tomo I p. 89 delle sue Dissertazioni. In tal modo vestito, il Bargello a cavallo, seguito dalle squadre dei Birri, nel primo giorno di carneva- le, e nel giovedì ed ultimo giorno di esso, andava per la via del cor- so con pompa , per provvedere coi suoi dipendenti al buon ordine. Questo Bargello aveva molto potere e grande influenza, giacché, essendo stato elet- to, nel i522, Adriano VI, mentre dimorava nella Spagna , prima di far l'entrata in Roma, a' 29 agosto, il Pontefice nella sagrestia della ba- silica di s. Paolo , ringraziò i Car- dinali di sua elezione, e li pregò di non ricevere ne' loro palazzi né ban- diti, né uomini di cattivo affare, anzi fossero contenti, che per ese- cuzione della giustizia , potesse il Bargello entrare nelle case loro, al che tutto il sacro Collegio accon- sentì. Nei ruoli pòi del palazzo a- postolico, il Bargello di Roma stava registrato fra i signori offiziali della Pontificia famiglia col titolo di ca- pitano ; così pure i Bargelli del Car- dinal vicario, e di monsignor mag- giordomo, avendo tutti dal medesi- mo palazzo la parte di pane e vino. Tuttavia, più o meno, sempre i Birri furono veduti di mal occhio, poiché dovevano eseguire la giu- stizia, ed erano assai spregiati an- BIR che pegl' individui , che ne compo- nevano le squadre. Quindi, partico- larmente in Roma, accaddero gra- vissimi conflitti, e scrii avvenimen- ti, causati spesse volte da' potenti, e prepotenti, che volevano impedir loj'o r esecuzione de' propri doveri. Nel Pontificato di Gregorio XIII, stante la gran quantità de' malvi- venti e fuorusciti, alla testa di cer- to Ardeatino, che s'intitolava re della Campagna Romana j oltre quattrocento soldati accresciuti per la difesa di Roma, furono aggiunti duecento Birri alla compagnia del Bargello, ch'era Giambattista Pace d' Assisi. Sapendo questi, che uno di Monterotondo erasi nascosto nel pa- lazzo di Lodovico Orsini, senza ri- guardo alla famiglia cui appartene- va, volle arrestarlo. Nel condurlo in prigione s'incontrò il Bargello con Raimondo Orsini , Ottavio dei Rustici, e Siila Savelli, cavalieri del- la primaria nobiltà, onde fu attac- cata zuffa, nella quale tutti e tre i nobili restarono morti. Subito la plebe romana, e i nobili eccitarono serio tumulto, per cui il Papa, ad evi- tar mali maggiori, e per dare una qualche soddisfazione agh offesi, de- pose il governatore Vincenzo Porti- co, che avea ordinato l'arresto, e pubblicò un bando contro il Bar- gello, e i Birri, eh' erano fuggiti a nascondersi , ma rinvenuti ne' loro asili dal basso popolo, questo ne fe- ce macello, incrudelendo contro di essi ne' modi i più indegni , sinché Gregorio XIII colla sua autorità, e colla forza de'soldati, ridonò la quie- te alla città. Clemente Vili, nel 160 3, fu dis- gustato per un avvenimento , che ebbe luogo in Roma. Essendo fug- gito dai Birri certo reo , che rifu- giossi nel palazzo del Cardinal Far- BIR ^49 nese, questi lo inseguirono, ma i famigliari del Cardinale li maltrat- tarono in modo, che il reo potè sottrarsi dalle loro mani. Il Papa impose a monsignor governatore di procedere con tutto il rigore; e siccome il Farnese era fratello del duca di Parma, molti principi ro- mani ed ambasciatori presero le sue parti, per cui Clemente Vili ac- crebbe di ottocento uomini le mili- zie Pontificie. La famosa rottura tra la Fran- cia ed Alessandro VII, per cui quel- la invase Avignone , ebbe origine dal seguente disastro. Nel 1661, vo- lendo i Birri, a' 20 di giugno, arre- stare per debiti un Velaio, che abi- tava nel palazzo del Cardinal d' E- ste, protettore del regno di Fran- cia, fu loro impedita la cattura dai domestici del Cardinale. Nella sera vi si recò il Bargello con maggior numero di gente, ma dovette anche essa ritirarsi. Allora il fratello del Papa, d. Mario Chigi, ordinò a'sol- dati corsi di spalleggiare il Bargel- lo, a cui comandò di carcerare non solo il Velaio, ma quelli ancora del Cardinale , che si opponessero con violenza ai Birri. Le cose sarebbono andate agli estremi, se il Pontefice non vi avesse posto opportuno ri- medio. Mentre era governatore di Roma Giambattista Spinola, nel Pontifica- to d' Innocenzo XII, talmente fu severo co' delinquenti, che condannò all' estremo supplizio i famigliari di un ambasciatore, il quale avea loro ordinato di bastonare alcuni Birri, che passavano innanzi al suo palaz- zo. Altrettanta e maggiore fermezza dimostrò Benedetto XIV, nel i ySo; giacché essendo entrati due Birri in una bottega a piazza Navona^ ac- canto allo spedale di s. Giacomo 25o BIS BIS degli spagniioli per provvedersi di micerlo, e camerlengo, oltre nove ci») die abbisognavano, furono assa- canonici. Ha divei*se chiese, ed uno li li da due servitori dello s[>eda- spedale^ col convento de' francesca- Ic medesimo , credendo violata la ni. V. S. Angelo de' Lombardi. giurisdizione del luogo pio. Presone BISACRAMENTALI. Nome dato uno. Io rinchiusero nella cantina, da alcuni teologi a quegli eretici, che donde l'ispettore delle carceri Io ammettono soltanto il battesimo e trasse coli' aiuto di numerosa Birra- l'eucaristia, come i calvinisti, glia. Tosto si divulgò, che il Cardi- BISARCHIO [Bisarchìen.). Città «ale ministro di Spagna , avea spe- in Sardegna con residenza di un dito a Madrid per domandare istru- vescovo, sufFiaganeo di Sassari. Que- zioni ; ma invece il Papa ordinò al sta sede vescovile, istituita nel XII governatore di Roma di far passa- secolo, e nel secolo XVI unita ad re innanzi al medesimo luogo i Alghero, fu conosciuta anche col no- Birri armati, per far conoscere, che me di Gìsara. E capo luogo della pro- li sovrano Pontelìce ei-a 1' unico si- vincia. La cattedrale è dedicata alla gnore della città, nel hbero passag- Concezione delia B. Vergine Maria, ed gio de' suoi sudditi, per tutte le - ha un arciprete per dignità, dieci cano- strade. F. Immunità e Franchigie, nici, con sacerdoti e chierici. La mensa BIRTA [Bìrlliniì.). Città vescovile, è tassata di ottanta fiorini di came- la cui sede fu istituita nel IX secolo, ra. Oltre il seminario, vi sono i ge- ed ora è m^<7r//7>M5, sutlraganea della suiti, un monistero di cappuccine, i metropoli di Edcssa. Tolomeo la chia- cappuccini, uno spedale, ed il mon- ma Bìrthama, o Bilhaba, e la pone te di pietà. nell'Assiria. Eravi anche Birtha d'A- BISCEGLTA [p^i'gilien.). Città con sia nella Mesopotamia, sulla sponda residenza di un vescovo nel regno del Tigri, chiamata Castnim Birthae delle due Sicilie. Chiamasi anche Chabraes, sottoposta a Diaibekir. Vigiliae per le scolte, che si pone- BISACCIA, E s. Angelo de'Lom- vano dai romani dominatori in set- BARDi ( Bisace.n. et s. Angeli Lom- te torri di viva pietra ad esploi*a- bardorum). Vescovati uniti nel l'è- re il mare poco distante. Essa ap- gno delle due Sicilie. Bisaccia è cit- partiene alla provincia della terra tà del principato ulteriore, situata di Bari, ed è edificata sopra una sopra un'amena collina. Avea il ti- rupe bagnata dal mare Adriatico, ove tolo di ducato, e si vuole , che sia la rifabbricò,' nell'XI secolo, Pietro, l'antica Roniula , o Romulea , città conte di Trani , uno de' dodici ca- grande e popolosa, che fu espugna- pitani normanni, che conquistarono ta, l'anno di Roma 44^5 ^^ conso- il regno di Napoli. le Decio. Anticamente , cioè nel- Recandosi s. Pietro nella Puglia r XI secolo, vi si stabili la sede Peucezia, e predicandovi il vangelo, vescovile, suffraganea a Conza ; ma fece vescovo di Bisceglia s. Mauro, o- il Sommo Pontefice Leone X, del- riondo di Betlemme, il quale nel 117 l'anno i5i3, la unì a s. Angelo di Cristo, co' suoi compagni, Pantaleo- de'Lombardi. La cattedrale, di bel- ne e Sergio, sostenne glorioso martirio. la forma, è dedicata alla Natività Perciò T UghelH scrisse, nella sua 7/^/- di Maria Vergine , e vi si novera- Ha Sacra, ove parla della chiesa vi- vano tre dignità, cioè cantore , pri- gilieuse : Vi^ilds jidts ckrìsliana^ ut BIS feriint, disseminala juit ah aposto- lìcìs usque temporibus etc. : episco- patus P^igilietisis anliquissimus est. Dopo s. Mauro, cioè dal 117 fi- no al 787, non vi è notizia di al- tri vescovi, e solo in detto anno ab- biamo, che Sergio vescovo di Bisce- glia, con altri tre vescovi della Pu- glia, cioè di Bari, di Trani, e d'An- dria, intervenne al secondo concilio Niceno sotto il Pontefice Adriano I, ove si trattò del culto delle sacre immagini. La cattedrale è intitolata a san Pietro, e non essendovi memoria della prima consacrazione, fu solen- nemente consacrata dal vescovo Leo- ne, nel I SgS, assistito da sette altri vescovi. Di ciò siamo assicurati dal celebre Pompeo Sarnelli, vescovo ze- ta nte di Bisceglia, il quale, nel 1698, pubblicò colle stampe in Napoli le Memorie della città , e de* vescovi di Bisceglia. Ora essa, già sufFra- ganea di Siponto , trovasi unita , e sotto r amministrazione perpetua di Trani , di cui prima era suffra- gauea. Il capitolo conta sette digni- tà, cioè l'arcidiacono, l'arciprete, due primicerii, il penitenziere, il decano, ed il priore, con diciannove canonici. Ha inoltie collegiate, altre chiese, conventi, monisteri , seminario, spe- dale, ec. In Bisceglia morì accuorato Luigi I, duca d'Angiò, il quale era stato, nel 1382, incoronato in Avignone re di Sicilia e Gerusalemme , dal- l'antipapa Clemente VII. Le ceneri di lui furono spedite in Angers, dal- lo stesso suo competitore Carlo III conte di Durazzo. Dipoi, nel i5o3, presso questa città, accadde il fami- gerato combattimento del cavalier Bajardo, e di altri dodici francesi con- tro altrettanti cavalieri spagnuoli . V. Tram. BIS i''m BISCIA Lelio, Cardinale. Lelio Biscia nacque a Roma, nel 1578, ed applicossi alle leggi con tanto fer- vore, che ottenne facilmente posto fra gli avvocati concistoriali. Kestato poi , alla morte del suo genitore, erede di assai pingui rendite, secon- do il costume di allora, si compe- rò un chericato di camera con la carica di prefetto dell'annona. Per la stima, che meri tossi in questo uUìzio progressivamente divenne de- cano della camera stessa, che gli a- pri la strada al Cardinalato. A que- sto fu innalzato da Urbano Vili, nel- la promozione de' ig gennaio 1626, ottenendo col Cardinalato la diaco- nia dei ss. Vito e Modesto. Fece il Biscia bella mostra de' suoi talenti nelle congregazioni del concilio e de'riti , alle quali venne ascritto, e siccome era mecenate dei lette- rati , si studiò di giovarli a tutto potere. Arricchì la sua biblioteca di parecchi preziosi volumi, e, nel 1627, fu scelto a vice protettore dell' Ordine camaldolese. Terminò la sua mortale carriei'a a Roma nel 1 638, in età di sessantacinque anni, e fu sepolto al manco lato dell' ai- tar maggiore nella chiesa di s. Fran- cesco a Ripa, alla quale avea com- partiti molti beneficii. BISESTILE. Appellazione data all' anno di trecento sessantasei gior- ni, che succede ogni quatti'o anni , per l'aggiunta di un giorno nel mese di febbraio, affine di raccorre le sei ore, che il sole impiega nel suo corso ogni anno inoltre ai trecentosessan- tacinque giorni ordinariamente asse- gnatigli. Il giorno così aggiunto è detto anch'esso Bisesto, perchè Ce- sare volle che fosse il dì precedente a' 24 febbraio, che presso i roma- ni era il sesto delle calende di mar- zo, chiamando anche quello colla 2^7 BIS Stessa data, cosicché dicevasi due volte il sesto delle calende Bis sexto Kalendas etc. Gregorio XIII, riformatore del Calendario (Vedi), osservando che il Bisestile in quattro anni aggiu- gneva quaranta minuti più di quel- lo, che il sole impiega a ritornare al medesimo punto del zodiaco , e computando, che questi minuti so- prannumerarii in cento trentatre an- ni formerebbero un giorno ; per te- ner lungi ogni mutazione, che così a poco a poco introdotta sarebbesi nelle stagioni, destinò che nel corso di quattrocento anni, si togliessero via tre anni Bisestili. Però l' anno 1700 non fu Bisestile, non lo fu l'anno i8oo, ne lo sarà il 1900, ma Io sarà il 2000. Nel martirologio romano nel gior- no inserito non si fa menzione di alcun santo particolare; ma della sola vigilia, che però non si deve disgiungere dalla festa, se non s'in- tramezza la domenica. Che poi la vigilia debba precedere la festa, lo determinò Alessandro III, perchè al- cuni tra la vigilia e la festa vole- vano interporre un giorno, dicen- do, che questi due si ritenevano co- me un sol giorno. Celio, de verbo- rum signific.^ quuni hissexliuiiy chia- ma prior il giorno inserito, posle- rior l'altro, che ha lo stesso nu- mero sexto calendas. V. Calex\- DARIO. BISIGNANO e S. MARCO {Bi- sìiianien ets. Marci). Vescovati uni- ti nel regno delle due Sicihe. Bisi- gnano, città della Calabria citeriore chiamata da' latini Besidiae , Besì- nianunty già nel paese dei bruzii, secondo Tito Livio, è edificata so- pra un colle, a' piedi del quale scor- re rUglia, influente del Crati, e nel sito più alto è difesa da un forte BIT castello. Fino dall'ottavo secolo, e nel Pontificato di s. Zaccaria si fa menzione di essa. È sede vescovile soggetta immediatamente alla Santa Sede, ad onta che poi venisse unita a quella di s. Marco, Marcopolis. Se- condo alcuni, vuoisi, che il vescovato diBisignano sia stato eretto da' greci verso il IX secolo, e che sia stato già soggetto alla metropoli di Rossano. Molte sono le sue chiese, e gh Ordini religiosi, ed ha la cattedrale di bella architettura dedicata alla Assunzione della beata Vergine, ed ufficiata da sei dignitarii, primo de' quali è Y arci- diacono. Non vi sono però canonici, né prebendati, onde i chierici della città ne suppliscono le veci , divi- dendosi i frutti della massa comu- ne. La diocesi conteneva dodici cit- tà, e s. Sofia, una di esse, era sog- getta al dominio temporale del vesco- vo. Sonovi il seminario, e diversi be- nefici stabilimenti, compreso lo spe- dale. Ebbe pure questa città il titolo di principato, del quale fu investita la nobilissima famiglia Sanseverino. (V. S. Marco vescovato). In Ullano, diocesi di Bisignano, Clemente XII, nel 1782, fondò il collegio italo- greco, dal suo cognome chiamato Corsini, per propagare nella Grecia la cattolica fede, col mezzo di gio- vani greci , che dispersi per la Ca- labria ed in SiciUa, in esso fossero educati. BISRAI. Sede vescovile della dio- cesi de' maroniti sul monte Libano, alla quale pose assedio Saladino , nel 1283. Essa dà eziandio il nome ad una provincia. RITA. Sede vescovile della Mau- ritania Cesarea in Africa. BITETTO (Bisereclum). Città ve- scovile nel regno delle due Sicilie. Riceve il nome dall' essere stata due BIT volte distratta e rifabbricata. E posta nella provincia della terra di Bari, in una pianura fertilissima, sulle sponde del mare Adriatico, e fu già sede vescovile fino da otto secoli, giacche Commanville la dice eretta avanti il 1179. ^' nostri giorni però ven- ne liunita a quella arcivescovile di Bari, nel 1818, da Pio VII. Si fa rimontare la sua origine fino dai primi greci fuggiti da Troia. Anti- camente appartenne agli Acquaviva duchi d' Atri, ed ora porta il titolo di marchesato. Ha molte chiese, e conventi , ed una bella cattedrale dedicata a s. Michele Arcangelo, do- viziosa per sacre suppellettili. Si compone il capitolo di quattro di- gnità, le quaU sono l'arcidiacono, r arciprete, eh' è il parroco della cit- tà, e due arcipreti : ha inoltre quat- tro canonici, uno de' quali è peni- tenziere, ed un altro teologo. BITINIA. Provincia della parte d'Asia comunemente chiamata mi- nore ^ situata sul Ponto Eussino , e la Propontide, di contro alla Tracia. Anticamente si chiamò Bcbryce, poi Mfgdonia, indi Bitìnia, da Bitino uno de' suoi re. Secondo Diodoro Siculo, i Bitinii avevano dei re al tempo di Nino, ed Appiano aggiun- ge, che quarantanove erano stati quel- li, i quali r aveano dominata avan- ti che i romani passassero in Asia. I Bitinii furono pj-ima soggetti ai lidii, e dopo a* persiani, accompa- gnando Alessandro nella spedizione di Persia, e dell'Indie. Nicomede , ultimo re di Bitinia, favorito di Au- gusto , ed amico de' romani , lasciò a questi i suoi stati, morendo l'an- no di Roma 679, per cui la Biti- nia divenne provincia del loro im- pero, essendone Nicomedia la me- tropoli. II principe degli apostoli s. Pie- BIT 253 tro, dopo aver, nell'anno di Cristo 38, fissata la sua sede in Antiochia, trascorse la provincia di Bitinia, e vi promulgò l'evangelo, come si ha dalla sua prima epistola. In progres- so divenne la Bitinia la duodecima provincia del p^riarcato di Costan- tinopoli, e parte della diocesi di Pon- to. GÌ' imperatori Valente e Valea- tiniano, dopo la metà del IV secolo, divisero la Bitinia in due provincie. Nicomedia rimase metropoli della prima, e Nicea della seconda, senza che questa separazione recasse alcun pregiudizio all'ecclesiastica giurisdi- zione di Nicomedia, molto sostenu- ta nel concilio di Calcedonia. Ciò non pertanto in seguito i vescovi di Nicomedia, e di Nicea usarono del diritto metropolitico nelle rispettive Provincie, anzi Nicea si tolse poscia dalla soggezione verso Nicomedia nello spirituale, come già lo era nel temporale. Vescovati della prima Bitinia ; Nicomedia , Calcedonia , Apollo- iliade y Prusia _, Sorey ^ Prenete, ElenopoU <, Bisilinopoli ^ Adriana , Cesarea ^ Neocesarea 3 Dascila _, D afusa 3 Cadosia , Lofe , Ceoo , Melangiore , Rindace. Vescovati della seconda Bitinia; Nicea, Apamea sul Meandro j Lino- do , Corea Senna _, Modrena, 0 Mela, Numerica. F. i rispettivi articoli. BITONTO e ROVO (Bituntin et Ruben.). Vescovati uniti nel regno delle due Sicilie. Bitonto è una cit- tà nella provincia della terra di Ba- ri, vagamente fabbricata in amena pianura, celebre per la battaglia se- guitavi a 2 5 maggio 1764, in cui gli spagnuoli, comandati dal conte di Montemar, sconfissero l'esercito tedesco. Cosi i vincitori restarono padroni del campo di battaglia, e 254 BIZ del regno, che rimase definitivamen- te a Ferdinando IV di Borbone. Anticamente era Bitonto signoria, e marchesato degli Acquaviva. Illustre ed antica, fino dall'an- no 743, è la sede vescovile di Bi- tonto , che fu affidata da Cle- mente VII, nel i53o, al governo del Cardinal Alessandro Farnese, il quale, nel i534, f^i sublimato al Pontificato col nome di Paolo HI. Nel concordato del 1818, Pio VII uni questa sede a quella di Ruvo, sufTraganea di Bari. Magni- fica è la cattedrale, e di buona ar- chitettura, dedicata a s. Valentino martire. Il suo capitolo si compone di trenta canonici con cinque digni- tà, cioè l'arcidiacono, l'arciprete, due cantori , e il maestro di cerimonie, con trentasei mansionarii , non che altri preti, e chierici addetti al di- vino servigio. Il penitenziere si eleg- ge da' canonici , ma il teologo può essere uno non appartenente a tal corpo. Vi sono inoltre un seminario, case religiose , ospizii , ospedale , e diverse chiese. V. Ruvo. BIZACENE, o BIZACIO {Biza- cìiim ). Città vescovile, soggetta al- la metropoli di Cartagine, formante dal lato meridionale parte del re- gno di Tunisi. Presso di lei eran- vi le città di Cairoan y di Capsa , o Coffa ec. In Bizacene furono ce- lebrati quattro concilii; il primo, l'anno 5o4 o Soy, contro il re Trasi mondo, il quale voleva aboli- re i vescovati; Reg. X, Labbé IV; il secondo, nel 54 1, per mandare i deputati all'imperatore Giustiniano I, difensore dichiarato de' sacri ca- noni , e sostenitore de' decreti del sinodo; il terzo, nel 602, per giu- dicare Clemenzio, primate della pro- vincia di Bizacene, accusato di va- rii delitti, come rilevasi dalla lette- BLA ra trigesimaqiiinta di Papa s. Grego- rio I; il quarto finalmente, nel 646, contro gli errori de' monoteliti , ri- portato ne' concilii di Labbé al tot mo V. BIZANA, o ABIZENA. Sede epi- scopale, eretta nel IX secolo, sog- getta alla giurisdizione della me- tropoli di Trebisonda nel Ponto Polemoniaco. BIZINES. Città vescovile d' Ala- nia nella diocesi d' Iberia , soggetta alla metropoli di Alania, ed al pa- triarcato costantinopolitano. Si vuo- le, che il vescovo di questa città sia stato spedito dagli Alani quale am- basciatore ad Andronico Paleologo, del XIII secolo, e sembra che esso fosse anche metropolitano. BLAAIVO ( s. ), fioriva nel secolo V, ed era. discepolo di s. Congallo e di s. Kenneto. Le sue rare pre- rogative gli meritarono l' onore di essere eletto vescovo dei pitti in Iscozia. La sua residenza era in Kinngaradha, da dove fece un viag- gio a Roma per appagare la sua divozione. Nell'anno 44^5 compi la mortale carriera, e fu sepolto in un luogo , che poscia ebbe il suo no- me e fu sede di un vescovo fino al tempo dell'espulsione della casa Stuarda, e dell'abolizione dei ve- scovati in Iscozia. Anticamente gli si prestava culto ai 19 luglio, ed ai IO agosto. E autore di parecchi inni sacri, d' istruzioni pei catecu- meni, e di altre opere pie. BLAITMAICO (s.), martire, era figlio di un re d' Irlanda, e rinun- ziò a tutti gli agi della famiglia, nonché agli onori, per dedicarsi più di proposito all'esercizio della cri- stiana perfezione. Ritirossi pertanto in un chiostro, e quivi edificò i suoi confratelli col chiarore delle più eroiche virtù. Esercitò l'uffizio di r>L:A abbate in un monistero fondato nel- l' isola di Ily in Iscozia, ed in que- sta qualità segualossi pel suo zelo unito alla prudenza ed alla dolcez- za. Neil' anno 793^ sostenne il mar- tirio, per essersi opposto ad alcuni corsari danesi, i quali voleano, che egli consegnasse nelle loro mani i tesori della chiesa. BLANDA. Città vescovile nel prin- cipato ulteriore del regno delle due Sicilie, nel territorio de' bruzii. La sede di essa fu unita a quella di Marsico. Alcuni vogliono, che sia Belveder, altri Bucino, e Tito Li- vio la pone nella Lucania , e la chiama Blandae. Altri fìnnlmente pretendono, che sia l' attuale Ca- stellamare, ovvero Marazia. Com- manville la chiama Blanda o Por- to di Saprij e la dice eretta in se- de vescovile sufTraganea di Salerno, nel sesto secolo, BLANDLVCO Giovanni, Cardi- nale. Giovanni Blandiaco nacque in Blandiaco di Usez , e visse nel secolo XIV. Fu laureato in ambe Je leggi, canonico di Acqs, cappel- lano Pontifìcio, e da Clemente VI, nel 1348, venne promosso al ve- scovato di Nimes. Poscia intervenne al concilio provinciale tenuto in Be- ziers, l'anno i35[, da Pietro Car- dinale del Giudice , arcivescovo di Narbona. Nel gennaio del 1 352, per oidine d' Innocenzo VI , consacrò vescovo di Adria Giovanni da Sie- na minor conventuale ; dappoi pas- sò nelle Gallie per comando dello stesso Pontefice, al fine di stabilire la pace tra i conti di Fuxo e di Arraagnac; quindi fu dal medesimo Papa creato Cardinal prete assente di s. Marco , nella terza promozio- ne fatta in Avignone li 7 settembre del T 36 [.Nel 1371, per ordine di Urbano V, andò a Parigi col Car- BLA 255 dinal Egidio di Aiscelin , affine di rimettere quella università all'anti- co splendore, e nell'anno appresso Gregorio XI gli conferì la mitra di Sabina , nonché il titolo di vicario generale della città di Avignone. Il Blandiaco pensava di stabilire a Tolosa un collegio di giovani, che in queir accademia attendessero allo studio delle leggi, e di assegnargli la rendita di cinquecento lire turone- si. Benché ora non si abbia memo- ria alcuna di tal collegio, pure dal- le lettere spedite, nel i347, a Pari- gi da Carlo V, sembra che lo ab- bia veramente fondato. Fu alla ele- zione di Urbano V, Gregorio XI, ed Urbano VI, dal quale poscia si allontanò per favorire l'antipapa Clemente VII. Nondimeno, dopo ma- tura ponderazione circa i due par- titi , ritornò al legittimo Pontefice, e dopo diciotto anni di Cardina- lato, nel i379, '"ori decrepito in Avignone , e fu posto nella chiesa di s. Desiderio da lui instaurata ma- gnificamente, e nel 1 359 dichiarata collegiata. BL ANDINA (s.). r. s. Pontino. BLANDRATA Giorgio, Cardina- le. Giorgio Blandrata, o, come vo- gliono altri, Gian fra n Cesco, o Fran- cesco dei conti di s. Giorgio e Blan- drata, nacque a Casale di Monfermto, nel i544- Recatosi a Roma, così si di- stinse per le sue rare prerogative, che s. Pio V lo predilesse a modo, da ascriverlo fra i prelati. Il medesimo lo diede compagno al Cardinale Bo- nelli, detto l' Alessandrino, suo ni- pote, legato a laterc ai principi di Europa, per la lega contro il turco. Quindi Gregorio XIII gli affidò la vi- celegazione della Romagna; poi, nel 1578, quella di Bologna. Il Blandra- ta pacificò Ascoli e Spoleto discor- di, cacciò i banditi e malviventi, e fé- ce, che ritornasse la pace. Ebbe una volta il governo dell' Emilia, due vol- te quel della Marca e di Roma stes- sa, quando morì Gregorio . Sisto V lo promosse, nel i585, alla diocesi di Acqui coir abbazia di Ripalta, e Clemente Vili, che ne avea cono- sciuto il merito, richiamatolo a Ro- ma, Io creò Cardinale prete di san Clemente, nella seconda promozione fatta U 5 giugno del iSgG. Quindi lo destinò legato della Marca, e due volte della Romagna. Nel governo dei quali luoghi, oltre di avere pia- ciuto assai al popolo , guadagnossi stima ed onore pei suoi talenti, e per le altre qualità, onde era forni- to. Quando Papa Clemente benedi- va a Ferrara le nozze di FiUppo III, re di Spagna , e di Margherita di Austria, commise al Cardinale Blan- drata ed al Bandini, entrambi lega- ti a latere j d'incontrare ed acco- gliere la sposa novella. Partito da Ferrara il Pontefice, ne lasciò il go- verno al Blandrata e dichiarollo collega al Cardinal Pietro Aldobran- dini, suo nipote, che stabiliva legato a latere di quella città. Nel 1601, ebbe l' abbazia di Caramagna, e dal- la chiesa di Acqui, nel i6o3, pas- sò a quella di Faenza, cui governò per un anno solo ; poiché passato ai bagni di Lucca, per migliorar la salute, vi perdette la vita, nel i6o5, in età di anni sessantuno. Riposa nella cattedrale di Faenza nella tomba, che egli stesso apparecchiò per sé e pe' suoi successori. BLANI Pietro, Cardinale. Pie- tro Blani visse nel secolo XIV. Era consanguineo di Urbano V, e vide la prima luce in Gioaudam di Man- de nella provincia di Aquitania. Fu laureato in ambe le leggi, e creato pseudocardinale colla diaconia di s. Angelo, dall'antipapa Benedetto XIII, BLA cui poscia abbandonò. Allora recos- si al concilio di Pisa, e fu ricevuto tra i porporati per la pace della Chiesa, potendo cosi contribuire al- la elezione di Alessandro V, che gli assegnò il titolo dei ss. Giovan- ni e Paolo. Dicono alcuni, che rite- nesse il Blani la diaconia di s. An- gelo fino alla morte, che avvenne in Avignone, nel 1 409. Fu sepolto nel monistero di s. Andrea fuori delle mura di quella città. BLANO (s. ), illustrò la Scozia nel secolo X, colla sua insigne pie- tà, e colla cognizione, che avea pro- fonda delle scienze sacre e profane. Ma il libro, su cui studiava conti- nuamente, era il Crocifisso, del qua- le procurava di ricopiare l' immagi- ne in sé stesso. A questo scopo per- tanto prese 1' abito nell' abbazia di Dunblain, ch'egU avea fondato. La predicazione delle eterne verità era per lui r esercizio più caro , cui adempiva con molta frequenza , e con zelo veramente apostolico. Le insigni virtìi, di cui andava fornito, lo resero degno di essere innalzato alla dignità di vescovo , che s' in- dusse ad accettare soltanto per ob- bedienza. Con quanta premura ab- bia disimpegnato questo ministero, è facile immaginarlo. Il suo feli- ce transito avvenne verso l' anno 1000. BLASTARES Matteo, monaco dell'Ordine di s. Basilio, viveva ver- so l'anno 1 33o , e sì applicò alla teologia ed alla giurisprudenza cano- nica. Abbiamo di lui una raccolta di Cosìiluzioni ecclesiasticlie per or- dine di alfabeto. Riferisce egli piut- tosto il senso, che le parole de' ca- noni e delle leggi, contentandosi di segnare i luoghi, nei quali si trovano i canoni appartenenti alla materia. Viene a lui attribuito anche un BLO trattato di cause e quistioni sul ma- trimonio, nonché una poesia sugli ufTizii della corte, e della grande chiesa di Costantinopoli, pubblicata dal p. Goar in greco ed in latino. V hanno inoltre di lui altre opere non ancora stampate, ed in ispecie uno scritto contro i giudei, che sta nella biblioteca imperiale. BLASTO. Eretico. Era giudeo, e passò nella setta de' valentiniani , aggiungendo al sistema di Valentino alcune pratiche giudaiche, alle quali era attaccato. Tra esse e' era la celebrazione della pasqua nel quat- tordicesimo giorno della luna. Que- sto eretico chiamasi anche Floriano dall'autore del Predestinato. Paolo Stockmann trova aver costui negato ancora il giudizio finale, la vergi- nità di Maria dopo il parto , ed altre verità. V. Niceforo, lib. IV, cap. IO. BLEiVIMlDA NicEFORo. Sacerdote e monaco del monte Atos, fioriva nel secolo XIII. Egli ricusò il patriarcato di Costantinopoli, e mostrossi favo- revole ai latini più che qualunque al- tro di quel secolo, col quale spirito scrisse appunto due trattati sulla processione dello Spirito Santo ^ l'uno indirizzato a Jacopo patriar- ca di Bulgaria, e l'altro all' impera- tore Teodoro Lascari. Ambedue questi trattati sono stampati in greco ed in latino nella Grecia Ortodossa dell'Allacci, Roma i652 e iGSg. BLOIS Guglielmo , Cardinale. Guglielmo Blois, denominato Albi- mano , della nobile prosapia dei conti di Sciampagna e di Blois, congiunto di sangue coi monarchi delle Gallie, nacque nel ii25. Alessandro III, nel 1 1 64 , lo promosse al vescovato di Chartres, quindi all'arcivescovato di Sens , e, nel 1 1 68, lo spedi col- l' arcivescovo di Rouen, e il vescovo voi, V. BLO 257 di Nivcrs, come legato apostolico in Inghilterra, per riconciliare quel re con s. Tommaso arcivescovo di Can- torbery. Il Papa fii talmente soddis- fatto dell'esattezza, con cui compiè Guglielmo il suo ministero in quel regno, che lo trasferì all'arcivesco- vato di Reims, ove, nel 1180, con- sacrò re delle GaUie Filippo, deno- minato Augusto, suo nipote per parte di sorella. Mediante una bolla del Pontefice , venne in perpetuo assicurato a lui ed a' suoi successori in quella metropolitana, il diritto di consacrare i monarchi della Fran- cia, escluso qualunque altro prelato di quel regno. Con gran magnifi- cenza e solennità impose il reale diadema ad Ingelberga, seconda mo- glie al nominato Filippo Augusto, che quantunque ne' primordii del regno tenesse il Blois lontano dalla corte, pure in seguito stimavalo in maniera, da sceglierlo a suo mini- stro di stato. Oltre di ciò a' repli- cati brevi del Papa, che instante- mente chiamavalo a Roma, rispon-^ deva il monarca , che il Blois crai l'occhio de' suoi consigli ed il brac- cio delle sue risoluzioni , senza il quale tenevasi incapace d'intrapren- der la guerra, o stipulare la pacci Gughelmo fu il primo Cardinale ch'esercitasse il carico di ministro di stato in Francia, e quando il re partì coi crocesignati per Terra San- ta , nella basilica sandionisiana, ebbe dalle mani di Guglielmo le insegnei di quella peregrinazione. Finalmente, per premiarlo di tanti meriti, Ales- sandro III lo creò Cardinal prete di s. Sabina nel concilio laterane- se, quando fece in Roma la sesta promozione nel 1 179. Persuaso Inno- cenzo III della prudenza e destrezza del Cardinale di Blois , nel 1 1 99 , lo spedi ia qualità di legato in Co- '7 2^8 BLO Ionia, affinchè estinguesse lo scisma suscilato per la morte del Cardinale Coiiadoj nella chiesa di Magonza. Egli informatosi esattamente di quel- la causa, riprovò la elezione di I^u- poldo, henchè sostenuto dal re Fi- lippo, confermò quella di Sigifrido, eletto liberamente dalla minor parte di quel capitolo; dappoi nella sua titolare di s. Sabina, consacrò Ro- gerio a vescovo di Cambrai; nella cattedrale di Verona, Pietro a ve- scovo di Arras , e nella sua metro- politana di Reims, s. Alberto a ve- scovo di Liegi , che poi fu Cardi- nale e martire glorioso di s. Chiesa. Form di arredi preziosi d' oro e di argento due cappelle , che fondò nella chiesa di Reims , cui fece dono di un vaso prezioso per portare il san- tissimo Viatico agl'infermi; condan- nò al fuoco nelle Fiandre alcuni eretici ostinati, che negavano il bat- tesimo de' bambini , la sacrosanta eucaristia, e professavano altri erro- n. I migliori eruditi di que' tempi mantennero stretto commercio lette- rario col nostro Porporato, tra gli altri s. Tommaso arcivescovo di Cantorbery, Giovanni di Sarisbery e Pietro Blesense. Pietro Gomestore dedicò a lui la sua Storia Ecclesia- stica^ e il poeta Gaulhier la sua Alessandriade. Dopo la legazione di Germania, passò a quella delle Gallie, ove stette fino al 1202, in cui morì, in età di presso a set- tantotto anni. Ebbe onorevole se- poltura nella metropolitana di Reims. BLOIS o BLOSIO Lodovico. Re- ligioso benedettino, che nacque nel i5o6 in un castello della diocesi di Liegi. Fu allevato insieme col prin- cipe Carlo, il quale fu poi Carlo V imperatore. In età di quattordici an- ni vesti l'abito religioso de' benedet- tini nel monistero di Licsires, dove BLO divenne abbate, occupandosi molto nel dare al suo monistero nuovi sta- tuti, che furono approvati da Papa Paolo ITI, nel i545. Morì nel i566, nell'età di anni cinquantuno. Le opere sue più celebri sono : i ." Spe- culiim religiosonwij 2." Encliirìdion panndorum j 3.° Theologia mystica. BLOIS ( Blesen. ). Città con re- sidenza di un vescovo in Francia. Questa antica città, illustre sotto i romani , a foggia di anfiteatro si estende sulla destra riva della Loira. Era essa la famosa capitale della Slesia y o BlaisoiSj provincia che fu contea delle più nobili, ed anti- che del regno, della quale si dice che Guglielmo, fratello di Eude, con- te d' Orleans , sia stato il piimo conte. Questa città è celebre ancora per la nascita del re Lodovico XII, che meritò il nome di Padre del popo- loj nonché per la residenza di Fi-an- cesco I, di Carlo IX, e di Enrico III. Quest'ultimo, nel i ^77, vi ha fat- to celebrare gli stati del regno, e, nel i588, fece uccidere il duca di Gui- sa, e il Cardinale suo fmlello. Di- versi re finalmente la decorarono di edifizii. Piima di Gregorio di Tours , Blois era luogo considerabile, ed avea i suoi conti particolaii. I primi fu- rono della famiglia Capeto, e vuoi- si, che il conte di Chartres Thibaud se ne impadronisse dopo la metà del IX secolo, sotto Carlo il Seni- pliccj e che i suoi successori ne go- dessero il possesso fino a Guido II, il quale, nel 1 3g i , vendette la contea a Luigi di Francia, duca d'Orleans, padre di Carlo, finche fu poscia de- finitivamente riunita alla corona sot- to Lodovico XII, montato sul trono nel 1 498. Ora è capoluogo del di- partimento Loira e Chcr. feOB Il Pontefice Innocenzo XII, ad istanza di Luigi XIV, re di Fi-ancia, mediante uno smembramento della diocesi di Chartres, eresse in vesco- vato Blois, suffraganeo di Parigi, colla rendita annuale di trentacin- que mila lii-e, e duemille cinquecen- to trentatre fiorini d' oro di tassa camerale, come si legge nell'analo- ga bolla, In sacra j spedita a' 24 giugno 1697, presso il Bollano ro- mano ^ tomo IX, p. 4^75 ^ ^^ V^^' rocchia di s. Solenne eretta in cat- tedrale assunse il nome di s. Luigi. Fu poi soppressa nella restrizione della diocesi, nel 180 r, da Pio VII, ma Io stesso Papa , nel concordato col re Luigi XVIII , la ripristinò , nel 18 17. Il capitolo, che prima era composto di otto dignità, diciassette canonici, e trenta cappellani, è ora ridotto a nove canonici. Oltre a di- verse belle chiese, evvi il seminario, ed altri pii, e scientifici stabilimenti; per altro non vi sono più le due ab- bazie. BOANA,o BAHANNA. Sede epi- scopale di Bizacene nell' Africa. Vit- tore suo vescovo intervenne alla ce- lebre conferenza di Cartagine; e Gen- naro, altro vescovo, sottoscrisse la lettera, che i vescovi della sua pro- vincia indirizzarono a Costantino, nel concìlio celebrato nel 649 , in laterano, dal Pontefice s. Martino I. BOBA Marcantonio, Cardinale. Marcantonio Boba , dei signori di Rossignano, nacque in Casale di Monferrato, e visse nel secolo XVI. Fece in legge tali progressi, che Filiberto, duca di Savoia, lo ascrisse Al senatori di Torino, e Io volle consigliere negli affari di stato. Era negli ordini sacri quando conseguì le abbazie di Pinerolo, di Segusia e di Caramagna. Nel i557, ebbe da Paolo IV la mitra di Aosta, e BOB '259 nel i56i, dal duc^ fu spedito ora- tore al concilio di Trento, dopo dì che Pio IV lo creò Cardinal prete di s. Silvestro in Capite, nella quar- ta promozione fatta a Roma li 12 marzo del i565. Il Boba ei*a oi*a- tore e poeta d' ingegno sublime ed acuto, cui facea spiccare nell'am- mirabile destrezza, gravità e pru- denza, con cui trattava gì' interessi della massima importanza, ed a que- ste prerogative accoppiava grande rettitudine, e pietà soda e costante. Da s. Pio V ebbe la ispezione del fiume, dei porti e delle pubbliche strade di Roma coi Cardinali Ricci, Commendone e Sforza. Dopo aver fa- vorita la elezione di s. Pio V, e di Gre- gorio XIII, morì a Roma, nel i^jS^ dieci anni dacché era Cardinale , e fu sepolto con sommo onore nella chiesa di s. Mana degli Angioli al- le Terme Diocleziane. BOBBIO (Bobbìen.). Città con re- sidenza di un vescovo nel Piemonte. Bobbio, capitale del Bobbiese, capo- luogo di provincia, nella divisione di Genova e nelle Alpi Cozie, un dì appartenente all' antico ducato di Milano, è posta sul fiume Trebbia. Essa deve la sua origine a s. Co- lombano, monaco irlandese, che fug- gendo la persecuzione di Teodoricio duca, o re di Borgogna, nelfanrio 612, si ritirò presso il re longo- bardo Agilulfo da poco convertito al cattolicismo. Avuta quindi licenza di stabihrsi in tal luogo montuoso, si pose a restaurare una vecchia chiesa di s. Pietro presso una soli- tudine, e tanto vi si affaticò, che la ridusse a monistero, di cui divenne anzi abbate. Consacrò il monistero e la chiesa alla ss. Vergine; e la chiesa di legno da lui eretta, fu dal re costruita di pietre. Diffusasi in- tanto la fama della dottrina e virtii 26o BOB (li sì gran santo, non meno che di quella de* suoi compagni, il Ponte- fice Onorio I esentò 1' eretta abba- zia dalla giurisdizione del vescovo. Alcuni poscia di quelli, che da ogni parte accorrevano per visitare s. Co- lombano, edificarono delle case, pres- so r abbazia da lui abitata, per cui progressivamente formossi una città, che venne chiamata Bobi, dal nome d'un ruscello, che la bagnava. La regina Teodolinda, colla sua pietà, cooperò all'ingrandimento di essa e del monistero, del quale, dopo la mor- te di s. Colombano, il suo compagno s. Atalo Borgognone, fu dichiarato secondo abbate. Egli pure illustrò quel luogo colla dottrina e colla santità, e mori a* io marzo 627. Il celebre Gerberto di Aurillac, il piti profondo filosofo, ed il matema- tico più insigne de' suoi tempi, nel 970, ne divenne abbate, e per le sue eminenti qualità, nel 999, fu elevato alla cattedra Pontificia col nome di Silvestro IL Crescendo sempre in Bobbio il numero delle fabbriche, s. Enrico II imperatore ottenne da' vescovi della provincia, che la città fosse eretta in sede vescovile , ed il Pontefice Benedetto YIII, coronando quel prin^ cipe, nel i o 1 4, in Roma, vi accon- sentì, riservandosi la giurisdizione immediata sul monistero, le cui ren- dite dovevano essere divise col ve- scovo. Assai fu benemerito quel mo- nistero alle lettere nei secoli barbari, raccogliendo que' preziosi codici mem- branacei, che ora formano i pregi di diverse biblioteche, precipuamen- te della torinese e dell' ambrosiana. Il vescovato di Bobbio fu dichia- rato, nel II 33, sulfraganeo di Ge- nova, allorquando Innocenzo II ele- vò Genova al grado di metropoU. La cattedrale di Bobbio è dedicata BOB all'Assunzione della ss. Vergine, ed a s. Pietro principe degli apostoli ; il capitolo si compone di due di- gnità, il preposto, e l'arciprete, oltre dieci canonici, con sacerdoti, e chie- rici pel divino servizio; e la mensa è tassata di duecento fiorini di ca- mera. Anticamente il vescovo era signore del paese, confinante con Pa- via, Genova e Piacenza. Un tempo, oltre il menzionato di s. Colombano, vi erano altri monisteri , e conven- ti in Bobbio; ora poi ha un semi- nario ed un ospedale. Le Alpi Cozie (Fedi), prima di s. Gregorio I, facevano parte de' patri- monii della Santa Sede, ma occupate poscia da* longobardi, nel 707, furono restituite insieme a Bobbio, al Pon- tefice Giovanni VII, da Ariberto H re longobardo. Dipoi, avendo i lon- gobardi usurpato nuovamente varie terre della Santa Sede, Pipino, re di Francia costrinse il re Aistulfo a restituirle, onde con queste, e con altre donazioni, nel 755, sotto il Pontificato di Stefano II detto III , ne ampliò il principato, compren- dendovi Bobbio , come riporta il Novaes, tom. II p. 53, e 79, seb- bene il Borgia nella Storia di Bene- vento, chiama Bobbio città dell'Emi- lia, in oggi Sassina, donata da Pi- pino alla Chiesa Romana. In segui- to oltre il vescovo, i Malaspina eb- bero il dominio di Bobbio, col titolo di contea. Passato quindi ai duchi di Milano, Filippo Visconti lo die- de a Pietro del Verme, prode ca- pitano veronese. Occupato però da Lodovico XII, fu da lui donato a Galeazzo Sanseverino suo scudiere, e cacciati i francesi dall'Italia, i signori del Verme ne ricuperarono il pos- sesso. Passò quindi sotto il dominio spagnuolo, poscia sotto gli austriaci, i quali, nel 1 74^j ^^ cedettero al re BOB di Sardegna Carlo Emmanuele III. BOBONE Nicolò, Cardinale. Nicolò Bobone romano, visse nel secolo XII, e fu nipote al Pontefice Celestino III , che lo innalzò al Cardinalato, colla diaconia di s. Ma- ria in Cosmedin, nella seconda pro- mozione fatta a Roma nel 1192, o nel 1193. Fu alla canonizzazione di s. Gio. Gualberto, ed ai comizii d' Innocenzo III, nel Pontificato del quale mori. Leggendosi il suo nome in una bolla, spedita da Innocenzo alla chiesa lateranense, nel 1199, si può conghietturare , che morisse circa il 1200, dopo sette, od otto an- ni di Cardinalato. BOBONE Ugo, Cardinale. Ugo Bobone era romano , e visse nel secolo XIII. Celestino HI, nella pri- ma promozione fatta a Roma nella Pentecoste del 1191, lo creò Car- dinal prete dei santi Silvestro e Martino ai Monti, e siccome era dottissimo legale, venivano rimesse alla cognizione e sentenza di lui molte liti, e cause dei tribunali di Roma. Intervenne ai comizii d'In- nocenzo III. Morì circa il 121 3, dopo ventidue anni di Cardinalato, e fu seppellito onorevolmente nella sua chiesa titolare. BOBONE Romano, Cardinale. Bobone romano fu Cardinal dia- cono del S. R. C. , e fioriva nel secolo X, poiché apparteneva ai porporati di Leone VI, creato l'an- no 928. BOBONE Romano, Cardinale. Bobone romano , visse nel secolo XII, e fu creato Cardinal diacono di 8. Giorgio in Velabro da Cle- mente III, nella prima promozione fatta a Roma li 21 marao del 1 188. Secondo T Aubery , fu passato alla chiesa di Porto.- Sembra che il p. Federigo da s. Pietro, agostiniano BOC 261 scalzo, prenda Bobone romano per Bobone Orsini, Cardinal diacono di s. Angelo, ove dice che, prima del- la diaconia di s. Giorgio, ebbe quel- la di s. Angelo, locchè non convie- ne con quanto asserisce il Ciacconio. Questo porporato morì nel i 189, dopo un brevissimo Cardinalato. BOBONE, Vescovo Cardinale di Labico. Bobone viveva nel secolo XI, e fii tra i Cardinali di Urbano II, del 1088. Di lui parla soltanto il Panvinio nel suo libro dei Pon- tefici e Cardinali da loro ereati. BOCCADIPORCO Pietro, Car- dinale. V. Sergio IV. BOCCAFUOCO Costanzo, Car- dinale. Costanzo Boccafuoco nacque, nel i53i, a Sarnano, piccolo luogo della Marca Anconitana, da cui pre- se anche la denominazione di Sar- nano. Di dodici anni vestì l'abito de' minori conventuali, e di ventot- to fu maestro nel suo Ordine 3 quin- di lesse filosofia e teologia nelle uni- versità di Perugia, di Padova e di Roma , e predicò la parola divina con zelo veramente apostolico. Die- de alla luce parecchie opere scrittu- rali, teologiche, filosofiche, ma sen- tendo queste ultime assai della filoso- fìa peripatetica, restarono inedite, meno la Somma della teologia, stam- pata a Roma nel 1592, nella stam- peria vaticana. Era intrinseco ami- co di Felice Peretti del medesimo Ordine, da cui fu preso a consiglie- re nelle prime cariche, che fungeva in religione, e dal quale pervenuto al Sommo Pontificato col nome di Sisto V, gU fu conferita la sacra porpora col titolo di s. Vitale, nel- la terza promozione fatta a Roma li 17 dicembre del i586. Fu poi a- scritto alle congregazioni del s. of- fizio , dei vescovi e regolari , fra i Cardinali deputati alla canonizzazio- 262 BOC ne di s. Diego, ed alla correzione della Bibbia, della quale allora si faceva l'edizione nella Vaticana. Baccolse le opere di san Bonaven- tura, e, per ordine del Papa, le pub- blicò accresciute e corrette. Gli fu conferito il vescovato di Vercelli, ma egli non ne prese possesso, poi- ché a vantaggio della Chiesa nni- versale si tratteneva a Roma, e per- ciò due anni dopo lo rinunziò libe- ramente a Corrado Asinarii. Fu al- la elezione di Urbano VII, di Gre- gorio XIV, d'Innocenzo IX, e di Clemente Vili, e mori a Roma nel 1^9^, dopo nove anni di Cardina- lato e sessantaquattro di vita. Fu sepolto nella sua patria nella chie- sa dei conventuali , pel restauro della quale ayea spesi quindicimila scudi. BOCC AMITI Giovanni, Cardi- nale. Giovanni Boccamiti nacque a Roma da nobile patrizio, affine al Papa, fu rettore della chiesa di san Fortunato di Vernote di Sens, e da Nicolò III, nel 1278, venne pro- mosso all'arcivescovato di Monreale in Sicilia, e da Onorio IV fu deco- rato della porpora Cardinalizia nella prima promozione del dicembre del 1285, col vescovato tusculano, nonché colla legazione di Germania a Rodol- fo imperatore, per invitarlo a Ro- nfia a ricever la corona imperiale dalie mani del Pontefice. Celebrò in questa occasione un sinodo in Virtzburg, a cui comparvero gli ar- civescovi di Magonza , di Colonia , di Salisburgo e di Vienna nel Del- finato, ed in esso si trattò della ri- forma del clero. Di poi in una as- semblea generale di stato, avendo chiesta una contribuzione di eccle- siastiche decime, per poco non vi perdette la vita , essendosi eccitato grave tumulto. Passato poi in Da- BOD ni marca, nella Svezia, in Polonia e^ in Pomerania , consacrò a vescovo di Basilea l'eletto di quella medesima città; ed in Erbipoli tenne un con- cilio, al quale furono presenti l'im- peratore e parecchi principi del- l' Alemagna. Da ultimo fu a Ro- ma alla elezione di Nicolò IV, Ce- lestino V, Bonifacio VIII, Benedet- to XI, e Clemente V, ed impiegò cento e piti mila scudi in fondare ospitali , monisteri, e dotare misere fanciulle. Nicolò IV diede a lui la abbazia di s. Quirico nella valle di Antrodoco di Rieti, e quella di s. M. di Fara, e Bonifacio la protet- toria degli eremiti di s. Guglielmo, duca di Aquitania. Alla chiesa di s. Maria sopra Minerva , alle mo- nache del monistero di s. Sisto, al- le quali rifabbricò dalle fondamenta r incendiato dormitorio, diede som- me considerabili di denaro, oltre una tenuta, detta di s. Clemente, e duemila scudi, perché vi ricovrassero quindici altre nobili vergini. La ca- sa paterna di lui presso la Miner- va, venne demolita ai tempi di Gre- gorio XIII, per rifabbricarvi il Col- legio Romano. Il Boccamiti lasciò, a titolo di legato, ad ogni parro- chia di Roma, un caUce di argen- to ; al Sommo Pontefice, una croce d' oro tempestata di gemme ; ed un anello a ciascun Cardinale. Passato in Avignone, ov'era il Papa, vi mo- ri decano del sacro Collegio, nel i3o9, dopo ventitre anni di Cardi- nalato, e dicesi che sia sepolto nel- la chiesa dei predicatori. BOCCAPECORA Teobaldo, Car- dinale. V. Celestino II. BOCCASINI Nicolò, Cardmale, V. Benedetto XI. BODONA. Vescovato in parlibus. Attualmente ne gode il titolo mon- signor Michele Calderou dell' Ordì-: BOE ne de' predicatori, vicario apostolico, coadiutore di Fokiii nella Cina, ele- vato alla dignità episcopale, a^ 9 set- tembre i83i,dal regnante Grego- rio XVI. BOEMIA. Regno nella Germa- nia. Il vasto paese, che Boemia co- munemente , e Czichy dagl' indige- ni si appella, viene pm-e denomina- to Boìemum., Bolohenium, ed in te- desco Bóhnieiiy ed è uno degli stati dell' impero d' Austria. Al nord con- fina colla Misnia e colla Slesia, al- l' est colla Moravia ed una parte della Slesia , al sud coli' Austria e colla Baviera, all' ovest col Voitland, e coir alto Palatinato. Chiamarono gli antichi la Boemia Boiohemie , come a dire dimora de' Boi^ giac- che questi popoli della Celtica, gui- dati da Sagoveso , passarono il Re- no, circa 589 anni avanti la nasci- ta di Gesù Cristo, e quivi reca- ronsi a cercare un nuovo soggior- no. Essi ne possedettero il paese si- no air impero d' Augusto, epoca in cui dai marcomanni furono discac- ciati. Si crede, che nel secolo VI, venissero piu'e cacciati da un popolo slavo, capitanato da Tscheck Cezeco, ovvero Zecco, onde i loro discendenti col nome di Tschecki formano an- che oggidì la principal parte della popolazione del regno. Alcuni per altro sostengono, che Czeco fondas- se qviesto stato nel 644* Nel secolo Vili Premislao fu il primo duca de' Boemi, a cui per eredità successero nel governo i suoi posteri. Il Lenglet però registra come segue la serie de' primi principi boe- mi : Czeco nel 325, Craco I nel 369, Craco II nel 4^8, Libissa, e Premis- lao nel 480, Mnata nel 598, Vogeno nel 65 1, Wnislao nel 689, Cizezo- mislao nel 715, Neklana nel 757, Ostivito o Mileosto nell' 8oq, e Bor- BOfi 263 zivorgio ncir856, il quale si fece cristiano nell' anno 864. Vuoisi che in que' tempi, e pre- cisamente verso la metà dell' VIU secolo, s. Bonifacio, l' apostolo della Germania, mandato da Papa s. Gre- gorio II a bandirvi l' evangclo , lo predicasse anche nella Boemia. Fu fatto dal Pontefice s. Zaccaria, nel 747, vescovo di Magonza , ed ac- ciocché potesse meglio vegliare nel- le sue zelanti missioni, eresse quella sede in metropoli , e gli sottopose eziandio le chiese di Boemia colle altre di là dal Reno. Intanto Carlo Magno rese la Boe- mia tributaria all' impero Germani- co, ciocche poco durò per la discor- dia continua fra' Boemi, e tedeschi. A Borzivorgio, ovvero Boro viro, o Borzivoi, che dicesi aver abbrac- ciato il cristianesimo nel 904, suc- cesse Spitneo, il quale, secondo No- vaes, tomo II p. i53, co' suoi boe- mi ricevette il battesimo. Indi, nel 906, divenne duca Wratislao I, e nel 926, s. Wenceslao. Questi fu costretto da Enrico I, re di Germa- nia, a pagare un tributo, a cui do- vette assoggettarsi lo stesso suo suc- cessore Boleslao I, del 938. Il detto s. Wenceslao era figlio di Uratislao e di Drahomira, e ni- pote di Boroviro, primo duca cristia- no, e della beata Ludmilla, nonché fratello di Boleslao I. Egli fu principe pio , valoroso , ed umano, ma Dra- homira sua madre, che si spacciava per pagana, era assai crudele. Mor-^ to Uratislao, Drahomira come reg- gente rivocò tutte le leggi, che Bo^ roviro, e suo marito aveano fatto in favore de' cristiani, de' quali molti, furono trucidati. Divise ella dipoi la Boemia fra i suoi due figli. Bo- leslao I, eguale nei sentimenti alla madre, ebbe la parte pivi ragguar- 264 ^^^ devole, che dal suo nome fu della Boleslavia , e che è uno de' princi- pali circoli della Boemia , e Vences- Jao ebbe l'altra, che governò san- tamente co* consigli della zia Lud- milla. Provocato da Radislao princi- pe di Gurima, lo vinse e gli per- donò generosamente. Le sue geste gli guadagnarono la comune estima- zione, onde Ottone I imperatore gli conferì il titolo di re, gli accordò il privilegio di portar l'aquila del- l'impero sulle sue bandiere, ed af- francò i suoi dominii da ogni tassa di censo. Nondimeno il pio duca rifiutò di prendere il titolo di re, comechè per tale fosse sempre ri- conosciuto da Ottone I, e da' prin- cipi dell' impero. Frattanto Boleslao I, e Drahomira, avendo fatto ucci- dere Ludmilla in odio alla religione, ai 28 settembre del 936, fecero anche assassinare Wenceslao, che la Chie- sa in tal giorno venera per marti- te. A vendicarne la morte, l' impe- ratore fece marciare un' armata sul- la Boemia , ma contentossi poscia della sommessione di Boleslao I, che si obbligò richiamare i preti esilia- ti, ripristinare la religione cristiana, e pagargli un annuo tributo. Nel 967, a Boleslao I successe il figlio di lui Boleslao II, che, diver^ so dal padre, divenne uno de' piìi gran principi del suo tempo, meri- tossi il nome di Pio, ed imitatore delle virtù di s. Wenceslao suo zio, gli eresse una chiesa in Danimarca. Divennero poscia duchi di Boemia Boleslao III, nel 999, Wlademaro, o Wladiboio nel 1004, Giaimiro nel ioo5, Ulrico nel io 12, Bretis- lao nel loSy, (clie sottomise il piccolo vicino regno di Moravia ), Spitneo II nel io55, eWratislaoII nel 1061, pel quale l'imperatore Enrico IV, costituì nel io86,, la Boe- BOE mia in regno, incoiporandovi, óltre la Moravia, anche la Lusazia e la Slesia. Questo religioso principe, ad esempio di altri sovrani, fece i suoi stati tributarii della Santa Sede, per cui il Pontefice Alessandro II, nel 1067, gh concesse l'uso della mi- tra, che gli venne confermato da 5. Gregorio VII, come rilevasi dal lib. I epist. 38 , insegna vescovile di- stintissima non solita a concedersi a persona secolare. Siccome nella metà del secolo IX la fede fu predicata in Boemia an- che dai fratelli greci Me Iodio e Ci- rillo , così i Boemi usarono il rito greco sino a che Boleslao II l' abo- lì, e v' introdusse quello della Chie- sa latina. Ma dipoi , nel 1 080, a- vendo il suddetto re Wratislao II domandato a Papa Gregorio VII la facoltà di celebrare i divini uffi- zii nella lingua schiavona, gliela ne- gò in vista della proibizione per lo innanzi fatta da Alessandro. Corrado I successe, nel 1095, a Wratislao II, indi nel 1095 regnò Bretislao II, nel 1 100 Wladislao I, e Borzivorgio , o Borivoro II, che nel iioi, fu espulso da Ulrico I, a cui, nel 1 1 o4 successe Suatoplu- co, dopo il quale, nel 1 1 09, regnò di nuovo Borivoro II. Wladislao I, eh' era stato deposto l'anno iio4, tornò a dominare, e nel seguente fu principe de' Boemi Sobieslao I, indi, nel ii4o> Uladis- lao o Ladislao II. La potestà i^ale concessa a Wratislao II da Enrico IV, fu peisonale , onde cessò con lui. Così r imperatore Federico I, nel 1162, l'accordò a Uladislao II egualmente a vita; cosicché succes- sivamente regnarono i seguenti du- chi : Federico nel 1 1 80, Corrado II nel 1 190, Wenceslao II nel 1191, e dopo un interregno, divenne du-» BOÈ ca Bizetislao, vescovo di Praga, ca- pitale del ducato. Dominò egli soli tre anni, e dopo un interregno, nel 1 1 99, fu fatto duca Uladislao, suc- cedendogli nel medesimo anno Pi-e- mislao II, ovvero Ottocaro I, che su- bito dall' impei'atore Filippo fu elet- to re, ed il suo stato fu dichiarato regno , ciocche approvò Ottone IV, nel i2o3. Il perchè avendo parteg- giato per Ottone, acquistò Primislao il nome di Ottocaro II, e giunse sotto di lui la Boemia al massimo splen- dore. Il Pontefice Innocenzo III in det- ta epoca, cioè ai 4 gi^'g^^ 1204, canonizzò s. Procolo boemo, abbate benedettino di s. Giovanni Battista di Praga, morto nel io53 circa, e nel medesimo anno, col disposto del- la costituzione 89, Licet, data in a- prile, BulL Roman. ^ t. III p. 108, concesse a Primislao II re di Boe- mia di poter essere intitolato re dal- la sede apostolica , non avendo da essa avuto tal titolo fino a questo tempo. Non solo la Boemia, sotto il suo primo re Premislao , ovvero Otto- caro I, divenne possente ; ma, nel 1 2 1 5, il detto suo re fu dichiarato uno degli elettori dell' impero, e nel 1253, sotto Wenceslao I suo figlio, ( che fu anco re di Polonia ), tutta r Austria e la Stiria fu conquistata. Premislao, ovvero Ottocaro II, portò le armi fino nella Prussia , e , nel 1271, ricusò la corona imperiale, Tuttavolta in seguito perdette le con- quiste. Dal 1278 fino al 1284, nel qual anno divenne re Wenceslao II, ac- cadde un interregno, ed essendo suc- ceduto sul trono, nel i3o5, Vences- lao III, nel seguente anno si estin- se con lui la linea mascolina de' re t)ocmi, della quale fu lo stipite Pre-, BOÈ 265 mislao. Wenceslao, essendo stato eletto re d' Ungheria , il Papa Cle- mente V gì' intimò , che uscisse dal regno, giacché, secondo la dichiara- zione di Bonifacio Vili, dovea aver- si riguardo alla successione, che toc- cava a Carlo Robei-to. Allora una gran parte della Boemia elesse in re Rodolfo d' Austria, locchè appix)- vò Alberto suo padre re de' romani. ( V. Austria). Dopo l' immatura sua morte, si proclamò re di Boemia Enrico duca di Carintia , che fu in breve privato del trono, e fu prescelto in suo luogo, nel i3ii, Giovanni di Luxemburgo, figlio del- l'imperatore Enrico VII, a condi- zione però, che sposasse la sorella minore dell' ultimo re. Questi rese vassalla della Boemia la Slesia, e vi riunì r alta Lusazia. Essendo poi morto nella famosa battaglia di Cre- cy contro gì' inglesi , nel 1 346, gli successe il suo figlio Carlo, il quale nel medesimo anno divenne impera- tore col nome di Carlo IV, perchè il Pontefice Clemente VI, residente in Avignone , avea scomunicato , e deposto dall' impero Lodovico il Ba- varo. Egli fondò r università di Praga, e siccome la Boemia era troppo lon- tana da Magonza antica sua metro- poli, cosi Carlo IV impetrò dalPa-r pa Clemente VI, che la chiesa di Praga fosse elevata al grado arcive- scovile , e che il suo arcivescovo a- vesse il titolo di legato della Santa Sede, a cui poi fu data anche la dignità di primate, e di principe del- l' impero. Carlo IV aggiunse molte città, e castella alla Boemia, Nel 1 307 comperò la marca brandemburghe- se, che per altro, nel i^i5, fii da suo figlio Sigismondo alienata. Neil' 896 , mentre governava la Chies?i Stefano VII, Bersi vorgio I, 266 BOE o lìoroviro, pieno di fervore pel cristianesinio da luì abbracciato, con molti de' suoi vassalli si era condotto a Roma per visitare i santi luoghi. Quivi, ad esempio di altri principi, fece edificare nel rione Parione, in- contro la chiesa di s. Lucia della Chiavica , un ospedale pei poveri Boemi, che si recassero a Roma, lo dedicò a s. Metodi o arcivescovo di Moravia, e lo arricchì di rendite. Allorquando Carlo IV si recò a Roma a prendere le insegne imperiali, nel i355, vedendo T ospedale rovi- nato, nel i357, splendidamente lo restaurò, onde sulla porta vi fu' po- sta r iscrizione : Carolus imp. rom, IV ^ rex Bohemorum, et horum prò- ciirator, hospilale Bohemorum mi' nosuni rcfecit^ anno i357. Dice il Piazza nella Opere pie di Roma j che l'ospedale, non usandosi piìi dai Boemi, servì in seguito pei pellegri- ni polacchi. Wenceslao IV, nel 1876, succes- se a suo padre Carlo IV, anche nell'impero; ma lungi dall'imitarne le esimie virtù e l' insigne pietà , viene dagli storici dipinto co' più neri colori, massime di crudeltà, fi- no ad aver comandato il martirio, a' 29 aprile i383, di s. Giovanni Nepomuceno suo predicatore, cano- nico di Praga, perchè non volle ri- velare la confessione della regina Giovanna sua moglie. Nel suo regno la Boemia fu contaminata dall* ere- sia, e per le rehgiose discordie fu grandemente desolata nel secolo seguente. Giovanni Wicle£fo, parroco di Lutervolt in Inghilterra, fu il pri- mo a spargervi errori, cavati da quel- li di Marsiglio di Padova , di Gio- vanni Gianduno, de' fraticelli, e di altri, attaccando per ambizione la Chiesa, il Papa, gli Ordini religiosi, i sacramenti, e V ecclesiastica gerar* BOE chia, e volendo pure introdurre l'i- dolatria e r ateismo. I romani Pon- tefici si opposero energicamente a Wicleffo, e pel primo, nel 1378, Gre- gorio XI. Ma avendone abbracciata la setta Giovanni Hus boemo, e Gi- rolamo di Praga , il veleno propa- gossi per questa città, e miseramen- te per tutto il regno, posto a soq- quadro per le successive calamità , nulla giovando lo zelo dell' arcive- scovo Swineo Hasseimberg. Intanto, nel 1400, gU elettori del- l' impero deposero Wenceslao , ed eletto invece Roberto di Baviera, il Pontefice Bonifacio IX ne approv» r elezione. Nel Pontificato del suo predecessore Urbano VI, essendo in- sorto il lagrimevole scisma, che per cinquantaun anni afflisse la Chiesa , perchè sostenuto dagli antipapi Cle- mente VII e Benedetto XIII, la Boemia colla Germania si manten- ne neir ubbidienza della Chiesa Ro- mana, mentre molte nazioni segui- rono quella de' pseudo-pontefici. In- di per morte dell'imperatore Ro- berto, Giovanni XXIII, eletto contro il Pontefice Gregorio XII , spedì nunzii agli elettori, acciocché elegges- sero in vece di lui Sigismondo re di Ungheria, fratello di Wenceslao re di Boemia , siccome avvenne. Questo pio imperatore, per terminare il fu- nesto scisma de' due Papi e dell'an- tipapa Benedetto XIII, si adoperò per la celebrazione del concilio di Costanza , e abbandonando co' suoi ungheri, ciò che fecero pure i Boemi, le parti di Gregorio XII, diede mo- tivo alla generosa rinunzia di quei Pontefice, mentre il concilio depose Giovanni XXIII, e scomunicò l'an-. tipapa, eleggendo, nel i4 17, agli ii» novembre , per vero e legittimo Sommo Pontefice Martino V , ro- mano. 11 concilio proscrisse eziandio. BOE Teresie di llus , e proibì la comiir nione sotto ambedue le specie; e a nulla giovando le esortazioni di Si- gismondo, tanto Hus, che Girolamo di Praga furono bruciati vivi. I se- guaci di essi si cliiamarono Mus- siti, ed una parte di loro si ritirò in una piccola città del regno, chia- mata Tabor, edificata con tòrtissimo castello da Giovanni Zisca, cieco da un occhio, e dichiarato loro gene- rale. Da quell'asilo presero il nome di Taboriti. Nondimeno Enea Silvio {Histor. Boll. cap. 4o, e nell' epist. Ili ad Card. Jo. de Carvajal) dice , che quegli eretici si chiama- vano con tal nome , perchè Zisca vantava d' essere co' suoi compagni santamente trasfigurato. Con molta fatica e diligenza s' applicò Martino V, nel 1422, a reprimere i funesti progi-essi delle eresie in Boemia, poi- ché i seguaci dell' ostinato Zisca , fìerseguitavano crudelmente i catto- ici del regno, distruggevano le chie- se, profanavano gh altari e le sa- cre immagini , abbruciavano i sa- cerdoti , e commettevano altre ini- quità. Affine di dare un termine ad essi , il Papa indusse l' imperatore Sigismondo, e gli elettori dell' impe- 10, a bandire la gueria contro tali eretici. Di tutto ciò fanno distinto ragguaglio il suddetto Enea Silvio, al cap. 46, Martino Gromero, Rer. Poi. lib. 28, Giovanni Drubavio, Histor. Bohem. lib. 26, e Giovanni Coeleo, Hist. Hussìt. lib. 5. Fu principal- mente per questo, che nel i4^99 Martino V rese più solenne la fe- sta del Corpus Domini j perchè i taboriti combattevano iniquamente il culto della santissima Eucari- .stia. Appresso il Bernini, nel tomo IV, p. 85 della Storia delle Eresie ^ si leggono i deplorabili danni , che BOE 267 Zisca cagionò cogli errori e colle armi alla Boemia e alla Germa- nia. Avendo poi perduto 1' altro oC' chio nell' espugnazione del castel- lo di Rabi, combattè cosi cieco con tanto valore i crocesignati , che al solo avvicinarsi, metteva in fuga i cattolici, e vicino a morire lasciò per testamento, che le sue carni fos- sero date in cibo agli uccelli, e della sua pelle si facesse un tamburo, al cui suono fuggir dovessero i cattoli- ci. Dopo la sua morte i taboriti si divisero in due fazioni. Una, che ritenne lo stesso nome, elesse coman- dante Procopio, soprannominato il Raso, dalla chierica, che in qualità di prete avea portato avanti di ca- dere neir eresia de' taboriti. L' altra prese il nome di Orfani, perchè non volle sottomettersi ad alcun con- dottiere. Per queste lagrimevoli catastrofi, essendo sossopra la Boemia , benché nel 1 4 1 8, morisse il re Wenceslao, il suo fratello imperatore Sigismon- do, non potè succedergli, e rimase pa- recchi anni il trono vacante. Solo nel 1436 , essendo diminuite le turbolenze , mediante un accordo cogli ussiti, indeboliti dalle intestine discordie, potè Sigismondo impadro- nirsi del regno, ma nell'anno se- guente terminò di vivere. Allora i Boemi per la maggior parte procla- marono Casimiro fratello del re di Polonia, mentre Alberto d'Austria, che avea sposata la figlia del de- funto, ereditaria del trono Boemo, ebbe i sufFragii minori. Sebbene egli venisse coronato nel i438, non ebbe un momento pacifico, ed iu breve morì, nel 144O3 "^^ tempo appunto, che le scissure del regno si erano aumentate. Fnialmente do- po varie difficoltà fu riconosciuto re di Boemia Ladislao. 268 BOE A Martino V, essendo succecluto Eugenio IV, nel i432, per lo zelo, che nutriva per la quiete e salute della Boemia, e per la riduzione degli ussiti alla vera fede , una delle sue prime cure fu quella di confermare la legazione del Cardi- nal Cesarini, deputato dal prede- cessore alla celebrazione del concilio di Basilea, il quale divenne in pro- gresso conciliabolo ( V. Basilea ) , e creò r antipapa Felice V. Dopo la morte di Eugenio IV, fu esaltato, nel i447) ^ Pontifi- cato Nicolo V, il quale vedendo la Germania e l' Ungheria vessate da ^erra intestina ( giacche questa do- mandava per re il giovane La- dislao di Boemia), per conchiudervi la pace, a' 4 agosto, vi destinò suo legato il Cardinale Gio. Carvaial, coìr autorità di estendere ancora le sue cure al regno di Boemia nella minorità del re Ladislao. Questo amplissimo Cardinale, a' 17 febbraio i44^j stipulò coir imperatore Fe- derico III il famoso concordato Ger- manico , e poscia , nel primo di maggio, entrò in Praga per ridurre i Boemi al buon sentiero, alla qual cosa però non trovoUi disposti. Pre- tendevano specialmente gli ussiti , che avesse il legato ad acconsentire, che Giovanni Rochizana primario loro capo, fatto dagli scismatici pa- dri di Basilea arcivescovo di Praga , vi venisse confermato coli' autorità apostolica, e ricusando il Cardinale di farlo, a' 21 maggio, parti dalla città. Subito gli ussiti ri movendo Mai- nardo, amministratore del regno di Boemia nella giovinezza del re La- dislao, e gran difensore della reli- gione cattolica, consegnarono Praga a Giorgio Podriebad, o Podielma- ^io, loro fautore, onde '\\ Rochizana BOE con maggior orgoglio sì stabili nel- r usurpazione della sede arcivesco- vile. Per le quah cose, nel i45o, il Pontefice sped\ il Cardinal di Cusa legato in Germania e nel regno di Boemia, dove essendo rimasti vinci- tori gli eretici ussiti, dopo di aver presa la capitale Praga, si erano messi di bel nuovo a perseguitare i cattolici. Nel 1 452, ricevette Nicolò V in Ro- ma Federico III re de'romani, in com- pagnia del quale eravi il re Ladislao, giovine di straordinaria avvenenza, di dodici anni, ed a' 18 marzo lo coronò imperatore in san Pietro. Que- sti nella funzione non si comunicò, come si praticava in tal solennità, sotto ambedue le specie, per non parere di approvare l'errore allora sostenuto dagh ussiti, che voleano necessaria la comunione ancora del calice. Tornato in Germania Federico III, trovò che molti 1' odiavano , perchè teneva presso di se, come in custo- dia il predetto re Ladislao. Gli mos- sero anzi guerra gli austriaci, i boe- mi, e gli ungheri , come riporta il Rinaldi all'anno 1 4^ i j n. 7 e 8 ; ma Nicolò V, per sopire siffatte dis- cordie diede opportune istruzioni al Cardinal di Cusa, ed al nunzio Enea Silvio , che con potere di legato era stato inviato in quelle parti. Fu allora , cioè nel i453 a' 4 ™^§oio che il Papa concesse a Giovanni da Capistrano la facoltà di fondar con- venti del suo Ordine francescano nella Boemia , Moravia ed Austria. V. Ungheria. L' anno 1 4^8 , col nome di Pio II, fu creato Papa il menzionato Enea Silvio Piccolomini. Il nuovo Pontefice, nel i463, annullò i preli- minari stabiliti fra i legati del con^ cilio di Basilea e i Boemi, prelimi- EOE nari chiamati Combaciata Bohemo- rum, dei quali fa menzione Natale Alessandro, Hist. Eccl. tomo Vili pag. 91. In virtù di essi i Boemi stessi rinunziavano a tutti gli arti- coli erronei, fìiorchè alla comunione sotto ambedue le specie, ciò che dal medesimo falso concilio era stato approvato. Nel 1458, per morte di Ladislao, Giorgio Podriebad, che per la sua tenera età amministiava il regno, per l'influenza di Federico III, a' 2 marzo, venne unaiiimamente eletto a successore; ma siccome favori con gran zelo gli ussiti, Papa Paolo II, nel 1466, con sentenza, che rinnovò nell'anno seguente, lo scomunicò, e lo depose dal regno di Boemia, re- gno che andava a Casimiro re di Polonia , come eredità d' Isabella sua moghe, sorella del deflinto Ladislao. Per queste vertenze il Pontefice spedi in Boemia il Cardinal Marco Barbo suo nipote, che abile nel maneggio degli affari, le terminò felicemente. Imperocché Uladislao, o Ladislao, fi- glio del mentovato re di Polonia, nel 147I5 fu eletto re di Boemia, e, nel 1490, lo divenne pure di Un- gheria. Intanto rinnovandosi in Boe- mia l'eresia degli ussiti da Agostino Luciani, già vescovo santauriense , Innocenzo Vili si fattamente si ado- però, che lo ridusse al seno della Chiesa, e verso il 1487, annientò anche la sua eresia. Tornò in se- guito per altro a ripullulare per opera di Lutero , con gravissimo danno de' Boemi, i quali nel secolo XVI, furono esposti a tanti disor- dini , da temersi più d' una volta la rovina dell' intero regno. Morto Uladislao, ne' regni di Boemia ed Ungheria gh successe, nel i5i7, suo figlio Lodovico, epoca memora- bile per la Germania, pegli errori BOE aSg^ appunto di Lutero. Accaduta quin* di, nel i526, la battagha di Mo- hatz, essendosi Lodovico annegato nel Danubio, un corpo scelto degli stati di Boemia tornò ad assogget- tare questo regno all'Austria, procla- mando a re l' arciduca Ferdinando d'Austria, fratello di Carlo \^, poi re d' Ungheria ed imperatore, per la sua qualità di sposo di Anna sorella dell' infelice principe defunta Da ciò il reame divenne ereditario agh odierni austriaci regnanti. Che se la corona è tuttora conferita dal voto degU stati, composti dal clero, dai nobili, e dai deputati delle città, tale elezione non è che una for- malità. Ferdinando I difatti, in una dieta del i547, spoghò i Boemi de' loro privilegi, e stabih che il regno fosse ereditario ed illimitato. Suo figlio Massimiliano , che poi fu impera- tore, venne coronato re di Boemia, nel i564, mentre ancom viveva il padre, ed accordò a' suoi sudditi un' intera libertà di coscienza. Ma il Pontefice Gregorio XIII si applicò ad impedire l' esercizio libero della Confessione Aiigustana in Boemia. Nel 1571, Ridolfo II, poscia impe- ratore, fìi posto sul trono boemo, da suo padre Massimihano II. Suc- cesso però, nel 1 6 1 1 , suo fi-atello IVIattia , mediante l' interposizione dei Pontefice Paolo V, per via del le- gato Cardinal MilHni, Ridolfo si serbò solamente una specie di do- minio, e di autorità sulla Boemia. Ai i5 maggio pertanto seguì la coronazione in Praga di Mattia, alla quale fli presente il Pontificio legato. Bentosto si vide rifiorire nel regno la felicità, a merito delle paterne diligenze del Papa. Mattia, nell'an- no seguente , fu pi'oclamato al- l'impero, e trasferì la sede impe- ayo EOE naie a Vienna, che Ridolfo II avea fissata a Praga. Nel 1617, Ferdi- nando II, di lui cugino, fu re di Boemia, nel 16 18 d'Ungheria, e nel 16 19, per morte di Mattia, divenne imperatore; ma molto do- vette soffrire per la ribellione dei Boemi, fomentata da' luterani. Fino dal 16 18, i Boemi, istigati da Enrico conte della Torres, si rivoltarono a' 2 3 maggio, gettando dalle finestre del palazzo di Praga i ministi'i cattolici. E dopo aver suscitato anche i protestanti della Slesia, Moravia, Ungheria ed Au- stria superiore, tanto si avanzarono baldanzosi , che posero in pericolo la stessa città di Vienna, e procu- rarono di privare l'augusta famiglia austriaca dell'impero, promettendo a Carlo Emmanuele duca di Savoja, la corona imperiale, col comando delle loro armi, quando egli volesse sos- tenere la sollevazione. Intanto corse Ferdinando II alla dieta di Fianc- fort, e superate tutte le difficoltà, e l'opposizione de' Boemi suoi sud- diti, si vide, a' 28 agosto del citato anno 1619, eletto imperatore , e colonato a' 9 settembre. I Boemi però, a' 29 agosto, lo dichiararono decaduto dal trono, che offrirono a diversi principi, ninno de' quali volle aspirarvi , fuori di Federico V, elettore palatino, gio- vane ambizioso , che mosso dal- la consórte ( la quale per esser figlia di Jacopo I re d' Inghilterra , di mal animo soffriva di vedersi priva d'una corona reale), ne ac- cettò l'offerta fattagli dagli stati boe- mi, adunati e diretti dall'autorità de' luterani. A' 14 di novembre in- coronato solennemente, aderendovi alcuni principi, il Pontefice per al- tro Paolo V gli si dichiai'ò subito contrario, perchè era di religione prote- BOE stante; promise aiuto, e danaro a Ferdinando II, e prescrisse al suo nunzio di adoprarsi, affmchè quest'ul- timo fosse riconosciuto imperatore, e legittimo successore degli stali del defunto Mattia. Indi, con zelantissi- me lettere, esortò Massimiliano duca di Baviera, l'elettore di Sassonia, ed altri principi a soccorrerlo. Né essi indugiarono a prendere le ar- mi in favore di lui, al paro del gran duca di Toscana suo cugino, che vi mandò alcune compagnie di corazze, le quali giunsero al campo imperiale nelle maggiori an- gustie di Ferdinando IL Scrisse pure Paolo V in vantaggio di lui a Fi- lippo III, re di Spagna, e per me- glio impegnarlo ad aiutare Ferdi- nando, creò Cardinale il di lui figlio. Finalmente si obbligò il Papa di contribuire tre mila scudi il mese, imponendo per tal fine a' suoi sudditi le decime per sei anni. Marciò dunque l'esercito alleato verso la Boemia, comandato da Massimiliano di Baviera, nel tempo che il re di Spagna faceva avanzare l'esercito dell'arciduca Alberto con- tro gli stati del palatino Federico V, di cui occupò varie città. Pi-esso Praga si venne, a' 9 novembre, a furiosa battaglia, perduta intei*amen- te dal palatino, colla sconfitta dei Boemi, colla presa di Praga, e colla fuga pi*ecipitosa dell' usurpatoi*e Fe- derico. Saputa dal Pontefice la vit- toria de' cattolici , ordinò ringrazia- menti a Dio, e con un breve apo- stolico, nello stesso mese esortò r imperatore a ripristinare nella Boe- mia il culto cattolico, ciò che esigui il buon principe, promulgando di- versi editti , confiscando le posses- sioni dei protestanti insorti, molti de'quali furono giustiziati, non senza aver soggiogati i rilucili d'Ungheria, BOE della Slesia , Moravia ed Austria. A' 9 febl^'aio 162 1, essendo successo Gi-egorio XV a Paolo V nel Pon- tificato, egli pure sped\ truppe, e denaro all' imperatore , e ad istanza di lui, nel 1623, trasferì l'eletto- rato palatino in Massimiliano duca di Baviei'a. Nel i635, Ferdinando II cede al- l' elettore di Sassonia 1' alta e bassa Lusazia, e siccome ne' religiosi scon- volgimenti, i laici aveano usurpati i beni della Chiesa , coli' assenso del Pontefice Urbano YIII, assegnò il pio imperatore al clero lioemo un' annua rendita sul sale, onde in se- guito si fondarono due vescovati. Divenne re di Boemia, nel iGSy, Ferdinando III, eletto pure impera- tore nel medesimo anno. Sotto di lui quel regno fu molto danneggiato da Gustavo Adolfo re di Svezia, ed il suo figlio Ferdinando IV, coronato re di Boemia, nel 1646, mori pri- ma del padre , cioè nel 1 654» Per altro essendosi conchiusa in Munster la pace tra Ferdinando III, la Fran- cia e la Scozia, a' 24 ottobre 1 648, sotto il Pontificato d' Innocenzo X, il trattato famoso di Westfalia com- pii la pacificazione della Boemia, ed ogni cosa fu posta in tranquillità, benché sussistessero ancora le sette accattoliche. A riparare la perdita del vescovato di Leutmischel distrut- to dagli ussiti , flirono istituiti i ve- scovati di Leutmeritz , o Leitmeritz, e di Ròiiisgiàtz, i quali, unitamen- te a quello di Olmiitz nella Moi'a- ■via, furono dichiarati suffi-aganei di Praga. Ma dipoi , coli' erezione di Olmiitz in arcivescovato, fi^i sogget- tata a Praga la sede di Budweis, onde il regno ha un arcivescovato, e tre vescovati. Leopoldo I, altro figlio di Ferdi- tmndo III, nel iGSG^ fu dal padre BOE ^yt elevato alla corona di Boemia ed Ungheria, ed in sua morte, per le premure di Papa Alessandro VII, nel i658, fu acclamato impei-atore. Nel 1686, cedette il trono boemo a Giuseppe I suo figliuolo, che dive* nuto, nel lyoS, imperatore, moren- do, nel 1 7 1 1 , suo fi-atcUo Carlo VI dopo aver assunte le redini dei re- gni di Boemia ed Ungheria, fu ele- vato pure all' impero. Sotto di lui Papa Benedetto XIII canonizzò solen- nemente due boemi, per equipollen- za, il duca s. W^enceslao martire, a' 14 marzo 1729, e s. Giovanni JVe- pomuceno, ai 1 9 dello stesso mese ed anno. Morendo Carlo VI5 nel i64o, si estinse l' antica stirpe mascolina d' Austria, ed in virtìi della pram- matica sanzione fatta dallo stesso Carlo VI, IVIaria Teresa sua figlia prese possesso del regno di Boemia. Ma r elettore di Baviera , che nel 1741, divenne imperatore col nome di Carlo VII, se ne impadronì col mezzo delle truppe alleate di Fran- cia, e , a' 7 dicembre 1 740, si fece eziandio proclamare re . In seguito rimasta vittoriosa Maria Teresa, ere- de pure degli stati d' Austria, e del regno d' Ungheria , fu coronata a Praga, nel i743, e da quel tempo, eccettuata la guerra colla Prussia , che cagionò alla Boemia qualche di- sastro ( P^. Austria ), restò il regno di Boemia tianquillamente soggetto alla casa d' Austi'ia, tanto sotto Giu- seppe II imperatore, figlio di Ma- ria Teresa , quanto sotto Leopoldo II, suo fratello, e sotto Francesco I, figho di lui, che a' 5 agosto 1 792 fu coronato re di Boemia , e che venne succeduto dal primogenito re- gnante Ferdinando I, il quale come re di Boemia ne ricevette la corona a' 9 Settembre i836. Senza fai* menzione dt^U uomini, 1^1 BOE che in santità e dottrina fiorirono nel- la Boemia, indicheremo i Cardinali, ch'essa ha dato al sacro Collegio : Gio- vanni Oczko, o, Ocsko, nobile della famiglia Ularsinia o Ulassinia, arcive- scovo di Praga, il cfuale da Urbano VI, nel i379, fu creato Cardinale, e legato a latere di tutta la Boemia. Quel Pontefice per singoiar distin- zione gli trasmise le insegne Cardi- nalizie, e la croce di legato; Pieti'O Orsini de' signori di Rosemberg, il quale, nel i38i,dal medesimo Ur- bano VI venne creato Cardinale. Questi però pel lagrimevole scisma, che affliggeva la Chiesa, amò di pre- ferire la vita quieta e privata; Gio- vanni Bucca di nobilissima famiglia, amministratore di Praga , e zelante contro gli ussiti, il quale nel 14^6 fu premiato colla porpora da Mar- tino V, e per la sua intrepidezza cogli eretici, fu denominato Ferreo j Michele Federico della generosa stir- pe de' conti di Althann, il quale, ad istanza di Carlo VI, da Papa Clemente XI, nel 1 7 1 9, fu elevato alla dignità Cardinalizia, e fu ministro imperiale presso la Santa Sede; Francesco Hertzan de Harras, nobile di Praga, che fu fat- to Cardinale da Pio VI nel 1779, poi protettore dell' impero , e mini- stro imperiale presso la medesima sede apostolica. BOEZIO Lucio, Cardinale. Lu- cio Boezio nacque a Roma nel se- colo XII. Era monaco di Vallom- brosa e fu creato Cardinal diacono de' ss. Vito e Modesto, nella terza pro- mozione fatta a Roma da Innocen- zo II, nel dicembre del 1 1 34, ovve- ro 1 1 35. Dipoi, nel 1 1 38, dall'ordine dei diaconi passò a quello dei pre- ti, col titolo di s. Clemente. Era questo porporato nemico alla corte, dedito alla preghiera, alle opere di cristiana mortificazione, e morì nel BOG 1 1 47» dodici, o tredici anni dacché fu ascritto al sacro Collegio. BOGOMILI, BoGARMiLi o BorrGo- MiLi. Eretici. Costoro erano im ramo de' manichei o dei pauliciani, o mas- siliani , i quali sorsero nel princi- pio del secolo XII. Il Du Gange non dubita di asserire, che questo nome è di origine schiavona, e significa uomini che implorano la misericor- dia divina. Questi agli errori dei massiliani ne aggiungevano molti dei manichei. Non approvavano che sette libri della sacra Scrittura ; ammet- tevano due principii; riguardavano come allegorie molte cose storiche della Bibbia ; attribuivano a Dia un corpo formato di una ma- teria più sottile ed eterea de' nostri; credevano Dio soltanto il Padre, e con- sideravano le altre due persone co- me semplici attributi ; asserivano che Gesù Cristo era lo stesso che l' ar- cangelo Michele, creato da Dio, af- finchè fiaccasse l'orgoglio del prin- cipio malvagio; sostenevano che un certo Satanaelle lanciato sul caos, avea fabbricato la terra; che G. C. e lo Spirito santo non poteano resistere al demonio; che uno spirito infer- nale si trovava nel corpo di cias85, ma fi.irono re- spinti, e solo dopo replicati tentativi ne vennero al possesso nel detto an- no. Però nel trattato di Munster del 1 648, la Spagna la cedette all'Olan- da. Inutilmente procurò Luigi XIV di occuparla. Ne' suoi dintorni, Tan- no I 791, ebbe luogo una battaglia fra gl'inglesi e i fi*ancesi, nella qua- 276 BOJ le questi secondi rimasti vincitori s'im- padronirono di Bois-le-Duc. Ne! gen- naio i8i4 f^^ nondimeno ceduta ai prussiani dopo tm assedio di poclie settimane, onde tornò sotto il domi- nio del reame de' Paesi Bassi. A Bois- le-Duc la congregazione di Propa- ganda tiene un vicario apostolico. BOJANO (Bojanen. Bovianiim, o Bohanium.). Città con residenza di un vescovo nel regno di Napoli. E si- tuata nella contea e provincia di Mo- lise, in riva al Biferno, e circondata dai monti Appennini, chiamati Ma- tese. Trovasi edificata sul luogo d'una città de' Sanniti , ed alcuni dicono , che fosse capitale de' Sanniti Peutri. Assai fu distinta per valor militare e per opulenza. Fu presa, e saccheg- giata dopo la celebre battaglia del- l'anno di Roma 44^? ^^ Fulvio ge- nerale romano . Il prode Sannita Nummerio Decimo da Bojano accorso con ottomila bravi, e duecento ca- valli in aiuto de' romani , fece loro riportare contro Annibale segnalata vittoria. Piipresa questa città da Sii- la, e rifabbricata nel 70 5 da una colonia di soldati romani, nel sesto secolo divenne sede vescovile. Nel IX fu distrutta da un terremoto, e l'i- alzata nuovamente, in appresso sog- giacque a tremendo incendio per o- pera di Federico II nel secolo XIII, onde i suoi cittadini furono costretti a ricostruirla. Ma l'altro terremoto del i8o5 immensamente ebbe a dan- neggiarla. Fu decorata del titolo di ducato, e nel V secolo già era fre- giata del seggio episcopale. Meritava considerazione la sua cattedrale, di bella architettura gotica, ma rimase rovinata neir ultimo scotimento di terra. Es- sa è dedicata all'apostolo s. Bartolo- meo, è arricchita di molte sante re- liquie, ed è uftiziata da due dignità, cioè dall'arcidiacono, e dall'arciprete, BOL non meno che da dieci canonici, da otto mansionarii, e da altri sacerdo- ti, e chierici. Vi sono pure altre quattro chiese pan-occhiali, un istitu- to religioso, il seminario, il monte di pietà, l'ospedale ec. La sede è stata sempre suffraganea della me- tropoli Beneventana, ed è tassata di duecento fiorini. BOISILIO (s.) fu priore della ba- dia di Mailros detta anche Melros ; e sembra nativo di qualche città d' Inghilterra. Il venerabile Beda ne fa r elogio, dicendo eh' era di emi- nente virtù e dotato dello spirito di profezia. Boisilio si occupò con mol- to zelo nello istruire i suoi frati, ai quali raccomandava soprattutto che amassero Dio, che reprimessero ogni sentimento di orgoglio, e che stac- cassero interamente il loro cuore dai beni ingannevoli di questa teria, per consacrarlo al Signore. A questo e- sercizio univa quello della predica- zione, che disimpegnò con ottimo successo, e procacciandosi la stima e venerazione di tutti. Finalmente giunse il tempo , in cui dovea cogliere il premio delle sue fatiche, e morì nell'anno 661. Le sue reliquie furono trasportate a Durban nell'anno io3o; e la sua festa è segnata nei calendari! di Scozia a' 2 3 febbraio. BOLINA (Bolinen,). Vescovato iri pardbus sufTraganeo della metropo- li di Petra. Bolina, o Bolena , città della Turchia europea nella. Morea, fu già sede vescovile dipendente dal- la giurisdizione di Patrasso. Evvi pure Bohna, città marittima del Peloponneso, nell' Acaja. BOLITA . Sede vescovile nella provincia Cartaginese proconsolare, nell'Africa occidentale. BOLLA. Con tal nome s'intendono le lettere Pontifìcie spedite in Roma dal BOL Sommo Pontefice, colle quali intima una legge, pubblica una costituzione, o accorda una grazia di provvista di beneficio , o dispensa matrimoniale in seguito ad una supplica fatta dal petente, che viene sottoscritta con va- rie formule dello stesso Pontefice. La parola deriva dal latino bulla- re, cioè, suggellare le lettere, ovve- ro dalla forma rotonda del sug- gello, simile air antica Bolla dei latini ( Fedi ) . Esse corrispondono agli editti , alle lettere patenti , ed alle provvisioni de' principi secolari. § I. Sigillo della Bolla. Le Bolle si spediscono dalla can- celleria con un sigillo di piombo pen- dente da una funicella bianca, ovvero gialla e rossa, che è di canape nel- le Bolle comuni di canonicati, dis- pense matiimoniali , e di seta nel- le Bolle di provviste di vescovati, abbazie, e concistoriali, ed in tutte le Bolle di maggior importanza ec. Esse si scrivono in latino sopra una rozza pergamena con carattere gotico o longobardico , eh' era in costume nella Fi*ancia a' tempi, ne' quali i Pa- pi lisiedevano in Avignone, senza li- nea , senza punto , senza ditton- ghi ec. Quel sigillo rappresenta da una parte le teste di s. Pietro e s. Paolo, e dall'altra il nome del Papa regnante. Polidoro Virgilio è di opinione, che Stefano 111, del 768, sia stato il primo ad usarlo siccome autentico segno della Bolla ; però non mancano autori, che ne vogliono il pi-incipio da Silvestro I, del 3 1 4. {V. Sigilli Pontificii). Prima si cu- stodiva nel palazzo vaticano ; ora per concessione del Pontefice Pio VII è stato trasportato nel palazzo della cancelleria apostolica, ove si custodi- sce tanto gelosamente, che incorre nella BOL 277 pena di scomunica chiunque volesse entrare nella custodia senza permes- so del Piombatoie. Anticamente l'uf- ficio cU bollare spettava a due frati conversi dell' Ordine cistcrciense, che perciò erano detti fratres de plum- bo, ovvero fratres plunibi. Questa mansione passò di poi a'cherici ed a' secolari , e divenne anche ufficio vacabile; quindi quelli, che lo eser- citavano, allorché nella processione del Corpus Domini doveano inter- venire cogli ufficiali di cancelleria, portavano V abito de' conversi cistcr- ciensi. Che se tali persone erano semplici laici, conservavano tuttavia la denominazione dì frati del piombo, come lo fu di Guglielmo della Porta, autore del celebre deposito di Pao- lo HI in Vaticano. Il sigillo delle Bolle non fu sempre colla incisione, che abbiamo descritta ; il Fioravan- ti i^Antiq. romanor. Pontif denarii) ne riporta uno di Clemente VII colla sola testa di s. Pieti'O, ed un altro dell' istesso Pontefice con amen- due le teste degli apostoli e l'iscri- zione S. P. A. S. P. E. ALMA ROMA. Alcuni Papi invece delle sacre im- masrini usarono anche l'altia isa*i- zicnc PAPA, ovvero avrea roma. § II. Formula nel principio^ e data delle Bolle. Le Bolle cominciano nella prima linea colla formula : Gregorius Epi- seopus servus servorum Dei, ad fu- turam ovvero perpetuam rei memo- riam. Queste ultime parole però non vengono adoperate che nelle Bolle risguaixlanti cose perpetue : nelle altre dirette a' particolari , si comincia: Gregorius Episcopus ser^ vus servorum Dei. Dilectojìlio. N, N. presbytero romano familiari no- stro, ovvero v. g. Canonico Ecclesiae ijS BOL sancii Joannis Lateranemìs de Ur- bf!^ salutem et Apofttolicam Benedi' viionem. Terminata poi la Bolla si chiude colla data che, giusta la re- gola XVI della cancelleria deve sten- dersi tutta in lettere; quindi siscri- ve , p. e. Daliini Romae apud s. Petriintf ovvero quella basilica pres- so cui abita il Papa, /énno Incarna- li onis Dominicae millesimo oc tinge n- tesimo quadragesimo, Kalendis fe- bruarii, Poniificatus nostri anno de- (;imo. Al qual proposito deve osser- varsi, che questa data indica il gior- no primo febbraio dell'anno i84i j perchè cominciando la data delle bolle dalla incarnazione, il nuovo an- po principia a' 23 marzo, e non al primo gennaio, che sarebbe a Nati- vitate. Il costume per.b di contare gli anni dall' Incarnazione non fu sempre usato dalla Santa Sede. Nei primi secoli gli anni si contavano come si usava in Pioma da' consoli. Infatti Leone I, nel 44^? ^^^ termi- nò le sue lettere : Kalend. novenibris Alipio V, C. e nel ^^i, Knlendis aprilisy Opilione V. C. j e Gela- sio I, nell'anno 496 : Kalendif fé- bruarii , Vietare , '^dro claris.sinio , consule. Nella stessa maniera, e per molto tempo, contavano gli anni da- gr imperatori, tenute le indizioni istituite, per consentimento degli eru- diti Panvinio e Petavio, da Costan- tino il Grande. Son esse il compu- to del corso di quindici anni, termi- nato il quale se ne comincia un al- tro. Ebbero principio a' 24 settem- bre 3 12. Però la Chiesa, avendole ammesse, non cominciò il computo dal settembre, ma sibben dal gen- naio. Il primo Papa , che abbia a- dottato questo costume , fu Pelagio II, creato nel ^yS, nelle cui Bolle si legge : Dalum Kalcndis martil in compagnia della moglie Aposa, e della figlia Felsina, reca- tosi in Itaha dopo il diluvio dalla Scizia, gettasse le prime fondamenta della città, che da sua figlia ricevet- te il nome di Felsina, perchè questa avea trovato l'acqua. Chiamossi poi Fero uno. de' suoi ponti, ed A posa il ruscello, che sotto vi scoi-re, ma il BOL ponte ora più non apparisce, essen- do invece stata continuata sopra di esso una strada, che porta il nome di ponte di Fero. Comunque da al- tri si sostenga la fondazione eti'usca di questa città, pure ne variano le cir- costanze, dicendo essi, che fondata dal re Felsino, fu inoltre resa da lui capi- tale di altre dodici città , mentre Bono, successore di Felsino, le im- pose il nome di Bononia. Più co- mune opinione si tiene però la se- guente. Discacciati di là dai galli boi gli etruschi , davano quindi il nome di Boiona al paese , che , ad addolcirne la pronunzia, Bononia fu detto. Vuoisi altresì che dalla pro- digiosa fertihtà del territorio, allor- ché dai romani furono discacciati i boi , i coloni spediti ad abitarvi la chiamassero Bononia ^ dalle due vo- ci Bona omnia. Al tempo della prima guerra pu- nica, Bologna si dichiarò in favore del capitano cartaginese Annibale, contro i romani. Poscia i romani la costituirono principale delle colonie della Gallia togata. Fu molto affe- zionata a Marc' Antonio, ed alla fa- miglia di lui, e nel suo territorio se- guì la divisione del romano impero fra i triumviri. Benché avesse par- teggiato per Marc' Antonio , dopo la battaglia di Azio, nondimeno la sua colonia fu molto accresciuta, ed in- signita di privilegi da Ottaviano Au- gusto imperatore, e i successori di lui ne imitarono l'esempio ; ma avendo- la un grande incendio ridotta a no- tabile decadenza , sotto l' impero di Claudio Nerone ancor giovine, ot- tenne dall'imperatore, e dal senato un considerabile soccorso pel suo ri- stabilimento. Verso questo tempo è tradizione, che il principe degli Apostoli san Pietro vi mandasse a predicare il VOL. V. BOL 289 vangelo s. Apollinare suo discepolo. Molti cittadini di Bologna a que' dì versarono il sangue per Gesù Cristo, fra i quali Ermete, Aggeo, Caio, Vitale ed Agricola , venerati dai concittadini come loro protettori. Ignorasi quali vescovi avesse Bolo- gna prima di s. Zama, inviatovi, e consacrato dal Pontefice s. Dionisio, l'anno 270 dell'era cristiana. Il santo vescovo edificò in Bologna una piccola chiesa, dedicandola a s. Pietro. Essa fu la sua cattedrale, che nel secolo X venne ingrandita, in cui a spese del pubblico , nel 1499, si eresse un monumento a Graziano compilatore del ius cano- nico; nel XII secolo fu poscia rifab- bricata con ordine corintio, e sul disegno del p. Magenta barnabita milanese; nel i6o5, salvo la mag- gior cappella erettavi da Domenico Tibaldi nel 107 5, che nella riedi- ficazione fu conservata. Il lavoro fu eseguito quasi sul modello di s. Pie- tro di Roma. Benedetto XIV am- pliò quella cattedrale nell' ingresso, con due grandi cappelle , e vi fece eseguire la facciata dall' architetto bolognese Torrigiani. Questa insigne cattedrale è utìiciata da venti cano- nici , compresi quattro dignitarii , da dodici mansionari i , da venti cap- pellani, e da trenta chierici, che ricevono l'educazione nel seminario. Essendo esaltato all' impero, nel- l'anno 284, il ciiidele Diocleziano, nella fiera persecuzione mossa a' cri- stiani, non risparmiò Bologna, in cui volle abolito persino il nome della religione cristiana. Dopo la morte di s. FeHce, ve- scovo di Bologna, il Papa s. Cele- stino I, nel 430, gh elesse a suc- cessore s. Petronio (Vedi)^ figlio di Petronio, prefetto del pretorio, siccome celebre per pietà ed eloquenza. 19 290 COL BOL Giù la cillà di liologna avca prò- torno nuove mura. A taì fi|ie *> vato più volte in breve spazio di recò in Costantinopoli a domandar tempo le conseguenze ftuieste della soccorsi a Teodosio il Giovane. Ri- guerra, essendo stata saccheggiata tornalo però in Italia compì santa- da Radagasio, re degli unni: ma mente il corso della sua vita prima cacciato Radagasio da Stilicene gè- dell'anno /\.5o. La città di Bologna nerale dell'impero, Alarico re dei gli fece, nel 121 i, edificare una goti, calando in Italia, e non tro- chiesa, la quale attualmente appar- vando ostacoli , saccheggiò due volte tiene a' religiosi serviti. JVel 1 890 Bologna, ne mise a ruba le cam- se ne fabbricò un'altra, eh" è senza pagne, e si rese di poi padrone di comparazione più bella della prima, Roma. S. Petronio arrivato a Bolo- ed uno dei più vasti e ricchi tera- gna, e trovatala ancora immersa pli d' Italia. La sua prima pietra nella miseria, e nella desolazione, fu posta a' 7 luglio, in esecuzione si diede a ripararne le perdite, co- del decreto de' seicento, ed è a tre minciando dall' estirj>are i semi del- navate, in forma di croce latina, l'arianesimo, che i goti vi avevano avendo la facciata di stile gotico, gettato. Distrutte da' pagani le chie- Celebre è la meridiana tiratavi pri- se , le quah aveano sofferto molti ma dal padre Ignazio Dante , e, nel danni anche a' tempi di Giuhano i653, rinnovata dal famoso asti*o- r apostata, il s. vescovo Fustiniano nomo Cassini; fu però ristorata nel in luogo della cattedrale già atter- 177B. Nella cappella di s. Petronio rata, ne fece edificare un'altra, ma si venera il suo capo. Questa chiesa in diverso quartiere, e san Petro- era ufficiata da cinque dignitarii, nio la intitolò ai santi Nabore e Fé- venti canonici , quattro mansionari! , lice. Essa passò in seguito ad essere dieciotto cappellani , e cinquanta ufficiata dalle monache Clarisse. chierici. 11 Sigonio, e Benedetto XIV pub- Ad istanza del medesimo s. Pe- lili carono la Storia delle chiese tronio vuoisi che l'imperatore Teo- fondate, o restaurate da s. Petronio, dosio // Giovane ^ nell'anno 4^5^ , e contano quella di s. Stefano, fab- istituisse in Bologna 1' università bricata sul modello delle chiese delle scienze , detta la madre di della Croce , e del sepolcro di Gè- tutte le altre d' Italia , particolar- rusalemme , quelle di s. Tecla , di mente nella giurisprudenza , come s. Agata , di s. Giovanni Evangeli- dicesi all' articolo Università' di Bo- Sta, ec. LOGNA. Inoltre s. Petronio arricchì la Nel declinar del medesimo secolo, città delle reliquie di molti martiri, estinto, l'anno 47^» l'impero ro- massimamente di quelle di s. Fio- mano dell' occidente , da Odoacre riano, pollate da Vicenza, e deposte re degli eruli , Bologna fu lacera- nella chiesa di s. Stefano. Pare che ta, come tutte le città d'Italia, dal- .s. Floriano onorato come principal le orde barbare, ed ora cadde sotto protettore di Bologna, abbia sofferto il dominio de' longobardi, ora dei il martirio sotto Diocleziano. Nel greci esarchi di Ravenna, ed ora dei riparare altresì alle altre rovine di liguri. Bologna, s. Petronio l'ingrandì ad Nel secolo Vili manomettendo i lui tempo e vi fece faM)ricare in- longobardi la provincia romana, ed BOL occupando le terre di ragione della Chicca, il Pontefice iStefano II, detto III , non potendo ottenere dal re Aistulfo la cessazione delle vessazio- ni, ricorse all' aiuto di Pipino re di Francia, il quale costrinse il princi- pe longobardo a restituire l'esarcato invaso, diede alla Santa Sede le ri- cuperate terre, ed ampliò il princi- pato del romano Pontefice. Fra le città donate da Pipino a s. Pietro sì conta anche Bologna, come afferma il Borgia, nelle Memorie s loriche di Benevento, Roma 1763, tomo I p. I g. Nondimeno ne allora Aistulfo, ne il suo successoi*e l'cstitui dappoi tutte le città alla Sede Apostolica. Perocché, morto Aistulfo, nel 7 56 Desiderio a lui succeduto per opera del Pontefice Stefano III, col patto che gli restituisse le città da Pipino do- nate alla Chiesa Romana , ritenen- do Bologna e altre città , non più fece evacuare che Faenza e il du- cato di Ferrara. Quali speranze aver potevansi sulle pi*omesse dei barbari? Desiderio minac- ciò la rovina della stessa Roma, ond' è che il Pontefice Adriano fu astretto ad invocare le armi di Carlo Magno, figlio di Pipino, il cp^iale fattolo pri- gione, nel 773, terminò il regno de' longobardi in Italia. Allora Bo- logna ubbidì al vincitore, ed a' suoi successori, finché, essendo passato nel X secolo, l' impero dai francesi agli impei'atori alemanni , Bologna colle sue dipendenze, ad imitazione di mol- te altre città italiane, cominciò a reggersi come repubblica indipen- dente, consolidò il reggimento muni- cipale libero, ed acquistiita potenza a danno de' vicini, fu in grado di sos- tenere le differenze coi Papi , e di cx>mbattere i veneziani , i marchesi di Ferrara, i signori. di Milano, e gli alti'i principi d'Italia. Chi sa do- BOL «91 ve sarebbe giunta la sua gloria militare, se un malnato germe di disunione non ne avesse troncati i progressi e smembrate le forze ! Lo stesso imperatore Federico II provò gli effetti della potenza dei Bolognesi , giacche avendo essi fatto prigioniero il suo figlio naturale En- zio , re di Corsica e di Sardegna , nella battaglia di Fossalto , combat- tuta a' 26 maggio 1247, ^^^^ punto in cui quel principe si recava colle sue genti in soccorso de' modenesi , i quali guerreggiavano contro i Bo- lognesi, non valsero a riscattarlo le minaccie, e le lusinghe dell'imperato- re, che giunse al segno da promettere quanto oro bastasse per circondare la città. I Bolognesi tutto ricusando co- stantemente, trattarono Enzio da re, ma da re prigioniero, onde morì in Bologna, nel 1272 avendo conosciute tutte le disgrazie , che estinsero la sua dinastia , e dopo ventidue an- ni, nove mesi, e sedici giorni di cat- tività, e fu sepolto nella chiesa di s. Domenico. Quando il Pontefice Lucio III si recò a Verona, nel passare per Bo- logna consacrò solennemente la cat- tedrale , agh 8 luglio 1 1 8 5 , come abbiamo dal Muratori, negli Annali (V Italia , a detto anno. Dopo la morte di Federico II, ritornando in Italia Papa Innocenzo IV , a' 4 ot- bre del 1 252 , giunse a Ferrara, e poco dopo a Bologna, dove onorò la città colla residenza di diciassette giorni, trattato con ogni venerazione e magnificenza da' Bolognesi fino alla sua partenza per Perugia. Nel Pontificato del suo successo- re Alessandro IV, i i*omani si libel- larono, e corsi alle prigioni, libera- rono certo Brancaleone di Bologna, che i sollevati sotto Innocenzo IV aveano chiamato in Roma, creandolo 192 I^OL i^natore, e che poi, nel I25»5>, era stato carcerato per le sue inaudite severità. Subito Brancaleone si mise a perseguitare gli autori della sua prigionia, onde il Papa lo scomuni- cò co' suoi compagni, e si ritirò ad Anagni. Quivi recaronsi i ribelli, e costrinsero Alessandro IV a pacifi- carsi seco loro. Però non andò guari che Brancaleone fu ucciso, e gli fu surrogato nella dignità senatoria lo zio. Il Muratori, ne* citali Annali , dice che Alessandro IV, nel 1260, condannò Bologna all' interdetto ; ma il Tiraboschì, Storia della letter. ital. tomo IV , p. 44 > inclina a credere che ciò fosse nel i255. Le intestine discordie, che più so- pra abbiamo ricordate, e che inco- minciate nel XIII secolo, durarono più di duecento anni, valsero a far perdere ai Bolognesi la miglior par- te della Romagna da essi posseduta, insieme alla libertà loro. Le prime fazioni di quelle discordie furono la ghibellina, e la guelfa, che avendo allora un capo in Bologna, da quello presero il nome de' Lambertazzi , e de' Geremei. Una catastrofe assai tra- gica preparò lo scoppio degli odii mal celati. Imelda Lambertazzi, e Bo- nifacio Geremei si amarono in onta alle diverse opinioni delle famiglie. Scoperto da' primi un secreto collo- quio degh amanti, Bonifacio rimase barbaramente trafitto di pugnale av- velenato, ed Imelda volendo salvare, a spese della propria, la vita di lui, Tolle succhiarne la ferita. Arse la comune vendetta, le contrade furono lorde di sangue civile, vinsero i Ge- remei, e dodicimila cittadini vennero proscritti co' Lambertazzi, nel 1274- Per molli anni le due parli furono •sempre alle prese, e gli esuli, soste- nuti da* romagnoli, fecero pagar ca- 1*8 a* guelfi la prima vittoria, finché BOL Bologna si sottomise al domìnio def Papi, nel Pontificato di Giovanni XXII. Clemente V, nel i3o5, avea sta- bilita la residenza Pontificia in Avi- gnone, per cui spedì in Italia suo legato, nel 1 3 06, il Cardinal Napo- leone Orsini, il quale nell'anno se- guente da Faenza si recò a Bologna per pacificare i cittadini. Ma i fio- rentini da lui puniti coli' interdetto, il calunniarono come avesse concluso un trattato pregiudicievole a Bolo- gna e suo contado, per la qual cosa i Bolognesi si sollevarono , ed assa- lito il Cardinale nell* abitazione del vescovo , con violenza atterrarono le porte, uccisero molti de' suoi fa- migliari, e slavano sul punto di tru- cidare il legato, quando accorse Ber- nardo della Polenta, governatore del- la città, che con acconcie parole dis- sipò la sedizione. Il Cardinale quin- di partì per Imola, e dopo essergli slati derubali molli preziosi arredi, fulminò colle censure gli anziani, e i rettori di Bologna, sottopose all'in- terdetto la città , e la privò dello studio pubblico, per cui molti pro- fessori e studenti passarono a Pa- dova. Dopo la morte di Clemente V , il suo successore Giovanni XXII ri- solvette, nel i332, di trasportare la corte Pontifìcia a Bologna, come più volte era slato costretto a promette- re per le istanze costanti del Cardi- nale Napoleone Orsini, bramoso che il Pontefice ritornasse in Italia ; ma non mise in opera questo suo pen- siero, perchè voleva prima veder partire per la ricuperazione di Terra santa, Filippo VI re di Francia. Quando questo Papa spedì il Cardi- nal Bertrando di Pougel, come legato apostolico a ricuperare i dominii ec- clesiastici, Bologna a'5 giugno i326, seguì r esempio delle vicine città, e BOL disgustata della tii^annide di Romeo l^epoli , poco prima distrutta con tanti sforzi dalla parte repubblicana, accolse nelle sue mura il legato, che era pure nipote del Papa. Poiché can- giatosi il governo di Milano per la morte di Maffeo Visconti signor di quella città, Virgilio Landi, autorevo- le, e primario cittadino di Piacenza, cacciato il presidio dei Visconti, diedesi a Giovanni XXII e al suo legato; il che piu' fecero Tortona, e Alessan- dria con grande strage delle truppe milanesi. Quindi è, che i Bolognesi imitando i piacentini, accolsei*o con sommo onore il legato. Per lo spazio di sedici anni pre- siedè il detto legato Pouget alla cit- tà di Bologna, ed ai 11 maggio 1 3 1 8 fu alla testa del capitolo generale de' frati minori , mediante special commissione del Papa. E volendo assicurare il possesso di quella città al Sommo Pontefice, presso la porta della Galleria, o Galliera , fabbricò un inespugnabile castello, con molte torri e mura di prodigiosa struttura ed immense fortificazioni, dicendo ai Bolognesi, che dovea tal fabbrica servire pel Pontefice, il quale era risoluto di recarsi in Italia, e fissare la sua residenza in Bologna con im- menso vantaggio ed onorificenza del- ia città. Fatto è, che il Cardinale, con quel mezzo tenne in freno la popolosa cittìi, e dominò sul popolo a proprio talento. Rimosso frattanto dal legato il vescovo Arnaldo, uni- versalmente amato , ma forse non eletto con tutte le forme canoniche al governo della chiesa, tolta a Pas- serino la città di Modena, e fissata e conchiusa una lega con Giovanni di Luxembui'go re di Boemia, il quale forse aspirava al dominio del- la Lombardia e Toscana, rimasero disgustati per sitìÈitta maniera i guelfi BOL 293 e i ghibellini, che, quantunque tra loro ostinati nemici, convennero nel- la congiui-a contro la vita del Car- dinale e del re. Frattanto mosse quei legato una furiosa guerra agh estensi , che in- vece tornò funesta e dannosa a lui. I Bolognesi stanchi dell' oppressione e provocati dagli estensi, a' 17 mar- zo i334, si levarono in rumore, ruppero le carceri, e liberati i pri- gioni, uccisero quanti francesi pote- rono aver nelle mani. Cinto d'asse- dio il cartello, residenza del Cai'di- nale , lo avrebbero inevitabilmente ucciso, se i fiorentini volati in suo soccorso, con quattro ambasciatori, e trecento cavalieri , non T avessero a forza di preghiere sottratto di mezzo a' congiurati , i quali dopo aver insultati in mille modi i fami- liari del legato, averli derid)ati ed averne manomesse le case , e dopo averne ucciso molti, spianarono la fortezza, e lasciarono partire il le- gato, a' 28 marzo. Il Cardinale re- cossi subito a Firenze, e fu ricevu- to come fosse stato lo stesso Papa. Processionalmente venne incontrato dal clero, indi per Pisa si condusse in Avignone. Ma Giovanni XXII, sentita la rivoluzione de' Bolognesi, ne provò sì profondo dolore , che cadde ammalato, e dopo quattro giorni morì in Avignone a' 4 di- cembre 1334. Gli successe Benedetto XII, il quale, per ricuperare Bologna, formò il disegno di recarsi in Italia colla corte Pontificia. A tal fine i romani gli aveano spediti ambasciatori ; ma i Cardinali, per la maggior parte fi-ancesi, assuefatti al delizioso sog- giorno di Provenza, vedendo che il Papa dopo aver manifestato in pie- no concistoro la risoluzione di ^xir- tire per Bologna, qualora i Bolo- ^94 I^OL gncsi lo volessero ricevere col dovu- to onore, avea spedito a tal uopo dei deputati, i quali niente aveano ottenuto; considerando che nel dis- togliere questo trasferimento ren- devano al re di Francia un ri- levante servigio, procurarono d'in- durre Benedetto XII con apparen- ti lagioni ad indugiare tale delibe- razione. Taddeo, o Cadeo Pepoli in- tanto ritornò a Bologna, e siccome il figlio di Romeo era morto in esi- lio, si valse delle circostanze per in- fondere terrore ne' concittadini col- l'appoggio di mercenari e truppe te- desche , farsi strada alla sovranità , che ottenne a' 28 agosto iSSy. Non avendo potuto Papa Bene- detto XII ottenere colla dolcezza la calma della città di Bologna , con una Bolla rivocò i piivilegi dell'u- niversità, ed ordinò sotto pena di sco- munica a' professori, ed agli scolari di partirsene. Perduto cos'i da Bolo- gna il principale splendore, e la sor- gente della precipua sua opulenza, i Bolognesi implorarono la clemenza del Pontefice , protestai-ono che la città, ed il territorio loix) appaiate- ne vano al temperai dominio della Chiesa, e promisero di pagare l'an- nuo censo di ottomila fiorini d'oix), e di lion ricevere mai piti Lodovi- co di Baviera, ne alcun imperatore, senza la permissione della Santa Sede. In seguito di queste promes- se, Benedetto XII levò l' interdetto, ristabilì 1' università, usando la con- discendenza di stabilire per tre an- ni governatore di Bologna il sud- detto Cadeo Pepoli. 11 governo del Pepoli fu oscula) e sanguinario, diminuì la ricchezza di Bologna, e le tolse ogni influenza. I suoi figliuoli Giovanni e Giaco- mo regnarono anch' essi , ma in mezzTo al timore e all'avvilimento. BOL Odiati da'Bolognesi si videro obbli- gati a collegarsi col conte di Iloma- gna, Ettore di Duralòrt , ch'era il primo a volerne la perdita. Di fatti mentre Giovanni si recava al cam- po, fu per tradimento fatto ariesta- re dallo stesso conte, il quale mosse intanto sopra Bologna per discac- ciarne Giacomo. Questi potè scio- gliere coir oro i fraterni lacci , ma di più duri ne strinse la patria, ven- dendola a Giovanni Visconti, arcive- scovo e signore di Milano , a' 2 5 ottobre i35o. Nell'anno appresso il Papa Cle- mente VI privò il Visconti della amministrazione spirituale, e tempo- rale di Milano, per la mentovata usurpazione di Bologna, e ricorse alle armi spirituali. Il Visconti gli domandò perdono, confessò di esse- re Bologna del sovrano Pontefice, e promise di rifare i danni, che avea cagionati. Alloia Clemente VI rin- novò r investitura di Milano al pre- lato, e gli accordò ancora quella di Bologna per dodici anni, coli' animo tributo di dodicimila fiorini d' oro. Divenuto Pontefice Innocenzo VI, per reprimere la violenza di alcuni signori d' Ittilia, e per ricuperare lo stato ecclesiastico da alcuni usurpa- to, nel i353, spedì suo legato in Italia il celebre e valoroso Cardina- le Egidio Albornoz spagnuolo, che nello spazio di cinque anni la ricu- però interamente. Fu pure legato di Bologna, ed avendo nel suo go- verno, come dice Caixlella tomo II p. 176, posto mente al gran danno recato alla cittìi per la mancanza, e per la penuria delle ac(juc, da co- stringere que' cittadini iid un lungo viaggio per la macina del grano, fece a sue spese derivare, ed inli-o- durre per lo spazio di tixj miglia , col mezzo di gran canali, un ramo BOL del fiume detto Reno. Fra i luoghi pii da lui fondati, evvi in Bologna il rinomato collegio reale Albornoz, o degli spagnuoli , per ventiquattro giovani di sua nazione. Il partito dello Scacchiere (che così chiama vasi dallo stemma dei Pejx)li ) non lasciò d' esser potente in Bologna sotto il dominio de' Vi- sconti, e se ne disputarono ben pre- sto il primato Nanne Gozzadini ^ e Giovanni Bentivoglio, che si faceva discendere da un figliuolo naturale, avuto dal re Enzio nella prigionia di Bologna. Intanto avendo Grego- rio XI restituita, nel iSyy, la Pon- tificia residenza in Pvoma, con gran giubilo degl' italiani ; sotto Urbano VI napoletano, «che gli succedette, nel iSyB, i Cardinali francesi, i qua- li bramavano far ritorno in Avigno- ne, a' 30 settembi'e dello stesso an- no, elessei-o V antipapa Clemente VII di Ginevra, die fissò la sua sede in Avignone, e die' principio al fatale scisma, che per • cinquantaun* anno lacerò la Chiesa , e divise i popoli nell'ubbidienza. Nel 1379, ^ Bolo- gnesi scossero il giogo Papale, e l'an- tipapa servendosi di questa ci incostan- za, procurò di guadagnarli; ma gli fu risposto, che volevano mantener- si neir ubbidienza sempre presta- ta ad Urbano VI, finché non fosse decisa la causa come si ha dal Sigo- nio, de Reh. Ital. \\h. 3 in Phil. Caraf. Ad Urbano VI successe Bonifacio IX, il quale concedette nel 1 392 va- rie città in vicariati al magistmto di Bologna per venticinque anni, coir obbligo di contribuire alla San- ta Sede cinque mila scudi d'oro, per- chè avea confessato con pubblico istromento, che alla Chiesa Roma- na non solo apparteneva la città di Bologna, ma aUresV quelle d'Imola, BOL tì9^ e di Massa do' I^ombaidi , le cjuali appunto furono le città accordale in amministiTizione. In questo temjx) continuando in Bologna le gare fra' piìi possenti cit- tadini, a'28 marao i4oi, il suddet- to Giovanni Bentivoglio fu acclama- to signore ; ma nel seguente anno i*otto dall' esercito di Galeazzo Vi- sconti a Casalecchio, fu punito dal- le sue ribellate genti. Poco dopo, nel i4o4> Papa Innocenzo VII creò legato nella provincia di Bologna , nell'esarcato di Ravenna, e nelle città di Ferrai^a e Rimini, il Caixli- nal Cossa , o Coscia con oixline di far uso di tutta la foi-za del suo zelo, e di tutta la destrezza sua per richiamare all' ubbidienza della San- ta Sede , tutte le città , e terre si- tuate nelV ampiezza di quelle pi^o- vincie, eh* erano state usurpate dal- l' altrui violenza, singolarmente Bo- logna. Nondimeno, correndo l' anno i4o5, Alberico Barbiano, contestabi- le di Napoli, e feudatario della San- ta Sede , mancando alla piX)messa fedeltà, occupò improvvisamente al^ cune teri*e nel territorio di Bologna, e pi*ocurò di fare lo stesso sulla cit- tà. Innocenzo VII per reprimere la insolenza del contestabile, a' 26 giu- gnOy scrisse a tutti i governatori del- lo stato ecclesiastico, ordinando loro, sotto pena di scomunica, e. privazio- ne di tutti i beni , che nessuno gli desse aiuto, o favore di sorte al- cuna , e che al primo avviso del Caixiinal legato, prendessero le armi contro di lui per soggiogarlo. Per morte d' Innocenzo VII, fu creato Gregorio XU, il quale per ridurre l'antipapa Benedetto XIII ( in Avignone succeduto a Clemente VII) a por fine al tremendo scLs- ma, piomise dì non creare Cardinali. Ma avendone ittvecc.innabati alcuni a 296 BOL tal dignità, disgustò siffattamente i Cardinali vecchi, che, recandosi a Pisa, vi celebrarono un conciliabolo, insieme a quelli dell' ubbidienza di Avignone. Frattanto, nel i4o8, men- tre Gregorio XII da Lucca si reca- va nella Marca, fu avvertito, che il -Cardinal Coscia legato di Bologna si era messo in aguato per sorpren- derlo. Andò quindi a Siena, ove pri- ,vò il Cardinale di quella legazione, che piuttosto una tirannia doveva chiamarsi si pei' le grandi malvagi- tà da lui comesse verso la sede apostolica; sì coli' indurre i Bologne- si a dichiarare dover Gregorio XII essere abbandonato da tutti , e pu- nito dalla Chiesa come propagatore di uno scisma; ed anche per aver pub- blicamente abbruciato quattrocento delle sue Bolle, e per essere partito da Bologna con cinquecento cavalli , e molta gente armata a piedi, per intimo- rire il Papa e costringerlo a ritirarsi. Aggiunge monsignor Becchetti , nel tomo II della Storia degli ultimi quattro secoli della Chiesa p. 268, di aver il Cardinal Cossa usurpato altresì il vescovato di Bologna ; ed il Sigonio, de' vescovi di Bologna p. 46 1 , dice, che avea venduto i fondi del collegio gregoriano , dandoli alla fa- zione dello Scacchiere , o Scaccar- di y contraria ed emula della Mal- traversa, nonché alienato il fondo, ed i materiali apparecchiati per la fab- brica della chiesa di s. Petronio. Eletto nel concilio di Pisa, contro Gregorio XII e Benedetto XIII, il Papa Alessandro V, nel i4o9j que- sti restituì al Cossa la legazione di Bologna, con quella della Marca, insieme alla presidenza di alcune al- tre Provincie. Anzi, volendo recarsi a Roma, cedette alle preghiere del Cardinal Cossa , e si mise in viag- gio per Bologna. Appena vi fu ar- BOL rivato, cadde infermo, e finì di "vì- vere la notte de' 3 maggio i4io, per un cristiere attossicato, con sos- petto sopra il Cardinale medesimo. Fu sepolto quel Pontefice nella chiesa de' francescani conventuali^ al cui Ordine avea appartenuto, colle iscrizioni, che leggonsi presso il p. Giacobbe p. 11. Vacò la s. Chiesa dodici giorni, e adunatisi sedici Cardinali in con- clave, nella grandissima sala del pa- lazzo del podestà, costruito nel 1201 con portico, meno la facciata eh' è del secolo XV, luogo famoso per la prigionia e morte del re Enzio, ai 17 maggio 14 IO, vi fu eletto Pon- tefice il Cardinal Baldassare Cossa, o Coscia, napoletano, legato della stessa città , col nome di Giovanni XXIII, benché fossero viventi Gre- gorio XII, e l'antipapa. A' 24 dello stesso mese fu ordinato prete dal Cardinale vescovo d' Ostia , e nel giorno seguente , eh' era domenica , fu consacrato nella basilica di san Petronio, e quindi coronato dal Car- dinal Brancacci. Teodorico di Niemo, che terminò la sua storia con tal funzione , dice nel libro III, capo ultimo, che Giovanni XXIII fu elet- to ad istanza di Lodovico d' Angiò, il quale lo investì poscia del regno di Napoli. Il Bergamense, lib. XIV, il Lenglet, nel tomo Vili p. i dei principii della storia , ed altri, scris- sero essersi da sé stesso dichiarato Pontefice, e che i Cardinali per pau- ra non osarono contraddirlo. Certo è che lo Spondano, all'anno i4io, si fa meraviglia della sua elezione, pel modo come avea governata Bo- logna, e vissuto mondanamente. In- tanto trovandosi Roma in pericolo di esser presa da Ladislao competi- tore dell' Angiò, Giovanni XXIIl ri- solvette, nel i4u, di pai-lire da Bo- BOL logna , e giunse a Roma agli 1 1 aprile. Dipoi , nel 1 4 ^ 3 , Ladislao con im esercito ben corredato si avvici- nò a Roma, e costrinse il Papa a fuggile, onde nel principio di qua- resima ritornò a Bologna, errando quindi per le città lombarde; ed in seguito per le premure dell'impe- ratore Sigismondo dirette a termi- nare lo scisma, convenne egli sulla celebrazione del concilio di Costanza, ove però fu deposto dal Pontificato, come Benedetto XIII dall'antipapa- to, avendovi generosamente rinunzia- to Gregorio XII. Nel medesimo con- cilio, colla elezione di Martino V, accaduta agli 1 1 novembre 1 4 1 7» fu estinto lo scisma, e l Italia respirò dalle sciagure sofferte. Recandosi Martino V da Costan- za in Italia, nel 14^95 agli 8 feb- braio giunse a Ferrara; indi chia- mandosi offeso da' Bolognesi, che nel gennaio i/^iG, mentre si celebrava il concilio, si erano sottratti dall'ubbi- dienza della Santa Sede, non volle recarsi a Bologna, e per Firenze an- dò a Roma. In tal tempo Bologna soggiacque all'influenza delle fazioni. JXel i/\.i5, vi ritornò dall'esilio An- tonio Ben li voglio, figlio del summen- tovato Giovanni ; ma triste fu ezian- dio il suo fine, perchè insieme a Tommaso Zambeccari, altro potente cittadino, fu per sospetti politici de- capitato per ordine del Pontefice Eu- genio IV, che da Cardinale era sta- to fatto da Martino V legato della città. Nell'anno i435, tornarono i Bo- lognesi air ubbidienza di Eugenio IV, e con pubblica scrittura gli re- stituirono la signoria della città , e pertinenze. Quindi nell'anno seguen- te, Eugenio IV, a' 1 8 aprile, da Fi- lenze passò a Bologna, ove giunse BOL 297 ai 2 1 dello stesso mese, come si ha dal Biondo, decad. Ili, lib. VI, e dai Rinaldi a tale anno. Nel 14^7 Eu- genio IV tornò a Bologna, nella qual città nel primo di ottobre, ordinò che il concilio di Basilea, divenuto conciliabolo, si trasferisse a Firenze, ove egli stesso lo celebrò, colla riu- nione de' greci, la cui bolla, data ai 6 luglio 1439, conservasi, insieme ad altri preziosi monumenti, nell'archi- vio del palazzo del podestà di Bo- logna. Morto Eugenio IV, a' 6 marzo i447) fi^i eletto Nicolò V, Parentu- cellij di Sarzana, il quale di dodi- ci anni passò in Bologna a studia- re le lettere, e poscia fu ricevu- to dal Cardinal vescovo, b. Nicolò Albergati, per suo familiare, e fatto canonico di Bologna, indi nel i444> fu dato da Eugenio IV in successore allo stesso Albergati; finalmente venne creato Cardinale, per cui venne chia- mato il Cardinal di Bologna. Dive- nuto Papa, in memoria del suo be- nefattore, ne prese il nome, anche per avergli predetto il triregno. Grato Nicolò V a' Bolognesi, ai 2 3 marzo dell'anno i447) sostituì alla sede di Bologna Giovanni Poggi ca- nonico e cittadino Bolognese, per sod- disfaie al desiderio del capitolo, che aver voleva a vescovo uno del pro- prio corpo. A quel vescovo concesse il Papa, con bolla degli 1 1 maggio, il privilegio di giudicare tutte le cause dei Bolognesi. E per dimo- strare maggiormente il suo amo- re verso i cittadini , oltre alle be- nificenze, che ad altri usò per tutto il suo Pontificato, con bolla de' 5 dicembre dello stesso anno i447, concesse in feudo a Luigi Ma- rescotti la torre , che chiamasi del- l' Uccellino. Morto poco dopo in Roma il vescovo Poggi, il Papa eles- 298 BOL se in vece di lui Filippo Calandrini, suo IVatcUo uterino, avvisandone il clero con letteia de' 1 8 dicembre , nonché la città ed il popolo Bolo- gnese con aitila lettera de' 2 gennaio 1 44^j J^^l fii^e del quale creò ezian- dio Cardinale il Calandrini. Finalmente, a' 5 marzo del i45o, Nicolò V vendicò l' onore de' Bolo- gnesi accusati di ribellione, dichiaran- doli sudditi fedeli della Piomana Chie- sa , riducendo a mighor forma il senato de' Quaranta , ossia riforma- tori della città , e destinandovi per legato, il 1 1 febbraio, il celebre Car- dinal Bessarione , insigne letterato greco , come riporta Girolamo Bor- selli, B onori. Qxino i45o, presso il Muratori, Script, rer. Ital. t. XXIII, pag. 885. Nel Pontificato di Eugenio IV, Ni- colò Piccinini avea occupato Bologna colle truppe milanesi^el duca Filippo Maria Visconti, e richiamato Anni- bale BentivogHo, il pose alla testa del governo, sebbene indi a poco lo facesse prigione. Ma liberato da' suoi aderenti, commosse il popolo Bolo- gnese a sollevarsi contro i Viscon- tiani, e di nuovo ridusse in sue ma- ni la somma delle cose. Ucciso però per congiura dai Canedoli, e dai Ghi- silieri suoi concittadini , le famiglie de' rei vennero a furia di popolo sterminate, cosicché a stento se ne salvarono gli avanzi presso l'esercito milanese. L'aiìèzionc pei Bentivoglio fu tale nei Bolognesi, che essendo rimasto solo un fanciullo, figlio di Annibale, incapace di regno, gli oc- chi di tutti si rivolsero sopra un cer- to Santo, figliuolo di Angelo Casceso de Poppi, eh' ei'a impiegato a Firenze nel lanificio, e che riputavasi figlio naturale di Ercole Bentivoglio , ed a lui si offri il governo. Questi giu- stificò colla temperanza del dominio BOL la scelta , e giovandosi dell' amore del popolo , e della protezione del Papa, lasciò, dopo sedici anni di ot- timo esempio, la signoria a Giovan- ni Il fatto adulto, il quale avea sem- pre dimostrato amor di patria. Ebbe costui un lungo regno di quasi nove lustri, contrassegnato ben- sì da misure di dispotismo, e da sanguinose vendette , ma distinto pei* la magnificenza, e per l'amore alle scienze, ed alle lettere, quale lo descrive il conte Gio. Gozzadini , nelle Memorie per la vita di Gio- vanni II Bentivoglio^ Bologna 1 889. I Malvezzi preponderanti tentarono di levare ai Bentivoglio il primato, e ridonare l' indipendenza alla pa- tria; ma la congiura fu dissipata, colla crudele carni ficina di tutti quelU, che avesseix) un tal cognome, meno i pochi, che fuggirono. Recandosi nell' anno i^5^ , il Pontefice Pio II a Mantova per combinare la guerra contilo i tur- chi , partito da Firenze a' 5 maggio, arrivò a Bologna a' 9 , dove fu ac- colto con pompa solenne, e portato in sedia gestatoria da' principali si- gnori della città. A' i5 dello stesso mese pix)segui il viaggio per Man- tova, dove nel congresso di tutto il mondo cristiano, anche i Bolognesi pinomi seix) soccorsi per fi"enarc la potenza formidabile del comune ne- mico. Terminato il congresso, nel gennaio del 1460, Pio II se ne partì, e ripassando per Bologna, fu tmttato con pari venerazione e magnificenza. Celebrando, nel r47^> ^'^^^^ ^^ l'anno santo del giubileo, sicaìme in Roma vi fu poco concoi-so di pelle- grini per timore della guerra , e per la mala sicurezza delle stiade, quel l^onteiìce pose il giubileo an- che alla città di Bologna, dal primo BOL di maggio sino al fine dell' ai^Ji<>» deputandovi quattro chiese pei* lu- crarne le intlulgenze, invece di (juelle di Roma. Il Cardinal Giuliano della Rovere, nipote del suddetto Sisto IV, fatto nel 1484, da Innocenzo Vili vescovo di Bologna, nel i5o3, fu assunto al triregno col nome di Giulio IL Questo gran Pontefice, vindice delle ragioni della Santa Sede, ricuperò ad essa tutte le città a lei tolte, e nel i5o4, domandò Bologna ad An- nibale di Giovanni II Bentivoglio. Ma non effettuandosi la restituzione, il Pontefice parti a quella volta da Roma, a' 23 agosto i5o6, preceduto dalla ss. Eucaristia, secondo 1' uso de'Papi ne' viaggi. Al giungere del- l' esercito ecclesiastico, che si accam- pò presso la città, ed alla nuova del- l'arrivo del Pontefice, il Bentivoglio ritirossi a Milano a' 2 novembre. Per lo che Giulio II, senza la forza delle ai'mi, entrò gloriosamente in Bologna, a' 20 dello stesso mese, passando sotto tredici archi trionfali per lui eretti. Dimorando in Bolo- gna, a' 14 gennaio iSoy, fece la terza promozione di tre CaixiìnaU francesi. De la Tremoglie, de Prie, e d'Amboise, non che del celebre spagnuolo Ximenes : indi a' 22 feb- braio s'avviò alla volta di Roma, comunque Paride de Grassis, nel suo Diario pag. 146, scriva essersi av- viato a' 20 dello stesso mese. Annibale II Bentivoglio, ed Er- mete suo fratello furono , nel 1 5 1 1 , richiamati da' Bolognesi a dominare; ma nel seguente anno, dopo la bat- taglia vinta da' francesi a Ravenna, dovettero per la cangiata politica, a' I o giugno , capitolar di nuovo , ed assoggettarsi stabilmente al Papa. Imperocché ritirandosi Giulio II dal- la lega di Cambrai con sommo BOL 299 rammarico de' fi*ancesi, essi gli si rivoltarono contro, per cui vennero da lui scomunicati. Alfine di meglio attendere a questa guerra, Giulio II, nel i5io, era passato nuovamente a Bologna, la quale nel i5i i insie- me a Ferrara, per la rotta ricevuta dalla sua armata, cadde nel potere dei nemici, e sarebbe caduto pii- gione anche il Papa colla corte, se il maresciallo di Chaumont, indotto da' Bentivoglio a sorprenderlo in Bologna, non avesse differito al gior- no seguente l' ingresso , onde Giulio II, col soccorso degli spagnuoli, potè deludere il colpo del francese co- mandante, il quale rimproverato in Francia di tal indugio, ne morì di cordoglio. Evitato inoltre da Giulio II un aguato tesogli dal cavaliere Bayard , a' i o giugno, s' impadi-onì per sempre di Bologna, ritirandosi i Bentivoglio a Ferram ed a Man- tova. Il Pontefice, nel ricevere la sommessione de' Bolognesi , confermò loro i privilegi concessi da Nicolò V, fra'quali di essere decorato del tito- lo di senatore il primo magistrato municipale, e d' indi in poi volle che vi fosse la permanente residenza di un Cardinal legato , oltre a di- verse altre prerogative conservate ai cittadini. Nel Pontificato di Leone X, già Cardinal legato di Bologna, sah al limono di Francia Francesco I. Que- sti si volle pacificare colla Santa Se- de, e convenne di celebrai-e un con- gresso in Bologna. Fu primo il ]*a- pa, nel i5i5, a poi-si in viaggio, accompagnato da dieciotto (^aMinali, da molti principi, e da tutta la cu- ria romana. Da Fii*enze, a' 3 dicem- bre, s'avviò per Bologna, ed i cit- tadini per una disJinzione mal inte- sa gì' inviarono incontro un magni- fico baldaccliino, ed alti-o meno rie- 3oo BOL co pel ss. Sacramento che lo pre- cedeva. Ma Leone X, destinatoci ma- gnifico pel Santissimo, per se riten- ne r altro. Entrato in Bologna a' 5 dicembre nominò due Cardinali per ricevere ai confini dello stato eccle- siastico il re di Francia, e quattro prelati per incontrarlo a Mantova. Frattanto venti Cardinali aspettaro- no il re fuori di Bologna, e fi'a gli applausi lo condussero ad alloggiare nel palazzo del Papa , che ricevette Francesco I in concistoro. Nella messa solenne, che Leone celebrò, il re gli rese tutti i religiosi omaggi, e ricevette co' suoi francesi 1' assolu- zione dalle censure. Composte le co- se di questo congresso, del quale lo Spondano tratta a lungo all' anno i5i5, si abrogò la famosa Pram- matica Sanzione ( J^edi ) sostituen- dosi il Concordato ( Vedi) fra loro convenuto; e dopo avere Leone X, a' i4 dicembre, creato Cardinale il Boyssi, ad istanza del re, partì per Roma ove giimse a' iB febbraio i5i6. Le amare vicende della guerra fra l'imperatore Carlo V, è Papa Clemente VII, ed il fatai sacco di Roma del i52 7, fecero stabilire ad ambedue, che la pace si sarebbe da loro conchiusa a Bologna. Partì il Papa da Roma, nel i529 a' 7 ot- tobre, e giunse in Bologna a'2 3, ove arrivò pure Carlo V a' 5 novembre. Questi visitò fino a sette volte il Pontefice, che gli rese tre visite, es- sendo ambedue alloggiati nel palaz- zo del legato, e degli anziani. Fat- tasi nel congresso la pace tra Carlo V, i veneziani, i duchi di Mantova, Milano, e Savoia, si avea concerta- to di andar a Roma per la funzio- ne della coronazione colla corona fer- rea, ed imperiale, secondo il rito. Ma sopravvenute dalla , Germania forti BOL urgenze, che chiamavano colà l'augu- sto, fece egli istanza di ricevere piut- tosto le due corone in Bologna, al- la qual cosa il Papa acconsentì di buon grado. Nel giorno adunque de' 22 feb- braio i53o, nella cappella del pa- lazzo Pontificio, come re del regno longobardico od Italico, ricevette l'im- peratore dalle mani di Clemente VII la corona feriea : nella festa poi di s. Mattia si celebrò solennemente nel va- sto tempio di s. Petronio la funzione della coronazione. Acciocché potes- se essere osservato l' antico costume di ammettere fra i canonici della cap- pella di s. Maria inter diias turres, già adiacente alla basilica vaticana, il nuovo eletto imperatore innanzi che fosse coronato , si eresse in tale circostanza presso la basilica di san Petronio una magnifica cappella, co- me attesta il ceremonicre Martinelli, presso il Gattico, Acta Caereni. Terminata la funzione, Carlo V tenne la staffa, e addestrò il caval- lo, su cui era montato Clemente VII, col seguito delle due corti. In tal modo con sontuosa magnificenza e pompa, si fece la gran cavalcata in forma di trionfo per la città di Bologna , siccome più a minuto si può leggere all' articolo Cavalcate. Della città di Bologna intervenneix) i gonfalonieri, il podestà, il gonfalo- niere di giustizia col gran vessillo , alcuni cittadini per sostenere le aste del baldacchino del ss. Sacramento, ed i senatori bolognesi del numero de'Quaranta, che sostenevano le aste del baldacchino all' imperatore. Mentre Clemente VII dimorava in Bologna, a' 19 marzo i53o, ele- vò al Cardinalato Tournon , Closs, Chalant, Loaisa, confessore di Car- lo V, e Zuuiga. Ritornato però nel- l'auno i533, per incontrare la se- BOL conda volta l'imperatore, che dalia Germania passava nella Spagna, ai i8 febbraio, approvò ivi l'Ordine de* barnabiti , ed a* r 9 febbraio vi promulgò la sua duodecima promo- zione Cardinalizia, elevando alla por- pora Stefano Merini, per compiace- re lo stesso Carlo V, e Giovanni di Orleans, per compiacere France- sco I. Succeduto, nel i534 a Clemente VII, Papa Paolo ITI, subito si mo- strò amorevole il nuovo Pontefice colla città di Bologna, istituendovi, agli II luglio 1 535, il tribunale di Rota bolognese [V. Uditori di Ro- ta Romana) , dove si parla degli individui bolognesi, che per privile- gio ne fanno parte. Correndo l'anno i543, e venuto in cognizione Paolo III, che Carlo V avea deliberato scendere con un esercito in Itaha affine di vendicarsi de' francesi, partì da Roma per dis- suaderlo. E di fatto dopo essersi in- sieme abboccati a Brusseto, il Pa- pa si recò a Bologna a solenniz- zare la festa de' santi Pietro e Pao- lo , come racconta il Giovio, Hist. lib. 43. Mentre celebravasi il concilio ge- nerale in Trento (proseguito fino all' Vili sessione agh 1 1 marzo i547), informato Paolo III della strage, che faceva l'epidemia ne'congregati, mal- grado la ripugnanza di Carlo V, lo trasferì in Bologna. Ivi si tennero le sessioni IX e X nello stesso palazzo Bevilacqua, in cui Leone X e Fran- cesco I aveano stipulato il concor- dato. Il vescovo di Bologna Alessan- dro Campeggi, nato in questa città, ebbe 1' onore di accogliere, e riceve- re in propria casa i padri di quel- r augusto consesso, tra'quah si tro- varono quattro vescovi della famigha Campeggi, cioè di Feltre, Grosseto, BOL 30 1 Maiorca e Parenzo. Assai contribuì questo degno pastore ad abbellire ed ornare la basilica di s. Petronio, collocando suH' altare principale una magnifica tribuna. Fu per opera di lui, che introdotti vennero in Bologna i padri della compagnia di Gesù, ai quali diedesi la chiesa di s. Maria della Purificazione; chiesa, nella qua- le, nel 1 2 1 8, fu accolto il fondatole dell' Ordine de' predicatori san Do- menico, in uno a' suoi compagni. Benemerito in fine si rese lo stesso vescovo Campeggi verso i cappucci- ni, i francescani e gli agostiniani ; pei quali meriti da Giulio III nel i55i venne creato Cardinale. A' 1 3 maggio, 1572, essendo crea- to Sommo Pontefice Gregorio Xlll, Buoncompagno , bolognese , la città di Bologna decretò, che ogni anno in tal giorno si facesse la corsa dei cavalli, e gli fosse eretta una statua di bronzo, nel palazzo pubblico, col- r iscrizione, che il Vittorelli riporta nelle Addizioni al Ciacconìo, tomo IV col. 7. In questo palazzo, situa- to nella piazza maggiore, già dei Primicierij ed ora palazzo Pontifi- cio, innanzi la famosa scala del Bra- mante, sino al 1797, la detta statua di bronzo rappresentava Gregorio XII f, ma dipoi surrogato il pasto- rale e la mitra al triregno , fu inaugui'ata a s. Petronio. Neil' anno i582, a' IO dicembre, questo som- mo Pontefice, per illustrare la sede episcopale della sua patria , coli' au- torità della costituzione 14^5 Uni- versi j che si legge nel Bollar. Rom. tomo IV, parte IV, p. 20, la eres- se in arcivescovato, come quella, che oltre s. Zama, era stata decorata da nove santi canonizzati. Assegnolle per suffraganee le chiese di Parma, Piacenza, Reggio, Modena, Imola, Cervia e Crema ; di che i Bologne- 5o* BOL si si mostrarono gmtissimi. Ora per altro le chiese sutFragonee alla l)o- lognese sono soltanto Modena, Ptcg- gio di Modena, Carpi e Crema. Vigeva in Bologna cpialchc avan- zo delle antiche fazioni, quando Si- sto V fu assunto al Papato , nel 1 585. Egli però colla sua fermezza, e col suo vigore, vi pose rimedio. A Giovanni IV'poli, uno de' piti illustri e ricchi cavalieri di Bologna, come l'i bel le e reo di lesa maestà , mal- grado la protezione de' Bentl voglio e del duca di Ferrara, fu troncata la testa; pel quale esempio atterriti i Bolognesi, si vide ritornare la calma. I*er dimostrare poi Sisto V come deb- l)a essere distribuita la giustizia , creò Cardinale il fratello Guido Pepoli, e perseguitò i Malvezzi, fazione con- traria ai Pepoli, e nociva alla pro- vincia. Se non che rifugiatisi fret- tolosamente in Firenze , salvarono anche Pirro, che era stato dichiara- to reo di morte, per aver fatto uc- cidere Bartolomeo Bolognetti , uno de' cittadini più cospicui. Restituita in tal guisa a Bologna la tranquillità, pensò Sisto V a de- corarla in una particolar maniera. Avea egli, mentre era Cardinale, fon- dato colla spesa di ottomila scudi una scuola pubblica in Montalto. Divenuto Pontefice, e trovando che Gregorio XIII avea comperato in Bologna certe case de' Zambeccari per settantamila scudi d'oro coU'ani- mo di fondarvi un collegio pei te- deschi , vi eresse invece un collegio per venticinque secolari di Montalto sua patria , e di altri luoghi della Marca , come rilevasi dalla costitu- zione LXVI, Caihedrani i nìU tanti. <;, data a' 7 ottobre i586, Bull. Rom. tomo IV, part. IV, p. 254- Ma pri- ma che questo fosse terminato ap- plicategli le rendite di diversi prio- BOL rati e bencfizii , per la somma di trentamila scudi annui , lo trasferì al priorato agostiniano di s. Anto- nio, ed eretto ivi un ampio collegio, in favore di e^so pubblicò nel 1 588, la costituzione CXXXVI, Inter c(c- ?pr^.9j emanata a' 17 settembre, loco citato, tomo V, part. I, p. 29. Sta- bilì con essa dover in cpiel colle- gio essere istruiti cinquanta giova- ni, otto de' quali venissero esser scelti da qualunque luogo ad arbi- trio del protettore , otto fossero di Montalto (nome che prese il collegio), tre da Fermo, tre da Ascoli, tre da Camerino, e gli altri due per ognuna delle comunità d' OfTida , di Bipa , di Montclparo, di Montefiore, di s. Vittoria, di Porchia, di Montenove, di Patrignone, di Montemonaco, di Grotta a mare , luogo ove nacque Sisto V, di Castignano, di Force e di Cusignano, tutte nella Maica. Do- tò Sisto V questo collegio di congrui alimenti alla somma di ti-emila sei cento scudi d'oro in tanti bencfizii, e di singolari grazie, e Io esentò da gabelle, dalla giurisdizione dell'arci- vescovo, del legato e d' altri giu- dici. Deputò il suo pronipote Car- dinal Alessandro di Montalto a pro- tettore del medesimo , e dopo lui un altro Cardinale di questa fami- glia, e, dove non ce ne fossero, il Cardinale più antico della Marca , ed in mancanza pure di esso, uno prescelto dal collegio. Dipoi Urbano Vili colla bolla 688, a' io dicem- bre 1641, ridusse i suddetti colle- giali a soli trenta. Godendo il i-eggi mento di Bolo- gna l'onorificen/a di avere un suo ambasciatore in Roma presso il Som- mo Pontefice , volendo Clemente Vili concedere, nel 1599, egual pre- rogativa a Ferrara, per evitar l'eti- chella fra' due ambasciatori , stabilì BOL che intervenissero alternativamente alle cappelle e funzioni. Questo am- basciatore durò sino alle ultime vi- cende del secolo XVIII. Alle cap- pelle e funzioni erano invitati dai cursore: in cappella sedevano in un banchetto dopo i Cardinali dia- coni , andavano nelle processioni e cavalcate dopo i conservatori di Ro- ma, e dopo questi ricevevano la pace, e la comunione dal Papa, al quale talvolta davano l' acqua alle mani, e sostenevano lo strascico del manto, ec. Di questi ambasciatori di Bologna tratta a lungo France- sco Cancellieri nelle sue opere, pre- cipuamente nelle Notìzie istoriche della chiesa de" ss. Gio. e Petronio de Bolognesi in Roma, stampate in Bologna, nel 1823, in cui riporta la pompa funebre, e gli onori, che ad essi lendevansi se morivano in Roma. Oltre il Cancellieri, il Piaz- za nelle sue Opere pie di Ro- ma , pag. 583 , tratta della Con- fraternita della nazione Bolognese, la quale veste sacchi bianchi colle inse- gne d'una croce rossa, sopra tre monti di egual colore, e l'insegna di s. Gio. Battista, ed inoltre dice che venne isti- tuita nel 1575 sotto Gregorio XIII in s. Gio. in Colavita, che poi si trasferì in s. Tommaso della Cate- na, indi dichiarata arciconfraternita. Nel 1621 Bologna ebbe la con- solazione di veder esaltato alla cat- tedra di s. Pietro il Cardinal Ales- sandro Ludovisi suo cittadino e pa- store, che prese il nome di Grego- rio XV. Urbano Vili, che gli suc- cesse, per meglio difendere i confini dello stato della Chiesa, fra Mode- na e Bologna, nel 1626, costrusse una bella fortezza, che dal Pontifi- cio suo nome fu chiamata Forte Urbano. Il Bolognese nelle guerre della successione di Spagna ti a l' im- BOL 3o3 peratore Giuseppe I e Filippo V re di Spagna, fu soggetto alle con- seguenze di esse , particolarmente nel 1706, in cui i tedeschi ebbero ad occuparlo in parte. Ma il Papa Clemente XI rivolto all' equità del- l' imperatore , e del principe Euge- nio, nel febbraio del seguente anno, ottenne di aver libero il territorio. Dimorando, nel 17 12, in Bologna il principe Federico Augusto, primo- genito del re di Polonia, duca di Sas- sonia, Clemente XI, Albani, il fece ammaestrare dal p. Salerno gesuita, poi Cardinale, e l' indusse a' 1 2 no- vembre ad abiurare il luteranismo nelle mani del Cardinal Casoni le* gato. Assai fu benemerito questo Pontefice a Bologna ; ne approvò , nel 1 7 1 1 , 1' accademia de' pittori , scultori ed architetti, erettavi dai riformatori dello stato libero della città, e che prese appunto il nome di Clementina, confermò a' 12 giu- gno 1715, le costituzioni dell'istitu- to delle scienze fondato dal bene- merito Ferdinando Marsigli , e ad esso unì l' accademia degl' Inquieti, che arriccili di privilegi , come à può vedere all' articolo Accademie. Dipoi Clemente XII, Corsini, a- vendo prestato quarantacinque mi- la scudi ai Bolognesi, nel 1736 , ne assegnò venticinque mila per im- pedir le alluvioni del territorio Bo- lognese, due mila pel seminario , e diecimila ne stabilì alla suddetta ac- cademia , la quale a perpetua me- moria del benefìzio eresse una sta- tua al generoso Pontefice nella sua gran sala. Nel 1740 la gloria di Bologna giunse al più alto punto, poiché Pro- spero Lambertini, Cardinal arcivesco- vo della sua patria, figlio di Mar- cello senatore della città, e discen- dente dall'antica famiglia, che fiorì 3o4 BOL in Bologna sino dal 976, fu innal- zato al trono del vaticano col no- me di Benedetto XIV. F. Benedet- to XIV. Il solo suo nome ecjuivale al più splendido elogio. Amorevole colia patria e colla diocesi , la go- vernò pure nel Pontificato col mezzo prima di monsignor Scarselli , che a' 2 ottobre fece vescovo in parti- bus di Menico, e suo suffraganeo , indi ad esso surrogò l'altro concit- tadino Malvezzi, che poscia creò Car- dinale. Nel 1 745 , col breve Jam dii- dum ^ de' 20 aprile, Bull. Magri. tom. XIX, p. i4i, diretto a' cano- nici della sua metropolitana, Bene- detto XIV mandò loro in dono il corpo di s. Proco martire , trovato a' 9 maggio 1737 nel cimitero di s. Trasone nella via Salara , ed ai i4 febbraio 1749? confermò il de- creto del senato di Bologna , che negli atti pubblici dava al reggimento il titolo d' illustrissimo ed eccelso. Nel 1751, ad esempio di Gregorio XIII, mandò alla sua patria la Ro- sa d' oro benedetta , accompagnan- dola coir eruditissimo breve Quarta verleiitisj dato a' 24 marzo. Final- mente compì l'edificio della catte- drale, vi eresse accanto il seminario, Je donò un vago paliotto d'argento con sei candellieri e croce simili, la- vorati con finitissimo gusto, e, sen- za mentovar tutte le beneficenze di cui fu largo con Bologna , arricchì il suo istituto, e la biblioteca. A questo istituto Filippo Monti Bolo- gnese da lui creato Cardinale, la- .sciò la propria libreria doviziosa di dodicimila rari volumi , e la qua- dreria colla serie di que' Cardinali, che da Alessandro III fino a Bene- detto XIV si erano resi celebri, o per dottrina, o per santità, o per cariche, col rispettivo elogio sotto a BOL ciascuno, che per la maggior par- te poi pubblicò con isplendida e- dizione . Aggiungeremo poi , che sotto al Tegno Italico, aboHto l'i- stituto , i musei e la bibliote- ca furono dati all' università , in- sieme al palazzo ove risiedeva ; ma divenuto Pontefice, nel 1829, Pio Vili, Casti glioni y di Cingoli, memore di essere stato allevato nel collegio Montalto, ripristinò l' istitu- to di Bologna colle stesse regole stabilite da Benedetto XIV per le scienze, dacché in quanto alle belle arti, era già stato ripristinato da Pio VII coir accademia Pontificia, Finalmente il regnante Gregorio XVI, oltre ad alcuni tratti di benevolen- za, concesse a tutti gli accademici dell' istituto delle scienze, il distinti- vo di portare nelle adunanze solenni una medagha d'oro colla sua effigie. Anche, nel 1782, Bologna ebbe la rehgiosa soddisfazione di acco- gliere Pio VI fra le sue mura quando recavasi a Vienna. Vi giunse egli ai 7 marzo , e ricevette da' Bolognesi le più distinte e cordiali dimostra- zioni in mezzo a numeroso popolo accorso da tutte le parti , al segno che volendo ognuno accostarsi per toccargli le vesti, alle guardie, che si sforzavano di allontanarlo, il Pa- pa andava ripetendo con s. Marco: Lasciate che i miei figli si avvici- nino, non li respingete. Ivi trovò per rendergli omaggio d. Ferdinan- do I, duca di Parma, ed ivi il Pon- tefice smontò ai domenicani fra il suono delle campane, e lo sparo dei cannoni, ricevuto sulla porta della chiesa dal legato Cardinal Boncom- pagni, dal Cardinal Giovanetti ca- maldolese , arcivescovo , dal prelato vice legato, dal gonfaloniere, dagli anziani, dal reggimento, del capito- lo, tanto della cattedi'ale, che di s. BOL Petronio, dal clero, dal magistrato ec. Tutti gli ammise ad udienza , dopo aver data loro la benedizione col santissimo Sacramento , ed ai 9 marzo nella stessa chiesa magni- fica ed oltre modo ornata, in cui si venera il corpo di s. Domenico fon- datore de' predicatori , ascoltò la messa all' altare di quel santo ; si recò di poi al palazzo pubblico , avendo orato altresì nella cappella di s. Maria Liberatrice, e diede dal- la loggia degli anziani solennemente l'apostolica benedizione. Grati e riconoscenti i Bolognesi pei beneficii ricevuti da Pio VI, in favore principalmente del commercio, nel suo ritorno da Vienna gl'innal- zarono sulla porta principale della chiesa del ss. Salvatore de' canonici lateranensì, analoga iscrizione, oltre alle altre indescrivibili dimostrazioni di gioia. A' 2 2 maggio 1782 , Pio VI rientrò in Bologna, avendo seco in carrozza il Cardinal legato, ed il Cardinal Caraffa, legato di Ferrara. Andò ad alloggiare nuovamente presso i domenicani , ricevuto dai sopraddetti, dai Cardinali arcive- scovi, delle Lanze, Bandi, e Du- rini, e dai vescovi circonvicini. Il duca di Parma si trovò pure a rinnovare i suoi ossequi, ed aven- doli fatti il marchese Santini , a nome della repubblica di Lucca, vm gentiluomo li fece pel re di Sarde- gna. Nel giovedì, il Papa celebrò Li messa nella cattedrale , indi passò ad ammirare l' istituto delle scienze , visitò la basilica di s. Petronio, e dopo il solenne Te Deum^ dalla loggia degli anziani compartì la Pon- tificia benedizione. Nel venerdì si re- cò al monte della Guardia, a visitare la B. Vergine dipinta, come si crede, da s. Luca, vi celebrò la messa, ed ammise al bacio del piede le do- VOL. V. BOIi 3o5 menicane. Evvi tradizione, che la detta immagine fosse colà stata collocata , nel 1160, da un pio eremita proveniente da Costantino- poh. La via, la quale conduce al ma- gnifico tempio, che l'accoglie, ha più di seicento portici, incominciati dal canonico Zaneroli nel 1675, e, nel 1787, proseguiti. Pio VI visitò an- cora la Certosa e gli Olivetani, e nel sabbato, ascoltata la messa nella chiesa di s. Domenico, dopo avere ribenedetto dalla loggia degli an- ziani i Bolognesi, s'avviò per Imola. Per le fatali conseguenze della rivoluzione e repubbHca francese, e della tragica morte del virtuoso Lui- gi XVI, armate francesi invasero r Italia, ed appositi emissarii sovver- tirono i sudditi Pontificii. Final- mente, per opera di alcuni fautori loro , invitato il general supremo Bonaparte ad entrare in Bologna a' 18 gennaio 1796, vi si recò pri- ma il general Verdier coU'avanguar- dia della cavalleria, indi nel di se- guente, col grosso dell'esercito com- posto di settemila uomini, vi fece 1' ingresso Bonaparte e Salicetti , occupato avendo già il forte Ur- bano. Dichiarata allora la città h- bera, e indipendente dal dominio della Santa Sede, il Cardinal legato Vincenti fu obbligato a partirne. Si accordò a' Bolognesi temporaneo reggimento, e la gim^sdizione di Castel Bolognese, come ebbero in avanti. Ma ben presto si accorsero i cittadini del fatai cambiamento a cui erano soggiaciuti. A' 4 dicembre adunatisi i comizii nella basilica di s. Petronio, fii eletto a presidente r avvocato Aldini , fu accettata la costituzione repubblicana , ed orga- nizzossi la milizia urbana, resa in seguito cotanto famosa. Riuscì a Pio VI doppiamente ia-^ 20 3o6 BOL iàusla tal notizia, jwicliè appunto ili quel tempo tratta vasi un accordo lolla nuova repubblica, pei prelesi affronti , che diceva aver licevuti dalla corte di Roma. Laonde per mediazione del re di Spagna Carlo ÌV, inviò a Bologna il suo mini- stro cavalier Nicolò de Azzara, il celiale, insieme col marchese Anto- nio Gnudi, vi conchiuse con Bona- parte, a'sS giugno «796, un armi- stizio, i cui articoli leggonsi pres- so il Taranti, Fasti di Pio FI , tomo 111, pag. 297. Fra le dure ed umilianti condizioni, si comprese la cessione della legazione e dello stato di Bologna ; cessione confermata dalla pace di Tolentino a' 19 feb- braio 1797, in cui Pio VI dovette formalmente accedervi, e ad onta dei sacrifjzii, a cui si sottopose, non potè impedire, che nell' anno seguente non fosse detronizzato. Intanto sta- Wlite da Napoleone Bonaparte le repubbliche cispadana e traspadana, e poi riunite in una, vi si sotto- posero le legazioni di Bologna e Ferrara. Finalmente il direttorio francese effettuò, nel 1798, T intera occupa- zione degli stati della Chiesa, ed a' 20 febbraio fece condurre in ar- resto Pio VI , prima a Siena , indi a Firenze, finché a' 2 7 marzo 1799, ordinò che fosse trasferito in Francia, l^rima di passare pei- Bologna, il Pon- tefice si fermò nella villa Gamberini, ed a' 3o di detto mese entrò in Bologna, ove la maggior parte dei cittadini , tanto co' gesti che colla tristezza manifestarono il cordoglio loro , e solo furono animati dalle sue benedizioni. Alloggiò il Pontefice nel collegio Alboi*noz, ove si recò il Cardinal Giovannetti , estrema- mente commosso in vederlo circon- clalo da soldati, e prigioniero, ^el BOL dì seguente proseguì il viaggio sino a Valenza, ove gloriosamente rese r anima a Dio, il 29 agosto. In questo tempo la guardia urlxma di Bologna conservò V ordine , finché dopo la battaglia della Trebbia, nel luglio 1799, ritiratisi i francesi, poterono gli austriaci occupar Bolo- gna, congedando gli ottomila civici, che la guarnivano. Intanto, a' i3 marzo 1800, fu e- letto a Venezia il Sommo Pontefi- ce Pio VII, ed a' 3 luglio entrò in Roma. Se non che per la battaglia vinta a Marengo, nel i4 del pre- cedente mese, da Napoleone, Bolo- gna fu tolta a' tedeschi , ed occupa- ta nuovamente dai francesi; e nella formazione del regno Italico, diven- ne capoluogo del dipartimento del Reno. Nel 1809 anche Pio VII spo- gliato de' suoi stati fu condotto pri- gioniero altrove, finché piacque alla Divina Provvidenza di balzare dal tiono imperiale Napoleone, e di far tornare, a' 24 viaggio i8i4, trion- fante in Roma il Pontefice veneran- do. Pacificata l'Europa, il congresso di N^ienna, nel 1 8 1 5, decretò la re- stituzione delle legazioni alla Santa Sede, alle quali, a' 5 luglio, ne par- tecipò la i>otizia, in nome di Pio VII, il Cardinal Consalvi secretario di stato. A' 18 poi dello stesso mese insieme alla legazione di Bologna, il barone Stefanini le rimise nelle ma- ni de' delegati Apostolici. Quello di Bologna fu monsignor Giustiniani, ora amplissimo Cardinale. Partirono poscia dalla città due deputiizioni per Roma, affine di deporre al tro- no Papale i voti del popolo : la pri- ma, che rappresentava i nobih , si compose di Pallavicini, Fava, Ghi- silieri, riarsigli e (k>zzadini, e la seconda pel corpo de' mei-canti eia sostenuta da Torri, Capitelli e Bar- BOL bieri. Entrambe vennero riceviile benignamente da Pio VII. La pub- blica quiete non fu piti turbata in Bologna, se non che nella Sede va- cante del i83i. Eletto però a' 2 febbraio il regnante Pontefice Gre- gorio XVI, egli con saggi provvedi- menti, e col nominare il Cardinal ar- civescovo Opizzoni in legato a lale- re , e nel 1882, il Cardinal Albani in commissario straordinario, e final- mente col far succedere nel i833, dopo monsignor Brignole (ora Por- porato), il Cardinal Spinola, ridonò a Bologna pienamente l'ordine e la calma. Nel i836, il Cardinal Mac- chi , attuai benemerito legato , da commissario Apostolico, fu dichiara- to legato Pontifìcio. Benché non sia nostro divisamen- te parlare degli edifìcii ed istituti , che onorano le città, tuttavolta ag- giungeremo compendiosamente alcu- ni cenni sulle cose principali. Fra i portici, che decorano Bologna, quel de' Banchi e de' Servi sono i più belli. La fontana di Nettimo fìi edi- ficata dal Cardinal legato s. Carlo Borromeo: celebri sono altresì le due toiri quadrate, chiamate degli Asi- nelli , e de' Garisendi ^ nomi degli antichi proprietarii di esse. La pri- ma , alta trecentotto piedi , ha una pendenza occidentale di tre piedi e mezzo, ed è opera del secolo XII, al pari della seconda, elevata di soli centoquarantacinque piedi, per cui dicesi volgarmente la Mozza. Ha l'inclinazione orientale tanto maggio- re^ cioè pili di otto piedi, e di tre a mezzogiorno. Oltre la torre della Magione, demolita nel 1825, molte altre se ne vedevano del medio evo, come descrive Alessandro Benacci, Nomi delle casate, strade e torri di Bologna, i5o4. Il canal Naviglio incominciato nel 1 1 9 1 , la zecca at- BOL 3o7 tivata nel i^']^, i sontuosi palazzi, le splendide chiese, il celebi-atissimo cimitero, già Certosa, ridotta a tal uso nel i8o2, sono degni di rimar- co ; anzi sul cimitero veggasi , CoU lezione scelta de^ monumenti sepol" orali del comune cimitero di Bolo^ gna, ivi pubbHcata nel 1825. Mol- ti sono gli stabilimenti di beneficen- za, i conventi, e monisteri di reU- giosi d'ambo i sessi. Gl'istituti scien- tifici uniti all'università sono quin- dici; onde per collegi, per le acca- demie, e per tanti altri innumerabi- li pregi è posta Bologna nel rango delle prime città di Europa, per cui tuttavia conserva la fama di dot' la città. Lungi dal parlare degli uomini grandi, che da essa sortirono, insigni per santità, dottrina ed ingegno, ci limiteremo ad indicare quali Ponte- fici, e Cardinali die' questa città al Vaticano, e al sacro Collegio. Sette furono i Papi bolognesi , cioè Ono- rio II , chiamato prima Lamberto di Fagnano, o Scannabecchi, arci- diacono della cattedrale di Bologna, eletto a' 28 dicembre dell' amio II 24; Lucio II, prima Gherardo Caccianemici dell' Orso di Bologna , creato a' 1 2 marzo 1 1 44 5 Alessan- dro V, chiamato prima Pietro Fi- largo, secondo Benedetto XIV, che nella costituzione IV del Bollano, lo chiama suo patriotta, ciocché affer- mano Ghirardacci, Sigònio e Masi* ni, il quale fli eletto a' 26 giugno 1409; Gregorio XIII, prima Ugo Boncompagni , eletto a' 1 3 maggio 1572 ; Innocenzo IX, chiamato pri- ma Giannantonio Facchinetti, crea- to a' 29 ottobre 1 59 1 ; Gregorio XF, prima Alessandro Ludovisi, e- letto a' 9Ìebbraio 1621 ; e Benedetto XIV, già Prospero Lambertini , e- letto a' 17 agosto x^^o. Le notizie 3o8 BOL loro, come quelle de' seguenti si veg- gano a* rispettivi articoli. Oltre i vescovi, che fiorirono in Bologna per virtìi, zelo, dottrina e santità, molti vescovi, ed un nume- ro maggiore di arcivescovi furono decorati della porpora, sette ascesero al Pontificio soglio , e gli ultimi due ebbero pure i natali in Bologna. So- no essi: Giovanni X, figlio di Gio- vanni , forse della famiglia Cenci. Da Papa Landò fu fatto vescovo di Bologna e poi di Ra coli' autorità della bolla Dudum, presso il Sigo- nio de Episcopis Bononien. hb. IV, divenne Papa a' 6 marzo 144?; Giulio II, prima Giuliano della Ro- vere di Savona, nipote di Sisto IV, che lo creò Cardinale, e poi nel 148 3 lo fece vescovo di Bologna, a cui Innocenzo Vili aggiunse la le- gazione. Egli eresse il portico ma- gnifico innanzi la cattedrale, e fu eletto Pontefice, il primo novembre i5o3; Gregorio XP^, già Alessandro Ludovisi, che da Paolo V fu fatto, a 12 marzo 1612, arcivescovo di Bologna, indi venne spedito nunzio BOL in Savoia , e poi a' 1 9 settembre 16 16, fu creato Cardinale, e nel pri- mo giorno di conclave, in cui i Benrtivoglio si adoperarono perchè fosse esaltato il Cardinal Campori, il quale avea loro promesso di ri- metterli nel dominio di Bologna, fu eletto Papa nel 9 febbraio 1 62 1 , ed in memoria del concittadino Gregorio XIII, ne assunse il nome; finalmente Benedetto XI F' 3 già Prospero Lam- bei'tini, fatto Cardinale e vescovo di Ancona da Benedetto XIII, trasferi- to all'arcivescovato di Bologna da Clemente XII a' 3o aprile 1731, in- nalzato al Pontificato a' 1 7 agosto 1740. Il Cardella, tom. Vili, de- scrive il suo zelante governo pasto- rale, e dice, che fabbricò un palaz- zo in una villa degli arcivescovi , chiamato // Sasso. In quanto poi a' Cardinali bolo- gnesi di Santa Romana Chiesa, se- condo i computi più critici, e com- presi i due inchti viventi porporati, sono in tutti sessantuno . Di essi daremo l'elenco seguente colla di- visione per secoli, ed anni, in cui furono creati dai Papi. àSECOLO XII. Lamberto dì Fagnano Scanna- becchij fatto Cardinale da Pa- squale II, il quale governò la Chiesa dal 1099 ^' 11 18. Questi divenne Papa col nome di Onorio II, e fu il primo Car- dinale e Papa bolognese. II 25 Gherardo Caccianemici , di Calisto II, poi Lucio II. 1 1 25 Giovanni, di Onorio II. II25 Pietro Cariaceno da Gari- sendo, di Onorio II. 1 1 25 Ugo Gereniei , di Onorio II. 1126 Sigizzo Bianchetti j di Ono- rio II. BOL XI 44 Ubaldo Caccianemìcij dìléii- cio II. 1 1 44 '^' Guarino Fuscarij o Fo- scan., di Lucio II. 1 1 44 Raniero Marcscotti , di Lu- cio II. 1 1 44 U^o Misanij di Lucio II. 1 1 5o Ildebrando Grassi^ di Euge- nio III. BOL 3o9 Gregorio XIII, poi Innocen- zo IX. i589 Guido Pepali, di Sisto V. 1591 Antonio Facchinetti , di Inno- cenzo IX. 1591 Filippo Sega, di Innocen- zo IX. Secolo XVII. Secolo XIV. iSyS Bartolomeo Mezzatacca, di Urbano VI. i38i Giovanni de Piccolpassi, di Urbano VI. Secolo XV. i4o5 Pietro Filargo , d'Innocenzo VII, poi Alessandro V. i4i3 Jacopo Isolani j di Giovanni XXIII. 1426 B. Nicolò Albergati j di Mar- tino V. Secolo XVI. 1 5 1 1 Achille Grassi, di Giulio II. i5i7 Lorenzo Campeggi, di Leo- ne X. i55i Giovanni Poggi, di Giulio III. 1 55 1 Alessandro Campeggi, di Giu- lio III. i565 Gabriele Paleotto , di Pio IV. i565 Ugo Boncompagni , di Pio IV, poi Gregorio XIII. iSyo Lorenzo Bianchetti, di san Pio V. iSyo Carlo Grassi, di s. Pio V. iSya Filippo Boncompagni , di Gregorio XIII. iSyS Filippo Guastavillani, o J^a- stavillani, di Gregorio XIII. 1578 Alessandro Ria rio, di Grego- rio XIII. j583 Giannantonio Facchinetti, di i6o4 Girolamo Agucchio, di Cle- mente VIII. 161 6 Alessandro Ludo visi, di Pao- lo V, poi Gregorio XV. 1 6a I Lodovico Ludo visi, di Grego- rio XV. 162 1 31 arc^ Antonio Gozzadini, di Gregorio XV. 1621 Francesco Boncompagni, di Gregorio XV. 1625 Berlinghiero Gessi, di Urba- no VIIL 1643 Cesare Facchinetti, di Urba- no Vili. 1645 Nicolò Albergati, d'Innocen- zo X. 1686 Angelo Maria Banuzzi, di Innocenzo XI. 1695 Giacomo Boncompagni, di Innocenzo XII. 1695 Sebastiano Antonio Tanara, d' Innocenzo XII. Secolo XVIII. 1706 Alessandro Caprara, di Cle- mente XI. 1712 Giannantonio Davia, di Cle^ mente XI. 1726 Prospero Lambertini, di Be- nedetto XIII, poi Benedetto XIV. 1728 Lodovico Gotti, di Benedetto XIIL 1729 Ulisse Giuseppe Gozzadini, di Benedetto XIII. 3iQ BOL 1734 Pompeo Aldovrandij di Cle- mente XH. 1743 Alberto Bologìietli , di Bene- detto XIV. 1743 Filippo Monti 3 di Benedetto XIV. 1 743 Alessandro Tanara^ di Bene- detto XIV. J743 Andrea Antonio Galli y di Benedetto XIV. 1753 Vincenzo Mahezzi, di Bene- detto XIV. 1761 Cornelio Monti Caprara, di Clemente XIII. 1777 Andrea Giovannetti^ di Pio VI. 1 785 Vincenzo Banuzzi, di Pio VI. 1792 Giovanni Battista Caprara, di Pio VI. Secolo XIX fino al 1840. 1816 Alessandro Malvasia ^ di Pio VII. 1816 Antonio Rusconi, di Pio VII. 1834 Giuseppe Alberghini, di Gre- gorio XVI. i838 Giuseppe Mezzo/ante, dì Gre- gorio XVI. Xiungo poi sarebbe riportare tutti quelli , che scrissero de' pregi della nobile città di Bologna, de' quali la Bibliografia storica delle città dello stato Pontificio, Roma 1792, tesse il catalogo. Tuttavia possono princi- palmente consultai'si: Giovanni Bat- tista Agocchi: ry antica fondazione, e dominio della città di Bologna, lettera responsiva al Dulcini, Bolo- gna i638; Pasquale Alidosi, autore di molte opere riguardanti la ma- gistratura, i canonici, gli ecclesiastici illustri, i dotti, i cavalieri, la fonda- zione delle chiese, ed altro spettan- te a Bologna. Anche il Bennacci, il Bombacci, il Dolfi, il Fantuzzi, Ales- BOL Sandro Macchiavelli , il Malvasia, il Montall^ani, 1' Onofri , lo Scaligeri, il Taruffi, il Vizzani, ed altri molti, sono autori di opere interessanti la città, le scienze, e gli uomini gran- di, che vi fiorirono. BOLOGNETTI Alberto, Cardi- nale. Alberto Bolognetti nacque a Bologna, nel i536. Ottenuta gran fama nelle leggi, delle qviali ebbe la laurea nel i56i, progredì in que- ste sotto la disciplina del Cardinal Paleotto, e quindi a Salerno, dove le insegnò per nove anni. Gregorio XIII, suo concittadino, lo chiamò a Roma, e, nel 1576, lo spedì nun- zio a Firenze presso il gran duca Francesco I. Il Bolognetti, nel 1577, amministrò solennemente il l^attesi- mo a Filippo Cosimo figlio di quel principe; nel 1^78, passò alla nun- ziatura di Venezia, e l'anno appres- so al vescovato di Massa e Popu- lonia. Ma nel i58i, il Pontefice lo richiamò, e destinollo prima nun- zio in Ispagna , e poscia in Po- lonia presso il re Stefano Bat- tono, per trattare e conchiudere al- cuni interessi, intorno al bene della cristiana repubblica. Quando però dis- impegnava diligentemente il carico affidatogli, Gregorio XIII creollo Car- dinal prete, a' 21 dicembre del i583. Senonchè dopo dieciotto mesi di Car- dinalato, morì a Villac nella Carin- tia, nel i585, mentre recavasi a Roma per la elezione del novello Pontefice. La spogha mortale di lui fu riposta nella tomba di sua fa- miglia, nella chiesa di s. Maria dei Servi. Scrisse questo porporato al- cune opere di civile diritto. BOLOGNETTI Mario, Cardina- le. Mario Bolognetti fu dei conti di Vicoraro, ove nacque nel 1 690. Poiché dagli anni più teneri brama- ys^ dedicarsi allo stato ecclesiastico, BOL Innocenzo XITI lo fece protonolario apostolico; qìundi passò fra i po- nenti di consulla, poscia tra i che- rici di camera ; e dopo varie presi- denze, cui disimpegnò egregiamente, Clemente XII, nel 1739, lo elesse tesoriere. In questa carica venne in tanta riputazione, pel senno e per la integrità de' costumi , che Bene- detto XIV lo ascrisse al sacro Col- legio, nella prima promozione del 9 settembre 1 743 , colla diaconia dei ss. Cosimo e Damiano , a cui nel itSo, aggiunse la legazione di Ra- venna. Il Bolognetti fu ascritto in seguito alle congregazioni del con- cilio, del buongoverno, dei riti, della consulta, di propaganda ed altre ; e mori a Roma, nel 1 7^6, di sessan- tasei anni , e tredici di Cardinalato. Fu sepolto nella chiesa di Gesù e Maria al Corso , nella tomba dei suoi maggiori. BOLSENA. Città vescovile nello stato Pontificio. È fabbricata sulle rovine del Kolsinum o P^olsinium, ed è posta sul margine del celebre lago di questo nome (Lacus Vul- siniensls ) , che vuoisi il cratere di un vulcano estinto. Tutto questo lago è COSI cinto da colline e da boschi , che quasi anfiteatro forma una delle più deliziose prospettive d' Italia. Due isole stanno in mezzo al lago medesimo; Bisentina,e Marta, o Mariana y detto anche lago di Ca^ podìmonte. In questo lago v'ha gran- de abbondanza di pesci, e specialmen- te di anguille . Celebre è l' isola Bisentina per la prigionia della re- gina Amalasunta, figlia di Teodori- co re de' goti, che, nel 534, vi fu assassinata dall' ingrato Teodato cu- gino materno , da lei associato al trono. Vi sono varie tombe de' Far- nesi già dominatori del lago, quan- do ei-ano duchi di Castro, ed i frati BOL 3ii di ^. Fi-ancesco vi hanno chiesa e convento. Bolsena è cinta di alte mui-aglie, fiancheggiala da torri, e da larga fossa. Fu già una delle dodici città etnische opulentissima, che fiorì prima della fondazione di Roma. Allorché Romolo mosse guerra ai sabini, questi popoli lo aiutarono con im esercito. Quando poi i ro- mani marciarono suH' Etruria, i vol- siniesi furono vinti dal console Postu- niio , ed interamente piìi tardi de- bellati dal console Marco Fulvio Fiacco, nel V secolo di Roma. Nel- la guerra de' servi insorti contro i padroni, più di due mila delle sue statue decorarono il Campidoglio , dopo che furono demohti i princi- pali edifizii, e vennero invitati i più distinti cittadini a stahihrsi in Ro- ma. Non tardò l'amor patrio a far risorgere la città con magnifico pa- lazzo pretorio, teatro e terme, non che con deliziose ville , tanto più che Volsinio si distingueva nell'arte statuaria, e nella meccanica : fu an- zi Volsinio il primo luogo, ove s'in- ventarono le macine mobili. Sino al secolo dell'imperatore Au- gusto, ebbe rango di città libera e confederata, divenne poi municipio, e governossi con proprie leggi, fin- che i goti, e longobardi distrussero ogni memoria di sua grandezza. Bolsena, nel tei7;o secolo, fu deco- rala di sede vescovile soggetta im- mediatamente alla Santa Sede, e fu governata da' vescovi sino al settimo secolo, nel quale il suo vescovato fii riunito a quello di Orvieto, essendo la cattedrale dedicata a s. Cristina. y. Ughelli, Italia sacra, t. X. col. 190. Il Pontefice Adriano IV, del- l' anno i i54, comperò da' conti di Castix> molte tenute intorno al la- go di santa Cristina , ovvero lago 3ia BOL di Bolsena. Così diiamavasi quel lago, poiché la vergine Cristina, fi- gliuola del prefetto Urbano, in odio della fede cristiana, vi fu annegata nel III secolo, sotto la persecuzione di Diocleziano. Nell'anno 1 264, men- tre il Pontefice Urbano IV dimora- va in Orvieto, un sacerdote tede- sco pellegrino, celebrando la messa in Bolsena, dopo la consacrazione, cominciò a dubitare che il pane, e vino, fosse il corpo e sangue di Gesìi Cristo, quando improvvisamente uscì dall'ostia consacrata il sangue, che macchiò il corporale; onde divul- gatosi il miracolo, il Papa fatto tras- portare ad Orvieto il corporale, gh fabbricò la nota sontuosa basilica , ed istituì la festa del Corpus Do- mini. Veggasi Splendido Andrea Pen- nazzi. Istoria dell'ostia sacratissima ,